LODE A TE O DILDO (parte II)

…Io e Primate corriamo in calzoncini nel vialetto di casa, una fiat Stilo rombante ci attende, guidata da un pallidissimo e tremante Professò.

–       che è successo Professò?

–       Eh…un casino…

–       Sì, vabbè, stavo mangiando il tiramisù, vuoi dirmi cosa per cortesia?

–       Eh…le hanno trovato una cosa…

–       E che cosa?

–       Eh quel coso di gomma…

–       Oddiodiodiodio…e mo?

–       Eh, ora è un casino…

E lo credo bene! Immaginate di essere il genitore di una ragzzina che nasconde in casa un vibratore, reagireste con una bella pacca sulla spalla?

Insomma, corriamo nell’hinterland milanese a palla, Primate analizza la questione sotto ogni aspetto penale e cerca di tranquillizzare il suo amico.

Arriviamo nel giardinetto di queste casette a schiera e scende sta signora, la madre, e ci parla. Io subito mi lancio nella mia attività di pierre e comincio a dire: eh, ma sa, ma un addio al celibato, per un  nostro amico che si sposa….uno scherzo volgare…ma uno scherzo…Credente non c’entra niente…siamo stai noi…

La signora dapprima diffidente e incazzata, pian pianino si scioglie e comincia a credere alla panzana.

A me veniva davvero tanto da ridere, quando Primate prende l’iniziativa e fa: e poi sa, signora, abbiamo scelto una roba esagerata proprio perché è uno scherzo…

E lei: eh, mi pareva, c’aveva pure tutti quei brillantini!

Io non mi trattengo, guardo Professò che se avesse potuto sarebbe sceso tre metri sotto terra e faccio: ehhhh, come nooooo….

Insomma ci scusiamo, davvero, dal profondo del cuore, siamo noi che abbiamo messo nei casini quest’anima pia e innocente della loro devota figliola…quando all’orizzonte scorgo una figura semovente.

Si tratta di un omuncolo di piccola taglia con le braccia rotanti in aria, tipo Ercolino sempre in piedi. In canotta e mutandoni arriva sparato verso di noi, sento anche che rumoreggia ma non capisco cosa dica.

Dopo un po’ comincio a distinguere i suoni: sittuu?ie taccideeeeee! Ie te tagghie a capaaaaaa!

Sì, sì, era Papà Credente che voleva sgozzare Professò nel parcheggio davanti agli occhi dei vicini affacciati.

Primate mi spintona in macchina, io chiudo la sicura, arriva quel bonazzo di fratello Credente a trattenere il paparino e la mamma tesa di un dolore e un imbarazzo indescrivibili.

Nel pathos generale, Primate in versione avvocato in bermuda, Professò mortificato pallido e indietreggiante, Papà Credente a braccia protese e vene gofie, si consuma una scena di quelle che solo una volta nella vita: la suocera  dà in mano a Professò un enorme pene di gomma viola brillantinato.

La vita è davvero una sorpresa che ci stupisce ogni giorno.

ALTRO CHE PLATINO-IRIDIO

Forse non tutti sanno che io ho fatto ondeggiare le mie bionde chiome per diverso tempo (in quantità equivalente a una laurea di primo livello in interpretazione e traduzione) in quel di Trieste. Tra le cose che ho imparato posso tranquillamente annoverare la differenza tra il caffè macchiato e quello gocciato, come camminare con il freddo percepito di meno venti gradi e la pioggia a vento e come convivere con il vicino arabo fondamentalista. Perchè io a Trieste vivevo in uno studentato: due palazzine in cemento armato abitate da quattrocento studentessi universitari. Avete presente i campus di Legally Blonde? Dimenticateli. Si mangiavano patate lesse il lunedì che diventavano patate prezzemolate di martedì per finire mercoledì come patate alla maionese e giovedì in qualche sformato che il venerdì avrebbe composto polpette di patate. Però c’era a disposizione una grossissima fauna (notevole quella maschile importata dal Camerun e dal Libano con punte di eccellenza in Israele).Si viveva tutti in loculi singoli e si divideva il bagno con un’altra persona. Io l’ho diviso con Pugliese Lurida e Ladra il primo anno, con Archentina Psicotica ma Divertente il secondo e con Secca Timorata di Dio ma pronta alla Vera Vita il terzo. E’ lì che ho stretto i rapporti con Mau e conosciuto Agb. Queste, com’è noto, sono diventate due mie carissime compagne esistenziali e tutto il resto è storia.

