PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

Ai biutiiiiis!
No dai, vabbè, era una cazzata per smorzare il clima da ansia da prestazione scrittoria. Diciamo che sicuramente non sto praticando l’accanimento terapeutico su sto blog, per ora mi limito alla mia vita.
Stamattina, venendo in ufficio in anticipo causa rigurgito rivoluzionario dei dipendenti del trasporto pubblico locale che finanzio ogni mese a botte de 78, 50 euro, ho pensato che la felicità attribuita al venerdì è direttamente proporzionale al bisogno che hai di cambiare vita.
(e questo l’ho scritto venerdì scorso, evidentemente)
Comunque niente, è iniziato il 2014, ho un colore di capelli di nuovo, il mio smartfon abbastanza nuovo già si impalla, ho comprato degli occhiali da vista fucsia edizione limitata di Dior e sono da poco tornata dalla onimun in Birmania.
Dovrei scrivere una guida ragionata sui viaggi in Birmania. Di certo non lo faccio stamattina.
Cinque giorni fa io e il Primate abbiamo compiuto sei mesi di matrimonio e, conoscendomi, è un traguardone. E’ quindi solo adesso che comincio seriamente a realizzare di essere sposata e a realizzare le differenze tra convivenza e matrimonio (poche), tra relazione stabile e matrimonio (un bel po’) e soprattutto tra essere single e prospettiva perenne di vita a due (abbastanza angosciante).
Tre o quattro giorni fa, invece, mi ritrovo con un nuovo “amico” su Feisbuc, lo conosco di certo non bene, ma lo conosco. E’ un tizio che faceva il mio liceo in classe col mio grande amore del liceo, simpatico e fighetto, carino e ridanciano, non ha mai suscitato in me il minimo interesse, lui nei miei confronti ne aveva avuto, ma poco, più che altro ci stavamo simpatici ma non siamo mai diventati amici per tutta quella serie di problemi legati agli ormoni che a 14 anni non ti permettono una relazione equilibrata col prossimo.
L’avevo poi intravisto negli anni, cinque volte in tutto a esagerare, in giro nella provincia natia, nei soliti localetti demmerda da fighetto incamiciato dopo dieci ore al tornio. Mai andati oltre un “ciao” se proprio dovevamo salutarci. E quindi giustamente su Feisbuc mi scrive “oh, non ti posso perdere di vista un attimo che tu prendi e ti sposi!”. Io non sono una fan della coerenza, però la decenza non mi dispiace.
Vabbè, fiducia nel genere umano, approfondiamo un pochino e lui, galante e spocchiosello, mi chiede cosa faccio e, senza mai esplicitare ma nzomma se semo capiti, mi dice che fa il ginecologo.
Ora, io sono quella che è stata invitata a un appuntamento all’Ikea di sabato pomeriggio, non è che mi sconvolgo per nulla, ma cristiddio, te pare il caso di fare avanz con seducenti proposte di ecografie interne? Ecco.

Come al solito le mie premesse sono lunghissime e sin troppo introduttive ma, quello che volevo dire, è che i maschi tendenzialmente fanno schifo. Ed essere singol a trent’anni con sta fauna che gira libera e sciolta, è davvero pericoloso.
Insomma, mo non è che siccome sono passata dall’altra parte della barricata allora mi scordo com’è, l’ho vissuto per anni e anni e certe cose mica è facile dimenticarle: carino e simpatico che si scorda il catalogo delle sue bomboniere di nozze sul sedile al secondo appuntamento, sms sgrammaticati, appuntamenti a parlare della deriva berlusconiana del piddì…oh, se solo ci ripenso me la cucio.

Nel quadro sinottico in cui ci stagliamo come cipressi al cimitero noi, giovani donne con la crema prime-rughe, tra la festa dell’amica incinta e il matrimonio di quelli che si sono conosciuti a agosto scorso a Formentera impastati de mdma ma adesso vogliono mettere su famiglia, l’addio al nubilato di quella ancora vergine prima del matrimonio dopo 14 anni di fidanzamento, la svolta imputtanita di una che si è mollata dopo una relazione di nove anni. Noi, autonome, ancora bonazze, coi tacchi meno alti di qualche anno fa, più libri letti e soprattutto scevre da qualunque ansia da “ma se poi copuliamo magari pensa che…”, consapevoli della nostra sicurezza e del nostro ruolo del mondo ma nonostante tutto terrorizzate dall’idea di essere l’ultima stronza rimasta senza mezza mela.
A questo punto avremmo già dovuto ave accumulato un bagaglio di esperienze medio: un vecchio, un giovane, un bonazzo, un cesso, un tamarro, una storia seria, qualche botta e via, uno straniero, un malato di mente, un tonto.

Di conseguenza non dovrei soffermarmi a ribadire che alcune categorie vanno evitate come la morte: gli ipster, i mammoni, gli attivisti politici, l’intellettuale che si informa coi blog del Fatto Quotidiano, gli omofobi, i fumatori, quelli che ancora escono in comitiva, che non amano gli animali bensì la palestra. Giusto per dire i primi che mi vengono in mente.

Purtroppo però non c’è esperienza che tenga, non ci sono palate sui denti che insegnino abbastanza che il tutto si riduce a un duopolio perenne di errori che si ripetono insistentemente, ci si accanisce sempre e sempre e ancora su a) quello che non si vuole impegnare manco sotto tortura e b) quello che dopo tre mesi ti vuole sposare.

Quello che non si vuole impegnare:
indovina un po’? Non si impegnerà. Le persone non cambiano, uno è come è blablabla…tutte cazzate. Semplicemente questo non è disposto a cambiare per te, fine, stop. E’ inutile ripetersi che forse non è ancora pronto. Amica, forse invece  lo è, ma non per te. E’ inutile che cominci a lavargli a casa tua le mutande pur di incollargli qualcosa da te, qualcosa che vi faccia sentire “beh non è che conviviamo ma è come se “: non convivete e non è come se. Sai cosa fanno quelli che convivono? Convivono.
Nei casi più rognosi succederà che arrivate a ordinare anche 14 chili di confetti ripieni e poi scapperà all’ultimo, perché lo spirito di sopravvivenza vince sempre.
Lo so che sentirsi sole è brutto ma ancor peggio è sentirsi svilite, non abbastanza apprezzate, sempre dietro a un treno che non prenderemo mai. La verità è che non gli piaci abbastanza, diceva il film, quindi se continui a starci la verità è che non ti piaci abbastanza, dice ‘sto blog. Comprati scarpe nuove e liberati di questo macigno attaccato all’autostima.
Che infatti lui poi sei mesi dopo va a convivere con un’altra e dopo un anno e mezzo si sposa. Nella maggior parte dei casi, poi, dopo due anni avrà l’amante di 23 anni.

