SPARARE SULLA CROCE ROSSA

Ieri sera sono stata ancorata al pc. Spiaggiata sulla mia seggiolina da camera a buttare giù l’ennesimo curriculum da mandare al master per ottenere (mah…) un tirocinio. Non si trova neanche più da fare gli schiavi. Dove andremo a finire, mi domando.

Dopo la chiacchierata di sabato con Lui, aleggia sul mio cranio una nuvoletta di depressione, malinconia, tristezza, pessimismo e fastidio. Una nuvoletta di merda, insomma.

In tutto questo spallamento smessaggiavo con BelloneMicroFallico che, col suo tono sempre scherzoso, mi metteva alle strette per questa cena di pesce. Tergiverso e lo lascio in sospeso. Che cuocia un po’ nel suo brodo, non gli fa male. Però lo vedo bello agguerrito e deciso a segnare il punto. Quanto rido…ah ah.

Stamane mi alzo al solito orario illegale (le sei meno un quarto) e vado a Roma, programma della giornata: Mostra su Giotto e il Trecento, incontro con la reponsabile mostre del Vittoriano. Questa donna è l’incarnazione di tutto ciò che io vorrei essere: bionda, magra, una bocca perfetta, capelli lisci, laurea in economia, laurea in storia dell’arte, lavoro di responsabilità e sensibilità, calma, pacatezza, gusto, sobrietà. Un angelo.

Insomma ricomincia a scrivermi BMF. Soliti scherzetti scemi, tanto per essere presente. Ma il tempo passa e io mi annoio…autobus, metro, treno, casino, calca, carnaio…che palle! Come ammazzare il tempo? Tiro fuori il mitico nochia rosa e penso: ma non era il compleanno di Lamebo? Ebbene sì, gli avevo estorto questa informazione. Allora digito:

Ciao! se non ricordo male uno di questi giorni era il tuo compleanno: auguri! Trent’anni e non sentirli…baci

Passa un’oretta e vedo apparire sullo schermo: 1 nuovo messaggio.

Guardiamo la scena dall’alto: una giovane donna con la panza al Vittoriano, delle spiegazioni interessanti e/ma pallose, un fermaglio di Alviero Martini, delle scarpette da tennis stilose ma zozze, dei pensieri vaganti, un sonno pressante, degli occhiali gialli e viola.

Si è stato propio ieri.. Ke memoria!!Grazie tanto per l’auguri 🙂 un bacio

Cioè. Che dire? Quanta ignoranza tutta in un essemmesse. Forse gli è morta la maestra all’asilo. Nido. Forse si è fatto digitare il messaggio dal suo amico cingalese analfabeta.

Mi ci voleva proprio per sentirmi una persona migliore. Lamebo grazie di esistere!

DELLA SINCERITà DELLE MUTANDE ovvero CON MENO DI TRENTA DENARI NON METTO IL NASO FUORI DI CASA PERCHè SONO UNA RAGAZZA SERIA

Post lungo e privo di contenuti interessanti scritto al solo fine di temporeggiare prima di tornare sulle maledette dispense di marcheting mannaggment.

Ieri sera è stato uno dei sabati meno biondi della storia. Però mi sono divertita.

Si dà il caso che a breve abbia un esame su una materia che stimola il mio interesse tanto quanto un lemure mi stimola l’appetito. Insomma, il programma è abbastanza vasto, la voglia di studiare è scomparsa, credo sia morta, al massimo l’hanno portata via i Rom e non tornerà mai più

Riesco a convincere la mia cerchia sociale che di uscire, per me, non se ne parla, che farmi la doccia mi porta via tempo, che rompermi le scatole nel solito pab non mi aiuta la concentrazione eccetera eccetera. Morale della favola: tutti a casa mia. MiglioreAmicaSecca, ragazzad’inglese1 e 2 e Journalist (attualmente ragazzo di ragazzad’inglese1). Mi raccontano i pettegolezzi secondo cui insegnanted’inglesezoccola se la faccia con i clienti facoltosi della scuola, il tipo addetto ai contratti sia una spia (il maglioncino viola la diceva lunga) e la cicciabomba segretaria si stia licenziando di nascosto. Poi mi aggiornano su una studentessa nuova che, al primo appuntamento serio con uno, venne portata – in pieno inverno- alle terme. Cioè, la prova costume d’inverno: non c’è scampo. Voglio morire.

