SPACCO BOTTILIA IN GRANDE STILE – tra le pagine chiare e le pagine scure del commercio tra privati

“When I want a ridiculously extravagant pair of shoes,
I find a way to buy them.”
Carrie Bradshow – SATCH 

Ieri pomeriggio il cielo era plumbeo, l’aria carica di umidità e una temperatura ai limiti del paranormale lasciava presagire quello che poco dopo è diventato un acquazzone a gocce grosse. Stavo in ufficio e ripassavo mentalmente tutte le bestemmie che avrei proferito visto che non avevo l’ombrello, un solo pensiero mi rallegrava: la mia ultima mania.
Io ho manie perenni che scemano dopo 3 o massimo 30 giorni, la mia della settimana è l’app di e-commerce tra privati Shpock. Sarà che mi sono scambiata con una tizia di Pavia un abito di Zara per uno di Mint&Berry (nuovi, chiaramente, l’usato mi fa schifo), sarà che ci ho venduto una Liu-Jo orrenda che mi avevano regalato, non lo so, sarà quel che sarà, ma ora sono in fissa.
Pe falla corta e pe falla breve Shpock è un’applicazione del cellulare che funziona come un mercatino geolocalizzato: scatti la foto di una cosa che vuoi vendere, ci metti il prezzo e chi apre l’app nei tuoi dintorni vede il tuo oggetto in vendita. Si può contrattare in chat e ci sono un sacco di occasioni, è davvero molto intuitivo e molto gratis.
Nzomma vendo una borsa, un paio di scarpe e, per capire un po’ il livello del servizio, vedo se qualcuno mette in vendita anche marchi importanti: provo Furla, provo Michael Kors, provo Marni e infine provo Jimmy Choo.
Per chi non sapesse chi è Jimmy Choo, ecco due pratici consigli: fatti due domande sul significato della tua esistenza e poi guarda qui:

Trovandomi tra il meridiano e il parallelo della capitale della moda, chiaramente ci sono molte Choo in vendita, seleziono solo quelle del mio numero e chiedo alle venditrici se accettano scambi con qualche articolo della mia bacheca. Mi dicono pressoché tutte di no ma una si dice disponibile a contrattare, tra l’altro vende il modello che preferisco, uno iconico del marchio che, a listino, è prezzato quasi 700 euro. Vedo le foto della suola, le scarpe sono nuovissime ed evidentemente originali. Mi metto d’accordo con questa ragazza (che per comodità chiamerò Alina) per provare le scarpe, mi dà il suo indirizzo.
Alina vive in una cittadina dell’hinterland milanese di quelle che fanno rima con “pane e coltello”, uno di quei posti in cui hanno trovato una pentita di ndrangheta sciolta nell’acido, per dire.
Arrivo sotto la sua palazzina, 10 piani di klinker marrone, le mando un messaggio e klinkerscende a prendermi, mi dice che dobbiamo sbrigarci perché sta per andare ad una festa. E’ straniera, ha un accento dell’est, indossa una maglietta elasticizzata bianca e fuxia che le segna tutto, ha un bel viso e una bella pelle, dei pantaloni della tuta e sotto dei sandali bassi bianchi e oro, immancabile la borsa a tracolla tipo borsello. A che festa va conciata così? Mah.
Purtroppo mi sono fatta assalire dal pregiudizio e, quando Alina mi ha chiesto di seguirla in casa, ho un po’ temuto per la mia incolumità. Arriviamo all’ottavo piano, mi apre la porta sua madre, una donna gentile e malvestita come la figlia. La casa è anni 60-70, addobbata come una processione: i vasi coi fiori finti, le icone dietro al letto, la coperta patchwork con i volant. Tutto grida cattivo gusto e ciarpame, mi faccio due domande su come ci siano finite delle Jimmy Choo lì dentro, mi accomodo sul letto, e inizio a provarle: sono magnifiche e mi calzano a pennello.
Si consuma il seguente dialogo
F: mammamia che belle…
A: sì sono bellissime proprio, solo che io non posso portarle perché ho l’alluce valgo (come ti viene in mente di comprare delle scarpe con 9 cm di tacco a spillo se hai l’alluce valgo?)
F: ma le avevi comprate per il matrimonio?
A: no…no…così… (chi è che compra 700 euro di scarpe così, tanto per?)
F: belle veramente, per caso hai anche la scatola e la dust bag? (le scarpe di questo tipo hanno delle scatole grandi e dei sacchettini in raso o tela morbida per riporle con cura, n.d.a.)
A: eh no, io le scatole non le tengo mai…posso darti una scatola e un sacchetto di un altro paio… (non hai appena detto che non le tieni mai?) 
F: senti, ho deciso, le prendo…hai detto che per il prezzo facciamo TOT?
A: eh sì, va bene, meno di così non posso perché le ho pagate tanto…
F: sì sì , giusto, ma dove le hai comprate?
A: eh…(ridolini)...in un negozio…lontano lontano! lascia stare…

