L’ADDIO AL NUBILATO E’ UNO SOLO, NON SPRECATELO

Girls they just wanna have some fun 
Get fired up like smokin’ gun 
On the floor til the daylight comes 
Girls they just wanna have some fun
(Madonna – Girl gone  wild)

A distanza di tanto tempo è abbastanza complicato descrivere che megafigata sia stato il mio addio al nubilato, procederò quindi per scene (scopiazzando la tecnica e l’idea da un libro letto recentemente):

Scena di me impanicata facendo il bagaglio secondo le nebulosissime indicazioni di AmicaUmbra.
Scena di me che scendo con uno stile marinaretto e vedo la C3 turchese metallizzato di AmicaUmbra sotto casa con una scritta zebrata sulla fiancata e sul finestrino con tanto di frecce.
Scena di me a dumila.
Scena di me che penso che andremo alle terme sul lago di Garda e mi prendo male.
Scena di me esaltata per ogni cosa.
Scena di me che penso che andremo a Riccione.
Foto con la CocaCola con scritto “Vamp”.
Scena di me che capisco che non andremo sul Garda (me felice).
Scena di me all’arrivo della pensione sul mare a Cervia.
Scena di me in costume con la cellulite a vista.
Scena di me a dumila per l’arrivo di altre amiche.
Scena di me che faccio il bagno con le amiche.
Scena di noi che usciamo dal mare camminando contro i cavalloni coi capelli bagnati d’acqua salata, la pelle baciata dal sole, i costumi umidi appiccicati alle procaci forme. Nzomma, scena di noi che sembriamo le Amazzoni – Extreme Diet Edition.
Scena di Mun col suo costumino a bandiera americana e di me che continuo a toccacciare le tette di AGB perchè sono le più belle che io abbia visto dal vivo e vere.
Scena di noi impazzite che ci vestiamo e pettiniamo e ci proviamo tutto e ci trucchiamo tantissimo.
Scena di noi in pizzeria con le amiche che mi danno i regali più belli del mondo tra cui: un album con la selezione delle nostre foto più imbarazzanti e/o belle, foto delle marachelle, foto che nessuno vedrà mai; un contratto in cui si giura e si firma che quello che happens in Cervia stay in Cervia, regali da casalinga fescion.
Scene di noi che ci facciamo ciupiti di vodka alla menta e cerchiamo le 8 differenze col Listerin.
Scena di me che vado sui miei tacchi a spillo dal barista e dico “scusa mi allunghi il cocktail gentilmente…così è imbevibile” e vedo la tipa che fa al barista “senti il cocktail della signorina è imbevibile”.
Scena di donne in spiaggia che si confessano, dormono, spremono i peli incarniti, smessaggiano, spettegolano.
Scena di paura e delirio a Las Vegas (noi che scegliamo i nostri outfit).
Scena di un pulmino bianco che arriva a caricare questa macchinata di vulva allo stato puro che siamo noi dopo due ore di trucco parrucco e moooolto tacco.

tacchi

spilla Scena di tutte che tirano fuori un pacchettino: spilla fuxia  con scritto BIONDA SUPREMA (sul mio) e VORREI TANTO ESSERE BIONDA  (sulle loro).

Scena delle scene: l’arrivo del buchè. Semplicemente ineguagliabile. Merita un post apposito e molte richieste. 

Scena del pulmino di vulva che ci scarica giusto davanti davanti al Papeete Beach.
Scena dell’arrivo di Tatta che ci raggiunge al Papeete e di noi che entriamo come principesse in tubini e tacchi che Cheit Middelton in confronto è na buzzicona de TorMarancia in questo posto pieno de grezzi ma così grezzi ma così grezzi.
Scena di me che poso col mio buché in tutte le foto del mondo (sarò sicuramente nelle foto degli addii al celibato dei vostri amici, ma non lo saprete mai).

culi
Scena di diciottenni strafatte che ballano in tanga, scena di palestrati coatti, scena di addii al nubilato molto meno fighi del mio. Scena di noi che diciamo “ma te rendi conto che quella ha trovato uno che se la sposa? non ce credo”
Scena di uomini che ci adocchiano e noi facciamo le sceme e poi li cazziamo.
Scena di dialogo: “quanto sei bona!” e io: “grazie, come sei spontaneo!” e lui “te metterei a pecora!”
Scena di me senza parole (ma con molti insulti)
Scena dei suoi amici che vengono a scusarsi.
Scena di lui che torna, io che gli faccio “ma che vuoi?” e lui: “volevo dirti che sei molto bella, hai un sorriso e degli occhi stupendi, scusa per prima”
Scena di me moralizzatrice soddisfatta.
Scena di noi che andiamo a cena e di AmicaUmbra che se rimedia anche l’impossibile per strada col suo abitino verde albero con tanto di uno che prende in pieno un palo mentre cammina.
Scena di un gruppo di fighi che ci dicono “voi sì che siete forti, mica come quelle zoccole là dentro”
Scena di me che penso “La regola del più FI* non si smentisce mai”
Scena di noi che ci scofaniamo l’impossibile in un ristorante bellissimo che alla fine ci offre delle caipirosche alla fragola. Per dire quanto siamo femmine.
Scena di me che compilo un CRUCIPERLA.
Scena di noi che spacchettiamo il kit da Dive: ciocca di capelli rosa, braccialetto brandizzato con il motto “incontrarti è stato etilico”, ciondoli e collane a forma di  rossetto e trucchi, carte con uomini nudi per giochino interattivo. Noi splendidamente abbinate grazie alla maestria di AmicaUmbra che a confronto Saatchi&Saatchi è un ubriacone che mena la moglie. 
Scena di noi che prendiamo un taxi con l’autista ovviamente pippato come Fabrizio Corona e che corriamo a mille all’ora alla Villa Papeete.
Scena di uno che cerca per ore e ore e ore di pomiciarsi Marchigiana Simpatica, unica donna al mondo che va al Papeete con le calze e i decolleté perché senza “fa cafone”. Da notare che al Papeete Beach era stata assalita da un quarantenne palestrato-tatuato-con lo slip che gli aveva infilato due dita nel bicchiere e succhiato il ghiaccio con fare da Brigitta Bulgari e strizzando l’occhio. Darei un piede per avere la foto della faccia di MarchigianaSimpatica in quel momento, col suo abito blu con le farfalle.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di numerosi e numerosi uomini che lo appizzano con un certo ardone a Tatta. Ma na cosa impressionante, come ci giravamo un attimo c’era uno che glielo appizzava con veemenza. E dire che è una gran bella ragazza, ma stava anche senza tacchi e mezza struccata… Tanto che a una certa mi giro e le faccio “Tatta tutto bene?” e mi sento rispondere: ” sì ma mi fa un po’ male il culo”.
Scena di uno sfigato mortale che passa chiedendo a tutte “ma tu sei fidanzata?” e sentendosi dire sì da chiunque. Chiunque tranne Mun che, in un accesso di sincerità coniugata al poco rimorchio serale, risponde un secco “no!” e si sente controbattere, da questo con faccia più che stupita, “allora goditi la vita!” . Io che mi cappotto con AmicaUmbra.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un nano sborone che tenta di rimorchiare insistendo come un dannato sia me che MAU. Probabilmente senza distinguerci. Continuando a ripete che c’ha la barca a Spezia e che ci porta in barca.
Scena di Mun che prende a gomitate una e noi terrorizzate dalla megarissa (che, diciamocelo, ce stava tutta!)
Scena di me che convinco uno a tenerci la borsa piena di scarpe di ricambio.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”

Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Le cantiamo tutte ma tutte ma tutte. Io impazzisco quando mettono a palla questa canzone coatta che amo pazzamente. Ballo ballo ballo da capogiro.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di questo che mi si mette a parlare mentre mi siedo su un muretto con una camicia bianca oscena, tutta tipo paggetto medievale per quanto era larga e rimbolsata nei calzoni. Che si vede che vuole tentare un approccio e, quando gli spiego che sto per sposarmi, mi attacca la pippa sul fatto che ha 38 anni e vorrebbe un figlio e la sua compagna si è allontanata per un periodo ma lui vuole una stabilità e forse si prende un anno sabbatico dal lavoro per capire i valori della vita. Dentro al Papeete.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un altro che mi ferma tornando dal bagno e le prova tutte: vieni con me/parliamo un attimo/quanto sei carina/ noi dai non andare via/ dai almeno un bacio/ proprio perché ti sposi che ti frega… per finire con “mi sono lasciato da una storia importante, per me lei era quella giusta ma ora è così e io ci soffro, non me la sento di avere una storia nuova, la amo ancora ma non so se credo nell’amore”.  Dentro al Papeete.
Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di noi che facciamo chiusura. I baristi se ne vanno, il sole sorge sulla Villa Papeete, le cubiste scendono dalle impalcature su cui erano appese a cavalcioni di palle da discoteca (“stasera Maruska e Priscilla ci stanno sulle palle!” cit.), la musica si spegne, i buttafuori raccattano i cadaveri. Rimaniamo giusto noi e le baldracche (cit.)
Scena di noi in albergo, saluti, abbracci, gioia e poi noi alle terme.

Glisso sui disastri del viaggio di rientro giusto per dire che erano anni che non sorridevo così tanto. E che non rimorchiavo così tanto.
Ho le migliori amiche di sempre, fossi in voi mi invidierei un bel po’ parecchio.
E’ stato un fine settimana perfetto, perfetto, perfettissimo. Non ridevo e non ballavo così tanto da tempo. Per dire, ho anche fatto la cacca.

* Regola del più FI: se non puoi essere più FIga, sii più FIne

LA GRANDE BELLEZZA, LA GRANDE NOSTALGIA

Ieri sono stata al cinema a vedere il nuovo film di Sorrentino, “La grande bellezza”. Toni Servillo d’ordinanza, uno splendido (come sempre) Verdone, un’agghiacciante Serena Grandi, la solita pallosa Isabella Ferrari e una Sabrina Ferilli credibile per la prima volta in vita sua.
Insomma: ci sono tutti gli ingredienti per piacere a un pubblico intellettuale e commerciale di sinistra.
Io, per dire, l’ho adorato.
Di cosa parla il film probabilmente lo sanno tutti, come il fatto che Sorrentino ha sempre una fotografia della madonna e un team di correttori del colore che fa spavento peggio di Cliomecap. Il film è ambientato a Roma, le immagini della città sono meravigliose, struggenti e poetiche in maniera sublime.
La narrazione è lenta e molto all’italiana, primi piani a pioggia con luci e ombre calcatissime.
Ma più di tutto per me è stata una riflessione di due ore sul senso della bellezza e dell’arte. Spesso mi sono interrogata su quello che significa l’arte per le persone, per la gente e per i singoli, capendo in fondo che queste riflessioni sui massimi sistemi non sono alla portata del mio intelletto e ritenendo che alla fine le mie conclusioni fossero molto banali. In qualunque caso ho almeno capito cosa penso sia l’arte per me, o almeno cosa mi piace delle espressioni artistiche e posso riassumere il concetto in due grandi filoni: cose che non saprei capace di immaginare e che quindi mi stupiscono molto (vedi gli intrecci di Palanhiuk) e cose in cui ritrovo una parte di me al meglio o al peggio con sfumature nette (ed ecco Sorrentino o Ammaniti).
Guardando a Roma, alla Roma ladrona e caciarona, con gli occhi del regista non ho potuto fare a meno di capire perché ultimamente sogno continuamente le strade di quella città che ho tanto criticato quando ci abitavo.
Perché, sì, è vero, Roma è davvero impossibile e troppo troppo caotica, è maleducata e invadente, puzza e appiccica, urla e schiamazza e scola d’olio agli angoli della bocca mentre mangia, suona mentre attraversi sulle strisce, spintona e commenta continuamente e tutto questo è semplicemente insopportabile. Non si può negare, soprattutto se non è la propria città natale.
Eppoi però, regina delle contraddizioni, apre scenari meravigliosi, si permette di non truccarsi perché di suo ha degli occhi splendidi e espressivi, ha le rughe di espressione di chi ha qualcosa da raccontare e ne ha viste tante, non si giustifica nemmeno tanto alla fine ti travolge. Ti avviluppa ma anche ti accoglie, ci resti un anno o due eppure non ti senti di passaggio. Diventa mamma Roma, anche se non lo capisci, poi lo senti.
E quindi alla fine io ci ho visto questo di me, in questo film e in questa città, tanti difetti e dei problemi davvero irrisolvibili, delle zone inspiegabilmente lasciate al degrado e molti germogli che non verranno mai coltivati, le merde di cane per strada,  i tossici che ancora ti chiedono cento lire in stazione, le borse contraffatte e i fregaturisti ma anche i tramonti più belli del mondo, una cucina appassionata e gustosa, delle tradizioni impossibili a morire, il cinismo e il sarcasmo, le risate sempre e la poesia popolare.
Praticamente tutte cose abbastanza difficili da spiegare a chi non ci ha vissuto e l’ha vista tre giorni da turista, tutte cose assolutamente incomprensibili per un milanese o chi per lui.
Roma, come dicono di Totti i suoi tifosi, non si discute, si ama.
Ho pensato per due anni che la città mi mancasse tanto per le persone, per gli amici, per il lavoro. Invece mi sbagliavo e l’ho capito solo ieri sera in una sala del Bicocca Village.
Il vuoto che mi capita di sentire non è altro che abitudine al bello quotidianamente disattesa. Sono cresciuta sulle cose del Gargano e tra le valli umbre e poi approdata a Roma, ho assorbito anni e anni di paesaggi e borghi e opere d’arte che ormai mi fanno da lenti a contatto. E c’è poco da fare e poco da dire quando i mezzi arrivano in orario (che poi, Pisapia mio, c’è da aprire una treccani…) perchè la bellezza, come il buonsenso, se non ce l’hai nessuno te la può dare.
Appena ho il coraggio ci torno, perchè nonostante una grande nostalgia quello che ti lascia Roma è soprattutto la sensazione di un cielo perennemente assolato.