Quello che dopo tre mesi vi vuole sposare:
se possibile, questo è peggio del precedente. E mo ecco che arriva l’orda di “ma io e il mio ragazzo abbiamo avuto un colpo di fulmine” e gnignigni. No, al massimo un colpo di culo. E poi le cose si vedono sul lungo periodo e comunque sia fare sempre quello che ti senti spesso è una cazzata. Io mi sentivo di desiderare dei figli con quel tamarro con l’Aprilia SR giallo limone, a 16 anni. Ringraziando Dior, ho sempre pensato e sempre penserò che un po’ bisogna anche ragionare.
Mi ha detto che mi ama, sì vabbè usciamo da un mese e mezzo ma prima ciattavamo. Ormai sono 6 mesi che stiamo insieme. Eccerto, perché uno considera lo stare insieme dalla prima volta che hai pomiciato dopo due volte che ti eri scorciato per caso in un tunnel della metro gialla.
Una delle scuse più gettonate per dare corda a uno così nei discorsi con le amiche è “ma ormai, arrivato a NUMEROICS anni (perché questa la usano le 24enni come le 50enni, posso darvi nomi e cognomi) uno sa quello che vuole, siamo maturi quindi quando trovi quello che cerchi lo sai”.  Ora, qui si possono aprire diatribe infinite sulla questione, ma una cosa è certa: due persone mature non fanno una relazione matura. Se ti conosci poco, se hai fatto poche esperienze insieme, se la vostra relazione ne ha passate poche, non ha visto più di qualche primavera…beh, siete due persone mature con una relazione giovane. E per quanto certe affinità si intercettino, la vita insieme è un’altra cosa.
Pensateci prima di prendere un mutuo, pensateci prima di fermare la data col fioraio. Rallentate un attimo e pensate a qualcosa del tipo “ma se una cosa è tanto vera e tanto importante, perché bruciarsela subito? perché non aspettare il vaglio del tempo? “. Perché deve mettervi il cappio al dito dopo 7 mesi e proprio non può resistere a festeggiare prima un anniversario? Non è forse questo un modo per metterci una pezza d’oro bianco su quel che manca? E a chi mi vorrebbe rispondere “ma allora perché NO?” beh, perché la posta in gioco è troppo alta per non prendere tutte le precauzioni del caso.
Certe parole sono importanti e vanno pronunciate in un contesto degno,  il discorso di Obama alla sagra della polenta de Colleluna non avrebbe certo fatto lo stesso effetto.
Un uomo che non sa aspettare creerà sempre problemi, uno che non aspetta ha qualcosa da nascondere. (vedi alla voce: sciopping, dubbi esistenziali, parcheggio, petting,  scelta del vino, desiderio di maternità)
Visto che dovreste passare insieme l’eternità, chiedetevi il perché di tanta fretta.
Comunque, se avete fatto la cazzata e ve ne siete pentite, contattatemi in privato che mio marito fa anche il divorzista mannaro.

Adesso, per completezza, ci vorrebbe un bel consiglio su come riuscire a non inacidirsi col tempo, a non  perdere le speranze di una vita a due, a restare propositivi senza svendersi all’80% con il primo passante, a non odiare le donne incinte e coi passeggini…ma un consiglio preciso non c’è. Tutto sta a costruirsi una vita gradevole ma non chiusa, ad avere una casa in cui da soli si sta benissimo ma in due non  si starebbe troppo stretti.
Insomma: la soluzione è essere equilibrati ed è per questo che io sono la persona meno adatta a insegnarvi come.
Una cosa è certa munitevi di un amico uomosessuale  e non lasciatevi andare in disuso, allenatevi a emozionarvi anche fosse solo coi film o con le foto di gattini su Feisbuc, allenatevi a flirtare prendendo il caffè in un bar del centro piuttosto che a casa, allenatevi a guardare sempre quelli che vi piacciono per strada ché non c’è niente di male, e datela via come se non fosse vostra ché non sia mai cadesse in disuso si seccasse e cascasse.

 

YOUNG & BEAUTIFUL – dopo cinque anni di blog ho svelato il mistero misterioso

Avvertenze: post a contenuto personale quindi per forza di cose un po’ pallosetto.

Questo blog sta per compiere cinque anni, è un po’ acciaccatello ma resiste aggrappato a me.
Io, per la cronaca, sto per compierne 19 anche quest’anno. La ventina s’avvicina e un po’ d’ansia è naturale, credo. “Non oso immaginare cosa sia compiere addirittura 30 anni, dev’essere terribile”.
Da cinque anni a questa parte sono cambiate davvero tantissime cose: Umbria, Europa, Roma, Milano. Università, lavoro, master, nuovo lavoro e poi ancora nuovo lavoro. Grandi certezze che sono state scordate ancor prima di avere il tempo di sgretolarsi. Capelli biondissimi e poi castani (vomito) e poi rossi e poi castani e poi biondi e poi superbiondi. Insomma la vita è cambiata e io con essa e per essa e soprattutto il blog è cambiato. L’elenco degli uomini non mi metto manco a farlo perché a) non me li ricordo tutti b) c’abbiamo tutti una vita a cui tornare dopo questo post c) stanno tutti scritti nel blog d) faccio prima a dirvi quante mutande mi sono cambiata.
Se c’è sempre stato un filo rosso che ha condotto gli avvenimenti della mia vita beh, quello è il pathos amoroso. Presunto, immaginato, reale, sofferto, superficiale, malato, strafigo, gonfiato e sgonfiato e poi vero.
Se il blog è tanto cambiato è anche perché l’amore è tanto cambiato e no, non è che non c’ho niente da raccontare, ma ho sempre voluto che questo fosse uno spazio dove farsi due risate – magari anche amare – e non quello in cui qualcuno viene qua a capire perché e per come e appena ho beccato un mezzopsicologo de sta ceppa l’ho fermato all’ingresso: a casa mia si gioca con le regole mie. Va da sé che è molto più facile farsi due risate sull’ennesima sfiga che descrivere cosa sia la vita di una persona in un rapporto complesso e delicato come quello di un matrimonio, è servito anche a me metterla giù a ridere per non dovermi disperare davanti all’ennesimo caso da Centro di Igiene Mentale che si infilava nelle mie lenzuola o nei miei sms (e poi ora il PD mi dà maggiori soddisfazioni). In cinque anni, sicuro come l’oro, sono cascata nella trappola della storia ollain e ne sono uscita ammaccatella e piena di aneddoti.
In questi cinque anni ci sono sempre state le mie amiche, quelle vecchie come MAU e AGB  e quelle nuove come AmicaUmbra e infine Mun. Le gioie e i dolori sono stati condivisi e sviscerati e festeggiati e vissuti appieno anche grazie a loro e alle loro storie sfigatissime o a lieto fine.
Proprio con AGB, quella che vive la vita in groppa a un cavallo molto simile al mio, parlavo di come sono cambiate nel giro di così poco tempo e di come quattro anni fa sembrano quattro secoli fa.

