LE 5 CANZONI PIù IMPROBABILI DEL MIO 2016

Prima di avere Spotifai Premium mi chiedevo chi mai potesse pagare per avere Spotifai Premium. La risposta era semplice: io.
Spotifai Premium è come Scai, una di quelle robe che finché non le hai ti sembrano inutili. Poi ne vieni in possesso e, se un giorno arriva qualcuno (leggi: la spendinreviù familiare, il cambio numero di carta di credito, una vecchia Postepei che non ricordavi di avere con su del credito che a una certa finisce) , dicevo, se arriva qualcosa o qualcuno che ti tronca gli abbonamenti ti sento brutto, povero e solo, la tua vita sembra noiosa e dover ascoltare trenta secondi di pubblicità ogni cinque canzoni ti appare un sopruso al tuo animo che altro non vorrebbe fare che abbandonarsi alla musica.
Nzomma, c’ho Spotifai Premium perché me lo ha regalato Vodafone e non appena scadrà, porcamignotta, so che inizierò a pagare per averlo. Oh, negli anni Ottanta sarei stata un’eroinomane (forse eh, non so se avrei potuto tollerare di avere una pelle di merda) e nei Dumilaetocca pago per avere contenuti a disposizione ovunque e in qualunque momento.
Ebbene, anche io pochi anni fa, in un impeto di poca lungimiranza, mi dicevo: ma chi cacchio vuoi che si metta a guardare le serie tv sul cellulare in metropolitana. La risposta era semplice: io.
Pipponi sulla dipendenza da tecnologia non accetti, tencs.
Morale della favola, Spotifai, da un par di mesi, mi propone una lista di brani che ho ascoltato molto nel 2016. Alcuni sono i miei classici di sempre, alcuni sono brani vergognosi in svariati dialetti sudamericani con due minimi comuni denominatori: testi volgari e saundtrec delle mie lezioni di zumba, altre sono canzonette su cui mi sono scimmiata per qualche giorno.
In generale, comunque, alcuni brani mi risultano particolamente inspiegabili poiché non sono affatto da me. Non si capisce proprio come mi siano capitate nelle orecchie e perché ce le abbia rimesse più e più volte.
Ecco dunque la classifica delle 5 canzoni più improbabili del mio 2016:

 5- Tearin’up My Heart – *NSync 
Probabilmente un rigurgito di scuola superiore, Fornarina, merendine Kinder Brioss sulle scale della scuola fascista, riga in mezzo, felpa Fruit of the Loom, lettore CD AntiShock et similia. Pressoché inspiegabile.

4- Odio le Favole – Ermal Meta
Evidentemente avevo intuito il potenziale del novello profeta sanremese. Peccato che la canzone di quest’anno mi facesse cagarone one one (letto “uan”, come il pupazzo Uan).
Quello che mi aveva colpito molto era la presa di posizione pro LGBT con un arcobaleno sugli occhi in diretta. Mica per la presa di posizione (dai, chi mazzo è che non sostiene la causa nel facchin’2017? Adinolfi non degno di essere considerato da nessuno) ma per l’idea di penalizzare il suo contorno occhi già martoriato.
ermalmeta
Poi c’è una frase che mi faceva sempre dire “quant’è vero!” che recitava: per stare bene penso a te, per stare male penso a te e me
Come ho potuto vivere le mie pene d’amore tardo adolescenziale senza questa massima? è un mistero misterioso.

3 – Who is afraid of gender? Immanuel Casto feat. Romina Falconi
La canzone è bruttarella ma mi deve piacere per principio. Ora, tra dire pubblicamente che mi piace ed ascoltarla , ce ne passa. Bah.
Il video però è una chicca, guardatelo.

2 – Si sboccia poveri – Gordon
Ma che è sta monnezza? bah. Se va bene bene, se va male bere. Che monnezza.

1 – Heaven – Bryan Adams


Ora. Bella è bella eh, niente da dire. Ma io ho due grossi problemi con sta canzone: il primo è che riascoltarla a pallettone nel 2016 è veramente inconcepibile, il secondo è che  l’ho associata indelebilmente a uno che ha fatto i provini di The Voice anni e anni fa e di cui, mio malgrado, ricordo nome/cognome/provenienza/aufit.