CAMBIO DI LUC PER VANDA E LUISA – cronache da uno sposalizio che si avvicina

Prima di passare al sugo, alcune brevi considerazioni:

– la vicenda de idduemarò sta raggiungendo le vette della più fastidiosa cronaca da Feisbuc. Si è scatenata na pioggia di linc di ogni sorta, tutti differenti tra loro ma equamente insopportabili, che mi infesta la bacheca giorno e notte, giorno e notte. Ho due o tre contatti a cui s’è risvegliato un insano amor patrio tramite questa notizia, non si capisce bene a che titolo e perché considerando che uno è un maestro di arti marziali e l’altra è una disoccupata pugliese. Ovviamente non li depenno dagli amici perché mi servono per spettegolare. Invero va detto che tutto quello che mi ha apportato questo vociare circa i due pistoleros [cit.] è stato: la conoscenza della finora ignorata parola “marò” (ignorata in questo senso, perché io la usavo solo per cose tipo “marò, ho lasciato il fornello acceso!”) , il ritorno alla mente di Giuliana Sgrena che, diciamocelo, ce l’eravamo scordata tutti, di conseguenza il ricordo delle DueSimone note agli onori della mia personale cronaca perché avevo rinominato un foulard “la sciarpa delle DueSimone” e del viaggio in Germania col Primate di cui la sciarpa era stata indiscussa protagonista. Personalmente quello che penso della vicenda de idduemarò è: me pare che Rossella Urru ce la semo ricordata solo a Sanremo con Geppi Cucciari che è stata messa lì per compensare l’elegantissima farfallina di Belen. Sparo e chiudo.

– credo che Uozzapp stia rovinando il mondo. Ho un blog, figuriamoci se sono contraria alle nuove forme di espressione. E sicuramente c’è un modo intelligente di usare dei semplici strumenti che, in fondo, sono comodi e rapidi. Però ci sono cose che stimolano immediatamente un utilizzo improprio da parte dei più, tra cui annoveriamo: il rossetto color mattone, il plateau, il mojito, il decolorante per capelli, l’ecopelle, i ravanelli e – appunto – uozzapp. Una delle frasi che meglio ricordo di GRGA è “creare contenuti di comunicazione in appositi spazi di relazione” e, se uozzapp è lo spazio virtuale di comunicazione, spesso e volentieri è il contenuto di comunicazione a mancare. Oppure non mi sono accorta che tutti intorno a me hanno l’assoluto bisogno di esprimere concetti profondi e sentiti e ragionati. Propongo una giornata in cui ci si parli solo se si ha qualcosa da dire, si mandino sms solo per comunicare qualcosa e si rifuggano le conversazioni in stile “che fai? ma niente! che palle eh? eh si! pucci pucci? si micci micci? gnignigni e pipipì”. Sforziamoci di essere più socievoli e meno social.

– ma questa tendenza delle magliette corte avanti e lunghe dietro? Io non ho ancora maturato un’opinione sicura, fondata, certa e giudiziosa.

– mi sono iscritta a un corso di dinamica mentale. No, non sono una matta ippi niueig. No, non ho bisogno di uno psicologo (anche se, chi non ne ha bisogno?). No, non faccio yoga. Ho deciso che è una figata e quindi lo faccio, vi aggiornerò sul mio stato di salute mentale.

