Le 5 canzoni di un genere che non so definire ma che sono proprio di quel genere che mi piace tanto

A parte che è una vita che non scrivo una specie di classifica.
A parte che non leggo un libro di Hornby da troppo tempo.
E poi comunque io a ste definizioni moderne tipo “prog” non le capisco mai bene del tutto fino in fondo, già pe raccapezzamme co “indie” c’ho messo i miei tempi.
La musica è un argomento complesso da trattare.
E’ molto più personale del fatto, ad esempio, che ho il ciclo decisamente poco abbondante.
Ne ascoltavo di meglio da ragazzina, ero più aggiornata, mi sparavo emtivì di continuo e masterizzavo anche l’animadelimejo. Comunque sia se non ho il lettore emmepitrè mi sento abbastanza male. Poi però non c’ho mai voglia di cambiare i file dentro e arrivo ad ascoltare le stesse cose per mesi e mesi.
Quando mi capita (ma quando mi capita?) che mi chiedano quale sia la mia canzone preferita rispondo sempre, per pigrizia, Don’t speak dei No Doubt. In effetti è una canzone che mi piace tanto ma non credo che sia la mia preferita, diciamo che è una risposta preconfezionata che accontenta un po’ grandi e piccini, rocchettari e cafonari.
Ma poi, preferita de che? Preferita se sto al quarto gin lemon, me fanno male i piedi per i tacchi e sto con le amiche allora è L’amour toujours. Preferita se mi voglio tagliare le vene per lungo e largo e dietro le ginocchia come il poro Seneca,  probabilmente è Replay di Bersani.
Insomma, la musica è una roba complessa, cambia con l’età e coi periodi e coi ricordi che ci si associano.
E’ per questo che lentamente sono arrivata a comprendere quale sia il genere di canzone che mi piace tanto, quello che non citerei mai tra i miei preferitissimi ma quando passa nella riproduzione casuale del lettore non salto mai. Nzomma quella singassong che è sempre il momento buono per ascoltarla.

E quindi ecco le cinque canzoni tipiche del genere che piace tanto a me:

5. Jaqueline – Franz Ferdinand

4. Love Long Distance – The Gossip 

3. Bugiardo – Tre allegri ragazzi morti  

2. Lonely Boy – The Black Keys

E prima tra tutte una canzone che adoro, seguito della splendida Andate tutti affanculo ben più famosa, dalla melodia fricchettona e ondeggiante, ste schitarrate da scampagnata con la parrocchia, il coro da concerto mbriacone, e dal testo ricco in perle di saggezza.

1. Atto secondo – Zen Circus 

 

LA GRANDE BELLEZZA, LA GRANDE NOSTALGIA

Ieri sono stata al cinema a vedere il nuovo film di Sorrentino, “La grande bellezza”. Toni Servillo d’ordinanza, uno splendido (come sempre) Verdone, un’agghiacciante Serena Grandi, la solita pallosa Isabella Ferrari e una Sabrina Ferilli credibile per la prima volta in vita sua.
Insomma: ci sono tutti gli ingredienti per piacere a un pubblico intellettuale e commerciale di sinistra.
Io, per dire, l’ho adorato.
Di cosa parla il film probabilmente lo sanno tutti, come il fatto che Sorrentino ha sempre una fotografia della madonna e un team di correttori del colore che fa spavento peggio di Cliomecap. Il film è ambientato a Roma, le immagini della città sono meravigliose, struggenti e poetiche in maniera sublime.
La narrazione è lenta e molto all’italiana, primi piani a pioggia con luci e ombre calcatissime.
Ma più di tutto per me è stata una riflessione di due ore sul senso della bellezza e dell’arte. Spesso mi sono interrogata su quello che significa l’arte per le persone, per la gente e per i singoli, capendo in fondo che queste riflessioni sui massimi sistemi non sono alla portata del mio intelletto e ritenendo che alla fine le mie conclusioni fossero molto banali. In qualunque caso ho almeno capito cosa penso sia l’arte per me, o almeno cosa mi piace delle espressioni artistiche e posso riassumere il concetto in due grandi filoni: cose che non saprei capace di immaginare e che quindi mi stupiscono molto (vedi gli intrecci di Palanhiuk) e cose in cui ritrovo una parte di me al meglio o al peggio con sfumature nette (ed ecco Sorrentino o Ammaniti).
Guardando a Roma, alla Roma ladrona e caciarona, con gli occhi del regista non ho potuto fare a meno di capire perché ultimamente sogno continuamente le strade di quella città che ho tanto criticato quando ci abitavo.
Perché, sì, è vero, Roma è davvero impossibile e troppo troppo caotica, è maleducata e invadente, puzza e appiccica, urla e schiamazza e scola d’olio agli angoli della bocca mentre mangia, suona mentre attraversi sulle strisce, spintona e commenta continuamente e tutto questo è semplicemente insopportabile. Non si può negare, soprattutto se non è la propria città natale.
Eppoi però, regina delle contraddizioni, apre scenari meravigliosi, si permette di non truccarsi perché di suo ha degli occhi splendidi e espressivi, ha le rughe di espressione di chi ha qualcosa da raccontare e ne ha viste tante, non si giustifica nemmeno tanto alla fine ti travolge. Ti avviluppa ma anche ti accoglie, ci resti un anno o due eppure non ti senti di passaggio. Diventa mamma Roma, anche se non lo capisci, poi lo senti.
E quindi alla fine io ci ho visto questo di me, in questo film e in questa città, tanti difetti e dei problemi davvero irrisolvibili, delle zone inspiegabilmente lasciate al degrado e molti germogli che non verranno mai coltivati, le merde di cane per strada,  i tossici che ancora ti chiedono cento lire in stazione, le borse contraffatte e i fregaturisti ma anche i tramonti più belli del mondo, una cucina appassionata e gustosa, delle tradizioni impossibili a morire, il cinismo e il sarcasmo, le risate sempre e la poesia popolare.
Praticamente tutte cose abbastanza difficili da spiegare a chi non ci ha vissuto e l’ha vista tre giorni da turista, tutte cose assolutamente incomprensibili per un milanese o chi per lui.
Roma, come dicono di Totti i suoi tifosi, non si discute, si ama.
Ho pensato per due anni che la città mi mancasse tanto per le persone, per gli amici, per il lavoro. Invece mi sbagliavo e l’ho capito solo ieri sera in una sala del Bicocca Village.
Il vuoto che mi capita di sentire non è altro che abitudine al bello quotidianamente disattesa. Sono cresciuta sulle cose del Gargano e tra le valli umbre e poi approdata a Roma, ho assorbito anni e anni di paesaggi e borghi e opere d’arte che ormai mi fanno da lenti a contatto. E c’è poco da fare e poco da dire quando i mezzi arrivano in orario (che poi, Pisapia mio, c’è da aprire una treccani…) perchè la bellezza, come il buonsenso, se non ce l’hai nessuno te la può dare.
Appena ho il coraggio ci torno, perchè nonostante una grande nostalgia quello che ti lascia Roma è soprattutto la sensazione di un cielo perennemente assolato.

OGNUNO C’HA LO SPIONAGGIO CHE SI MERITA

Siccome siamo una coppia equilibrata, dopo quattro mesi che non andavamo al cinema ci siamo stati sia sabato che domenica. E ci siamo dati allo spionaggio.

