LEZIONE DI SOSTEGNO

Ne parlo parecchio con LaSirenotta, ultimamente. Io e lei, va detto, abbiamo concezioni molto simili del rapporto di coppia e della relazione con l’altro sesso. Ci raccontiamo un sacco di cose personali e ci scambiamo i nostri fondatissimi pareri. Ci delucidiamo, quindi, in merito ai primi incontro con omeni di varia sorta e, dopo lunghe discettazioni, la conclusione è: l’appoggio è importante.

Per "appoggio" noi intendiamo proprio quello che sembra: uno lo deve appoggiare. Appizzare, appromare, puntare, come ve pare. Ma lo deve fare. Citando LaSirenotta direi "l’appoggio è fondamentale".

Insomma, a capisse, mica deve essere una cosa invadente e volgare. Mica sull’autobus come i maniaci. No no no. Quella è una violenza, una mancanza di rispetto.

L’appoggio va fatto in luoghi opportuni e con i modi appropriati. Ci vuole eleganza, discrezione. Con classe l’ominide si avvicina e ci fa capire de che stamo a parlà.

Non bisogna immaginare scene in cui questo pervertito in volgarotti ginz strappati arriva lì superarrazzato e tenta di creare un pertugio nel nostro cappotto, no. Immaginiamo invece questo bell’uomo in pantaloni grigi con la piega che, sussurrandoci un complimento o una battuta all’orecchio, ci fa sentire un po’ Mae West.

Appoggiarlo con maestria, per un uomo, equivale a un bel tubino nero per una donna: non è cafone ma provoca, è un incoraggiamento, una rassicurazione.

Ecco: uomini, se volete rafforzare la nostra autostima, appoggiatecelo. Vediamola in chiave psicologica e sociale: io sostengo il tuo appoggio, tu sostieni la mia selfconfidenz.

L’appoggio è simbolo di virilità e, se fatto a dovere, anche di savuarfer. Ci fa capire che gli piacciamo, che ci desidera ma ci rispetta così tanto da non provarci subito…aspetta il momento opportuno ma ci fa presente che per lui sarebbe opportuno anche seduta stante.

Appoggi leggendari furono quelli dell’Avvocatucci, subito alla prima cena, che ha conquistato senza se e senza ma la stima della mia cara collega.

L’appoggio dello Scrittore alla stazione, palese e spontaneo. L’inaspettatissimo appoggio di Bancario Jones sulle scale della metro, proprio lui, così riservato. Alla mia domanda "ma che me l’appoggi?" rispose "sì, mi va" come se gli avessi chiesto "n’antra po’ de parmiggiana amò?".

Insomma, donne, non fate le signoramiamachescandalo, daje. E’ così: diffidate di chi non l’appoggia. Chi non  l’appoggia in tua compagnia o è un ladro o è una spia.

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NOI RAGAZZE DELLO ZOO DI PARIOLI

Questo post mi costerà infinita fatica scrittoria, già lo so. E mi toccherà anche inaugurare un nuovo tag, l’argomento se lo merita anzichennò.

Insomma, come tutti più o meno sanno, io lavoro in un ufficio. Ufficio nel senso di ufficio, un nel senso di uno. Una sola stanza in cui stiamo in cinque o sei. Telefoniamo, digitiamo, ci prendiamo le cazziate delle cape aggratiss usufruendo di meravigliosi contratti a progetto. In teoria dovremmo padroneggiare excel, l’inglese, il problem solving, dovremmo badgiare, schedulare, fare rimainder e cose di tale sorta.

In pratica siamo tutte molto belle e parliamo di unghie, più o meno.

Tutte donne, capitanate da donne, mi circondano in ordine di scrivania: Ossetta, LaSirenotta, Bisissima e Anacapita. Analizziamole.

Ossetta: di nazionalità straniera, ottimo inglese e ottimo italiano. Mora, occhi chiari, taglia trentasei, faccia da Nina Moric prima dell’incidente che ha portato all’esplosione dal collo in su. Ha continuamente mal di stomaco ed è addetta a mandare in località amene tutti coloro che osteggino il lavoro della segreteria. Ogni volta che parla al cellulare nella sua lingua litiga. Ha due o tre telefoni con suonerie tamarre tipo questa, questa, o questa (non scherzo). Viene sempre acchittatissima, coi tacchi e le minigonne, aiutata dalle gambe slanciatissime e, tutte le volte che usciamo a pranzo, lo sciame di avvocati e avvocatucci si gira a guardarle il culo. Non se ne salva uno. E’ fidanzata con un cavaliere che dopo tre anni le manda ancora i fiori in ufficio.

LaSirenotta: è la mia preferita. E’ davvero Bionda dentro. Una metrata e ottanta de femminone. Tutta tette-culo. Perennemente in tacchi alti, guaine fascianti, trucco circense di classe e una massa di ricci scurissimi a cascata sulle spalle.  Appassionata di Bionzé, specializzata in tutte le situazioni che richiedano un certo savuarfer in materia di diplomazia. Ha sfoderato le sue buone maniere in più occasioni, una su tutte quella in cui ha conosciuto Avvocatucci. Il Sig. Avvocatucci è un ominide di mezza età, bel portamento, ottima cultura e Maserati. Insomma, pe falla corta pe falla breve, è l’unica che ha accalappiato uno degli avvocati dello studio accanto. Intrattiene questa liaison dangereuse a colpi di cene fuori e vocaboli come "tramortente" e "ovemai". Celebri i racconti delle nottate a Villa Arzilla (casa di Avvocatucci) e di lui che si accascia più dellà che deqquà.

