DONNE IN RINASCITA

Una parola di conforto per ogni tuo discorso

sarà la cura ad ogni tuo rimorso

prendo nota e non dimenticarti questo.

e se t’annoi tieni il resto

Dari – Più di te

Il titolo è quello del brano di Jack Folla su cui abbiamo lacrimucciato tutte, ma tutte proprio. Nemmeno l’odioso quanto stuzzicante Fabio Volo ce l’ha guastato, parla di noi, di noi tutte nelle nostre debolezze tanto evidenti persino all’occhio di un bipede maschio.

Comunque, torniamo a Roma, pianeta casino. Rientra Amica Umbra in casa e le dico che o mi offre la cena o dovrò mangiare tonno e mais. Decidiamo di far coincidere le dispense nel crostone Galbanino e funghi molliccio sotto e bruciacchiato sopra. Ironizziamo appresso alle disgrazie giornaliere: io che mi perdo cinquanta euri nel nulla, io che pago l’affitto con gli ultimi soldi di tutta la casa, lei che per sbaglio scrive su messenger al suo capo che potrebbe anche sbrigarsi a pagarla e un sacco di altri drammi monetari che è meglio prendere a ridere.

Insomma le chiedo del tizio che forse “le batte i pezzi”, lei mi chiede del tizio che forse “mi batte i pezzi”, parliamo dell’assurdità del nostro lavoro, di cosa fare nel finesettimana, del capodanno naa capitale o in una capitale. In tutto questo c’è una costante: la faccia aggiapponata.

La faccia aggiapponata è tipica di chi, nonostante tutto, ha l’espressione felice di un giapponese ritratto in foto davanti al Colosseo: occhi stretti all’insù, sorrisone a bocca aperta, luminosità diffusa nel volto. E’ giovedì sera, noi siamo sotto la soglia di povertà, mangiamo Galbanino con un livello di singletudine che ci permette di metterla sotto sale [cit.] e nonostante questo ci pare che niente ci possa uccidere.

  • Alla fine è venuto bene sto crostone!
  • Co sta fame!
  • Senti…accendo il pc. Vediamo se c’è quello ollain…
  • Molto bene…metti una musichina.
  • Sentiamo “Anima Fragile”?
  • Eh? E perché?
  • Beh…non siamo un po’ troppo felici oggi? 

 

  

    CORRI FORREST CORRI. GIURO CHE TI RAGGIUNGO IN TACSI.

    E' sconvolgente la quantità di speranze che la gente giovane ripone nel sesso. Un'idea mal ripagata di panacea per tutti i malesseri, ma è solo adrenalina che pompa a tremila per sette minuti e ti accantona pure il raffreddore per quegli istanti, poi tutto riprecipita nel prima, un po' peggio di prima, visto che non hai l'autonomia necessaria per ricominciare immediatamente con la giostra.

    Hanno tutti ragione – Paolo Sorrentino

    L'ho sempre usata come scusa, invece mi sa che è vero. Ho sempre detto, per giustificare un casino senza pari "disordine esteriore, ordine interiore". Fatto sta che, complice il maledetto giorno dei morti o dei santi (impossibile distinguerli e ordinarli), ho dovuto mettere mano al cambio di stagione. Ho traslocato meno di due mesi fa e già mi ritrovo a cambiare tutto, che palle. E' venuta qui anche la mia genitrice pur di darmi una mano tra orde di gonne, orgie di magliette e maglioni, cappotti, cappottini, giacche, stivali di ogni foggia e tutte le bestemmie che ne conseguono.

    Faccio il grosso: cambio coperte, lenzuola, ordine dei pigiami, tre o quattro lavatrici, sciarpette di mezza stagione e addio ai vestitini di cotone.

    Genitrice prende il treno e ritorna in terra umbra. Mi resta da spolverare, attaccare gli orecchini al muro, dare un senso a qualche scartoffia gironzolantee i libri.Lo scaffale in alto per quelli già letti, quello in basso per quelli da leggere. Ci aggiungo l'ultimo arrivato: Nessun dove di Gaiman, usato con dedica scema e carina.