Sabato sera dopo una pizza napoletana nell’hinterland con Altissimo e AmicaUmbra (la loro lovstori procede e secondo i miei calcoli dura altri quattro/cinque anni sicuro), siamo andati a vedere Argo al cinema. E’ un film con Benafflec, di Benafflec, prodotto da Gioggcluni e Benafflec.
Narra di una storica operazione della CIA che riuscì a esfiltrare sei persone dell’ambasciata americana sfuggite all’attacco dei ribelli in Iran nei primi anni ‘8o tramite uno stratagemma allucinante. Ora, io della storia vera e propria sapevo poco, nozioni in nebulosa, però il film mi è piaciuto un sacco. Mi sono cacata sotto tutto il tempo, vedevo AmicaUmbra che tra un po’ scarnificava la spalla di Altissimo a forza di pigiarci dentro la faccia. Il Primate che continuava a dirmi “amore, tranquilla, tanto va a finire bene”. Insomma, per dire che la saspenz è riuscitissima. Ricostruzioni sceniche perfette, attori credibilissimi, costumi e interni riprodotti divinamente bene.
E poi Benafflec. Lui, che normalmente ha quest’aria da sallocchione, belloccio ma proprio sedano. Lui che beve un uischi torbato ma pensa  a GenniferGarniè (la donna senza sopracciglia). Insomma, di solito è bello ma non è che mi entusiasmi.
Invece in Argo è un sorcone strappamuntande che manco ci posso ripensare. E’ bono come’r pane anche con il suo collo corto. Perché ha la barba, con un accenno di sale e pepe. Ma è una roba da sturbo.
Poi, come in Evilenko, durante i titoli di coda scorrono le immagini vere affiancate a quelle riprodotte nel film. Tutti stupiti dalla somiglianza tra la giovane segretaria dell’attascé militer e l’attrice che la impersonava, tutti sorpresi davanti alla foto dell’addetto alle pratiche militari e l’attore che lo impersonava, e cosa dire dell’altro coi baffoni, quel funzionario? identico all’attore! E poi, alla fine, la foto del protagonista, tale Tony Mendez, l’eroe protagonista: un agente della CIA specializzato in esfiltrazioni che assomiglia paro paro al Cabellero de Carmensita. E quindi giustamente lo fa Benafflec.

E invece domenica ci siamo sorbettati un bel pranzo col parentame del Primate. Quindi pur di sfuggire ho accettato di andare a vedere 007 Scaifol.
Sapevo che non era il mio genere però Primate ci teneva e poi mi avevano anche detto “non è il solito zerozerosette”. E infatti è molto peggio. Non saprei bene come rendere l’idea di quanto riesca a essere un marchettone di due ore e mezza. Innanzitutto, la sigla (bella) la canta Adele. E, diciamocelo, Adele: musica europea=Favino: cinema italiano. Poi c’è Denielcreig, sta specie de sallocchione de mezza età con la bocca da cernia e l’occhio vuoto alla Putin. Tutto bigghegimme, cammina a braccia larghe a dimostrazione che si può fare palestra anche dopo i cinquanta. Poi c’è OlgaCulosbilenco, col suo viso bellissimo e i suoi polpacci incacabilissimi. Poi c’è uno dei Uandairecscion che fa l’addetto al settore Q. Una nera palestrata senza tette fa la signorina Monipenni e la mitica Emme è interpretata da Giudidenc che, sarà l’età, j’è rimasta solo l’espressione col cappello e l’espressione da morta.
Comunque so tutto sui nuovi modelli Rengrover.

 

In sul calar del sole reco in mano 7 recempsioni

L’estate sta finendo, qui a Milano già piove da un pezzo, se non piove fa afa grigia. Uno spasso. Ed è con questo spirito scoppiettantissimo che vado a recempsire le ultime letture.
Certo, avevo detto che avrei letto solo ed esclusivamente monnezza, invece di mezzo ci ho messo qualcosa che non sembrava monnezza e invece, alla fine…

SURVIVOR – Chuck Palanhiuk
Molto figo, va detto. Non il suo migliore, comunque molto figo. E’ la storia complicata di un membro della chiesa Creedish, la classica setta americana in cui a un certo punto si ammazzano tutti. Tutta la storia gira intorno all’ossessione del sesso e della verginità e al suicidio. Tutti i libri di questo autore sono un po’ così: incentrati sulle manie e sulle psicosi di gente assurda, sarà per questo che mi piacciono tanto, perché ci sono bei colpi di scena e situazioni mai scontate. Inventiva ammirevole, anche se l’inizio è un po’ lento.
Adam dice che le culture che per renderti schiavo non ti castrano fisicamente, ti castrano il cervello. Rendono il sesso una cosa talmente ripugnante e diabolica e pericoloso che anche se sai quanto potrebbe essere bello avere dei rapporti sessuali, neanche ci provi.
VOTO: 7

IL MOMENTO E’ DELICATO – Niccolò Ammaniti
Ammaniti è sempre bravo ma sti raccontini sono proprio né carne né pesce. Ovviamente, come sempre, il finale in caciara è assicurato. Alcuni sono molto divertenti, altri sanno già visto-già sentito. Senza infamia e senza lode.
VOTO: 5

TONY PAGODA E I SUOI AMICI – Paolo Sorrentino
Ecco, a me quando uno come Sorrentino – che ha fatto i soldi – prova a fregarti così banalmente, mi girano fortissimo. Racconti lenti, a tratti mortalmente noiosi che, se all’inizio non convincono, alla fine rompono veramente i coglioni. Se sto libro l’ha scritto Sorrentino mi nonna è Hoara Borselli.
Nonostante tutto, salvo qualche citazione:
“E’ questione di tempo, ma si finirà per sostituire le scritte sulle borse direttamente coi cartellini appesi col prezzo da sopra. Ve lo dico io. Se pensate che la volgarità abbia posto dei limiti a se stessa allora la risposta è: no, non ha posto limiti.”

“Negli anni gli architetti, categoria di una pigrizia pari solo a quella dei camorristi disoccupati dalla Camorra, hanno stancamente consigliato alle signore ricche solo ed esclusivamente una soluzione a tutti i problemi della casa e della vita. Questa soluzione si chiama camino. E le ragioni addotte dall’architetto riguardo l’assoluta necessità del camino, sono sempre state monumentali e inattaccabili. Queste, sono le ragioni: il camino fa calore, il camino fa famiglia, il camino è bello, il camino fa casa elegante, ci puoi invitare gli amici e ci fai la brave, il camino ti fa meditabondo, guardi il fuoco e ti viene un’idea geniale per evadere le tasse, ti ci siedi di fronte, ti prendi il tepore sui piedi e ti leggi un bel libro. Nove su dieci, un libro sui camini.”
VOTO: 3

MIGNOTTOCRAZIA – Paolo Guzzanti
Riassunto: ciao sono Paolo Guzzanti, sicuramente mi conoscerete per aver dato alla luce quel gran figo di mio figlio Corrado, quell’imbecille senza pari di mia figlia Sabina e poi Arianna di Boris. Siccome ho inventato io il termine “mignottocrazia” scrivo un libro intero per ribadire questo concetto, ovvero che sono io che ho inventato il termine “mignottocrazia”, termine che non esisteva prima che io inventassi il suddetto lemma “mignottocrazia”.
Gentilmente, qualcuno mi cava gli occhi? Grazie.
VOTO: 2

REQUIEM PER UNA PORNOSTAR – Deaver Jeffery
E’ un giallo la cui protagonista indossa abiti raffiguranti dinosauri, Rune. Una serie di strane esplosioni  in cinema porno incuriosiscono Rune che decide di dare una svolta alla sua carriera girando un film sulla doppia vita della pornostar Shelly Love. Questa sua idea, però, non va a genio a un misterioso uomo col cappello che cerca di ammazzarla. Poi c’è un’altra esplosione e proprio Shelly Love rimane uccisa. Rune non si arrende e continua ad indagare. Fatto sta che il libro continua senza grosse trovate fino ad oltre la metà, poi ci sono sette miliardi di colpi di scena impensabili, sino al finale. Parte a mazzo e finisce a razzo.
VOTO: 6 e mezzo