Ecco, come sempre ho sbracato con le premesse, le ho fatte troppo lunghe. C’è gente che con le mie premesse ci potrebbe scrivere dieci post, e qui ci sarebbe da scrivere per giorni e giorni su quelli che si aprono un blog e poi gli sa fatica scrivere, ma non tergiversiamo e passiamo a parlare di: zinne!
Perché, non so se s’è capito, ma mi sposo a luglio. Ho già un abito e non ancora le scarpe (dovrei vincere il superenalotto senza giocarci per prendere le uniche che mi piacciono) ma soprattutto ho il mio fisico da pin up senza culo in miniatura. Sebbene io qui possa scrivere il vero e il suo contrario, nessuno ha mai messo in dubbio che io fossi una bionda molto procace. Vale a dire che sono alta un metro e una vigorsol ma ho un notevole parco airbag (non oso manco immaginare l’impennata de zozzonerie nelle statistiche di ricerca che già non se la passavano male). Ho il classico fisico “dietro liceo e davanti Cristina dal Basso” in versione naturale e questo rende veramente difficile trovare un intimo comodo e normale per la vita di tutti i giorni. Figuriamoci un completino zozzone per il matrimonio!
Nzomma siccome lavoro in centro a Milano esco e mi tuffo nelle vie della moda col bancomat pronto a tutto. Passo in rassegna tutti i miei marchi preferiti: Triumph, Valisère, Passionata, LaPerla, Chantelle, Etam. Scopro che nessuno ha quel che fa per me, o non della mia taglia, o “guardi che le strizza” o “ha un giroschiena minuscolo!” e simili. Giro in lungo e in largo e alla fine entro dove non si può non trovare qualcosa: alla Rinascente di Piazza Duomo.
Salgo un piano dopo l’altro, butto l’occhio sulle nuove borse di Michael Kors, un occhiatina ai tubini di Chloé, prendo in mano un sandaletto di Caovilla. Tutto sentendomi, come da prassi: brutta, povera e malvestita.
Ma chi la dura la vince, arrivo strenuamente al quinto piano, quello della lansgerì. Vado dritta da LaPerla e scopro che non fanno nulla oltre una certa misura  che è l’unica misura a partire dalla quale il petto di una donna può essere considerato “tette”, il resto sembravano costumini per ragazzine spigliate ma che non hanno ancora sviluppato. Rosico moltissimo e vado  avanti. Giro lo sguardo e mi ritrovo in mezzo a due signorine vestite come le infermiere dei film di Alvaro Vitali: calze con la riga, grembiulino rosa aperto su cosce e seno, pizzi in bella vista e dei tacchi troppo alti per una poveraccia che sta lavorando, infatti mi vengono incontro con la leggiadria di un TRex. Non c’è dubbio, mi trovo da Agent Provocateur, il fornitore ufficiale dell’intimo delle passeggiatrici di lusso. Quello che ho visto lì, nessuno può immaginare. mutande in fili di cuoio, strass da capezzoli, fruste e manette, robe che dicevano essere mutande ma che a me parevano lacci per scarpe in pizzo. Manco a dirlo, in un posto così il problema della mia taglia non c’è. La commessa non si è fatta il benché minimo problema a scostare la tenda (di velluto nero) del camerino (di velluto nero) e guardarmi con mio reggisound spaziale e sotto le mutande rosa con l’orsetto che portavo.
Volevo morire, ma poi la mia attenzione è stata captata da un’altra cliente del torbido negozio. Perché io avevo la scusa virginale del matrimonio, quindi era lecito mi provassi quasi tutto. Ma quella signora in golfino beige, capelli castani, occhialetti da impiegata delle poste, ginz stinti e hoganmmerda, che cosa avrà voluto comprare? Non ho saputo decidere se stimarla o pensare “hai capito er mignottone?”.
Poi sono andata da Chantelle dove ovviamente non avevano la mia taglia quindi mi hanno offerto lo spettacolino impagabile di una donna araba velata che chiedeva se, oltre al completino da perfetta maiala che stava acquistando, c’era un altro string più piccolo abbinato.
Ecco, queste cose io non le ho veramente mai capite, perché le cose private sono private e quindi uno tra le mura di casa fa quello che vuole e se si appende selvaggiamente ai lampadari io faccio anche l’applauso. Però mi ha fatto una gran tristezza vedere una mortificata nel corpo, vestita come una suora vestita male, che spende e spande comprando gli unici capi che può non mostrare, dimostrando così di amare la moda e la cura di sé e, allo stesso tempo, di essere così sottomessa a un uomo da sfogare il proprio buongusto solo a suo uso e consumo.

Quindi a questo punto non mi resta che decidere se avere un gran bel decolleté nella vita abbia un prezzo. E se questo prezzo sia proprio 260 euro. Mortacci loro.

WEDDING FOR BLONDIES – i 15 punti fondamentali per l’organizzazione di un matrimonio dì-vì-nò!

Oggi mancano esattamente quattro mesi al giorno delle nozze. Non me ne capacito molto, anzi, diciamo che nonostante sia quasi tutto organizzato, io ancora non realizzo.
Ho organizzato eventi per lungo tempo quindi non mi spaventa fare una lista di problemi pratici da risolvere in maniera geniale, economica ed elegante, anzi, mi sento motivatissima. Non mi viene l’ansia e trovo sempre un fornitore più economico della media, la sto prendendo bella sportiva e sciallata, tranzolli bellazio maranza.
Però questo è un blog di informazione scientifica per cui c’è un bisogno assoluto di un vademecum per sposine impreparate e spaventante che vogliono essere pheeghe pheeghe pheeghe in modo assurdo, al grido di “Cheit Middelton, se c’avevo i sordi tua facevo sonà David Guetta”.
Innanzitutto: avete già il diamante al dito? Questo è fondamentale, perché senza diamante non c’è matrimonio, è un diktat, non si discute. Se lui continua a blandirvi con frasi su quanto sia una roba superata, all’antica, non si usa più, piuttosto ti porto in vacanza, ti pare di spendere soldi per un gioiello, ma non mi hai detto che ti piacciono le robe di Accessoraiz, c’è solo una cosa da fare: ignoratelo. Il vostro mantra è “no anello, no party”. E badate bene che se accettate il matrimonio senza il brillocco, prima o poi sarete disposte ad accettare di tutto. Quindi no.
Se invece siete nella fase successiva, quella della progettazione dell’evento del secolo, tranquillizzatevi: la parte più difficile è fatta, avete trovato uno che vi piace e che vi sposa. Se ve pare poco, ammazzateve.

 Se sul vostro anulare campeggia ora un bel solitariello, ecco, continuate pure a leggere i dettami per l’organizzazione di un matrimonio bellissimo: il vostro!

1) Partiamo da principio: fate una lista delle cose che non vi vegono in mente.
E una dice: se non mi vengono in mente come faccio? Te lo dico io, copia qui: budget massimo NON sforabile, lista invitati,  partecipazioni, lista nozze, bomboniere, misanplàs e tablòmariage,  ristorante, luogo cerimonia, addobbi, automobile, testimoni e loro regali, hotel per invitati forestieri, musica musica musica, fedi. Il primo che mi dice che non ho scritto vestito/scarpe/trucco/parrucco è un povero scemotto del paese, perché noi a quello pensiamo costantemente, sempre, da sempre, per sempre.
Da questa prima lista sommaria si dipaneranno le più e più svariate trame complicate. Quindi farete, a parte, dei sottoschemi del tipo: bomboniere, con o senza confetti? confettata? sacchettino? biowashball?