Poi parte una disquisizione sul nostro abbigliamento notturno, scaturisce non a caso ma dalla confessione di ragazzad’inglese2 (da qui RdI2) riguardo la sua liaison dangereuse con VecchioSposato.  Insomma VS la porta a fare i uichend nelle biutifarm e in tutti posti fichi. Le ho domandato, con una certa curiosità: ma la prima volta che ci hai dormito insieme (e per dormito intendo dormito) che ti sei messa? Perchè, a mio parere, in queste situazioni mica ti puoi presentare in versione pantera abarth, ché dopo pare che non aspetti altro. Lei mi ha detto, giustamente, che col pigiama di pail ci manca solo di dire entusiasticamente Tinchi Uinchi e sembriamo dei Teletabbis.

Ovvia conseguenza è stato il dibattito sulle calze: tutti d’accordo sull’oscenità del collant col tallone rinforzato, peggio che mai a vita alta, diocesalvi se color carne. Peggio di questo solo i gambaletti, profetica l’affermazione di RdI2 "ma allora quant’è meglio un onesto calzino?". Verità incontrovertibile.

In tutto questo io ero in versione Lafrangia Casalinga Disperata ovvero in tuta, con una felpetta da squatter dell’annata lisboeta. Con sicumera (io lo so che tutte le donne lo fanno, ma tutte tutte tuttissime) "Ma che pure voi ai primi appuntamenti vi mettete l’intimo spaiato?". Risposta generale "ECCERTO!".

L’unico uomo della stanza ci guarda allibito, vedo che il nesso tra mutanda celeste, reggiseno rosso e primo appuntamento gli sfugge. Eppure è un ragazzo intelligente e sveglio. Gli spieghiamo con tutta calma che l’intimo random abbinato a una ceretta disattenta fa di ogni donna una ragazza seria.

Come tutti gli uomini minimizza, ci tratta da pazze e ci dice che certe cose le notiamo solo noi. Ma quando mai? E poi, però, racconta della croata che aveva sulle gambe i peli a spadone. Adesso, dico io, i peli sono così poco importanti però ci crei una terminologia apposita? A spadone?

In qualunque caso questo simpatico deterrente social-moral-sessuale può essere ben  mistificato con l’uso di calze dai 40 denari in su.

Adesso che scrivo il post, poi, mi viene in mente una scenetta dell’anno scorso. Circa un anno fa ebbi un incidente e dovetti sottopormi alla fisioterapia. (modalità presente storico on) Insomma l’ortopedico mi consiglia un fisiatra del mio paese, prendo appuntamento e vado. E’ in una palestra. Mi metto delle mutande di laicra verdi, un top nero e una tuta da casa. In fondo è una visita medica e truccarmi non serve, i capelli vanno più che bene legati. Sì, sì, come no. Arrivo e il fisiatra ha qualcosa come 32-33 anni. A onor del vero va detto che è uno sgorbio alto un metro e mezzo e iperpalestrato, coi baffetti e i capelli ingellati. Porta quelle scarpe superareate per concedersi 3 o 4 centimetri in più. Ma se ti arrivo abbondantemente all’attaccatura dei capelli, caro mio, la diagnosi è "nanismo puro".  Non si sa perchè, sto tipo si sente un gran figo. Mah. Mi misura, mi pesa, mi mette mezza ignuda su una pedana di legno. Fa una faccia tra lo schifato e lo sgomento, emette sbuffi e suoni tipo MMMMM… preoccupati. Io sto lì, esito, non so che dire, sto in mutande spaiate davanti a uno che mi guarda come se avesse visto Giuliano Ferrara in tanga e mi fa "tocca che te chiudi la bocca, la pasta scordatela". Che tatto, che finezza. Poi mi dà divieto assoluto di tacchi.

Qualche tempo dopo finisco per sbaglio in un’orrida birreria di provincia, una cafonata. Però era tipo di venerdì quindi io stavo abbigliata, truccata, parruccata e taccata a dovere. Chi ti vedo sulla porta dell’orrida birreria? Ebbene sì, il fisiatra. Sorrido con la faccia di chi l’ha fatta grossa mettendosi quegli otto-nove centimetri di rialzo e accenno un ciao. Lui mi guarda, faccia sorniona, e proferisce " hai capito la bionda…" . Cioè, non mi aveva riconosciuta. Magari è parente dello Gnomo Libraio.

