BLASFEMIA PORTAMI VIA

Embè embè, signoramia, guarda che templeit che mi ritrovo.

Praticamente questo meraviglioso nuovo templeit è il frutto dell’amore cibernautico tra AmicaUmbra e Altissimo. Si esprimono così, sono timidi e nerd e per questo io sarò per sempre grata.

Nzomma, alla fine ieri ho speso 210 euro di maledetta Trenitalia. Ho anche detto una mezza bestemmia, la terza della mia vita.

La storia delle mie bestemmie, fra l’altro, è quantomeno singolare e variegata: la prima la dissi nella palestra dell’oratorio quando un tipo con le mesc mi spacco l’unghia appena riformatasi dell’alluce destro facendomene entrare i frammenti nella carne viva, copioso sangue uscì dalle mie scarpette con gli strass con cui mi allenavo a danza.

La seconda la dissi una volta che stavo magistralmente spiegando come fare il tiramisù a un tizio, proprio mentre sottolineavo l’importanza di non far cadere alcuna goccia di tuorlo nell’albume altrimenti questi non si sarebbe montato a dovere, ecco che si spaccò il tuorlo dentro la terrina degli albumi. Bella figura merdacea.

Ultima e blanda, la bestemmia di ieri sera. Più o meno la giornata si è svolta cosi: spendi 109 euri per un’andata e ritorno in Frecciammerda in giornata Capitale-Capitale della Moda. Vai a fare un colloquio mentre sul sedile accanto cambiano il pannolino a una bella bambina con gli occhi blu che non espelle comunque violette. Parla con la gentile ragazza del colloquio, preparati per tornartene dal Primate che ti attende capitolino, scopri che devi andare a fare un altro colloquio dall’altra parte della Lombardia. Perdi il treno, fatti venire a prendere dal suocero e vai a fare il secondo colloquio. Fai un test di logica incomprensibile, fai un test di autovalutazione della tua personalità, parla per un’ora con sto squalo bionda caschettata secca come la pelle di Carlo Conti. Rispondi quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti, dì i nomi dei tuoi capi, dì che cosa ti piace del tuo lavoro, dì quanto prendi di stipendio, volevo anche dire 33 ma non me l’hanno chiesto. Rimettiti in macchina col suocero, fai conversazione di cortesia, torna alla Madunina, paga altri 91 euri di treno ché il biglietto prima non è variabile né rimborsabile. Vomita due volte in treno con dei sudamericani che berciano. Dormi, leggi, arriva a Termini, non baciare il tuo fidanzato che hai l’alito di vomito, rientra in casa che sono le 11 piem. Poi dici una non è blasfema.

Tutto questo per postare una canzone bellissima che mi ha fatto conoscere il Primate Abbigliato:

LAVORA CHE TI PASSA (Parte Prima)

No, non avevo chiuso il blog solo a qualcuno lasciando che altri leggessero i cavoli miei. No no no.

E’ successo che dovessi andare a celebrare la posa di un sasso in quel della Lombardia o, per dirla con altre parole, che dovessi andare a prendere freddo.

Quindi ho mollato il mio amato computerino del lavoro nelle grinfie di chiunque passasse per la mia scrivamia. Indipercuilaquale ho bloccato tutto di modo che nessuno potesse scoprire la vita segreta di una non tineger italiana. Anche le bionde hanno dei misteri e il mio era, molto banalmente, questo.

Tipo che se il termometro della mia figaggine misurasse gli arcani e scheletri armadiati che cela la mia esistenza, signori miei, sarei interessante come un libro di Rosanna Lambertucci.

Insomma, dicevo, ero in Lombardia. E’ molto interessante lavorare al freddo e al gelo in uno stanzone quelle 16 ore al giorno remunerate meno di un cinese che cuce palloni per una fabbrica indiana con sede in Taiuan.

A un certo punto mi sono chiesta seriamente quando sarebbe entrata l'acqua, il prossimo passo poteva essere solo il lavoro in apnea.

E poi,  quando a mezzanotte scendi per prendere dei toner da un camion parcheggiato dall’altra parte della città, a piedi coi tuoi stivaletti ghiacciati, ti accorgi che hai imboccato l’uscita sbagliata, poiché con dei pannelli t’hanno cambiato tutti i percorsi (sempre più difficile, signori!), e ti ritrovi damblé su un tappeto rosso insieme a strapponcine sorseggianti sciampagnini. Tu, la scatola dei toner, le strapponcine di Mediaset e il loro sciampagnino.

Mi scorre addosso la mia esistenza: ero giovane, bionda, giravo per concerti, scrivevo un bel blog. Ora sono castana, riccia e liscia, porto scatoloni su un tappeto rosso dove immagini di me di un tempo (imputtanite, per carità) sorseggiano uno sciampagnino che mi spetterebbe di diritto, mentre il mio blog ristagna.

All’una di notte dico ai miei capi che non sto in piedi e che voglio andare in albergo a buttarmi nell’acqua bollente, chissà mai che almeno un arto lo possa salvare. Potrei sempre fare il fenicottero, perlomeno è rosa.

Trovo ad aspettarmi il Primate, addormentato in macchina con una fetta di torta per me. Lo abbraccio, lo sveglio e mi metto a piangere: sono esausta. Menomale che c’è lui.

Insomma poi gli spiego che ho problemi col lavoro, che la situazione è brutta brutta brutta, che trovare lavoro a Milano non è poi così semplice e che quindi devo dare il massimo per tenermi il posto anche se, tanto quanto lo sciampagnino, mi spetterebbe di diritto.