Ora, esiste la remota possibilità che questa ragazza con le sopracciglia ad ala di gabbiano che sfoggia un look da campo nomadi e vive una casa anni ’70 la sera si trasformi in una novella Carrie Bradshow ma, parliamoci chiaro, appare quantomeno improbabile. Lo so bene che non bisogna avere pregiudizi e che ci sono persone che preferiscono condurre un’esistenza modesta per poi concedersi dei lussi ma, onestamente, il contrasto tra quella casa e quelle scarpe è veramente forte.
I suoi piedi, seppur nei sandaletti bassi, sembrano davvero più lunghi del mio minuto 36 e tutto quello che la circonda non trasmette per niente la passione per l’alta moda, soprattutto quell’orrendo borsello a tracolla.
E chi è che terrebbe dei gioielli così in una scarpiera a caso senza nemmeno metterli in una bustina di raso?
I dubbi sulla provenienza di questi sandali, va detto per dovere di inchiesta, sono davvero molti.
Ma cos’è la ricettazione quando in cambio ti danno le scarpe?

MIE
Cara signora probabilmente derubata, sappi che li terrò come li avresti tenuti tu e li amerò come se fossero figli miei. 

 

 

 

L’ADDIO AL NUBILATO E’ UNO SOLO, NON SPRECATELO

Girls they just wanna have some fun 
Get fired up like smokin’ gun 
On the floor til the daylight comes 
Girls they just wanna have some fun
(Madonna – Girl gone  wild)

A distanza di tanto tempo è abbastanza complicato descrivere che megafigata sia stato il mio addio al nubilato, procederò quindi per scene (scopiazzando la tecnica e l’idea da un libro letto recentemente):

Scena di me impanicata facendo il bagaglio secondo le nebulosissime indicazioni di AmicaUmbra.
Scena di me che scendo con uno stile marinaretto e vedo la C3 turchese metallizzato di AmicaUmbra sotto casa con una scritta zebrata sulla fiancata e sul finestrino con tanto di frecce.
Scena di me a dumila.
Scena di me che penso che andremo alle terme sul lago di Garda e mi prendo male.
Scena di me esaltata per ogni cosa.
Scena di me che penso che andremo a Riccione.
Foto con la CocaCola con scritto “Vamp”.
Scena di me che capisco che non andremo sul Garda (me felice).
Scena di me all’arrivo della pensione sul mare a Cervia.
Scena di me in costume con la cellulite a vista.
Scena di me a dumila per l’arrivo di altre amiche.
Scena di me che faccio il bagno con le amiche.
Scena di noi che usciamo dal mare camminando contro i cavalloni coi capelli bagnati d’acqua salata, la pelle baciata dal sole, i costumi umidi appiccicati alle procaci forme. Nzomma, scena di noi che sembriamo le Amazzoni – Extreme Diet Edition.
Scena di Mun col suo costumino a bandiera americana e di me che continuo a toccacciare le tette di AGB perchè sono le più belle che io abbia visto dal vivo e vere.
Scena di noi impazzite che ci vestiamo e pettiniamo e ci proviamo tutto e ci trucchiamo tantissimo.
Scena di noi in pizzeria con le amiche che mi danno i regali più belli del mondo tra cui: un album con la selezione delle nostre foto più imbarazzanti e/o belle, foto delle marachelle, foto che nessuno vedrà mai; un contratto in cui si giura e si firma che quello che happens in Cervia stay in Cervia, regali da casalinga fescion.
Scene di noi che ci facciamo ciupiti di vodka alla menta e cerchiamo le 8 differenze col Listerin.
Scena di me che vado sui miei tacchi a spillo dal barista e dico “scusa mi allunghi il cocktail gentilmente…così è imbevibile” e vedo la tipa che fa al barista “senti il cocktail della signorina è imbevibile”.
Scena di donne in spiaggia che si confessano, dormono, spremono i peli incarniti, smessaggiano, spettegolano.
Scena di paura e delirio a Las Vegas (noi che scegliamo i nostri outfit).
Scena di un pulmino bianco che arriva a caricare questa macchinata di vulva allo stato puro che siamo noi dopo due ore di trucco parrucco e moooolto tacco.

tacchi

spilla Scena di tutte che tirano fuori un pacchettino: spilla fuxia  con scritto BIONDA SUPREMA (sul mio) e VORREI TANTO ESSERE BIONDA  (sulle loro).