2) Leggete e leggete e leggete letteratura e informazione di genere: blog, manuali, gogòl imeig, riviste, tutto. Non imparerete molto, il sapere è tutto qui, ma vi verranno un sacco di idee, vi sentirete confuse e frustrate dal costo allucinante di molte cose carine come i cuoricini segnaposto di lavagna. Ma non dimenticate mai due cose: a) essere imbronciate fa venire le rughe, b) non avete abbastanza soldi, quindi solo le idee geniali vi salveranno.
3) Liberatevi dalla convinzione di poter fare le cose fatte in casa, non è sempre così risparmioso ed efficace. Alcune cose sì, sicuramente possono venire bene. Molte altre vi faranno solo perdere del gran tempo con risultati deplorevoli e poi se volevate risparmià ve ordinavate na pizza a domicilio. Piuttosto dedicatevi alla ricerca strenua di fornitori online, chiedete preventivi e, se necessario (ma anche solo per puro piacere), flirtate con gli uffici commerciali come se quelle che state ordinando in sconto non fossero veramente bomboniere da matrimonio.
4) Andate almeno a una fiera degli sposi, non ci troverete niente e vedrete quanto fa schifo MA vi abbufferete di confetti aggratis, capirete quanti pochi soldi avete e vedrete cose che un astemio non può neanche immaginare [cit.] Tipo, potrete incontrare un signore dal chiaro accento calabrese che vi prende per un braccio e vi fa “ho una cosa che le piacerà sicuramente tantissimo”, vi avvicinerete col vostro tailleur nero con ballerine besg e vi ritroverete in mano un album in pelo di cavallino blu elettrico con dentro foto a forma di cuore. Ve lo giuro, diventassi mora se mento. Queste sono cose che solo a FieraMilano possono succedere, e sono cose belle.
5) Non pensate mai “sì vabbè ma chemmefrega” perché, se tutto va secondo i piani, questa è l’unica volta che vi sposate e non ci sarà un altro momento buono per rifare qualcosa.
6)Una volta fatto tutto questo o mentre lo fate, andate a cercare il vostro vestito. Delegate alla suocera la scelta del vestito di lui, tanto è la solita roba grigia o nera.
Ora, avete presente quel vestito che avete sempre sognato sin da bambine? Dimenticatelo. O mettetelo da parte. Perché, a parte che non esiste, da quando avete cominciato a sognarlo il vostro culo è cresciuto esponenzialmente. Fatevi un regalo: provate anche l’impossibile! Provate tutti i modelli,  tutte le stoffe, fate gira-la-moda e così capirete che solo spendendo più del previsto potrete avere un abito bianco che vi smagrisce.
7) Trucco e parrucco fatto in casa sono sempre una cattiva idea, escluso il caso in cui vostro papà sia un londinese di nome Aldo Coppola (e quindi avete il papà ricchione)
8) La musica è importante se siete delle vere partygirl, anche l’alcool lo è. Che non manchino.
9) I parenti di merda sono equamente distribuiti nel mondo e no, non potrete fare a meno di invitarli e no, non si comporteranno meglio del previsto. Il tablòmariasg sarà un dramma ma ricordate che la perfezione non è di questo mondo. E che voi siete al tavolo solo col vostro bello, quindi anche sticazzi.
10) La lista nozze è sempre una bella idea, sia essa lista viaggio, lista casalinghi, listasssordi, lista beneficenza. Toglie delle rotture di balle agli invitati e la gente che la prende come una cafonata ormai non esiste più (e se esiste si adegua).
11) Non abbiate paura di chiedere alle vostre testimoni/invitate di rispettare alcuni codici di abbigliamento. Senza rompere troppo l’anima, ovvio, però tipo “no bianco, no nero, no viola, no rosso” è accettabile e vi evita molte madonne dell’ultimo momento. Non confidate mai nel buongusto delle persone, sapranno stupirvi sempre.
12) Il miglior modo per avere una bella festa e stare bene è fare in modo che gli invitati si divertano e non abbiano preoccupazioni, stressatevi a morte ma aiutateli in tutto quello che serve: alloggi, parcheggi, numeri di emergenza. Pensate a tutte le informazioni in anticipo e vi sentirete rasserenate quel giorno. Mettete quindi in conto di triturarvi la minchia fino a ridurla in purea nei mesi precedenti, rassegnatevi e siate felici.
13) Durante tutto il periodo organizzativo non dimenticate mai mai mai di tenere in fresco una bottiglia di buon prosecco. Ogni occasione è buona per prendersi un bicchierino di coraggio liquido o fare un brindisi.
14) Ovviamente tentate di stare a dieta, un chilo in meno non fa mai male, ma non snaturatevi che poi vi esaurite e vi vengono le rughe. Ovvero: se siete delle rubizze contadinelle nulla vi renderà Guinet Paltrov, se siete delle scope secche nulla mai vi farà somigliare a Cristin Devis, fatevene semplicemente una ragione. Se i vostri parenti di primo grado amano gli ovini e la festa della birra, non pretendete di costringere tutti a una soirée in stile Ballo delle Debuttanti perché vi verrà fuori una sagra della porchetta vestita a festa e ci resterete solo tanto male. Non fingetevi una che non siete, probabilmente voi siete già meglio. Senza rinunciare a fotoscioppare un po’ la realtà, chemmazzo.
15) Tutti quel giorno vi diranno “tranquilla, e che sarà mai, non è successo niente, chi vuoi che se ne accorga?” e un sacco di altre panzane. Non ascoltateli, è normale che qualunque piccolo dettaglio vi metta l’ansia. Voi però dovete restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA Più FIGA.

TRE FRECCETTE VERDI MESSE A TRIANGOLO

Temevo seriamente che mi sgamassero il blog al lavoro, ecco tutto.

Natale 2012 è stato parecchio bello, ho preso quattro chili, per dirne una. Ma ci sono state un sacco di notizie brutte, tipo che quel contratto di lavoro che era proprio sicuro perché se non lo facciamo a lei a chi vuole che lo facciamo? si è volatilizzato nel nulla e ogni volta che si parla di stipendi e simili compare un bellissimo e molto murakamiano elefante rosa nel mio ufficio che cura il famoso meid in itali de sta ceppa.
A Capodanno ho confermato la mia idea che Daniele-denti a casaccio-Silvestri scrive anche canzoncine carine ma dal vivo è na palla memorabile. Ah, e ho anche rafforzato la mia convizione che le piazze si vivono solo al centro e al sud, qui non si fa gruppo, sarà il freddo.

Comunque queste sono cose che non volevo scrivere, era giusto un introduzione al post vero e proprio che comincia immantinente:

Sono due giorni che penso fitta fitta solo a una cosa: riciclare centinaia e centinaia di copie del Trovocasa. Sapete quel giornale che vi arriva con l’abbonamento al Corriere di vostro suocero? Dai, su, quello con scritto: OFFERTA IMPERDIBILE, 8 METRI QUADRI IN SAN BABILA 18 MIARDATE DI EURO. Capito ora? Ecco, sto elaborando una serie di idee alternative per liberarmi di questa copiosa carta accumulata negli ultimi mesi.
10 idee per usare i vecchi e inutili Trovocasa:

1- foderare la gabbietta del mio criceto immaginario

2- foderare il fondo della voliera dei miei bengalini immaginari

3- raccogliere la merda stradale del mio cane immaginario

4- sembrare una burina improvvisando una nail art 

5- buttarmi nell’ecocompatibile e imparare a fare origami di giornale (tipo un cigno che sull’ala c’ha scritto “nuda proprietà, 83 enne”, proprio a uccellaccio del malaugurio)

6- armarmi di vetril e pulire i vetri di tutto il palazzo della Vegione Lombavdia (per chi non lo sapesse, trattasi di “eccellenza”)

7- armarmi di colla vinilica e lanciare il guanto di sfida a Giovanni Mucciaccia

8- accendere il mio camino immaginario

9- tentare (rigorosamente invano) di farmi un servizio da 12 di vasi , non se sa mai me venisse a cena na delegazione de piante

10- pulirmici il sedere non senza un certo disappunto dovuto agli angoli

E tutto questo perché stasera firmiamo il compromesso e, da domani, Primate ed io abbiamo un grosso grosso grosso debito da estinguere in vent’anni.
Indipercuilaquale e indirock, da adesso in poi inizia il grande circo della ristrutturazione.