    Torna anche AmicaUmbra da una vacanza di lavoro ad Amsterdam, me la aspettavo più distrutta invece no, qualche novità esilarante e un monte di risate. Amare ma risate. Ci mettiamo sul suo letto sdraiate come in un film americano, ci raccontiamo la settimana, le dico di me, del uichend milanese, delle discussioni fastidiose, del lavoro. Ci connettiamo a internet per dare una doverosa spulciata a tutti i profili feisbuc che subiscono il nostro monitoraggio quotidiano, mettiamo su qualche canzone di Davide de Marinis, stendiamo panni.

    Le racconto della discussioncina con un tizio e poi capito su un blog di genere in cui si sproloquia sulle donne isteriche causa mestruazioni o causa mancata copulatio. Prima sorrido, poi m'indigno. Sarà che ho il ciclo, sarà che piove, qualche cosa sarà [cit.].

    Chissà se c'è gente che sta stronzata la pensa davvero o se è solo gente che, veramente, quando non tromba è isterica. A pensarci siamo più vicini alle bestie di quanto non ci illudiamo di distare.

    Torno in camera mia, mi restano un paio di cassetti del comodino in stile Nagasaki e le candele profumate (che profumano solo da spente, tra l'altro) a cui dare un posto nel mondo. Cerco dei sacchetti per buttare spazzatura e ci trovo dentro, sfuggitomi, il biglietto dell'ultimo regalo di Bancario quando stavamo insieme. Finiva con un "ti voglio bene…", decisamente profetico. Sul ripiano accanto al letto il diploma del master spiegazzato, un cerchietto di vernice rossa, tre paia di occhiali da vista, un libro (Hanno tutti ragione, di Sorrentino, n.d.a.) e quattro segnalibri, una lampada dell'Ichea e una bottiglietta di acqua finita, c'era dentro acqua che sa di rane. Mi viene in mente pure Pinot, amico neoparigino che, alla mia dipartita dall'università, congelò il mango che gli avevo regalato come ricordo. Sorrido ma cacchio, me ne rendo conto solo ora, io odio fare le pulizie perchè attesto che la mia è una camera matrimoniale piena di una sola persona. Ho due comodini e quattro cuscini, un piumone enorme pieno di righe e questo spazio parla solo di me senza che a me manchi nessuno, come se poi fosse un traguardo. E' quando si smette di necessitare delle cose e delle persone che ci si sente dapprima un po' forti e, in un secondo tempo, un po' inutili. Chiamo MAU, mi dice che è felice per me, che sente che qualcosa sta andando per il verso giusto, io rido e le dico che "ormai sono diventata un ometto", lei ride ancora e mi dice che sta intrallazzando con un suo amico storico molto carino. Le chiedo di organizzare un capodanno romano, ci chiediamo a vicenda se stiamo diventando due trentenni isteriche e zitelle acide. Ci rassicuriamo una alla volta. Le racconto di essermi sentita sospirare sulla nuca, lei si elettrizza. Io smadonno, come sempre. Ma smadonno ridendo. Decido che io, donna tutta d'un pezzo che non sviluppa necessità e dipendenze che non siano da roba con etichetta Clinique o Kerastase, stasera mi affaccio al mondo della ggggioga.

    Tentativi fallimentari ce ne furono, principalmente all'università: finii mangiando tre pizze, inseguendo il professore di francese sul Molo Audace, bruciandomi la lingua e sproloquiando sul tasso di pizzetta basso nel sangue.  Insomma: io e le ggggioghe da fricchettoni non ci capiamo. Io solo col saccarosio mi posso gggiogare.

    Nfatti giunge profetica AmicaUmbra con un bel leccalecca marrone all'ascisc che adesso, prontamente, mi ciuccio.

    Sa di sapone e resina, mi sembra di succhiare il tappo del Palmolive. Se mi viene la fame chimica giuro che mi mangio le unghie dei piedi.

    Che poi sicuro mi arriva la botta negativa perchè se c'è una cosa che fa più schifo del lunedì e della domenica, è un lunedì che sembra domenica.

    Insomma in tutto sto marasma inconcludente ho deciso una cosa: per il mio ventisettesimo mi regalo un biglietto aereo e, soprattutto, un tatuaggetto. Il secondo.

    Ho due o tre idee ma si accettano consigli.

    Intanto ne disperdo uno io: la canzone più bella di novembre.