F: amica ti devo confessare una cosa….come tu sai io amo molto Primate, d’altronde…come non amarlo? davvero non mi manca nulla con lui ma ultimamente ho un po’ di nostalgia di …mmm …come spiegare… dello stare male per amore cioè lo so che è una cagata ce vole poco a di “stavo benissimo quando soffrivo” una volta che stai tranquillissima però non so, sai quella roba tipo le pene d’amore che ti senti le canzoni melense? ecco,una cosa così non mi identifico più in nessuna canzone d’amore sofferto

AGB: si anche io ci penso! secondo me a noi piace harmony, si, e poi nel tuo caso secondo me c’è anche il fattore matrimonio, insomma è mentalmente un bel cambiamento…ok a me spaventa che non tromberò mai più con nessun altro, l’ho detto, ecco

F: ah beh, sta cosa è assurda, tipo mai più primi baci, mai più appuntamenti al buio, cose così. E’veramente molto strano pensarci dopo che per anni e anni  abbiamo inseguito gente della peggior specie

AGB: però poi razionalmente mi accorgo che è una cagata, come se Goma che mi chiede di usare la nivea* sia qualcosa che può mancare. CAPISCI??? MAI PIù GOMA MAI PIù dovrebbe essere il motto della felicità!!!però ci hanno regalato delle grandi storie da raccontare, questo va detto, a volte non mi sento pronta a non avere nulla di nuovo da raccontare ecco…se poi una single mi chiede come va, mi rendo conto che mazzo, va proprio bene! cioè sono felice tutti i giorni!!! WOW

F: io lo vedo quando parlo con amiche come MAS poracce, che per loro è una chimera quello che abbiamo noi. C’è da dì che, mazzo, noi ce lo semo anche meritato dio santo (se non ci credete cliccate il tag “relazioni” e andate indietro nel tempo, n.d.a.)

AGB: si ma allo stesso tempo non gli rispondo perché sono sicura che non ci crederebbero, Frangia diciamolo, ai tempi avresti mai pensato di poter essere davvero FELICE? io no ma manco se me l’avessero giurato

F: anche io non lo dico, un po’ non voglio passare per la vecchia accasata e un po’ che mi pare brutto per loro, io ho sempre pensato che me sarei sposata con Lui accettando una quantità di compromessi inaccettabili soprattutto con me stessa, figurati. 

 AGB: e invece capita, ecco la vecchia accasata, io mi sento spesso cosi, è la definizione giusta, essere una vecchia accasata mi fa felice, ti rendi conto? però non lo voglio ammettere
F: ieri PerfettoCoglione mi chiedeva quand’è che sono passata da essere una persona in balia di qualcuno, appresso all’amore sbagliato a quella che sono ora. Ma come si risponde a una domanda così? boh, forse è stato Primate che ci ha messo un punto facendomi capire che le cose possono e DEVONO essere diverse, e che tutti quei casini erano cazzate fatte di niente, problemi grandissimi per sentimenti molto più piccoli
AGB: quello che ha cambiato tutto per me è stato capire che con Cervellovale è tutto facile: se voglio scrivergli gli scrivo e viceversa. Se vuole vedermi mi vede, e vuole vedermi sempre. Conviviamo ed è semplice. Se voglio stare con le amiche ci sto e non devo spiegarglielo. Se sono in un altro continente per lavoro lui mi aspetta a casa per sapere com’è andata e non c’è niente altro da spiegare, è bellissimo. 

L’amore è vero quando è semplice. Al cinema.
Ma la vera domanda è: può trasformarsi invece in qualcosa di complicato? cioè è semplice e bellissimo, tra 10anni? ANSIA

 E qui spataffioni su spataffioni relativi alla nostra paura di avere, tra decenni, mancanze di poesia nella nostra storia e il terrore di fare una cazzata del tipo “sai quei periodi in cui vuoi vedere la poesia anche in una merda di cane?”.
E ‘nzomma felici delle nostre massime, contente e soddisfatte della saggezza dell’età e delle nostre storie stabili e felici, del nostro armadio condiviso e del nostre dispense colme, cambiamo argomento.
Poi, all’improvviso, fulmine a ciel sereno, una gelida verità mi assale:
F: Ma mazzo AGB, ma mazzo! Anche noi…”l’amore è una cosa semplice” lo diceva anche Tiziano, ma cribbio, ma non ci siamo inventate nessuna teoria geniale mazzo! 

AGB: Avevamo la soluzione davanti e non l’abbiamo voluta sentire ,TIZIANO PERDONACI! 

Comunque io questo blog l’ho aperto il giorno dopo una sbornia colossale, per non pensarci e smettere di vomitare.
Quel vino di campagna non l’ho mai più toccato in vita mia visto che le conseguenze sono state “gente che ti cerca in un bosco mentre tu dormi e fai le bolle sotto al mucchio dei cappotti”.
Avere un blog è bellissimo, apritevene uno non per diventare un bloggherdestacippa ché tanto la Ferragni è sempre più fregna di voi, ma perché rileggendolo a distanza di anni magari vi capiterà di capire che smettere di tenere il passato nel proprio presente è uno dei modi migliori per costruirsi un futuro.
E scusate adesso ho detto una frase alla Baricco e, mi faccio un pat-pat sulla spalla e mi pulisco la mano da sola, limortaccimia. Il punto è che la verità è come i gatti: non la trovi mai quando avresti tanto bisogno di stringerla tra le braccia, tu stai lì rassegnato davanti a una tazza di latte scremato e cereali da cinque euro e arriva, ti posa una zampetta sulla gamba e pretende qualcosa da te, pretende che la guardi e reagisca.
Il blog arriva al suo primo lustro, auguri figlio mio, e io compio 20 anni.Berrò cosmopolitan, mi comprerò un bel paio di scarpe scomode, spettegolerò con le mie amiche, continuerò a pensare che chi sposa un uomo microfallico ha un qualche problema, mi godrò il mio essere fuori dal chetfaiting delle singollédis osservando così l’altra metà del cielo con più obiettività, andrò a farmi il ritocco dell’ultimo tono di biondo sperimentato in testa e che Raffaellamespicciacasa e, sì, imperterrita continuerò a fantasticare su Pistorius cercando di non pensare ai suoi ultimi trascorsi nelle pagine di cronaca.
Insomma, tutto è rimasto com’è perché tutto è cambiato.
E infatti il Gattopardo m’ha sempre fatto due palle come una casa e non smette di certo adesso.
*Goma, pescion fruit di AGB  che se ne uscì con una poesia composta all’incirca da questi versi “metto la nivea sul comodino così possiamo giocare un po’ ” e volgarità di pari rango

INCREDIBILE ROMANTICA

Due sono i grandi temi di cui penso sempre che un giorno parlerò e poi invece non lo faccio mai: la MalBal, la ex del Primate, e Feisbuc e tutta la annessa tecnologia dei tempi moderni, il mio rapporto con questi argomenti, disamina, svolgimento, somme tirate e napalm.
Oggi, fatalità, ne parlerò contemporaneamente, perché la vita ci aiuta a sognare e poi la realtà ci fa capire che siamo molto poco fantasiosi.
Per dire: io ho sognato – anni fa – che mi facevo Mattew Bellamy nel bagno di un discopub abusivo di una frazione del mio paese. Ma mica mi immaginavo a cosa sarei andata incontro ieri sera sbirciando il mio cellulare figo abbastanza nuovo di pacca e omaggio del Primate.