In occasione delle festività natalizie, quindi, ci si scambia gli auguri via sms. Si scelgono per le amiche le parole più care, più sentite, si esprimono i desideri più profondi.

Giunge per primo l’essemmesse di Agb che riporto fedelmente:  

"Frangia e Mau, tanti auguri con tutto il cuore che babbo natale vi porti tanta gioia e tanto ammmore!insomma, bando alle ciance vi auguro tantissimo love sex e american express. vi vi bi"

 E dopo aver provato immensa stima ed aver ringraziato parimenti, mi giunge l’augurio di Mau:

"Stimate Frangia e Agb, io vi auguro un natale felice e un anno sereno con un buon lavoro, un bel conto in banca, cappotti e scarpe nuove a volontà e un uomo figo, ricco, innamorato, generoso, gentile e soprattutto F12. e già che ci sono lo auguro anche a me. miss u"

Penso proprio che le mie amiche siano invidibiabili. Ma probabilmente non a tutti è chiara l’ultima parte del messaggio di Mau in cui si parla di F12.

Ebbene, digrediamo. Mau viveva nello studentato e stava in stanza con Pol. Questi è un giovane uomo sardo di notevole beltade. Studente della nostra stessa facoltà ma più giovane, praticava con gaiezza la propria gheiezza. Fidanzato in casa con un professore di storia dell’arte non disdegnava orge entro il confine sloveno, incontri fugaci e scopazzamenti occasionali. Di cui, ovvio, ci rendeva partecipi non fosse altro che per farsi depilare la schiena.

Sin da subito si notò che uomini e donne guardano nei maschietti che si portano a letto cose completamente diverse: ci trovammo basite di fronte alla misurazione del peso degli zebedei di uno, o alla descrizione delle cosce depilate di un altro. Nessuna di noi aveva mai badato a queste cose. Il terreno comune di confronto era quello del centimetro. Lì si dibatteva a suon di "ma più piccolo di un baunty?" e "poco meno dell’astuccio!". Il problema è che il parametro di misura è sempre troppo variabile.

Così Pol, pratico e conciso, decise di applicare un sistema di misurazione col computer portatile pressochè universale con un margine di errore abbastanza basso: "ma più o meno lungo che da F1 a F12?"

(se hai letto e lo hai appoggiato alla tastiera, abbi almeno il coraggio di ripulirla!)

MASTERIZZAZIONE AVVENUTA CON SUCCESSO

E insomma tanto per cambare è un sacco che non scrivo, per una serie di motivi di cui il principale è: non c’ho tempo et non c’ho internet. Pare poco? Ennòcche non è poco. Insomma…Dove ero rimasta? La masterizzazione. Ebbene, è avvenuta con successo. Mi sono svegliata alle cinque e mezza della notte, mi sono piastrata anche i peli del deretano, ho tamponato le borse degli occhi senza risultati pregevoli (una gentile congiuntivite mi dona ormai da 3 settimane l’aspetto di una donna dell’età minimo minimo del Bancario o del Demonio), ho messo abito e tacco come illustrato un paio di post fa e sono planata naa capitale. Con genitrice e ava al seguito. E una valigia. Senza aver ripetuto il discorso mi sono seduta al banchetto di discussione, sotto al direttore del master e una specie di rana dalla bocca larga in camicia. La rana era la mia tutor di tesi, vestita come una delle Iene con un di-più-non-necessario molto cafone: una cravatta nodo largo su cui campeggiava in obliquo la scritta "Giorgio Armani". E’ riuscita a trovare una delle poche cose vera-veramente grezze griffate da Re Giorgio. Il ben poco magnifico rettore fa un cappello alla mia discussione che non c’entrava un’emerita cippalippa, appare evidente a tutta la platea che non avesse idea di cosa stessi parlando, sproloquia a proposito del Vampiro e fa la sua solita risatina da demente. Io mi lilligruberizzo, discuto (più che altro me la canto e me la sono), non titubo e non indugio e alla fine mi prendo l’applauso. Torno al posto, l’ava è commossa, la gentitrice mi dice "Frangia, amore, sei stata brava, non hai mai detto né appunto né praticamente". Poi foto, proclamazioni, strette di mano. Ma il bello viene quando il ben poco magnifico comincia a dire quanto è soddisfatto di tutte le migliaia di euro che gli abbiamo sganciato. Io, in prima fila, ne approfitto per smessaggiare a tutti il mio voto e beccarmi lecompliman. Degno di nota l’essemmesse di GRGA che mi appella come "la mia masterina preferita". Morale della favola: mi scofano dei ravioli a Borgo Pio, servita dal cameriere più antipatico della storia.