     

    ULTIME DAL CIELO

    Le mie amiche, l’ho detto più volte, sono davvero fantastiche. Un gineceo che potrebbe ridurre in poltiglia qualunque essere maschile passante. Non a caso siamo tutte appiedate. Il bello è che ci facciamo compagnia e ci capiamo molto. Piangiamo e ridiamo insieme, ma più ridiamo.

    Per rendere l’idea, ecco qualche estratto di conversazione.

    Al telefono con LaSirenotta:

    – Ma dimmi! Pensa un po’…

    – No ma guarda, io mi sono messa i calzini antiscivolo, figurati quali intenzioni avevo…

    No ma ti credo, certo.

    – E a un certo punto mi fa: dai, ne parliamo.

    – Ah.

    E comincia a parlare lui per primo.

    – Ah. E che ti dice?

    – Ma niente, dice che ci vuole pensare bene, che potrebbe essere una grande storia o una grande cazzata…che il rischio è alto…

    – Beh, ha ragione…

    – Sì, sì…poi dice che è il caso di pensare entrambi bene e riparlarne di nuovo…

    – E tu che hai detto?

    – Eh…che dovevo dire? Che aveva ragione…comunque, guarda, che situazione…

    – Madonna, davvero…ma a te piace?

    – Ma sì…cioè, penso di sì. Sì, direi di sì. Ma mi terrorizza…non ho idea di come comportarmi.

    – E perché?

    – No vabbè, cioè, ti rendi conto? Un uomo che vuole parlare, maturo? Io non ci ho mai parlato con un uomo maturo, non so come si fa!

    Risento via sms Toscanaccia, sono preoccupata per la sua situazione sentimentale che tanto la deprime, si è mollata col maestro di ballo e non esce dal tunnel. Le chiedo come sta e le suggerisco di vederci presto.

    Dopo i primi convenevoli, ci si dà appuntamento da me tra un paio di settimane.

    “Credo di non avere problemi per quella data […] Io sto bene, vado a momenti ma si va avanti…cmq dai ci risentiamo per  quel uichend! Ho proprio voglia di rivederti! Baci baci […]”

    Lei, molto carinamente, mi dice che ha ripreso il corso di danza e aggiunge:

    "Perfetto, ci risentiamo. Dimmi un po’, hai già qualche corteggiatore?:) Io ne ho uno, ma l’ho caato fori, non ho voglia di cazzi o, cmq, non del suo”

    Torno a casa, mi metto a consolare AmicaUmbra che verte in condizioni tra il terminale e il pietoso. Pene d’amore la rendono un pulcinetto bagnato dalle sue proprie lacrime. Cerco di farla ragionare un po’ o almeno sfogare. Lei, che ha una spiritualità tutta sua, mi comincia a parlare del karma. Mi dice che il karma è sta cosa che ti restituisce le buone e le cattive azioni. Lei questo mese  ha preso quattro multe e il suo tizio la tratta a merda. Il karma, è evidente, la odia. Eppure è così buona.

    In compenso nella mia banale esistenza si sono riaffacciati un numero variabile da 3 a 5 uomini del passato (strano eh? Con tutta sta gente nuova che conosco!). Alcuni inaspettati, alcuni magari anche basta, altri blandi, altri con massima sorpresa. Le racconto un po’di queste cose e le dico: ma sto karma, da me, che vuole? Io non l’ho mai cagato. Non sono andata nemmeno a cercare questi ominidi, sono spuntati così, all’improvviso. Che vorrà dire? Sta roba non mi piace.

    Poi, stamattina, all’improvviso, un’illuminazione: un piccione si è schiantato a tutta birra contro il vetro della mia cucina frantumandolo. E quando un uccello irrompe a tutti i costi in casa tua vuol dire che il karma sta parlando molto chiaro.

     

    STO BENE SOLO CON LE MIE SCARPE NUOVE, IL RESTO NON MI MUOVE [cit.]

    Mi sono abbandonata davvero troppe volte alle mie debolezze. Mi pareva dolce, mi pareva intenso, mi pareva che non avrebbe fatto poi così male. Che in fondo non era tanto grave, così fan tutte, non sono la prima e di certo manco l’ultima. Ero convinta che certe situazioni fossero irremovibili dalla mia esistenza, mi crogiolavo nella certezza con superficialità.