In pratica niente, c’ho sto telefonone su cui arrivano notifiche, email, tutticosi come succede a chiunque si sia arreso ad essere rintracciabile in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
E questo è un fatto.
L’altro fatto è che il Primate ha una ex che non vede e non sente da anni, brutta e cattiva com’è d’uopo, che non si capisce come sia possibile, ha trovato un altro uomo che se l’è caricata. D’altra parte c’è chi è nato per essere bello e chi è nato per soffrire, Darwin non è il primo cretino che passa.
Il terzo ed ultimo fatto che va a comporre il quadro sinottico della disgrazia di ieri è la manifestazione di Gugolplas. G+ è la classica cosa che tutti hanno sentito nominare ma nessuno ha veramente capito che cosa sia o come funzioni, tutti ce l’hanno e nessuno lo usa, un po’ come Linchedin e il praimer per labbra.
Quindi, morale della favola, ieri sera tornando da una cena accendo lo schermo del telefono e vedo una mail: Il fidanzato di MalBal ti ha aggiunto alle sue cerchie di Gugolplas.
Ora, io e lei non siamo amiche (posso ride?), lui in teoria non dovrebbe sapere della mia esistenza e del mio nome, io so del suo perché sono umbra, l’Umbria chiama il tartufo, il tartufo chiama il cane da, il cane chiama il segugio, quindi io sono una stolcher.
Quindi chiamo in causa il mio comitato di consigliere sulla faccenda: Mun, ex amica della MalBal ormai convertita al lato biondo della forza, e la sempre fedelissima AmicaUmbra.
Chiedo loro come sia possibile che sto tizio arrivi a me, come possa arrivare al mio indirizzo nomecognome@ , che minchia vuole e simili.
AmicaUmbra ovviamente rimane sconvolta e mi dice cose come “…strane coincidenze…”, Mun, chiaramente fa l’espertona di social e comincia a dirmi che sono io che penso male che blablabla.
Fatto sta che le chiacchiere stanno a zero e la realtà dice che il fidanzato della ex di mio marito mi ha messo nelle sue cerchie. Ma magari mori.
Insomma io la prendo con molta filosofia, grande eleganza, savoir vivre e bon ton come sempre: amiche, che mazzo faccio? lo cancello? sì dai, lo blocco. Oddio no, dai, lo tengo così spettegoliamo!
Mun, placida: ma toglilo, io  di quei due meno so e meglio sto, sti due stronzi…anzi, me li devo anche incontrare a una festa di una carissima amica comune che palle…non c’ho manco voglia di scambiarci due parole di cortesia.
A questa frase mi scatta il colpo di genio e consiglio di sfoggiare alla festa  un autfit composto da bella maglietta con stampata su la foto del mio matrimonio.
Poi proseguo la conversazione con AmicaUmbra:
certo che è una cosa strana…
– eh, sì. Io sarò anche paranoica ma certo che…boh…
ma tu pensi che sia lei?
– ma no dai, te pare? dici che è una stolcher come me?
– ...non saprei…certo la cosa non le può essere indifferente…guarda noi…
– ho capito guarda noi, ma insomma, io c’ho pure il suo indirizzo e il suo numero di casa, pensavo di essere io quella matta…
ahahah…davvero?
– sì guarda, anzi mo la chiamo, te lo immagini?

Pronto, ciao, sono Frangia, piacere tuo…volevo dirti che il tuo ragazzo mi ha aggiunto su un social, gentilmente puoi dirgli che sono sposata? Grazie.

SE TI FAI POCHE DOMANDE AVRAI TUTTE LE RISPOSTE [cit.]

Nzomma alla fine mi sono sposata.
A Luglio.
E non ho più scritto niente qui.
Per farla breve: lacca, lacrime, lacca, ombretto, lacca, orchidee, lacca, Primate bellissimo in demi-tight, lacca, amiche in gran spolvero, lacca, piangere a fontana, lacca, riso, lacca, ravioli e tartufo e spinaci e merlot e buffè di dolci, lacca, sbornia assoluta, lacca, danza sfrenata, lacca. La mattina dopo lacca, piscina, lacca.  Per farvi capire de che stamo a parlà:
gaga wedding

In sintesi, ne parlavo ieri con MIO MARITO, il matrimonio è una gran bella festa, ma davvero bella. Poi stare insieme è un altro paio di maniche. Per quanto mi riguarda, festone della madonna con balli e balletti olnailò, #unvodkalemonperlasposa che è stato l’hashtag più usato tra il 20 e il 21 luglio nella bassa Umbria, finalmente una grande rimpatriata dei migliori amici della mia vita tutti insieme da ogni parte del mondo  a parte, credo che ne sia valsa la pena solo per vedere questo sguardo qui rivolto a me:

primate sguardo

Ma non sono qui per parlare di cose mielose o di feste invidiabili e invidiate, bensì per narrare di una di quelle faccende molto ganze che accadono quando meno te lo aspetti e quindi indossi delle scarpe di merda (nel mio caso, sempre della Geox).
Fatto sta che torno un finesettimana in Umbria senza Primate, vado a trovare la mia genitrice e quel mito de mi nonna, mi programmo un paio di appuntamenti con le amiche di sempre: MAS e Tatta.
La prima sera esco con Tatta e purtroppo proprio non posso svelare quei pettegolezzi che tanto vorrei, sennò ce scappa il morto. Ma la seconda sera esco con MAS, decidiamo di farci una cena nell’unica città del posto, in centro, e bere una cosa in giro.
Morale della favola andiamo in questo ristorante che fa capire a cosa serva l’Umbria nel mondo: magnà come Dior comanda.
Chiaramente essendo partita di corsa e con un bagaglio minimo, senza aspettative di uscita, mi ero portata da Milano un paio di ginz, una giacchetta di merda e nessun paio di scarpe eccetto quelle con cui viaggiavo: dei mocassini di pelle color panna. Molto belli per andare in ufficio. E infatti stavo in un ristorante sciccoso del centro. In Umbria, vabbè, ma sempre ristorante sciccoso del centro.
Ma nzomma, sticavoli, io me so sposata, io da sto posto sono scappata, io non volevo avere l’obbligo morale di mettermi in tiro per non essere a disagio, io questo obbligo me lo impongo quando mi gira ma poi chi vuoi che ci sia in giro..
Ecco, le ultime parole famose: pareva Ibiza al quindici di agosto.
Una roba impressionante, gente accalcata ovunque, io robe così veramente mai viste a Roma o Milano. Tipo che a confronto Trastevere il sabato sera è depopolato.
Vabbè, noi dopo mesi che non ci vediamo con calma riusciamo a raccontarci tante cose. E il quarantenne in crisi di MAS, e le vite come cambiano dai 25 ai 30 anni e poi pettegolezzi a nastro. Facciamo quindi quattro passi in mezzo a questa calca ben vestita del sabato sera, incrociando facce conosciute del liceo, alcuni amici di MAS che salutiamo al volo e via….libere nel mondo come due consapevoli giovani donne.
Ridenno e scherzanno chi scorgo tra la folla? Il Bel Sottomesso!
Devo obbligatoriamente fare una digressione un po’ lunga: il Bel Sottomesso, come dice il nome è bello e è stato anche parecchio sottomesso a me medesima. Lo conobbi per caso uscendo da un locale appena tornata in Umbria dopo la laurea. Io ero così: magra, raggiante, convinta di me, leggermente sull’orlo della depressione, sempre coi tacchi, abbronzata, arguta e maledettamente 23enne. Non posso certo biasimarlo per aver avuto un colpo di fulmine intravedendomi mentre un suo amico ci provava con me. Lui era un 28enne simpatico, timido, degli occhi molto espressivi, un po’ all’ingiù e molto scuri ed espressivi canile style, poco scolarizzato ma per niente ignorante, mite, arguto e con degli addominali che avrebbero comunque giustificato qualunque cosa.
Mi aveva soprannominato “la variabile impazzita”, un nomignolo molto tenero, a significare che mi avrebbe scambiato per una scemetta del paese invece, guardandomi meglio, ero me. Cominciammo a frequentarci e io mi affezionai, lui invece si innamorò. Ci furono varie fasi: ” io ti amo, tu mi ami?” “un po’”, “mamma ti ha invitato a cena, fa i piccionacci arrosto, vieni?” ” a parte che sono vegetariana, ma comunque manco morta” fino alla finalissima “Frangia io con te non voglio litigare, tanto tu vinci sempre!” “Ok, Bel Sottomesso, direi che la piantiamo qui”.
Nel frattempo avevamo presentato e fatto iniziare una storia seria tra MAS e un suo amico che a sua volta aveva presentato al neomollato Bel Sottomesso la sua amica Nana.