E lui, come niente fosse, dapprima si mostra comprensivo e poi insiste perché di sabato io esca prima per andare a cena con lui.

Ma dico io, ho problemi, non ho tempo, sgobbo sull’ecsel settemila ore al giorno…e tu mi chiedi di prendermi del tempo libero? Mah.

Occhei, il sabato sarebbe stato l’anniversario del nostro primo bacio, occhei.

Comunque, alla fine ci discuto a morte e decidiamo, seppur col muso, di prenderci una susciata da Poporoya (provatelo, è fenomenale) che comunque rende la vita una fase degna d'essere vissuta.

Mi viene a prendere, andiamo al ristorante a ritirare il nostro pacchetto di pesce crudo a fette spesse e via a casa sua in quel della pianura padana.

Di certo avrei voluto indossare qualcosa di meglio delle Geocs e di una camicetta per il nostro primo anniversario.

Entro, gioco col nostro gatto figlio (merita vari post a parte)  e vado in cucina. Lui mi fa “Sali in camera che c’è una sorpresina, chiudi gli occhi sulle scale” (certo, così poi la sorpresina diventa la fattura del dentista).

Insomma, scena da film, lui con le mani sugli occhi e io che apro a tentoni la porta…. 

 

(fine prima parte, se ci siete battete un colpo che scrivo pure la seconda)

 

POST FRESCO, SENZA CONSERVANTI

Ci sono tanti motivi per cui si interrompe di scrivere un blog, quasi tutti molto poco validi. I miei sono: mancanza di tempo all'inzio, mancanza di connessione poi, mancanza di ispirazione e, lasbatnotlist, ansia da prestazione letteraria.

Riassumendo un po' di vita, a grandi linee è successo che: ho litigato col Primate di bruttobbruttobbrutto. Poi, dopo un periodo in cui io sbraitavo e lui a capoccia bassa, abbiamo fatto pace e tutto è tornato bello e abbastanza normale. Poi ci si è messo il mio posto di schiavitù, trasferte all'estero praticamente non pagate, orari ai limiti della sopravvivenza ma sopratutto la stesura mentale dell'opera del secolo "Il contratto, questo sconosciuto".

Di mezzo, va detto, ci si sono inseriti dei momenti molto belli: leggasi il concerto del Fibra e il compleanno del Primate con tanto di trasfertona dal Norde dei suoi amici per andare a vedere Caparezza.

Vorrei anche descrivere dettagliatamente questo concertone bello bello bello, ma non posso. Due ore prima dell'inizio, infatti, avevamo aperto la grande stagione della caipirosca scè Maison Dourange. Sono arrivata all'Ippodromo di Capannelle senza ricordarmi il mio cognome e ho ballato come una disperata ore e ore, mi sono sudata l'anima de li mejo e poi chissà.  Tra gli amici del Primatedellamor va notato Altissimo: troppo alto, coi capelli troppo lunghi, con una bellissima voce e dei piedi giganti.

Insomma poi il mio ominide se n'è partito con Altissimo per un mese in Perù e io volevo tipo essere risucchiata nelle viscere della terra come quella scena terribile di Indianagionz in cui lo vogliono calare nella lava con una megagriglia.

Quindi sono andata a The Ondon a trovare Amico Gaio Londinese. Strano a dirsi ma era la mia prima volta a The Ondon e l’ho trovata umida, zozza e piena di sorci. Nonostante ciò mi sono divertita, sono andata al Q Club dove orde di uomini si univano a orde di uomini, ho conosciuto un sacco di brasiliani di cui uno, a sua volta, conosceva il barista del locale gaio romano Coming Out.

Amico Gaio Londinese sta leggendo la bibbia, va a feste con produttori cinematografici tentando di ammollare loro le sue sceneggiature e fa lo yogurt in casa. Vive con uno carino ma depresso che cucina zuppa di cipolla e con uno bruttino e pazzo che pulisce la cucina con gli occhialetti da piscina (giuro che è vero).

A seguire sono andata a Chiavari (paese e non verbo ma volendo anche verbo) tre giorni a mangiare lasagne al pesto a tutte le ore e poi tutti a Nizza a comprare formaggio puzzone.

Dopodichè Romaromaroma mi ha rivoluta a sé per questioni lavorative, torno in ufficio a fine agosto: tutti abbronzati tranne me, una in piena organizzazione del matrimonio dell’anno, l’altra lamentosa da competizione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole cafonissimo daa capitale. Beh, è proprio il caso di dire “niente di nuovo” perché al posto del mio nuovo fiammantissimo quanto millantato contratto di lavoro (finalmente a tempo determinato e con aumento) mi viene propinato un trimestrale progettino a 30 denari al mese. Ora, dico io, mi pare evidente che non è questo il periodo buono per far carriera, c’è già una fila che la metà basta per farsi mettere crocifissi in ogniddove, lo so che io la croce in questo ufficio la devo portare sulle spalle e mi manda anche le mutande in mezzo al sedere, va bene tutto, però perché per sti due soldacci devo avere uno stramaledettissimo blecberri che mi trilla a tutte l’ore? La reperibilità è una cosa da medici, non da organizzatrici.

In tutto ciò, due grandi avvenimenti si stagliano sul piatto sfondo della mia vita: mi sono fatta la permanente e ora sono riccissima e Amica Umbra s’è invaghita di Altissimo.