Scena delle scene: l’arrivo del buchè. Semplicemente ineguagliabile. Merita un post apposito e molte richieste. 

Scena del pulmino di vulva che ci scarica giusto davanti davanti al Papeete Beach.
Scena dell’arrivo di Tatta che ci raggiunge al Papeete e di noi che entriamo come principesse in tubini e tacchi che Cheit Middelton in confronto è na buzzicona de TorMarancia in questo posto pieno de grezzi ma così grezzi ma così grezzi.
Scena di me che poso col mio buché in tutte le foto del mondo (sarò sicuramente nelle foto degli addii al celibato dei vostri amici, ma non lo saprete mai).

culi
Scena di diciottenni strafatte che ballano in tanga, scena di palestrati coatti, scena di addii al nubilato molto meno fighi del mio. Scena di noi che diciamo “ma te rendi conto che quella ha trovato uno che se la sposa? non ce credo”
Scena di uomini che ci adocchiano e noi facciamo le sceme e poi li cazziamo.
Scena di dialogo: “quanto sei bona!” e io: “grazie, come sei spontaneo!” e lui “te metterei a pecora!”
Scena di me senza parole (ma con molti insulti)
Scena dei suoi amici che vengono a scusarsi.
Scena di lui che torna, io che gli faccio “ma che vuoi?” e lui: “volevo dirti che sei molto bella, hai un sorriso e degli occhi stupendi, scusa per prima”
Scena di me moralizzatrice soddisfatta.
Scena di noi che andiamo a cena e di AmicaUmbra che se rimedia anche l’impossibile per strada col suo abitino verde albero con tanto di uno che prende in pieno un palo mentre cammina.
Scena di un gruppo di fighi che ci dicono “voi sì che siete forti, mica come quelle zoccole là dentro”
Scena di me che penso “La regola del più FI* non si smentisce mai”
Scena di noi che ci scofaniamo l’impossibile in un ristorante bellissimo che alla fine ci offre delle caipirosche alla fragola. Per dire quanto siamo femmine.
Scena di me che compilo un CRUCIPERLA.
Scena di noi che spacchettiamo il kit da Dive: ciocca di capelli rosa, braccialetto brandizzato con il motto “incontrarti è stato etilico”, ciondoli e collane a forma di  rossetto e trucchi, carte con uomini nudi per giochino interattivo. Noi splendidamente abbinate grazie alla maestria di AmicaUmbra che a confronto Saatchi&Saatchi è un ubriacone che mena la moglie. 
Scena di noi che prendiamo un taxi con l’autista ovviamente pippato come Fabrizio Corona e che corriamo a mille all’ora alla Villa Papeete.
Scena di uno che cerca per ore e ore e ore di pomiciarsi Marchigiana Simpatica, unica donna al mondo che va al Papeete con le calze e i decolleté perché senza “fa cafone”. Da notare che al Papeete Beach era stata assalita da un quarantenne palestrato-tatuato-con lo slip che gli aveva infilato due dita nel bicchiere e succhiato il ghiaccio con fare da Brigitta Bulgari e strizzando l’occhio. Darei un piede per avere la foto della faccia di MarchigianaSimpatica in quel momento, col suo abito blu con le farfalle.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di numerosi e numerosi uomini che lo appizzano con un certo ardone a Tatta. Ma na cosa impressionante, come ci giravamo un attimo c’era uno che glielo appizzava con veemenza. E dire che è una gran bella ragazza, ma stava anche senza tacchi e mezza struccata… Tanto che a una certa mi giro e le faccio “Tatta tutto bene?” e mi sento rispondere: ” sì ma mi fa un po’ male il culo”.
Scena di uno sfigato mortale che passa chiedendo a tutte “ma tu sei fidanzata?” e sentendosi dire sì da chiunque. Chiunque tranne Mun che, in un accesso di sincerità coniugata al poco rimorchio serale, risponde un secco “no!” e si sente controbattere, da questo con faccia più che stupita, “allora goditi la vita!” . Io che mi cappotto con AmicaUmbra.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un nano sborone che tenta di rimorchiare insistendo come un dannato sia me che MAU. Probabilmente senza distinguerci. Continuando a ripete che c’ha la barca a Spezia e che ci porta in barca.
Scena di Mun che prende a gomitate una e noi terrorizzate dalla megarissa (che, diciamocelo, ce stava tutta!)
Scena di me che convinco uno a tenerci la borsa piena di scarpe di ricambio.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”

Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Le cantiamo tutte ma tutte ma tutte. Io impazzisco quando mettono a palla questa canzone coatta che amo pazzamente. Ballo ballo ballo da capogiro.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di questo che mi si mette a parlare mentre mi siedo su un muretto con una camicia bianca oscena, tutta tipo paggetto medievale per quanto era larga e rimbolsata nei calzoni. Che si vede che vuole tentare un approccio e, quando gli spiego che sto per sposarmi, mi attacca la pippa sul fatto che ha 38 anni e vorrebbe un figlio e la sua compagna si è allontanata per un periodo ma lui vuole una stabilità e forse si prende un anno sabbatico dal lavoro per capire i valori della vita. Dentro al Papeete.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un altro che mi ferma tornando dal bagno e le prova tutte: vieni con me/parliamo un attimo/quanto sei carina/ noi dai non andare via/ dai almeno un bacio/ proprio perché ti sposi che ti frega… per finire con “mi sono lasciato da una storia importante, per me lei era quella giusta ma ora è così e io ci soffro, non me la sento di avere una storia nuova, la amo ancora ma non so se credo nell’amore”.  Dentro al Papeete.
Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di noi che facciamo chiusura. I baristi se ne vanno, il sole sorge sulla Villa Papeete, le cubiste scendono dalle impalcature su cui erano appese a cavalcioni di palle da discoteca (“stasera Maruska e Priscilla ci stanno sulle palle!” cit.), la musica si spegne, i buttafuori raccattano i cadaveri. Rimaniamo giusto noi e le baldracche (cit.)
Scena di noi in albergo, saluti, abbracci, gioia e poi noi alle terme.

Glisso sui disastri del viaggio di rientro giusto per dire che erano anni che non sorridevo così tanto. E che non rimorchiavo così tanto.
Ho le migliori amiche di sempre, fossi in voi mi invidierei un bel po’ parecchio.
E’ stato un fine settimana perfetto, perfetto, perfettissimo. Non ridevo e non ballavo così tanto da tempo. Per dire, ho anche fatto la cacca.

* Regola del più FI: se non puoi essere più FIga, sii più FIne

CAMBIO DI LUC PER VANDA E LUISA – cronache da uno sposalizio che si avvicina

Prima di passare al sugo, alcune brevi considerazioni:

– la vicenda de idduemarò sta raggiungendo le vette della più fastidiosa cronaca da Feisbuc. Si è scatenata na pioggia di linc di ogni sorta, tutti differenti tra loro ma equamente insopportabili, che mi infesta la bacheca giorno e notte, giorno e notte. Ho due o tre contatti a cui s’è risvegliato un insano amor patrio tramite questa notizia, non si capisce bene a che titolo e perché considerando che uno è un maestro di arti marziali e l’altra è una disoccupata pugliese. Ovviamente non li depenno dagli amici perché mi servono per spettegolare. Invero va detto che tutto quello che mi ha apportato questo vociare circa i due pistoleros [cit.] è stato: la conoscenza della finora ignorata parola “marò” (ignorata in questo senso, perché io la usavo solo per cose tipo “marò, ho lasciato il fornello acceso!”) , il ritorno alla mente di Giuliana Sgrena che, diciamocelo, ce l’eravamo scordata tutti, di conseguenza il ricordo delle DueSimone note agli onori della mia personale cronaca perché avevo rinominato un foulard “la sciarpa delle DueSimone” e del viaggio in Germania col Primate di cui la sciarpa era stata indiscussa protagonista. Personalmente quello che penso della vicenda de idduemarò è: me pare che Rossella Urru ce la semo ricordata solo a Sanremo con Geppi Cucciari che è stata messa lì per compensare l’elegantissima farfallina di Belen. Sparo e chiudo.