A ripensarci mi sento un po’ stronza, anche perché l’ho perdonato subito per l’infamata che mi ha fatto appena ci siamo mollati e ha iniziato a uscire con la Nana: aveva appuntamento con lei ma è corso sotto casa mia a dichiararmi il suo amore, poi è andato in ritardo da lei dicendo che l’avevo chiamato io. Che poraccio. L’ho perdonato come si perdonano i bambini che fanno i dispetti: ti arrabbi e ti urti, ma poi li perdoni subito perché la verità è che sei superiore.

Nzomma niente, passeggiamo e io lo scorgo accanto a me a chiacchierare con due tizi in piedi in piazzetta. Istintivamente, con lo slancio di chi ha visto un vecchio amico, gli do una bella pacca sulla spalla:

– Oi ciao!
– Ooohhh ma ciaaaaoooo (fa lui a braccia conserte)
– Insomma come stai? (non mi avvicino)
– Bene dai…(e mi da i classici due bacetti alle guance)… ho saputo che hai fatto il grande passo!
– Ah, ammazza, le voci corrono! Ebbene sì…(mostrando la fede) e chi te l’ha detto?
– Eh, chi me l’ha detto…me l’hanno detto…
Entra MAS  a gamba tesa: – E vabbè via, noi andiamo mo…
– Insomma che mi racconti, tutto bene?
– Ma sì dai…tu ora dove vivi? Non stai qui vero?
– Eh no, sto a Milano…
– Beh, certo!
E ancora palla a MAS: – Vabbè dai, mo andiamo…
– E un attimo che sto salutando! Tu invece tutto ok il lavoro?
– Sì sì..e tu?
– Sì tutto ok …madonna quanto tempo è che non ci vediamo!
– Eh…saranno, quanti? 3 anni…
– Veramente credo sei…io stavo qui nel 2007…
– Eh…(faccia da mente locale) eh sì!
E ancora MAS che incalza: – Vabbè dai senti andiamo…
Io a quel punto anche un po’ urtata chiudo questa conversazione di cortesia che sarà comunque durata non più di un minuto e mezzo.
– Vabbè, mi ha fatto piacere, alla prossima e buona serata!
– Anche per me, ciao via, ciao!

Riprendiamo il passeggio e mi giro verso MAS un po’ stupita: ma insomma ma che era sta fretta? stavo a salutà, calma un attimo, che t’ha fatto sto poraccio?Un minuto signore mio…sei stata anche sgarbata.
E MAS  mi illumina: ma possibile che non ti sei resa conto? non hai visto che succedeva dietro di te? fra un po’ ce menavano!
Faccio mente locale e mi rendo conto che con la coda dell’occhio avevo registrato un movimento sospetto alle spalle di Bel Sottomesso, una sorta di gruppetto che dalla posizione circolare passa a quella della falange da combattimento con una donna particolarmente bassa al centro.
Morale della favola quella è la rediviva Nana, la mia copia venuta male con cui Bel Sottomesso aveva cominciato a uscire all’epoca e con cui sta ancora insieme. Lei, l’unica donna al mondo che vede in me il demonio personificato. Anche perché non mette mai i tacchi e lui è un feticista (aveva una fotogallery delle mie scarpe immortalate di nascosto dai suoi amici nel cellulare)…purtroppo per essere proprio tutto cinematografico non avrei dovuto indossare i mocassini Geox, mannaggia a me.
E io tutta entusiasta della vita [cit.] non mi ero accorta di nulla, salutavo, elargivo sorrisi e spontanea ammirazione, affetto a palate gratis. E quella dietro che affilava le lame e disponeva quelle quattro amiche a testuggine.
Mi metto a ridere, ride anche MAS.
In contemporanea ridiamo e riflettiamo che non c’ha messo manco mezzo secondo a dirmi che sapeva del mio matrimonio, cioè, s’è ricacato la notizia subito, manco un  “come stai?ho saputo che..” No, bello deciso, coglie il punto della notizia che l’ha colpito e affondato direttamente. Aiutatemi a dire “sei un grosso poraccio”.
Poi la risata si trasforma in un amaro sorriso pieno di consapevolezza: rifacendo dopo anni un’uscita tipica dei nostri vent’anni abbiamo ritrovato le stesse persone, nella stessa via, con lo stesso Negroni in mano, maschi che parlano coi maschi, femmine che parlano con le femmine. Bel Sottomesso lì, coi suoi soliti occhiali né belli né brutti, la sua polo, i suoi ginz, il suo culo galattico, il suo drink, i suoi occhi belli eh, ma da cane bastonato che mi fanno veramente venire voglia di prendere un bastone e daje più forte una volta per tutte.
Insomma, c’avremo anche i nostri bei problemucci mentali da risolvere, ma tiriamo un sospiro di sollievo perchè l’abbiamo scampata bella.

Grazie ad Altissimo per il video e a AmicaUmbra per le immagini

THE EX FACTOR – invocare li mejo mortacci senza soluzione di continuità

Quando stai per sposarti, intendo proprio quando quel giorno si avvicina galoppando, quando oramai un po’ tutto è organizzato, quando ti mancano solo dei dettagli ma le riflessioni profonde sul senso della monogamia le hai già fatte, in quel momento finalmente viene fuori il grande interrogativo del matrimonio: come faccio a farlo sapere al mio ex?

