Gente infame che non sa cos’è il pudore [cit.]

Gli anziani che fanno i giovani (o anche i giovanilisti) in un certo modo li apprezzo.
Per dire, quando la ex suocera ultranovantenne di mia madre mi disse che amava ascoltare Gigi D’Alessio, io comunque lo apprezzai perché per lei era avanguardia pura.
Quindi quando quella rincoglionita della Fornero ha detto “ciusi”, io comunque ho gradito questo anglicismo. M’è sembrato scic, particolare, degno di nota, snobbetto al punto giusto per una faccia da stronza come quella.
“Ciusi” sta divinamente bene coi suoi fularini, col suo caschetto moscio, con la sua voce da beghina de paese.
Solo che poi ho pensato a una serie di cose, tipo a quanto ci ho sudato su quei dizionari, alla scuola per interpreti, per fare delle scelte lessicali appropriate. O tipo a quella volta che mi sono incrinata una vertebra in un incidente sul lavoro in nero, a 24 anni. O quella volta che ho visto morire una persona, la prima volta in vita mia, sempre sul lavoro, sempre in nero. O anche a tutte quelle volte che ho chiesto cento euri a genitrice per arrivare a fine mese. O quell’altra volta in cui ho aiutato una signora a mettersi una sciarpa nelle mutande per non cacarsi sotto, sempre durante quel lavoro in nero. E ci scordiamo i quattro mesi di lavoro gratis per il Vampiro? O di quando mi ha detto “sei bravissima, resta, però non posso pagarti”? O al giorno in cui sono arrivata allo Zoo di Testaccio, ormai promossa a responsabile da qualche mese, con il sorriso stampato in faccia di chi sta per firmare un contratto di addirittura un anno e invece era un progetto di tre mesi.
Mi basta anche solo pensare che quando il mio attuale datore di lavoro  mi ha detto che a gennaio 2013 avrò un contratto a tempo indeterminato, io in fondo in fondo non sono stata manco capace di essere felice, perché finchè non vedo non credo.

E quindi penso che ho quasi 29 anni, le tette grosse e i capelli biondi, un fidanzato con un gran bel culo, un abito da sposa “fottutamente impalpabile” [cit. AGB] e comunque sotto sotto ho l’ansia, e risiede tutta nel mutuo. Non credo che sia molto giusto rovinarsi l’esistenza per quattro spicci. Non credo che sia giusto che lo facciano AGB nel laboratorio in cui studia come salvarci dal parkinson, che lo faccia Mun che tenta di essere magistrato a soli 29 anni, che lo faccia PrimoAmicoMilanese che è professore di svedese a 28 anni, che lo faccia CugginoBoro che sarà anche uno spaccalegna ma è un bravo ragazzo, non penso che il lavoro di MAU (insegnante di liceo privato) valga 400 euro al mese, né che il Primate sia un privilegiato perché lavora da praticante avvocato 9 ore al giorno per 500 euro al mese e non aggratisse. E così via andare con tutti quelli che conosco, o quasi tutti.
E io sono una bionda svampita, però sono circondata da persone che – gravitando intorno alla mia puatrìn – hanno un certo spessore, stiamo tutti nella stessa barca che però naviga in un mare di guano [cit.]
Non me ne frega niente se la figlia della Fornero sta a casa con mamma e papà e l’hanno sistemata loro su un cuscino pieno di banconote. Davvero, a me di lei non importa. Mi importa parecchio di me e di noi, di quelli che comunque in piazza non ci vanno perché sennò rischiano il posto, di quelli che fanno gratis il lavoro che sanno fare e a pagamento un qualche cosa di raffazzonato. Mi importa che non mi cureranno i medici più bravi ma solo quelli che hanno avuto abbastanza soldi per stare fuorisede e fare i tirocini, che gli insegnanti non saranno più i più bravi e appassionati, ma solo quelli così disperati da non aver trovato un lavoro più gratificante socialmente ed economicamente. Mi importa pure che le commesse dei negozi di scarpe non saranno più donne interessate ai pellami e ai trend, ma studentesse di antropologia disperate a cui non frega nulla dei tacchi a cono e di quelli a stiletto e quindi non mi sappiano consigliare.
Una società fatta di persone che scelgono è una società che può scegliere di essere migliore. Una società di gente che non ha scelta, perché comunque la sera un piatto lo devi anche mangiare, è una società che va dove il vento la porta, che non prende una direzione propria, che non ha né il potere né la libertà di scegliere di cambiare.

Alla fine della fiera, nzomma, a me la scelta lessicale anglofona e un po’ sofistiché della Fornero m’è piaciuta, lei e il suo “ciusi”… però comunque ciusi un par de coioni.

 

DECRETO BIONDO

Innanzitutto voglio sostenere una cosa: spendireviù lo dicono solo gli stronzi. Nel mondo giusto si dice “revisione della spesa” (-oh mi pare di aver preso tutto, ma porcavacca mi so scordata il dentifricio! -tipo), nel mondo bello si dice “cùcite le mani”.

