7 COSE CHE FACCIO QUANDO SONO TRISTE

Per ogni stella che si stacca dal cielo
C’è un dolce sguardo che si scopre da un velo
E un altro giorno che ti viene in regalo
Tu chiudi gli occhi e non ci pensi più …
…piccola dolce selvaggia malinconia vattene via!
Pixi Dixi Fixi – Mimmo Locasciulli 

 

Ci sono dei giorni, tipo oggi, in cui mi assale il pessimismo cosmico. Una piccola nota negativa fa da detonatore per una bomba di nichilismo e pessimismo senza pari.
Per esempio venerdì sono andata a farmi la piega da un parrucchiere imbecille e, al posto di avere una chioma setosa, mi sono ritrovata con una scopa di saggina in testa con le doppie punte, se possibile, in evidenza.
Poi sabato sera a mezzanotte SpeedyGonzales, la mia capa, mi ha mandato una mail per cazziarmi…in parte aveva anche ragione, ma magari ne possiamo parlare in un momento che non sia sabato sera a mezzanotte.
Morale della favola, queste due piccole sciocchezze, hanno scatenato un senso di insofferenza per la vita che non provavo dall’adolescenza. Probabilmente perché dentro di me lo so che devo tagliarmi i capelli anche se non voglio e che devo cambiare lavoro anche se è troppa fatica.
Chiaramente questo pessimismo non trova soluzione in se stesso, figuramose, no, questo pessimismo genera mostri e riflessioni che vanno da Gegia a Steven Hawkins sul perché mi ostino a volere capelli lunghi, sono forse sintomo di insicurezza?, e perché sto facendo ora questo lavoro di cui non mi frega assolutamente nulla e che mi appiattisce le sinapsi finché l’unica cosa che ne esce è “l’iva sulla frutta è al 10%”, ecco sto sprecando la mia vita, forse dovrei davvero andare ad aprire un ostello in Patagonia e perché no il ristorante di bruschette in Birmania.
E la morale è così, ti rompe i coglioni quando tu vorresti solo galleggiare tra una mezza gioia e uno scoglionamento, fluttuare lieve senza impegno. Nfatti m’hanno detto che sono poco paranoica, sì.
Ma non si può sperare che la tristezza passi da sé, senza prendere in mano la situazione, lo dicevano anche i Litfiba dei tempi d’oro ” chi visse sperando morì non si può dire”, quindi evitiamo di ridurci come Piero Pelù a The Voce of Italy e sorridiamo che la vita ci sorride. Più o meno.
Quello che salva l’uomo, in situazioni di estrema precarietà emotiva, molti dicono sia la passione. Per qualcuno, per qualcosa.
E se quel qualcuno nel mio caso è il paziente  Primate, quel qualcosa sono i miei 5mila hobby: la cucina, il cucito, il ballo, la musica, il blog, i trucchi, le gif di Uomini&Donne, la tv spazzatura con particolare riguardo per i programmi con i ciccioni, camminare, leggere riviste e romanzi, lo stalking su Facebook.
Sorprendentemente, quando mi girano fortissimo le ovaie, non ho la benché minima voglia di fare nulla dell’elenco sopra descritto. Ma niente. Forse invero, lo stolcherare su Facebook sì, quello sì, ma quella più che una passione è un talento che emerge un po’ in ogni cosa che faccio.
Quindi ecco una lista di cose che mi fanno stare meglio quando non ce la faccio a farcela:

1) Comprare cosmesi, possibilmente ollain. Adoro i trucchi e adoro le creme, le creme davvero le amo fortissimo, quindi ne compro,  poi ripenso che ne ho un milione, poi mi sento in colpa e fine.
2) Cercare le foto di Shaun, la pecora che non venne tosata per 6 o 7 anni, e pensarla che dice parolacce: shaun
Se la si guarda in faccia si capisce chiaramente che sta imprecando con accento napoletano.
3) – Mangiare, sì, mangiare. Io sono la classica persona che mangia se è triste, mangia se è felice e poi bestemmia perché ingrassa. Siamo così, dolcemente complicate [cit.]
4) Cantare 4 canzoni: Pixi Dixi Fixi di Mimmo Locasciulli, l’indimenticata Sandra dei 360° perchè dice “fornellino” e questa cosa mi fa morire, Chihuaha di Dj Bobo perché mi fa chiedere se anche lui campa di diritti annoiandosi come Hugh Grant in About a Boy  o se è finito malone come la protagonista di Gola Profonda, Ballo Ballo della Raffa perché onestamente non c’è tristezza che la Raffa non possa curare….ahhhh sensazione magica!
Tendenzialmente se sono scoglionata non ho voglia di cantare, ma le metto su e, dalla metà in poi sento la musica la musica che gira intorno, poi gira tutta la stanza e alla fine el ritmo de la noche mi pervade.
Va detto che alcune volte ascolto anche Despacito con Justin Bieber e A chi mi dice dei Blue perché sembra che cantino dei rumeni e anche questo mi risulta esilarante.
5)  Stolcherare il profilo di Lui, quell’essere con cui ho rischiato di passare i migliori anni della mia vita, e di Riccarda Strozzi Pollastri, la sua fidanzata e trovarci cose come questa:
strozzi
Incollarle subito a AmicaUmbra e riderne insieme (con non poco sollievo di chi l’ha scampata bella, da parte mia).Non capisco per quale motivo a ogni parola corrisponda un disegnino, io però vicino a “UNA donna” c’avrei messo il maialino perché, per la cronca a Riccardona nostra je piace pane e porchetta e se vede, manco poco.
6) Ricordare quando sono andata a fare una prova di Fitness con gli elettrodi con Teddi che aveva paura di morire fulminato. In pratica funziona così: indossi una tutina aderentissima e molto sottile nera e poi ti mettono un gilè umido (e un po’ puzzolente) a cui attaccano degli elettrodi, fai dei movimenti leggeri e gli elettrodi dovrebbero amplificare lo sforzo del muscolo con un impulso. Ma in tutto questo la cosa esilarante era Teddi la montagna umana, col suo QI alle stelle e il suo colesterolo alle stalle, in una tutina frufrù che prendeva ordini su come fare gli squat da uno che faceva fatica a coniugare i verbi al presente indicativo (no, non Di Maio, questo era palestrato, n.d.a.).
7) Guardare i seguenti video:

ma soprattutto:

In realtà sto periodo mi sento così giù di corda che, in qualunque ambito della mia esistenza tendo ad avere i complessi, macché complessi, io c’ho RockinMille, applico tutto il giocajouer qua sopra: tattatataatà comprare/tattatataatà stolcherare e via andando, ma una sola grande certezza mi risolleva: ho obbiettivamente delle tette da paura.

 

CRONACHE DA UNA DIGNITà CHE NON C’è PIù: LA ZUMBA

Cose che non dici
Quelle che la notte
Un po’ te ne vergogni
Nascoste ma le fai
E ne parli con gli amici (ma, ma)
Rimangi tutto a volte
Porti le cicatrici
Ma nessuno le vedrà
(Le cose che non dici – TZN)

