LE ULTIME PAROLE FAMOSE…

…e comunque dopo aver sostenuto di essere sempre e comunque una persona della destra laica e liberale (rappresentata in questa nazione da mi nonno in cariola), di odiare e schifare i comunisti all’italiana (Bevtinotti me siente? sientem’ammè!), dopo aver gradito l’entusiasmo dei grillini ché comunque sempre meglio i 5Stellle di Alba Merdata, dopo aver ammirato colui il quale ha fotoscioppato Ingroia sui manifesti donandogli lo sguardo di quel bonazzo di De Magistis (t’amo!), dopo aver sostenuto per anni e anni e anni che le persone intelligenti non possono in alcun modo votare Lega, dopo le innumerevoli litigate in cui ho tentato di spiegare ai sedicenti “gente di sinistra” che essere di destra e essere berlusconiano sono due cose simili come il burro e la ferrovia, dopo infinite discussioni in cui ho sostenuto strenuamente che il mio primo obiettivo politico è l’assoluta laicità dello stato e quindi Monti ammazzati, ho fatto il test di Openpolis.
E questi sono i risultati: 

Schermata 02-2456337 alle 11.27.08

Gente infame che non sa cos’è il pudore [cit.]

Gli anziani che fanno i giovani (o anche i giovanilisti) in un certo modo li apprezzo.
Per dire, quando la ex suocera ultranovantenne di mia madre mi disse che amava ascoltare Gigi D’Alessio, io comunque lo apprezzai perché per lei era avanguardia pura.
Quindi quando quella rincoglionita della Fornero ha detto “ciusi”, io comunque ho gradito questo anglicismo. M’è sembrato scic, particolare, degno di nota, snobbetto al punto giusto per una faccia da stronza come quella.
“Ciusi” sta divinamente bene coi suoi fularini, col suo caschetto moscio, con la sua voce da beghina de paese.
Solo che poi ho pensato a una serie di cose, tipo a quanto ci ho sudato su quei dizionari, alla scuola per interpreti, per fare delle scelte lessicali appropriate. O tipo a quella volta che mi sono incrinata una vertebra in un incidente sul lavoro in nero, a 24 anni. O quella volta che ho visto morire una persona, la prima volta in vita mia, sempre sul lavoro, sempre in nero. O anche a tutte quelle volte che ho chiesto cento euri a genitrice per arrivare a fine mese. O quell’altra volta in cui ho aiutato una signora a mettersi una sciarpa nelle mutande per non cacarsi sotto, sempre durante quel lavoro in nero. E ci scordiamo i quattro mesi di lavoro gratis per il Vampiro? O di quando mi ha detto “sei bravissima, resta, però non posso pagarti”? O al giorno in cui sono arrivata allo Zoo di Testaccio, ormai promossa a responsabile da qualche mese, con il sorriso stampato in faccia di chi sta per firmare un contratto di addirittura un anno e invece era un progetto di tre mesi.
Mi basta anche solo pensare che quando il mio attuale datore di lavoro  mi ha detto che a gennaio 2013 avrò un contratto a tempo indeterminato, io in fondo in fondo non sono stata manco capace di essere felice, perché finchè non vedo non credo.