A questo punto va detta un’altra cosa:  ho trovato un lavoro. No, non è l’estetista. No, non è la sciampista. Perpietà, non è a Calzedonia. Ho incredibilmente trovato un lavoro nel campo dell’organizzazione di eventi. Per un donatore prestigioso, perdipiù. E, manco a dirlo, mi dimostro alla moda come non mai: un bel contrattino a progetto non me lo toglie nessuno. Siccome sono anche molto ganza, è ai Parioli. La mattina giriamo io, le mie colleghe e le filippine delle pulizie di questi palazzi splendidi e ripieni di avvocati.

Ovviamente, quindi, ho dovuto subaffittare una stanza per un mese e mezzo. Casca a cecio che Coinquilino Insurrezionalista se ne sia andato in Patagonia in autobus a farsi una canna col diavolo (giuro, così dice). E quindi io mi becco la sua camera. Che sarebbe anche carina: letto singolo, divano letto matrimoniale, cassettiera, panca, armadione, scrivania e stereo. Molto spazio, nzomma, rispetto al loculo estivo. Il bello è che, ovviamente, molte sue cose non le posso spostare. E vada per i giambé (io, i giambè, Roisin Murphy mi mette nella lista nera dei suoi fanzi), vada per il poncio e il cappellaccio nel ripiano sopra l’armadio, vada pure per gli anfibi (gli anfibi! mio dio,che roba lesbicissima…) e vada pure per le foto di lui e la sua tipa. Non sposto niente. L’unica cosa che davvero davvero davvero non scende sono i poster. Ne citerò qualcuno, per rendere l’idea: locandina del film su Ceghevara con Benisiodeltoro, Sardigna libera, è gherrande e non votande che dezidimos, lo striscione di qualche festival ska del Villaggio Globale, un altro striscione, proprio sopra il divano che grida OSTAGGI DELLA GUERRA. E questa non è che una piccola selezione. Adesso associate a un muro così variopinto sulle nuanz del rosso e del nero le ante di un armadio aperte che svelano solo taierini e tubini da ufficio, qualche robina pseudoglem se mai avessi il tempo di uscire e una scatola con tanti micini sopra. Pensate pure a un letto abbigliato di lenzuola rosa e un pail di Uinnidepù. Ma soprattutto pensate a una lampada da scrivania con un adesivo "io la guerra non la voto" e immaginate una bionda procace che usa questa lampada per appenderci un paio di collane di perle di fiume.Cioè, quando si dice l’ossimoro.

In tutto ciò ho sentito un paio di volte GRGA che, con la solita noscialanza, mi butta là mezzi inviti a cena e poi si riprende con "ma adesso sei fidanzata….che dirai al bancario?…non lo fare arrabbiare…" e cose così. Staremo a vedere, come sempre.

A cosa serve questo post? a distrarre tutti dal fatto che domani il blog compie un anno e, soprattutto, che io ne compio tuentisics (parolacce ad libitum).

