IL FATTORE VERGINELLO

Questo è un post-dossier. Di quelle robe drammatiche che passano dopo pranzo su canale 5 ad agosto in alternativa a Rosamund Pilcher.

No, non parlerò di un ragazzo morto per brutti scherzi di una confraternita americana né della madre con un furgoncino che fa volantinaggio in nome della verità, né del ragazzo-padre interpretato da Devid di Beverly Hills 90210 o della brava studentessa prostituentesi nella magistrale interpretazione di Donna di Beverli Hills 90210 (no, no, non la Minetti, eddaje).

Ebbene, dopo sto preambolo, parlerò del Fattore Verginello.

 

(se siete uomini, avete almeno 25 anni e non avete mai approcciato una donna, cambiate immediatamente pagina perché certe cose non le volete sapere)

 

E’ un dramma che tocca, prima o poi, qualsiasi giovane donna.

Il Fattore Verginello (FV) si presenta sotto molteplici forme e per varissime ragioni.

Se vi capita prima dei 20 anni, oh donne, non è un problema. Probabilmente l’ometto in questione è giovine quanto voi e semplicemente un po’ senza esperienza: succede e non è grave. Potrete avere una storia e poi, siccome siete ancora in tempo, vi mollerete senza troppi drammi.

Se vi capita intorno ai 24 anni e lui è coetaneo, vi amerà. Ma tanto. Perché ha aspettato sin troppo e quindi ora qualsiasi donna lo metta sulla strada della maturità sessuale, sarà per lui una Madonna-non-cantante da venerare. Almeno fino a quella dopo.

Dai 25 in poi, oh donne, è un dramma. Ha aspettato troppo. Troppissimo. E quindi adesso è un problema che lo handicappa [cit.]. Non vi capiterà mai di strofirnarvici tra le lenzuola a caso. Perché se ha aspettato 25 anni, di certo non si butta a cuor leggero per un drink in più o per “fare serata”. E’ terrorizzato, si vergogna a morte, ha l’ansia solo a pensarci, ha cominciato a pensare che si può serenamente vivere senza mai sperimentare questa cosa e, inoltre, ha il gomito del tennista.

Però, non si sa come, si è innamorato di Voi. Che culo. E vi fa una corte impacciatissima, ovvio. E’ che vorrebbe non corteggiarvi perché ha paura di avervi, però gli piacete così tanto ma così tanto che proprio non vi può stare lontano.

Qui voi vi ponete in due modi: “sto sfigato chi se lo caga” (nel caso in cui abbiate molte altre proposte e siate delle stronze), “sì vabbè  però guarda che per me siamo e saremo solo amici, sei un fratello per me” (nel caso in cui vi piaccia un altro o siate nella fase che proprio non volete sentire manco l’odore di maschio) o, fatalità, “come sei dolce e tenero” (e qui voi siete appena uscite da una storia con uno SdAT o vi sentite grasse e avete bisogno di essere rassicurate). Poi c’è anche il caso in cui uno possa davvero piacervi a priori, ma è davvero un caso su un billion.

Comincerete a frequentarvi e lui avrà delle attenzioni così tenere, così infantili e dolci che vi sembrerà perfetto. E poi vuoi mettere con quello stronzo di prima?

Aspetterete, lui non ci proverà, voi temporeggerete perché è altro che state cercando da questa storia. Organizzerete mille uscite, mille cene, mille incontri con amici, concerti, teatri, cinemini, pizze e grigliate. Vi sentirete così contenti! Ogni occasione sarà buona per confermarvi quanto state bene insieme. E, gira che ti rigira, tocca il uichend fuori. E lì casca l’asino. Perché, al calar del buio, le chiacchiere stanno a zero. E lui sarà preso male il FV verrà fuori a bomba.

Quindi siamo a una biforcazione: nella strada diretta a Meno Peggio, lui confesserà il FV, voi sarete comprensive, vi applicherete invano per 7/10 nanosecondi di euforia e via così. Nella strada diretta a Real Drama senza Mary J Blidge, invece, lui non dirà nulla del FV, non ne vorrà parlare, voi dovete capire et risolvere et fare finta di niente et rassicurare et sorridere. Sempre invano.

Passerete ore a chiedervi come sia possibile e la risposta non la troverete mai, probabilmente risiede sempre in qualche forma patologica di timidezza.

In seguito, se vi va parecchio di culo, lui si rassicura, impara e state bene. Nella maggior parte dei casi questo non succederà e avrete una bella storia seppur sessualmente frustrante. Penserete di amarvi e durerete anche un bel pezzo.

Poi finirà e starete male in ogni caso. Piangerete tutti e due: lui non vi dimenticherà mai e voi non scorderete mai questa storia così intensa e strampalata.

Ma tutta sta manfrina a che serve, in fondo?

 

Beh, questo è un blog di informazione sociale e scientifica, pertanto serve eccome. Perché bisogna che il mondo femminile sappia (AmicaUmbra, parlo con te, sallo!): uno che ha il FV non vi sposerà. Mai. Non ci sono eccezioni. Non c’è via d’uscita.

Voi avete saputo capire e aspettare, spiegare, insegnare e non vi è manco pesato, avete giustamente pensato che non c’è niente di male nel FV e che, quando eliminato, la vostra vita di coppia sarà bella e –soprattutto – eterna. E invece mammancopegnente.

Dimenticate steccati bianchi, torte fatte in casa a colazione, bambini coi vostri occhi e la sue orecchie, dipingere la casa insieme e baciarvi sulla scala col rullo in mano. Adios sogni di gloria.

E, col tempo, capirete anche che non potrete mai fargliene una colpa.

Vi basterà pensare al vostro primo:  nonostante secoli e secoli di maschilismo ci abbiano fatto creare che “il primo è quello giusto” (e Cristo è morto de freddo e la Minetti è madrelingua inglese) non lo riscegliereste mai.

 

MA CHE DISASTRO IO MI MALEDICO [cit.]

Nel periodo in cui la mia vita sentimentale conosce, per la sua prima volta, la perfezione dei romanzi rosa, quella delle mie amiche sfiora il catastrofico.

Oddio, non del tutto.

Segue accurata disamina:

MAU E PASO ADELANTE:finalmente sono riuscita a conoscere l’ominide che ha rubato l’inaccessibile e inespugnabile cuoricino di MAU. Di Paso Adelante va detto che porta gli occhiali e che, quando non se li mette, è diversissimo.