Gli anni passano, le bloggher imbiondano

Nzomma domani io compio 29 anni e dopodomani il mio blog ne compie 4.

Avere un blog è bellissimo, soprattutto se si ha poca memoria a lungo termine come me. Chissà quante di queste cose avrei rimosso se non le avessi vergate in bit e fail e tuttecose, soprattutto perché voi non potete saperlo ma io lo so che è tutto vero e frutto di questa realtà che supera la fantasia.
Care piattaforme che offrite uno spazio gratuito, vi ringrazio. Splinder mi manchi e sarai sempre nel mio cuore anche se non t’ho mai capito veramente.

Ed eccomi qui, dalle mesc ai colpi di sole, dai tanga al vestito da sposa, da Roma a Milano sempre e inevitabilmente con le doppie punte.

Vorrei salutare tutti quelli che mi conoscono, in particolare quelli che leggono il blog e non lo commentano.
Mi sono rimessa a guardare alcuni dei miei primi post meravigliandomi per quanto fossi figa a 25 anni.
A tale proposito vorrei ringraziare tutti gli uomini che hanno animato le mie tristi vicende personali e sentimentali, come dimenticarli? Il Vampiro, lo Smessaggiatore, lo Scrittore, il Feticista, Lamebo, Lui, GRGA, il Nano Libraio, BelloneMicroFallico, il Bancario, Manager Effe…e chissà quanti altri che ora manco mi ricordo, tanto per dire il segno che hanno lasciato. E questi sono solo i miei, se dovessi citare anche quelli delle amiche farei notte e invece devo farmi i peli delle gambe stasera.
Grazie, uominidemmerda, per aver quantomeno reso interessante il mio blog, per avermi messo alla prova per anni e anni e anni con i vostri discorsi da psicopatici, i vostri peni minuscoli, la vostra petulanza, le cene che mi avete pagato, le madonne che mi avete stimolato, le risate a posteriori con le mie amiche meravigliose che avete provocato. Certo, accoppiarsi un tantinello di più non avrebbe guastato, ma fortunatamente è arrivato il Primate a salvarmi da tutti questi drammi che affliggono il nostro domani odierno [cit].
Non l’avrei mai detto, davvero mai, che sarei stata ancora qui a scrivere. Ma non avrei manco mai detto che avrei ancora lottato contro i capelli che non crescono oltre le spalle, sti stronzi.

Grazie a Lanoisette, la mia magistrabloggorum e grazie a tutte le mie amiche che sono riuscite a trovare del buono anche nei momenti in cui non c’era veramente niente da ridere, o alle volte che mi hanno tirata su di morale con le loro storie talmente tanto sfigate che avrebbero fatto da pusciap anche al culo della Binetti.
Infine, siccome lo fanno tutti, adesso lo faccio anche io…ecco qui i post che mi sono rimasti più impressi di questi anni sulla blogosfera selezionati secondo il senso dell’olfatto [cit.].

I grandi classici: a cena con GRGA, Lode a te o Dildo 1  e 2, Scusa ma ti chiamo Frecciarossa 1  e dueUna Frangia è per sempre 1 e 2 e 3

Manuali esistenziali: amantaggio, il fattore verginello, l’appoggio

Uomini, io non vi capisco: esempio primo, esempio secondo, esempio terzo, esempio quarto

Giovani, vi serva da lezione.

Il matrimogno di Lanuasèt e Benza

Insomma alla fine sabato scorso Lanoisette, la mia magistra bloggorum, s’è sposata. Inutile negare l’emozione, non fosse stato per lei forse non avrei avuto un blog. Io l’avevo già vista pettinata e abbigliata, infatti ho avuto l’onore e l’onere di essere la meicapartist della giornata: ho preso pennelli, sfumini, mascara, blascini e tanti tanti tanti ombretti e sono corsa al suo castello incantato. Lì la bella mi aspettava seduta a gambe larghe, a zinne pressoché all’aria e continuava a dirmi “Frangia ora mi sto agitando, Frangia ora ammazzo mia madre” e cose del genere. In tutto ciò il povero Primate, vestito di tutto punto come un bel damerino, aspettava al caldo e all’afa. Roba che l’ho lasciato lì con una bella camicia inamidata bianca e l’ho ritrovato MissMagliettaBagnata.

Fatto sta che a un certo punto, viene officiata la cerimonia più alternativa del mondo, per maggiori dettagli leggete qui. Lanoisette arriva bella bella bella come non mai e con un incarnato solo perfetto, mi sono commossa e complimentata con me stessa in parti uguali. Tu vuoi prendere lui, tu vuoi baciare lei, voi volete il prosecco, bau bau e così arriviamo al buffet. Io, accompagnata dal mio bello, mi siedo con la Povna e Viv e mi scofano anche l’anima de li mejo. La cosa bella dei matrimoni moderni, a mio avviso, è in fingherfud: sono bocconcini piccoli piccoli, ma a milioni. Roba che ti pare di aver sbocconcellato e alla fine, sommando, ti sei scrofato l’equivalente di 7 polpi in insalata, 5 trecce di mozzarella di bufala e un piccolo orto di pomodori ciliegini, circa 8 etti di parmigiano fatto a muss, due-trecento gamberetti e una quarantina di grissini. Solo a questo punto ci si alza, ci si alliscia il vestito e si va a cena.

Nzomma, anche al matrimogno di Lanoise abbiamo fatto così. E poi due primi, un bel secondo, vino-pausa-vino, poi tutti in giardino per la torta. Una fetta di torta poi un bel buffè di dolci, un sorbettino che sgrassa e poi foto con gli sposi…tutto molto bello. Lo so che non sto dicendo niente di nuovo, ma se vi fate un giro sui vari blog seri e costanti di questo circolo troverete sicuramente qualcosa scritto meglio  e ben dettagliato.