Nzomma, ce l’abbiamo tutti una pleilist di cui ci vergogniamo, sono sicura che qualcuno ha i FrenchAffair nascosti tra Battisti e Guccini o i Modà tra i Guns’n’Roses e De André.
No dai, non scherziamo, i Modà no.

L’ADDIO AL NUBILATO E’ UNO SOLO, NON SPRECATELO

Girls they just wanna have some fun 
Get fired up like smokin’ gun 
On the floor til the daylight comes 
Girls they just wanna have some fun
(Madonna – Girl gone  wild)

A distanza di tanto tempo è abbastanza complicato descrivere che megafigata sia stato il mio addio al nubilato, procederò quindi per scene (scopiazzando la tecnica e l’idea da un libro letto recentemente):

Scena di me impanicata facendo il bagaglio secondo le nebulosissime indicazioni di AmicaUmbra.
Scena di me che scendo con uno stile marinaretto e vedo la C3 turchese metallizzato di AmicaUmbra sotto casa con una scritta zebrata sulla fiancata e sul finestrino con tanto di frecce.
Scena di me a dumila.
Scena di me che penso che andremo alle terme sul lago di Garda e mi prendo male.
Scena di me esaltata per ogni cosa.
Scena di me che penso che andremo a Riccione.
Foto con la CocaCola con scritto “Vamp”.
Scena di me che capisco che non andremo sul Garda (me felice).
Scena di me all’arrivo della pensione sul mare a Cervia.
Scena di me in costume con la cellulite a vista.
Scena di me a dumila per l’arrivo di altre amiche.
Scena di me che faccio il bagno con le amiche.
Scena di noi che usciamo dal mare camminando contro i cavalloni coi capelli bagnati d’acqua salata, la pelle baciata dal sole, i costumi umidi appiccicati alle procaci forme. Nzomma, scena di noi che sembriamo le Amazzoni – Extreme Diet Edition.
Scena di Mun col suo costumino a bandiera americana e di me che continuo a toccacciare le tette di AGB perchè sono le più belle che io abbia visto dal vivo e vere.
Scena di noi impazzite che ci vestiamo e pettiniamo e ci proviamo tutto e ci trucchiamo tantissimo.
Scena di noi in pizzeria con le amiche che mi danno i regali più belli del mondo tra cui: un album con la selezione delle nostre foto più imbarazzanti e/o belle, foto delle marachelle, foto che nessuno vedrà mai; un contratto in cui si giura e si firma che quello che happens in Cervia stay in Cervia, regali da casalinga fescion.
Scene di noi che ci facciamo ciupiti di vodka alla menta e cerchiamo le 8 differenze col Listerin.
Scena di me che vado sui miei tacchi a spillo dal barista e dico “scusa mi allunghi il cocktail gentilmente…così è imbevibile” e vedo la tipa che fa al barista “senti il cocktail della signorina è imbevibile”.
Scena di donne in spiaggia che si confessano, dormono, spremono i peli incarniti, smessaggiano, spettegolano.
Scena di paura e delirio a Las Vegas (noi che scegliamo i nostri outfit).
Scena di un pulmino bianco che arriva a caricare questa macchinata di vulva allo stato puro che siamo noi dopo due ore di trucco parrucco e moooolto tacco.

tacchi

spilla Scena di tutte che tirano fuori un pacchettino: spilla fuxia  con scritto BIONDA SUPREMA (sul mio) e VORREI TANTO ESSERE BIONDA  (sulle loro).

Scena delle scene: l’arrivo del buchè. Semplicemente ineguagliabile. Merita un post apposito e molte richieste. 