Paso è un vecchio amico di MAU e, come ormai appare evidente, mettersi con gli amici sto periodo va un casino.

Insomma adesso sono tipo tre mesi che si sentono mezz’ora tutte le sere e si vedono il finesettimana e una sera tipo il mercoledì. Sono abitudinari e felici.

Per dare un’idea del romanticismo del fantastico Paso Adelante basta narrare di quando, a caccia della passione di MAU, ha creato un letto usando per zampe della rete l’Enciclopedia degli Animali. Tutto questo allestimento creato presso La Casa Abbandonata dove, con meno cinque gradi centrigradi, dava prova di un’incrollabile virilità.

AGB E IL CERVELLOVALE: ebbene, come tutti sanno, AGB è bella+intelligente+simpatica+elegante e non trova un uomo decente manco a pagamento paypal. Fatto sta che circa un anno fa ha deciso di buttarsi in maniera definitiva sul lavoro e quindi ha dato il via al massacro dei ratti presso il laboratorio in cui lavora. E’ una che coniuga stivali di camoscio e cervelli di sorcio come fosse normalissimo.

nsomma, siccome è bonazza ma anche molto compagnona, è andata a vivere con un suo collega che chiameremo Cervellovale in quanto fa il regbista – minuto di silenzio e adorazione – sed etiam usa microscopi, microcip e un sacco di altre cose micro per migliorare il futuro della nostra stirpe passando per la scienza.

Pe falla corta e pe falla breve una sera, causa ospitalità, hanno dormito nella stessa stanza ed è successo il fattaccio. Hanno pomiciato.

Ommioddio. Cioè…già convivono. E si baciano pure. Ci si rende conto del possibile disastro nel caso in cui la copulazzzzio fosse nefasta?

Ebbene, Cervellovale ha praticamente confessato di essere da sempre innamorato di lei. Tipo lui la amava quando lei piangeva per quello coi CapelliallaFrancescoRenga, la amava quando lei copulava e poi piangeva per Luca Siracusa e tutte queste belle cose qui. La amava in pigiama, la amava coi tubini indossati per uscire con altri, la amava sempre e comunque nella buona e nella cattiva sorte. E per questo tutti noi amiamo Cervellovale e la sua calma del serfista.

Insomma, per fugare ogni ansia, lunedì mi arriva un messaggio privato su feisbuc in cui AGB dice chiaro e tondo “sabato ho fatto sesso per 12 ore. Addio”. E per questo tutti noi amiamo Cervellovale e la sua resistenza da fondista. Adesso sono innamorati, felici e conviventi e pure dotati di una piantina fuzzia di cui lui l’ha omaggiata.

Cosa si deduce dalle due storie appena raccontate? Che tutte le donne tendono a sottovalutare il potenziale tanto sentimentale, quanto sessuale e per di più botanico dei loro cari amici.

Ma veniamo ai dolori.

AMICA UMBRA E ENIGMA:uggesù che tragedia. Praticamente lei lo ha sempre amato sin dal primo giorno di lavoro. Lui dapprima schivo si è poi fatto amichevole. In seguito a problemi di varia natura hanno pomiciato ma lei, in evidente stato di ebbrezza, ha rimosso. Lui si è pertanto risentito e ha continuato con un atteggiamento un po’ ambiguo ma che, strignistrigni, non portava a nessun fatto compiuto. Lei ha quindi provato ad accennare discorsi ma lui l’ha gambizzata sul nascere dicendole di non essere interessato. Salvo poi continuare a toccarle il culo, poi le tette, poi strusciarsi, poi farle battute, cantarle canzoni et similia. Tutti i loro colleghi parlano chiaramente di innamoramento cocente del povero Enigma che, causa timidezza, non si espone.

Le teorie che continuano a trascinare i nostri discorsi sono riducibili principalmente a due grandi tesi generale:

– è gay

– è vergine

Insomma due drammi esistenziali per la povera Amica Umbra. A supportare la prima teoria c’è il fatto che non è mai stato avvistato con una donna in due anni (che, a ben vedere, supporta anche la seconda) e che dai suoi amici (tutti maschi, n.d.a.) viene chiamato Er Vasella. Adesso…ha molti tatuaggi….però, comunque…

A supportare l’altra teoria c’è il fatto che rifugge contatti che vadano oltre la palpata di culo di Amica Umbra, che si sia rifiutato di andare a passeggiatrici in quel di Amsterdam e anche che non commenta mai volgarmente la banda di strappone che frequentano il suo ufficio. Ma, riflettendoci, questo potrebbe anche significare che, tipo, è un uomo educato. Ma secondo me è vergine e, forse, anche gay.

La terapia che io ho consigliato è stata: scolati un montenegro e appiccicalo al muro.

Ma le più grosse soddisfazioni in fatto di avventure infelici con l’altro sesso, ce le regala sempre la grande Sirenotta.

SIRENOTTA E IL TROPPO ALLEGRO CHIRURGO: mentre la storia tra Sirenotta e Avvocatucci non cessa e non cessa di essere problematica, Sirenotta ha conosciuto in Piazza Navona il Troppo Allegro Chirurgo. Si presenta tronfio coi suoi 34 anni, comincia a fare l’elenco delle sue specializzazioni (chirurgo plastico, n.d.a.) e delle iacuzzi installate nel suo attico di Piazza Navona. Insomma, se la tira troppo ma in previsione delle rughe, merita una scianza. E Sirenotta gli dà la scianza. Si vedono e lei sale in macchina di lui. Una Yaris. Ora, io non ho nulla contro le Yaris, anzi. Però mi aspettavo tipo uno scioffer guidante una Caien a cui era legata con una catena d’oro e diamanti una Ferrari coi sedili raffiguranti Sirenotte serigrafate in cui i due, al primo appuntamento, avrebbero chiacchierato senza doversi preoccupare della strada. No? Insomma lui guida la sua monovolume e si dirige sul GRA, direzione fratte. Lei si intimorisce e giungono nel mezzo del cammin di una boscaglia. Lei si caga sotto. Lui prende una ventiquattrore. Io già mi vedo la Sirenotta fatta a salsicce, salami e lombetti con strumenti ospedalieri. E invece no, tira fuori due bicchieri e uno sciampagnino. Dalla ventiquattrore: sparati. Ma il bello deve ancora venire. Ci tiene a dire che lo sciampagnino è gentile omaggio di un paziente. Pure pidocchio. Ma il dialogo si fa più brillante, l’atmosfera si rilassa e i due finiscono a baciarsi. Nel mezzo della pomiciata, poi, per lui arriva il momento più bello. Quel momento più bello. Lì, al calduccio delle sue mutande. Spluff. Aaaah. Senza scomodare nessuno, ha fatto tutto da solo, rapido e indolore. Allora, dico io, caro il mio Troppo (davvero Troppo) Allegro Chirurgo…te la tiri e ti do una scianza, mi porti a fratte e ti do una scianza, sei pidocchio e ti do ancora una scianza. Ma come vuoi che ti giustifichi la tua pre-venuta manifestazione di piacere?  