Della prima questione c’è poco da dire, esaltazione iniziale e dramma attuale: ho i capelli liscissimi quindi, con la crescita, sembro un fungo atomico scasinato.

Della seconda, invece, potrei scrivere per ore. Ma mi sento riassuntiva, pertanto: Amica Umbra va a Dublino 15 giorni e Altissimo mi frega il Primate per un mese in Perù, si scrivono a distanza lunghissime lettere elettroniche per non dirsi nulla, poi tornano e si senticchiano. Le occasioni per vedersi si possono creare seppur con difficoltà (lui vive nella patria dell’inter, l’interland milanese). Amica Umbra propone e lui scuseggia e vagheggia.  Lei attende con una calma del surfista che manco in fila alle poste e poi decide di lumeggiare la situazione. Dice chiaro e tondo “oh, coso, mi piaci, usciamo e ceniamo” e lui prima dice “volentieri” poi dice “sei carina, simpatica, divertente, solare gné gné gné siamo amici”. E qui ci vuole un grandissimo LALLERO (per i non romani: espressione sonora a significare “ok, stai cercando di convincermi che Gesù è morto di freddo”).

Ora…ce ne sarebbero anche da dire su GRGA che s’è fatto crescere la barba in attesa della nascita del suo figliuolo, su La Sirenotta che s’è rimediata un marinaio ad Amsterdà, su mia madre che s’è iscritta al faccialibro e non fa che scrivermi commenti su ogni foto tipo “amore di mamma quanto sei bella”, sul fatto che il mio cv è più distribuito del catalogo dell’ichea, MA ora non c’ho voglia. Contentatevi di questo parto.

 

A presto.  

LA LONTANANZA SAI E’ COME IL VENTO

Il fatto che io manchi da queste scene ormai da mesi non implica minimamente che il mio blog sia morto.

Implica, invece, che c'ho avuto un sacchissimo da fare. Tipo andare a sentire aerei in Francia per decine di ore al giorno, avere un gatto solo meraviglioso col Primate, vedere Fibra dal vivo, Caparezza dal vivo, andare a cena con Bellone Microfallico e cose così di cui è tardi per parlare.

Insomma, giusto per informare l'eventuale disertor pubblico, che scriverò un nuovo post come si deve solo e soltanto quando avrò una notizzzziabbbomba. Dunque spero a breve. Intanto vado a L'ondra da Amico Gaio Londinese che, per questi giorni di urban guerrilla, mi consiglia completino mimetico e molotov di cosmopolitan.

 

IL PASQUALONE

Mi si perdoni la brevità ma sono molto impegnata a smadonnare.

 

Le festività religiose non mi hanno mai trasmesso davvero nulla.

La Pasqua, poi, nello specifico, l'ho sempre considerata grandemente inutile. Devo ammettere però che l'Uovo Chinder e i cinquanta euri della nonna hanno sempre esercitato su di me un certo fascino.

Quest'anno il Primate ha pensato di regalarmi un uiched fuori in terra tosca, che carino. Dopodichè appena dopo l'arrivo ha pensato bene di bloccarsi a letto, schiena a pezzi, poverino. Abbiamo passato due giorni chiusi in un alberghetto del centro con la finestra vista muro a cercare di limitare i dolori e parlare con un dottore indoitaliano.

Morale della favola di Pasqua: quando esci a comprare le medicine al tuo fidanzato perfetto ma infermo, non cercare mai nel suo cellulare i messaggi della sua ex di cui non ti aveva informata, li troveresti.

DEFIBRILLATORE!

Il mio blog non è morto. E’ in coma reversibile.

Ne uscirà non appena imparerò a gestire i cambiamenti avvenuti nella mia esistenza terrena attuale: l’avvento del blecberri, il cambio di scrivania, la passata finta crisi col Primate.

Se avessi avuto tempo e modo, ecco i post che avrei scritto in questo mese passato:

Frangianaizer: tempi, modi e parole della mia promozione al lavoro. Istruzioni su come incasinare anche una scrivania grande il doppio, come essere messi a parte dei segreti aziendali senza fare la faccia scarfagnata

Ischia col bene che ti voglio: uichend alle terme ischitane con tutta la famiglia Liscia. Nota di merito a mia nonna che si compra un costume leopardato e Cugino Boro che commenta “a no’, te fa ‘n ber culo sto costume!”

Perizoma in carta mon amour: portare il Primate alla scoperta delle gioie dell’hammam. Sentirlo guaire come un’aragosta nell’acqua bollente. Vederlo resistere nel bagno turco dai 7 ai 10 secondi massimo, il tutto con pantaloncini fiorati. Scorgere l’assistente che ci porge gentilmente dei perizomi in carta (bianco e rosa per lei, nero per lui) e vedere Primate perplesso, schifato, vergognoso e molto imbarazzato (“Amore cos’è sta ricchionata?” “E’ per andare a fare il massaggio” “NON ESISTE!”)

GRGA non si smentisce mai: quando qualcuno ti conferma che il matrimonio è la tomba della passione. E tu smetti convinta di guardare i cataloghi di Atelier Aimée.

Cronache dal fronte dei cuori infranti e riappiccicati su con l’attac: la Sirenotta e la neverendistori con Avvocatucci, Amica Umbra e Enigma che programmano pomiciate a pagamento, Coinquilina Altissima e Tacsidraiver il Nano che non s’è capito perché non copulano. Ovvero: se vogliamo che tutto resti com’è, tutto resta com’è.