Scena del pulmino di vulva che ci scarica giusto davanti davanti al Papeete Beach.
Scena dell’arrivo di Tatta che ci raggiunge al Papeete e di noi che entriamo come principesse in tubini e tacchi che Cheit Middelton in confronto è na buzzicona de TorMarancia in questo posto pieno de grezzi ma così grezzi ma così grezzi.
Scena di me che poso col mio buché in tutte le foto del mondo (sarò sicuramente nelle foto degli addii al celibato dei vostri amici, ma non lo saprete mai).

culi
Scena di diciottenni strafatte che ballano in tanga, scena di palestrati coatti, scena di addii al nubilato molto meno fighi del mio. Scena di noi che diciamo “ma te rendi conto che quella ha trovato uno che se la sposa? non ce credo”
Scena di uomini che ci adocchiano e noi facciamo le sceme e poi li cazziamo.
Scena di dialogo: “quanto sei bona!” e io: “grazie, come sei spontaneo!” e lui “te metterei a pecora!”
Scena di me senza parole (ma con molti insulti)
Scena dei suoi amici che vengono a scusarsi.
Scena di lui che torna, io che gli faccio “ma che vuoi?” e lui: “volevo dirti che sei molto bella, hai un sorriso e degli occhi stupendi, scusa per prima”
Scena di me moralizzatrice soddisfatta.
Scena di noi che andiamo a cena e di AmicaUmbra che se rimedia anche l’impossibile per strada col suo abitino verde albero con tanto di uno che prende in pieno un palo mentre cammina.
Scena di un gruppo di fighi che ci dicono “voi sì che siete forti, mica come quelle zoccole là dentro”
Scena di me che penso “La regola del più FI* non si smentisce mai”
Scena di noi che ci scofaniamo l’impossibile in un ristorante bellissimo che alla fine ci offre delle caipirosche alla fragola. Per dire quanto siamo femmine.
Scena di me che compilo un CRUCIPERLA.
Scena di noi che spacchettiamo il kit da Dive: ciocca di capelli rosa, braccialetto brandizzato con il motto “incontrarti è stato etilico”, ciondoli e collane a forma di  rossetto e trucchi, carte con uomini nudi per giochino interattivo. Noi splendidamente abbinate grazie alla maestria di AmicaUmbra che a confronto Saatchi&Saatchi è un ubriacone che mena la moglie. 
Scena di noi che prendiamo un taxi con l’autista ovviamente pippato come Fabrizio Corona e che corriamo a mille all’ora alla Villa Papeete.
Scena di uno che cerca per ore e ore e ore di pomiciarsi Marchigiana Simpatica, unica donna al mondo che va al Papeete con le calze e i decolleté perché senza “fa cafone”. Da notare che al Papeete Beach era stata assalita da un quarantenne palestrato-tatuato-con lo slip che gli aveva infilato due dita nel bicchiere e succhiato il ghiaccio con fare da Brigitta Bulgari e strizzando l’occhio. Darei un piede per avere la foto della faccia di MarchigianaSimpatica in quel momento, col suo abito blu con le farfalle.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di numerosi e numerosi uomini che lo appizzano con un certo ardone a Tatta. Ma na cosa impressionante, come ci giravamo un attimo c’era uno che glielo appizzava con veemenza. E dire che è una gran bella ragazza, ma stava anche senza tacchi e mezza struccata… Tanto che a una certa mi giro e le faccio “Tatta tutto bene?” e mi sento rispondere: ” sì ma mi fa un po’ male il culo”.
Scena di uno sfigato mortale che passa chiedendo a tutte “ma tu sei fidanzata?” e sentendosi dire sì da chiunque. Chiunque tranne Mun che, in un accesso di sincerità coniugata al poco rimorchio serale, risponde un secco “no!” e si sente controbattere, da questo con faccia più che stupita, “allora goditi la vita!” . Io che mi cappotto con AmicaUmbra.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un nano sborone che tenta di rimorchiare insistendo come un dannato sia me che MAU. Probabilmente senza distinguerci. Continuando a ripete che c’ha la barca a Spezia e che ci porta in barca.
Scena di Mun che prende a gomitate una e noi terrorizzate dalla megarissa (che, diciamocelo, ce stava tutta!)
Scena di me che convinco uno a tenerci la borsa piena di scarpe di ricambio.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”

Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Le cantiamo tutte ma tutte ma tutte. Io impazzisco quando mettono a palla questa canzone coatta che amo pazzamente. Ballo ballo ballo da capogiro.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di questo che mi si mette a parlare mentre mi siedo su un muretto con una camicia bianca oscena, tutta tipo paggetto medievale per quanto era larga e rimbolsata nei calzoni. Che si vede che vuole tentare un approccio e, quando gli spiego che sto per sposarmi, mi attacca la pippa sul fatto che ha 38 anni e vorrebbe un figlio e la sua compagna si è allontanata per un periodo ma lui vuole una stabilità e forse si prende un anno sabbatico dal lavoro per capire i valori della vita. Dentro al Papeete.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un altro che mi ferma tornando dal bagno e le prova tutte: vieni con me/parliamo un attimo/quanto sei carina/ noi dai non andare via/ dai almeno un bacio/ proprio perché ti sposi che ti frega… per finire con “mi sono lasciato da una storia importante, per me lei era quella giusta ma ora è così e io ci soffro, non me la sento di avere una storia nuova, la amo ancora ma non so se credo nell’amore”.  Dentro al Papeete.
Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di noi che facciamo chiusura. I baristi se ne vanno, il sole sorge sulla Villa Papeete, le cubiste scendono dalle impalcature su cui erano appese a cavalcioni di palle da discoteca (“stasera Maruska e Priscilla ci stanno sulle palle!” cit.), la musica si spegne, i buttafuori raccattano i cadaveri. Rimaniamo giusto noi e le baldracche (cit.)
Scena di noi in albergo, saluti, abbracci, gioia e poi noi alle terme.

Glisso sui disastri del viaggio di rientro giusto per dire che erano anni che non sorridevo così tanto. E che non rimorchiavo così tanto.
Ho le migliori amiche di sempre, fossi in voi mi invidierei un bel po’ parecchio.
E’ stato un fine settimana perfetto, perfetto, perfettissimo. Non ridevo e non ballavo così tanto da tempo. Per dire, ho anche fatto la cacca.

* Regola del più FI: se non puoi essere più FIga, sii più FIne

EN RILO-OD! Stuzzicherie per le afose giornate augustine

Ciao mondo della blogosfera che non vai in vacanza manco il due di Agosto sennò che mondo globalizzato e iperconnesso saresti!
Sento proprio di dover raccontare dell’addio al nubilato, del mancato assassinio del sindaco del mio Borgo Natio e, mancaddillo, del mio sposalizio.
E lo farò, però siccome ieri hanno fatto il gomblotto e hanno condannato il Berlu, adesso sono troppo troppo troppo impegnata a raccattare tutti i pop corn disponibili al supermercato, discount, EuroSpin, Bennet, MinchiaWorld e macchinette della stazione per godermi lo spettacolo del PD all’opera.
Poichè sono brava e bella ma soprattutto bella e brava, regalo a voi tutti una perla che non può certo sfuggirvi nella torrida estate duemilaetredici. Berlusconi condannato, io che mi sposo…tutto lasciava presagire il ritorno delle indimenticate Supremes degli anni Duemila in Italia.

 

Non il presepe, non gesubbambino ma lo zenzero [cit.]

Sto rosicando fortissimamente, ho bisogno del mio chindol per scrivere le mie recempsioni. Sta cosa mi manda fuori di testa.
Spendo e spando soldi comprando riviste e, udite udite, lo sapere che a Camerondiaz je piace fa la donna oggetto? Per dirne giusto una.
Ho anche comprato Internazionale che, correggetemi se sbaglio, è la rivista letta dai veri antipatici sapientini demmerda. Sembro Guastardo della Radica bionda, coi miei settimanali.
Oltretutto vado in giro coi mandarini e mi scordo di mangiarli in ufficio, così quando esco e vado in metropolitana e becco il Primate lo costringo a mangiarne qualche spicchio, anche se lui odia la frutta. Mi fa “ma perché vuoi che io lo mangi?” e io ho risposto che non voglio sembrare una di quelle pazze che girano con gli agrumi e allora lui, che è meraviglioso, s’è ingollato due spicchietti di un mandarino cattivo e tiepido.
Tra le cose successe ultimamente possiamo annoverare: ho fatto pace con MAS (forse non tutti sanno che non ci parlavo da 3 anni per un motivo che non ci ricordiamo), ho beccato in profumeria ad Agrate Brianza (sigh!) una del mio borgo natio selvaggio e la cosa mi ha semplicemente sconvolto, ho sgamato sul web un vlog di uno che mi piaceva da giovane e mi sono davvero posta delle serie domande su me medesima(non fossero bastati i ginz Fornarina color oro),  ho scelto i confetti per lo sponsale, mi sono comprata due paia di stivali molto belli, smesso la dieta e ripreso un chilo e mezzo.