Più di qualche volta mi è stato chiesto se quello che scrivo è fantasia, invenzione oppure realtà. La risposta è che davvero mi piacerebbe essere così tanto creativa ma il contingente, anche quando credo di aver pensato a una genialata, mi dà tre giri e mi stupisce.
Ed è per questo che oggi mi ritrovo a camminare come il figlio legittimo dell’Uomo di latta incrociato con un T-Rex.
Ho necessità di perdere un po’ di peso, qualcosa come 4 o 5 chili per questioni mediche e quindi mi sono messa a dieta, superati i 30 – ahimé – i tessuti cedono e se non ci si mette un minimo di esercizio qui viene giù tutto. Purtroppo a me lo sport fa schifo, sinceramente non capisco come si possa preferire sfibrarsi i capelli in piscina a stare sul divano a bere vino e leggere o guardare trashate, o come si possa prediligere sbudellarsi di cross-qualcosa all’andare agli aperitivi. Ma di necessità si deve fare virtù e così, con le mie chiappe mosce ho iniziato a frequentare una palestra dell’hinterland che offre programmi ricreativi a colpi di jumper e zumba (sì, lo so, jumper è questo) .
Il jumper è un po’ più di nicchia, infatti è con la zumba che mi si è aperto lo stargate verso il mondo degli zarri [cit.]. Pur essendo una disciplina ormai nota ai più, si tratta della vecchia aerobica di Jane Fonda e Olivia Newton Jhon passata in un frullatore con tanta licra, tanti colori fluo e soprattutto una dose extra di musica latinoamericana. Un mix che non esiterei a definire letale.
zumba
Frequento questo corso settimanale in cui una ragazza -che ho scoperto essere una segretaria invasata per i ritmi latini-  ci fa sudare come bestie urlando, tra un pasito e l’otro, SORRIDIIIIII, SEI FELICEEEEE. A tratti è divertente, a tratti è inquietante.
Il mio corso è seguito principalmente da neomamme che  sperano di buttare giù la panza passando 50 minuti di libertà dai pargoli a cantare le canzoni di Enrique Iglesias, neovedove che rintracciano nelle chitarrine mariachi una versione 2.0 della balera, anoressiche che in palestra farebbero pure le pulizie pur di smaltire mezzo grammo, sudamericane che sanno tutti i testi e cantano allo specchio come delle novelle Shakire e me.
A questa situazione già di sé sconfortante, si aggiunge la velleità dei proprietari della palestra di organizzare eventi. Hanno questa fissa da pierre e se ne inventano ogni settimana una: l’aperitivo della palestra, l’evento di ballo della palestra, la pizzata della palestra e, soprattutto, quello che è diventato l’evento più grezzo a cui abbia mai partecipato in vita mia: la masterclass domenicale di zumba.
Cosa mi sia passato per il cervello quando mi sono iscritta proprio non lo so, anzi, bugia, lo so eccome: volevo dimagrire a qualunque costo. Poi ho capito che questo costo era davvero troppo elevato, nonostante la mia disposizione d’animo completamente aperta verso l’eliminazione delle tossine e l’incendio delle calorie.
Quindi sono finita ieri, domenica pomeriggio, a Cinisello Balsamo. In un posto che si chiama qualcosa come Animali Latini, un capannone di cemento (+sabbia+amianto) in una zona industriale anni Ottanta della Lombardia da magna&bevi. Entro e mi consegnano una bottiglia d’acqua e un mazzetto di mimose chiuse con la stagnola. Io indosso i miei pantaloni del Decathlon, i miei due reggiseni contenitivi, la canotta sintetica e la maglietta tecnica: tutto nero, unico tocco di colore le Nike celeste fluo.
Mi si para davanti uno spettacolo che difficilmente dimenticherò: un incrocio tra la disco pomeridiana dell’adolescenza in provincia, una convention di fitness e un centro ricreativo per anziani. Palloncini gialli, un palco con una grossa Z di Zumba sullo sfondo, musica a palla, gente vestita fluo.
Siamo in tante, almeno 80 persone che mimano pasitos p’adelante e pa’ tras.
La popolazione anche qui si compone di una serie di tribù ben distinte: le Quinz latinas, sanno le canzoni e ti guardano con occhio di sfida come a dire “abbella, questa è roba mia, cultura mia, musica mia”, le Obese – Un anno per rinascere alle quali va tutta la mia stima per il coraggio di mettersi in canotta insieme alle istruttrici che sono mediamente delle pheeghe mortali, le Sciure che hanno quasi tutte una canotta con scritto “Red Passion” (e penso che per “Red” intendano “giovani cubani”), Las Invasatas ovvero quelle che conoscono tutte le canzoni e tutti gli istruttori e si sparano le foto con tutti e poi me. Io sono lì sola e ho anche il cellulare scarico.
Il bacino d’utenza è comunque a prevalenza sureña, siamo a Cinisello e qui o sei calabrese o sei un membro di una gang.
La musica è brutta forte ma la cassa è potente  quindi in qualche modo mi trascina.
Scendo in pista e assisto a una serie di scene una dopo l’altra di cui è davvero impossibile fare una descrizione dettagliata, riassumerò tutto in alcuni punti salienti:
– la bionda ossigenata piastrata coi capelli liscissimi, truccatissima, pantaloni fluo, reggiseno sportivo minimo e null’altro addosso se non delle scarpe con la zeppa col tacco. Tacchi per fare 3 ore di fitness aerobico.
– le urla a squarciagola all’ingresso della crew di ragazzoni nerboruti e mulatti che sculettano sulle note di Deorro con le Sciure che intonano a piena voce DESPASIIIIITOOOOO. Body is your temple and Luis Fonsi is your god.
– una coreografia a tema Far West, una coreografia a tema danza del ventre, una coreografia a tema Bollywood, tutte rigorosamente con movenze salsere.
– una folla scatenata che balla con sculettamenti latini anche Occidentali’s Karma. L’evoluzione inciampa (e cade di faccia).
– la tipa con la maglietta “Zarra Inside”. Come se qualcuno avesse dei dubbi dall’outside.
– un paio di coreografie guidate da quello che, ancora adesso, non ho capito se fosse un bambino o un nano. E non so quale delle due cose mi lascia più interdetta. No, davvero, una roba brutta ma brutta.
– la scena in cui arriva sul palco una che continua a sembrarmi senza le mani. Io sono davvero per l’inclusione e quindi la cosa mi lascia piacevolmente stupita. Includere una diversamente abile in un evento di fitness: che bella iniziativa! Poi mi sono accorta che aveva dei guantini neri di pelle che si confondevano con la scenografia.
– gli spari. Gli spari, mazzo. Cioè, siamo ad un raduno di latinoamericani in una zonaccia di periferia e il dj ha questa brillante idea, capito? Che fa sto genio ribelle? Mette il suono degli spari a ritmo di musica. Io sono quasi morta di paura per le prime tre volte. Poi l’ho mandato a stendere tra un to the left e un to the right. Mortacci sua e de Ricky Martin.