Aria di Primavera a Maison Dourange: dopo il Primate non s’erano avvistasti altri uomini trombanti a casa nostra. Eccisisbagliava, cissi. Infatti ad allietare le nottate di Marchigiana Montante è giunto Mascalzone Latino, guaglione guascone fedifrago e con mutanda rossa che ha rapito l’inespugnabile cuoricino di Marchigiana.

Aggiungi un posto a tavola: o anche “Dei tentativi disperati di accoppiare amici del Primate e amiche mie” tipo il Sensibilone e la Scoppiata, il Doppiuccello e la Sirenotta.

La favola di Frangia e Primate: la mia vita di coppia corre a briglie sciolte nei prati sterminati della felicità, da oggi con più uichend nei boschi, con più coccole al mio gatto senza denti, con più spettacoli dei Momix, con più drink stordenti di Trastevere e anche di Piazza Castello, con più pizza ai porcini e peperoni a colazione, con più proposte di viaggi a sospresa tramite .pdf, con più lacrimucce di litigio e di gioia, con più orchidee, più cinema di corsa per non perdere l’aereo, con più visita notturna alla Camera dei Deputati, più osservazione ammirata dei pargoli altrui, molti ma molti più baci e anche con molta più stitichezza.

Questioni di primaria importanza: amiche che, per motivi molto diversi, mi comunicano il loro saccheggio di Intimissimi. Colei che vuole sedurre l’ammeregano e colei che vuole intortare uno che l’ha intortata da un pezzo. Il tutto tramite il gran potere della mutanda.

Le poulet est arrivé: e anche lo Zoo di Testaccio finalmente vede l’arrivo di tre figure mitologiche in una: stagista/maschio/omosessuale. Ora sì che quest’agenzia di comunicazione si può dire al completo.

 

Insomma, questo e un po’ d’altro nei miei ultimi tempi. Sicuramente qualcosa mi è sfuggito ma nessuno lo saprà mai. Se Splinder me lo permettesse, poi, metterei anche delle foto ma la tecnologia ha deciso, a differenza del grasso superfluo, di non essermi vicina.

 In attesa di tempi (e basta) ve saludos.

PERO EL CIELO ES SIEMPRE MAS AZUL

 Ultimamente sono latitante, me ne rendo conto. E’ che la mia esistenza è tutta un evento, lavorativo e personale. Che sarebbe pure una bella cosa, per carità, di certo non mi annoio ma di sicuro mi stresso.

Eniuei, ne sono successe un po’.

Innanzitutto sono salita su al Nord ancora per andare a trovare Primate. In tale occasione ho conosciuto le sacre divinità dei suoi amici nelle persone di Mun, Altitudino, Capocurva e Belloccione. Tipo che se fossi stata sulle balle a questi, potevo pure scordarmi steccati bianchi, robe che sono “per sempre”, prole con pelle bianchissima e via discorrendo.

Ci diamo appuntamento in una pizzeria (a Milano, pizza a Milano, pizza a Milano…cioè, anche ripetendolo non risulta credibile) in cui si mangia tanto e si spende poco. Bene. Che mi metto? Dramma. Grazie a Dior c’è un’altra donna a cena, Mun appunto. Io capisco che questa è una mia potenziale migliore amica quando chiama Primate e gli chiede come avevo previsto di vestirmi io per regolarsi. Molto brava, è tutto molto giusto!

Ovviamente tutto quello che mi ero portata dietro non mi piaceva e avrei voluto tanto mettere quel vestito lasciato in fondo all’armadio e che non indossavo da Capodanno 1996, come da prassi. Alla fine opto per degli stivali bassi color elefante (o tortora/grigio, che dir si voglia), una sottana rosa antico, un coprispalla nero di lana e le immancabili calze di pail nere. Mi alliscio i capelli, mi trucco moderatamente, tento di essere neutra. Considerando le magliette boliviane che si mette Primate, posso aspettarmi di tutto di più.

Alla fine scopro che Mun è bassa come me, ha gli occhi molto blu, dei bellissimi capelli e mangia senza rancore. Altitudino è davvero molto alto e molto magro, coi capelli molto ricci e taciturno ma di quelli che se parlano ti seccano, e ride sotto i baffi. Capocurva è una specie di Titano con la polo che mangia sino ad esaurimento scorte ed esce con una bidella (ma io lo voglio accoppiare tantissimo con Marchigiana Montante). Infine c’è Belloccione, facoltoso avvocato 28enne, occhioverdato con dei capelli veramente da milanese, imita Lucio Dalla. E’ l’uomo perfetto per la Sirenotta che, a sua volta, è la donna perfetta per Belloccione. Mi occuperò personalmente di spedire le partecipazioni.

Superata la prova del fuoco con tali soggetti (e dopo essere andata IN Colonne ed essermi ripetutamente interrogata sull’uso delle preposizioni semplici naa Capitale e nella Capitaledellamoda) sono tornata a Villa Primate. Seguirà merenda con l’allegra famiglia Primate con aggiunta di Sorella Primate+1, Cugina Primate+1+0,5 (neofiglio)e piante varie.

E già tutto questo è molto bello. Ma il fantastico deve ancora arrivare, e arriva ben 5 giorni dopo, data in cui Primate si reca a Maison Dourange per fare un rapido scalo.