CHE COSA TI ASPETTI DA ME – Lorenzo Licalzi
Confessioni di un vecchio fisico ricoverato in un ospizio in seguito all’ictus. Le sue impressioni, la sua vergogna, la sua verità e tanti ricordi. Questo libro mi è piaciuto moltissimo, è dolce, intenso e ironico, apre uno spaccato sulla vita e sui pensieri degli anziani che diverte e commuove. Dopo una vita strana ma dolorosa, il fisico Tommaso Perez si ritrova a sbavare mentre mangia, a non camminare, a non avere speranze nel futuro, si comporta da bisbetico allettato e  viene soprannominato “Mr Vaffanculo”. A un certo punto tutto cambia ma non voglio spoilerare. Ah, da notare: è scritto tutto in prima persona, se siete di quelli che non tollerano il protagonista narratore beh, non fa per voi.
E’ facile vedere Dio nella bellezza della natura o nella perfezione delle dinamiche cosmiche, ma allora lo si dovrebbe vedere anche nelle putride discariche di Calcutta, che sono le case di bambini che si cibano di spazzatura, o in certe camere d’albergo di Bangkok, e nella supplica che il bambino rivolge al pedofilo che lo violenta e che si esalta, si esalta per quella preghiera. Lo si dovrebbe vedere, certo, ma io non lo vedo.
VOTO: 8

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO – Erika Leonard James
Te pare che me lo perdevo? Mammancopegnente. La trama è questa: ci sono due amiche, una bella e ricca e l’altra caruccia e precaria. La caruccia e precaria sostituisce la bella e ricca ad un’intervista per il giornale della scuola (Rory Gilmore de sta fava)e lì conosce Christian Grey, un uomo con gli occhi e la giacca grigia (io l’ho immaginato sempre con la faccia di Christian Bale). Lui ha 27 anni, 40 000 dipendenti, svariate mijardate di dollari e una nerchia notevolissima. Sì, perché -non si capisce come – ma a Grey piace la precariella e le dà la caccia a suon di auto in regalo, computer in regalo, shopping illimitato in regalo. Lei, manco a dirlo, ci sta. Arrivano al dunque, lui sfodera la nota spada de foco e lei dice “Grey, ottimo direi”. Quindi trombano ma lei è precaria, caruccia e vergine. Quindi, momento Memorie di una Gheisha, fa la macchia di imene sul lenzuolo.  Dopodichè lui le dà da firmare un accordo di riservatezza piuttosto lungo in cui c’è anche una clausola sul non cacarsi addosso reciprocamente. Di lì è tutto un “ciao, come va? trombiamo!” con delle descrizioni particolareggiate di sti quattro/cinque amplessi che poi, diggiamoggelo, non sono davvero niente di che. S’accoppiano nella vasca da bagno, s’accoppiano in una  stanza accanto a quella in cui stanno i genitori di lui e cose simili. E capirai che trasgressioni! Alla fine, ma proprio alla fine, esce fuori sta questione del sadomaso, lui vorrebbe corcarla di botte pretendendo che a lei piaccia. Ora, io non me ne intendo, fatto sta che tutto sto sadomaso doloroso da morire si riduce a quattro cinghiate sulle chiappe con tanto di spalmata di crema emolliente dopo. Eccapirai, che scandalo. Ai tempi di mio nonno era il padre di famiglia che diceva “me tolgo la cintura eh..” e i bambini finivano in silenzio il piatto di minestra.
Pare che questo romanzo abbia fatto impazzire le casalinghe disperate e depravate di mezzo mondo, che abbia risvegliato chissà cosa in chissà chi e via discorrendo. Io ho capito che è il classico libro che legge chi non legge: scritto male, inconsistente, con quattro sozzerie che in confronto Armoni era un pornazzone, sto famoso “accordo di riservatezza” (di 4 o 5 pagine) viene ripetuto più e più volte a voler allungare il brodo con l’acqua sciapa, i personaggi hanno lo spessore e l’introspezione di una figurina Panini tarocca, MA sopratutto: cominciano a copulare poco prima della metà, ma che è? Voglio leggere un porno soft, mica solo un soft. Manco a dirlo, il finale è leggermente troncato nel nulla: i due litigano, lei lo lascia per finta, lui lì per lì non la richiama. Fine. Ma che fine è? Quella che dice “comprati gli altri due”. Sì, come no, aspettami seduto amico libraio.
VOTO: cinquanta sfumature di marrone

LEGGERE CI APRE LA MENTE VERSO UNIVERSI NUOVI CHE POSSONO ANCHE ESSERE DI MERDA – 12 recempsioni

Non so se l’ho detto almeno diciasseimila volte ma, a me, il Chindol ha cambiato la vita. Lo amo, gli ho dato il suo nome affettuoso (Chindy che mi fa pensare a « lei si chiama Cindy  e incassa tanti dindi » – per pochissimi – )e costringo il Primate a chiamarlo così.

Quest’anno ho anche fatto l’abile mossa di regalarlo a mia madre per il compleanno, fottendomi così i regali dei prossimi diciotto natali e compleanni ché, si sa, col libro non si sbaglia(va) mai.

Chindy mi permette di risparmiare tanti dindi e di leggere anche robe per cui mai e poi mai avrei pagato.

Detto questo, ecco le recempsioni rapide dell’ultima dozzina che ho letto :

 

I ragazzi di Anansi – Neil Gaiman

Come tutti i libri di Gaiman ha un intreccio complesso a metà ambientato nel mondo reale e  a metà in un mondo divino/fantastico/surreale con caratteristiche e sentimenti molto reali.

La storia è quella di due fratelli, uno più umano e l’altro più divino, uno grasso e l’altro figo…insomma una specie di gemelle Olsen rivisitate.

Gli dei-personaggi della storia sono gli spiriti ancestrali delle storie del mondo e sono rappresentati da animali : questo è il problema. Per dirla meglio, uno dei protagonisti è Ragno ed io sono aracnofobica all’ennesima potenza. Non potevo leggere senza arrivare  a grattarmi le braccia con frequenza più o meno regolare.

Carino ma non paragonabile per spessore e intensità ad American Gods, Anansi Boys per certi versi è più godibile e leggero ma anche meno interessante.

Quello che ho apprezzato è soprattutto l’inventiva, il genio narrativo di Gaiman. Riesce a creare storie sempre originali e folli nella sua penna non c’è mai il minimo tratto di banalità.

 

La metà di niente – Catherine Dunne

Ecco, dicevo, la banalità. Dico io, se sto leggendo un libro è forse perchè voglio vedere una vita simile alla mia descritta pari pari o per evasione ? Eh, Catherine Dunne, che ne pensi ?

La storia è questa : cinquantenne grassa con due o tre figli problematici viene mollata di punto in bianco dal marito che si tromba la moglie di amici di famiglia. Rose (anche il nome della protagonista simboleggia una certa creatività irrefrenabiledell’autrice) rimane disperata e senza un soldo e deve decidere come ritirare su le sorti della famiglia dopo una vita da casalinga. Piange un bel po’ poi comincia  a vendere torte, si arricchisce mentre il marito perde il lavoro e fa la fame da solo visto che la sua amante è tornata a casa.

Se proprio non avete niente da fare, mettete a posto il cassetto delle mutande che tanto lo so che anche il vostro è incasinato.

 

Il karma del Gorilla – Sandrone Dazieri

Le storie di Dazieri mi piacciono sempre un sacco, sono divertenti e irriverenti e « il Gorilla » è un personaggio che non annoia.

La storia è meglio che non la racconti, leggetela. Ma vi dirò perchè questo libro mi è piaciuto particolarmente : per la citazione del cocktail Fernando nei ringraziamenti.

Il Fernando è una bevanda a base di Fernet e CocaCola, vi rendete conto ? Pare essere molto popolare in Argentina e io l’ho scoperto a spese di Altissimo. All’ultimo VodkaParty della storia di Roma, quando ancora Maison Dourange dava dieci piste ai peggiori bar di Caracas, si presentarono due amici di Mun, lei francese e lui argentino. Alla vista di una bottiglia di Fernet lui si mise a distribuire sta roba a tutti e soprattutto ad Altissimo che, venuto giù a conquistare Amica Umbra, le ha vomitato nel cestino della camera da letto.

Chissà che età aveva il Fernet…AmicaUmbra l’aveva portato 3 anni prima da casa dicendo « Mamma m’ha detto prendilo e buttalo, non se sa da quanto stal ì, però magari per un’emergenza, se finiamo l’alcol ».

