House of Stocards

Immagino sia una cosa molto comune, l’avere argomenti a cui si è molto sensibili.
Alcuni sono uguali per tutti, altri soggetti alle proprie convinzioni politiche, etiche, morali.
Per quel che mi riguarda, la mia sensibilità gravita intorno a cinque o sei poli fissi: detesto qualunque opinione che puzzi anche solo vagamente di misoginia, omofobia, claireabuso di potere, razzismo, malsopportazione degli anziani, discriminazione dei portatori di handicap e classismo. L’antivaccinismo (rendiamoci conto di che lemma siamo stati costretti a inventarci) si sta prepotentemente facendo avanti.
Sto divagando, l’argomento che ho in testa mi fa innervosire e comparire in volto un sorriso beffardo allo stesso tempo.
Tornando al classismo, o allo snobismo, e applicandolo al mio posto di lavoro – lo Zoo del Digital – beh, posso affermare senza paura che da quando Teddi è andato via qui la scala dei valori è cambiata.
Perché un conto è appiccicare al muro un cartellone che recita “noi siamo coraggiosi, siamo uguali e diversi, la diversità è un valore, siamo creativi” e via andando, un conto è trasformare ste quattro americanate in un comportamento fortemente inclusivo e rispettoso in Italia, un posto in cui già non prendersi una pacca sul culo ogni mattina è un risultato apprezzabile.
Morale della favola: Teddi va, Speedy Gonzales arriva e, presa com’è dalla sua agenda folle, ci fa da revisore dei conti senza manco guardarci in faccia.
Ed è in ambienti così, quelli in cui si guardano solo gli schermi e mai le facce, che le ingiustizie trovano spazio, nei posti in cui non si parla si ascoltano spesso le frasi più sbagliate. In queste situazioni si scopre quanto potere e rispetto siano in relazione tra di loro, il primo temuto e agognato e il secondo ignorato.
Nfatti arriva lui, il VermeDagliOcchidiGhiaccio, giovane bello e rampante, le migliori università, i migliori viaggi, i migliori lavori fin da giovane, la miglior famiglia, le migliori case nelle migliori zone della città.
Viene da un’azienda concorrente e ha lavorato molto all’estero, siamo tutti curiosi di conoscerlo e di farci dare informazioni sull’altra metà del cielo digitale. Da subito mi sembra un ragazzino un po’ strafottente, ma ingenuamente ho scambiato questo atteggiamento per scanzonato decisionismo. E invece no.
Il mio ruolo ibrido in ufficio (faccio tutto e non faccio una mazza, non è una cosa semplice da descrivere) è stato immediatamente etichettato da lui come “quella che sa dove sta la cancelleria e prenota le sale riunioni”, io ho iniziato a sorridere sotto i baffetti.

House_of_cards_frank_underwood
Poi mi si è ritrovato davanti nelle riunioni dei capireparto, seppur io non abbia sotto un reparto, ma non si è fermato manco un secondo a domandarsi perché.
Parla di figa, di calcio, di Gazzetta, di birra. Continuo a dargli una scianz e a ripetermi che lo fa per integrarsi coi maschietti (tutti over 30, n.d.a.) e per parlare di argomenti banali e comuni.
Poi Sorrisona, che lavora con lui, comincia ad essere triste. EnergiaPura, che lavora con lui, comincia ad avere le occhiaie e a litigare con la tipa perché torna troppo tardi la sera. Tunnel sta lì, incosciente ma con percezioni negative. RicciaDriven, con la moderazione che la contraddistingue, lo bolla come “una testa di cazzo”. E ‘nfatti.
Nel brusio generale sento stagliarsi frasi come “non dobbiamo mica andare due a due come i finocchi”, “questo fail lo fa anche un bambino handicappato” e via andare.
Quando poi VermeDagliOcchidiGhiaccio ha concluso una riunione dicendo che ci serve gente con lauree di più alto livello ho capito che Teddi aveva ragione a dirmi che dovevo lavorare sulle mie abilità politiche.
E quindi ho sentito crescere dentro di me Doug Stamper  , ho capito che era ora di sfruttare quell’innato senso di confidenza che riesco a costruire con un sacco di persone sul lavoro.
Non sono brava in ecsel, non sono un drago nei calcoli e mi annoiano le procedure tecniche, mi stufo presto di un sacco di cose tranne di una: le persone. Mi piacciono i dettagli e mi piace metterli insieme, è questo che porta gli altri ad aprirsi con me: mi ricordo i nomi dei loro figli e il regalo che pensavano di prendere alla loro zia per un compleanno, ricordo quanto zucchero mettono nel caffè e che il tonno nei tramezzini una volta gli ha fatto acidità e quindi non lo mangiano. Ricordo se fanno crossfit o attack, ricordo che hanno un scadenza domani. Ed è per questo che molti si sentono compresi o benvoluti e mi affidano i loro pensieri, le loro idee, le sensazioni…i loro dati.
A me fa piacere, talvolta mi annoia, in generale amo essere apprezzata e amo essere loro amica ma, più o meno involontariamente, ho raccolto un archivio di pensieri e dinamiche che non è difficile incrociare. Come in una ricostruzione da effetti speciali di CSI ho ricostuito una rete luminosa di contatti e pareri, di inclinazioni e opinioni.
E’ così che Gugol ha fatto i triliardi, no? con le informazioni. E col suo potere di canalizzarle. Così io, novella influenzer della vita reale, ho iniziato a farmi scivolare tra le labbra frasi e mugugni con Speedy Gonzales, tentando invano di non sembrare mafiosa, ho instillato il dubbio, messo la pulce all’orecchio, mi sono mantenuta super partes pendendo chiaramente da una parte: la parte del boia che vuole tagliare la testa di VermedagliOcchidiGhiaccio.
Vedi Verme, io non ce l’ho con te nello specifico, io ce l’ho con tutti quelli come te, i tronfi tromboni convinti che tutto il resto del mondo vorrebbe essere come loro, quelli che non si pongono mezza domanda prima di essere irrispettosi. Quelli che pensano che “se uno è povero è perché non è abbastanza bravo per non esserlo”. Non mi piaci e probabilmente io non piaccio a te, anche se effettivamente io so dove sta la cancelleria e te lo posso ripetere mille volte, visto che per te è un’informazione che non conta niente, ma il problema non è che non sai dove trovare un quaderno, il punto è che tu non capisci dove sono le leve per sopravvivere qui dentro.
doug
Però Verme, sai, ti devo pure ringraziare, perché quello che Teddi mi diceva amorevolmente, io l’ho appreso meglio da te, mi hai fatto capire che la politica la imparo meglio con le cattive.
I migliori esami li ho passati  sotto pressione, adesso vediamo quanto tempo serve prima che le risorse disumane mi mandino una mail con oggetto “confidenscial” e in allegato il tuo licenziamento.
Come dicono a Parigi “apprecchia il culo che arriva la ciccia” baby!