Si rende necessario un chiarimento che, per dovizia di particolari, intitolerò “Noi che siamo fighi fighi fighi in modo assurdo”: per Natale Primate omaggiommi di caffè/calendario magnetico di Odri/Chindol con custodia fuzzia. Io, viceversa, l’ho omaggiato di un uichend a Madrid, unica città della Spagna che non conosceva.

E siamo partiti lo scorso finesettimana, io ho preso volo e albergo e lui ha provveduto a studiare la guida, l’itinerario e il sostentamento calorico.

E’ stato un viaggio semplicemente sopra a qualunque tipo di aspettativa ottimistica. L’hotel in zona centrale et pedonale che avevo trovato in rete era quasi completamente ristrutturato e quindi offriva camere da 3-4* con una doccia per 15 persone e una parete di pietra al prezzo della peggior bettola di Torre Angela.  Il clima ricordava le migliori primavere romane, i locali (data la scioltezza linguistica del mio ometto) si sono mostrati accomodanti e gentili. Abbiamo mangiato qualunque cosa facesse ingrassare immensamente, deliziandoci di panini con calamari fritti, una paella da competizione (sì, non è madrilegna, ma il Primate è uno che sa studiare), un ristorante vegetariano col vino biologico buonissimo, uova fritte su patate fritte, minipaninetti con tortilla, gamberi, tonno, cioccolato e “altre decine e decine di cose”[cit.], frittelle intinte nella cioccolata bollente, crema catalana e peperoni ripieni di formaggio e fritti oppure ripieni di baccalà e inzuppati nella salsa al peperone, patatine nella salsa ali-oli e che iddio la benedica. Abbiamo visto Guernica aggratisse, due ragazze baciarsi nell’ascensore senza che nessuno si scandalizzasse, Nettuno fumatore e Spaidermen col trippone, uno in giro con un contrabbasso e poi un romano ciccione con una passeggiatrice connazionale che succhiava i gusci di vongola al ristorante come ad illustrare il catalogo delle sue prestazioni, un grosso mercato delle pulci con una via dedicata solo ai pittori, un cielo sempre più blu. Ho dormito un sacco: nel Prado con la testa appoggiata a Primate davanti all’ennesimo reale a cavallo di Velaschez, in Plaza Mayor seduta a terra con le mie zampe grigie, appena dopo essere salita a fare colazione in hotel, ammonticchiata sopra al Primate, in varie posizioni in aereo e in aeroporto. Ho pomiciato abbestia col Primate inogniddove. Siamo stati smielati in un modo che fa venire un diabete fulminante.

Insomma, ho rivisto il mio giudizio su quelli che definivo “tripponi, unti, mbriagoni”, gli Spagnoli. Sono esattamente così, ma ci si sta bene in mezzo.

Ieri, infine, ho festeggiato i primi due mesi col Primatedellamor, suggellati da un mazzo di orchidee bianche e rosa, dell’ottimo vino e un sacco di susci.

Adesso, io mi rendo perfettamente conto che l’atteggiamento del lettore medio-sfigato (e quindi del mio lettore medio) nei confronti di questo post è “grazie mille brutta stronza che ci fai rosicare” e/o “io non avrò mai una ragazza fantastica che mi regala un uichend per Natale” oppure semplicemente “la mia storia d’amore mi sembrava bella e appagante ma in confronto a Frangia e Primate noi siamo due sfigati”. E’ normale e comprensibile.  

Ma io non voglio essere odiata e pertanto fornirò un’informazione utile più al compatimento che all’invidia della bloggher: non faccio la cacca da giovedì scorso.

 

MAMMA CHE NE PENSI DI UN ROMANTICO A MILANO? [cit.]

Il primo post del Duemilaeundici ragazzi! Eddaje.

Spero siate tutti ingrassati, come in Natale prevede. Che abbiate ricevuto regali molto fighi, come il Natale prevede e vi siate annoiati parecchio sbronzi al cenone, come Capodanno prevede.

Siete sfuggiti ai film natalizi a reti unificate? Avete resistito al richiamo delle vetrine in attesa dei saldi? Io sì. Per un semplice motivo: c’era da me Primate Abbigliato aka Uomo Perfetto e senza peli sulle chiappette rosa.

Ma veniamo alle questioni interessanti: no, non il fatto che devo bruciare le lenzuola, no, non il fatto che mi ha regalato un chindol (un chindol, ragazzi, un chindol! È veramente un figo il mio ragazzo!), no, non il fatto che mi ha portato i fiori, il vino e il tiramisù, no, non il fatto che ha dormito con delle braghette fiorate del mio pigiama estivo mantenendo una delicata virilità, no, non il fatto che è stato gentile e cortese con tutti i miei amici sbarcati a Roma per il Sansilvestro in mia compagnia né che ci siamo visti. No no no, niente di tutto ciò.

Le questioni interessanti sono le rispettive presentazioni parentali.

E qui va fatto un chiarimento: quando io vado dal Primate incontro i procreatori in entrata e in uscita, quando il Primate è qui per lunghi periodi (come stavolta) la mia genitrice ci invita a pranzo in maniera piuttosto continuativa.

Arrivo dal Primate con ore e ore di ritardo il famoso venerdì diciassette, quando degli imprevedibilissimi 3000 millimetri di neve decembrina hanno bloccato le Ferrovie dello Stato. In piena notte esco dalla stazione e c’è lui ad attendermi con due maglioni e una felpa, sono le 2.30 nella notte milanese, la Madunina viene invocata molte volte e in molti modi.