Quanto a me, beh, starei qui a parlare di quanto sia meraviglioso il Primate e di quanto mi renda felice come non mai e di quanto faccia apparire erroneo tutto quello che non è lui. Ma purtroppo devo andare a fare 150 uova di zabaione che venerdì sera sbarca da me e abbiamo un sacco di cose di cui parlare. Adios. 

CORRI FORREST CORRI. GIURO CHE TI RAGGIUNGO IN TACSI.

E' sconvolgente la quantità di speranze che la gente giovane ripone nel sesso. Un'idea mal ripagata di panacea per tutti i malesseri, ma è solo adrenalina che pompa a tremila per sette minuti e ti accantona pure il raffreddore per quegli istanti, poi tutto riprecipita nel prima, un po' peggio di prima, visto che non hai l'autonomia necessaria per ricominciare immediatamente con la giostra.

Hanno tutti ragione – Paolo Sorrentino

L'ho sempre usata come scusa, invece mi sa che è vero. Ho sempre detto, per giustificare un casino senza pari "disordine esteriore, ordine interiore". Fatto sta che, complice il maledetto giorno dei morti o dei santi (impossibile distinguerli e ordinarli), ho dovuto mettere mano al cambio di stagione. Ho traslocato meno di due mesi fa e già mi ritrovo a cambiare tutto, che palle. E' venuta qui anche la mia genitrice pur di darmi una mano tra orde di gonne, orgie di magliette e maglioni, cappotti, cappottini, giacche, stivali di ogni foggia e tutte le bestemmie che ne conseguono.

Faccio il grosso: cambio coperte, lenzuola, ordine dei pigiami, tre o quattro lavatrici, sciarpette di mezza stagione e addio ai vestitini di cotone.

Genitrice prende il treno e ritorna in terra umbra. Mi resta da spolverare, attaccare gli orecchini al muro, dare un senso a qualche scartoffia gironzolantee i libri.Lo scaffale in alto per quelli già letti, quello in basso per quelli da leggere. Ci aggiungo l'ultimo arrivato: Nessun dove di Gaiman, usato con dedica scema e carina.

Torna anche AmicaUmbra da una vacanza di lavoro ad Amsterdam, me la aspettavo più distrutta invece no, qualche novità esilarante e un monte di risate. Amare ma risate. Ci mettiamo sul suo letto sdraiate come in un film americano, ci raccontiamo la settimana, le dico di me, del uichend milanese, delle discussioni fastidiose, del lavoro. Ci connettiamo a internet per dare una doverosa spulciata a tutti i profili feisbuc che subiscono il nostro monitoraggio quotidiano, mettiamo su qualche canzone di Davide de Marinis, stendiamo panni.

Le racconto della discussioncina con un tizio e poi capito su un blog di genere in cui si sproloquia sulle donne isteriche causa mestruazioni o causa mancata copulatio. Prima sorrido, poi m'indigno. Sarà che ho il ciclo, sarà che piove, qualche cosa sarà [cit.].

Chissà se c'è gente che sta stronzata la pensa davvero o se è solo gente che, veramente, quando non tromba è isterica. A pensarci siamo più vicini alle bestie di quanto non ci illudiamo di distare.

Torno in camera mia, mi restano un paio di cassetti del comodino in stile Nagasaki e le candele profumate (che profumano solo da spente, tra l'altro) a cui dare un posto nel mondo. Cerco dei sacchetti per buttare spazzatura e ci trovo dentro, sfuggitomi, il biglietto dell'ultimo regalo di Bancario quando stavamo insieme. Finiva con un "ti voglio bene…", decisamente profetico. Sul ripiano accanto al letto il diploma del master spiegazzato, un cerchietto di vernice rossa, tre paia di occhiali da vista, un libro (Hanno tutti ragione, di Sorrentino, n.d.a.) e quattro segnalibri, una lampada dell'Ichea e una bottiglietta di acqua finita, c'era dentro acqua che sa di rane. Mi viene in mente pure Pinot, amico neoparigino che, alla mia dipartita dall'università, congelò il mango che gli avevo regalato come ricordo. Sorrido ma cacchio, me ne rendo conto solo ora, io odio fare le pulizie perchè attesto che la mia è una camera matrimoniale piena di una sola persona. Ho due comodini e quattro cuscini, un piumone enorme pieno di righe e questo spazio parla solo di me senza che a me manchi nessuno, come se poi fosse un traguardo. E' quando si smette di necessitare delle cose e delle persone che ci si sente dapprima un po' forti e, in un secondo tempo, un po' inutili. Chiamo MAU, mi dice che è felice per me, che sente che qualcosa sta andando per il verso giusto, io rido e le dico che "ormai sono diventata un ometto", lei ride ancora e mi dice che sta intrallazzando con un suo amico storico molto carino. Le chiedo di organizzare un capodanno romano, ci chiediamo a vicenda se stiamo diventando due trentenni isteriche e zitelle acide. Ci rassicuriamo una alla volta. Le racconto di essermi sentita sospirare sulla nuca, lei si elettrizza. Io smadonno, come sempre. Ma smadonno ridendo. Decido che io, donna tutta d'un pezzo che non sviluppa necessità e dipendenze che non siano da roba con etichetta Clinique o Kerastase, stasera mi affaccio al mondo della ggggioga.

Tentativi fallimentari ce ne furono, principalmente all'università: finii mangiando tre pizze, inseguendo il professore di francese sul Molo Audace, bruciandomi la lingua e sproloquiando sul tasso di pizzetta basso nel sangue.  Insomma: io e le ggggioghe da fricchettoni non ci capiamo. Io solo col saccarosio mi posso gggiogare.

Nfatti giunge profetica AmicaUmbra con un bel leccalecca marrone all'ascisc che adesso, prontamente, mi ciuccio.