Ora, se siete di quelli che dicono “ma che c’entra? che ti frega dell’ex?” et similia, girate al largo, ma proprio larghissimo da me perché i cazzari sono una categoria che davvero non tollero.
La questione dell’ex e della sua informazione circa le nozze è uno dei grandi quesiti delle nozze, se non addirittura IL grande quesito.
E’ abbastanza normale che se vi state per sposare, la storia passata sia stata superata. Ed è anche abbastanza normale che sia passato qualche annetto a meno che non siate quegli squilibrati che si sposano dopo quattro mesi “bellissimi e intensissimi e con una sintonia mai provata prima”.
Ma vorrei concentrarmi sul fatto che questo non c’entra nulla con un sano e naturale senso di rivalsa sull’ex. Il celebre concorso, portato alle luci della ribalta da SATC, “Chi di noi due morirà solo e disperato?” scatta il giorno dopo la fine del rapporto e poi, chi più chi meno, è tutto un gareggiare per tentare di morire accoppiati e felici.
Essendo io in procinto di congiungermi nel vincolo comunale col Primate, penso di poter affermare che ho stramegavinto e ciccia al culo.

Ma veniamo al dunque, come non ricordare Lui? Sì, il grandissimo imbecille con cui sono stata insieme per anni. Quello che l’ho preso lottatore alternativo, rapper e studente con la Fiat Uno e l’ho mollato col completo di Etro, un bilocale al polso, vacanze a Ibiza e costume a slip. Quello che, nell’estate del 2006, mi chiamò per dirmi che gli avevo attaccato la gonorrea perché nient’altro ero che una vacca, e che mi ha mandato sola e disperata in periodo di esami universitari a 700 chilometri da casa a farmi un tampone in tutti i luoghi. Insomma, un gran signore.
Dopo la fine ufficiale della relazione, per circa un paio di anni la cosa si è trascinata, prima per colpa mia e poi per ritorni suoi, senza mai arrivare da nessuna parte. Poi a un certo punto, complice la distanza, è morta lì. Io ero in altre faccende affaccendata e lui probabilmente idem. E da quel periodo sono passati circa tre anni di assoluto silenzio stampa.
Nonostante questo io non gli voglio male, manco bene, non gli voglio niente. Se morisse mi farebbe una certa impressione, ma a parte questo cerco di non pensare di aver perso otto anni a interrogarmi su sto essere che ha la stessa statura morale di Maurizio Lupi.
Nzomma qualche giorno fa parlavo con AmicaUmbra di queste cose passate e passive (un suo ex ha inseminato la scema di turno) e le dicevo “ma, secondo te, ma chissà con sti ex, dici che glielo devo scrivere che mi sposo? o lo lascio morire d’infarto col pettegolezzo paesano?” e poi “ma senti, ma stimazzi, io c’ho tanti pensieri mo pure a farmi problemi per sti cretini” e via discorrendo tra trucchi, scarpe e colleghi dementi.
Poi ieri la macchina Enigma , ovvero Feisbuc, non si sa come mi avverte che il tizio si è iscritto. Lui, contrarissimo a queste robe di internet, questi social per pettegoli, per gente che non ha una vita, e perché uno deve sapere i mazzi miei, e poi sicuro chissà che inciuci che ci fanno, e poi è pieno di quarantenni tristi che cercano di rimorchiare, e poi le donne si fanno vedere, e bla bla bla…una noia mortale. Ebbene lui, Mr Coerenza, si è iscritto definitivamente, dopo la rapida apparizione del 2010 atta solo a stolcherarmi un mesetto per poi risparire.
Nessuno si aspettava comportamenti intelligenti, quindi occhei. Clicco e mi appare una foto sui toni del rosso di Lui (identico spiccicato cacato sputato a anni fa) e…ovviamente vicino la sua attuale ragazza. Non mi aspettavo che si fosse fatto prete, eh. Ma manco che si mettesse con una col naso da porco. Ma vado avanti, clicco “informazioni” e evinco che è Fidanzato Ufficialmente o Engeigd che dir si voglia. Molto bene, procediamo. E’ fidanzato con una dal nome da stronza MA soprattutto col doppio cognome! Ragazzi miei, qui viene il bello! Il maledetto doppio cognome de sta fava! Perché il doppio cognome è il simbolo del male come dimostra la MalBal, la ex del Primate. Lei, la donna della morte, lei l’umana senza pinzette! Doppio cognome garanzia della merda.
Quindi gioisco, perché se la merita! Poi vedo che il fidanzamento ufficiale risale a luglio 2006, circa quando noi compivamo il quinto anno di relazione…ma che piacere!
La prima cosa che faccio, di conseguenza, è parlarne in chat con AmicaUmbra:

Frangia: L’HO TROVATO SU FB, MAZZO MAZZO MAZZO oddio ha scritto che è fidanzato dal 2006, stava con me!
AmicaUmbra:  mandami il link
F:  me sto a senti male (link)
AU:  mamma mia che occhiali terribili la ragazza (commento perfetto nel momento perfetto, il demonio è nei dettagli)
F:  cioè non me frega un mazzo, ma so sconvolta
AU:  scusa ma quando l ha fatto?
F:  il 5 aprile
AU:  azz
F:  o mazzo, aspè, dal 22 luglio 2006? cioè sta cosa mi sconvolge o hanno messo una data di tipo quando si sono conosciuti
AU:  dice che è fidanzato dal 2006?
F:  non ci posso crede si si si
AU:  voi quando vi siete laciati?
F:  gli mando la richiesta di amicizia? non me lo ricordo ma de certo ci siamo rivisti e mi ha scritto nel 2010 che non era fidanzato e voleva vedermi per certo TE RENDI CONTO????
AU:  o.O
F:  non so se ride o se piagne
AU:  me sento male per te,   ma come fai a vederlo? io non la vedo la data
F:  su informazioni
AU:  no ora l ho visto o.O ma mazzo
F:  no vabbè AmicaUmbra,  io ho qui le mail mazzo,  ce le ho puttana miseria, so sconvolta cioè sti mazzi eh? però mazzo
lo aggiungo?
AU:  magari erano un pò in crisi… ma te pare che MAS non ha mai visto niente? o saputo niente?
cmq io direi di no, cioè l ha fatto da troppi pochi giorni
F: ok no no, ecco, io che volevo mandargli una mail
AU:  per il matrimonio?
F:  sì, ma a questo punto conto di chiedergli l’amicizia il 21 luglio,  il tempo di mettere un’immagine del profilo vestita da sposa… da stasera senti che dieta che faccio, mortacci sua e de Riccarda Strozzi Pollastri, mortacci de tutte quelle coi doppi cognomi!
AU:  ahahahhaahhaah mortacci de tutte,  de tutti anzi, cmq non scrivergli, lui te l ha mai fatti gli auguri?
F:  MA NOOOOO, ma lui mi sa che non si è ancora sposato a meno che nel 2005 non me sia persa qualcosa
AU:  ahahahah ma tu la conosci lei? è di Borgo Natio?
F:  ma non lo so mortacci sua e del naso da porco
AU:  sta stronza!  urge acquisto di almeno 3 paia di scarpa?
F:  MINIMO MINIMISSSSSIMO
mo faccio dinamica mentale e je gufo col pensiero
AU:   cmq la soluzione è SCARPE
(ora qui va inserita una premessa: AmicaUmbra è nota in tutte le sue compagnia per essere una persona solare, simpatica, sempre tranquilla e propositiva, molto accomodante e mai nervosa, la perfidia non sa cosa sia, la vendetta non la sfiora, la rivalsa men che meno, è l’incarnazione dell’altra guancia e del vivere lasciar vivendo)
AU: o magari gli mandi la partecipazione
O MEGLIO FAI INDAGARE MAS (climax)
o magari gli mandi la partecipazione con un nome sbagliato ma al suo indirizzo
F: questa è  veramente infame
AU:  bhahahahhhahah o magari cambio programma e CASUALMENTE organizzo l’addio al nubilato in piazza a BorgoNatio vicino casa sua
F: sì,  mettete i manifesti
AU:  tu in mezzo a tanti cazzetti 50*70 e richiedo l’autorizzazione i comune per appendere i manifesti
F:  comunque fotoscioppame per benino che se me vede miss doppio cognome
AU: (spizza per bene il profilo di Riccarda Strozzi Pollastri) ma se fa le foto solo de faccia, sicuro c’ ha il culone!