Lo trovo a questionare con la polizia che non lo fa accedere a prendermi il trollei.  Insomma andiamo da lui e io scrocchio un sonno di tipo 10 ore filate con filo di bava annesso. Mi sveglio e mi porta la colazione a letto. Lo amo e mi rimetto a dormire beata.

Morale della favola, emergo dalla sua stanza alle sette di sera di sabato. Stiamo per varcare l’uscio in direzione aperitivale quando una vocina alle spalle fa: “possiamo avervi a pranzo domani?”. Innanzitutto noterei la finezza dell’invito, in secondo luogo ci sarebbe da mostrare la faccia con gli occhi da cane bastonato del Primate Abbigliato che emettevano fumetti recanti la scritta “scusascusascusa” e in ultima istanza c’è da figurarsi la mia faccia sorridente che sputa un “volentieri, ma certo!”.

Il giorno dopo, domenica, alle tredici io e Primate scendiamo dalla sua mansarda, lui si mette a girare il risotto e io mi metto in imbarazzo mentre Mamma Primate spina il pesce. Papà Primate mette il vino nella neve.

Una botta di culo mi fa scoprire che Mamma Primate è vegetariana e nessuno mi costringerà a mangiare animali terrestri in cadavere cotto.

Alcuni dati fondamentali atti a comprendere la portata dell’evento:

Lochescion:soggiorno di casa Primate con decorazioni natalizie a profusione

Numero di partecipanti:4: io e i tre membri della famiglia Primate

Allestimento:tovaglia in tessuto giallo, piatti con un fiore rosa e verde, 2 bicchieri, posate d’acciaio

Menù:Risotto ai quattro formaggi, pesce al forno con olio e limone, fragole e cioccolatini portati dall’ospite (che sarei io), il tutto annaffiato da acqua naturale e vino bianco

Argomenti di conversazione:il mio lavoro, la mia città natale, le bellezze artistico-paesaggistiche della terra umbra, amici abitanti naa capitale

Durata:dalle 13.00 alle 14.00

Discorso di chiusura a cura di Mamma Primate consistente in “adesso vi lasciamo liberi che avrete da fare le vostre cose”. Stima imperitura da parte mia.

Primate arriva a Roma il 30 dicembre in occasione del Capodanno e delle ferie prolungate. Genitrice comincia a rompere sulla data in cui ci presenteremo a pranzo. Patteggio per l’Epifania. Prendiamo un treno e arriviamo nell’Alto Lazio. Mio zio ci viene a prendere con  una faccia tra lo sconvolto e l’addormentato e esordisce parlando della sbornia della sera prima. Andiamo a casa di mia nonna e mia zia non fa entrare Primate in casa perché non ha messo in ordine. Mia nonna fa un caffè e poi partiamo in macchina: io, Primate, zio e Nonna sorda.

Parte una musichina dalla radio del mezzo meccanico e, dopo 10 lunghissimi chilometri giungiamo a destinazione.

Alcuni dati fondamentali atti a comprendere la portata della catastrofe:

Lochescion:casa nel bosco, in un paese in cui finisce la strada

Numero di partecipanti:11: io, Primate, Genitrice, Zia, Zio, Nonna sorda, Cugino Boro, Fidanzato di Genitrice, Amica di Zia, ZioAcquisitoFascista più moglie e un gattino

Allestimento:tavolata con panche, tovaglia di carta a quadretti, ceramiche da osteria, calicetti tondi e brocche

Menù: melanzane, zucchine e peperoni gratinati, salame al tagliere, zucchine e melanzane grigliate all’aceto, fettuccine ai porcini, salsicce arrosto, patate arrosto, peperoni arrosto, tacchino allo spiedo, tiramisù, zuppa inglese, biscotti, vino bianco e rosso della casa, amaro della casa

Argomenti di conversazione: la sbornia della sera prima di tutti i miei parenti, il capodanno degli amici drogati di mio cugino, mio cugino a Riccione che ruba una bici uscito dal Cocoricò, Genitrice che porta i suoi alunni nella caserma dei Vigili del Fuoco e vede che tali Vigili sono dei bonazzi, il vicino bonazzo dell’amica di mia zia, il calendario del Duce portato dagli amici di famiglia e qualcosa che sto dimenticando per autodifesa

Durata: dalle 11.45 alle 17.00

Frasi celebri da ricordare:

“Non ci parli con tua suocera?” (Zia a Primate)

“Quanto sete carucci, speramo che co questo dura!” (Cugino a me davanti a Primate)

“Sto fijo magna e beve: ce piace!” (ZioAcquisitoFascista a proposito di Primate)

“Ve vorrei vedè a voi a ricordavve le cose dopo 47 anni de cene come quelle de ieri” (Zio a tavola)

“Quanto sei bella amore de Zia, ma sei proprio innamorata!Ma che te fa sto ragazzo? Te piace tanto eh?” (Zia a me seduta in braccio a Primate con tono usuale per una quattrenne)

“Ma quanto siete amorosi!” (Genitrice con tono melenso)

“Certo che nelle foto che m’ha fatto vedè mi moje sembravi un terrorista, invece dal vivo sei meno terrorista” (Zio a Primate)

“Ma tu ci capisci quando parliamo?” (Zia che parla a Primate come fosse un audioleso di madrelingua svedese)

“Certo che Primate in quanto a vino, ce dà du piste a tutti!” (Zia che pensa di complimentarsi con Primate)

“Ma com’è la cacca dei ricci?” (Genitrice a Primate che parla degli animali del suo giardino)

Discorso di chiusura a cura di Fidanzato di Genitrice, rivolto a Primate “Veni co me in cantina che te faccio fa el giro de la morte!”