Sa di sapone e resina, mi sembra di succhiare il tappo del Palmolive. Se mi viene la fame chimica giuro che mi mangio le unghie dei piedi.

Che poi sicuro mi arriva la botta negativa perchè se c'è una cosa che fa più schifo del lunedì e della domenica, è un lunedì che sembra domenica.

Insomma in tutto sto marasma inconcludente ho deciso una cosa: per il mio ventisettesimo mi regalo un biglietto aereo e, soprattutto, un tatuaggetto. Il secondo.

Ho due o tre idee ma si accettano consigli.

Intanto ne disperdo uno io: la canzone più bella di novembre.

 

PIETRE VERDI DI BAHIA, AL TIMONE LA FOLLIA

Questa assenza pesa più a me che ai miei (ormai) sparuti lettori, lo posso assicurare.
Nzomma come al solito me ne combinano peggio di Carlo in Francia (modalità vecchia profe delle medie on).
Potrei cominciare a raccontare di quando la Figlia di Mazzinga si è bellamente fatta un cannone alle undici di mattina in ufficio. E poi, alle solite, si è appisolata con una mano al maus e una all’aifon viola coi brilluccichini.
Potrei continuare con l’episodio del Bancario che mi scarica senza batter ciglio dicendomi che tanto tra noi non può funzionare e, al mio pianto nghé nghé, si è presentato con una palet di fard cotti Scianel che scanzete!
Sarebbe degno di nota anche l’episodio in cui incontro la mamma di Bancario che si è appena scolata un gelatino alla grappa. E mi parla, mi parla, mi parla. Il gelato doveva essere davvero forte considerando che il suo commento è stato “è una ragazza semplice e spontanea”. Ho rischiato la paresi da sorriso forzato in quei sette-otto minuti in cui tenevo la pancia in dentro.
E che dire dell’agente immobiliare superboro che mi mostra l’appartamento della vita insieme a AmicaUmbra e MarchigianaMontante? In pratica vorrei cambiare casa, vorrei avere un contratto di affitto in regola per la prima volta in vita mia, quattro stanze da arredare. E sono incappata in un annuncio mediamente banale che ha rivelato un appartamento in centro bellissimo, vuoto e nemmeno da svenarsi.  Ne ho parlato con le mie dirigenti: la prima mi ha detto che sarebbero stati molto interessati a rinnovarmi il contratto “qualora io fossi stata d’accordo”. La seconda ha detto che me lo diranno a fine luglio.
E quindi tutti i chilometri macinati in quel del Mondo Convenienza –ah la cui forza è il prezzo –oh si sono trasformati in quintali e quintali di inutili madonne –eh.
E devo pure trovarmi un nuovo lavoro…e che ci vuole “in questo paese ricco di opportunità per i giovani” [cit.]!
Ma insomma…passiamo alla ciccia. Grga si è sposato. Sì. Lo so, è dura anche per me.
E mi invita con messaggini email superliminali a passare nel suo ufficio. E io ci vado. Mi apparecchio mediamente a dovere, con quel tanto di finto spontaneo che va sempre bene. AmicaUmbra mi fa i capelli mossi, una camicia azzurra, un ginz (tagliaquarantaaa), una bella cinta scamosciata di quelle che ci giri dentro venti volte, un sandalone tacco dieci marrone scamosciato molto clessi. Perle a pioggia, es iusciual.
Il suo ufficio è molto bello, molto in centro, con una vista molto panoramica, molto disordinato e mediamente puzzolente di pipa. Lui ha dei mocassini neri di pelle vomitevolmente harvardiani.
Mi fa vedere la fede, faccio una facciaccia. Se la toglie.
Mi dice che mi sono cresciuti i capelli e che mi stanno bene. Li sfiora.
Mi porge un succo alla pera. Beve dell’acqua leggermente frizzante.
Mi fa vedere una foto del matrimonio. No comment.
Mi racconta del suo addio al celibato in compagnia della moglie. Sì, l’ho pensato anche io.
Mi trova in gran forma, dice. Ma sono sopra i cinquanta, ahimé.
Mi dice che se mi incontrasse per strada. Gli dico che siamo nel suo ufficio, invece.
Mi dice che se a cena illo tempore non notò la spocciatura, adesso nota bene.
Mi chiede di sedermi sulla sua gamba per leggere una cosa al pc. Deglutisco e resto in piedi.
Mi tira il fiocchetto della cinta. Si apre.
Gli faccio notare che è sposato. Per lui non è un problema. Figurarsi per me.
Vede il colore del mio reggiseno [carta da zucchero, n.d.a.]. Chiede se è appaiato. Lo è.
Usciamo dall’ufficio. Saliamo in ascensore. Mi guarda il culo ma non allunga le mani. Ahimé.
Ci salutiamo e prendiamo due taxi. Arrivo al Colosseo e arriva il suo messaggino.
Torno a casa, scendo dalle scarpe. Mi chiama il Bancario perché gli manco.
E io capisco tutto, i valori, la fiducia, l’affetto, i trucchi di Scianel. Ma certe volte anche la mia fedeltà è messa a dura prova.
E comunque riandremo a cena.

 

PIOVE, GOVERNO ATTUALE

Adesso c’è tutto sto casino della Legge Bavaglio, no? Beh. Cosa dire? E’ una merda, mi pare evidente. Roba che il mio blog dovrebbe chiudere dopo tre nanosecondi e io verrei imprigionata come niente.
Il punto, fondamentalmente, è che questi qui che abitano in centro a Roma, vicino a Giolitti (quello del gelato, niar de Parlamento), non hanno capito niente. Non capiscono le vere esigenze della popolazione. Non sono in grado di renderci felici.
Loro non sanno quello di cui ha bisogno il paese reale. Ma io sì, io lo so benissimo.  L'Italia vive un momento di stallo, non c'è vitalità, non c'è fermento, insomma: è come una vecchia coppia di 54enni panzuti, senza passione e senza coraggio di farsi l'amante. In parole pauperrime: una tristezza infinita. C'è necessità di pizzicorio. Pertanto: ecco la mia proposta di Legge Bavaglio Ad Biondam.
 