Comunque sia, a me il decreto salvaitalia, crescitalia, sparecchiaitalia, nontialzifinchènonhaifinitoitalia et similia, non m’hanno mai convinto. Fosse che gnente gnente andiamo sempre peggio? Ecco, appunto. 
Riflettendoci bene, però, in un mondo in cui quasi tutti quelli che ci conoscono hanno i nostri stessi drammi economici, quasi tutti quelli nati nel nostro quadro sinottico non sono ancora riusciti a prendere un mutuo, non trovano un lavoro bensì fanno uno stasg e robe di tale sorta, le cose più fastidiose del quotidiano sono le più piccole, le meno vistose e, pertanto, le più rompipalle. Perché uno, frasséessé, si dice “lo capisco, amico del sole, che non è che stamattina potevi svegliarti e ritrovarti con un attico in centro a Milano, ma questo non ti impediva di lavarti le ascelle, o sbaglio?”. E’ per questo che oggi, così, di venerdì, mentre aspetto la Sirenotta e Amicaussie, voglio esprimere le mie proposte miglioraitalia:
  1. più sciampo
  2. no al deodorante badedas Afrika
  3. obbligo urbi et orbi di maionese solo fresca, addio ai tubetti che fanno il getto a stellinamerda
  4. tutti vegetariani per almeno 20 giorni al mese, fa bene a voi e fa scendere il prezzo del seitan per me
  5. ailainer solo per quelle che se lo sanno mettere veramente bene (sottile e uguale su entrambi gli occhi)
  6. contravvenzioni alla raccolta differenziata punite a sonori ceffoni rigorosamente impartiti da mia madre (che ha le palanche al posto delle mani)
  7. eliminazione globale del riscaldamento a pavimento e dei pantaloni maschili lilla
  8. esilio di Cristian Desica
  9. sostituzione del Belusca vivo con quello in teca e viceversa
  10. estirpazione del radicchio nelle buste di insalata mista (dai, fa veramente schifo)
  11. adozione di gattini obbligatoria per tutti gli umani al di sopra dei due anni e mezzo
  12. una volta ogni mese e mezzo inversione dei cartellini prezzi tra H&M e Valentino
  13. Introduzione della settimana a piedi e domenica in macchina (non viceversa)
  14. invio a tutte le bloggher umbre in Lombardia di campioncini omaggio di tutto
  15. consegna a domicilio gratis senza minimo di spesa, se è gratis è gratis
  16. pennichella postprandiale in ufficio remunerata in quanto momento di profonda riflessione sull’operato della mattina (anche per chi fa partaim pomeridiano)
  17. rogo delle macchine cinquanta
  18. introduzione in tutti i pubblici uffici del pink friday
  19. uccisione di Belen (punirne una per educarne cento)
  20. obbligo per chi dice “poi facciamo una cena” di farla veramente
  21. pulizia del viso e ceretta passate dalla mutua
  22. basta prezzemolo decorativo su qualunque cosa
  23. rogo delle cravatte brutte
  24. concerti di Madonna gratis, visite del Papa a pagamento
  25. libri gratis
  26. chiarimenti per tutte le nonne di vegetariani che, sì, anche il tacchino è carne, anche il pollo è carne (anche se è un animale anaffettivo) e, soprattuto, sì, anche la salsiccia è carne
  27. mp3 gratis
  28. mp3 di Marco Carta a 121 euro l’uno non copiabili (studio di una tecnologia apposita dedicata)
  29. divieto di dire “figa” in luogo di “cazzo”
  30. ministero delle telecomunicazioni a quelli di Anonymous
  31. introduzione del reato di “Borghezio”
  32. le persone carine che si vogliono bene possono avere figli, tutti gli altri e il legisti invece no.
  33. mesc mesc mesc per tutte!
  34. invenzione delle cialdine nespresso alla fragola
  35. getto profumato che investe tutti coloro che salgono sul bus
  36. scarpe belle per tutti
  37. carta igienica rosa
  38. espulsione coatta di tutti i leghisti e emo (sia in combinazione che non)
  39. diffusione del crichet al posto del calcio
  40. divina commedia a memoria (tranne il paradiso ché è lagnoso)
  41. calci in culo dopo il secondo anno fuori corso, a lavorare
  42. panchine per anziani intorno ai cantieri (ci vuole rispetto, regazzì)
  43. spruzzini per l’alito per tutti
  44. abolizione delle scene dei film dove le donne americane (e, nello specifico, di solito Kate Hudson) corrono sul tapì in ufficio con la camicia, la gonna, le scarpe da rannin e i capelli restano uguali: è mistificazione.
  45. massaggiatore di collo obbligatorio in ogni ufficio
  46. unghie infrangibili
  47. inversione di stipendio tra maestre e parlamentari (tanto ormai sono in numero pari)
  48. tavolette del cesso con una speciale fotocellula che si alzano alla vista di un pene e si riabbassano alla fine del flusso
  49. per tutti coloro che dormono in una mansarda, lavoro non obbligatorio nei giorni di pioggia
  50. Ufficializzazione delle cose ovvie: chi esce insieme da già 11 volte ormai è fidanzato, se un cibo ti sembra strano vuol dire che non ti piace, le ballerine fanno venire la tallonite a tutti, la sigla di Doson Cric dice proprio proprio “adouonauuei”

MI SPIACE COSì TANTO CHE LA LEGA ABBIA PERSO OVUNQUE CHE QUASI QUASI…

…domattina mi metto l’ailaner glitterato oro.