E quindi penso che ho quasi 29 anni, le tette grosse e i capelli biondi, un fidanzato con un gran bel culo, un abito da sposa “fottutamente impalpabile” [cit. AGB] e comunque sotto sotto ho l’ansia, e risiede tutta nel mutuo. Non credo che sia molto giusto rovinarsi l’esistenza per quattro spicci. Non credo che sia giusto che lo facciano AGB nel laboratorio in cui studia come salvarci dal parkinson, che lo faccia Mun che tenta di essere magistrato a soli 29 anni, che lo faccia PrimoAmicoMilanese che è professore di svedese a 28 anni, che lo faccia CugginoBoro che sarà anche uno spaccalegna ma è un bravo ragazzo, non penso che il lavoro di MAU (insegnante di liceo privato) valga 400 euro al mese, né che il Primate sia un privilegiato perché lavora da praticante avvocato 9 ore al giorno per 500 euro al mese e non aggratisse. E così via andare con tutti quelli che conosco, o quasi tutti.
E io sono una bionda svampita, però sono circondata da persone che – gravitando intorno alla mia puatrìn – hanno un certo spessore, stiamo tutti nella stessa barca che però naviga in un mare di guano [cit.]
Non me ne frega niente se la figlia della Fornero sta a casa con mamma e papà e l’hanno sistemata loro su un cuscino pieno di banconote. Davvero, a me di lei non importa. Mi importa parecchio di me e di noi, di quelli che comunque in piazza non ci vanno perché sennò rischiano il posto, di quelli che fanno gratis il lavoro che sanno fare e a pagamento un qualche cosa di raffazzonato. Mi importa che non mi cureranno i medici più bravi ma solo quelli che hanno avuto abbastanza soldi per stare fuorisede e fare i tirocini, che gli insegnanti non saranno più i più bravi e appassionati, ma solo quelli così disperati da non aver trovato un lavoro più gratificante socialmente ed economicamente. Mi importa pure che le commesse dei negozi di scarpe non saranno più donne interessate ai pellami e ai trend, ma studentesse di antropologia disperate a cui non frega nulla dei tacchi a cono e di quelli a stiletto e quindi non mi sappiano consigliare.
Una società fatta di persone che scelgono è una società che può scegliere di essere migliore. Una società di gente che non ha scelta, perché comunque la sera un piatto lo devi anche mangiare, è una società che va dove il vento la porta, che non prende una direzione propria, che non ha né il potere né la libertà di scegliere di cambiare.

Alla fine della fiera, nzomma, a me la scelta lessicale anglofona e un po’ sofistiché della Fornero m’è piaciuta, lei e il suo “ciusi”… però comunque ciusi un par de coioni.

 