Ai posteri l’ovvia sentenza.

OGNI COSA E’ AGGIAPPONATA*

Questa frase di merda "vedrai che quello giusto arriva quando meno te l'aspetti" chi non se l'è sentita ripetere centomila volte da qualcuno con una faccia convinta e a metà tra l'espressione di sufficienza e comprensione?

Ecco, probabilmente domani io avrò questa faccia e ripeterò la famigerata proposizione. Perchè se dura nel tempo, un motivo c'è: è vera. E dimostrerollo con la mia stessa esistenza sentimentale.

Ho aspettato un mese e mezzo, migliaia e migliaia di caratteri avanti e ndré sui ripetitori vodafon, milioni di battute su emmessenne, qualche ora di telefono sui ripetitori di cui prima. Avevo capito benissimo che quest'ominide mi piaceva davvero.

Ma, c'è sempre un grosso MA: è lontano, è davvero troppo avanti per me, è figo sopra ogni aspettativa, ha un sacco di impegni, le donne non possono non lanciarglisi contro a frotte e, soprattutto, è un mio carissimo amico da anni e anni.

Sì, vabbè, intanto per sicurezza mi faccio una ceretta. Tenere sempre a mente i fondamentali: la ceretta, il mascara, il sorriso. Insomma torno di corsa dal lavoro, metto un po' d'ordine, decido da che susciaro andare ed è gia tardi per finire di truccarsi.

Corro a prenderlo, è ancora più bello di come lo ricordassi. Occhei, ha la chefia, lo so, ma è comunque molto bello. Cioè, riesce ad essere molto bello nonostante la chefia, questi – signori miei – sono livelli molto alti.

Ciao-come-va-felice-di-vederti-viaggio-tutto-ok-sì-qui-è-meno-freddo-che-da-te-no-vabbè-ma-sono-contento-no-vabbè-ma-anche-io…e via andare con ben quattro minuti di conversazione di cortesia del tutto superflua.

Poi mi si ferma, mi prende per mano, mi tira per un braccio provocando una torsione del mio busto, riesce nel contempo a sbeccarmi lo smalto (un rosso di Gherlen della Sirenotta che farebbe impallidire qualsivoglia Ditavontis), mi tira a sé e mi dà un bacio bellissimo. Sorridiamo, ribadiamo la contentezza e diamo il La al ritornello dei cinque giorni più belli del duemilaeddieci.

Baciarsi per strada, baciarsi al semaforo, attraversare le strisce per baciarsi di nuovo, ordinare i bignè e mentre il pasticcere si gira a riempire il vassoio, approfittarne per baciarsi. Arrivare a casa baciandosi in ascensore, davanti al portone, in corridoio, mollare i bagagli e baciarsi, passarsi gli asciugamani per la doccia e baciarsi, aspettare che si cambi per uscire e baciarsi ancora. Sedersi sul letto proponendo un susci e baciarsi, ascoltare rispondersi "voglio parlare, non voglio una situazione ambigua, voglio che tu sia la mia ragazza", commuoversi dentro e dimostrarlo baciandosi. Accettare la proposta con un entusiamo e quindi, per festeggiare baciarsi, non cenare per continuare a baciarsi, raccontarsi le ansie di questo mese lontani solo per rassicurarsi baciandosi.

Aspettare un po', far sfumare le paure baciandosi, affogarlo di paranoie solo femminili e sentirsi dire "lasciami dimostrarti che non mi spaventa". Non crederci e quindi baciarsi, realizzare un attimo e baciarsi.

Nzomma, na cosa di uno smielato che più smielato non c'è manco una cassata siciliana tuffata nel cioccolato bianco e poi caramellata e corsparsa di smartis.

E quindi alzarsi dopo essersi baciati con l'alito da cane morto mattutino e andare al lavoro lasciandogli le chiavi di casa, baciarsi all'ascensore io col cappotto e lui con la felpa a quadri. Aspettare che arrivi, perdendosi da nordico nel caos di Roma, davanti all'ufficio, baciarsi, andare a pranzo, baciarsi alla cassa, baciarsi prima e dopo l'insalata, mentre si attraversa via Ostiense, baciarsi davanti al bar di Quarcheduno che ci ricamerà per anni, da bravo pettegolo. Baciarsi quando ci si rivede prima di cena, scoprire che ha cucinato una splendida zuppa di pesce e quindi baciarsi, entrare in camera a mollare la borsa, buttarsi sul letto baciandosi, aprire un occhio e scoprire un ramo di orchidee bianche quindi baciarsi. Chiedersi come cavolo non ci avevamo pensato prima, e quindi rispondersi che il momento è ora e baciarsi. Mangiare cinque cucchiaini di zuppa, scoprire che è buona ma che il mio stomaco è pieno di farfalle e non riesco a ingollare niente. Mettersi a letto, baciarsi, vederlo parlare con le mie amiche con fare gentile e affabile, aspettare che finisca di parlare per baciarsi. Spiegargli il concetto di "chiusa" con un esperimento di tre giorni. Ringraziare Nostro Signore della Ceretta, lode a te o Spatolina.

Preparargli una piadina stracchino e tonno da schifo, vederlo divorarla e baciarsi pure se uno dei due ha l'alito di un gatto.