Volevo scrivere un bel post e raccontare il mio uichend a Tosilandia (che bella Verona), del Primate che dormiva in mutande ma con una palla che usciva di lato diventando così il supereroe Mutandello, del suo ombrello con la custodia in pelle che sembrava andasse in giro con uno sfollagente e anche del fatto che, tornando alla macchina, si sentiva in sottofondo Marco Carta Igienica che strillava da dentro l’arena.

Insomma, di cose da dire ce n’erano ma questi sono giorni veramente tristi per il nostro paese e, onestamente, un po’ di voglia di ridere m’è passata.

Quantomeno c’è da consolarsi con sto palo rettale per la Lega. Eddaje!

 

 

(e se pensate “ecco la solita italiana che invece di essere “pro qualcosa” è “contro qualcosa” be, sapete che c’è di nuovo? è Vero! ma io sono “contro qualcosa”, io sono CONTRO BORGHEZIO sempre e comunque, ciriciao!)

LE 5 CANZONI “CIAO SONO GIOVANE E FACCIO DENUNCIA SOCIALE DEL PAESE REALE” EDISCION

Innanzitutto vorrei dire una cosa: quando gli uomini parlano a tutti delle proprie pippette sono divertenti almeno quanto le donne che si lamentano delle mestruazioni urbi et orbi.

Dopo questa presa di posizione forte, netta, senza se e senza ma, proseguisciamo [cit.] alla classifica delle cinque canzoni che hanno fatto delle note uno strumento di denuncia sociale.

Mi è venuta in mente dopo che, domenica scorsa, mi sono trovata in casa un ragazzetto moro e riccio di cui ho scoperto il nome solo in seguito alla sua dipartita.

Notizie raccontano che sia “amico” di una mia coinquilina, venuto dalla Sicilia con furore a manifestare con la Fiom e ad alloggiare un paio di giorni a Maison Dourange.

Insomma, domenica sera mi preparo con tutti i piumaggi e i brillantini per andare a scecherarmi al 45Giri per il compleanno della Sirenotta, tutt’uno con Amica Umbra.

Avvicinandomi all’uscio, passo davanti alla cucina e faccio “Ciao ragazze (alle coinquiline) e ciao a te, chissà se ci rivedremo comunque buon viaggio!”. Semplice, educata, veloce.

Lui risponde con “Ciao, ma si ci rivedremo sicuramente perché RRoma è RRoma, cioè è uno dei miei progetti andare via da Palemmo, e RRoma è sempre stata una delle mie mete, la mia meta preferita. Anzi no, perché anche Londra, non so, non ho ancora deciso comunque a RRoma ci torno sicuramente. Ché io mi voglio trasferire….[più altre novemila parole che non ho sentito]”.

E io “Eh, ciao”.

Insomma il tizio senza nome non solo mi ha scassato le orecchie quando io avevo il fuoco della DenzinQuin su per le gambe, no. Ma anche quando gli ho detto “Molto lieta, Frangia” ha risposto “Sono un giovane comunista”. Adesso, cioè. Caro Giovane Comunista senza nome, fai silenzio. Sei in casa mia. Datti un nome, anche fittizio, che so Moiro, Ireno, Marino.

Ma comunque, sottolineando che l'espressione "paese reale" non vuol dire una minchia, che -a meno che uno non si intrippi grandemente come di moda nel decennio scorso- nessuno vede bianconigli, che io quelli come Burtone li metterei a fare pulitura delle fogne pubbliche con il loro spazzolino da denti ascoltando minimo minimo gli inediti di Sal Da Vinci, che questo blog ritiene Fini credibile come l'asino della Brambilla, che se qualcuno se n'è accorto il Lodo Alfano vive e lotta insieme noi, che metterei Vespa a vivere in un plastico e molte altre cose di tal fattura, ecco a voi 5 singhessong a tema:

 

5 – Caparezza Dalla parte del toro

4 – Tre allegri ragazzi morti Bella Italia

3 – Elio e le Storie Tese La terra dei cachi

2 – Franco BattiatoPovera Patria

1 – Rino Gaetano – Ti ti ti ti

In realtà, come sempre, me ne sono venute in mente altre centomila ma le mie classifiche di hornbiniana ispirazione constano di cinque-elementi-cinque e non si sgarra.