 

Molto forte, incredibilmente vicino – Jonathan S. Foer

Adesso va un sacco di moda ma, onestamente, mi ha lasciata perplessa. La storia è molto dolce : un ragazzino che ha perso il padre nella tragedia dell’11 Settembre si mette alla ricerca delle tracce perdute del genitore pur di accettare meglio la sua dipartita. Il personaggio è strutturato bene, il bambino ha mille manie, è intelligentissimo  e molto fragile…però la trama a volte si impalla, si dilunga, non scorre e finisce con l’annoiare. Non lo sconsiglio, ma non lo incarterò per nessuno a Natale.

 

Treno di notte per Lisbona – Pascal Merier

Una mattonata fra capo e collo. Molto bello.

Un professore austriaco di lingue morte incontra per caso una donna che sta per suicidarsi, le rivolge la parola e scopre che ha uno strano accento : portoghese.

Di lì lui, compra da un rigattiere un vecchio libro in portoghese di un autore pressochè sconosciuto. Sbarella, abbandona la sua vita pallosa di sempre e va a Lisbona col treno alla ricerca delle tracce perdute dell’autore.

La ricerca si infittisce e il professore arriva a contattare i parenti dell’autore, un medico geniale e dalla personalità complessissima, per ricostruire un intreccio di vite che si mischiano alla propria.

Questo libro è lento e difficile ma mi è stato impossibile non esserne travolta :Lisbona è la mia città del cuore e ad ogni piccolo rimando alla calçada portuguesa, al bacalhau, alla tristezza dei palazzi con i loro occhi tra gli azulejos, sentivo un tuffo al cuore. La resistenza portoghese è stata tra le più agguerrite e organizzate d’Europa e in questo libro se ne ha un assaggio.

I centonovantanove gradini – Michel Faber

Ormai m’è presa che devo leggere tutto di Faber, non ho ben capito perchè visto che non mi fa impazzire.

Questa breve storia narra di una tizia di un qualche paese balcanico, zoppa a causa di guerra, che si ritrova in Inghilterra (mi pare) a fare scavi sui resti di un convento di monache del 1200. Incontra un figaccione che fa jogging con un cane, lui stranamente si invaghisce di lei ed è un ricco medico. Lei se la tira, non cede e perde l’occasione. Di mezzo un mini giallo, niente di chè.

Romanzetto caruccio, non saprei cos’altro dire visto che c’è davvero poco sugo nella storia.

 

La mano sinistra di dio – Jeff Lindsay

Il nostro Caro Dexter – Jeff Lindsay

Dexter L’Oscuro – Jeff Lindsay

Dexter l’esteta – Jeff Lidsay

Questi vanno recempsiti tutti insieme visto che sono una saga. Si tratta della storia da cui è stato tratto il famoso telefilm Dexter, il serial killer di serial killer. L’idea non è malvagia, lui – ragazzino adottato dopo un orrendo trauma – ha un forte istinto omicida e suo padre poliziotto lo invita a sfogarsi su chi se lo merita : i serial killer. Il primo libro è carino, il secondo è brodo allungato, il terzo è troppo lungo ma più carino e anche il quarto si difende. Succede sempre la stessa cosa : lui dà la caccia a un qualche serial killer che a sua volta dà la caccia a lui e ne pagano le spese i suoi familiari : sua sorella (la sboccacciata e insopportabile poliziotta Deb), il fidanzato della sorella, quella rincoglionita di Rita (la moglie) e quei due simpatici aspiranti assassini dei figli di Rita.

Io capisco che nei vari episodi di una saga sia necessario dare continui rimandi alla storia generale e ciò comporta molte ripetizioni ma in questi libri repetita stufant. Lo so che uno può capitare in libreria e prendere a caso il terzo libro e quindi un minimo gli va detto de che stamo a parlà, ma io che li ho letti tutti perchè mi devo smaronare a questa maniera ?

Insomma, le saghe non fanno per me…mi risultano seghe, per dirla in francese.

Adesso sto vedendo con immensa fatica il telefilm in ingese ché perlomeno lui è un discreto figo. 

 

The Help – Kathryn Stockett

E’ un libro veramente da donne e veramente carino. Se siete ometti statene alla larga.

Nel Mississippi degli anni Sessanta una giovane ragazza bianca comincia a porsi domande sulla condizione delle domestiche di colore e inizia una sorta di « indagine » nel mondo razzista e piccolo borghese delle sue amiche, spietate schiaviste.

I personaggi sono costruiti benissimo, i momenti amari si alternano perfettamente a quelli dolci e divertenti e la lettura non annoia.

Certo, il lieto fine si capisce dalla seconda virgola, ma che c’è di male ?

Prima o poi vedrò il film.

 

Zia mame – Patrick Dennis

Tanto amato e tanto criticato, non capisco veramente perchè.

Centra in pieno il suo genere : divertente senza picchi geniali, ripetitivo e senza colpi di scena ma carino e godibile.

Prima di leggerlo mi immaginavo una qualche storia di mami di colore grassissima che allevava un qualche orfanello nella capanna dello zio Tommaso. La mente è strana.

Invece è la storia di questo Patrick adottato dalla zia Mame, una viveuse pazza scatenata e ricca sfondata della New York anni ’20.

Come in « I love shopping » (che però è illegibile) anche qui il canovaccio è sempre quello : la zia fa delle pazzie poi qualcuno la ammonisce e lei risponde facendo altre follie. E manda il nipote in una scuola nudista, e mette su un negozio di ceramiche futuriste, si finge cavallerizza provetta rischiando l’osso del collo…insomma, non è Proust, per chi non l’avesse intuito.

Una ombrellonata in piena regola.

 

Nzomma poi quest’anno ho preso una grossa decisione : in vacanza leggerò solo ed esclusivamente monnezza di un certo calibro.

Si dà il caso che la prossima settimana anche io avrò delle ferie (ormai non ci sperava più nessuno) e andrò al mare col Primate dell’Amor, prima in Turchia e poi in Ligurìa.

Tanto per cominciare col piede giusto l’altroieri ho iniziato « Cinquanta sfumature di grigio », sto al 13% e ancora non s’accoppiano quindi mi sta stufando, volevo della pruderie signora mia.

Sono quindi a chiedere ai miei sparuti lettori qualche consiglio di Real Monnezza. Ma non libri noiosi, pallosi, inconsistenti…io voglio proprio letteratura trucida.

Famo a capisse, il prossimo in lista è VAMPIRI & THE CITY. Chi offre di più alzi la mano.

SE AVETE FRETTA PERCHE’ LEGGETE UN BLOG?

Avete tanto tempo libero e vi interessano le mie opinioni? Chiedetevi il perché.

Nzomma, come ho ripetuto molte volte, il chindolmonamour mi ha cambiato la vita di lettrice, quindi eccovi le recempsioni dei primi 23 libri letti nel duemiladdodici.

LA CONTESSA DI RICOTTA – Milena Agus

E’ un bel romanzo ambientato in Sardegna. La storia ruota intorno a tre sorelle e al loro palazzo di famiglia ormai fatiscente. Sono state ricche e non lo sono più, così una si ritrova maldestra e sola a gestire il suo figlioletto strano e irrequieto, l’altra vive una passione travolgente col marito ma che non arriva mai a farla rimanere incita, l’altra ancora passa il tempo a lavorare e lucidare i pochi cimeli dello splendore che fu fino all’arrivo dell’ amore per un operaio.

E’ un racconto, questo della Agus, fatto di particolari, di dolcezze, delle piccole sfaccettature della giornata che infliggono infelicità quotidiane o che regalo quel tipo di speranze che fanno sorridere tra sé e sé.

Insomma: è una bella lettura.

Voto: 7+

MILANO CRIMINALE  – Paolo Roversi

Devo chiarire una cosa: non ho letto Romanzo Criminale, ho visto il film e conosco a menadito la serie.

Milano Criminale è un libro godibile, non ha niente che non va, ci sono personaggi molto convincenti e altri molto meno, storie interessanti e piccoli intrecci superflui: si lascia leggere, direbbero gli intellettuali da quattrosordi.