STEIN ELAIV

Non sono defunta. O almeno così sembra. E’ solo che ho un sacco di cose da fare, dovrei mettere il mio status di Feisbuc su "molto impegnata". Del tipo che ho discusso la tesi con quelle scarpe, sono rimasta chiusa fuori casa con una valigia e quelle scarpe, ho assistito al litigio di Flavia Vento col ragazzo panzone in un ristorante. ho ricevuto uno splendido mazzo di rose rosa e firmato un contratto di lavoro precarierrimo, il tutto alloggiando in  una stanza con poster di Ceghevara e dei ribelli zapatisti (prometto di fornire foto). Insomma: non c’ho tempo di stare qui a scendere in dettagli. Però esisto. Ah, c’è pure un dialoghetto con Grga che meriterebbe attenzione…


Sia detto a chiare lettere che "Basta che funzioni" di Vudi Allen fa veramente cagare, date sei euro a un mendicante, piuttosto. O guardatevi Colorado Café perchè tanto l’acume è quello.

LE CINQUE CANZONI ROCCHE GINNASIALI ANNI NOVANTA

Non volevo scrivere un post. Poi tutti a dire "ecco, lafrangia posta posta e non scrive la tesina". Ed io che non ho argomenti per controbattere.

Comunque, capita che mi trovi a scorrere alcuni vecchi link che postai su Effebbì e che ci ritrovi qualche canzone che, ora come ora, non ricordavo.

I ricordi vanno a tutta velocità ai tempi del liceo. Più o meno all’ultimo anno di liceo, o agli ultimi due. Frenquentavo (oltre alla perpetua Mas che all’epoca stava con CalciatorePrimo) un tizio che potremmo definire, senza esistare, PezzoDiMerdaCriminale. Uscivo con i duri del mio paese, vestivo stivali col tacco a cono, longhet di raso rosso e calze viola. Ma soprattutto mi comprai un lettore ciddì antiscioc con cui ascoltavo a ripetizone alcune  belle canzoni di una volta [cit.] che non facevano cantar tutta la gente, ma me sì. Segue breve elenco.

5 – Sugar Ray –Every morning  : rarissimo caso in cui si può perdonare la canottiera ad un uomo.

4 – Train – Drops of Jupiter  : potrà pure non piacervi, ma non credo che qualcuno abbia resistito quando parte il nanana: lì tocca da cantà.

3- Bush – Glycerine : non tanto per la melodie dolceamara, non tanto per la voce roca e sensuale, nemmeno per il testo meraviglioso, quanto perchè quando una si ferma a osservare la dentatura del cantante, poi deve riciclare aggettivi come "fantascopabile".

2 – SOAD – Chop Suey : ne propongo la favolosa versione video dei Lego.

1- LIT-Miserable: sarebbe bastato il video senza audio con la mitica Pamelona che fai dei musicisti un sol boccone. Ma la canzone è pure bella, indipercuilaquale si merita il primo posto.

Non trovano qui spazio i Five For Fighting con Superman, i 3Doors Down, quegli altri…come si chiamavano, quelli col cantante piastrato, l’emo biondo ante tempore (oh, non mi viene), i Nine Days con Story of a Girl (per chi non la ricordasse,davvero ganza), Closing Time di quelli di cui mi scordo perennemente il nome, Another perfect day con l’uomo panino nel video, Burry dei Puddle of Mudd e un sacco di altre.

Per i Blur e gli Oasis un capitolo a parte insieme ai Nirvana e tutti quei gruppi che accompagnavano le versioni di greco e latino della mia generazione.

CORE DE STA CITTA’

Insomma ho iniziato lo stasg. O, come molti dicono, lo steig. Insomma, ho cominciato. C’è questo ufficio con un sacco di computer, con una tipa coi capelli corti e un tipo ciccione. Lei non parla mai, lui è gentile e mio coetaneo. E poi c’è l’altra stagista, buona cara e superinsicura (del lavoro, almeno) e con una borsa di Prada che ogni volta svengo dall’invidia.