    Invece erano solo pochi momenti e ho perso una cosa importante per me, in cambio qualche tiepida emozione, qualche fuoco di passione. Insomma, ho goduto ma ho sbagliato.

    Sono una donna della perdizione, è vero. Mi sono attaccata alla pizza e ai dolci e m’è venuta la panza. E quindi adesso la pago cara, addio forma fisica, addio “ma dimostri 22 anni!” e compagnia bella. Tra i capelli che si stingono assumendo un color giallo ruggine, il culo impiattito e abbassato, la panza sblusata anche sui ginz a vita alta, ragazzi miei, è un dramma.

    E allora ho trovato una simpatica soluzione che per una settantina di euri mensili mi dovrebbe aiutare: l’acquajimmy.

    Insomma, conoscendo la mia mancata propensione naturale allo sforzo, ho reperito una piscina palestrata a 50 metri da casa. Sono andata, mi sono imbarazzata parlando con la resepcionist strabica del nord, ho fatto la visita col medico convenzionato, ho effettuato un esborso di denaro e ho vinto la tesserina del mio primo mese acquaginnico.

    Munita di un costume intero nero coi profilini fuzzia, le ciabatte di Minni, l’accappatoio tecnico rosa sciocching niente mi può fermare: gimmerò con le vecchie trippone e tornerò ad essere la gnocca che tutti conoscono.

    Arrivo in piscina e c’è una puzza di cloro che quasi svengo. I capelli mi si sfibrano da sotto la cuffia di gomma grigia che mi sta sagomando il taglio dello scalpo.

    Buone notizie: gli istruttori sono tutti maschi e tutti fighi. Uno, in particolare, seduto come un bagnino ma senza i Carrera, è da sturbo: alto, moro, occhi neri, abbronzato, faccia pulita. Già lo amo e già mi vergogno come una ladra.

    Mancano tre minuti all’inizio della lezione e siamo io e una sessantenne (che poi vedrò in costume adamitico nello spogliatoio). Ci buttiamo in acqua mentre dietro di noi orde di giovani in forma frangono i flutti con le loro bracciate decise.

    Il nostro istruttore sta a torso nudo, ha i pantaloncini besg e i capelli arancioni, decisamente non mi piace. La musica è, quantomeno, improbabile: Baglionichecoglioni. E io che mi aspettavo una roba molto emtivipusc, un Maic Posner almeno. E invece no, daie de classici italiani. La signora vicino a me è grintosissima, io mi spiaggio a bordovasca e aspetto indicazioni. Dopo tre minuti l’istruttore mi fissa, mi vuole incoraggiare, e dai che ce la fai, e dai così, e dai rilassa le spalle (rilassa le spalle? Devo spingere gommapiuma pari al mio peso sotto un mare di acqua e cloro e mi devo pure rilassare?). Lo avviso che sono circa sei anni che non mi alzo da una seggiola. Mi dice che in un mese vedrò i frutti, io lo informo che il mio obiettivo è sopravvivere e strisciare fino a casa per vedere Izz Fattor. E lui è lì che fa la battuta “petto in fuori, ma non troppo ah-ah”. Grazie, sei molto gentile, non mi metti per niente in imbarazzo. Arriva un’altra che non saluta nemmeno, è della mia generazione, ha la cellulite e spigne un casino come se l’acquajimmy fosse una roba che le viene spontanea, maledetta.

    Insomma continuiamo, io mi impegno tantissimo ma a un certo punto prendo un calcio da uno che fa dorso, una manata da uno stileliberista che ci crede tantissimo e intanto faccio i lardominali: Signore pietà, Cristo pietà.

    E lui, il mio istruttore che da oggi si chiamerà Roscetto, che fa? Lui mi incoraggia, siori e siore! Si avvicina allo stereo, smanetta, mi guarda orgoglioso e fa “questa ve la dedico!!!”. Parte a palla “Non mollare mai” di Gigi d’Alessio. Lui ride, torna alla piscina e comincia a mimare la chitarrina.

    Io sento che il mio giorno si avvicina e penso che avrei voluto spirare con più dignita. Di certo non in costume, in una piscina melmosa di disinfettante, con una cuffia di gomma che mi sta segando la calotta cranica con davanti un palestrato che fa microfono e chitarrina intonando dai-non-mollare-mai-finchè-vita-avrai.