Insomma, alla fine il mio orologino controllavita ha detto che ho bruciato circa 800 calorie, senza contare le 3 ore di vita che potevo spendere in attività edificanti e invece ero lì. Ho ascoltato musica orribile,  esercitato lo spagnolo, visto che ci sono ragazze più grasse di me che si fanno meno problemi, ragazze più magre di me che si mettono pantaloni fluo vanificando quel bendidio di chiappe che si ritrovano, ballato le coreografie che conoscevo, mi sono sparata cinque o sei selfi ma soprattutto ho scattato la foto che da sola è valsa il prezzo del biglietto:

giallofluo

Un uomo indossa una tutina giallo fluo con maniche a rete, il volto è quello dell’addetto mutui delle poste e porta pure gli occhialini in titanio alla Paolo Bonolis. E’ il mio idolo. 

Le 5 canzoni di un genere che non so definire ma che sono proprio di quel genere che mi piace tanto

A parte che è una vita che non scrivo una specie di classifica.
A parte che non leggo un libro di Hornby da troppo tempo.
E poi comunque io a ste definizioni moderne tipo “prog” non le capisco mai bene del tutto fino in fondo, già pe raccapezzamme co “indie” c’ho messo i miei tempi.
La musica è un argomento complesso da trattare.
E’ molto più personale del fatto, ad esempio, che ho il ciclo decisamente poco abbondante.
Ne ascoltavo di meglio da ragazzina, ero più aggiornata, mi sparavo emtivì di continuo e masterizzavo anche l’animadelimejo. Comunque sia se non ho il lettore emmepitrè mi sento abbastanza male. Poi però non c’ho mai voglia di cambiare i file dentro e arrivo ad ascoltare le stesse cose per mesi e mesi.
Quando mi capita (ma quando mi capita?) che mi chiedano quale sia la mia canzone preferita rispondo sempre, per pigrizia, Don’t speak dei No Doubt. In effetti è una canzone che mi piace tanto ma non credo che sia la mia preferita, diciamo che è una risposta preconfezionata che accontenta un po’ grandi e piccini, rocchettari e cafonari.
Ma poi, preferita de che? Preferita se sto al quarto gin lemon, me fanno male i piedi per i tacchi e sto con le amiche allora è L’amour toujours. Preferita se mi voglio tagliare le vene per lungo e largo e dietro le ginocchia come il poro Seneca,  probabilmente è Replay di Bersani.
Insomma, la musica è una roba complessa, cambia con l’età e coi periodi e coi ricordi che ci si associano.
E’ per questo che lentamente sono arrivata a comprendere quale sia il genere di canzone che mi piace tanto, quello che non citerei mai tra i miei preferitissimi ma quando passa nella riproduzione casuale del lettore non salto mai. Nzomma quella singassong che è sempre il momento buono per ascoltarla.

E quindi ecco le cinque canzoni tipiche del genere che piace tanto a me:

5. Jaqueline – Franz Ferdinand

4. Love Long Distance – The Gossip 

3. Bugiardo – Tre allegri ragazzi morti  

2. Lonely Boy – The Black Keys

E prima tra tutte una canzone che adoro, seguito della splendida Andate tutti affanculo ben più famosa, dalla melodia fricchettona e ondeggiante, ste schitarrate da scampagnata con la parrocchia, il coro da concerto mbriacone, e dal testo ricco in perle di saggezza.

1. Atto secondo – Zen Circus