LE 5 CANZONI PIù IMPROBABILI DEL MIO 2016

Prima di avere Spotifai Premium mi chiedevo chi mai potesse pagare per avere Spotifai Premium. La risposta era semplice: io.
Spotifai Premium è come Scai, una di quelle robe che finché non le hai ti sembrano inutili. Poi ne vieni in possesso e, se un giorno arriva qualcuno (leggi: la spendinreviù familiare, il cambio numero di carta di credito, una vecchia Postepei che non ricordavi di avere con su del credito che a una certa finisce) , dicevo, se arriva qualcosa o qualcuno che ti tronca gli abbonamenti ti sento brutto, povero e solo, la tua vita sembra noiosa e dover ascoltare trenta secondi di pubblicità ogni cinque canzoni ti appare un sopruso al tuo animo che altro non vorrebbe fare che abbandonarsi alla musica.
Nzomma, c’ho Spotifai Premium perché me lo ha regalato Vodafone e non appena scadrà, porcamignotta, so che inizierò a pagare per averlo. Oh, negli anni Ottanta sarei stata un’eroinomane (forse eh, non so se avrei potuto tollerare di avere una pelle di merda) e nei Dumilaetocca pago per avere contenuti a disposizione ovunque e in qualunque momento.
Ebbene, anche io pochi anni fa, in un impeto di poca lungimiranza, mi dicevo: ma chi cacchio vuoi che si metta a guardare le serie tv sul cellulare in metropolitana. La risposta era semplice: io.
Pipponi sulla dipendenza da tecnologia non accetti, tencs.
Morale della favola, Spotifai, da un par di mesi, mi propone una lista di brani che ho ascoltato molto nel 2016. Alcuni sono i miei classici di sempre, alcuni sono brani vergognosi in svariati dialetti sudamericani con due minimi comuni denominatori: testi volgari e saundtrec delle mie lezioni di zumba, altre sono canzonette su cui mi sono scimmiata per qualche giorno.
In generale, comunque, alcuni brani mi risultano particolamente inspiegabili poiché non sono affatto da me. Non si capisce proprio come mi siano capitate nelle orecchie e perché ce le abbia rimesse più e più volte.
Ecco dunque la classifica delle 5 canzoni più improbabili del mio 2016:

 5- Tearin’up My Heart – *NSync 
Probabilmente un rigurgito di scuola superiore, Fornarina, merendine Kinder Brioss sulle scale della scuola fascista, riga in mezzo, felpa Fruit of the Loom, lettore CD AntiShock et similia. Pressoché inspiegabile.

4- Odio le Favole – Ermal Meta
Evidentemente avevo intuito il potenziale del novello profeta sanremese. Peccato che la canzone di quest’anno mi facesse cagarone one one (letto “uan”, come il pupazzo Uan).
Quello che mi aveva colpito molto era la presa di posizione pro LGBT con un arcobaleno sugli occhi in diretta. Mica per la presa di posizione (dai, chi mazzo è che non sostiene la causa nel facchin’2017? Adinolfi non degno di essere considerato da nessuno) ma per l’idea di penalizzare il suo contorno occhi già martoriato.
ermalmeta
Poi c’è una frase che mi faceva sempre dire “quant’è vero!” che recitava: per stare bene penso a te, per stare male penso a te e me
Come ho potuto vivere le mie pene d’amore tardo adolescenziale senza questa massima? è un mistero misterioso.

3 – Who is afraid of gender? Immanuel Casto feat. Romina Falconi
La canzone è bruttarella ma mi deve piacere per principio. Ora, tra dire pubblicamente che mi piace ed ascoltarla , ce ne passa. Bah.
Il video però è una chicca, guardatelo.

2 – Si sboccia poveri – Gordon
Ma che è sta monnezza? bah. Se va bene bene, se va male bere. Che monnezza.

1 – Heaven – Bryan Adams


Ora. Bella è bella eh, niente da dire. Ma io ho due grossi problemi con sta canzone: il primo è che riascoltarla a pallettone nel 2016 è veramente inconcepibile, il secondo è che  l’ho associata indelebilmente a uno che ha fatto i provini di The Voice anni e anni fa e di cui, mio malgrado, ricordo nome/cognome/provenienza/aufit.