Il problema è che nella mia mente c’è stato il perenne confronto con la mala degli anni Settanta romana nelle produzioni di cui sopra.

E allora: risotto o carbonara? Duomo o San Pietro? Colonne di San Lorenzo o Pigneto? Per me la risposta è sempre e solo una: Roma vince e convince cento a zero.

Voto: 6 e mezzo

LA BELLEZZA E’ UN MALINTESO – Sandrone Dazieri

Un giallo intrigante che parte da un suicidio filmato in metropolitana. Il detective è il solito Sandrone di tutti i romanzi di Dazieri, un bipolare controllato e manesco.

L’intreccio è appassionante e per niente scontato. Non è un libro per riflettere o imparare, ma è bello.

Voto: 7 e mezzo

BRANCHIE – Nicolò Ammaniti

I Libri di Ammaniti sono tutti belli, sono sempre divertenti e sempre scritti bene. Ma soprattutto, la cosa che più hanno in comune è questa: finiscono inevitabilmente in caciara.

Questa è la storia di uno studente che ha un negozio di pesci e una fidanzata. Scopre di avere un tumore e nel frattempo sua madre, vedova, diventa una maniaca del fitness. Con una qualche scusa assurda finisce a fare un viaggio in India, lì lo rapiscono e lo vogliono sottoporre a strane torture e operazioni (non dico il perché e il per come altrimenti anticipo troppo o “spoilero” che dir si voglia), insomma una caciara allucinante e poi finisce nel fantasy.

Voto: 7

LA VITA ACCANTO  – Maria Pia Veladiano

Splendido, davvero splendido.

La storia è ambientata in Veneto, narra di questa famiglia ricca colta e borghese che dà alla luce una bambina mostruosamente brutta.

Per tutto il libro ci si chiede come possa essere fatta questa bambina, che fattezze possa avere, quali possano essere i suoi imperdonabili difetti…ma non si capisce, non ce n’è descrizione.

Questa sorta di mistero si dipana lungo le storie della zia un po’ mignotta e un po’ matta, della mamma depressa che guarda alla finestra, del maestro di piano e la sua vecchissima madre, del padre innamorato di sua sorella…insomma, un sacco di altro sugo e una conclusione positiva ma non scontata.

Voto: 8

MIA SORELLA E’ UNA FOCA MONACA – Christian Fascella

Fortunatamente ho abbastanza rimosso la trama. C’è un cafone di paese che ha una sorella coi baffi che passa il giorno a pregare, un padre imbecille e una compagna del padre idiota. Se questo non è interessante, sappiate che tutto il resto del libro è noia.

Voto: 3 e mezzo

I DOLORI DEL GIOVANE WALTER – Luciana Littizzetto

Prevedibile e noiosetto, non che mi aspettassi molto…ma questo è molto meno.

Voto: 3          

O ALQUIMISTA – Paolo Coelho

L’ho letto in portoghese. Tutti ne parlano come di un capolavoro e mi sono detta “goditelo in lingua originale”. Beh, pure mi nonno se c’aveva tre rote era un carretto, quindi non basta parlare della vita in termini di energia e volontà per fare filosofia.

Il messaggio è anche positivo, ma l’originalità non passa di lì manco per sbaglio.

Banale? Mah, anche palloso.

Voto: 5

MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’ – Francesco Piccolo

Davvero piacevole: leggero, fresco, divertente, veritiero. Solo chi ha passato almeno un’estate a Roma alla soglia dei trenta può godersi un libro così. Le cene, gli aperitivi, i quartieri, le bottiglie di vino…tutto squisitamente da trentenni romani, coi loro cliscé, le loro banalità, le loro abitudini.

Sarà nostalgia, ma m’è piaciuto.

Voto: 8 – –

 

NATURA MORTA CON PICCHIO – Tom Robbins

Un libro di una follia inaudita. Una roba da pazzi. Tratti illegibili e lenti, digressioni assurde e insensate seguite da una trama completamente schizofrenica, in perenne bilico tra il possibile e l’allucinato.

Nell’insieme interessante.

Voto: 6 e mezzo

ODORE DI CHIUSO – Marco Malvaldi

Il più fiacco dei Malvaldi che ho letto. Solita storia: un gruppo di persone intorno a un banale giallo. Con la differenza che stavolta non ci sono vecchietti toscani con le sparate tipiche e divertenti, bensì l’Artusi. Un grosso “mah!”

Voto: 4 e mezzo

NON VI LASCERO’ ORFANI – Daria Bignardi

Storia della famiglia di Daria Bignardi. Finale commovente, per il resto niente di speciale.

Insomma, tutti hanno in casa abitudini storiche, personaggi strampalati, una parentela nobile e piccole manie del genere. A me, onestamente, di sapere ste robe della Bign, non me ne frega un benemerito.

E poi devo dire che sto modo di dare sempre per scontato che tutti sappiano chi è suo marito o suo suocero mi ha davvero innervosito. Cara Bign, il mondo non ruota intorno al tuo programma radicalscicc (che a me piace tanto).

Voto: 4 e mezzo

AMERICAN TABLOID – James Ellroy

Una spaistori fantastica. Prima di capire chi faceva cosa, da che parte stava e come si chiamava, c’ho messo 400 pagine. Per il resto mi sono goduta questa superstoria di spionaggio all’epoca dei Chennedi, di Cuba, della rivoluzione e di Merilin.

Bello, bello, bello ed è un gran peccato che non ne abbiano tratto un film.

Voto: 8 e mezzo

A VOCE NUDA – Michel Faber

E’ il secondo libro che leggo di questo autore. Il primo era stato “Il petalo cremisi e il bianco”, un bel romanzo d’amore e tristezza.

Invece questa è la storia (fortunatamente breve) di un gruppo di cantanti di coro inglesi un po’ pazzi che vanno in un castello a studiare un pezzo di un autore contemporaneo italiano completamente fuso di testa.

Considerate che per come l’ho riassunta io, sta storia sembra davvero avvincente, rispetto al libro.

Mi sento di dire: che coioni.

Voto: 3

VANGELO DI FUOCO – Michel Faber

Poiché Faber mi aveva convinto al cinquanta per cento, gli ho dato un’altra scianza e se l’è giocata bene.

Questo romanzetto infatti è carino, breve, scorre, non scontato: uno studioso di aramaico, per una serie di casi fortuiti, si ritrova in possesso di un vangelo di un apostolo di Gesù che aveva assistito davvero alla crocifissione.

Traduce il testo, lo pubblica ed è un bum letterario pazzesco. Chiaramente molti miti legati alla figura di Cristo vengono sfatati dal racconto di un vero testimone oculare, quindi il delirio dell’opinione pubblica (soprattutto contraria) cresce al punto che il protagonista viene rapito.

Non vi dico come finisce, sono le ultime tre pagine.

Caruccio.

Voto: 7 –

IL SILENZIO DELL’ONDA – Gianrico Carofiglio

Me l’ha consigliato mio suocero. E  in futuroseguirò i suoi consigli: un bel romanzo, intenso, corposo e una bella storia.

Bravo Gianrico (sto nome me fa sempre un sacco ride), ti sei riscattato ai miei occhi.

Voto: 8

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI – Chiara Gamberale

Sembra di leggere una sceneggiatura troppo lunga. Mille punti di vista della stessa cosa…carina la storia, ma poi stufa. Il colpo di scena finale non ripaga della lungaggine del racconto.

Però tutto il tempo in cui ho letto questo libro, ho pensato fisso: “ se te legge Ozpetec, chiama subito Favino e fa un film!”.  Probabilmente una minaccia.

Voto: 6

E VENNE CHIAMATA DUE CUORI – Marlo Morgan

L’hanno letto tutti e c’è un motivo: è bellissimo.

Narra la storia di questa donna medico americana che, per una serie di vicissitudini, si trova ad attraversare il deserto australiano con gli aborigeni, alla loro maniera.

Si percepisce perfettamente l’intensità dell’esperienza, commuove e fa riflettere anche se la penna non è delle migliori.