Io voglio portare la mia testimonianza, voglio parlare di quello che mi ha veramente colpita, di quel tocco che solo a questa cerimonia potevo trovare e mai più incontrerò: SuoCugginoSuoCuggino (per farla corta SCSC), il cugino di Lanoise. Voglio dire, se voi conosceste  la splendida donna che è la mamma di Lanoise, la sorella con lo sguardo dolce e intenso, il maric della sorec gentile e cordiale, il padre bell’uomo composto ma commosso, direste: avvedi che belli, poteva venire solo una figlia figa e intelligente. Poi, però, così damblé, in giardino, a tarda sera, al momento dei saluti, si sente echeggiare qualche parola: “i sandali di guzzi”. Sento la parola sandali e aguzzo l’orecchio. Sento la parola Guzzi e cerco di capire chi stia parlando di uno storico marchio di motociclette ad un matrimonio. Poi mi giro e vedo lui, nello splendore della sua bocconianezza: SCSC. Altino, magro, capelli incollati con del gel ma seguendo delle ascisse e delle ordinate orientate rispetto al meridiano di Ocsford, sguardo a pesce fracio e sorriso da caccia alla volpe, impeccabile nel suo completo blu. Lo sento blaterare con le sue R e le sue S e le sue C pronunciate come se fossero delle V delle C e delle Z. Resto in zona, già sento che il soggettpo mi regalerà grandi emozioni. Infatti alla fine della serata, tutti contenti ma stremati dal caldo e dal cibo, ci avviciniamo alla coppia di novelli sposi per salutarli e andarcene. Mi metto in fila con dietro il Primate, aspetto il mio turno. E vedo che qusta giacchetta blu davanti a me temporeggia, e temporeggia e temporeggia. Butto l’occhio e vedo Lanoise che fa sì-sì-sì con la testa come quei cagnolini con la capoccia attaccata alla molla. Alchè aguzzo l’orecchio e sento esattamente questo dialogo:

– quindi dove andate in viaggio di nozze?

– in Africa (testa che dondola)

– ma viaggiate in bisness o in economi? – ma che domanda è?-

– (sguardo allucinato) ma non lo so!

– ecco perchè se viaggiate in bisness, andate alla launge della Luftansa, non quella dell’AfricanSalcazzo

– (testa ciondolante)

– beh sì, sai, è meglio, è molto più curata

– (testa sempre più ciondolante, tra un po’ le si stacca)

– poi se per caso avete la bisness ma non la sinator – cazzè?- beh, dite che siete in viaggio di nozze, così comunque vi fanno usare la spa…

– (sguardo perso)

Io, ridendo come non mai, per un attimo mi preoccupo e cerco in tasca un defibrillatore, conosco la mia amica e vedo che la stiamo perdendo. Poi guardo meglio e leggo nel suo sguardo: 4 pantaloncini, 2 magliette per dormire, tre costumi da bagno, 1 vestitino elegante, una mutanda da ciclo, 4 completini maiali, antidiarroico, spray antizanzare…

Comunque la storia della spa nella laung dell’aeroporto mi ha colpito molto, non lo sapevo. Già mi vedo dire al Primate: amore c’ho la cervicale, vado un attimo a Orio al Serio a farmi fare un massaggio.

 

RAGAAAAZZIIIIII

Che io di economia non capissi una fava, era evidente da un pezzo. Sono ricca? No, pertanto. Però davvero ci sono cose che, dal basso della mia conoscenza sulle teorie geopoliticoeconomicosociali basate sull’aumento del prezzo del fondotinta Clinic, davvero non mi spiego.

Il mistero del mondo  e della vita, però, mi si è infittito facendo i colloqui di lavoro.

Fatto sta che io ora lavoro per la nota Brum Brum che da poco ha riaperto, un tim di solidi raccomandati ricconi al comando e io ad assisterli. La prima domanda che mi è stata fatta da uno dei da me assistiti è stata “Ma tu come l’hai conosciuta Madame?” (per Madame si intende la moglie di The President). Tramite il Corriere della Sera, porca di quella farfalla di Belen, ho mandato uno stramazzo di civvì rispondendo a un annuncio e ho sfidato qualunque pregiudizio sulle aziende che assumono raccomandati. Cioè, ma mica lo fanno tutte le aziende, sempre lì a pensare male tutti quanti…alle volte ci sono anche delle aziende che si prendono qualcuno solo perché è bravo e possono serenamente sottopagarlo, no?

Insomma, io qui mi trovo anche bene, sto tranquilla, mi trucco e mi parrucco tutte le mattine, mangio il mio tofu alle olive a pranzo…e chi m’ammazza? Però che vuol dire, io sono dinamica, seguo i flussi del mio tempo, fluttuo sulla vague della generazione ics e quindi, quando m’hanno chiamato per un colloquio in zona Duomo di Milano, sono andata.

Arrivo in questo bel palazzo del centro con le scale ripidissime da vertigini. La mattina avevo avuto una riunione in ufficio, quindi indossavo il mio tubino nero d’ordinanza (ma con le maniche bordò e una bella zipp d’oro sulla schiena) e lo stivaletto nero basso che fa sempre tanto donna moderna. Mi apre una in scarpe da ranning e maglioncino pidocchioso. Mi siedo su un divano, osservo le pareti con lo spatolato veneziano giallo e quasi vomito. Sto finto lusso da tressordi mi fa schifo. Ai lati di una porta due enormi portavasi di alluminio satinato ospitano due finte orchidee bianche. In fondo al corridoio una sorta di toletta con sopra uno specchio enorme, qualcosa come 2 metri quadri, tondo e bordato di decorazioni. Insomma: cafonal lacsciuri. Accanto al divano su cui sono seduta c’è una porta chiusa, di lì escono varie voci, a intuito si tratta di un uomo, una donna e sbirulino. Parlano, parlano, ridono e intanto fanno tardi. Io sono lì solo in pausa pranzo e voglio muovermi.

A un certo punto sento la maniglia girare, dirigo il mio sguardo in direzione della porta e vedo palesarsi una losca figura che parla al cellulare: è sbirulino, la riconosco subito dal tono sensuale come una battuta di Gianni Morandi a Sanremo (questa similitudine è a puro uso e consumo delle ricerche su gugol).

Partiamo a osservarla dal basso: degli stivali neri con la zeppa. Posso morire per favore? Che motivo c’è per giustificare questo abominio della moda? Comunque, è il meno. Stivale con zeppa in gomma nera, piede in scamosciato nero e gambale alto al ginocchio in pellicciona sintetica nera, gonfia ma gonfia ma gonfia che manco la faccia di Melanigriffit.