Nzomma, ce l’abbiamo tutti una pleilist di cui ci vergogniamo, sono sicura che qualcuno ha i FrenchAffair nascosti tra Battisti e Guccini o i Modà tra i Guns’n’Roses e De André.
No dai, non scherziamo, i Modà no.

EN RILO-OD! Stuzzicherie per le afose giornate augustine

Ciao mondo della blogosfera che non vai in vacanza manco il due di Agosto sennò che mondo globalizzato e iperconnesso saresti!
Sento proprio di dover raccontare dell’addio al nubilato, del mancato assassinio del sindaco del mio Borgo Natio e, mancaddillo, del mio sposalizio.
E lo farò, però siccome ieri hanno fatto il gomblotto e hanno condannato il Berlu, adesso sono troppo troppo troppo impegnata a raccattare tutti i pop corn disponibili al supermercato, discount, EuroSpin, Bennet, MinchiaWorld e macchinette della stazione per godermi lo spettacolo del PD all’opera.
Poichè sono brava e bella ma soprattutto bella e brava, regalo a voi tutti una perla che non può certo sfuggirvi nella torrida estate duemilaetredici. Berlusconi condannato, io che mi sposo…tutto lasciava presagire il ritorno delle indimenticate Supremes degli anni Duemila in Italia.

 

LA DIFFERENZA TRA ME E TE [cit.]

Per quanto riguarda Sanremo mi sto sfogando su feisbuc, quindi non è che abbia grandi cose da scrivere qui. Però prendo spunto da uno dei siparietti messi su in quel grande puntatone lungo quattro ore di Che Tempo che Fa con tante canzoni (bruttarelle) su RaiUno. A un certo punto una coppia omosessuale italiana che si sposerà a Niuiorc ha raccontato tramite iscrizioni su fogli bianchi, in silenzio e con una dolce melodia di sottofondo, la propria storia d’amore e il proprio diritto al matrimonio negato in Italia.
Ora si fa un gran parlare di unioni civili, matrimoni ghei, adozione da parte di coppie ghei e quanto di simile che coinvolga il mondo omosessuale e la creazione della famiglia.

Se siete contrari per principio in ogni modo alle unioni omosessuali, a casa vostra si dice “devianza” o “frocidemmerda”, beh, andate a leggere il sito del Giornale o di Famiglia Cristiana,
qui non c’è trippa per i vostri gatti. 

E’ un bene che il dibattito in merito si sia (ri)aperto, anche se purtroppo credo che sarà breve e senza esito. In Italia il voto cattolico pesa ancora troppo e sotto elezione, con le dimissioni di Benny, si farà sentire compatto.
Non c’ho proprio voglia di stare a dire che l’orientamento sessuale è un fatto privato, che se mi trovassi infartata non credo mi cambierebbe molto sapere che l’infermiera che mi mette la flebo è lesbica, che -sì- anche tra gli animali l’omosessualità esiste e gné gné gné solite cose trite e ritrite ché, se non le avete ancora capite, è veramente il caso di sentire un neurologo (etero, ofcorz).
Quello che più mi intristisce, tra chi condivide con me che il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie omosessuali vadano assolutamente resi possibili, è la motivazione.
Occhei, è vero, c’è la necessità oggettiva di tutelare in concreto le coppie che vivono insieme (se schiatto perché casa mia di cui tu hai pagato il mutuo deve andare a quella stronza di cugina con cui non parlo dal 1993?), sicuramente anche a livello burocratico molti processi si snellirebbero (vai dal notaio, lascia una scrittura privata, paga il notaio, prega che nessuno la impugni quando schiatti, speriamo che il giudice poi non sia omofobo…), eh sì, sicuramente lo stato ci guadagnerebbe anche a livello economico, eh sì, e poi il mondo è pieno di bambini orfani e miserabili che pur di non lasciarli nelle favelas è sempre meglio darli a una coppia omosessuale.
Ma queste sono le motivazioni giuste per un cambiamento di questa portata?
Perché ragionando per assurdo e su questa linea, se domani fosse assolutamente necessario risparmiare sulle pensioni, che si fa una strage di sessantacinquenni?
Tra cinque mesi mi sposo con l’uomo che amo, progetto con lui bambine bionde, delego a lui la firma sul mio conto, lascio a lui le indicazioni sul “fine-vita” (o inizio-morte) che preferisco, progetto con lui come realizzare la nostra vita insieme, immagino con lui la mia carta di identità col doppio cognome. E lo faccio perché è giusto, perché questa è la famiglia: un legame di amore assolutamente personale, su cui nessuno ha il diritto di sindacare o esprimere opinione. Ho la possibilità di far coincidere quello che provo con un documento che lo renda ufficiale, che mi permetta di elenca tra le caratteristiche che massimamente mi descrivono che ho scelto il Primate, e quindi lui è un pezzo di me. E su questo ci conto così tanto che mi ci faccio mettere timbro e firma del comune, io certifico che per me è così e l’istituzione mi crede e avvalora quel che dico.
E sono convinta, nel profondo, che siano queste le motivazioni per cui vanno resi possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso e tanto più le adozioni: perché la famiglia è un sentire unico e una dimensione umana privata, è un insieme di legami inscindibili che creano la società, forma pezzi di tessuto granitico e di certo non dipende dagli orientamenti sessuali.
Che le coppie gay adottino è semplicemente giusto, non è meglio dell’orfanotrofio.
Che le coppie gay si sposino in comune col mazzo di fiori e l’abito della festa è giusto, è il diritto alla ricerca della felicità che lo stato ti deve proporre e garantire, non è necessario per regolare contenziosi di natura particolare.