Quando c’è la vera sostanza, la forma non conta quasi più.

Voto: 9

NON E’ UN PAESE PER VECCHIE – Loredana Lipperini

Sottotitolo: come smaronarsi mentre ci si angoscia.

Ok, è tutto vero ed è agghiacciante: la condizione della donna e degli anziani in Italia è vergognosa e pietosa.

Certo, come saggio d’informazione funziona, ma come lettura da bagno non permette manco la defecazzzzzio. Pesantezza e consapevolezza in parti uguali. Anzi no: più pesantezza.

Voto: 5

 

LE QUERCE NON FANNO LIMONI – Cosimo Calamini

Narra la storia di un paesino toscano di poche centinaia di persone in cui si decide di costruire una moschea. Il sostenitore del partito antimoschea comunista, però, ha una figlia che sta insieme al figlio dell’imam.

Un groviglio di sentimenti e idee contrastanti che non annoia.

Caruccetto.

Voto: 6 e mezzo

LA BALLATA DELLE PRUGNE SECCHE  – Pulsatilla

Se come blogger puoi funzionare, come scrittrice lassa popo perde.

Qualche stralcio divertente, qualcuno meno banale…ma nell’insieme una lettura inutile.

E infatti l’autrice, il cui blog era carino, com’è arrivata è sparita.

Voto: 4

BRAVA A LETTO – Jennifer Weiner

E’ necessario spendere qualche parola.

Quando una si approccia a un titolo del genere crede, innocentemente, che si tratti di un romanzetto rosa. Al massimo, un armony dei tempi moderni.

Io pensavo a una storia tipo: donna manager mangiauomini in carriera incontra alla fine un benzinaro romantico si innamora, chiude tutto e fa marmellate e figli.

Adesso, per far capire perché questo libro (manco corto, n.d.a.) mi ha sconvolta, vi racconto la trama. Per filo e per segno, tanto nessuno vorrà mai comprare o leggere sta somma cacata.

Cannie fa la giornalista e sta in pausa col ragazzo. Apre una rivista molto in voga e scopre che questo ex ora ha una rubrica sulle donne dal titolo, appunto, “Brava a letto”. Lì lui parla della sua ex che tanto amava anche se era cicciona bombardona e complessata. Hanno fatto un sacco di zozzate e via andare.

Cannie si deprime ancora di più, si convince che lo ama ancora, tenta di ripigliarselo e fa i conti col fatto che, effettivamente, è una cicciona bombardona e complessata.

Il padre dell’ex muore e lei per consolarlo se lo tromba, l’ex, non il caro estito.

Poi lui la risfancula e lei si iscrive a un programma di dimagrimento, con un dottore mezzo psicologo che la capisce, piange piange piange.

Litiga con la madre che si è riscoperta lesbica a 50 anni e, per pagine e pagine, si narra della cattiveria del padre che li ha abbandonati in adolescenza per una giovane e magra signorina.

In tutto questo lei fa amicizia con una diva del cinema, si sbronza e poi riceve la chiamata del dottore di cui sopra che le dice che non la accettano al programma dimagrante poiché è incinta. Chiaramente di quella trombata d’addio. Quindi di dispera e scrive all’ex che ormai, come dice in mondovisione sul giornale, ha un’altra che è pure magra e non cicciona bombardona e complessata. Lui non risponde nemmeno alla notizia di diventare padre.

Al settimo mese di gravidanza Cannie scende da un aereo e in aeroporto incontra l’ex con l’attuale fidanzata magra, ci litiga, quella le dà uno spintone, lei cade per terra e partorisce prematuramente.

La figlia è più morta che viva, Cannie si deprime, perde 20 chili e ignora l’aiuto di tutti, non si lava, non mangia, le si rompono le scarpe a forza di camminare. Perde contatti con famiglia e amici, sente ogni tanto il dottore dimagrante ma lo evita. Insomma: è proprio depressa grave e la figlia sta sempre in ospedale.

Poi a una certa riesce a tornare a casa con la figlia, ha una crisi di nervi, si fa aiutare dal dottore dimagrante e lui confessa di amarla da quando era cicciona bombardona, figuriamoci adesso che è magra.

Quindi si mette col dottore anche se non pare tanto convinta, si lava, butta le scarpe vecchie e fine della storia.

Novabbècioè: questo è un sunto di almeno 15 film dossier tutti insieme. Una roba di un’angoscia rara.

Vorrei tanto conoscere chi cacchio ha scelto come titolo di questa storia “Brava a letto”.

Titolo che avrei dato io: “spararsi nelle ginocchia: manuale romanzato”

Voto: inclassificabile

LE PRIME LUCI DEL MATTINO – Fabio Volo

Se c’è una cosa che amo è insultare gli stronzi. Davvero tanto. Come disse Aggenteimmobbigliare: “trombà me piace, piace a tutti, se sa, ma a me me piace molto deppiù umilià la gente”, ecco, a me piace di più insultare gli stronzi come Fabio Volo.

Innanzitutto vorrei chiarire una cosa: Fabio Volo non è simpatico.

Non fa ridere, non fa battute divertenti, non è figo. Fa solo battute a sfondo simil sessuale, niente affatto divertenti per una donna, quel poco altro è noia. Il suo programma ne è stata la dimostrazione. E ancora non spiego il successo del suo programma mattutino alla radio, su Radio Diggei, non è davvero paragonabile ad altri tipo il Trio Medusa o anche Platinissima…Fabio Volo è banale.

Fabio Volo sembra originale a quelli per cui Dan Brown è un genio e il Codice da Vinci un intrigo appassionante di verità storica. Fabio Volo è intelligente per gli stessi per cui Victoria Beckam ha stile, la Hunziker fa simpatia e gli Evanescence sono metal. Fabio Volo è imprevedibile come Striscia la Notizia è giornalismo d’assalto.

Tralascio quel che penso su quelli come Fabio Volo che insistono sul fatto che studiare non dà cultura mentre leggere sì. A parte che non me pare niente de geniale, in qualunque caso, se lo dice uno che non ha studiato…come dire, si imbroda.

Pregiudizi fondati sull’autore a parte, io dico: ho letto tre tuoi libri e ricordo solo il titolo di questo perché l’ho finito una settimana fa. Fatti due domande, visto che i libri degli altri me li ricordo per filo e per segno.

La storia di questa cacata fotonica è questa: donna tra i trenta e i quaranta con matrimonio in crisi si fa l’amante, fa porcherie d’ogni sorta con l’amante, quindi lascia il marito e corre dall’amante che le dà picche. Sta un periodo da sola e poi si mette con un altro.

Il 90% del tomo è la descrizione nei dettagli delle varie copulazzzzio della fedifraga e l’amante: a tre, su rai2, in silenzio, con parolacce, in piedi, sul tavolo, con vuaierismo.

Se dovete leggere di merda, leggete il bugiardino del guttalax.

Voto: 2 (non 1 perché uno fa tanto “primo posto”)

I LIBRI DEL 2011 – BON COURAGE! (post molto molto lungo)

Siccome è un’eternità che non scrivo niente, adesso scrivo uno di quei post difficili da buttare giù, lunghi, didascalici, non necessariamente interessanti.

Insomma, faccio l’elenco commentato dei libri che ho letto nel 2011.

Prima ero brava, recempsivo tutto, poi mi sono persa in scemenze e ho smesso.

Ma soprattutto prima leggevo meno, non avevo il chindol.

Ora, non pretendo che per tutti sia così (questo implica “non cominciate a commentare attaccando il solito pippone sul profumo della carta”), ma io da quandoattingo al formato digitale leggo molto ma molto di più. Possiedo il chindol da febbraio 2011 circa e, a dicembre dello stesso anno, ero a quota trentasette libri finiti. Dal primo gennaio 2012 sono a quota nove libri. Una piccola svolta di praticità, risparmio (io scambio tutto e non pago una fava, lapidatemi!sì!lo voglio) e euforia da tecnologia.