LA GENEALOGIA CHE NON TI ASPETTI

Non so come ma mi seguono. I figli di Mazzinga, intendo.
Nello Zoo di Testaccio lavoravo per gli amici dei colleghi dei parenti dei conoscenti degli zii dei simpatizzanti di, ma qui a Milano no. Quindi quando a Roma arrivò la figlia di Mazzinga non mi stupii, qui a Milano invece sì. E il bello è che qui invece è arrivata la famiglia Mazzinga al gran completo. Innanzitutto io lavoro per Mazzinga padre che s’è subito portato dietro sua figlia per prendere il posto che era stato pensato per me. Poi è arrivato il Socio di Mazzinga che s’è portato dietro il figliastro. E’ un po’ che penso a come rinominarlo ma onestamente ho poca fantasia…penso che lo chiamerò il PerfettoCoglione.
PerfettoCoglione è un benestante figlio di una élite monetaria lateromilanese, sta per prendere (con calma) la laurea specialistica in un ambito umanistico, è di altezza media e sottopeso in maniera tragica. Per dire, tra le costole gli si vede la pelle che si muove al ritmo del battito cardiaco. Arriva sempre vestito di grigino, ginz grigini, olstar grigine, una camicetta di marca ma un po’ stropicciata, un maglioncino di marca ma sempre stropicciato, la pelle tra il grigio e il giallo uovo, capelli neri come la pece. Zaino in spalla e cuffie giganti alle orecchie, si aggira per la città tamburellando le dita al ritmo della sua musica alternativa sparata a palla dall’aifonquattresse, si definisce così un dendi, un ipster, un alternativo, uno diverso dagli altri, un filosofo. In due parole: un PerfettoCoglione.
Nella vita desidera l’indipendenza, vuole prendersi le sue responsabilità, vuole vivere da solo, vuole amare una sola donna, vuole vivere veramente, vuole andare a vivere a Parigi e aprire un ristorante boemien. Infatti si è fatto mettere nello stipendificio, fa un partaim di 3 ore giornaliere in cui passa a lamentarsi con me dello stipendio, sta su internet a guardare siti di conferenze a cui poi non va, compra alla Ricordi libri di filosofia che non legge e viene a dirmi che il suo nuovo autore preferito, che proprio gli ha cambiato la vita, è Baricco. Lo conosco da meno di sei mesi, lui mi pensa la sua vecchia guru pur avendo solo tre anni meno di me, e si è sentito libero di confessarmi che non ha fatto sesso per dieci mesi consecutivi perché pensava alla ex, mi ha messo a parte di tutte le sue aspirazioni: giornalista, traduttore, ristoratore, rappresentante commerciale e, non ultimo, atleta di triatlon. Si sente sempre in tempo a cominciare una nuova strada che non comincia, un po’ animo maledetto da questa famiglia ricca e borghese, PerfettoCoglione ha fatto il cameriere per protesta. Ma poi per sicurezza ha smesso.
Insomma, morale della favola, PerfettoCoglione me lo ritrovo tutte le mattine davanti con questa faccina da barboncino bastonato che mi chiede se voglio un caffè che puntualmente faccio io per entrambi. Mi racconta scanzonato e fintoinsoddisfatto la sua vita e mi fa una grandissima pena, i suoi venticinque anni vissuti con la profondità di uno stipetto del Mondoconvenienza, la sua filosofia alla UilliPasini ma più banale.
Ovviamente sul lavoro non sa fare nulla, sbaglia persino a compilare il foglio presenze, però si dice padroneggi – causa Erasmus – la lingua d’oltralpe. Ed è per questo che faccio io qualunque tipo di traduzione, da quelle commerciali a quelle legali a quelle di “si è inceppata la ventola del tender”, proprio perché lui e il francese sono una cosa sola.
In uno dei miei impeti montessoriani lo esorto a tradurre due righe due di una comunicazione di servizio. La guardiamo insieme, la traduciamo a voce insieme e lo mando alla sua scrivania a mettere per iscritto le quattro paroline. Mi chiama all’interno, la ripetiamo, aspetto la mail. Mi richiama per sicurezza. Poi mi arriva la sua mail con la premessa “me la correggi per favore?”. Sento proprio l’ictus che arriva. Inspiro, espiro, inspiro, espiro. Alzo lo sguardo verso il cielo ma mi si blocca a metà: alla porta c’è lui, PerfettoCoglione, che vuole che gli spieghi qualcosa come “distinti saluti”. Io mi metto a ridere e do lezione di lingua straniera.
Lui tutto contento mi guarda e fa:
– Frangia madonna come sei brava tu…
– A fare cosa,caro?
– Con noi, hai tutta questa pazienza, sempre, non so come fai…davvero..
Lo guardo, sorrido gentile e carina, sguardo da suora missionaria
– Mi pagano.

ZAN-ZAN!

L’ISOLA DEL TESORO

Ormai internet è un po’ troppo alla portata di tutti. Daje de Grillo con la banda larga e la copertura totale del territorio…ma Grillo lo sa quanti pazzi ci sono in giro che non aspettano altro che fare una ricerca su Gògòl e arrivare sul moi blog ?
Ecco, io il post sulle chiavi di ricerca non l’avevo mai fatto, mi è sempre parso divertente ma facile, banale.
Poi l’altro giorno per curiosità mi sono messa a leggere le statistiche dell’ultimo mese del presente blogghe e ho capito che coloro i quali hanno tempo libero da passare ollain si possono suddividere in varie categorie :
(mi premurerò di dare loro la risposta o il consiglio della guru che più meritano)

DONNE ALLA RICERCA DELLO STILE PERDUTO:

sciatusc andrebbe punito con la reclusione da Jean Louis David
borse orribili colore dentifricio-evidenziatore guarda, un dramma.
moda mare 2012 capelli guardati intorno, santiddior
frangia guendalina devo forse offendermi?
estate 2012 moda mare se hai il culo grosso non mettere la brasiliana
ricostruzione unghie le tendenze dell’estate le burine non andranno mai di moda, rassegnati
tinta todis offerta perché lo fai, disperata ragazza mia?
cose la frangia ordinata cose cosa?
tendenze dell’estate bere tanta acqua e non uscire nelle ore calde
foto tendenza ombretto a a col color oro non si sbaglia mai
a luglio 2012 meglio la cheratina o la stiratura? ormai è agosto, non ti crucciare
fluorescente modas estate ma sembrano quelli dell’anas c’hai veramente ragionas
pellicciona volpe ciccia, abbassa il condizionatore che è agosto.