SONO INTORNO A NOI, IN MEZZO A NOI

Una mattina, qualche tempo fa, al master venne un Giovane Ragazzo con Giacca Aderente. GRGA ci è stato presentato come un fantastico comunicatore italiano che ci avrebbe onorato di due ore del suo tempo per farci lezione. Siccome GRGA pareva molto simpatico et gentile et friulano, l’ho contattato su feisbuc per chiedergli dei consigli di lavoro. Come previsto si è dimostrato gentile et simpatico et friulano. Stamattina l’ho incontrato dal vivo e abbiamo fatto colazione insieme mentre mi perdevo roba dalla borsa. (Non poteva uscirmi dalla borsetta, chessò, la moleskine? no? proprio le cuffie dell’aipod rosa confetto dovevano uscire?)

Adesso io racconterei anche la versione frangesca dell’incontro, della vestizione, della mappa misclen che mi ha fatto fare il giro dell’orto per arrivare a tre centimetri da dove mi aveva lasciata il treno. Ma non posso. Di seguito la ragione:

– …quindi ti piace internet? io sai, scrivo un sacco di roba per lavoro e vorrei tenere anche un mio blog ma proprio non ci riesco..

– ah, davvero? sai io un blog ce l’ho…l’ho aperto il giorno del mio venticinquesimo compleanno…

– ah sì? e di che parla?

– mah, sai, di questa ragazza bionda un po’ scema, un po’ svampita…

– ah, sei tu quindi!

– ehm..

– e l’indirizzo?

– no, vabbè, ma dai… ma mica ti interessa…

– no, dai, dimmi l’indirizzo che ci vado, lo commento con un nic che tu non capirai mai che sono io…

– aehm…

– allora?

E come potevo non dargli l’indirizzo? Quindi adesso GRGA potrebbe accedere qui da un momento all’altro.

A REAL BLONDE GIRL NEVER GIVES UP

Succede che incontro due mie care amiche alla stazione Termini: andiamo insieme ad una festa-aperitivo. Dobbiamo scegliere il regalo per la festeggiata e propendiamo per un libro. La mente associa con contatto diretto libro-Borri-Emanuele. Ma è domenica, e magari – Povero Tesoro – non lavora. Allora entriamo e decidiamo di scegliere un manuale sui vini o sul cinema. Ci trastulliamo per un’ora e mezza tra Curare la stipsi con la cromoterapia, Angeli di découpage e Chi ha rubato l’Uccello quando, tra una lacrima per le risa e l’altra mi trovo davanti lui, Povero Tesoro.

Digrediamo: stavo andando a una festicciola, una cosa informale, per cui non avevo la tenuta panterona – ovvio – ma avevo quei 5/6 etti di mascara che bastano e un cappottino giustamente rivelatore di curva e pendenza.

Lo guardo negli occhi, batto le ciglia imbarazzata, e faccio "Ciao!" spalancando un sorriso. PT mi guarda, fa una faccia stralunata e invece di dire quello che sta pensando, se ne esce a stento con un "…ciao?…". Se avesse dato consistenza alla sua voce interiore sarebbe uscito qualcosa del tipo "E questa mo’ chi è?".

Continuo a guardarlo tra gli scaffali, vado a pagare. PT niente, impalato che cataloga, prezza, sposta, smarmiccia, impila, ammonticchia, registra. Concentratissimo. Indossa dei pantaloni larghi, delle scarpe da tennis marroni e masticate, normalmente deve lavorare su una pedana di mezzo metro oppure gli hanno segato i polpacci. Ma io apprezzo i suoi modi. Quali modi? Non importa.

Mi specchio appena fuori dalla libreria: capelli in ordine, bionderrimi, due pozzetti di Ionio con un contorno nero al posto degli occhi. 

Le mie amiche mi guardano come vedesso un poltergaist: come fa a piacerti? sei impazzita? dovrebbe, in ordine:  baciare terra, creare un santuario in nome di tutti gli dei che ti hanno rinconglionita e messa sulla sua strada, venerarti come la dea Kalì, fare la danza della pioggia e dell’ammore.

Invece non mi caga manco per sbaglio. Roba che se cado in terra mi scavalca.

Ci rimugino, ci bevo un numero dispari maggiore di 3 di prosecchini e torno a casa. Ne discuto con la mia amica ospitante romana.