Passiamo a un post a tema stagionale: le feste comandate.
Già agli albori di questo blog avevo espresso la mia opinione sul Natale (per chi non se la ricordasse, è qui) e ormai tutti sanno che io detesto gli addobbi; non mi resta dunque che fare degli auguri propiziatori.
Considerate che le sfighe che mando di solito arrivano, vediamo se funziona anche fuor di iattura.

Quindi, cari miei sparuti lettori, vi auguro che il nuovo anno vi porti quelle cose che non vi cambiano la vita ma ve la migliorano un casino. Per dire, non vi auguro di trovare una valigia con un milione di euro di cui nessuno reclama lo smarrimento, né di votare quel premier che poi si rivelerà buono  e giusto perché questa è utopia e, seppermetti, le utopie fanno tanto comunismo e il comunismo fa tanto Germania dell’est, che a sua volta fa tanto tuta acetata e calzini coi sandali, quindi no.
Io spero davvero nel profondo del mio cuore che troviate un blascino perfetto per il vostro incarnato e un contorno occhi che sgonfi davvero le borse, o una di quelle creme che davvero renda il vostro pene più lungo di mezzo centimetro. La meraviglia è nelle piccole cose, ma non è che più so piccole e più meravigliano eh. Spero che la profumeria dietro casa faccia svendite sui profumi di Scianel perché non tiene più la linea, che in palestra mettano sempre quella canzone supercafona che però vi piace tanto ma vi vergognate a tenere nell’emmeppitrè.
Se malauguratamente doveste essere disoccupati, spero almeno che l’insegnante del corso obbligatorio statale sia un bonazzo o abbia le bocce grosse.
Vi auguro le piccole gioie del quotidiano, insomma. E anche un Monclerino che non vi faccia sembrare dei ciccionazzi budrillozzi.

Detto questo, stiamo per assistere al mio ultimo Natale da nubile. Oddiomadonna.

Tiè, non dimenticatemi!

ORNITOLOGIA E MISTERI

Insomma a fine settembre io e Primate andiamo a fare la prova del ristorante. Sì, sì, il ristorante per il matrimonio, esattamente. Quindi, sì, stiamo scegliendo la data e i fiori e la musica e tutto quanto. E no, non abbiamo ancora abbastanza soldi. E, sì, ovviamente mi sono già messa a dieta (consiste nel mangiare passati di verdura e quindi dimagrire un po’ per le poche calorie e un po’ tramite cacarella).
Quindi, insomma, io un mio equilibrio sentimentale devo dire che l’ho trovato. Certi giorni ammazzerei il mio bello, ma se così non fosse probabilmente non me lo sposerei. Lascio a un secondo momento quelle riflessioni tipo: e quindi pensi di non accoppiarti mai più con uno che non sia lui? Sono decisioni di un certo calibro.
Fatto sta che, come questo blog dimostra, i rapporti maschio-femmina sono sempre più complicati. Sembra che più andiamo avanti con gli anni, cresciamo, facciamo esperienze e meno troviamo il verso di comportarci in un modo che funzioni reciprocamente. Sono cose che ti fanno rivalutare il “vuoi metterti con me? fai una croce su SI’ o NO”, almeno era chiaro e semplice e una prendeva una posizione e lì stava sino a che non ci si lasciava. Adesso è tutto un andirivieni di metti-foto-su-feisbuc, mi commenta, mi dice mi piace, ciattiamo ma non mi chiama, usciamo da due mesi ma non trombiamo, trombiamo da due mesi ma non usciamo, mi ha portata a cena con gli amici ma non mi ha baciato, ci scrivevamo email da un mese quindi ora siamo fidanzati in casa…in a few words: la gente stanno male.

E questo è un paragrafo.