Calza nera coprente, mini di pizzo nero, top nero e sopra una giacchina di pelle abbottonata solo al collo, quest’ultima davvero stupenda, mi pare di riconoscere un certo tocco Gucci (sostituire con qualunque marchio costoso ad libitum).

Il bello, però, è la faccia: capello nero a caschetto con ondina all’indietro (che fa stanto vintasg demmerda peffinta), degli zigomi passati con uno dei condoni del governo precedente, una bocca bella tesa tesa tesa tipo salsiccia col budello, queste sopracciglia graffettate alle tempie, il tutto ricoperto da questo cuoio color cognac della pelle.  Sia chiaro, non una brutta donna, ma di certo un viso inusuale per essere umano.

Parla al cellulare e poi rientra. Sento vari saluti e, dalla stessa porta, esce quella che riconosco come la candidata che mi ha preceduto. Poraccia, grassoccia e mal vestita, capello unto e pelle idem, sorriso esaltato di chi non si rende conto che non avrà mai mammancopessogno quel lavoro.

Entro io e…tadaaaan! Mi trovo davanti una lunga scrivania con tre tizi dietro, una specie di giuria di Italiasgottalent. La lei di cui sopra, un ometto secco secco secco con un maglioncino infeltrito, pochi capelletti stinti e gli occhialetti rettangolari, un personaggio alla Italo Svevo e un terzo figuro con occhiali in punta di naso, fogli alla mano e un maglione di merda.

Tante strette di mano, un bel “ci parli di lei”, un bel “ma lei è disposta a lavorare fuori orario”,amenità varie e un meraviglioso “ma in Umbria dove? Ah! Lì? Lo conosco benissimo: c’è la scuola della CGIL!” detto con una sicumera che manco “ah, sì, Roma, quella col Colosseo!”. Poi sto tizio mi chiede, come se fosse normale, se sono fidanzata e da quanto, se ho fratelli o sorelle, cosa fanno i miei genitori, il tutto mentre io respingo fortissimo la voglia di dire qualcosa come “si ricorda quella brutta storia di omicidio in famiglia in Umbria nel 1998? ecco purtroppo…” per vedere la sua faccia. Lascio perdere, rispondo neutro, tutto e niente. Insomma mi introducono, col loro improbabile trittico, all’argomento clù, il genere di lavoro: assistente personale di questa nota pierre e organizzatrice di eventi. Benone, è il mio pane. A quel punto lei comincia a parlare, con questo suo tono imbarazzante e restando ferma come un gatto di marmo per non spettinarsi, e mi fa:

– Ma lei come se la immagina la mia giornata tipo?

Ti svegli, il tuo gigolò ti fa fare ginnastica passiva, arriva la tua badante e ti fa quelle settecento punturine per renderti presentabile, ti vesti copiando il look a Pamela Prati o Maddalena Corvaglia e poi esci a fare penosi colloqui.

– Beh, certamente indaffartissima! Si sa che noi donne abbiamo sempre mille cose da fare oltre al lavoro, insomma: una vera donna multitasching, controlla l’agenda, rivede gli appuntamenti, sposta quelli che deve modificare, pianifica la serata…mille cose!

E lei, lì, com gli occhi sgranati di piacere estatico. L’ho colpita al silicone, mi ama, sono la sorella che non ha mai avuto. E continua:

– Ma lei la guarda la televisione?

Poca roba, Ballarò, Formigli, Nuzzi e se capita Crozza…sempre in streaming.

– Mah, guardi, in realtà non ho molto tempo…giusto qualche trasmissione selezionata…

– Ah, ma non la guarda nessuno la televisioneeeee??? Mammamia… Ma quindi lei cosa guarda?

Mazzo mazzo mazzo! Cosa dire? Oddio, devo trovare qualcosa che vada bene sia per me che per questa….

– Eh, guardi, mi piace molto Daria Bignardi! (eddaje, la Bignardi è come un cd di Ligabue: tuttifrutti!)

– Ah, sì, proprio brava lei…e Grande Fratello?

– No, guardi, non ce la faccio proprio…

– Ma a lei piace la moda?

– Beh, sì, sa come siamo noi donne…comunque sì, seguo qualche giornale online, guardo foto di sfilate…mi ispiro insomma

– E qual è il suo stilista preferito? (sono certa che abbia detto qual è con l’apostrofo, lei)

Aridanghete…e mo che dico?

– Emmmh….Tom Ford!

– Beeeeellooooo!!!!! E come mai?

Perché è il primo che mi è venuto in mente!

– beh, lo trovo raffinato, di gusto, non mette mai grandi marchi sui capi ma il suo stile è riconoscibilissimo, sa, io non amo il marchio in vista, sono convinta che se un capo è bello, si vede, non c’è bisogno di scrivercelo sopra!

– Esattamente come la penso io!

Ah, sì? E come te lo spieghi che tu sembri na battona e io un’impiegata delle poste?

Insomma, morale della favola, torno alla mia scrivania, cerco il suo nome su gugol e mi esce fuori che è una delle migliori amiche di Guendalina Canessa.

Sono indecisa se ridere o suicidarmi.

 

MI DISPIACE DEVO ANDARE, IL MIO POSTO E’ Là

Oh, buon anno a tutti.

Sì, è vero, ho aperto il blog nuovo e poi non me lo sono cagato. Di seguito una serie di scuse, fondate e dimostrabili:

– mi sono pulita la mano sulla giacca davanti alla persona che me l’aveva appena stretta. Si trattava dell’amministratore delegato della società che mi ha dato schiavitù da due anni a sta parte.

– ho graficamente ideato e mandato in stampa un calendario con le foto del mio gatto stupendo.

– ho mangiato polenta unta mentere nevicava a picco sul lago di Como.

– ho mandato testualmente a quel paese  il mega direttore comunicativo della grande Casa Madre della Guerra.

– ho fatto un colloquio in un salotto con 12 divani 12 dopo un attacco di labirintite alla frase “si sieda dove vuole”

– ho risolto parzialmente e temporaneamente i miei problemi di stitichezza a botte di cremini di cioccolata (mangiandoli eh)

– ho trovato lavoro

– mi sono dimessa dallo Zoo di Testaccio

– da lunedì convivrò col Primate e mi cago leggermente sotto

– ho comprato uno stivalazzo di Macsmara nero in pelle solo stupendo a 98 euri che è praticamente il record di prezzo basso dell’universo degli stivali meravigliosi

 

Tornerò, ora scusatemi ma devo impacchettare anche l’anima de li mejo.