I RICERCATORI PASSEGGERI, ARRIVANO QUI SEGUENDO LA SCIA DELL’ULTIMO POST

dildo testimoni di geova e questa l’ha cercata Professò
professò credente testimoni e pure questa l’ha cercata Professò
laura pausini era una testimone di geova ma quando mai?
dildo forbice!
ma i testimoni di geova ti trovano il lavoro? amico che fai questa ricerca, tu sei l’emblema della disperazione dei giovani italiani. Comunque sia, aiutati che dio t’aiuta.

 

QUELLI A CUI è MORTA LA MAESTRA DA PICCOLI:

macsmara volevi forse dire mascara? O forse intendevi “basso livello di scolarizzazione unito a  poca attenzione alle vetrine?”
giastis tu seriamente lo scrivi così? O mi sfotti e basta?
leggi il petalo cremisi e il bianco stralcio ti vedo, tu sei uno di quelli che parla a citazioni provenienti soprattutto da libri che non ha letto, ma non te vergogni regazzì?
cosa e’ la scimmerica è una sparanata di gironfinzio
come ci si sente dopo aver assunto pulsatilla annoiati (cattiveria)
giochi uinnidepù torna quando saprai come si scrive
immagine di un buffè per matrimonio è un tavolo lungo  con sopra dei vassoi pieni di cibo
appromare are you Umbro my dear?
fetisc ti cercavi le zozzonate e le avresti anche trovate, se a lezione d’inglese fossi stato attento
stain elaiv riprova con le zeppe, sarai più fortunato

QUELLI CHE NON HANNO UNA RISPOSTA IN Sé:

canalis come fa a essere magra segue la grande e unica regola: se vuoi dimagrire non devi mangiare. Tutto il resto è adipe.
guarire con i carboidrati sei una povera illusa
forte dei marmi che gente ci va? Briatore e quelli che mangiano pane e cipolla da giugno a dicembre
mutanda gialla reggiseno ? mutanda gialla è davvero ora di cambiarla
magrezza e ricchezza non ce n’è mai abbastanza il concetto c’è ma la citazione è sbagliata, cara la mia Cocò da tressordi.
frasi ottimistiche: quello giusto arriverà sì cara, e poi lo sai anche tu che Gesù è morto di freddo
ci ripensano i cornuti sempre, sempre, sempre. Senza eccezioni.
cantanti da taglio delle vene uno su tutti: Massimo di Cataldo!

GLI IMMANCABILI ZOZZONI:

casalinga grassa in mutande sex se ti piace veramente il genere, ragazzo mio, ho 46237846329569 persone da presentarti
trama di un film dove una ragazza viene portata in un capannone e li si prostituisce con tutti gli operai Gògòl, ma perché li mandi da me ?
belle bionde fanno vedere il culo a panaro who’s panaro?
annunci di donne brutte che cercano a roma ragazzo La bruttezza sta negli occhi di chi guarda, l’infermità mentale in quelli di chi digita
microfallismo uuuuhhh, ragazzo mio, è un dramma
fotto con gli sposi gli fai la festa di matrimonio!
donne testimone di geova voglia di cazzi questa effettivamente poteva andare anche nell’altra categoria, ma il triviale l’ho “ammucchiato” qui
foto di uomini fetisc uomini vestiti in gommina? Sai che odore di ascella mannara?
lasciato dopo due anni e rifamo sesso quand’è così è sempre un casino
donne in carriera eleganti porno portogallo spagna no?
l’operaio in casa fa i lavori e si fotte la signora video porno dai questa è più banale di “sono Sara Tommasi e mi piace succhiare i vasi”
yuporno cacate di nascoste amico, IMODIUM è la soluzione
porno mamma mette un vibatore nella fighetta alla figlia tu sei un malato di mente e non c’è battuta divertente che io possa fare. Ma posso sempre consigliarti di guardare Nip&Tuck.