    Arriva la fine dei cinquanta minuti più tristi di questo mese, corro nello spogliatoio e vedo che insieme a me è uscito dall’acqua anche il sosia carino ma senza faccia da culo di Nicolas Vaporidis. Non male, direi. Mi tolgo la cuffia per scuotere le doppie punte e Roscetto mi chiede se sono rossa naturale come lui. Mi vesto velocemente senza docciarmi, mi asciugo al volo i capelli e torno a casa soddisfatta.

    Insomma l’acquajimmy mi aiuterà, mi farà conoscere gente nuova, aumenterà la salubrità del mio percorso terreno, ridurrà la ritenzione idrica e tante altre belle cose che uno, per settanta euri al mese, non si aspetta. Che bello, ho scoperto questa fonte di salute e bellezza, come sono contenta!

     

    Il giorno dopo avevo 38 di febbre.

    NOI CHE SIAMO SCICC SCICC SCICC IN MODO ASSURDO

    Prendo appuntamento dal parrucchiere per le 13.00. Prendo un autobus e arrivo in questo nuovo salone. Mi fanno un massaggio alla cute, una piega un po’ di merda e il parrucchiere ci prova. L’unico parrucchiere etero del mondo l’ho conosciuto io, ovviamente. Ha tatuaggi in ogni dove e le sopracciglia metà delle mie, quando chiedo – ironicamente – dove abita, ci tiene a rispondere “romano, romanista, romano dentro  e fori, romano de Garbatella”.
     Torno al lavoro con un quarticello di ritardo ed esco cinque minuti prima. Corro al treno, corro al bus, corro a casa.
    Chiamo AGB che continua a non rispondere. Mi trucco gli occhi cimurrosi. Mi gonfio i capelli ormai mosci come non mai, fard fucsia, pelle diafana. Entro in quel tubino drappeggiato con pizzo sopra e sotto, salgo sui sandali di ex-fidanzamento e decido che – sì- morirò di freddo, tanti mazzi.
    Quindi sayonara fantastico trenc col quadretto viscì, benvenuta stola! [cit.]
    Splendida splendente, coi diciotto gradi dell’autunno romano, mi avvio al tacsi. Scopro che il tassista ha vinto un concorso all’Istat, che non ha fatto la specialistica di scienze politiche e altre cose così interessanti che quasi vomito [cit. davvero per intenditori].
    Giungo a casa di Elettrica, l’amica romana in carrierissima di AGB, attraverso il patio (un patio! Ho sempre sognato di attraversarne uno!) e giungo all’appartamento pariolino.
    Di lì, nuovo tacsi e tutti in un cortiletto nei pressi di Palazzo Madama. Diamo i nostri nomi, le ostes con le unghie di plastica brillantinate ci fanno passare. Saliamo al buffè e scopriamo una manica di vecchi magnoni. Ci mettiamo in fila e, tadà, arriva il solito burino che passa avanti “no, ma la fila non c’è…si fa così..” borbotta il panzone. E chi ti era? Quel simpaticazzo di Giovanardi.
    giovanardi
    Assaggiamo tutto, piadina, ricotta, stracchino e zuppa inglese compresi. Onestamente, tutta sta ricercatezza e un cibo da appena sufficienza, burini atteggioni. In fondo si scorge il banco dei sommelié. Lì, metto in pratica una delle grandi regole della vita: agli eventi bisogna farsi amici ben 2 categorie di persone, nello specifico i buttafuori e la flotta del catering.
    Cominciamo a bere e poi ci dedichiamo ai discorsi dei rampantissimi amici di Elettrica, esilaranti come una sparapunti.
    Continuiamo a bere e emerge con evidenza che l’unico simpatico davvero è anche l’unico che non parla di quanto è figo il suo lavoro, l’Espagnolone.
    Lì metto in pratica la seconda grande regola della socialità: capita alle volte di stare in mezzo a gente fa finta di divertirsi ridendo immotivatamente a battute noiose e banali. E già è un dramma. Ma il peggio è quando succede che queste genti si divertano veramente ridendo a battute noiose e banali. Ecco, lì entra in atto la Seconda Grande Regola: bere. Senza esagerare ma abbastanza da sembrare svagate e ridanciane. Io e AGB applichiamo questo diktat con stile e noscialanza.
    Scendiamo nel cortile dov’era allestito lo spettacolo con tanto di archi, tenore, attore  e raccomandata.
    Scorgiamo Gaia De Laurentis che magna e se ne va, senza colpo ferire. Poco più avanti la rossissima Marina Ripa di Meana con dei legghinz. Adesso, a 70 anni i legghinz. Io la amo.
    Ormai c’è salita la sbornia quindi ci accomodiamo e non facciamo altro che ridacchiare, sedute appena dietro al simpaticazzo Giovanardi (che sbadiglia). Espagnolone ridendo mi dice che sono troppo cattiva (aehm, Espagnolone, si chiama “ironia”, hai presente quella che tutti qui non hanno?).
    Finisce l’esibizione con sommo gaudio di tutta la platea, esclusa la Ripa che ha smammato da un pezzo. Andiamo tutti in centro a piedi a bere al Bar del Fico. E che fai, una bella caipiroska a stomaco praticamente vuoto non la bevi? Essì che la bevi.
    Dunque AGB racconta della volta che, a diciannove anni, chiamando disperata un consultorio le rispose la Segheria Consulto.
    Torno a casa, il tempo di struccarmi e tonfo a letto. Un po’ di mal di piedi, un po’ di mal di testa, un po’ di nostalgia per AGB che riparte domani e rivedrò chissà quando.