Comma 1: il Bavaglio si considera valido solo e se in seta pura 100%
Comma 1 bis: il Bavaglio assume valore etico e morale se di Hérmes
Comma 2: Il Bavaglio ha validità solo e se preceduto da cena
Postilla al comma2: cena innaffiata di sciampagnino di un certo rispetto (se lo paghi meno di 30 euri sei un pezzente con la P)
Per quanto riguarda l’applicazione esecutiva di tale Bavaglio, deve essere effettuata da personale munito di bicipite massiccio e barba incolta.
L’applicazione è da ritenersi non valida sotto i 5 minuti e oltre le 5 ore.
L’uso del Bavaglio è da considerarsi adeguato solo in luoghi privati
Viene considerato abuso di Bavaglio ogni utilizzo che provoca ecchimosi e/o lividume generico
Con apposite precauzioni è possibile applicare la legge Bavaglio anche alla Mosca Cieca
Conclusioni: buon divertimento
 
Adesso, dico io, un testo di legge così l’avrebbero approvato tutti all’unanimità e con coro festante di vuvuzelas dimmerda.

CHI NON LAVOLA NON FA L’ AMOLE

Dunque, lo so che è un sacco che non scrivo ma nella mia vita non succede niente di interessante. O meglio, lavoro come una cinese in cambio di un salario cinese e, nel tempo libero, ho la febbre a trentanove. A Giugno. Per questo motivo annullo i miei appuntamenti con Grga per i quali avevo previsto un tubino blu che non perdona, costringo Bancario a farmi da mamma e guardo Rai1. Insomma: la situazione è veramente drammatica.
A tutto ciò si aggiunge che mi hanno tolto dall’ufficio la grande fonte di ispirazione, la Figlia di Mazzinga. No, non l’hanno licenziata – e quando mai? – anzi. L’hanno spostata in ufficio con La Sirenotta.
 Pe falla corta e pe falla breve, in questa valle di lacrime e muco, pochi eventi assurgono alla loro funzione di spinta motivazionale al non suicidio.
Il primo, ad esempio, è l’azione recente di quell’ominide numerico che è il Bancario. E’ arrivato venerdì sera a casa mia visto che sabato lavoravo (nella Repubblica Cinese di Testaccio, si riposa solo la domenica e solo se si è allettati e deliranti) e mi ha porto, con la sua solita faccia da bambino contento, un pacchettino. Rosso. Marchiato Feltrinelli. Ecchelera? Il libro di Spinoza.it. Inutile dire che il Bancario ha intercettato quel leggero senso di frustrazione che ha provocato in me la mancata partecipazione alla presentazione del libro a Roma a soli 800 metri da casa mia. Perché non ci sono andata? Ndovinate. Apro, c’è la dedica “in questo momento hai bisogno di ridere e di qualcosa che ti ricordi me, guarda in fondo al pacchetto”, nzomma così pare una cosa smielatina gné gné gné. Invece no, in fondo alla bustina c’è un piccolo parallelepipedo lungo e stretto e col fiocco. Questo:

 

diorshow

 

Mi state invidiando, vi capisco.
Ma l’altro grande avvenimento che ha movimentato il mio percorso sul pianeta terra è stata una scoperta di questa mattina. Vagavo per il sito di PortaPortese alla ricerca di una casa da affittare (prima o poi racconterò l’epopea di LaFrangia e Marchigiana VS LaVecchia) a Roma. Tanto che ci sto giretto anche un po’ nella sezione mobilia perché la dovrò anche arredare con tre lire sta futura casa in affitto. Guardo in alto e vedo anche la sezione “Messaggi”. Chissà cos’è. Clicco. Ah ah. Annunci zozzetti per signori e signorine.
Mi soffermo un attimo sulle tipologie:
C’è il normoannuncio seguito da una casella imeil quantomeno discutibile:
A DONNA intelligenteserena che come me cerca buona e riservata amicizia. Ti immagino 45enne magra elegante femminile semplice e leale. Scrivimi 1 email sono un 50enne sentimentale colto educato che ancora si emoziona! cucciolo49m@******.it 
C’è l’annuncio con offerta:
AGOSTO vacanza al mareoffro a max 35enne carina spigliata femminile libera di muoversi.sono 47enne interessante.necessaria conoscenza preventiva
Ripenso un attimo a quando facevo l’accompagnatrice turistica. E a quanti modi ci sono di vivere questa professione.
Quelli belli trasgressivi:
COPPIETTA 32enne vorrebbeconoscere altre coppie pari requisiti anagrafici…no sms no anonimi
Dulcis in fundo:
31ENNE proveniente da comunita'psichiatrica con auto e lavoro propri cerca donna comprensiva e dolce per amicizia e altro
Adesso, fermiamoci un attimo a riflettere. Quando si deve conquistare qualcuno, a maggior ragione con tre righe, qual è la prima cosa che viene in mente? Ovvio: stavo in una comunità psichiatrica. E per ricominciare una vita normale metto un annuncio su PortaPortese. A quanto pare la comunità psichiatrica di cui sopra ha chiuso per fallimento.
Poi però io sono una donna, mi soffermo sui particolari, do attenzione a cose che, agli occhi degli altri, sembrano insignificanti. Un annuncino che, di primo acchitto non ha niente di speciale ma che, a un’attenta analisi, rivelerà meraviglie:
Copincollo dal sito:
STUPENDO ragazzo 41 enne cerca bella ragazza da qualsiasi parte del mondo con fisico attraente. per amicizia e piu. e-mail: *****@****.**
Nota bene l’aggettivo iniziale: stu-pen-do.
E adesso guardate la foto abbinata.

stupendo

Roba che ti viene voglia di buttarti dalla rupe lì dietro.
 