Il primo giorno, da vera signora, mi sono presentata in bermuda e camicetta celeste: divisa d’ordinanza da MocassaGirl. E non stavo manco male.Certo, in un mondo perfetto dal mio braccio non sarebbe sballonzolata una terribile PinkoBag gialla, ma una Kelly color cammello, in qualunque caso non ci stava male. MA – c’è sempre un ma – non avevo considerato l’ubicazione dell’ufficio in questione: in pieno centro. Quindi, manco a dirlo, alle due di pranzo c’è un viavai continuo di banchi di fleximenager da tutte le parti. Cioè. Immaginiamo ora questa giovane donna bionda, in preda a delirio premestruale con dieci giorni di ritardo (…) in calzoncini e maniche di camicia che passa, come nulla fosse, tra decine e decine di giovani uomini giaccacravattati. Mi sono cresciuti i peli di mezzo centimetro per lo sconquasso ormonale, lo ammetto. Ho notato poi che tutti questi addominali in carriera indossano occhiali a goccia neri o specchiati. L’unico che, il giorno seguente (quando indossavo un abitino di maglia grigia un po’ premaman ma abbastanza scollato), mi ha rivolto insistenti occhiate era uno con la camicia nera e la cravatta rossa. Ma porco cane, ma non lo vedi che sei un cafone? Cioè, come puoi pensare che una donna che veste in grigio perla consideri uno con la cravatta rossa che manco un barista dell’autogrill? Mioddio, quanto poco senso della realtà.

Comunque, poi c’è mammasantissima: un’ansia a forma di ometto alto e secco. Gentile, sì, tanto quanto schiavista scassapalle.

E poi mi chiede di chiamare TizioMegaImportante e ViceDirettoreDiSuperBanca e SegretarioDelMInistro e tutti altri così e io, diciamolo, vado un po’ in panico. Dico sette-otto parolacce in umbro e poi assumo un tono da ragazza gentile sperando che non si accorgano della mia totale mancanza di preparazione. Io speravo solo di fare caffè e fotocopie e di innamorarmi del ragazzo che smista la posta per poi lasciarlo per il grande dirigente che vede in me la donna che ha sempre voluto. Insomma, io volevo essere Una Bionda In Carriera e basta, cacchio. Pure col luc anni Ottanta, cacchio.

roma

Ma passiamo ai risvolti che questo stasg sta avendo sulla mia vita. Innanzitutto ho passato una settimana uscendo di casa alle 6.55 e tornando intorno alle 22.30-22.40. E già non mi pare poco. Poi ho speso ben 101 euro in detersivi per la casa. Per la mia nuova casa. Quella naa capitale.

Ebbene sì,mi trasferisco. Ma soprattutto smetto di fare la pendolare. Gaudio e giubilo in tutto il reame. Non sto qui a raccontare l’odissea della ricerca, posso solo dire che pago una cifretta decisamente notevole (ma conveniente per la zona) per avere una microscopica stanza in un piccolo appartamentino con due sardi (fratello e sorella) molto cortesi. E, indovinindovinello, a chi ho comunicato il mio cambio di domicilio? Al comune di residenza? Peeeem! Sbagliato. Ai parenti vicini e lontani? Peeeem! Sbagliato. A Lui? Peeeeem! Sbagliato. Sì, l’ho detto a GRGA.

– la vuoi una notizia bomba?

–  vai pure… mi sto tenendo… ti sei fidanzata?

– madò, professò, perchè sempre le cose tragiche?

– e vabbuò

– non direi, ANZI, lunedì mi trasferisco e DUNQUE dico addio al regionale

– e quindi diventi romana?

– sì

– sono molto felice

– per te o per me? vabbè, questa era da bionda

– per noi, questo è da provolone…e dove vai a vivere?

– *zona centrale carina*

– ok ok ci sono,carina come zona…

– più che altro ho trovato lì la stanza, è ben collegata…

– con coinquilina?

–  no, la stanza è singola, piccola ma da sola…

* segue parte di conversazione riguardante aria fritta, poi GRGA:*

– senti

– dimmi

– spero riusciremo a vedrerci presto e spesso adesso che sei roma

– aehm…se non mi dai le tue solite buche clamorose

–  e lo so lo so…io torno a roma però solo l’8 ma poi dovrebbe essere un periodo un po’ più sereno…

* altri discorsi trascurabili e poi di nuovo GRGA:*

– finalmente ci siamo beccati per qualcosa di più di mezzo secondo su skype, adesso sotto con l’incontro reale