L’altro invece è questo:

Mun è l’amica dell’università del Primate, avvocatessa già a ventisette anni ha passato la sua vita a studiare tantissimo e ascoltare musica grezza. Un metro e mezzo di donna con stupendi occhi celesti e  capelli castani tagliati sempre diversi, la riconoscereste per strada grazie alla sobrietà dei suoi abbinamenti come il turchese+pesca+beige per il lavoro e il giallofluo+fuxia+arancione per la vita di tutti i giorni. Un fisico compattino che si sta dotando di tette con una cura ormonale e un culo decisamente a mandolino abbinato a un carattere tosto e puntiglioso e permaloso ma affettuoso.
Insomma, una donna complicata ma con due belle cosce.
L’anno scorso è uscita da una biennale relazione con un uomo che lei definisce meraviglioso e bravissimo, ma comunque si sono mollati. Dopo un viaggio da sola a Nuova Iorch e un’americanissima strombazzée in ostello ha messo la testa a posto e s’è messa alla ricerca di un nuovo fidanzato. Come cercare una pianta di limoni in fiore al Polo Sud. Poi, non si sa come, ha avuto una liaison decisamente dangereuse con AggenteImmobbigliare. Ora, lui è di Roma Sud ma così tanto che si sente uno straniero rispetto a quelli della Garbatella. Lei è una che Milano c’è solo Milano, a Roma iniziano a lavorare alle 10, questi pantaloni sono una terronata, io vivo in centro e tutto il resto è hinterland. Non ho molto capito perché qualcuno ha pensato che potesse funzionare. Però sono stati cinque giorni di passione di quella che poi vai a calendula per almeno due settimane, a capisse.
Un po’ sfiduciata ma sempre tosta e gagliarda, Mun programma la propria estate: un uichend dai miei, uno dai nonni, uno con le amiche all’estero e…quasi quasi rivedo le mie amiche erasmus e vado a una festa in Germania. Quale migliore occasione per una bella inzuppatina estiva? E infatti arriva bella bella in Doiccland, zi mette qvalche vestitinen carinen und zi prepara a smignotecciare. Le amiche prontamente le presentano un tizio tedesco MA che vive parte dell’anno in Messico, vuoi che un po’ di calor latino non ce l’abbia? E infatti alla prima occasione le piazza le mai sul suddetto culo. E bravo ragazzo, chiamiamolo il Germano Irreale. Poi insomma pomiciano, pomiciano, pomiciano. Germano Irreale era arrivato alla festa insieme a un amico che chiameremo, a caso, il Ciccionazzo.
Ciccionazzo beve come una bestia e idem gli altri. Mun e Germano Irreale intanto paccano e paccano e via andare, come alle belle feste dei tempi che furono. La musica finisce, gli amici se ne vanno, buonanotte ai suonatori e Mun invita a casa Germano Irreale per concludere da trentenni una sonora pomiciata fra stranieri. All’orizzonte, però, si scorge Ciccionazzo ubriaco che si addentra nella boscaglia circostante il casale della festa. Germano Irreale, giustamente, corre a recuperare l’amico. Poi torna da Mun che lo stava aspettando pronta a una notte di passioni senza pensieri. E lui che fa? Lui in tutta tranquillità le dice che ha deciso di andare a ballare con il resto degli amici (tre, n.d.a.). Mun, sgomenta, torna a casa e fa lo spelling bestemmiato di tutto il calendario di Frate Indovino.
Ora, mi domando e dico, un uomo pomicia tutta la sera, dimostra in maniera manifesta la sua turgidità, ha davanti una bella donna italiana con gli occhioni blublublù  e che fa? Porta a spasso il Ciccionazzo, mi pare giusto.

Io non capisco, non capisco, non capisco e allora ballo la zarromusic:

*grazie a Mun, scopritrice di fiducia di talenti cafoni

BLASFEMIA PORTAMI VIA

Embè embè, signoramia, guarda che templeit che mi ritrovo.

Praticamente questo meraviglioso nuovo templeit è il frutto dell’amore cibernautico tra AmicaUmbra e Altissimo. Si esprimono così, sono timidi e nerd e per questo io sarò per sempre grata.

Nzomma, alla fine ieri ho speso 210 euro di maledetta Trenitalia. Ho anche detto una mezza bestemmia, la terza della mia vita.

La storia delle mie bestemmie, fra l’altro, è quantomeno singolare e variegata: la prima la dissi nella palestra dell’oratorio quando un tipo con le mesc mi spacco l’unghia appena riformatasi dell’alluce destro facendomene entrare i frammenti nella carne viva, copioso sangue uscì dalle mie scarpette con gli strass con cui mi allenavo a danza.