     

    NOTTE BRAVA ALL’OSCEN BLU

    Viene a trovarmi Toscanaccia da Cecina (o daccescina, come dice lei) poiché da mesi piange il suo ex che, intanto, “pipa gioioso” con un’altra.
    Decidiamo di passare un finesettimana spensierato con Amica Umbra quindi ci organizziamo: venerdì sera Foro Italico e sabato sera Oscen Blu.
    Il venerdì scorre liscio, andiamo a un evento dell’Audi, notiamo che sono tutti bellissimi e bellissime, tutti in posa, vestiti abbastanza bene, sorseggianti vodka-burn e nessuno che balla. Qualcuno prova a muovere una gambetta ma si ferma subito: se balli in discoteca se aut, pare.
    Io, incurante, ballo con Amica Umbra e Toscanaccia ha mal di piedi.
    Il sabato è all’insegna dello sioppin, misuro un tubino con spalline in ecopelle che pareva veramente tanto da LediGaga e quindi decido di comprarlo. Faccia schifata di AmicaUmbra, grido disperato di Toscanaccia “ Frangia, deh, fa hahare!”, faccia schifata del commesso burino. A malincuore mollo l’abitino e passo il resto del tempo a pentirmene.
    Si fa sera e decidiamo di andare alla chiusura dell’Oscen Blu, estivo dell’Art Cafè, discoteca fighetta di Villa Borghese. Passo quattro ore a decidere cosa mettere, alla fine opto per il luc da segretaria maiala coi capelli ricci e arancioni.
    Ci mettiamo d’accordo con Sirenotta e le sue amiche e partiamo tutte insieme alla volta della vita notturna.
    Tempo cinque minuti dall’ingresso, Sirenotta si ritrova circondata da regbisti. Se dove c’è Barilla c’è casa, dove c’è Sirenotta c’è regbi.
    Toscanaccia, spinta dal mal di piedi imperante, si acceccia su una ringhiera, io ballicchio lì vicino col mio drinc, AmicaUmbra e Secchetta idem.
    Da lontano si scorge un tizio, sgomita tra la folla, si dirige con fare imperativo in una direzione prossima alla mia.
    Una botta qua e una là avanza lanciatissimo. Mi si ferma davanti.

    • Ciao.
    • Ciao.
    • Ti ho vista…
    • Ehm..
    • Sei proprio bella, una bellezza nordica…
    • Ehm..grazie…
    • Come ti chiami?
    • Frangia, tu?
    • Coionello, piacere
    • Piacere
    • Sai, con questi occhi azzurri..questi capelli biondi…

    [costui mi legge dentro!]