VITA TRA DUE REFRESC

Ne sono successe di ogni. Di ogni (che espressione singolare, ne convengo).
Insomma ultimamente la mia vita si svolge tra un refresc e l’altro della posta elettronica in attesa di risposte a email, risposte a civvì, risposte esistenziali. Vivo il brivido dello spam e poco più.
Fatto sta che, nel frattempo, qualcosa devo fare (oltre a spendere diottrie e diottrie su ecsel). Quindi, di seguito, una serie di avvenimenti in ordine crono e logico.
CHEZZ: ebbene, quell’uomo magnifico che è il Bancario, essendo a conoscenza della mia condizione di indigente, è venuto a prendermi al lavoro porgendomi una bustarella. Questa, strumento di corruzione delle mie languide membra, conteneva due biglietti per lo spettacolo dei mici canterini.
A teatro, tra gente di ogni sorta disposta a pagare una cospicua sommetta, abbiamo assistito a questo balletto e cantetto di tutti tizi vestiti da Coveri con le capocce da gatti. La storia non si capisce, fatto sta che alla fine vince l’unica gatta coi tacchi.
Se vi capita, andate a vederlo. Chezz è bellissimo, vi viene proprio da dire io un Chezz così, non l’ho visto e non l’ho sentito mai. Uscirete canticchiando Mister Mistofeles urbi et orbi in secula seculorum.
GRAND HOTEL CRISTICCHI: Allora, sono stata a vederlo dal vivo. E’ stupendo, meglio di come lo ricordassi, e scusatssèppo. Altissimo, con quei capelli meravigliosi. Mette su questo spettacolino semplice e affascinantissimo. Un terzetto d’archi, un flauto traverso, un pianoforte e lui alla chitarra acustica. Apre con Vorrei cantare come Biagio Antonacci, chiude con Menomale. Di mezzo ci infila qualche successo alla Studentessa Universitaria e qualche altra meno conosciuta dalle masse ma anche più bella (leggere Il nostro tango) . Legge stralci storici impegnati e di sinistra, canta (senza il mio coro) una roba mezza inneggiante a Carlo Giuliani, recita la parte di un filippino emigrato in Italia. E’ proprio un figo. Lo amo.
Il suo concerto era, nelle mie proiezioni mentali, la grande occasione per conoscerlo e  pertanto mi ero acchittata a dovere. Tubino turchese di raso (che i fedelissimi ricorderanno) e tacco vertiginevole. Insomma, fino a qui niente di che. Il bello veniva col trucco e parrucco: occhi pestati e capelli frisé. Perché dopo dovevo andare con Amica Umbra all’ 80VogliaDiscoParty di Tcc.
L’80VOGLIADISCOPARTY DI TCC: Mi invita Tcc tramite Feisbuc, rinnova l’invito tramite essemmesse. E che fai, non ci vai? Essiccheccivado. E poi, disciamoscelo, io ho Il Vestito per le feste anni ’80 (tutti quelli che sono miei amici di Feisbuc lo hanno visto, gli altri rosichino vita natural durante). Un tubino nero fasciantissimo in plastica pura, incrocio grinzato sul decolleté generosamente esposto, lunghezza sotto al ginocchio con spacchetto irrilevante. Niente di che, fino a qui. Ma il bello sono le maniche: da condono. Due mega-giga-ultra-super panneggi che tendono dalle mie spalle a più infinito bianchi a puà neri. Un panneggio separato dall’altro da una serie di rose rosa con foglie, grandi come il mio pugno che è grande come il mio cuore che ha la circonferenza pari alla lunghezza della pianta del mio piede. Insomma: un abito fatto con tutto il mio cuore ma un po’ anche coi piedi. Condisco tutto con abbondante lacca, un fiocco di paillettes tra la criniera, una matita verde smeraldo, un fard fuzzia e delle calze bianche autoreggenti e velate.
L’invito, che millantava la presenza dell’indimenticata Fabiana Inculamorti, intimava il divieto d’ingresso a quanti non si fossero presentati vestiti a tema.
Ecco, all’ingresso eravamo vestite a tema solo io e Amica Umbra, coi suoi legghinz di pelle e il suo tutù nero a fiori.


 

Decidiamo quindi di occupare la postazione del bancone del bar. Dietro al bancone del bar. Cominciamo a distribuire cocktail all’umanità (in cui, ovviamente, siamo comprese anche io e lei) inventati con quello che rimaneva. Io sponsorizzo come fosse una mia invenzione lo Sciampagnoransg. Finisce la serata con il lascivo balletto su Amblù Eddabudì-Dabudà e, ubriache come poche volte nell’ultimo anno, torniamo a casa in tacsi.
LUI: l’ho rivisto. Dopo un anno e nove mesi di gestazione, l’ho rivisto. In provincia umbra, di mattina, venti minuti, al parchetto. Mi ordina la colazione, fa una battuta a cui ridiamo solo io e lui (il cameriere mi fa “come la vuole l’acqua signorina?” e lui, rispondendo per me, “la signorina la beve potabile”), chiacchieriamo di lavoro. Lui è sempre identico, con la sua camicia a righe bianche e azzurre e l’orologio che costa un monolocale. Sorride come sempre, si imbroncia come sempre. Mi dà un buffetto sulla guancia: è memorabile. Lui che fa una cosa dolce spontaneamente…questa cosa ha dell’incredibile. Sarebbe verosimile immaginare che dopo sia andato a uccidere a mani nude otto gattini per compensazione. Insomma, non succede e non ci diciamo niente di speciale, giusto un po’ di imbarazzo al momento dei saluti. Si lascia scappare un paio di affermazioni quali “ti sei dimenticata tutto, non ti ricordi più niente” o “tanto tu sei sempre tu, non sei cambiata per niente”. Insomma, affermazioni che finiscono in “niente”.
L’ho sognato per quattro notti e poi pace.
GRGA: ho rivisto pure questo! Aperitivo prematrimoniale. Faccio un’autocitazione e mi infilo il tubino turchese di raso (che i fedelissimi ricorderanno) e il solito tacco vertiginevole.  Un succo di frutta io, un cappuccino lui. All’aperitivo. Nell’attesa del suo arrivo, a un angoletto di Piazza della Repubblica (che è tonda) rimorchio un tizio secco e sbattuto in stile Franz Ferdinand che liquido con un “ciao eh”. Tra tutte le stronzate supercarine e  veramente molto da Grga, si fuma una sigaretta. Sono rimasta sconvolta: Grga che fuma. Questa è ansia da matrimonio signora mia, vera ansia da matrimonio. Mi lascio scappare un “ma mica ti devi sposare per forza, eh!”, così, con la mia certa noscialanza. Lui dribbla e torna a bomba sull’argomento del mese: l’addio al celibato. Di seguito l’esilarante (mah…) listina dei suoi desideri dalla quale io dovrebbi attingere idee.
lista grga
BANCARIO JONES: anche detto il mio frequentante. E’ un omino adorabile e odioso allo stesso tempo. Quando è adorabile si fa mettere nudo in piedi nella vasca da bagno, si fa tosare la pecora che gli vive in braccio, si fa passare col panno svuiffer per togliere i pezzetti di pelo residui. Quando è odioso mi invita a prendere un aperitivo in Via Frattina, come niente fosse e poi mi fa un livido al braccio. Praticamente voleva regalarmi una borsa e un paio di scarpe fa-vo-lo-si ma facendomi una sorpresa. Quindi davanti alla vetrina incriminata mi ha strattonato, coi suoi leggiadri novanta chili, per un braccio. Io ho tirato un urlo, l’ho mandato a farsi benedire da Bertone e poi mi sono resa conto di quanto stesse accadendo tutto-intorno-a-me. A quel punto, per tenere il punto, ci ho messo un punto: se mi vuoi fare un regalo, me lo compri e me lo porti, mica me lo devo scegliere io. Eccheddiamine.
Inutile dire che, da quel dì, pare che il mio armadio si abbini solo a quella borsa che, per la cronaca, ancora non possiedo. 

da “I DIARI DELLA PROSTATA” un brano scelto dal titolo “FERMATE IL VECCHIETTO!”[cit.]