La seconda la dissi una volta che stavo magistralmente spiegando come fare il tiramisù a un tizio, proprio mentre sottolineavo l’importanza di non far cadere alcuna goccia di tuorlo nell’albume altrimenti questi non si sarebbe montato a dovere, ecco che si spaccò il tuorlo dentro la terrina degli albumi. Bella figura merdacea.

Ultima e blanda, la bestemmia di ieri sera. Più o meno la giornata si è svolta cosi: spendi 109 euri per un’andata e ritorno in Frecciammerda in giornata Capitale-Capitale della Moda. Vai a fare un colloquio mentre sul sedile accanto cambiano il pannolino a una bella bambina con gli occhi blu che non espelle comunque violette. Parla con la gentile ragazza del colloquio, preparati per tornartene dal Primate che ti attende capitolino, scopri che devi andare a fare un altro colloquio dall’altra parte della Lombardia. Perdi il treno, fatti venire a prendere dal suocero e vai a fare il secondo colloquio. Fai un test di logica incomprensibile, fai un test di autovalutazione della tua personalità, parla per un’ora con sto squalo bionda caschettata secca come la pelle di Carlo Conti. Rispondi quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti, dì i nomi dei tuoi capi, dì che cosa ti piace del tuo lavoro, dì quanto prendi di stipendio, volevo anche dire 33 ma non me l’hanno chiesto. Rimettiti in macchina col suocero, fai conversazione di cortesia, torna alla Madunina, paga altri 91 euri di treno ché il biglietto prima non è variabile né rimborsabile. Vomita due volte in treno con dei sudamericani che berciano. Dormi, leggi, arriva a Termini, non baciare il tuo fidanzato che hai l’alito di vomito, rientra in casa che sono le 11 piem. Poi dici una non è blasfema.

Tutto questo per postare una canzone bellissima che mi ha fatto conoscere il Primate Abbigliato:

DONNE IN RINASCITA

Una parola di conforto per ogni tuo discorso

sarà la cura ad ogni tuo rimorso

prendo nota e non dimenticarti questo.

e se t’annoi tieni il resto

Dari – Più di te

Il titolo è quello del brano di Jack Folla su cui abbiamo lacrimucciato tutte, ma tutte proprio. Nemmeno l’odioso quanto stuzzicante Fabio Volo ce l’ha guastato, parla di noi, di noi tutte nelle nostre debolezze tanto evidenti persino all’occhio di un bipede maschio.

Comunque, torniamo a Roma, pianeta casino. Rientra Amica Umbra in casa e le dico che o mi offre la cena o dovrò mangiare tonno e mais. Decidiamo di far coincidere le dispense nel crostone Galbanino e funghi molliccio sotto e bruciacchiato sopra. Ironizziamo appresso alle disgrazie giornaliere: io che mi perdo cinquanta euri nel nulla, io che pago l’affitto con gli ultimi soldi di tutta la casa, lei che per sbaglio scrive su messenger al suo capo che potrebbe anche sbrigarsi a pagarla e un sacco di altri drammi monetari che è meglio prendere a ridere.

Insomma le chiedo del tizio che forse “le batte i pezzi”, lei mi chiede del tizio che forse “mi batte i pezzi”, parliamo dell’assurdità del nostro lavoro, di cosa fare nel finesettimana, del capodanno naa capitale o in una capitale. In tutto questo c’è una costante: la faccia aggiapponata.

La faccia aggiapponata è tipica di chi, nonostante tutto, ha l’espressione felice di un giapponese ritratto in foto davanti al Colosseo: occhi stretti all’insù, sorrisone a bocca aperta, luminosità diffusa nel volto. E’ giovedì sera, noi siamo sotto la soglia di povertà, mangiamo Galbanino con un livello di singletudine che ci permette di metterla sotto sale [cit.] e nonostante questo ci pare che niente ci possa uccidere.

  • Alla fine è venuto bene sto crostone!
  • Co sta fame!
  • Senti…accendo il pc. Vediamo se c’è quello ollain…
  • Molto bene…metti una musichina.
  • Sentiamo “Anima Fragile”?
  • Eh? E perché?
  • Beh…non siamo un po’ troppo felici oggi?