Finchè ci fermiamo alle necessità, finchè non puntiamo agli ideali con tutta la passione che questo richiede, saremo in eterno le rammendatrici di diritti strappati.

PARLARE ADESSO NON HA PIU’ SENSO O FORSE Sì? [cit.]

Una serie di notizie altalenanti si sta riflettendo sul quadro impressionista e impressionante della mia vita: le ovaie ballano la socadance e poi vanno in letargo, regalandomi dei capelli oleosi come non mai, il Primate che attraversa un periodo di ansia da mutuo e simili che dura da circa 3 mesi e pare che altri 3 mesi durerà, il lavoro che comincia a stancarmi (leggi anche: non me paghi, famme bestemmià [cit.], le spese dello sponsale che hanno deciso di autogestirsi e sono prese da un attacco di gigantismo, la fattoria degli animali dei miei parenti che viaggia sull’imbizzarrito andante. Insomma, è un po’ un casino.
Nonostante ciò ho di che allietarmi: ho scoperto che mi piacciono le scarpe col tacco grosso e ne ho prese due paia di cui una color tangerin (alla faccia dell’arancione). Credo mi piaceranno ancora un mese per poi passare a farmi schifo.
Poi ho scoperto anche che mi piacciono le pubblicità a scelta su google, tipo quella del prodotto per stirare i capelli delle donne di colore, rimango imbambolata come un treenne davanti ai teletabbis.
Inoltre accadono cose interessantissime, tipo ieri mi squilla l’interno in ufficio, leggo lo schermino “The President”, metto il tono da centralinista del genere che scappa con Gerri Megguaier e faccio “Sììì?”,  “Frangia, può venire un attimo?” – tono serissimo- quindi mi alzo e vado a passo svelto alla porta del superboss.
Toc-toc, prego, apro, mi dica, e mi appare la seguente immagine: un sessantenne molto prestante fisicamente, dell’altezza di circa centonovanta centimetri e di almeno un centinaio di chili con una matita nella mano destra e un temperino nella sinistra. Sul volto la maschera della sconfitta mista alla maschera dell’incomprensione. Da circa dieci minuti non riusciva a temperare una matita, “menomale che c’è lei, Frangia”.
Io seriamente mi chiedo a cosa sia valso fare un master, ma ancor più mi chiedo a cosa mi servirà mai sapere le regole del congiuntivo futuro in portoghese quando per portare a casa la pagnotta devo temperare matite per sessantenni miliardari.
Poi oggi, mentre la figlia del di cui sopra mi raccontava di come se la sia depilata col laser tanti anni fa e che questa è una storia che vale [cit.], entra The President e mi fa:
“Frangia ma lei ha qualcosa di diverso…”