Nzomma può anche accadere che uno arrivi a giovedì come se fosse venerdì: stanco, stufo, che barba e che noia [cit. reverenziale]
Che magari torni a casa alle sette e mezza di sera e gli sembri di aver spalato in miniera tutto il santo giorno e invece stava solo spalando fail ecsel. Capita.
Però, se questo "uno" è una bionda ventiseienne procace, che fa? Si lamenta? Ennò che non si lamente. Punta tutto sulle certezze della vita: il pettegolezzo.
Quindi, bando alle ciance, fiato alle trombe: La Sirenotta e Avvocatucci. Ve li ricordate? Lei bonazzona mia coetanea tuttatette e lui facoltoso quasicinquantenne dello studio accanto. A Parioli.
Qui, a beneficio di comprensione, va data una spiega (uelà, testina): questi due, per abitudine passano insieme il venerdì sera. Il programma della serata è fisso: cena in un bel ristorante, tutti (e due) a casa di lui (l'ormai nota Villa Arzilla), treminutitrè di gloria mascolina, pennichella e poi ognuno a casa sua. Per sette mesi. Tutti i santi venerdì compreso il venerdì santo. Capirete pure voi che a un certo punto stufa. Comunque le cene sono piacevoli e Villa Arzilla è scicchissima e accogliente, riabilitata alla vita di un singol abbiente di città: marmi bianchi, stucchi, lenzuola di pregio.
Comunque, succede (ormai un mesetto e mezzo fa) che, di venerdì, ci si appresti a svolgere il programma nella sua interezza. Cena, chiacchiere, vino, casa di lui, treminutitrè con tanto di tirata di capelli, mutanda bianca col bottoncino di lui e sonnacchietto. Si fanno le cinque di mattina, si alzano, lui va in bagno, si veste. Poi tocca a lei, si riveste, si mette la giacca e si prepara a lasciare Villa Arzilla. Passa in bagno a lavarsi le mani e, toh! Sul lavandino marmoreo algido che trova? Una poscettona nera di Scianel. Piena di trucchi.
Messo da parte l'istinto cleptomane, la mia cara Sirenotta di accorge che non sono i suoi. Molto bene.
Va di là, e dopo aver fatto notare la strana materializzazione a Avvocatucci, si sente rispondere "non sono miei!".
Insomma, senza girarci tanto intorno: lui fa l'amante della sua ex moglie.
Cioè, io credevo di poter dire la mia in merito alle relazioni extraconiugali, ma qui siamo proprio a livelli inarrivabili. Mi esimo dal giudizio.
In pratica lui aveva ritenuto normalissimo avere relazioni al di fuori di questa frequentazione fissa e La Sirenotta ha passato almeno un paio di settimane senza dormire, ammazzandosi di cioccolato, chiedendosi perchè e per come. Lui niente, manco le scuse.
Fino a che…noi partiamo per lo zoo di Testaccio. E lui manda una meil collettiva a tutto il nostro ufficio dicendosi dispiaciuto di non vederci più in giro.
La Sirenotta, paziente ormai da più di mese, non regge e lo chiama. Lui fa lo gnorri (dimmerda) e le parla come niente fosse. Poi le manda un messaggino per dirle che pensa a lei durante un convegno.
Poi la chiama. E qui viene il bello. Allora come stai e come non stai, allora il nuovo ufficio, allora il lavoro come procede, allora quella mostra l'hai vista…baggianate, fuffa, zero ciccia.
Poi comincia a parlare di sé: e adesso ho da fare questa cosa, adesso quell'altra, da quando non ci si frequenta più la mia vita ha subito un peggioramento (pareva un discorso sulle quotazioni in borsa) e gné gné gné.
A un certo punto, però, il dialogo si fa interessante, pare che Avvocatucci voglia entrare sul personale, tornare nelle grazie della Sirenotta, in una parola: riconquistarla.
– ti ricordi quella visita che feci…quegli accertamenti?
– aehm…sì (e torna in mente quel discorso sulla prostata)
– beh, sai, sono stato dal medico…
– ah, tutto bene?
– sì sì, anzi, meglio, mi ha dato un farmaco, mi ha subito fatto pensare a te, sai mi sento molto meglio…molto attivo!
– ah…come mai? (perplessità amica mia)
– si chiama "Sirenottase", pensa!
La mattina dopo, manco a dirlo, tutto ciò viene riferito a me che, modestia a parte, sono la Scerlocolms de noantri. Faccio una digitata su gugol e scopro che le indicazioni terapeutiche del Sirenottase sono: stati maniacali, demenza, oligofrenia, psicopatia, schizofrenia acuta e cronica, alcoolismo, disordini di personalità di tipo compulsivo, paranoide, istrionico. Deliri ed allucinazioni in caso di: schizofrenia acuta e cronica, paranoia, confusione mentale acuta, alcoolismo, ipocondriasi, disordini di personalità di tipo paranoide, schizoide, schizotipico, antisociale, alcuni casi di tipo borderline. Movimenti coreiformi. Agitazione, aggressività e reazioni di fuga in soggetti anziani. Turbe caratteriali e comportamentali dell’infanzia. Tics e balbuzie. Vomito.Singhiozzo.
Adesso, si sa, il singhiozzo è nel 2000 quello che l'aids fu negli anni Ottanta. Se Freddi Mercuri è morto così, auspicabilmente Bill Kaulitz perirà di singhiozzo, o di movimenti coreiformi.
E io penso che un mondo in cui un uomo per riconquistare la tua fi…ducia ti parla di prostata e psicofarmaci, è un mondo difficile.