Le citerò lo stesso: Mal di stomaco di Fabri Fibra Monamur, Capo Fortuna sempre di Rino Gaetano (il 9 novembre ci sono i Ciao Rino a Roma, N.B.) un po’ tutta la discografia di Caparezza, Passerà la notte e Sempre allegri della (o dei) Bandabardò, Un numero degli Après la classe.

Nella speranza che anche qui arrivi un messia, un Gandhi, un Victor Colombani o, semplicemente, mi chiamino a lavorare a Lisbona.

NOI CHE SIAMO SCICC SCICC SCICC IN MODO ASSURDO

Prendo appuntamento dal parrucchiere per le 13.00. Prendo un autobus e arrivo in questo nuovo salone. Mi fanno un massaggio alla cute, una piega un po’ di merda e il parrucchiere ci prova. L’unico parrucchiere etero del mondo l’ho conosciuto io, ovviamente. Ha tatuaggi in ogni dove e le sopracciglia metà delle mie, quando chiedo – ironicamente – dove abita, ci tiene a rispondere “romano, romanista, romano dentro  e fori, romano de Garbatella”.
 Torno al lavoro con un quarticello di ritardo ed esco cinque minuti prima. Corro al treno, corro al bus, corro a casa.
Chiamo AGB che continua a non rispondere. Mi trucco gli occhi cimurrosi. Mi gonfio i capelli ormai mosci come non mai, fard fucsia, pelle diafana. Entro in quel tubino drappeggiato con pizzo sopra e sotto, salgo sui sandali di ex-fidanzamento e decido che – sì- morirò di freddo, tanti mazzi.
Quindi sayonara fantastico trenc col quadretto viscì, benvenuta stola! [cit.]
Splendida splendente, coi diciotto gradi dell’autunno romano, mi avvio al tacsi. Scopro che il tassista ha vinto un concorso all’Istat, che non ha fatto la specialistica di scienze politiche e altre cose così interessanti che quasi vomito [cit. davvero per intenditori].
Giungo a casa di Elettrica, l’amica romana in carrierissima di AGB, attraverso il patio (un patio! Ho sempre sognato di attraversarne uno!) e giungo all’appartamento pariolino.
Di lì, nuovo tacsi e tutti in un cortiletto nei pressi di Palazzo Madama. Diamo i nostri nomi, le ostes con le unghie di plastica brillantinate ci fanno passare. Saliamo al buffè e scopriamo una manica di vecchi magnoni. Ci mettiamo in fila e, tadà, arriva il solito burino che passa avanti “no, ma la fila non c’è…si fa così..” borbotta il panzone. E chi ti era? Quel simpaticazzo di Giovanardi.
giovanardi
Assaggiamo tutto, piadina, ricotta, stracchino e zuppa inglese compresi. Onestamente, tutta sta ricercatezza e un cibo da appena sufficienza, burini atteggioni. In fondo si scorge il banco dei sommelié. Lì, metto in pratica una delle grandi regole della vita: agli eventi bisogna farsi amici ben 2 categorie di persone, nello specifico i buttafuori e la flotta del catering.
Cominciamo a bere e poi ci dedichiamo ai discorsi dei rampantissimi amici di Elettrica, esilaranti come una sparapunti.
Continuiamo a bere e emerge con evidenza che l’unico simpatico davvero è anche l’unico che non parla di quanto è figo il suo lavoro, l’Espagnolone.
Lì metto in pratica la seconda grande regola della socialità: capita alle volte di stare in mezzo a gente fa finta di divertirsi ridendo immotivatamente a battute noiose e banali. E già è un dramma. Ma il peggio è quando succede che queste genti si divertano veramente ridendo a battute noiose e banali. Ecco, lì entra in atto la Seconda Grande Regola: bere. Senza esagerare ma abbastanza da sembrare svagate e ridanciane. Io e AGB applichiamo questo diktat con stile e noscialanza.
Scendiamo nel cortile dov’era allestito lo spettacolo con tanto di archi, tenore, attore  e raccomandata.
Scorgiamo Gaia De Laurentis che magna e se ne va, senza colpo ferire. Poco più avanti la rossissima Marina Ripa di Meana con dei legghinz. Adesso, a 70 anni i legghinz. Io la amo.
Ormai c’è salita la sbornia quindi ci accomodiamo e non facciamo altro che ridacchiare, sedute appena dietro al simpaticazzo Giovanardi (che sbadiglia). Espagnolone ridendo mi dice che sono troppo cattiva (aehm, Espagnolone, si chiama “ironia”, hai presente quella che tutti qui non hanno?).
Finisce l’esibizione con sommo gaudio di tutta la platea, esclusa la Ripa che ha smammato da un pezzo. Andiamo tutti in centro a piedi a bere al Bar del Fico. E che fai, una bella caipiroska a stomaco praticamente vuoto non la bevi? Essì che la bevi.
Dunque AGB racconta della volta che, a diciannove anni, chiamando disperata un consultorio le rispose la Segheria Consulto.
Torno a casa, il tempo di struccarmi e tonfo a letto. Un po’ di mal di piedi, un po’ di mal di testa, un po’ di nostalgia per AGB che riparte domani e rivedrò chissà quando.