LE HIT ESTIVE DELL’ESTATE 2017 – “IL SUPERCAFONE ME SPICCIA CASA” EDITION

Salgo e perdo i sensi, penso a quel che pensi, non vorrei fermarmi mai
Vivo i tuoi momenti, sento quel che senti, non potrei fermarmi mai
Oh, se mi cerchi
Oh, non fermarti mai
TU MI PORTI SU – Fish feat. Esa & Kelly Joyce 

Quand’è che l’estate ha smesso di significare qualcosa per me?
Forse da quando ho finito il liceo, da quando all’università agosto significava ritorno in Umbria, da quando a Roma significava passeggio casuale al Pigneto.
Forse da quando soffro il caldo, mi si gonfiano le gambe, da quando sto col Primate e per lui l’estate è sinonimo di studio e preparazione agli esami di settembre e ottobre.
Da quando lavoro in un posto che non fa chiusura aziendale e devi elemosinare due settimane come fossero oro, da quando al mare non ci vado da tre anni.
Forse da quando c’è la possibilità di dire “vabbè in vacanza a dicembre”. Forse da quando le serate di tacchi alti e musica fino alle cinque del mattino sono diventate un pallido ricordo lontano.
Forse da quando ho capito che a me, partire il venerdì per tornare la domenica destinazione Liguria, mi faceva veramente cagare. Forse perché la Liguria è un posto di merda popolato da stronzi [cit.]. Forse perché la Liguria non può clinicamente piacerti se adori l’Abbruzzo.
Forse perché andare in piscina con lo Scarabeo da sola mi piaceva un sacco, arrivavo lì e conoscevo tutti, stavo da sola ma non era un problema trovare compagnia ed è un po’ in contrario di adesso in cui bisogna avere un’agenda pure per prendersi un aperitivo (mi sono ritrovata a dire “incastriamo i calendar” più di una volta con la morte dentro).
Forse perché una volta le hit estive mi piacevano e adesso mi smaronano (Ghali e Tzn esclusi, n.d.a.).
Forse perché sto seriamente invecchiando e arrivo, come oggi, a Luglio che mi sento uno straccio e odio tutti e vorrei solo stare sul divano e dormire dormire dormire.
Forse perché dieci anni fa Genitrice, per me, in estate, era quella che mi vedeva passare in casa per sbaglio preparandomi del cibo e ora io non vedo l’ora di farmi le vacanze con lei.
Tante cose sono cambiate e, sarà che è estate, sarà il caldo, ma non penso che possa andare bene fare un vomito 11 mesi l’anno per stare bene due settimane lontano da casa (e tocca pure dì grazie perché c’è chi sta peggio, *Frate Indovino bestemmiato*).

Detto questo, questo è un blog a carattere analitico, scientifico, e io ho un dovere morale in qualità di bionda procace, quindi indossati i miei sandaletti col pelo solo trendy, presento di seguito le otto hit estive che hanno fatto sussultare anche quel gentleman der Piotta:

8 – NEL MALE E NEL BERE – Briga
“Che cosa vuoi che ti do?” seguita da una incalzantissima rima pena/schiena/falena/Venezuela…che cosa vuoi che aggiungO?

7 – EL PARTY – Jake La Furia feat. Alessio La Profunda Melodia
La premessa è che la lezione di Real Ball si conclude con una seria pesante di squat e la base è una canzone di Jake la Furia. E già non ce semo. Ma poi veramente devo respirare la stessa aria di uno che si fa chiamare “La profunda melodia”? Non mi pare giusto.

6- NON FARE LA SOTTONA – Gordon
Va detto che io, Gordon, lo trovo così brillante che è quasi secsi.

5 – RICCIONE – The Giornalisti
C’è qualcosa di più ridicolo di un PR con la barbetta che si atteggia a poeta pensatore? Tommy, caricami la caipiroska e stai nel tuo.
Particolare attenzione a “e intanto cerco in mare un’aquila reale”.

4 – CONO GELATO – Dark Polo Gang
Li amo, mi sembra di vedere il circolo ricreativo per i figli difettati della mafia Sinti, il tutto ambientato in una Bulgaria appena post sovietica.

3 – LA TOCCO PIANO – HighSnob
Nota di merito alla barra del fidget spinner e alla magliettina della Robe di Kappa da bambino povero.

2 – BENE MA NON BENISSIMO – Shade
C’è un barlume di ironia anche tra i cafoni, grazie.

1- CHE NE SANNO I 2000 – Gabry Ponte feat. Danti
Non si ruba in casa dei ladri, è proprio vero. Gabry Ponte is back and is here to stay, vado a stamparmi una maglietta con la faccia di Marvin e Prezioso.

L’ultimo avamposto della decenza online

Non devo certo spiegarlo ai blogger, come si rimorchia ollain.
Non devo certo parlare delle relazioni virtuali, quando Catfish è alla sesta stagione.
Non devo certo dirlo io, che i social hanno cambiato la percezione di sé e degli altri.
Non devo certo sottolineare che Tinder è la versione touchscreen del mercato delle vacche (quanto erano più oneste le serate cafone al latinoamericano?).
Non devo certo insegnarvi io che, però, controllare il profilo Feisbuc di uno che vi piaciucchia  può farvi accedere a uno stargate di mostruosità, tipo che condivide le bufale sulla magnitudo dei terremoti o le foto sella Senicar.
Non devo certo entrare nei dettagli su Grndr o Hornet, i maschi tendono ad essere degli allegri porci,  quello è per loro un contenitore adatto (e pieno de fregni, in effetti, n.d.a.).
Tante sono le cose che ormai non hanno più bisogno di analisi, né di demonizzazioni, i social sono parte integrante della nostra vista e come tale la influenzano e la pervadono in  mille aspetti. Tra questi, come non annoverare il lavoro? Infatti anche per quello c’è un social, ed è Linchedin.
Linchedin non si capisce bene a cosa serva di preciso, ma in generale è uno strumento per fare “netuorching”, cercare offerte di lavoro di aziende sedicenti “smart” e dove al massimo si va a ricercare un contatto con qualche compagnuccio delle elementari che ora ha la fabbrichètta, la casètta, la barchètta e che potrebbe offrirvi diecicappanettianno. Su Linchedin si mette il proprio cv in forma ben riassunta, qualche interesse politicamente correttissimo – diritti dell’infanzia, su tutti – e una foto civile, urbana e professionale.
Più in generale su Linchedin ci sono anche forum di discussione perfettamente inutili, condivisioni di articoli motivazioni, manager che promuovono i loro tuitt o fanno vedere che leggono IlSole, tanti tanti tanti aforismi sulle differenze tra un capo e un leader.
Quindi, in tutto questo parlare e condividere per dare aria al proprio cv, spuntano persone di ogni sorta che, attirate dai “brend” del mio cv, mi chiedono di connettersi alla mia rete, entrando dunque in possibile collegamento con tutti quelli che conosco io.
Salvo casi umani particolari, io tendo ad accettare tutti, non si sa mai e poi non c’è nulla di male. E così ho fatto anche stamattina, imbattendomi quindi in questo Engineer at Global Shipping Company.
Il tempo di accettare la sua richiesta, visto che QuelliTipoGugol hanno molti contatti con aziende di logistica, e mi ritrovo il seguente messaggino privato both in english and italian:
linkedin