– credo che Uozzapp stia rovinando il mondo. Ho un blog, figuriamoci se sono contraria alle nuove forme di espressione. E sicuramente c’è un modo intelligente di usare dei semplici strumenti che, in fondo, sono comodi e rapidi. Però ci sono cose che stimolano immediatamente un utilizzo improprio da parte dei più, tra cui annoveriamo: il rossetto color mattone, il plateau, il mojito, il decolorante per capelli, l’ecopelle, i ravanelli e – appunto – uozzapp. Una delle frasi che meglio ricordo di GRGA è “creare contenuti di comunicazione in appositi spazi di relazione” e, se uozzapp è lo spazio virtuale di comunicazione, spesso e volentieri è il contenuto di comunicazione a mancare. Oppure non mi sono accorta che tutti intorno a me hanno l’assoluto bisogno di esprimere concetti profondi e sentiti e ragionati. Propongo una giornata in cui ci si parli solo se si ha qualcosa da dire, si mandino sms solo per comunicare qualcosa e si rifuggano le conversazioni in stile “che fai? ma niente! che palle eh? eh si! pucci pucci? si micci micci? gnignigni e pipipì”. Sforziamoci di essere più socievoli e meno social.

– ma questa tendenza delle magliette corte avanti e lunghe dietro? Io non ho ancora maturato un’opinione sicura, fondata, certa e giudiziosa.

– mi sono iscritta a un corso di dinamica mentale. No, non sono una matta ippi niueig. No, non ho bisogno di uno psicologo (anche se, chi non ne ha bisogno?). No, non faccio yoga. Ho deciso che è una figata e quindi lo faccio, vi aggiornerò sul mio stato di salute mentale.

Ecco, come sempre ho sbracato con le premesse, le ho fatte troppo lunghe. C’è gente che con le mie premesse ci potrebbe scrivere dieci post, e qui ci sarebbe da scrivere per giorni e giorni su quelli che si aprono un blog e poi gli sa fatica scrivere, ma non tergiversiamo e passiamo a parlare di: zinne!
Perché, non so se s’è capito, ma mi sposo a luglio. Ho già un abito e non ancora le scarpe (dovrei vincere il superenalotto senza giocarci per prendere le uniche che mi piacciono) ma soprattutto ho il mio fisico da pin up senza culo in miniatura. Sebbene io qui possa scrivere il vero e il suo contrario, nessuno ha mai messo in dubbio che io fossi una bionda molto procace. Vale a dire che sono alta un metro e una vigorsol ma ho un notevole parco airbag (non oso manco immaginare l’impennata de zozzonerie nelle statistiche di ricerca che già non se la passavano male). Ho il classico fisico “dietro liceo e davanti Cristina dal Basso” in versione naturale e questo rende veramente difficile trovare un intimo comodo e normale per la vita di tutti i giorni. Figuriamoci un completino zozzone per il matrimonio!
Nzomma siccome lavoro in centro a Milano esco e mi tuffo nelle vie della moda col bancomat pronto a tutto. Passo in rassegna tutti i miei marchi preferiti: Triumph, Valisère, Passionata, LaPerla, Chantelle, Etam. Scopro che nessuno ha quel che fa per me, o non della mia taglia, o “guardi che le strizza” o “ha un giroschiena minuscolo!” e simili. Giro in lungo e in largo e alla fine entro dove non si può non trovare qualcosa: alla Rinascente di Piazza Duomo.
Salgo un piano dopo l’altro, butto l’occhio sulle nuove borse di Michael Kors, un occhiatina ai tubini di Chloé, prendo in mano un sandaletto di Caovilla. Tutto sentendomi, come da prassi: brutta, povera e malvestita.
Ma chi la dura la vince, arrivo strenuamente al quinto piano, quello della lansgerì. Vado dritta da LaPerla e scopro che non fanno nulla oltre una certa misura  che è l’unica misura a partire dalla quale il petto di una donna può essere considerato “tette”, il resto sembravano costumini per ragazzine spigliate ma che non hanno ancora sviluppato. Rosico moltissimo e vado  avanti. Giro lo sguardo e mi ritrovo in mezzo a due signorine vestite come le infermiere dei film di Alvaro Vitali: calze con la riga, grembiulino rosa aperto su cosce e seno, pizzi in bella vista e dei tacchi troppo alti per una poveraccia che sta lavorando, infatti mi vengono incontro con la leggiadria di un TRex. Non c’è dubbio, mi trovo da Agent Provocateur, il fornitore ufficiale dell’intimo delle passeggiatrici di lusso. Quello che ho visto lì, nessuno può immaginare. mutande in fili di cuoio, strass da capezzoli, fruste e manette, robe che dicevano essere mutande ma che a me parevano lacci per scarpe in pizzo. Manco a dirlo, in un posto così il problema della mia taglia non c’è. La commessa non si è fatta il benché minimo problema a scostare la tenda (di velluto nero) del camerino (di velluto nero) e guardarmi con mio reggisound spaziale e sotto le mutande rosa con l’orsetto che portavo.
Volevo morire, ma poi la mia attenzione è stata captata da un’altra cliente del torbido negozio. Perché io avevo la scusa virginale del matrimonio, quindi era lecito mi provassi quasi tutto. Ma quella signora in golfino beige, capelli castani, occhialetti da impiegata delle poste, ginz stinti e hoganmmerda, che cosa avrà voluto comprare? Non ho saputo decidere se stimarla o pensare “hai capito er mignottone?”.
Poi sono andata da Chantelle dove ovviamente non avevano la mia taglia quindi mi hanno offerto lo spettacolino impagabile di una donna araba velata che chiedeva se, oltre al completino da perfetta maiala che stava acquistando, c’era un altro string più piccolo abbinato.
Ecco, queste cose io non le ho veramente mai capite, perché le cose private sono private e quindi uno tra le mura di casa fa quello che vuole e se si appende selvaggiamente ai lampadari io faccio anche l’applauso. Però mi ha fatto una gran tristezza vedere una mortificata nel corpo, vestita come una suora vestita male, che spende e spande comprando gli unici capi che può non mostrare, dimostrando così di amare la moda e la cura di sé e, allo stesso tempo, di essere così sottomessa a un uomo da sfogare il proprio buongusto solo a suo uso e consumo.