LEZIONE DI SOSTEGNO

Ne parlo parecchio con LaSirenotta, ultimamente. Io e lei, va detto, abbiamo concezioni molto simili del rapporto di coppia e della relazione con l’altro sesso. Ci raccontiamo un sacco di cose personali e ci scambiamo i nostri fondatissimi pareri. Ci delucidiamo, quindi, in merito ai primi incontro con omeni di varia sorta e, dopo lunghe discettazioni, la conclusione è: l’appoggio è importante.

Per "appoggio" noi intendiamo proprio quello che sembra: uno lo deve appoggiare. Appizzare, appromare, puntare, come ve pare. Ma lo deve fare. Citando LaSirenotta direi "l’appoggio è fondamentale".

Insomma, a capisse, mica deve essere una cosa invadente e volgare. Mica sull’autobus come i maniaci. No no no. Quella è una violenza, una mancanza di rispetto.

L’appoggio va fatto in luoghi opportuni e con i modi appropriati. Ci vuole eleganza, discrezione. Con classe l’ominide si avvicina e ci fa capire de che stamo a parlà.

Non bisogna immaginare scene in cui questo pervertito in volgarotti ginz strappati arriva lì superarrazzato e tenta di creare un pertugio nel nostro cappotto, no. Immaginiamo invece questo bell’uomo in pantaloni grigi con la piega che, sussurrandoci un complimento o una battuta all’orecchio, ci fa sentire un po’ Mae West.

Appoggiarlo con maestria, per un uomo, equivale a un bel tubino nero per una donna: non è cafone ma provoca, è un incoraggiamento, una rassicurazione.

Ecco: uomini, se volete rafforzare la nostra autostima, appoggiatecelo. Vediamola in chiave psicologica e sociale: io sostengo il tuo appoggio, tu sostieni la mia selfconfidenz.

L’appoggio è simbolo di virilità e, se fatto a dovere, anche di savuarfer. Ci fa capire che gli piacciamo, che ci desidera ma ci rispetta così tanto da non provarci subito…aspetta il momento opportuno ma ci fa presente che per lui sarebbe opportuno anche seduta stante.

Appoggi leggendari furono quelli dell’Avvocatucci, subito alla prima cena, che ha conquistato senza se e senza ma la stima della mia cara collega.

L’appoggio dello Scrittore alla stazione, palese e spontaneo. L’inaspettatissimo appoggio di Bancario Jones sulle scale della metro, proprio lui, così riservato. Alla mia domanda "ma che me l’appoggi?" rispose "sì, mi va" come se gli avessi chiesto "n’antra po’ de parmiggiana amò?".

Insomma, donne, non fate le signoramiamachescandalo, daje. E’ così: diffidate di chi non l’appoggia. Chi non  l’appoggia in tua compagnia o è un ladro o è una spia.

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ALTRO CHE PLATINO-IRIDIO

Forse non tutti sanno che io ho fatto ondeggiare le mie bionde chiome per diverso tempo (in quantità equivalente a una laurea di primo livello in interpretazione e traduzione) in quel di Trieste. Tra le cose che ho imparato posso tranquillamente annoverare la differenza tra il caffè macchiato e quello gocciato, come camminare con il freddo percepito di meno venti gradi e la pioggia a vento e come convivere con il vicino arabo fondamentalista. Perchè io a Trieste vivevo in uno studentato: due palazzine in cemento armato abitate da quattrocento studentessi universitari. Avete presente i campus di Legally Blonde? Dimenticateli. Si mangiavano patate lesse il lunedì che diventavano patate prezzemolate di martedì per finire mercoledì come patate alla maionese e giovedì in qualche sformato che il venerdì avrebbe composto polpette di patate. Però c’era a disposizione una grossissima fauna (notevole quella maschile importata dal Camerun e dal Libano con punte di eccellenza in Israele).Si viveva tutti in loculi singoli e si divideva il bagno con un’altra persona. Io l’ho diviso con Pugliese Lurida e Ladra il primo anno, con Archentina Psicotica ma Divertente il secondo e con Secca Timorata di Dio ma pronta alla Vera Vita il terzo. E’ lì che ho stretto i rapporti con Mau e conosciuto Agb. Queste, com’è noto, sono diventate due mie carissime compagne esistenziali e tutto il resto è storia.

In occasione delle festività natalizie, quindi, ci si scambia gli auguri via sms. Si scelgono per le amiche le parole più care, più sentite, si esprimono i desideri più profondi.

Giunge per primo l’essemmesse di Agb che riporto fedelmente:  

"Frangia e Mau, tanti auguri con tutto il cuore che babbo natale vi porti tanta gioia e tanto ammmore!insomma, bando alle ciance vi auguro tantissimo love sex e american express. vi vi bi"

 E dopo aver provato immensa stima ed aver ringraziato parimenti, mi giunge l’augurio di Mau:

"Stimate Frangia e Agb, io vi auguro un natale felice e un anno sereno con un buon lavoro, un bel conto in banca, cappotti e scarpe nuove a volontà e un uomo figo, ricco, innamorato, generoso, gentile e soprattutto F12. e già che ci sono lo auguro anche a me. miss u"

Penso proprio che le mie amiche siano invidibiabili. Ma probabilmente non a tutti è chiara l’ultima parte del messaggio di Mau in cui si parla di F12.

Ebbene, digrediamo. Mau viveva nello studentato e stava in stanza con Pol. Questi è un giovane uomo sardo di notevole beltade. Studente della nostra stessa facoltà ma più giovane, praticava con gaiezza la propria gheiezza. Fidanzato in casa con un professore di storia dell’arte non disdegnava orge entro il confine sloveno, incontri fugaci e scopazzamenti occasionali. Di cui, ovvio, ci rendeva partecipi non fosse altro che per farsi depilare la schiena.

Sin da subito si notò che uomini e donne guardano nei maschietti che si portano a letto cose completamente diverse: ci trovammo basite di fronte alla misurazione del peso degli zebedei di uno, o alla descrizione delle cosce depilate di un altro. Nessuna di noi aveva mai badato a queste cose. Il terreno comune di confronto era quello del centimetro. Lì si dibatteva a suon di "ma più piccolo di un baunty?" e "poco meno dell’astuccio!". Il problema è che il parametro di misura è sempre troppo variabile.

Così Pol, pratico e conciso, decise di applicare un sistema di misurazione col computer portatile pressochè universale con un margine di errore abbastanza basso: "ma più o meno lungo che da F1 a F12?"

(se hai letto e lo hai appoggiato alla tastiera, abbi almeno il coraggio di ripulirla!)