DULCIS IN FUNDO, I MIEI PREFERITI: GLI INCOMPRENSIBILI:

edit piaf porta sfiga ma perché poraccia?
che bello far ginnastica a tempo di musica c’è a chi piace farsi pestare le balle, quindi per carità.
follando con la resepcionist sbirifando con il facchino

E poi vorrei dire a quella ragazza che ha cercato “lui mi chiama sirenotta” che probabilmente il tuo tipo legge il mio blog. Si direbbe “ah, un figo”, eh no! E’ uno che si rivende le battute. E uno che si rivede le battute oggi, non sai mai cosa ti rifila domani. Mollalo e mettiti con un bloggher.

LODE A TE O DILDO (parte II)

…Io e Primate corriamo in calzoncini nel vialetto di casa, una fiat Stilo rombante ci attende, guidata da un pallidissimo e tremante Professò.

–       che è successo Professò?

–       Eh…un casino…

–       Sì, vabbè, stavo mangiando il tiramisù, vuoi dirmi cosa per cortesia?

–       Eh…le hanno trovato una cosa…

–       E che cosa?

–       Eh quel coso di gomma…

–       Oddiodiodiodio…e mo?

–       Eh, ora è un casino…

E lo credo bene! Immaginate di essere il genitore di una ragzzina che nasconde in casa un vibratore, reagireste con una bella pacca sulla spalla?

Insomma, corriamo nell’hinterland milanese a palla, Primate analizza la questione sotto ogni aspetto penale e cerca di tranquillizzare il suo amico.

Arriviamo nel giardinetto di queste casette a schiera e scende sta signora, la madre, e ci parla. Io subito mi lancio nella mia attività di pierre e comincio a dire: eh, ma sa, ma un addio al celibato, per un  nostro amico che si sposa….uno scherzo volgare…ma uno scherzo…Credente non c’entra niente…siamo stai noi…

La signora dapprima diffidente e incazzata, pian pianino si scioglie e comincia a credere alla panzana.

A me veniva davvero tanto da ridere, quando Primate prende l’iniziativa e fa: e poi sa, signora, abbiamo scelto una roba esagerata proprio perché è uno scherzo…

E lei: eh, mi pareva, c’aveva pure tutti quei brillantini!

Io non mi trattengo, guardo Professò che se avesse potuto sarebbe sceso tre metri sotto terra e faccio: ehhhh, come nooooo….

Insomma ci scusiamo, davvero, dal profondo del cuore, siamo noi che abbiamo messo nei casini quest’anima pia e innocente della loro devota figliola…quando all’orizzonte scorgo una figura semovente.

Si tratta di un omuncolo di piccola taglia con le braccia rotanti in aria, tipo Ercolino sempre in piedi. In canotta e mutandoni arriva sparato verso di noi, sento anche che rumoreggia ma non capisco cosa dica.

Dopo un po’ comincio a distinguere i suoni: sittuu?ie taccideeeeee! Ie te tagghie a capaaaaaa!

Sì, sì, era Papà Credente che voleva sgozzare Professò nel parcheggio davanti agli occhi dei vicini affacciati.

Primate mi spintona in macchina, io chiudo la sicura, arriva quel bonazzo di fratello Credente a trattenere il paparino e la mamma tesa di un dolore e un imbarazzo indescrivibili.

Nel pathos generale, Primate in versione avvocato in bermuda, Professò mortificato pallido e indietreggiante, Papà Credente a braccia protese e vene gofie, si consuma una scena di quelle che solo una volta nella vita: la suocera  dà in mano a Professò un enorme pene di gomma viola brillantinato.

La vita è davvero una sorpresa che ci stupisce ogni giorno.

LODE A TE O DILDO (parte I)

Mi è capitato varie volte nella vita di dire « non avrei mai pensato di vedere una roba del genere ».

Qualche esempio ? Un erpes che mi ha preso mezza faccia, AmicaUmbra che si fa bionda, mia nonna che parla in russo a un’uzbeca, il Primate vestito bene.

Ma quello che mi è successo due sere fa, signori miei, è davvero imbattibile. Ho assistito a una di quelle scene che ma, ma proprio mai, nemmeno nei pensieri più perversi, avrei immaginato.