 

Ecco la lista, ho tentato di dare un ordine sensato ma alla fine non ci sono riuscita.

 

RAGIONEVOLI DUBBI – Gianrico Carofiglio

Innazitutto, questo si chiama Gianrico. Fa ridere solo me? In qualunque caso, il libro non è male, parla di questo caso giudiziario di un tizio ingabbiato per traffico (enorme) di stupefacenti che, nonostante quasi tutto sembri inchiodarlo in carcere, lontano da moglie (affascinante e molto bella, ovviamente) e figlioletta, racconta la sua versione dei fatti all’avvocato protagonista. Questi prende in carico il caso e, seppur tra mille tormenti, difende il presunto trafficante con una storia al limite della credibilità. Indovinate un po’ come va a finire? Ecco.

 

NON ESISTE SAGGEZZA- Gianrico Carofiglio

Una serie di raccontini scialbi, non si salva quasi niente a parte – con buona probabilità – il contratto dell’autore con la casa editrice.

 

L’ARTE DEL DUBBIO – Gianrico Carofiglio

Uno si aspetta una gialletto e si ritrova un manualetto. La prefazione dice che quest’opera è nata come manuale e s’è sviluppata come romanzo.

Ma nemmeno per sogno: è un banale manualetto per avvocati su come svolgere un interrogatorio.

Ora, io non sono un avvocato, ma dire che, ad esempio, una vittima di pedofilia non deve essere aggredita con toni bruschi o atteggiamenti ostili non mi sembra una trovata impensabile e geniale…beh, benvenuti ad acquacaldaland!

 

BAR SPORT – Stefano Benni

Probabilmente un manifesto generazionale di paese che io ho letto fuori tempo massimo. Seppur colmo di una serie di rimandi alla vita di paese degli anni ’80 e ’90 (e pertanto convincente), “bar Sport” è l’espressione pura di uno che deve fare il simpatico per forza. E quindi risulta abbastanza insopportabile. Gli spunti ci sono ma vengono puntualmente sprecati: è un libro breve ma poteva esserlo di più.

 

ACCABADORA – Michela Murgia

Un romanzo ambientato in Sardegna cupo, buio, lento ma affascinante. Parla di questa figura tipica dei paesini sardi di una volta che aiutava i malati in quello che oggi verrebbe definito “il fine-vita” (quella che noi sintetici continuiamo a chiamare “morte”). Sdrammatizzerei con una citazione: “Ma mentre parlo tu non mi ascolti/I casi sono due: o non mi ami piu’ o sei morta./ Propenderei per la seconda ipotesi/perche’ emani un fetore nauseabondo” per i soliti pochi ma buoni.

 

IL MONDO DEVE SAPERE – Michela Murgia

Ho scoperto dopo averlo letto che questo libro ha ispirato il film “Tutta la vita davanti” con la Ferilli e la Aragonese. Credo nasca da un blog e si sente, comunque è carino e inquietante.

L’autrice deve essere davvero brava, passa da un genere all’altro senza sbavature.

 

I SEGRETI DEL VATICANO – Corrado Augias

Sentirsi tornati al liceo, all’ora di greco a mezzogiorno del sabato: quel senso di morte che ti pervade in attesa della campanella.

Ho scoperto un sacco di cose interessanti, per carità, ma non vedevo l’ora che finisse.

 

NON AVEVO CAPITO NIENTE – Diego de Silva

Davvero divertente: storia di un avvocato spiantato, succube psicologico della moglie psicologa. Tenta di salvare il rapporto coi figli (una stronza e uno gaio in via di scoperta)mentre gli capita di tutto e di più, comprese implicazioni con la camorra. Lo iumor è napoletano, nonostante un inizio lento poi parte e regge bene fino alla fine. Da leggere al mare.

 

MIA SUOCERA BEVE – Diego de Silva

Idem come sopra, sempre piacevole.

 

CERTI BAMBINI – Diego de Silva

Uno si aspetta la bella storiella da ridere e si ritrova con uno squarcio di Campania aberrante. Si incrociano storie di ragazzini sbandati e abbandonati a se stessi nelle miserie più infime della società (un esempio: la madre che fa prostituire in casa la figlioletta ritardata). Scene da voltastomaco, troppo troppo troppo forti.

 

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE- Mark Haddon

Una storia raccontata dal punto di vista di un ragazzino con una sindrome affine all’autismo: devo dire altro? Un’ansia assurda, un romanzo che smuove solo brutti sentimenti.

 

L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE – Massimo Gramellini

Una storia che si pretende poetica, senza riuscirci. Un percorso fiabesco che dovrebbe dare spunti di riflessione innovativi sull’amore, e non li dà. Gramellini voleva mettere su un Giulietta e Romeo ma gli è uscito un Harmony.

 

COSA TIENE ACCESE LE STELLE – Mario Calabresi

Un libro che, a volte banalmente, dà un messaggio positivo di speranza. Incoraggia le persone a credere nei propri sogni, una specie di laifcocc insomma. Gradevole ma non indispensabile.

 

LA FORTUNA NON ESISTE – Mario Calabresi

Cosa tiene accese le stelle BIS, in America. Idem con patate, molta speranza, belle storie.

 

LA BRISCOLA IN CINQUE- Marco Mavaldi

Nella provincia di Livorno viene ritrovato un cadavere..le indagini saranno praticamente svolte da un gruppo di vecchietti che si riunisce dopopranzo al bar e dal proprietario del bar stesso, tale Massimo.Esilaranti i dialoghi per un giallo che ha poco di intrigante.  L’ho letto tutto d’un fiato, tranne quando scoppiavo a ridere (cosa che è puntualmente successa sul treno, davanti ad altra gente che mi vedeva ridere guardando un’agenda di pelle fucsia, cosa che sembra il mio chindol)

 

IL GIOCO DELLE TRE CARTE-Marco Mavaldi

Mavaldi ripropone uno dei suoi poco avvincenti gialletti. Se il bello dei suoi libri fosse l’intreccio, non varrebbero nulla.

Invece la parte migliore è la descrizione della provincia toscana, dei vecchietti “ar barre” che sono un incrocio tra “un lungodegente e un carcerato”.

E’ probabile che l’autore non si sia inventato nessuno dei divertentissimi dialoghi e nemmeno uno dei geniali personaggi, ma gli va comunque riconosciuto il merito di aver messo per iscritto la geniale ironia del pettegolezzo di paese.

 

IL RE DEI GIOCHI- Marco Mavaldi

Anche in questo, come nei precedenti due libri, Mavaldi utilizza l’espediente del gialletto di provincia per riproporre teatrini da bar di paese toscanaccio che strappano sempre la risata.

Stavolta, in più, Mavaldi utilizza i pensieri dell’intellettuale “barrista” Massimo per raccontare le proprie opinioni (più che condivisibili) in fatto di chiesa, di libertà, di scelte di vita. Non si capisce bene perchè lo faccia, ho il sospetto che volesse allungare il brodo o che desiderasse a tutti i costi dirci come la pensa.  Ai fini dell’intreccio, comunque, ci azzecca poco e niente.

 

NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI- Fabio Geda

E’ la storia di un ragazzino che scappa dall’Afganistan e arriva in Italia passando per schiavitù, lavori forzati, viaggi di giorni stipato nei camion, fughe dalla polizia, fame, disperazione. All’inizio sembra far parte di quel filone (che io non apprezzo particolarmente) in stile Cacciatore di aquiloni/Mille splendidi soli ecc ecc. Invece è una storia vera raccontata con semplicità e, proprio per questo, toccante. Finale da lacrima.

 

BUONA APOCALISSE A TUTTI – Terry Pratchett e Neil Gaiman

La storia del bene e del male, incarnati da due angeli amici, che finisce sempre con una musicassetta (ho detto proprio “musicassetta”) che si trasforma in un disco dei Quin. Da non perdere.

 

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE – Italo Calvino

E’ un libro complesso e che va letto obbligatoriamente tutto di un fiato.

E d’altra parte, o si abbandona alla terza pagina, o si viene avviluppati in una sequenza di storie a scatola cinese.