Morto di figa livello: Linchedin.

 

7 COSE CHE FACCIO QUANDO SONO TRISTE

Per ogni stella che si stacca dal cielo
C’è un dolce sguardo che si scopre da un velo
E un altro giorno che ti viene in regalo
Tu chiudi gli occhi e non ci pensi più …
…piccola dolce selvaggia malinconia vattene via!
Pixi Dixi Fixi – Mimmo Locasciulli 

 

Ci sono dei giorni, tipo oggi, in cui mi assale il pessimismo cosmico. Una piccola nota negativa fa da detonatore per una bomba di nichilismo e pessimismo senza pari.
Per esempio venerdì sono andata a farmi la piega da un parrucchiere imbecille e, al posto di avere una chioma setosa, mi sono ritrovata con una scopa di saggina in testa con le doppie punte, se possibile, in evidenza.
Poi sabato sera a mezzanotte SpeedyGonzales, la mia capa, mi ha mandato una mail per cazziarmi…in parte aveva anche ragione, ma magari ne possiamo parlare in un momento che non sia sabato sera a mezzanotte.
Morale della favola, queste due piccole sciocchezze, hanno scatenato un senso di insofferenza per la vita che non provavo dall’adolescenza. Probabilmente perché dentro di me lo so che devo tagliarmi i capelli anche se non voglio e che devo cambiare lavoro anche se è troppa fatica.
Chiaramente questo pessimismo non trova soluzione in se stesso, figuramose, no, questo pessimismo genera mostri e riflessioni che vanno da Gegia a Steven Hawkins sul perché mi ostino a volere capelli lunghi, sono forse sintomo di insicurezza?, e perché sto facendo ora questo lavoro di cui non mi frega assolutamente nulla e che mi appiattisce le sinapsi finché l’unica cosa che ne esce è “l’iva sulla frutta è al 10%”, ecco sto sprecando la mia vita, forse dovrei davvero andare ad aprire un ostello in Patagonia e perché no il ristorante di bruschette in Birmania.
E la morale è così, ti rompe i coglioni quando tu vorresti solo galleggiare tra una mezza gioia e uno scoglionamento, fluttuare lieve senza impegno. Nfatti m’hanno detto che sono poco paranoica, sì.
Ma non si può sperare che la tristezza passi da sé, senza prendere in mano la situazione, lo dicevano anche i Litfiba dei tempi d’oro ” chi visse sperando morì non si può dire”, quindi evitiamo di ridurci come Piero Pelù a The Voce of Italy e sorridiamo che la vita ci sorride. Più o meno.
Quello che salva l’uomo, in situazioni di estrema precarietà emotiva, molti dicono sia la passione. Per qualcuno, per qualcosa.
E se quel qualcuno nel mio caso è il paziente  Primate, quel qualcosa sono i miei 5mila hobby: la cucina, il cucito, il ballo, la musica, il blog, i trucchi, le gif di Uomini&Donne, la tv spazzatura con particolare riguardo per i programmi con i ciccioni, camminare, leggere riviste e romanzi, lo stalking su Facebook.
Sorprendentemente, quando mi girano fortissimo le ovaie, non ho la benché minima voglia di fare nulla dell’elenco sopra descritto. Ma niente. Forse invero, lo stolcherare su Facebook sì, quello sì, ma quella più che una passione è un talento che emerge un po’ in ogni cosa che faccio.
Quindi ecco una lista di cose che mi fanno stare meglio quando non ce la faccio a farcela:

1) Comprare cosmesi, possibilmente ollain. Adoro i trucchi e adoro le creme, le creme davvero le amo fortissimo, quindi ne compro,  poi ripenso che ne ho un milione, poi mi sento in colpa e fine.
2) Cercare le foto di Shaun, la pecora che non venne tosata per 6 o 7 anni, e pensarla che dice parolacce: shaun
Se la si guarda in faccia si capisce chiaramente che sta imprecando con accento napoletano.
3) – Mangiare, sì, mangiare. Io sono la classica persona che mangia se è triste, mangia se è felice e poi bestemmia perché ingrassa. Siamo così, dolcemente complicate [cit.]
4) Cantare 4 canzoni: Pixi Dixi Fixi di Mimmo Locasciulli, l’indimenticata Sandra dei 360° perchè dice “fornellino” e questa cosa mi fa morire, Chihuaha di Dj Bobo perché mi fa chiedere se anche lui campa di diritti annoiandosi come Hugh Grant in About a Boy  o se è finito malone come la protagonista di Gola Profonda, Ballo Ballo della Raffa perché onestamente non c’è tristezza che la Raffa non possa curare….ahhhh sensazione magica!
Tendenzialmente se sono scoglionata non ho voglia di cantare, ma le metto su e, dalla metà in poi sento la musica la musica che gira intorno, poi gira tutta la stanza e alla fine el ritmo de la noche mi pervade.
Va detto che alcune volte ascolto anche Despacito con Justin Bieber e A chi mi dice dei Blue perché sembra che cantino dei rumeni e anche questo mi risulta esilarante.
5)  Stolcherare il profilo di Lui, quell’essere con cui ho rischiato di passare i migliori anni della mia vita, e di Riccarda Strozzi Pollastri, la sua fidanzata e trovarci cose come questa:
strozzi
Incollarle subito a AmicaUmbra e riderne insieme (con non poco sollievo di chi l’ha scampata bella, da parte mia).Non capisco per quale motivo a ogni parola corrisponda un disegnino, io però vicino a “UNA donna” c’avrei messo il maialino perché, per la cronca a Riccardona nostra je piace pane e porchetta e se vede, manco poco.
6) Ricordare quando sono andata a fare una prova di Fitness con gli elettrodi con Teddi che aveva paura di morire fulminato. In pratica funziona così: indossi una tutina aderentissima e molto sottile nera e poi ti mettono un gilè umido (e un po’ puzzolente) a cui attaccano degli elettrodi, fai dei movimenti leggeri e gli elettrodi dovrebbero amplificare lo sforzo del muscolo con un impulso. Ma in tutto questo la cosa esilarante era Teddi la montagna umana, col suo QI alle stelle e il suo colesterolo alle stalle, in una tutina frufrù che prendeva ordini su come fare gli squat da uno che faceva fatica a coniugare i verbi al presente indicativo (no, non Di Maio, questo era palestrato, n.d.a.).
7) Guardare i seguenti video:

ma soprattutto:

In realtà sto periodo mi sento così giù di corda che, in qualunque ambito della mia esistenza tendo ad avere i complessi, macché complessi, io c’ho RockinMille, applico tutto il giocajouer qua sopra: tattatataatà comprare/tattatataatà stolcherare e via andando, ma una sola grande certezza mi risolleva: ho obbiettivamente delle tette da paura.

 

WEDDING FOR BLONDIES – I 15 GRANDI MA ANCHE BASTA DEI MATRIMONI 2017

Post lungo e rivolto principalmente alle gentili donzelle perché, non nascondiamoci dietro un grissino, l’organizzazione del matrimonio è una psicosi che dà il meglio di sé con le menti femminili (no, nessuna teoria del gender)

Quattro anni or sono scrissi questo post in cui elencavo i 15 punti da tenere a mente per organizzare un matrimonio della madoro, confermo a distanza di tempo che avevo ragione su tutta la linea.
Da quel dì molte pantegane hanno nuotato sotto i ponti e, soprattutto, abbiamo assistito inermi al proliferare di riviste, pagine feisbuc, blog, canali instagram e tanta tanta tanta tv a tema “wedding”. Penso che se Cielo e RealTime smettessero di passare programmi sui matrimoni la programmazione si ridurrebbe al melange di grigio, le righe di colore e Gordon Ramsey. tv colori
Ringrazio Dior per essermi sposata prima che tutto questo accadesse, quando questa bomba di confetti e petali di rosa sintetici comprati su AliExpress a due centesimi al quintale esplodesse, permettendomi così di vivere il mio grande giorno in relativa serenità e facendo cose che piacevano solo e soltanto a me. O quantomeno di sfuggire il più possibile all’influenza auanagana che l’America sta avendo sulle nostre cerimonie nuziali.
In questi quattro anni, da invitata/testimone/truccatrice ho partecipato a più matrimoni di un prete e oltretutto quest’anno convolano anche AmicaUmbra e Altissimo aka il Sensibilone, quindi ci sto dentro abbomba di nuovo.
Nzomma, complice questo articolo su Vogue USA, ho ritenuto opportuno elencare i 15 GRANDI MA ANCHE BASTA dei matrimoni per il 2017.  Non dimentichiamo, dopotutto, che questo è sempre stato un blog di divulgazione scientifica.

Allora, care sposine del 2017,  se è pur vero che è impossibile essere immuni dalle mode del momento, ci sono dieci cose a cui dire finalmente basta perché no, non sono originali, no, non hanno senso, sì, c’hanno rotto ercà.

1) Concordo in tutto con  l’elenco di Vogue eccetto una cosa: la rivista della Wintour dice NO al matrimonio completamente in bianco. Questo per me invece rimane sempre il colore più bello e fine. Ci sono milioni di feste da addobbare come Sendi dai mille colori-mille colori dei fiori. Il matrimonio è una festa diversa e con un bianco latte non si sbaglia mai.  Se c’è un colore che dovete evitare quello è il rosso: è cafone 10 volte su 10.
2) Il rito dell’acqua, del fuoco, della sabbia, delle rose: ma che è? Ma per cortesia.
E’ un matrimonio e non mi pare di aver visto sciamani nei dintorni. Questa cafonata di unire sabbia, acqua, fiammelle, scambiarsi fiori deve finire una volta per tutte. Nella convinzione degli sposi di essere originali, si sta assistendo a una sequela di riti improbabili e con un sottotono trash uno dietro l’altro. Shakespeare, Neruda, Ovidio…basta poco per avere un tocco di poesia e creare atmosfera. E’ una promessa d’amore non la Fiera del Levante.
3) Corona di fiori, chignon laterale, treccia spettinata: diamoci un taglio. Gli ultimi tre anni sono stati un trionfo di matrimoni in stile boho-chic (al secolo hipster/hippy ripulito). Hanno iniziato a spuntare ovunque foto di matrimoni inglesi con cerchietti e corone di fiori freschi, foto dei due sposi che guardano per terra e magari indossano le galosce in un tappeto di foglie bagnate. Non si capisce come ma questo grande stile bohémien e questa grande natura chic siano insiti in pressoché chiunque, la cameriera di Busto Arsizio quanto la ragioniera di Chieti, l’assistente del dentista di Gemona del Friuli e la proprietaria di un autosalone di Frosinone….tutte così, tutte latifondiste inglesi sedicenti chic (cugine col buongusto delle care vecchie shabby-chic ovvero quelle coi bancali de legno pitturati con la tempera bianca, Dior perdonaci).
Non dimentichiamo che la corona di fiori del 2017 è la tiara di strass del 2005, non si scappa. E’ ora di cambiare musica, sta roba è carina -sì- ma ha fatto il suo tempo già da un po’.
4) I cuscinetti delle fedi alternativi: se si chiama cuscinetto delle fedi, un motivo ci sarà pure. Ma no, la sposa creativa deve inventarsi qualcosa, il cuscinetto non è abbastanza, è troppo semplice, bisogna trovare l’ideona. Quello che normalmente sarebbe un rettangolo imbottito di tessuto chiaro con due nastrini a legare gli anelli diventa qualunque cosa: un mazzo di fascine tenute su col pizzo, un cuore di saggina, una fetta di legno, un cespuglio di muschio, un libro con le pagine intagliate a cuore.