Uno degli elementi distintivi della Sirenotta è che se ‘ngrifa. Tu le dici "hai visto il presidio militare qui davanti? Mammamia sti soldati…col mitra…". E lei, puntualissima "A me i soldati me ‘ngrifano!". Le parli della tua depressione premestruale e lei obietta "a me er ciclo me ‘ngrifa!". Ma se c’è una cosa che produce l’ingrifamento a livelli massimi della Sirenotta, sono i regbisti. Come biasimarla. Quindi alle cinque, all’ora del the, ci si riunisce al suo pc e si passano in rassegna le foto dei migliori giocatori in mutande e calzoncini. "Perchè col the un biscottino ce sta sempre bene!".

Bisissima: prende il nome dalla frase che ripete più spesso "oddio, guarda, ti richiamo, sono busyssima!" E’ altina, molto formosa, occhi celesti, sorriso gigante e possiede una criniera meravigliosa, un pastrano di capelli lunghissimi e liscissimi. E biondi. Naturali. Capito? E’ proprio bionda naturalissima. Quindi niente a che vedere con bevande rosa, tacchi color oro, flert gratuito col conducente del bus pure quando si ha il biglietto.Nisba di tutto ciò. Lei è bionda nel senso di "mammamia, non mi ci raccapriccio con sti numeri!" o nel senso di "ma il ministero delle finanzie?" "ah, ma questo è ministro sia della camera che dei deputati?" "apparte si scrive con due P, vero? …eh? ah, staccato? ma no…" , per citare le prime che mi vengono in mente. Essendo donna di mondo dispensa consigli di un certo livello a proposito della vita mondana di un certo livello ai suoi amici di un certo livello. Un esempio su tutti "certo che ffa a festa der matrimogno a VillaMiani, do tutta Roma fa a festa de diciottanni, è popo da bbori!".

E poi, in ultimo, il mio mito personale di ora e di sempre: Anacapita. Sottotitolo: trentadueanni e dimostrarne tre. Carina, piccina, occhi azzurri. Un’incrocio tra Ornella Muti e Fergie dei BEP de Trastevere. Malata di sciopping, ha una collezione di borse di Vuitton e berretti Moncler da far impallidire un negozio del centro. Studia danza, si è laureata in comunicazione, vive in un villino con Pagatutto e due cani e tutto ciò non le impedisce di far emergere tutta la ragazzina sbarazzina di Torpignattara che c’è in lei. 

Io la vedo e capisco il concetto di inconsapevolezza del sé. Al volante non c’è nessuno. Iuston! Iuston! Abbiamo un sacco di problemi!

E’ quella a cui il nome Margherita Hack non diceva nulla, quella che mi ha chiesto: "Frangia, la capa mi ha scritto una mail dicendo incollare nella cella NOTE "il ministro verrà alla conferenza stampa"….oddio! Che faccio?". Ndovina.

La stessa che ieri ha salutato la segretaria di un qualche amministratore delegato con "Signora arrivederci, la ringrazio mille".

Ipocondriaca a livelli patologici, porta con sé una poscettina di Vuitton colma di farmaci. Dall’antispastico alle gocce per gli occhi, passando per la pomata delle emorroidi senza soluzione di continuità. Per capirci, quando una ragazza disse che andava a passare Natale a Niuiorc, tutte le chiedemmo di portarci qualcosa. E chi un profumo che in Europa non vendono, chi un paio di scarpe che lì costano la metà, chi una scatola di Pancake…Lei chiese due confezioni di Advil.

Vive incollata al suo Aifon e senza si sente persa. La volta che dovevo omaggiare GRGA di un libro e mi serviva una dedica, alla domanda "oh ragazze che ci scrivo?" lei mi risponde "che occasione è? battesimo? cresima? compleanno? no, perchè, c’ho un programma sull’aifon che me dà tutte dediche a seconda dell’occasione".

Ma, una volta per tutte, spieghiamo il motivo del suo pseudonimo: non c’è una mattina e dico una sola che non sia entrata in ufficio normalmente. Arriva sfiatata, trafelata, perennemente con venti minuti di ritardo, ci guarda e fa "cioè voi non potete capì!". E io spero, ingenua, tutte le sante mattine che siccome non possiamo capire, i suoi racconti si fermino lì. E invece no. E daje col cane che è scappato dal cancello, e daje coi tortellini che si spappolano, e daje col corso di danza che salta, e daje con la Smart che rimane incastrata nel parcheggio. Insomma, capirete tutti, qui si affrontano problemi di un certo calibro. E noi non possiamo capire. E se poco poco una s’azzarda a dire qualcosa, così, per interagire per educazione, tipo "ah, quindi hai dovuto fare manovra?" lei risponde, accoratissima "ANACAPITO!".