e io mi giustifico prontamente “eh, sa, dottore, da me c’è mezzo metro di neve, allora sono un po’ in tenuta boscaiola” (c’ho le Timberlademmerda, n.d.a.)
” ma dice? so tanto carucce, c’ha sti piedini in miniatura”
“eh, ho il trentasei…” [cosa mazzo vuoi che ti dica?]
“senta, se le mangia du’ frappe?” [ecco, uno che dice “frappe” a Milano, io lo posso amare]
“eh, dottore, ultimamente sto un po’ attenta alla linea” [mento, perché tanto lui a cena non me vede]
“aaaah, ecco che è! s’è dimagrita!”
“mah, giusto un pochino, sempre cinquanta peso…”
“no, no! è meno PALLOCCHETTA!”
Quindi ero pallocchetta, non so se  you reand count.
Cosa volete che dica una “pallocchetta” delle dimissioni di BennySixtin? Si sarà innamorato, capita.
O del mezzo metro di neve a Milano?
O dell’arresto del capo dei Signori della Guerra? (pezzo dimmerda, la prossima volta che ti stampo un begg ringrazia…opps, mi sa che il begg ar gabbio nun te serve!)
Stasera inizia Sanremo quindi non ce n’è per nessuno, ci sono pochi avventi epocali che attirano la mia attenzione: le prove del mio abito da sposa e Sanremo, tutta roba che s’abbina ai fiori quindi.
MARIA NAZIONALE IO TI STIMO E TI SOSTENGO.

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ALLA MANIERA DI FABIANO E SAZIO

Alla fine, come previsto, il programma di Saviano (e quello sbiadito di Fazio) ha fatto un successone. E, come tutte le cose estremamente inflazionate e modaiole, ha attirato la mia suscettibilissima attenzione.

Insomma, mo fanno tutti gli elenchi, non vedo perchè non dovrei farne uno (o più) anche io. Tra l'altro, caro il mio Fazietto de casa, io ho iniziato a fare classifiche dalla lettura di Alta Fedeltà in poi, quindi, come non mi sono inventata niente io, figuriamoci tu.

Lafrangia scrive l'elenco dei cambiamenti dell'ultimo anno:

Un anno fa:

– un anno fa ero bionda e ora sono sempre bionda ma gli altri mi percepiscono rossa (e non perchè puzzo)

– un anno fa avevo una stanza da letto più piccola, ora dormo "col morto"

– un anno fa ero più giovane

– un anno fa ero fidanzata

– un anno fa ero convinta che dopo un anno sarei stata più felice, quest'anno infatti sono più felice anche se sono meno fidanzata e meno giovane

– un anno fa guardavo Santoro che intervistava la Daddario (o era due anni fa?), quest'anno la Daddario s'è fatta un sacco di lampade e sembra mooooolto ringiovanita

– un anno fa avevo un biglietto per Lisbona, quest'anno ho un biglietto per Milano (l'anno prossimo avrò forse un biglietto per Bastia Umbra?)

– un anno fa non sapevo usare bene ecsel

– un anno fa avevo meno panza ma anche meno scarpe

– un anno fa ero convinta che l'acquajimmy sarebbe stato lo sport per me

– un anno fa sul cranio avevo un caschetto ora ho una scopa di saggina

– un anno fa non mi ero ancora presa le frustinate di Grga seduta nel suo ufficio mentre ordina una pizza ripiena al prosciutto alla legittima

– un anno fa compravo un corsetto per farmi prendere a frustinate da Grga e quest'anno quel corsetto riposa beato con l'etichetta nel casetto delle cose che aspettano il momento buono

– un anno fa non conoscevo a memoria "A mano a mano"

– un anno fa volevo andare via da Roma. E pure ora, solo che adesso mi dispiacerebbe.