Tutto inizia con papà Primate che dal soggiorno strilla “Primateeeee, è per te! È Professò al telefonooo!”.

Professò aveva urgentissimo bisogno all’ ora di cena dell’urgentissima presenza del mio amore ma subito subito subito.

Ci mettiamo su calzoncini e maglietta e usciamo al volo, lui è già al nostro cancello che sgasa con la sua Fiat Stilo rombante.

Ma digrediamo nel tempo, arriviamo a un anno fa….Professò conduceva la sua vita tranquilla di professore di un istituto della provincia e appassionato di pallacesta e belle canzoni di una volta. Da tempo girava non accompagnato quando, quatta quatta, una sua ex alunna neo diciottene comincia a fargli delle avanz su feisbuc (sì, sì, lo penso anche io). Lui, blandito dalle procacissime forme di lei, sente crescere l’interesse e comincia a vederla. La ragazzina si dimostra immediatamente molto spigliata in ogni ambito lenzuolifero e, a quel punto, lui ci casca con tutte le scarpe. La cosa va avanti di nascosto per un po’, si vedono il lunedì mattina quando i suoi di lei lavorano e fanno tutto quello che uno può immaginare (e qualcosa in più). Noi amici rimaniamo allibiti da quanto lei si dimostri smaliziata, lo prendiamo in giro e – allo stesso tempo – verifichiamo che legalmente sia tutto fattibile.

Un amplesso tira l’altro fino a quando lei, post coito, se ne esce con:

“ma tu che ne pensi dei testimoni di Genova?”

e lui, senza pensarci due volte: “mi rompono il cazzo”

e lei “ io sono una testimone di Genova”.

Di qui, un intreccio di conferenze, sedute, studi biblici e simili si dipanerà senza soluzione di continuità.

Professò studia tutto: scarica iBible, si documenta sul creazionismo, finisce addirittura ad una riunione alle 9 di mattina del primo dell’anno. Tutto, pur di dimostrarle a ragion veduta che crede in emerite stronzate. Litigando e copulando passano altri mesi e lei alterna frasi come le seguenti:

–       non posso più vederti perché mi sento giudicata dallo sguardo di dio

–       lo specchio sul soffitto è tanta roba

–       i miei genitori mi impediscono di vedere gli infedeli

–       me l’hai fatta diventare tutta rossa (perdonatemi, queste non sono le mie parole)

–       a marzo voglio predicare per le case per diventare pioniera del regno di Genova

–       lo sai che da quando lo facciamo noi, con l’Ale non lo faccio più

E via andare.

Lui dapprima si stufa, dice che è una cretina, che se crede tanto a questa roba allora portasse a dimostrazione una sella per dinosauri così finalmente ci dimostra il fondamento del creazionismo.

Poi lei gli si presenta sulla soglia di casa e gli pratica una fellatio. Professò- fatalità- si ricrede.

No, non è un soft porno, questa è la mia verità.

Episodio degno di nota si svolse ai primi di gennaio, quando Altissimo era ancora il Sensibilone e non stava ancora insieme ad Amica Umbra. Professò chiede loro di passare a prendere la Credente per conto di Fava fingendosi due testimoni. Ora, forse non tutti sanno che i testimoni di Genova non portano barba o capelli lunghi, le donne non hanno pirzing e tendono ad avere un luc abbastanza tradizionale. Mi domando e dico: e ci mandiamo uno alto due metri con mezzo metro di coda e una con mezza capoccia rasata e tinta biondo platino? Mah. Insomma arrivano a questo spiazzo tutti incappucciati e bardati, aprono un centimetro di finestrino e fanno “Ciao Credente! Buonasera signora!”.

A N A T E M A! I Testimoni si danno tutti del tu, quindi quel buonasera, unito al secondo brillantino sull’orecchio di AmicaUmbra fanno crollare la pantomima in meno di dieci secondi.

L’ira funesta della madre di Credente si diffonde in ogni dove ma Professò non demorde e continua a vederla di nascosto. Copulano tra i bancali di pandori del discount, s’ incontrano fortuitamente nei peggiori motel di Caracas.