Arrivo a scuola, ci penso ancora, non me ne faccio una ragione. Confabulo con le compagne di banco e la compagna di pendolo, la strollica, mi annuncia che la luna è entrata in sagittario e che quindi tutto andrà bene. Stabilisco di mandargli un essemmesse. E’ passata una mazzutissima settimana e del millantato aperitivo/caffè manco l’ombra.

Sei ghei? dimmelo. Sei fidanzato? dimmelo. Non ti interesso? curati.

Prendo il nochia rosa a quattro mani e digito:

A quando il caffè? E’ arrivato il momento di conoscerci, altrimenti dovrò venire in libreria con un segnalibro a  freccia per farmi riconoscere! Frangia

Attendo, attendo, attendo e poi, parbleu, due essemmesse tutti insieme. Uno è il suo:

Sono a san lorenzo nel primo pomeriggio. se stai da queste parti possiamo trovarci. senza freccia dai…

Dicasi questo "essemmesse di merda". Cioè, per la serie "sì dai ti faccio sto piacere, passa tu". Ma stiamo scherzando? Mah. Cioè, PT chi è la bionda tra i due? Allora decido di aspettare la canonica ora e cinque minuti e poi scrivo:

Ho letto ora il messaggio ma sono al master. Se vuoi possiamo fare domattina…

Qualcuno ha testimonianze di una bionda tanto remissiva e paziente? Forse il problema è proprio questo… Comunque tempo tre secondi netti mi risponde:

Ahi! domattina sto in libreria a cercare il frecciasegnalibro…sono di turno!

Ho tentato di vedere questo essemmesse come simpatico et grazioso et gentile. Ma sto mazzo! Cioè, sì, è tutto molto bello ma quando arriva la parte in cui mi inviti?

Io non ho parole. Non ne ho avute. E quindi non ho risposto. Tutto ha un limite.

Poi ho pensato che domattina potrei mandargli un caffè in libreria con un biglietto "VEDIAMO SE CON QUESTO TI SVEGLI". E non mi si venga a dire che mi piace perchè fa il prezioso, perchè così non è. Vabbè che ormai anche noi Bionde ci accontentiamo di quel che passa le couvent, ma nzomma. Ormai è una questione di principio.

Ma  intanto faccio il castoro. E dunque rosico.

avvio masterizzazione in corso

L’altroieri è stato un grande giorno per la storia dell’umanità: Obama alla Casa Bianca e io al Master.  Il mondo politico e quello delle pubbliche relazioni, dunque, si preparino a cambiare.

Insomma succede che ho iniziato a frequentare quest’ Università per CattoRicconi (UCR), rigorosamente naa capitale, rigorosamente in centro, immersa in una vallata di preti, monache, cardinali e vescovi.

UCR ha selezionato venticinque giovani promesse dell’Events Management  a cui verrà insegnata, a colpi di consulenze, l’arte di vendere l’aria fritta. Dicono che sia molto glemur. Pare un corso di laurea costruito intorno alla mia personalità.

Onestamente devo ammettere che l’idea di accalappiare un cattoriccone, al momento del pagamento della prima retta, un pochinino mi ha sfiorata.

Insomma arriva questo benedetto primo giorno e io sono arrivata un’ora in anticipo, con la curiosità di una scimmia spulciante un’altra scimmia, a conoscere le altre ventiquattro giovani promesse. Per cominciare bene all’uscita della metro mi ferma uno con l’alito obitoriale e mi dota di un giornalino dal titolo Svegliati! contenente un simpatico articolo che titola Perché devo rincasare presto la sera? (giuro di recensirlo). Poi, deo gratias, in classe conosco i tuentifor.

La più stupefacente è una venuta dal Messico per seguire questo corso, poi c’è una che viene dal master in economia della Sovbonn che, dopo una vita a Parigi, ha pensato bene di trasferirsi a Potenza per amore. Poi c’è la sorella cessa di Uinona Raider, una greca coi baffi, una colombiana e – notiziona – deve arrivare dall’estero una che si chiama Chavez e ha problemi col visto. Chissà se conosce Ugo e Naiomi (aggiornerò). Poi ci sta pure Miss-a-me-trenta-non-me-lo-mettono-perché-ce-l’hanno-con-me, pare che ogni università  sia dotata di un essere del genere, tendenzialmente con capelli lunghi, lisci e scuri. Si annovera anche Marchigiana Simpatica e Mandria di Belle Ragazze.