Nelle mani dell’Autore, il lettore viene trascinato a forza da una scena all’altra senza poterne mai vedere la fine, una corsa da una sala all’altra del cinema senza arrivare ai titoli di coda.

Gli intrighi si infittiscono fino a soffocare ogni speranza di una possibile risoluzione che arriva, magistralmente, all’ultima riga dell’ultima pagina.

Spettacolare.

 

ACCIAIO – Silvia Avallone

Una cosa è certa: questo libro è stato davvero molto sopravvalutato.

A me non è dispiaciuto ma temo che sia solo ed esclusivamente perché descrive una realtà praticamente identica a quella della provincia in cui sono cresciuta (acciaieria, burini con la golf, ragazzine dalla copulatio facile e simili). Compratevelo in edizione economica e leggetelo al mare, dippiuninzò.

 

LA LINCE – Silvia Avallone

Un bel raccontino, in pieno stile Avallone. L’autrice è brava a descrivere la normalità e le sue tristezze. L’unico problema è che, con la Avallone, letto un libro: letti tutti.

 

ACQUA AGLI ELEFANTI – Sarah Gruen

La storia del romanzo è ambientata in un circo dei primi del ‘900, in principio è di una tristezza unica, poi migliora e appassiona.

Fondamentalmente si tratta di un grande romanzo d’amore e sporcizia, i personaggi hanno sempre qualche problema nel lavarsi o cambiarsi.

Pare che la scrittrice si sia documentata molto prima della stesura e si vede.

Insomma, nonostante a livello di stile e originalità questo tomo non sia niente di che, racconta di una bella storia che coinvolge e commuove.

La cosa più bella di questo libro è che nella trasposizione cinematografica c’è Pattinson in canottiera (muciomacio).

 

VIENI VIA CON ME – Roberto Saviano

Non è un libro scritto male. Nemmeno la trasmissione era brutta. Però ogni volta che sento o leggo Saviano ho quel senso di messa della domenica: per favore andiamo presto in pace.

Interessante il capitolo su Falcone, ripetitiva la solita morale patriottica. Un vero e proprio NI.

 

COSE DA SALVARE IN CASO D’INCENDIO – Haley Tanner

Superando l’inizio triste, umido e angoscioso della prima parte di libro, si arriva a un romanzo d’amore e amicizia davvero carino e coinvolgente. Un tributo a quel poraccio di Devid Copperfil che, esclusa la mia generazione, non si fila più nessuno. Una bella storia, qualche lacrimuccia e un eppiend che si lasciano leggere con piacere.

 

SETTANTA ACRILICO TRENTA LANA – Viola Grado

Questo romanzetto è la specie di delirio mezzo acido mezzo montato di tale Viola Grado che sarà anche emergente, ma ci andava bene anche sommersa.

La storia è inesistente e, quel poco che c’è, è raccapricciante (vogliamo parlare degli amplessi in acqua con un cinese handicappato?). Mi scappa di citare “se vi piace tanto la morte, perché non vi ammazzate?”. Bocciatura piena, nessun sei politico né sulla scrittura, né sull’intreccio né sulla lingua. Pagine perse e buttate.

 

I MITI DELL’AMORE – Luciano De Crescenzo

Quando si leggono questi manualetti di De Crescenzo si ha la perfetta consapevolezza che l’autore è un pozzo di scienza storica. 
Fa ridere e insegna, rispolvera intrecci vecchi di migliaia di anni e li rende più attuali di Biutiful. 
Insomma, niente che non mi aspettassi…per fortuna.

 

I LOVE SHOPPING A NEW YORK – Sophie Kinsella

Esiste forse un personaggio più imbecille e privo del benchè minimo carattere di Bechi Blumvud, quella cretina della protagonista di sti libri inutili e dannosi?

Menomale che ho letto l’ibuc perché al pensiero di un albero sprecato per stampare sta sonora cacata mi sarei sentita male. Di una bruttezza rara.

 

IL CONTRARIO DI UNO – Erri de Luca

Che l’autore sia una persona ammirevole, non c’è dubbio. Oltretutto l’autore è prolifico in modo imbarazzante (se non sospetto), pertanto un libro come questo poteva risparmiarcelo: che noia.

 

BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE – Alessandro D’Avenia

Dalla prima pagina si sente che questo è un libro scritto da un addetto agli adolescenti per adolescenti. Infatti se avessi avuto 12 anni mi sarebbe veramente piaciuto. Purtroppo ne ho dhgashfhkjdhfsjdhfotto.

 

FANGO – Niccolò Ammaniti

Ammaniti scrive sempre bene e, anche stavolta, non fa eccezione.

Le storie di moltissimi personaggi (la bella e scema tradita dal ragazzo per la brutta racchia, il fico di paese che fa il gigolò, un mabino appassionato di mortaretti, un ventenne sfattone perso, un malinconico musicista alcolista e altri ancora) si congiungono in una notte di capodanno col solito finale in caciara. Molto carino.

 

IO E TE – Niccolò Ammaniti

Più un racconto che un libro, sempre ben scritto. Ammaniti ha conosciuto momenti migliori.

 

IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE – Clara Sanchez

Non esiste libro più adatto a una lettura estiva. Ok, non ha spessore, ok parte a razzo e finisce come tutti sanno, però tiene incollati alle pagine con un fervore raro anche nei migliori gialli. Bello no, ma fico sì!

 

LA PANCIA DEGLI ITALIANI – Beppe Severgnini

Più che la pancia, la barba degli italiani. Noiosetto e scontatuccio.

 

GESU’ E I SALDI DI FINE STAGIONE – Bruno Ballardini

Il marcheting e la chiesa, praticamente marchétting. Interessante trattato di Ballardini, fruibile anche ai non addetti ai lavori, in cui si spiega perché il prodotto “chiesa” non venda più nonostante la religione vada un casino.  Una bella analisi senza polemiche.

 

LA COLLEGA TATUATA – Margherita Oggero

Un gialletto all’italiana (ovvero il giallo conta poco e niente mentre le descrizioni sono tutto) divertente, intelligente e con molto molto molto Puntemes. Questa storia del Puntemes mi ha fatto entrare subito in simpatia tutto il libro, sarà per il nome. Da leggere.

 

STORIA DELLA MIA GENTE – Edoardo Nesi

E questo me lo sono lasciato per ultimo perché lo voglio veramente insultare.

Da questo libro ho capito una cosa: io odio Nesi. Mi sta profondamente sulle ovaie, come direbbero le femministe. E’ di una banalità che mette in imbarazzo, scritto coi piedi, senza trama e senza messaggio.

In poche parole eccovi la trama:

Ciao, io sono un riccone figlio di ricconi che si sono costruiti la fortuna sul tessile in provincia di Prato, mentre tutti gli altri andavano a Forte dei Marmi io studiavo in America, perché sono ricco e molto intelligente, e entravo in contatto con scrittori famosi, sempre per il motivo di cui sopra. Poi sono tornato in Toscana, perché me lo posso permettere, ho portato avanti in maniera innovativa e geniale la professione dei miei, così mi sono arricchito ancora, ma ho delle velleità artistiche come scrivere libri che vincono premi come questo, sempre perché sono ricco e intelligente. Quelli che andavano a Forte dei Marmi mi facevano schifo ma adesso ci vado pure io a bere sulla spiaggia con la mia figlioletta, ma io non faccio schifo, io vado al Forte con tutto un altro spirito. Poi sono arrivati i cinesi che fanno schifo e lavorano male e non capiscono l’arte della stoffa mia e di quel riccone del padre di mia moglie, che peraltro è bellissima.  Tanto che ci sono vi dico che conosco quel poveraccio di Nuti che ora sbava, bellissima persona, io sono ricco e conosco i famosi, anche se sbavano.

E basta, giuro. Non dice nient’altro. E’davvero un libro di merda, ecco, l’ho detto. E se questo ha vinto un premio, non oso immaginare quelli che l’hanno perso.

 

Prego, fuoco alle polveri!