CAMBIO DI LUC PER VANDA E LUISA – cronache da uno sposalizio che si avvicina

Prima di passare al sugo, alcune brevi considerazioni:

– la vicenda de idduemarò sta raggiungendo le vette della più fastidiosa cronaca da Feisbuc. Si è scatenata na pioggia di linc di ogni sorta, tutti differenti tra loro ma equamente insopportabili, che mi infesta la bacheca giorno e notte, giorno e notte. Ho due o tre contatti a cui s’è risvegliato un insano amor patrio tramite questa notizia, non si capisce bene a che titolo e perché considerando che uno è un maestro di arti marziali e l’altra è una disoccupata pugliese. Ovviamente non li depenno dagli amici perché mi servono per spettegolare. Invero va detto che tutto quello che mi ha apportato questo vociare circa i due pistoleros [cit.] è stato: la conoscenza della finora ignorata parola “marò” (ignorata in questo senso, perché io la usavo solo per cose tipo “marò, ho lasciato il fornello acceso!”) , il ritorno alla mente di Giuliana Sgrena che, diciamocelo, ce l’eravamo scordata tutti, di conseguenza il ricordo delle DueSimone note agli onori della mia personale cronaca perché avevo rinominato un foulard “la sciarpa delle DueSimone” e del viaggio in Germania col Primate di cui la sciarpa era stata indiscussa protagonista. Personalmente quello che penso della vicenda de idduemarò è: me pare che Rossella Urru ce la semo ricordata solo a Sanremo con Geppi Cucciari che è stata messa lì per compensare l’elegantissima farfallina di Belen. Sparo e chiudo.

– credo che Uozzapp stia rovinando il mondo. Ho un blog, figuriamoci se sono contraria alle nuove forme di espressione. E sicuramente c’è un modo intelligente di usare dei semplici strumenti che, in fondo, sono comodi e rapidi. Però ci sono cose che stimolano immediatamente un utilizzo improprio da parte dei più, tra cui annoveriamo: il rossetto color mattone, il plateau, il mojito, il decolorante per capelli, l’ecopelle, i ravanelli e – appunto – uozzapp. Una delle frasi che meglio ricordo di GRGA è “creare contenuti di comunicazione in appositi spazi di relazione” e, se uozzapp è lo spazio virtuale di comunicazione, spesso e volentieri è il contenuto di comunicazione a mancare. Oppure non mi sono accorta che tutti intorno a me hanno l’assoluto bisogno di esprimere concetti profondi e sentiti e ragionati. Propongo una giornata in cui ci si parli solo se si ha qualcosa da dire, si mandino sms solo per comunicare qualcosa e si rifuggano le conversazioni in stile “che fai? ma niente! che palle eh? eh si! pucci pucci? si micci micci? gnignigni e pipipì”. Sforziamoci di essere più socievoli e meno social.

– ma questa tendenza delle magliette corte avanti e lunghe dietro? Io non ho ancora maturato un’opinione sicura, fondata, certa e giudiziosa.

– mi sono iscritta a un corso di dinamica mentale. No, non sono una matta ippi niueig. No, non ho bisogno di uno psicologo (anche se, chi non ne ha bisogno?). No, non faccio yoga. Ho deciso che è una figata e quindi lo faccio, vi aggiornerò sul mio stato di salute mentale.