– un anno fa non avrei mai immaginato che Elio sarebbe andato a Ics Factor ma sapevo già che, nell'eventualità, avrebbe stravinto

– un anno fa non vivevo con AmicaUmbra quindi non mangiavo galbanino

– un anno fa avevo un cellulare rosa, adesso ce l'ho nero ma lo sbaciucchio

– un anno fa avevo visto molti meno concerti fricchettoni e/o simili

– un anno fa avevo fatto 4 traslochi di meno (quindi avevo molti meno roba sperduta nel mondo-delle-cose-perse-durante-i-traslochi)

– un anno fa non sapevo che all'attuale nuovo fiammantissimo ominide di MAU fanno male le palle se la guarda troppo a lungo

– un anno fa vivevo con una quantità di sarde pari all'attuale quantita di marchigiane

– un anno fa quando le persone mi dicevano "che figo che è il tuo lavoro!" io concordavo

– un anno fa non avevo scroccato il biglietto per Fiorello né per Elio

– un anno fa non mi ero sbronzata marcia vestita anni Ottanta

– un anno fa non ero stata ai Musei Vaticani né a vedere un miusicol

– un anno fa leggevo di più ma avevo comunque letto di meno

– un anno fa possedevo molta meno mobilia scadente ma anche molta meno mobilia in generale

– un anno fa conoscevo molte meno persone degne di nota quali L'AgggenteImmobbigliare

– un anno fa credevo che questo blog avrebbe fatto una finaccia. E invece.

– un anno fa BelloneMicroFallico mi invitava continuamente a cena. Ah, no, questa non è una differenza. 

 

IO C’ERO

"comunque, comunque, chi è che presenta il prossimo Festival?

Chi è? Chi è? Ehhh Chi sarà?

Paolo Bonolis? Pippo Baudo? Fazio? Fiorello? Quanti stramegamiliardi di miliardi

ci diranno che guadagneranno questi?!

Ma perchè non ci mettete, perchè non ci mettete una cicciona,

una cicciona a presentare Sanremo?! Con un cazzo di nano gay nero?!"

FABRIZIO TARDUCCI

A me delle polemiche non interessa, Sanremo è Sanremo e io lo guardo. Un mucchio de lucette, strassetti, confettini e fiorellini così, si vede solo una volta l’anno. Mi piace, oh, pare che è una vergogna. 

E onestamente i programmi del palinsesto della contro-cultura potevano pure proporre qualcosa di meglio di Bertolasuccio Sporcaccioncello Cattivone.

Non c’ho voglia di mettermi a dare voti, a dire che finalmente c’è un po’ di gente sotto los quarenta a canticchiare qualcosa che, probabilmente, sentiremo in radio.

Buone notizie dalla capitale del fiore all’italiana: non c’è AlBano, non ci sono gli Avion Travel, né Sal da Vinci, né la Tatangelo e manco Alessandro Safina.

Insomma, ieri i bigghi, gente un po’ più caruccia del solito: Irene Grandi, Noemi, Marco de Viterbe (uno di izz fattor), Valerio di Amici, Malika Ayane dopo che ha fatto a botte con qualcuno con in mano delle forbici e simili.

Insomma, un sacco di canzoni molto più carine del solito e molto orecchiabili. E, come tutti i cinque gatti che ieri erano sintonizzati su raiuno, anche io ho eletto il mio vincitore. Bello, bravo, controcorrente seppur nella mischia, insomma: un figo. Signore e signori: Simone Cristicchi.

 

 

GIASTIS

Poco tempo fa pubblicai un video di una bella tipa (o topa) che pubblicizzava mutande e reggiseni improbabili, tendenzialmente all’ora di pranzo e di cena, mentre una vagonata di donne simil-me si sentiva in colpa pure di mangiare le zucchine lesse.

Adesso io non voglio fare la morale agli esperti di marketing, anzi. Non mi interessa. Io semplicemente nutro un’invidia folle e cattiva e perfida e tutto nei confronti di Adriana Lima, che possa ingrassarsi riempiendosi di cellulite all’istante! Io non sono una di quelle contente di come sono, cioè, so bene che potrei essere peggio ma perchè non dovrei voler essere una ventenne brasiliana bilingue, ricchissima e fichissima? Non capisco.

Ma a questo mondo, alla fine, una giustizia c’è sempre e quindi ollain ha iniziato  a girare un video nel quale tutte noi fantastiche ragazze con la panza e il culo basso ci possiamo rispecchiare. Finalmente anche noi coi nostri completini di laicra banali che ci segnano tutto il segnabile, ci evidenziano tutti i difetti evidenziabili e sono in colorini talmente improbabili (verde mela, arancio scuro) da sbattere su qualsiasi carnagione, anche la più lampadata.

Ebbene, omeni, questa è la verità! (irsutismo compreso e pacco escluso, sia chiaro):