Volete che il vostro cuscino portafedi sia unico come il vostro amore? Allora forse non è il caso di cercare di copiarne uno visto su Pinterest da voi e altri 46 milioni di utenti, nevvero?
Se avete una nonna che ricama, sarà felice di farvene uno, sarà un po’ vecchio stile ma unico e pieno pieno pieno di sentimento. Non avete la nonna di cui sopra? Prendete quello che vi regalano con l’abito da sposa e spuzzatelo col vostro profumo (sotto, non sopra, ché il profumo fa la chiazza). Insomma, se volete qualcosa di originale, la tradizione con un pizzico di personalità è sempre una buona idea.
5) Le bolle di sapone al posto del riso: dai, basta. Ne abbiamo viste a forma di cuore, di torta nuziale, di anelli, de mi nonno in cariola. Viste, riviste, straviste…anche basta.
Volete fare felici i bambini? prendetene 4 o 5 solo per loro, ma non pretendete che rischi di sporcarmi il mio Max&Co di pura seta con lo zio al terzo Campari che mi rovescia addosso acqua e Nelson Piatti nella foga di fare le bolle.
6) La “wedding bag”: ovvero questa borsetta con la quale si danno agli ospiti degli oggetti utili per affrontare la giornata. Nelle intenzioni conterrebbe gadget personalizzati e fighi come le ballerine da borsetta per le donne per togliersi le scarpe col tacco, le mentine con su le iniziali degli sposi, un ventaglio se è una giornata di sole. Nella pratica sono ste bustine di carta pacchi marrone con dentro una bottiglietta di acqua San Benedetto e se va bene anche i fazzoletti del Lidl con su un adesivo coi nomi degli sposi. Già che se ti vuoi sposare non devi andare a risparmio, figurarsi andare a risparmio sul superfluo come i gadget. Vuoi risparmiare? Non fare i gadget. Anzi, meglio: vuoi risparmiare? Non sposarti, prendi la pizza a domicilio e pagala coi ticket restaurant. Sta roba non serve a nulla e ha smesso di essere originale nel decennio scorso.
7) L’allestimento della Bormioli: un tripudio di barattoli ovunque, contengono qualunque cosa tranne quello che vorremo trovarci (il sugo de nonna, n.d.a.). Barattoli di confetti, barattoli di caramelle, barattoli con dentro le lucine, barattoli con dentro le candele, barattoli con dentro i fiori, barattoli con dentro i sassi.  Barattoli sui tavoli, barattoli sui tronchi di legno, barattoli a terra, barattoli appesi agli alberi. Barattoli, barattoli, barattoli ovunque…barattoli #likenotomorrow. Barattoli che sinceramente hanno scassato il mazzo.
Ci sono miliardi di contenitori che possono contenere i fiori in modo elegante e originale, basta pensarci un po’ su e vedrete che vi viene qualcosa di diverso dalla marmellata SantaRosa.
8) Il tavolo imperiale con le lucine: capiamoci, è scenograficamente meraviglioso.