Quindi a questo punto non mi resta che decidere se avere un gran bel decolleté nella vita abbia un prezzo. E se questo prezzo sia proprio 260 euro. Mortacci loro.

FORME E FORMATI: della Minetti e delle Pipe rigate

Sento l’impellente necessità di far sapere al mondo due mie opinioni circa altrettanti argomenti molto significativi per l’attualità del Paese Italia.

LA SFILATA DELLA MINETTI PER PARAH: lo so che tutti avete già detto la vostra su feisbuc, l’ho già fatto anche io! Comunque vorrei ribadire che secondo me è stata una roba veramente poco opportuna, per più e più motivi. Ora, che nessuno mi tacci di essere una bacchettona moralista perché, santiddior, basta rileggersi qualche mio post a caso degli anni passati per capire che – veraveramente – sono liberale e liberista però quando è troppo è troppo.
Innanzitutto sono profondamente convinta che le cariche pubbliche, se te le prendi, te le carichi. Ovvero: te prendi il cane da 15mila neuro al mese? Allora te toccano anche le pulci dei giornalisti sempre intorno. Eh, no, non puoi avere una vita comune visto che hai scelto un mestiere pubblico. C’erano concorsi per diventare impiegata della posta ma tu, cara la mia Nicole, hai preferito fare i servizietti agli anziani e quindi ora sopporti tutto sto circo. Come se ti dispiacesse. Quindi siccome  gli incarichi pubblici si devono ricoprire con onore, direi che la consigliera avrebbe potuto cominciare anche solo col “ricoprirsi”. “Fare l’indossatrice non è un mestiere sconveniente” ha detto ai microfoni del corriere.it, e io sono pienamente d’accordo. Il problema sono i pompini.
Inoltre trovo che Parah abbia preso una grossissima cantonata a livello di marcheting. Se è vero, com’è vero, che la notizia è stata spiattellata in ogni dove, è anche noto che è stata commentata nei peggiori modi possibili. In questo caso l’importante non è che se ne parli, bensì che se ne venda. E penso che la voglia di comprare Parah sia passata a un sacco di gente . Una testimonial innanzitutto non deve offuscare il marchio che è pagata per rappresentare, in secondo luogo dovrebbe farsi portatrice di valori fondanti dell’azienda di cui porta la striminzita bandiera. Ora, Parah è un marchio noto, serio, di prestigio e che vende prodotti tutt’altro che a buon mercato, è uno di quei nomi che ha sempre rappresentato una certa classe sul bagnasciuga, un prestigio estetico e una raffinatezza a botte de ducento euro a bichini. C’è chi ha ipotizzato che l’azienda abbia tentato di cambiare targhet rivolgendosi alle ragazzine mignottelle che vedono nella di cui sopra un modello edificante. Ecco, a chi ipotizza sta teoria fantascientifica dico: bastava mettere i prezzi di Yamamay.
Infine, trovo che la Minetti non vada proprio bene come modella in generale: sembra un travone. Ora, con tutta la simpatia che posso avere per i generi sessuali alternativi, io comunque non voglio sembrare un transgender. Tantomeno a botte de ducento euro a bichini. La tizia in questione è stata rifatta da un chirurgo con seri problemi di vista che l’ha oggettivamente sfigurata, nell’insieme certo è una ragazzona tutta tette (plasticose) e culo (poco sodo) ma ha i coscioni a jamòn iberico, la falcata da corazziere e l’espressione da CinquantaDeBoca.
Sono certa che con questo post c’avrò un picco de visite che manco avessi scritto: Anna Dello Russo, Intercettazioni Berlusconi, VFNO, color borgogna, Rivelazioni LaRussa.
Nota di merito al marchio di costumi Domani che ha avuto come testimonial l’altra Minetti, quella di “Senza te o con te” e vincitrice di un bronzo alle paralimpiadi. A me come cantante non piace e come atleta non la seguo, non è che sia particolarmente mossa a compassione dal suo handicap visto che comunque è una persona felice e realizzata più di altre. Lei mi piace molto perché nonostante potrebbe televisivamente bearsi della sua sola cecità, oppure potrebbe fare la Pellegrini della corsa o semplicemente l’ospite opinionista a Matricole&Meteore, non smette di essere una bella donna naturale e molto in forma. Nonostante non abbia immagine di sé si cura della sua immagine e la mette a frutto, senza passare per biechi e umilianti mezzucci: ho avuto delle sfortune ma sono una figa, guardatemi solo perché sono figa. E poi è bionda.