    • Beh, biondi…rossi direi..
    • Ma che rossi…ora rossi…
    • Vabbè, quanti anni hai?
    • Trenta, tu?
    • Indovina…
    • Sei giovane, ne avrai 28…
    • Veramente nemmeno 27!
    • Vabbè, per stare sicuro.. [mah!]
    • Cosa fai nella vita? Vivi a Roma?
    • Sì, abito in Zona Limitrofa, sono un professore di matematica…insegno…

    [solo io posso rimorchiare un professore in discoteca]
    […]

    • Ah, davvero? Interessante, così giovane. Anche io lavoro a Roma.
    • Senti, come sei bella, ma come hai detto che ti chiami?
    • Ah, non te lo ricordi Coionello
    • No, vabbè, scusa, mi sono perso…
    • Vabbè, cmq mi chiamo Frangia.
    • Ah, Frangia! Vero! [ma va?!] Senti magari ci possiamo vedere
    • Magari anche no…
    • Tipo per un caffè, un gelato…
    • Eh, chi lo sa! Sta città è grande però può darsi che capita di incontrarsi…sai..la vita è strana!
    • No vabbè, magari mi dai il tuo numero…
    • Direi di no.
    • Magari ti do il mio…
    • Eh, ma non ho il cellulare! Hai carta e penna?
    • No, dove le trovo ora?
    • Eh, non so…

    E qui mi sfodera la mossa magistrale: si mette la mano in tasca, estrae il portafoglio e mi allunga un biglietto da visita!
    Mi giro, lo saluto, guardo Amica Umbra ridendo e le dico che stasera ho vinto io! Il più sfigato l’ho trovato io.
    Arriva Sirenotta e inizio a raccontarle il misfatto.

    • Oh, Sirenò, non poi capì, è arrivato uno, prima m’ha detto che ero bionda..
    • Tu? Ahahha…ma è cieco?
    • No, aspè, poi m’ha detto che dimostravo 28 anni…
    • Azz…
    • Poi non si ricordava come mi chiamavo e, dulcis in fundo, m’ha mollato il biglietto da visita!
    • Ahahahah, che disastro! Lascia sta va, è arrivato uno da me, uno sfigato assurdo…diceva di essere un professore di matematica…

    Ciò-è.
    Camicia bianca? Camicia bianca. Occhi azzurri? Occhi azzurri. Biondino magretto? Biondino magretto.

    • Frangè, che ne deduciamo?
    • Non lo so, Sirenò, che ne deduciamo?
    • Che ai professori de matematica gli piacciono le bocce!

    FA SCIC, FA SCIC, UNA COPPIA COSI’ [cit.]

    che fine hai fatto?
    ti sei sistemato?
    che prezzo hai pagato?
    che effetto ti fa?
    vivi ancora in provincia
    ci pensi ogni tanto alle rane?
    l'ultima volta ti ho visto cambiato,
    bevevi un amaro al bancone del bar
    perchè il tempo ci sfugge
    ma il segno del tempo rimane

    [Baustelle – Le Rane]