tavolo imperialeE’ super chic, fa una scena pazzesca, stupisce e permette allestimenti che nessuna sala a tavoli tondi da 10 permettebbe, crea atmosfera e dà un colpo d’occhio allucinante.
Insomma, è indimenticabile. Se il vostro matrimonio è una cena per 20 persone.
Se poco poco si è più di una classe delle medie si trasforma in un incubo, sempre indimenticabile, ma non per il motivo che vorreste voi. Non solo c’è a malapena posto per i piatti tra luci, suoni, frizzi, lazzi, mazzi, ma se capitate seduti male vi ritroverete quelle tre o quattro ore del pasto con il vostro più-uno accanto, la zia vecchia della sposa accanto dall’altro lato, il marito della collega dello sposo di fronte e – se proprio siete nati sotto la luna nera – i reghezzini.
Quello che dovete capire è che, seppur le foto sono importantissime in un matrimonio, quella che state preparando è una festa, non un set. Va benissimo curare i dettagli ma non dimenticate che il miglior ingrediente per la riuscita di un evento sono gli invitati…evitate che caschino loro i coglioni, dategli del buon cibo, fateli accomodare a loro agio e vedrete che nelle foto ci saranno meno lucine ma più sorrisi splendenti
9) L’anarchia a tavola (aka l’assenza del tablò mariasg): una pratica che non conosce tempo e che sarà abbandonata sempre troppo tardi. Non si sa bene perchè ma qualche coppietta di simpatici bontemponi deve aver pensato che assegnare i posti a tavola fosse superato. Me li vedo, il signore e la signora NonCapiscoUnaMazza dirsi “ma sì, ma non ingessiamoli, lasciamoli liberi di mettersi come preferiscono, è ingiusto imporre la nostra visione, ritmo e vitalità”. Ecco, questa è quella che definirei una gran cagata. Il giorno del matrimonio è una specie di fiera del mobile ma con buffè libero, un meltin’ pot di gente col mal di piedi che vuole solo posare il culo e riempire la pancia. Mai, mai, mai affidarsi al buonsenso altrui. Gli zii non conoscono i vostri amici dell’università, si siederanno a caso evitando accuratamente i consuoceri che a loro volta rischieranno di sparare aneddoti imbarazzanti al tavolo coi colleghi. Immancabilmente qualche coppia finirà spaiata, lui al tavolo dei parenti e lei a quello dei compagni di tiro al piattello del patrigno della sposa.
Fate dei cavolo di segnaposti, fatevene una ragione, sono utili e semplificano l’esistenza a tutti.  Diciamo tutti un grosso NO al gioco della sedia e Sì all’ordine.
10) Il Photoboot: il fotobut è quell’angolo con una grossa cornice tipo polaroid con scritto #Gianfranco&MarisaSposi in cui la gente dovrebbe farsi i selfi, magari usando delle originalissime bacchettine con appiccicati baffi, bombetta, occhiali e via andare. Era tanto carino…nel 2012. Io capisco benissimo il fatto che possa piacere che il proprio evento abbia anche una risonanza “social” però ormai non ha più senso. Ormai la gente usa Snapchat e per fare le foto state già (mi auguro) pagando un paio di mila euro un fotografo professionista.
Volete fare una cosa originale? Mettete a disposizione un armadietto custodito in cui chiunque possa lasciare il cellulare per godere appieno della giornata. No-tech is the new cool.
11) Il lancio delle lanterne: ohhh, questo gesto così simbolico di far volare verso l’infinito questa piccola mongolfiera di tessuto non tessuto, fildiferro e diavolina. Quanta poesia! Le lanterne sono tutte prodotte in Cina, tinte con l’acqua lercia del Mekong, se non bianche macchiano le dita in maniera indelebile chissà con quali conseguenze per la salute, se state in campagna rischiano di far divampare un incendio, se ne alza in volo una volta ogni 19 accese e soprattutto hanno rotto i coglioni. Erano belle ma, novità, non lo sono più. Basta, basta, basta.
Se avete i soldi e non avete un cane fate i fuochi d’artificio, sennò – meglio ancora – il botto dei tappi di due casse di Franciacorta in più faranno sicuramente più felici gli ospiti.
12) L’angolo sushi/l’angolo cubano: si è immotivatamente diffusa questa moda da qualche anno  di mettere sti angoli improbabili. Ora, senza fare Giorgia Meloni, ma siamo italiani…perché dobbiamo avere un angolo del sushi? Capirei in caso di unioni italo-nipponiche, ma se una è di Verona e quell’altro di Lecce…che ci azzecca il sushi? Perchè non un bel crudo di pesce piuttosto? E l’angolo cubano sigari e rhum alla fine…davvero, cosa aggiunge? Non si può avere un bel tavolo di bollicine di spessore ghiacciate?O meglio ancora, un barman professionista che sa fare un Cosmopolitan come Carrie comanda e degli alcolici che non siano del discaunt  è sempre sempre sempre una buona idea. Nessuno può mettere Baby in un angolo, ma manco il sushi e manco i malsani sigari.
13) Il secondo bouquet per il lancio: una pratica sempre più diffusa quanto fastidiosa. Molte spose decidono che il loro bouquet migliore, quello con cui si recano all’altare, non è degno di essere concesso a una delle nubili schierate alle loro spalle durante il rituale del lancio. No, quello se lo vogliono tenere, lo vogliono seccare a capoccia in sotto vicino a un termosifone e tenere a fare puzza di cimitero in un qualche armadio. Quindi se ne fanno fare un altro coi fiori da due lire da usare per il rituale. Lo trovo patetico e anche un po’ offensivo. Parliamoci chiaro: quello che ora vi sembra il mazzo di fiori della vita, tra una settimana sarà un mazzo di fiori e basta.
lancio
Godetevi il momento, festeggiate, fatevi una risata e datevi un abbraccio con l’amica che avrà il dono floreale piovuto dal cielo. Tenetevi un nastrino per ricordo, una foglia da seccare nell’album fotografico e far annusare ai posteri e lasciate fluire tutto il resto.
(No, non parlerò di quelle che scelgono i buchè di stoffa/carta/plastica/biowashball)
14) La torta in pasta di zucchero e i suoi cupcake: fortunatamente da un anno e mezzo a questa parte è stata spiazzata dalle più in voga “naked cake”, ovvero l’arte di venderti una torta che non mi sforzo manco di decorare e spennarti allo stesso tempo (va detto che in effetti questi dolci sono carini). Nonostante ciò la torta coperta dall’odioso e insapore strato di pasta di zucchero o cioccolato plastico continua a riproporsi in tutti quei matrimoni che vorrebbero uno stile “principesco”. Alcuni ristoranti addirittura propongono torte in polistirolo coperto con la pasta di zucchero solo per la foto, per poi servire delle torte normalissime e decisamente più buone. Alcuni propongono una più dignitosa crostata di frutta o una banalmente buona millefoglie. Sempre presenti, non si capisce secondo quale ratio, i cupcake: queste tortine panose al cioccolato o peggio  ai mirtilli che già si intoppano a colazione, figuramose dopo un pranzo di matrimonio. Se mi dai i cupcake pretendo pure il cappuccino, ma se non me li dai stiamo tutti meglio.
I have a dream: un ritorno delle torte classiche, coperte di panna montata fresca, con dentro un po’ di frutta o le gocce di cioccolato.
15) Le damigelle: come al solito ho lasciato per ultimo il capitolo che mi genera più astio. Quella delle damigelle è davvero una moda che non solum non capisco, sed etiam detesto. Nella tradizione americana hanno un ruolo ben preciso (che non mi è comunque molto chiaro), ma da quando in qua la tradizione americana sarebbe per noi un punto di riferimento? Perché a sto punto allora voglio vedere anche le cofane di pasta Alfredo scotta nei contenitori di acciaio scaldati a bagnomaria come all’Hilton di Sharm-el-Sheik. Le damigelle nelle nostre cerimonie non hanno un ruolo, non hanno un senso, non hanno un posto assegnato né in comune né in chiesa…perché lo fai, disperata ragazza mia? [cit.]
Senza contare che trovo di una cattiveria inaudita obbligare un gruppo di amiche che al 99% hanno fisicità, pelle, capelli e occhi diversi a indossare un solo modello di abito di un solo colore. Sono amiche, perché fare loro questo orrendo torto? La panzona rossa, la culona mora, la scrocchiazzeppi con lo shatush…tutte con sto monospalla a fiori sui toni del glicine che starebbe male anche su una poltrona.
damigelle
Assegnare alle amiche il ruolo di damigelle è un’uscita d’emergenza dalla situazione in cui l’unica cosa che dovreste dire è : lo so che siamo tutte amiche, ma lei è mi più amica di voi, quindi mi spiace, lei è la mia testimone e a voi vorrò comunque bene ma vestitevi come vi pare e sedetevi dietro i parenti.
State per prendervi un impegno per sempre, state firmando documenti ufficiali, promettendo di passare tutti i vostri giorni con un’altra persona, siete probabilmente a dieta da mesi e state spendendo una quantità di soldi oltre ogni ragionevolezza per una sola giornata, è il momento di prendersi anche questa responsabilità: dite no alle damigelle e sì all’onesta.

Seguendo i miei vecchi e sempiterni 15 dettami e evitando queste 15 mode-passate-di-moda è abbastanza probabile che organizzerete un matrimonio davvero spettacolare, che vi rappresenti e esprima da ogni filo d’organza chi siete e quanto amate il vostro bellissimo.
E, citandomi addosso, ricordate che l’imperativo è solo e soltanto uno,
restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA PIU’ FIGA.

 

DANNO, BEFFA E UN GATTO STUPENDO: CRONACHE DA UN LADROCINIO

Accadono in giro molte cose
che tu lo voglia oppure no
Quando sono con te – Ex Otago 