Ecco, come sempre ho sbracato con le premesse, le ho fatte troppo lunghe. C’è gente che con le mie premesse ci potrebbe scrivere dieci post, e qui ci sarebbe da scrivere per giorni e giorni su quelli che si aprono un blog e poi gli sa fatica scrivere, ma non tergiversiamo e passiamo a parlare di: zinne!
Perché, non so se s’è capito, ma mi sposo a luglio. Ho già un abito e non ancora le scarpe (dovrei vincere il superenalotto senza giocarci per prendere le uniche che mi piacciono) ma soprattutto ho il mio fisico da pin up senza culo in miniatura. Sebbene io qui possa scrivere il vero e il suo contrario, nessuno ha mai messo in dubbio che io fossi una bionda molto procace. Vale a dire che sono alta un metro e una vigorsol ma ho un notevole parco airbag (non oso manco immaginare l’impennata de zozzonerie nelle statistiche di ricerca che già non se la passavano male). Ho il classico fisico “dietro liceo e davanti Cristina dal Basso” in versione naturale e questo rende veramente difficile trovare un intimo comodo e normale per la vita di tutti i giorni. Figuriamoci un completino zozzone per il matrimonio!
Nzomma siccome lavoro in centro a Milano esco e mi tuffo nelle vie della moda col bancomat pronto a tutto. Passo in rassegna tutti i miei marchi preferiti: Triumph, Valisère, Passionata, LaPerla, Chantelle, Etam. Scopro che nessuno ha quel che fa per me, o non della mia taglia, o “guardi che le strizza” o “ha un giroschiena minuscolo!” e simili. Giro in lungo e in largo e alla fine entro dove non si può non trovare qualcosa: alla Rinascente di Piazza Duomo.
Salgo un piano dopo l’altro, butto l’occhio sulle nuove borse di Michael Kors, un occhiatina ai tubini di Chloé, prendo in mano un sandaletto di Caovilla. Tutto sentendomi, come da prassi: brutta, povera e malvestita.
Ma chi la dura la vince, arrivo strenuamente al quinto piano, quello della lansgerì. Vado dritta da LaPerla e scopro che non fanno nulla oltre una certa misura  che è l’unica misura a partire dalla quale il petto di una donna può essere considerato “tette”, il resto sembravano costumini per ragazzine spigliate ma che non hanno ancora sviluppato. Rosico moltissimo e vado  avanti. Giro lo sguardo e mi ritrovo in mezzo a due signorine vestite come le infermiere dei film di Alvaro Vitali: calze con la riga, grembiulino rosa aperto su cosce e seno, pizzi in bella vista e dei tacchi troppo alti per una poveraccia che sta lavorando, infatti mi vengono incontro con la leggiadria di un TRex. Non c’è dubbio, mi trovo da Agent Provocateur, il fornitore ufficiale dell’intimo delle passeggiatrici di lusso. Quello che ho visto lì, nessuno può immaginare. mutande in fili di cuoio, strass da capezzoli, fruste e manette, robe che dicevano essere mutande ma che a me parevano lacci per scarpe in pizzo. Manco a dirlo, in un posto così il problema della mia taglia non c’è. La commessa non si è fatta il benché minimo problema a scostare la tenda (di velluto nero) del camerino (di velluto nero) e guardarmi con mio reggisound spaziale e sotto le mutande rosa con l’orsetto che portavo.
Volevo morire, ma poi la mia attenzione è stata captata da un’altra cliente del torbido negozio. Perché io avevo la scusa virginale del matrimonio, quindi era lecito mi provassi quasi tutto. Ma quella signora in golfino beige, capelli castani, occhialetti da impiegata delle poste, ginz stinti e hoganmmerda, che cosa avrà voluto comprare? Non ho saputo decidere se stimarla o pensare “hai capito er mignottone?”.
Poi sono andata da Chantelle dove ovviamente non avevano la mia taglia quindi mi hanno offerto lo spettacolino impagabile di una donna araba velata che chiedeva se, oltre al completino da perfetta maiala che stava acquistando, c’era un altro string più piccolo abbinato.
Ecco, queste cose io non le ho veramente mai capite, perché le cose private sono private e quindi uno tra le mura di casa fa quello che vuole e se si appende selvaggiamente ai lampadari io faccio anche l’applauso. Però mi ha fatto una gran tristezza vedere una mortificata nel corpo, vestita come una suora vestita male, che spende e spande comprando gli unici capi che può non mostrare, dimostrando così di amare la moda e la cura di sé e, allo stesso tempo, di essere così sottomessa a un uomo da sfogare il proprio buongusto solo a suo uso e consumo.

Quindi a questo punto non mi resta che decidere se avere un gran bel decolleté nella vita abbia un prezzo. E se questo prezzo sia proprio 260 euro. Mortacci loro.

LA DIFFERENZA TRA ME E TE [cit.]

Per quanto riguarda Sanremo mi sto sfogando su feisbuc, quindi non è che abbia grandi cose da scrivere qui. Però prendo spunto da uno dei siparietti messi su in quel grande puntatone lungo quattro ore di Che Tempo che Fa con tante canzoni (bruttarelle) su RaiUno. A un certo punto una coppia omosessuale italiana che si sposerà a Niuiorc ha raccontato tramite iscrizioni su fogli bianchi, in silenzio e con una dolce melodia di sottofondo, la propria storia d’amore e il proprio diritto al matrimonio negato in Italia.
Ora si fa un gran parlare di unioni civili, matrimoni ghei, adozione da parte di coppie ghei e quanto di simile che coinvolga il mondo omosessuale e la creazione della famiglia.

Se siete contrari per principio in ogni modo alle unioni omosessuali, a casa vostra si dice “devianza” o “frocidemmerda”, beh, andate a leggere il sito del Giornale o di Famiglia Cristiana,
qui non c’è trippa per i vostri gatti. 

E’ un bene che il dibattito in merito si sia (ri)aperto, anche se purtroppo credo che sarà breve e senza esito. In Italia il voto cattolico pesa ancora troppo e sotto elezione, con le dimissioni di Benny, si farà sentire compatto.
Non c’ho proprio voglia di stare a dire che l’orientamento sessuale è un fatto privato, che se mi trovassi infartata non credo mi cambierebbe molto sapere che l’infermiera che mi mette la flebo è lesbica, che -sì- anche tra gli animali l’omosessualità esiste e gné gné gné solite cose trite e ritrite ché, se non le avete ancora capite, è veramente il caso di sentire un neurologo (etero, ofcorz).
Quello che più mi intristisce, tra chi condivide con me che il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie omosessuali vadano assolutamente resi possibili, è la motivazione.
Occhei, è vero, c’è la necessità oggettiva di tutelare in concreto le coppie che vivono insieme (se schiatto perché casa mia di cui tu hai pagato il mutuo deve andare a quella stronza di cugina con cui non parlo dal 1993?), sicuramente anche a livello burocratico molti processi si snellirebbero (vai dal notaio, lascia una scrittura privata, paga il notaio, prega che nessuno la impugni quando schiatti, speriamo che il giudice poi non sia omofobo…), eh sì, sicuramente lo stato ci guadagnerebbe anche a livello economico, eh sì, e poi il mondo è pieno di bambini orfani e miserabili che pur di non lasciarli nelle favelas è sempre meglio darli a una coppia omosessuale.
Ma queste sono le motivazioni giuste per un cambiamento di questa portata?
Perché ragionando per assurdo e su questa linea, se domani fosse assolutamente necessario risparmiare sulle pensioni, che si fa una strage di sessantacinquenni?
Tra cinque mesi mi sposo con l’uomo che amo, progetto con lui bambine bionde, delego a lui la firma sul mio conto, lascio a lui le indicazioni sul “fine-vita” (o inizio-morte) che preferisco, progetto con lui come realizzare la nostra vita insieme, immagino con lui la mia carta di identità col doppio cognome. E lo faccio perché è giusto, perché questa è la famiglia: un legame di amore assolutamente personale, su cui nessuno ha il diritto di sindacare o esprimere opinione. Ho la possibilità di far coincidere quello che provo con un documento che lo renda ufficiale, che mi permetta di elenca tra le caratteristiche che massimamente mi descrivono che ho scelto il Primate, e quindi lui è un pezzo di me. E su questo ci conto così tanto che mi ci faccio mettere timbro e firma del comune, io certifico che per me è così e l’istituzione mi crede e avvalora quel che dico.
E sono convinta, nel profondo, che siano queste le motivazioni per cui vanno resi possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso e tanto più le adozioni: perché la famiglia è un sentire unico e una dimensione umana privata, è un insieme di legami inscindibili che creano la società, forma pezzi di tessuto granitico e di certo non dipende dagli orientamenti sessuali.
Che le coppie gay adottino è semplicemente giusto, non è meglio dell’orfanotrofio.
Che le coppie gay si sposino in comune col mazzo di fiori e l’abito della festa è giusto, è il diritto alla ricerca della felicità che lo stato ti deve proporre e garantire, non è necessario per regolare contenziosi di natura particolare.

Finchè ci fermiamo alle necessità, finchè non puntiamo agli ideali con tutta la passione che questo richiede, saremo in eterno le rammendatrici di diritti strappati.