     Probabilmente si è capito, ma io adoro AGB. E’ bella, intelligente, simpatica e sfigata: la mia amica ideale. Ci vado molto d’accordo e la vita fa di tutto per assegnarci un destino comune.
    Tra le tante passioni che hanno permesso a me e AGB di cementare la nostra relazione si possono annoverare: gli sciampi pantène, Donna Moderna, lo studentato triestino, la cura della mia presunta gonorrea, una serie di ex fidanzati indecenti, attraversamenti pedonali di uomini duplo-muniti, prosecco e sacher.
    Insomma AGB aveva conosciuto il tizio coi capelli alla Francesco Renga, aveva avuto un’insoddisfacente disavventura e si era buttata nel grande campo dell’affettamento di cervelli di ratto. Così, per seguire una passione.
    Dedicandosi al lavoro, vivendo con un caro amico e chiacchierando con la Regina (sarda dai capelli neri e le gote fuxia et molto bella) si è imbattuta in un giovine avvenente.
    Tale giovine avvenente risponde al nome di Luca Siracusa. Di qui si evince la sua provenienza, la Siggilia. Alto, moro, occhi neri, fisico palestrato e ben randellato. Oltretutto colto, impegnato nella lotta antimafia, ben vestito e ricco. Aggiungete a tutto questo un colpo di fulmine per AGB. Per dire: primo appuntamento a teatro. Nonzosemmispiego.
    Nzomma passano due o tre mesi di felici copulate seguite o anticipate da discorsi profondi, uscite divertenti, baci appassionati e tante belle cose.
    Poi lui pare troppo preso dai suoi settemila impegni nel socio-politico-amministrativo-universitari e quindi, con distacco et nevrosi et sacher, si mollano.
    Lacrime, film strappalacrime, grassi saturi, notti in bianco. Poi lui, rinsavito, ritorna. AGB felice come una pasquetta al mare lo fa penare un po’ per poi ripiombare tra le sue tre braccia.
    Durante il periodo estivo il nostro beniamino Luca Siracusa torna in terra natia e altrettanto fa AGB, che proprio dalla sua dimora brescianina, mi manda il seguente pivvuttì con oggetto “sfighe di donne”:
     no ma complimenti al maschilista (riferimenti alla vicenda dello Scrittore, n.d.a.). ma come sempre cara Frangia vinco io, e non ce ne sono di banane.
    il mio amico da vent'anni Pierino ad agosto è andato a new york con suo fratello e Giulietto. Giulietto doveva andarci in coppia con la morosa ma si sono mollati poco prima. allora lei ha ripiegato su una vacanza a caso in sicilia. dove ha incontrato un siciliano che si è scopata a raffica per poi mettere TUTTE LE FOTO in facebook. tutte. compreso un video in cui il siciliano le dice 3 volte "ti scopo tutta".
    ora faremo il gioco dell'impiccato: come si chiamava questo siciliano incontrato a caso in sicilia:
    L _ _ A
    S _ _ _ _ _ _A
    si, lui, che 14 giorni prima mi ha trombata dicendo che amava solo me e mi vorrebbe tanto sposare.

    CIAO.

    Adesso, per cortesia, adunate tutta la gente che conoscete che abbia passato statistica all’università o anche solo quelli che alle medie andavano bene in matematica, tenete lontano Tremonti e rispondete alla seguente domanda: quante possibilità ci sono che una tua conoscente si trombi ripetutamente un siciliano qualsiasi che –toh!- hai conosciuto e ripetutamente amato a Trieste? No, vabbè, cioè. Questa è una di quelle storie che ti fanno venire voglia di giocare al Superenalotto.
     
    Mapperò, AGB è una donna che non si perde d’animo, è una che cade in snichers e si rialza in tuelv.
    E quindi due giorni fa mi invia la seguente:
     
    insomma si sa che sono fashion e conosco persone chic.
    conosco anche emerite merde ma concentriamoci sulla prima frase che compensa il tutto.
    insomma questa Gran Sculone, 29enne Pesinobrescianese di nascita studiosa d'arte che lavora per il ministero dei beni culturali e ha una casa con terrazzo sul phantheon che nemmeno sgarbi, ha scritto questo libro-ricostruzionestorica-radicalchic- su un Pesinobrescianese che è partito e con mezzi suoi tipo nell'800 è arrivato in Argentina dove ha fondato una universita e qualche fondazione fondamentale per l'umanità e robe cosi. Questo linro è stato talmente apprezzato nel mondo culturale e nell'universo intiero che l'ambasciata argentina l'ha ospitata per un mese a Buenos Aires, nell'ambasciata ove si sono svolte feste in suo onore. E fin qui sticazzi e un casino di oooooooooooo e di aaaaaaaaaaaa.
    Sta di fatto che la presentazione in Italia è stata fatta a Posillipo con Cecchi Paone che farà adottare questo libro ai suoi studenti universitari e, guarda un pò, a Roma,
    29 settembre, edificio accanto al Senato della Repubblica, degustazione di piatti tipici, spettacolo teatrale, musiche argentine e gente mondana come se piovesse.
    ah già ho 2 inviti, uno per AGB e uno per Lafrangia Liscia..conoscete?
    MAU so che è un mercoledi e le ferie sono un casino ma potremmo scendere in treno insieme e se vieni avrò presto un invito anche per MAU.
    scusate adesso vado perchè sono troppo fashion, credo che mi lascerò andare morta sul divano per almeno un paio d'ore mangiando patatine.
    olè!

    Ok, adesso non ci soffermiamo sul mio odio per Gran Sculona, ma concentriamoci tutti su un solo punto focalissimo: che mi metto?