Il Primate sta facendo un master universitario all’estero, segue le lezioni da casa e poi ogni tanto vola a Madrid per dare gli esami. E’ bravo, prende sempre voti alti, è uno studente appassionato con un accento madrileño di tutto rispetto.
Ma studia. Studia sempre. Studia la sera dopo cena, studia la mattina prima di colazione, studia il sabato e studia la domenica. Ritagliarsi del tempo libero è complicato…ma è questo che fanno le famiglie: progetti comuni di cui ci si divide il peso. E così lui studia e io mi impegno a trovarmi attività da fare da sola.
Così era anche questo sabato, un programma rutilantissimo che mi avrebbe vista destreggiarmi tra un’ora di zumba, una di rialbol (vera palla, n.d.a.), un sonnellino e poi via verso un corso di ciarleston e poi a cena tutti insieme.
E invece.
E invece alle otto di sabato mattina avverto la luce del corridoio spararmisi in faccia, socchiudo gli occhi e vedo il Primate che mi fa:
– sono entrati i ladri a casa dei miei. Ma tu dormi.
Eccerto, hanno svaligiato casa dei suoceri, probabilmente è successo un delirio ma io posso continuare a dormire serena, certo. Come no.
Arriviamo davanti alla Magione Primate Family e troviamo i carabinieri, Romina – la signora delle pulizie, la ex governante e il marito. La porta di casa è spalancata e ci sono dei calcinacci per terra. In pratica i signori ladri hanno attraversato il giardino anteriore della villetta, hanno fatto una scican tra il ginko biloba, l’acero rosso giapponese e la magnolia bianca, hanno spaccato un vetro e le grate di metallo, sfondato a martellate dal muro l’allarme e si sono diretti alla ricerca della refurtiva.
Ora, la casa dei miei amati suocerti è a dir poco enorme. Quattro piani, divisi ognuno da una doppia rampa di scale, stanze una nell’altra, uno studio, una taverna, due mansarde, non so quanti bagni…insomma non è una casa di lusso, come si potrebbe pensare da fuori, la mobilia è ancora anni Novanta, però è davvero gigante. Ora, io mi metto nei panni dei signori ladri e mi prende lo sconforto: doversi fare al buio, con la torcetta, tutte ste scale di marmo, dover rovistare in una quindicina di cassettiere da dieci cassetti l’una per poi scoprire che , no, mio suocero non colleziona orologi e no, mia suocera non porta diamanti bensì ama la bigiotteria.
Alla fine qualcosa hanno pure arraffato, ma hanno avuto il buongusto di non cappottare la casa e, soprattutto, di non smurare la cassaforte e, ancor più importante, di non fare del male al nostro meraviglioso micio lungo un metro e dieci.
Nzomma stiamo lì io, Romina che con l’italiano fa pure fatica e ha un Q.I., porella, al limite delle capacità normali. La ex governante, settant’anni e non sentirli, nfatti è sorda. Il marito, un adorabile giardiniere settantacinquenne a forma di babbo Natale che non parla una parola di italiano, o dialetto lombardo o muerte. La carabiniera umbra, la amo, che mi racconta di avere un chihuahua e un carabiniere napoletano tabagista che manco Alda Merini.
Facciamo il giro di casa, tentiamo di fare mente locale per capire cosa manchi, cerchiamo di calcolare l’ammontare dei danni e della refurtiva, cerchiamo i riferimenti dell’assicurazione da attivare….insomma, attiviamo il protocollo d’urgenza familiare. La burocrazia, come da copione, ne è parte integrante e quindi via a dare le generalità al gentile carabiniere partenopeo. Come si chiama sua madre, professione “pensionata” corretto?, e il nome di suo padre, e la data di nascita e “ah, fai il giudice? ah ma a Milano? a ma è in servizio?”. Registra tutto con dovizia di particolare, nel frattempo il Primate va nella stanza accanto a fare una chiamata e io rimango ad ascoltare il carabiniere che chiama la centrale e si accerta di ripetere quelle sette o otto volte che è stato proprio “un furto ai danni di un giudice, capito, un giudice di Milano ed è proprio il caso di chiamare la scientidica per i rilievi”.
Nchessenzo? I RIS? Ma perchè? Non c’erano armi, la refurtiva era un bel po’ ma insomma non parliamo mica di decine e decine di migliaia di euro. Non ci sono morti, il gatto sta da Dior, hanno spaccato giusto una finestra e questo chiama la scientifica per i rilievi?
Chiedo spiegazioni e mi dice “ma sì in questi casi è normale!”.
Io, con le mie caccole negli occhi e la maglietta di topolino, rimango perplessa e incuriosita. Arriva un nucleo di due tipi della scientifica dell’hinterland e fanno esattamente quello che ci si aspetta da Grissom e Sarah, ma con meno fascino e senza entomologia: guanti, polverina, pennellino morbido, occhiali, macchina fotografica, lastrine adesive.
Una figata senza senso!

grissom

Fanno foto ovunque, ci spiegano come si rilevano le impronte e come sia evidente che i signori ladri portassero i guanti nella Magione Primate Family. A un certo punto arriva un terzo tipo della scientifica che non fa altro che girare per il giardino a fare micio-micio-micioooo psssspsssspssss al nostro gatto, intervallando ogni tanto con “ma quanto è bello questo gatto!”. In effetti è stupendo, lo ha rilevato anche la scientifica.
Poi se ne vanno.
Rimaniamo per le ultime formalità con i carabinieri al che, il napoletano dei due, ci tiene a uscirsene con :
– io ora non voglio parlare di politica, eh, per carità, ma quando Salvini dice che in Svizzera il 50% della gente è atmata e mica succedono queste cose, mica ha tutti i torti eh…
Ora.
Sei un carabiniere.
Sei napoletano.
E inneggi a Salvini.
Che è che non capisco? Ci dev’essere qualcosa che mi sfugge, pefforza. Daje, pefforza.
Ho provato brevemente a spiegargli che la Svizzera di ladri è piena, solo che sotto al milione di euro non si scomodano manco, figuriamoci per quattro collanine. Il Primate intrappolato nel paradosso del derubato che deve spiegare perché non si spara ai ladri (lo amo anche per questo suo essere banalmente sensato). Ma lasciamo perdere che abbiamo bisogno di tutto ora, tranne che di una polemica con quella figura mitologica che è un terrone leghista.
Poi arriva il fabbro dell’assicurazione, Mastro Geppetto,  un simpatico signore con la sua attività artigianale che si mette a spiegare come funzionano le assicurazioni al Primate, che sarebbe giusto giusto un avvocato civilista. Ma ci sta, d’altra parte si è trovato davanti un uomo barbuto e felputo mezzo acciaccato e con le occhiaie, nessuno ci avrebbe scommesso uno scellino sul suo essere Law&Order.
Comincia con seghetti e cacciaviti a smontare i vetri rotti, smanetta a tutto spiano sulle inferriate. E immantinente parte anche l’immancabile pippone sulla situazione della giustizia italiana, sulle assicurazioni, sulle forze dell’ordine e gli immigrati, ovvio, loro, i nostri beniamini immigrati, protagonisti di qualunque lamentela all’italiana della P/E 2017.
E il mio Gerry Polemica d’ordinanza, il bellissimo Primate, non solo doveva pazientemente reggere la scala al fabbro mentre la sua casa d’infanzia era stata svaligiata, no, lui doveva anche sentirsi gli strali dell’uomo della strada contro tutto e contro tutti.
Secondo il nostro Mastro Geppetto comunque, alla fine della fiera, la colpa è della magistratura tutta con speciale menzione di colpevolezza per i giudici, questi incapaci che li mandano dentro due giorni e poi tutti a spasso, non gli fanno mica niente a quelli lì, perché ai giudici non gliene frega mica niente, questi vanno in giro subito, manco mezza giornata di galera, i giudici non lavorano mica, basta guardare  i tempi della giustizia, i poveri cristi in galera e questi qui invece nelle case al mare.
Ed è lì che, con la maestria dell’inconsapevolezza, è uscito dalla cucina Pater Primatae, mio suocero, che spippacchiando dalla sua pipa di legno, con espressione severa ma curiosa, pronuncia:
– Primate, ma glielo hai detto tu al signore che io sono un giudice?