L’altro grande argomento di cui vorrei parlare è:

NON E’ VERO CHE LA PASTA HA TUTTA LO STESSO SAPORE: ne discutevo spesso con MAU ai tempi dello studentato, quando le chiedevo che pasta buttare mi rispondeva sempre che tanto è tutta uguale. Non è vero, altrimenti perché ne farebbero mille tipi? Ecco, io credo che ci siano alcuni formati che sono veramente il frutto della disperazione di certi uffici di ricerca e sviluppo. La pasta è buona, lo sarà sempre, i formati famosi che la gente ama ormai sono quelli della tradizione, è inutile andare tanto in giro. Ma capisco pure che un ricercatore e sviluppatore alla Barilla dovrà pure portare qualche relazione scritta ogni tanto. Ecco, è nel momento della disperata ricerca dello stipendio che lui, probabilmente biotecnologo alimentare con cinque master in desain del bucatino e marcheting della gricia, sforna quelle grandissime boiate culinarie come: le pipe rigate e le stramaledettissime ruote. Ma chi le mangia? Fanno pena. Per avvalorare la mia tesi porterò alcuni esempi pratici: ruote al pesto, pipe rigate alla carbonara, ruote alla gricia, pipe rigate cacio e pepe, ruote all’arrabbiata, pipe rigate ‘eppatate, ruote al ragù, pipe rigate ai porcini. Non suona semplicemente una merda? Ammettetelo. Per quanto mi riguarda, paccheri esclusi, smetterei di produrre tutta la pasta liscia, le farfalle e anche i fusilli e gli spaghettini. Al contrario darei la stura a una massiccia produzione della mitica pasta a forma di puffi bianchi e verdi che fa tanto anni Ottanta. In produzione moderata anche la pasta a forma di piccoli membrelli, un toccasana per ogni addio al nubilato che si rispetti.
Detto questo, io sto a dieta e oggi ho mangiato cuscus.

MODAMARE A GRANBURINO – Le tendenze dell’estate 2012

E’ tanto che non scrivo un post sulle tendenze femminili del momento…se ne sente l’esigenza.

Mi sento ferrata in materia e decisamente competente, perché io credo a tutto e le provo tutte. Poi ne boccio molte, ma considerando che a Milano esce una tendenza ogni cinque minuti, fai in tempo a bere il caffè che già sei un “matusa”, beh, scremare è d’obbligo.

Tendenze capelli: il tempo delle mesc, cari miei, è purtroppo finito. Quella rassicurante ricrescitina scura e quelle tanto amate lunghezze sfibrate sono ormai acqua passata da un pezzo sotto ai ponti del fescion. Adesso va lo SCIATUSC. Che è? Semplice: i capellimmerda alla Belèn Si tratta di avere i capelli lunghi, farseli cotonare tipo nuvola e poi farsi dare delle spatolate di decolorante alla cassius su questa nuvola: il risultato è un’attaccatura nera come la pece e dei capelli giallo uovo/sbianchicci sulle lunghezze. Ora, una moda portata in auge da Belen e dalla Canalis come fa a essere fine? Lo dice la parola stessa, “Belen”, è una cafonata da murtarielle de fame brasileire che hanno fatto i sordi.

Ci leggete qualcosa di razzista? Vi sbagliate. Ma pensateci un attimo, Eva Longoria esclusa, non è che queste mamasite ripulite brilino per finezza. Gennifer Lopez, Aida Yespica, Sciachira…belle sono belle, scic un po’ meno.