Ma passiamo al "sodo" (?): gli omeni. In numero di tre. E già è poco entusiasmante. Uno dice "fossero di qualità…", e invece manco quello. Uno va letteralmente in giro na scarpa e na ciavatta ( e na stampella) perché s’è spezzato un’unghia. Gli altri due portano la tracolla di Gucci. E penso di aver detto abbastanza e di poter tralasciare che uno porta pure il maglioncino rosa ed è il sosia di Giorg Maicol in Feit.

Il problema grosso, poi, sono le sedie. Di legno. Fisse. Piatte. Praticamente io che guardo Magalli dal basso, se mi metto seduta composta non tocco coi piedi a terra  non arrivo con le braccia al quaderno che sta ancorato, a sua volta, su un banco sempre di legno e sempre fisso. Se invece mi metto pizzuta con mezza chiappa giù e mezza dal sedile mi viene un solco orizzontale a metà. M’hanno fatto il culo a strisce nel senso letterale del termine.

Ci hanno detto che ai masterini è stato concesso il grande onore di fare lezione nell’aula più antica dell’università. L’avrà progettata Torquemada, a occhio.

E poi ieri è venuto a farci lezione Mega Manager Milanese. Secondo me prende le percentuali sui quant’altro, altrimenti non si spiega.  Ovvero: io concepisco una frase come "un buon tim è indipensabile per organizzare fiere, opendeis e quant’altro". Fin qui ci sono. Mi perdo però quando se ne esce con "al motorsciò la concorrenza schierava le solite belle ragazze con le tette fuori e quant’altro" o,  perplessità maxima, "ok ragazzi, facciamo una pausa così vi fumate una sigaretta e quant’altro". Mi sono venute in mente un sacco di cose poco lecite a cui ammiccare in un’università che -sì- è libera, ma -sì- è anche della Santissima Qualchecosa.

E insomma tutto ciò ha una strana influenza sul mio apparato gastrointestinale. Arrivo a casa, mi strucco e faccio una cacca. Poi vado in cucina, decido cosa mangiare, lo comunico alla mia genitrice e, impellentemente, faccio un’altra cacca. Secondo me è colpa delle sedie e quant’altro.

la mala educaciòn

Non riesco nemmeno a immaginare quante volte, da bambina, mi sia sentita ripetere "Frangia hai salutato?", "Frangia hai detto grazie?" "Frangia hai chiesto per favore?" e cose del genere.

La mia bisnonna diceva sempre "te la insegno io l’educazione!", perchè in fondo, a suo parere, dare un buon esempio e un buon ceffone mi avrebbero insegnato, appunto, ad essere una persona che sa stare al mondo educatamente.

Per cui, per me, essere maleducato ha sempre voluto dire: essere sgarbato, scortese, invadente e poco disponibile col prossimo (e spettinato, aggiungerei).

Picchiare qualcuno, quindi, non rientra nella scala di valori tra la casella "scortesia" e la casella "maleducazione". Rientra in "criminalità".

Se poi sto qualcuno lo si ammazza di botte fuori da una discoteca, in comitiva, tutti contro uno, beh, allora possiamo chiamare in causa le caselle "follia criminale ma consapevole", "testadicazzaggine", "infamia", "cattiveria" e cose così.

Quindi, quando sentirò la notizia del processo di sto branco di imbecilli (non dico bestie che mi si offende il gatto) e verranno fuori parole come "giustizia", "attenuante" e la fantastica "rieducazione" metterò a disposizione il mio caminetto per squagliarci la chiave.

Perchè punirne uno per educarne cento va bene ma, quando è troppo tardi per educare, puniamoli pure tutti e cento.

 

Guarda che io ti capisco

Caro Babbino,
mi hanno detto che non esistevi a 8 anni, facevo la terza elementare.
Ero riuscita a cambiare banco e non stavo più vicino a Ilaria.
Non dicevo nemmeno più pomodôro – côsa – rôsa. Adesso stavo seduta tra Alice e Marco S., un tipo stranissimo che chiamavamo murator e che si era cimentato nella costruzione di una piscina in cemento per il suo gatto di nome Sissina. (si segnala uno strano uso dei deittici)
Insomma eravamo rimasti solo in due a credere alla tua esistenza e la maestra Antonella ci disse che tu, in realtà, eri mamma e papà. Non capivo se te li fossi mangiati o cosa, per sicurezza ci rimasi malissimo.