La verità ti fa male, lo sai  Mastro Geppetto?

FACCIAMOCELA A FARCELA – il recruiting che non ti aspetti

I can’t keep on waiting for you
I know that you’re still hesitating
Don’t cry for me
‘cause I’ll find my way
you’ll wake up one day
but it’ll be too late
(Madonna – Hung up)

Ora io non dico tanto no, però, nzomma.
Da Agosto ho cominciato, molto sporadicamente, a mandare in giro civvì. Non sto concretamente cercando un nuovo lavoro, nonostante tutto attualmente sto in un posto figo e ora che Teddi non è più al timone mi sto anche godendo un po’ di calma.
Fatto sta che sul mio curriculum vitae adesso ci sono un paio di aziende importanti e di conseguenza quando mi candido mi chiamano, le offerte fanno sempre schifo ma insomma “piutost che gnent l’è megl piutost”, direbbero nel capoluogo meneghino.
Morale della favola, qualche giorno fa mi squilla il telefono mentre ero in ufficio, vado in una sala riunione per parlare liberamente e partecipo al seguente dialogo:
– Buongiorno, parlo con La Frangia Liscia?
– Sì, certo sono io, mi dica pure
– La chiamo da AgenziaDiSelezioneMoltoNota perché ho trovato il suo cv, deve aver risposto a un annucio… abbiamo un’opportunità nel campo farmaceutico. 
– Certo, mi dica pure (farmaceutico = soldi + lavoro che non muore mai, me piace!)
– Allora volevo farle delle domande sulla sua esperienza…
– Sono qui, chieda pure! (assertivi e sorridenti, assertivi e sorridenti!)
– Allora lei attualmente sta lavorando, giusto?
– Giusto!
– Come mai cerca altro? 
– Ma per questo, questo e quello… (motivazioni completamente farlocche a caso)
– Posso chiederle quanto è la sua RAL? (reddito annuo lordo, n.d.a.)
– Sì guardi, è così e così, con questo e quest’altro benefit e questo e quell’altro premio
– Ok bene, le lingue le sa?
 – (abbella, ma con chi credi di stare parlando?) Sì guardi parlo francese, portoghese, inglese, ovviamente italiano ma anche un pochino di spagnolo 
– Bene, competenze informatiche?
– Sì, quelle normali:  questo questo e quello
– E esperienza nel campo degli eventi fieristici? 
– Sì, guardi ho lavorato per anni nel campo con eventi di alto profilo istituzionale e bla bla bla…
Andiamo avanti così per circa 15 minuti, analizziamo le mie competenze professionali in ogni sfaccettatura, scendiamo nel dettaglio di ogni singola voce, mi fa parlare parlare parlare finché decido di prendere la situazione in mano. In fondo s’era fatta na certa e dovevo pur tornare alla mia scrivania.
– Guardi, se vuole sono disponibile  incontrarci di persona così facciamo il colloquio de visu. Magari mi dica, che figura state cercando…nel senso, che qualifica richiedete? 
– Ma guardi, veramente stiamo cercando una segretaria junior part time anche con poca esperienza da affiancare all’amministrativa, nel caso se conosce qualcuno mi manderebbe i contatti?

Sorry?
No veramente, dai, che problema hai?
Cioè, questa m’ha chiamato, si è sfrantumata le balle per un quarto d’ora buono ascoltandosi tutti i cavoli miei, s’è spulciata il cv fino alla dichiarazione aut.min.ric. e poi che vuole? Che le faccia io da recruiter? Io rimasi abbacinata, se non per meglio dire fulminata e poscia mi mancatte la parola [cit.]
Io di colloqui nella vita ne ho fatti tanti, ormai vado lì scioltissima, non mi mettono nemmeno più strizza, vado stringo mani+sorrido+affettezione e ne esco sempre decentemente. Ne ho fatti di assurdi, veramente assurdi, difficilmente dimenticherò quando mi hanno chiuso da sola in una stanza completamente bianca e insonorizzata con un pc e un excel da compilare. O quella volta in cui un più o meno noto architetto milanese mi ha chiesto quali competenze avessi nella gestione di un diario alimentare (la posizione offerta era in campo amministrativo). Il mio “in che senso?” deve averlo convinto a scartarmi (come una caramella da 118 calorie, n.d.a.).  Una recruiter una volta mi ha detto di non credere al mio stipendio nemmeno quando le mostravo i cedolini, non che fosse particolamente alto o basso, ma si era convinta che quella cifra per qualche ragione fosse finta. Una delle prime volte, ai tempi del Vampiro, mi chiesero ogni quanto andassi a messa (posso ride?). Mi è stato chiesto che musica ascolto, perché vado in palestra (hey, faina, le mie chiappe mosce non ti dicono nulla?), cosa si mangia nel mio Borgo Natio, che modello di cellulare ho, che macchina ha mio marito, se ho il mutuo, perché sono vegetariana, che lavoro fa mia madre e, su tutte, la madre di tutte le domande dei miei colloqui “come mai ha studiato portoghese e non spagnolo?”. Me gusta come lo mueves, baby.
I disagi della psiche umana hanno un arcobaleno di sfumature e io le ho ammirate pressoché tutte.
La laurea honoris causa in psicologia del lavoro non mi è ancora stata assegnata, mi pare un crimine contro l’umanità.
Però ti voglio bene, cara recruiter senza voglia de lavorà, te voglio bene perché hai nella voce l’incoscienza dell’età, la sfrontatezza dell’ignoranza, la faccia da culo de Maurizio Lupi (l’indimenticato).
E quasi quasi ci vengo a fare uno dei famosi “colloqui conoscitivi”, così ti insegno come si fanno ché fare formazione per beneficenza è una delle mie grandi passioni.
L’ho scritto tra gli interessi personali?

colloqui-di-lavoro