 

LA SINDROME DI STOARROMA

C'era una volta una giovane e procace bionda che lavorava nel pessimo mondo degli eventi istituzionali. E oggi non c'è più. O meglio, c'è una specie di reliquia di quella bionda giovane e procace. Reliquia è sempre bionda ma ha la ricrescita, a luglio è pallida come un cencio e ha una cacarella epica. Una di quelle cacarelle di cui non si ha memoria nella storia dell'uomo. Una cacarella che è talmente forte ma talmente forte che ormai Reliquia defeca acqua Lete. Ma prima che la sciagura facesse di me stessa Lafrangia, me stessa Reliquia, beh, prima sono accaduti dei fatti degni di nota per gente che degna di nota i fatti miei.
Diciamone uno: ho portato Bancario a pranzo a casa mia di domenica coi parenti. Ma siccome c'era una parente sarda simpatica, Bancario non se l'è filato nessuno. Cioè, non è che l'abbiano ignorato, ma hanno appena fatto in tempo ad etichettarlo come "ok-va-bene-può-andare" e si sono fiondati sulle ventotto portate di cibo. Bancario si è trovato bene, si è spiegato molte cose di me, s'è appanzato, s'è abbioccato a tavola e via andare, senza smuovere una paglia.
Diciamone un altro: è venuto a Roma da me AmicoGaioLondinese (AGL). Non so se ne ho mai parlato, lo conobbi a Trieste in uno dei pochi luoghi sociali che frequentavo: la mensa universitaria. Notammo da subito delle affinità elettive quali la passione per Madonna. In  più lui è stato il primo ad istradarmi sulla via della mia vera natura: la GheiAicon.
Fatto sta che lui sogna di fare lo sceneggiatore e infatti lo fa. Però deve pure mangiare e quindi fa il commesso in un negozio di valige a Londra, a Piccadillisircus.
Siccome sta vivendo una crisi amorosa col suo IndianoBello, tutto occhi neri e bicipiti, è fuggito una settimanella in Italì.
Arriva il giovedì della fantastica inaugurazione del mio altrettanto fantastico ufficio. Unica cosa degna di nota lo sciampagnino con l'etichetta arancione, le tartine mela e salmone e le mie calze. Roba da infarto. Noi che amiamo FilipMatignon.
Insomma AGL mi chiede di andare con lui a una cena in zona Gianicolo, a casa del fidanzato di una sua amica che sta a Roma. La PleiboiMenscion? Na catapecchia a confronto. Arrivo, in camicia bianca e ginz, stacchetto per le scale e vedo: 2 bonazzi, 1 vecchiotto, 1 simpatica, 1 sfattona e 3 attempate. Tutti cordiali e simpatici: l'attore in cerca di occasioni, l'avvocata di mezz'età zitella foreva, il riservato menager brizzolato bono per tre con un trencino tutto sessi, il padone di casa borghese ricchissimo e cordiale e la sua ragazza normale, la signorotta zitellissima e a capo di una grande industria, la sfattona creativa mezza brilla… Insomma, una roba che nemmeno in una commedia francese. Condite tutto con una ventina d'anni più di me e abbondante formaggio. Alla fine della serata, tutti mi chiedono il bis dei racconti in stile blog. Una delle attempate mi propone un corso di recitazione, gli altri mi chiedono di tornare. Come no, pare vero. E tutto questo perchè il mitico AGL doveva trovare un aggancio per uno stasg nel cinema amerregano.
Diciamone un terzo: il 29 giugno a Roma è festa, i santi patroni. Quindi ho fatto ponte e il lunedì sera accolgo calorosa la proposta di AGL: "andiamo in un locale frocio?" Manco a chiederlo! .
Organizzo una mini truppa composta da me, AGL, Ciminiera e Spilungona. Ciminiera, come ricordano gli annali, è una mia ex coinquilina coi capelli rossi molto bella e molto sarda, acconciata a trans per l'occasione. Spilungona è una frequentatrice assidua della mia ex casa molto bella, molto alta e molto secca. Da quando si tagliò i capelli venne soprannominata La Lesbica Anni '80, e se vai in un locale gaio non è un piccolo particolare.
Speranzosi che accoltellassero AGL in un raptus omofobo, ci trucchiamo a dovere come tre passeggiatrici, si sa mai che arrivino le telecamere di StudioAperto.
Insomma andiamo, beviamo un drinc (io una caipirosca alla fragola), e ci sediamo ad osservare la fauna: donne camioniste, uomini donne, uomini molto bonazzi. Ciminiera rimorchia un nero bellissimo e un po' troppo maiale. Tutta la mia stima alle donne che rimorchiano uomini nei locali ghei. Dopo un po' AGL ci presenta un paio di ragazze conosciute nella fila del bagno. Familiarizziamo e beviamo un altro paio di drinc. Morale della favola: finiamo tutti in pista con una di queste due donnesessuali che mi palpeggia e mi dice che noi tre non sembriamo camioniste e siamo belle. Ma va? Poi prende una matita per gli occhi e scrive I W UR LOVE sul braccio di Spilungona. Mettono una canzone di LediGaga e noi partiamo in coro e ci dimeniamo come matti, come se BedRomenz fosse
il  nostro manifesto esistenziale.
Sul finire della serata io trovo il coraggio di dichiararmi a quella splendida creatura del barista. Uno che finchè non lo si vede non ci si crede. Una specie di JoscArtnett tutto muscoli (indovina-indovinello). Scopro che è brasileiro e gli dico "apascioneime!" e lui "bela, a me me piasce u paccu!". Giuro, su ste cose non si scherza. Faccio raggiante "anche a me! quante cose in comune!". Niente, torniamo a casa, mangiamo torta di zucchine e melanzane all'aglio e andiamo a dormire.
Tra le altre cose degne di nota c'è di certo il concerto di Elio e le Storie Tese a Roma. Il biglietto costava troppo e quindi ho chiesto a AmicaUmbra di sguinzagliare qualche conoscenza. Entriamo in lista vip, aggratiss, e ci mettono in prima fila centrale. Momento di puro godimento. Inutile dire che è uno dei migliori concerti della storia della mia giovane vita, voglio regalare una perla:

– non starai mica piangendo??!!??
– no, è che mi è entrata una statuetta del duomo in bocca!


(Ovviamente questo video non l'ho girato io che ero mooooolto più vicina)

Poi sono stata alla manifestazione contro la legge bavaglio, ho avuto così culo da beccarmi l'intervento di Saviano. Poco dopo, per mettere in pari tutta sta botta di coscienza sociale, sono andata a cena in una trattoria lorda romana: Qui se magna! Adesso, tra i tanti motivi per cui si può giudicare Roma una città veramente infernale, emerge qualche ragione che fa di questo agglomerato urbano la città eterna. Una di queste è trovare una trattoria con la tovaglia a quadri, in cui spendere meno di venti euri a testa, mangiare come a casa di nonna e avere il conto con l'intestazione Qui se magna!
In tutto questo passa una settimana e arriva in uichend scorso. Bancario organizza una visita ai musei vaticani di sabato mattina. Io comincio a dare segni di cedimento: mi so gonfiano le gambe e sono inappetente. Poi inizia lo scacaccio (se per caso mi sono persa qualche A con l'acca, sappiatelo, quell'acca è andata giù per lo sciacquone di casa mia). Per il sabato sera, ancora a digiuno, cerco di riprendermi e mi infilo le scarpe da tennis su quelle due pagnotte da mezzo chilo che sono i miei piedi.
Ho già preso i biglietti, voglio andare al concerto. Della Bandabardò-bardò. E che non si cominci ad additarmi come gumunista, semplicemente mi piace quella musica. Punto. Non ammetto polemiche. Ma io dico, andare a un concerto dei (o della? io preferisco "dei") Bandabardò e non poter saltare per paura di vedersi uscire l'intestino, è come pensare a LediGaga senza occhiali da sole: no se puede. Mi godo la musica, canto quelle che so, mi viene un po' di fame chimica per tutte le canne che si sta facendo la gente intorno a me e torno a casa.
Insomma, adesso che forse sarò costretta a lasciare la capitale, so che un po' mi mancherà.

PIOVE, GOVERNO ATTUALE

Adesso c’è tutto sto casino della Legge Bavaglio, no? Beh. Cosa dire? E’ una merda, mi pare evidente. Roba che il mio blog dovrebbe chiudere dopo tre nanosecondi e io verrei imprigionata come niente.
Il punto, fondamentalmente, è che questi qui che abitano in centro a Roma, vicino a Giolitti (quello del gelato, niar de Parlamento), non hanno capito niente. Non capiscono le vere esigenze della popolazione. Non sono in grado di renderci felici.
Loro non sanno quello di cui ha bisogno il paese reale. Ma io sì, io lo so benissimo.  L'Italia vive un momento di stallo, non c'è vitalità, non c'è fermento, insomma: è come una vecchia coppia di 54enni panzuti, senza passione e senza coraggio di farsi l'amante. In parole pauperrime: una tristezza infinita. C'è necessità di pizzicorio. Pertanto: ecco la mia proposta di Legge Bavaglio Ad Biondam.
 