Insomma ricominciano a vedersi e la mamma di lei decide di incontrare Professò per un colloquio costruttivo.

Lui parte deciso, convinto di poter dimostrare che vuole bene a questa ragazza e ciò basterà a convincere la famiglia che questa accoppiata s’ha da fare.

Infatti dopo aver offerto un cappuccino alla madre di Credente, passano due ore e mezza  a parlare di Bibbia.

Lui prova di tutto, prova a fargli capire che sono quattro o cinque volte che Genova non ce coje sulla data della fine del mondo, ma nada…o intraprende questo cammino di fede o può scordarsi di frequentare la bella.

Ed è qui che finiamo all’altra sera…perché Professò e Credente per conto di Fava continuano a vedersi, sempre più clandestinamente, sempre più con la disapprovazione del resto del pianeta.

Le zozzerie feffuali vanno di pari passo col gusto del proibito e culminano nella visione sui cellulari di youporn e nell’affettuoso omaggio di un dildo viola.

Giuro che non è un soft porno di mia invenzione, davvero.

Sono rimasta molto colpita dal percorso spirituale di Credente che, in qualche maniera, si è evoluto coi lavori di ristrutturazione di casa di Professò.  Vale a dire: quando Professò aveva questo rudere senza tetto, lei desiderava che si convertisse. Sono iniziati i lavori di stabilizzazione e copertura del tetto e lei ha iniziato a tollerare l’ateismo, intensificando i pomeriggi hot. A copertura ultimata Credente si diceva insofferente della sua comunità. All’ordine dei mobili ha scelto di dissociarsi da Genova. Che strane le coincidenze, eh?

Insomma lei ha un impeto di indipendenza, si presenta al gran consiglio degli anziani dice che ha fatto sesso con Professò e che vuole essere libera di frequentarlo.

E loro hanno risposto “ma certo, vivi la tua vita come vuoi”. Seh, me pare.

Pur di non sputtanare del tutto la famiglia di Credente, il gran consiglio decide di darle l’infermità mentale di Genova, mettendo a divedere che la tizia non sta bene di cervello. E loro invece sì.

Questo permette a Credente di vivere in casa coi suoi e uscire alla sera con Professò. Tutto sembra filare liscio fino a quel trillo di telefono in casa Primate Abbigliato…

(se vi interessa vado avanti)

Le mie prime 5 grandi convinzioni su Milano

Ormai è qualche mese che vivo qui, povera me. Vivo in una graziosa e verde periferia tra Monza e Milano, lavoro in centrissimo.

Probabilmente il signoreddior ha capito che se non mi avesse messo almeno quattro piante intorno, sarei definitivamente impazzita, quindi vivo in una casa con un giardino che sembrano cinque e lavoro attaccata a uno dei pochissimi angoli verdi di questo lago di cemento.

Milano non è neanche brutta però è tutta grigia. Occhei, il grigio è elegante…ma il verde mi sta che è una meraviglia.

Il centro di Milano è un buco e sta tutto intorno al duomo, non c’è un albero manco a morire, in compenso fioriscono butic meravigliose.

I milanesi più che simpatici sono gentili. E facceli pure stronzi, direi.

Gli autoctoni continuano a usare indefessamente la parola “terrone” e “terronata” come nulla fosse, continuano a dire “ma a Roma i negozi aprono alle 11.00” il tutto davanti al mio accento tutt’altro che ambiguo. Lo dicono come se io dovessi capire, perché quella è la verità rivelata.

Milano mi sembrava culturalmente vivissima, vista da Roma, invece mammancopegnente: la stagione teatrale è pressoché una schifezza e quei due teatri che ho visto non avevano manco il riscaldamento.

Comunque, critiche a parte, ecco le mie prime cinque grandi verità sulla città della Smadunnina:

5- A Milano le ragazze sono tutte magre. Tutte: le milanesi doc e quelle di importazione, c’è una quantità di donne alte e magre che fa spavento. Generalmente hanno anche degli orribili piedi lunghi (i piedi sopra il 37 scarso non dovrebbero essere ammessi sulla faccia della terra).