A distanza di anni, molti anni, io ancora non credo alla maestra Antonella che, tra le altre cose, mi è sempre stata abbastanza antipatica e adesso si è pure fatta un lifting (che in Umbria pare una cosa molto all’avanguardia).
Però sono cresciuta e mi rendo conto che anche tu hai un’età, che non è facile andare in giro con quel sacco enorme, e poi tutto in una notte, con quelle renne e quella panza che ti ritrovi e i casini aerei per colpa di Alitalia. Per dirti, lo so che è un mondo difficile e che tu sto lavoro lo devi comunque fare e che lavori giusto una mesatina all’anno, però è una mesatina in cui sono pazzi amari.
Allora ho pensato una cosa: da me passa alla fine, quando hai il sacco vuoto, così invece di portarmi qualcosa in più che non mi serve, mi levi qualcosa che proprio non mi serve più.

Di seguito la lista:
– cinquechilicinque superflui (cellulite compresa, non fare il furbo con me)
– i baffi, i peli delle ascelle, dell’inguine e di tutte le zone in cui c’è di meglio da fare che la ceretta
– la polvere dalle mensole
– le bollette
– le doppiepunte
– i vicini del piano di sotto e di sopra
– i libri di algebra delle medie che non mi servono ma non ho il coraggio di buttare
– i dolori mestruali
– tutta sta pioggia ché non se ne può più
Tanto che ci sei magari porta anche giù il secchietto dell’umido, tanto stai di strada.
Si può fare? Che ne pensi? Non violiamo nessun regolamento dal nome “Babbo Natale ha sempre funzionato così e sempre così funzionerà in secula seculorum”?

Fammi sapere, ci sentiamo.

Frangia

Peperoni a colazione

Immagino che quando apri un blog (con uno pseudonimo) puoi anche aprirti una nuova personalità. Inventare, insomma, un personaggetto ganzo in alternativa al tuo vero “me”.
Ma si dà il caso che io sia bionda e, dunque, un personaggetto ganzo lo sono davvero. E forse è anche il caso che scriva una specie di biografia, visto che non mi conosce nessuno.

Nasco un po’ di tempo fa (che a me pare troppo, ma agli altri anche no) in Umbria. Il che non significherà assolutamente niente nella mia esistenza.
A qualche mese mi trapiantano in Puglia dove inizio a parlare con le vocali chiuse dicendo pomodôro – côsa – rôsa. Poi pensano bene di traslocarmi in Umbria dove inizio la prima elementare. Sarà un trauma perché la mia compagna di banco Ilaria (scelta in base al fatto che eravamo le più gnome della classe) mi spacca di botte, principalmente perché dico pomodôro – côsa – rôsa. E se piango la maestra mi mette all’angolo.
Ché io ho fatto la prima elementare nell’ultimo anno della maestra unica. E non è stato per niente carino.
Girovago un po’ per l’Umbria e finisco le scuole “in città”, dove tutti si portano la tuta nella borsa di ricambio per fare ginnastica. E io no.
Con la mia tuta indossata già da casa mi innamoro pazzamente di uno sgorbietto pieno di brufoli e pelato già a diciassette anni, con una motivazione validissima: era arrivato primo al concorso di latino della scuola. Gli scrivo una lettera d’amore al giorno, anche bella, e gliela lascio sotto il banco.
Lui non mi cagherà mai fino al giorno prima della mia partenza per il Portogallo. E’ quello il momento in cui mi prendo una delle mie più grosse rivincite da Bionda.
Insomma giretto un po’ tra la Francia e Trieste, passando per lavoretti vari ed eventuali.
Alla fine torno in Umbria dove sono attualmente stanziata.

Si vocifera che:
– abbia fatto la majorette
– abbia fatto la ballerina di latino-americani
– abbia suonato il piano
– abbia sfoggiato favolosi look anni ottanta
– abbia suonato il triangolo con una camicetta a pois in chiesa
– abbia fatto il chierichetto-femmina per due volte
– abbia dato un calcio nei coglioni al maestro di nuoto per sbaglio
– sia stata fan di Valentino Rossi e dei Korn inspiegabilmente
– abbia un futuro da gay icon
– sia stata scambiata per russa-polacca-croata in molteplici occasioni
– sia vegetariana con parentesi
– abbia un passato da fly-girl ma anche da ragazza interrotta
– abbia avuto i capelli blu, rossi e….(rullo di tamburi) …NERI.

Ma io non confermo niente.