Comma 1: il Bavaglio si considera valido solo e se in seta pura 100%
Comma 1 bis: il Bavaglio assume valore etico e morale se di Hérmes
Comma 2: Il Bavaglio ha validità solo e se preceduto da cena
Postilla al comma2: cena innaffiata di sciampagnino di un certo rispetto (se lo paghi meno di 30 euri sei un pezzente con la P)
Per quanto riguarda l’applicazione esecutiva di tale Bavaglio, deve essere effettuata da personale munito di bicipite massiccio e barba incolta.
L’applicazione è da ritenersi non valida sotto i 5 minuti e oltre le 5 ore.
L’uso del Bavaglio è da considerarsi adeguato solo in luoghi privati
Viene considerato abuso di Bavaglio ogni utilizzo che provoca ecchimosi e/o lividume generico
Con apposite precauzioni è possibile applicare la legge Bavaglio anche alla Mosca Cieca
Conclusioni: buon divertimento
 
Adesso, dico io, un testo di legge così l’avrebbero approvato tutti all’unanimità e con coro festante di vuvuzelas dimmerda.

FEEL THE LOVE GENERATION

Allora la mia mamma è venuta a trovarmi perchè va in Francia la settimana prossima e dopo ci manchiamo tanto tantissimo. E poi io avevo la bua e quindi le mi ha preparato le zucchine, i pomodorini al forno e tutte le cose che mangio io e che non ho voglia di preparare avendo la bua e me le ha portate a Roma.
Insomma tanto bene alle otto e mezza di mattina io e la mia mamma sentiamo tanti rumori che sembra la guerra, trum trum brim brum che sembra l'inzio di un video degli Oasis
Allora ci ricordiamo che oggi, vicino a casetta mia, ci sta una festa grande grande. La festa dell'amore che è un sentimento bellissimo e molto più bellissimo dell'odio e dei comunisti.
Allora dopo si sentono le canzoni napoletane che vengono dalla finestra e capiamo che sono quelli della festa dell'amore che sentono le musichine perchè loro sono felici perchè si ameno e si rispetteno.
E dopo usciamo perchè la mia mamma deve prendere il treno però ci dicono che la metropolitana vicino a casetta mia è chiusa, per sicurezza. Infatti di sicuro perdiamo il treno se non ci sbrighiamo.
E incontriamo un gruppo in maschera, tanta gente con queste bandiere dell'Italia e io dico a mamma "Mammina, io non ho la tele da qualche mese, ma che ci stavano i mondiali e li abbiamo vinti ancora?", ma a mamma non risulta.
Allora scendiamo nella metro più in là ma c'è tanta fila dell'amore e non riusciamo a prendere un biglietto. Allora chiedo a tutti questi militanti dell'amore se per cortesia mi fanno fare un biglietto ché la mia mamma deve prendere il treno e stiamo facendo tardi. Ma loro mi dicono che hanno il treno pure loro, per Milan, e che quindi mi attacco e faccio la fila. E io, con fare meravigliato, domando: ma voi non siete quelli dell'amore? e allora fatemi fare un biglietto, amorevolmente!
L'unico che mi fa passare avanti è un ragazzetto giovine giovine, con l'accento bergamasco, che è venuto in gita a Roma Ladrona col cappellino della squadra dell'amore.
Alla fine il poliziotto ci fa passare senza biglietto. Io gli dico che non è molto giusto, che il biglietto lo devono pagare tutti e bla bla bla.
Insomma la mami prende il treno, io accompagno Bancario a comprare un regalo ad un'amica nella speranza che tutto l'amore si dissipi in vari convogli e se ne torni da dove è venuto. Vane speranze, le mie.
Nzomma arrivo nuovamente alla metro non proprio sotto casa mia ma comunque vicina e lì vedo l'orda dell'amore che intasa tutto.
Scopro che Capitan Amore ha pagato i mezzi pubblici a tutti (senza per questo rimborsarmi il corrispettivo di due ore di abbonamento prepagato). Aspetto, con altre persone. Aspetto ancora. Un altro pochino. Un quarto d'ora, bloccata nella fetida stazione della metro, senza andare ninzù ningiù [cit.]. Mi viene in mente di dire al poliziotto se per favore crea un cunicolo da cui farci emergere. Niente.
Allora insieme a altri quattro sfigati come me, mi dico che questa è l'orda non pagante dell'amore e figuriamoci se non ci fa passare. E invece no [cit.].
Allora comincio a dire, con una faccetta un po' nervosa, ma solo un po' (e anche comprensibilmente, visto che stavo sottoterra da un quarto d'ora buono) PER FAVORE CI FATE USCIRE? PER FAVORE? PER FAVORE! E un signore mi dice che non devo spingere. Ma 'nfatti io mica spingo, chiedo per favore e sto ferma.
Dopo cinque minuti che stavo lì ferma, guardo, e tutti fanno ulabadula, accenno un "eddai, fateci uscire, noi abbiamo pure pagato!".
Allora, senza né a e né ba, un signore, sulla sessantina, arriva tutto bello imbandierato e col cappellino che lo fa sembrare un'infelice al centro estivo e mi dà uno spintone contro al muro a piene mani.
Io resto allibita. Nessuno fa niente, tranne una signora dietro di me, anche lei in fuga che strilla CALMA!CALMA!
Ma figuriamoci se il vecchietto dell'amore mi vuole spintonare, lui è per i buoni sentimenti, gli sarà sfuggito un abbraccio di comprensione per la mia triste sorte di persona bloccata sottoterra.
Io, stizzita, dico che, insomma, ma che modi di abbracciare sono quelli, ma che schifo, ma insomma…
E una signora, dietro mi apostrofa con "la stronza che sei! puttana! vergogna!" che immagino, tradotto dall'amorese all'italiano, voglia dire "cara ragazza, ti auguro un'uscita dalla metro piacevole e veloce!".