Emergere dalla chiusa baciandosi, lavarsi, darsi una sistemata, passare un'ora a tentare di snodare i capelli che ormai sono rasta, il tutto pomiciando.

Sedersi al Caffè della Pace, baciarsi, togliersi la giacca, baciarsi, ordinare due cosmo, baciarsi, scoprire che nel suo c'è un capello, chiamare la stronza di cameriera che glielo riporterà dopo tre secondi sfilando il capello e cambiando buccetta di laim, brindare e baciarsi. Andare a cena, ordinare il baccalà fritto e quindi baciarsi dai lati opposti del tavolo, il vino e baciarsi, cacio e pepe e volersi comunque baciare a panza piena. Baciarsi in taxi, arrivare a casa ubriachi e baciarsi, sdraiarsi con la testa che gira e dirsi le cose che senza vino non ci saremmo detti per cui, chiaramente, baciarsi molto. Dormire perennemente abbracciati così la mattina si deve discutere per trovare il coraggio di alzarsi a sciacquare le ganasse perchè con l'alito da "scarpiera in fiamme" [cit.] non ci si può baciare.

Insomma, io e Primate Abbigliato abbiamo "limonato duro"  per ben cinque giorni e quindi io lo amo, senza se e senza ma.

Le motivazioni pensate e ragionate che mi hanno portato a questa conclusione che sparge un manto di neve tiepida e rosa sullo scailain del mondo sono le seguenti:

– mangia i peperoni come/con me

– insiste per farmi camminare dal lato interno del marciapiede e poi si spaventa del traffico daa capitale

– mi ringrazia per le cose più banali tipo se gli preparo il caffè in casa mia

– mi propone di correre su atolli tropicali con servitori che ci portino rispettivamente cocco, ananas e rum ma ciechi (i servitori) così posso evitare di imbarazzarmi con la prova costume

– quando gli ho chiesto di dirmi una parola che finisse per -etto mi ha risposto "Tarzanetto" [cit.per pochissimi geni]

– capisce tutte le battute, ma tutte proprio

– sa moltissime cose che io non so e ignora moltissime cose che io so

– pure se non se ne occupa, mi chiede di cambiare la situazione sentimentale su feisbuc come un quindicenne a dimostrazione che è un teneronerovagnati

– legge un sacco di libri strani

– conosce a memoria le canzoni di Elio

– bacia benissimo (anche perchè altrimenti potevo morire)

– beve il the, gli piacciono i gatti, gli piaccio io e tutto questo non essendo omosessuale

– quando gli chiedo "non è che mi lasci?" mi risponde "hai le stesse possibilità di vedermi friggere un copriletto in un padellino di quelli piccoli"

 

* liberamente e devotamente ispirato a lanoisette 

E’ PIU’ VOGLIA DI QUALCOSA DI BUONO

La premessa è che ho nuovamente e radicalmente cambiato di capelli.

Ci sono degli avvenimenti che non si possono bene spiegare, sono delle epifanie. Vanno presi tipo dogma, senza discutere.

A tale proposito sono stata avvertita che una di queste manifestazioni avverrà martedì prossimo verso le ventiettrenta in zona casa mia. Giuro che presto smetterò di elencare, promessissimo. Forse.

Lafrangia scrive l’angoscioso elenco di cose da fare da qui a Sant’Ambrogio.

  • prenotare la ceretta
  • scoprire di cosa si nutrono le epifanie a colazione
  • acquistare vettovaglie gradite alle epifanie a colazione
  • prenotare una cena
  • richiamare per sentire se hanno davvero segnato l’appuntamento per la ceretta
  • assillare AmicaUmbra in casa
  • assillare LaSirenotta al telefono
  • assillare MAU e AGB tramite feisbuc
  • passare davanti all’estetista e chiedere casualmente notizie relative alla ceretta
  • decidere cosa indossare almeno per 3 giorni su 5
  • assillare AmicaUmbra in casa su cosa indossare e sentirsi dire “na cosa semplice”
  • assillare LaSirenotta al telefono su cosa indossare e sentirsi dire “na cosa strappona”
  • assillare MAU e AGB tramite feisbuc su cosa indossare e sentirsi rispondere “due gocce di scianel”
  • mangiare dolci e sentirsi in colpissima, poi grasse e infine pinap
  • specchiarsi milioni di volte
  • controllare quanti quintali di ceretta serviranno per distinguervi da un primate
  • dare fuoco alla camera e ricostruirla perché  ci si mette meno che a metterla in ordine
  • trovare delle lenzuola appaiate, lavarle e metterle su
  • pensare “oddio e se me annullano la ceretta che faccio?”
  • andare a ricomprare le vettovaglie della colazione appena divorate per i nervi
  • dare aria alle stanze
  • rifare un giro di chiamate di assillo vario alle amiche
  • ridere felicemente e/o istericamente
  • prendersi male ogni tre per due e, comunque, pensare alla ceretta
  • stabilire se è meglio: calzino o niente, pigiama o niente, pigiama o camicia da notte, quale pigiama o quale camicia da notte
  • chiedere a AmicaUmbra se è meglio niente, calzino o pigiama e sentirsi dire “metti una tuta”
  • chiedere a LaSirenotta se è meglio niente, calzino o pigiama e sentirsi dire “una ghepier”
  • chiedere a MAU e AGB se è meglio niente, calzino o pigiama e sentirsi prendere per culo
  • rendersi conto che tutto questo è quantomeno ridicolo e quindi ricominciare da capo.