Non so se riuscirò mai ad ambientarmi. Belle eh, intendiamoci, ma troooooppo lunghe!

4- A Milano gli uomini portano i legghinz.

Ora: fanno schifo sul 99 per cento della popolazione femminile, quelle poche che stanno bene dimostrano comunque un dubbio buongusto, cosa cacchio spinge un uomo – seppur omosessuale – a mettersi su una roba del genere? Tutti co ste zampe secche e ste camicette di ginz o a quadri, sti cappelli fintoboemièn- verogrezzèn, tutti a fare i Pete Doherty del Giambellino. Un grosso: vestiteve!

3- A Milano si mangia al napoletano/al toscano/all’umbro/al messicano.

Il massimo del tipico che si trova è la “Risotteria”. In realtà io sono convinta che il vero piatto tipico milanese sia il sushi. Buono così altrove non ce n’è (forse tranne che in Nippone). In alternativa il piatto tipico potrebbe essere il Giropizza. Per chi ha la fortuna di non sapere cosa sia, lo spiego io: si va in un posto e si spendono 12 euri fissi più cinque euri a bottiglia d’acqua. L’ambiente è una specie di capannone industriale che in qualunque altra parte del mondo ospiterebbe un’officina. Nelle lande lombarde, invece, ospita tavolate e tavolate mal tovagliate, i camerieri sono dei muli da soma con delle cinghie alla schiena, portano in grembo vassoi grossi come il tavolo de mi nonna con due maniglie ai lati, lì sopra campeggia sto metro tondo di una roba secca e asciutta condita solo ed esclusivamente male (tipo frutti di mare e pesto)  che si può mangiare fino a scoppiare. Praticamente un suicidio assistito.

2- I milanesi sono convinti che la loro città sia “lu centru de lu munnu”. Forti della definizione “capitale della moda”, si avvalgono del primo lemma applicandolo in senso assoluto: Milano capitale. In realtà, io che sono abituata alle distanze di Roma, vedo tutto piccolissimo. La metropolitana ha fermate ovunque, il bus si ferma ogni 300 metri…insomma, è tutto mini.

Loro, comunque, pensano di vivere in una metropoli europea, una roba diversa ma comparabile a Parigi. Tutto ciò mi è molto comodo: camminando al massimo dieci minuti in una qualsiasi direzione dal mio ufficio, arrivo a una profumeria.

1- I milanesi accorciano le parole in maniera strana. Nel mio dialetto si accorcia tutto, parliamo velocemente, sforbiciamo ad inizio parola, quanto al centro, quanto alla fine in modo che “dobbiamo andare a scuola” diventa “doemo nnàa scola” passando, senza colpo ferire, da 21 a 14 lettere e fonemi. I milanesi, invece, attenti all’immagine come sono, parlano il loro italiano con le vocali sbagliate e poi fanno alcune scuciture di stile che al mio orecchio suonano come un singolo dei Modà: inutile e dannoso. Insomma, parlando con un milanese sentirete dire: “mi hanno alzato lo stipe, ieri siamo stati al risto, in vacanza vado a Curma”. Ora prendo un pennello da fard e me lo pianto nel timpano.

Queste, comunque, sono convinzioni tutte mie derivanti dall’attenta osservazione del mondo circostante. Insomma, pura opinione opinabile.

La verità incontrovertibile, invece, è questa: i milanesi non esistono.

Non ho ancora conosciuto una persona che fosse una nata a Milano da genitori nati a Milano. Nella mia classe delle elementari ero l’unica umbra di genitori umbri ma di nonni forestieri, insomma la frase “sono umbro” aveva un significato profondo (e terribile, lo ammetto) fatto di polenta col cinghiale, verbi inventati, bestemmie perenni e tanto tanto tanto vino rosso.

La frase “sono milanese” invece significa “sono nato a Cinisello da mamma napoletana e papà pugliese perché mio zio abruzzese s’era trasferito a Rho visto che lavorava a Sesto San Giovanni, comunque sia mi nutro di aperitivi e voto Lega Nord”.