Però secondo me aveva ragione il mio amichetto Scimmia che mi vuole tanto bene e mi consiglia sempre cose giuste. Lui mi ha detto infatti che quando una signora che sembra mia nonna mi chiama "stronza puttana", è buona educazione rispondere "signora cara, voglio diventare ministro!".

 

UNO SFILATINO COTTO E FORMAGGIO, GRAZIE

Questo è un post banalmente polemico.

Io tutte le mattine mi alzo e mi sparo un’ora nel traffico di Roma (nei pochi giorni in cui non c’è sciopero dei mezzi, allora le ore di viaggio da casa mia al lavoro sono comprese da +2 a infinito). Vengo in ufficio, col mio bel cuntrattiello precario, a scadenza, senza ferie né malattia e mi faccio dalle 8 ore in poi.

Ho un’oretta tra le 13 e le 14. Vado al baretto qui accanto, mangio un tramezzino(a spese mie) o un piatto di pasta, il tempo di un caffè e sono di nuovo alla scrivania. Quando poi si è sotto evento (lavoro in un ufficio che gestisce grandi eventi ma Bertolazzuccio Zozzoncello di qui non passa) la pausa pranzo diventa un pezzo di pizza sbocconcellato con una mano sulla tastiera e una cuffia all’orecchio.

Insomma: quando il lavoro chiama il resto va in secondo piano.

E non dico che sia giusto a priori, per carità, però fa parte anche dell’entusiasmo per la propria professione, dell’impegno personale, dello spendersi per quello che si fa (e anche del disperato tentativo di far credere ai donatori di travaglio che forse ti meriti un contratto appena appena più decente, ma vabbè).

E questa è una cosa. La seconda cosa è che io vivo nel Lazio, ma continuo a risiedere in Umbria per tutta una serie di ragioni un po’ lunghe da spiegare, prima fra tutte: non ho tempo di andarmi a domiciliare qui in giro per uffici e di perdermi nei meandri delle scartoffie.

Insomma, tutte le mattine mi faccio sta traversata di Roma centro e mi vedo la faccia di Renata Polverini, con tutta la sua frangettina, a destra e a manca. Partecipa a una conferenza qui, a una riunione di là, a un comizio di sopra e a una riunione di sotto. Alessia Merz dei tempi d’oro, in confronto, non era prezzemolina manco per una fava.

Tutto questo per dire: gli autisti sono stati, Milioni di Milioni, tu prendi un panino e io due calzoni.

Ne vogliamo parlare? Questo che si "scorda" di depositare la lista delle elezioni per magnasse un panino.

Ve lo immaginate? Mi scusi signor giudice ma certe volte, è tutto il giorno che lavoro…non ci vedo più dalla fame!

E adesso hai voglia a chiedere a Napolitaner di fare qualcosa, hai voglia a invocare la democrazia contro la burocrazia…

In questi casi a me viene in mente il mio secondo anno di università a Trieste. Da studentessa meritevole mi mantenevo con la borsa di studio, quindici esami l’anno, una media decente e 4 mila euro in tasca per pagarmi l’affitto.

Venne il giorno della consegna delle domande di borsa di studio: doppia copia, una via telematica e una stampata e spedita con ricevuta di ritorno (a spese mie). Fatalità smarrii questa ricevuta. Questo mi valse l’uscita dalla graduatoria, persi la stanza allo studentato e i quattro mila euri.

Una roba del genere, per una spiantata studentessa fuorisede, è un dramma. Un problema serio e grave. E mi attoppai tutto, io avevo fatto tutte le procedure, ma mi mancava il tagliandino. E quindi daje a magnà pastina in bianco per un anno e a dormire nella stanza più fetida della capitale italiana della Mitteleuropa. Perchè c’è una regola ed è quella. Perchè io dovevo avere il tagliandino e Milioni doveva andare lì in tempo.

E non ce so mazzi.

Non ci sono scusanti né attenuanti.

Dopodichè, messo agli atti che sul piano logico e giusto la situazione non deve cambiare di un millimetro, mi domando: ma chi vuole ancora votare un partito, una lista, un rappresentante che ha messo in mano le proprie sorti burocratiche a uno come Milioni? Insomma, ma questi chi cavolo assumono? Ma che attenzione pongono al rispetto delle regole? Ma sicuro che vogliamo gestiscano le nostre città?

Insomma, mettere in mano la legge della propria regione a sta gente, è come chiedere consigli su un salone di parrucchiere a Phil Spector.

Presidente_Municipio_XIX                                                           bad-hair-day-indeed