Altra grandissima tendenza capelli ormai da un paio di anni è la stiratura alla cheratina. Sapete quella che due anni fa costava 300 euro e ora cercano di appiopparvela con mille cupon a 15 euro cena compresa? Ecco, quella. Sì, sì, quella cancerogena. Eh, sì, sai com’è, una roba che prende i vostri capelli ricci riccetti crespi secchi sfibrati e li fa diventare setosi o è fatta con l’acqua di Lurd, o è meglio che t’incammini per Lurd perché di buono ci vedo poco.

Tendenze unghie: che bello che bello, è finito il tempo della ricostruzione di plasticaccia! Ah, no, scusate, dell’onicotecnica. Sono sempre stata contraria a quegli artigli da cafona soprattutto con sopra un merlettino, un pizzettino, un brillantino, un arcobalenino, un delfino sopra. Adesso, salvo qualche caso di dipendenza da artigli, finalmente se ne vedono meno in giro.

In compenso è uscita fuori un’altra bella moda: lo smalto semipermanente. Ora: una cosa permanente vuol dire che te la metti e ti resta forevaeneva. Una cosa semipermanente – lo dice la parola – non ti resta proprio forevaeneva ma nzomma un bel po’ sì!

Ecco, non è vero.

Mi sono fatta mettere questo smalto sabato mattina, sabato sera, dopo aver fatto dei lavori pesantissimi tipo farmi fare un massaggio alla testa e una piega con la piastra reidratante, avevo un’unghia sbeccata. Il procedimento consiste nell’andare da un’estetista muta che ascolta un programma radio sulle denunce sociali (io ho beccato quello a cui invece che l’ernia inguinale avevano tolto una palla), passare 40 minuti in assoluto silenzio ascoltando storie tristi, farvi dare 4 mani di smalto intervallate dalla cottura delle unghie (trasparente- fornetto- colorato – fornetto – coloratobis – fornetto- trasparente e daje ancora de fornetto).

Il martedì avevo 4 unghie sbeccate, il giovedì non avevo più smalto perché andare in giro con le unghie smozzicate dal cane tipo parrucchiera Marisa – onestamente – non è per me.

Tendenze abbigliamento: nel campo dell’abbigliamento e accessori i due grandi lanci della stagione sono: borchie e fluo. Io amo le borchie, le olstar borchiate sono semplicemente stupende, e poi quei braccialettini di pelle tutti punzonati, le giacchettine bonton con la spallina da fintarocher di sta fava comprate da zara…io amo questo mondo borchiettato! Le borchie permettono a qualunque fan di Laura Pausini di sembrare una veterana dei Sex Pistols come niente, sono stupende!

Il fluo? Il fluo è una merda. Sta male a chiunque, non si salva con nulla. A meno che non siate delle operatrici anas di origine brasiliana con un colorito di pelle non più chiaro del cappuccino, beh, non c’è motivo che giustifichi questi orribili colori buoni solo agli evidenziatori.

Portate un 39 di piede e avete la carnagione pallidina? Cosa vi fa pensare che avere degli Stabilo ai piedi vi faccia sembrare carine? E vogliamo parlare delle magliette arancione fluo? Belle, sì sì, sbattono il colorito anche a Eca Mendes.

No davvero, dai, cavolo, il fluo fa schifo, è una cafonata.

Però magari con su delle borchiette…NO.

TASSONOMIA MASCHILE

E' un periodo in cui il passato ha deciso di provocarmi qualche rigurgito. Si ripropone in dosi grandi o piccole, puntualmente indigeste. MarchigianaMontante, la mia coinquilina con velleità ascetiche, dice che probabilmente ci sono alcune energie bloccate nel passato che, assorbite dal non-risolto, non si canalizzano sul presente e lo rallentano/bloccano/mettono in difficoltà. (Esatto, il vostro psicanalista è un ladro, venite a vivere con me.)
Nzomma dalla storia escono fuori omeni annoverati, non annoverati, annoverabili, che si vorrebbe annoverare ma non si può/non si deve/non c'è risposta. E la persona con cui ne posso parlare più spesso, complice emmessenne da una scrivania all'altra, è LaSirenotta.
Di conseguenza, abbiamo sistematizzato i nostri pensieri e elaborato le tre macrocategorie in cui rientrato tutti – e dico tutti – gli uomini che non ci hanno annoverate e/o sposate:

1 – NON MI AMA PERCHè NON CI CONOSCIAMO
E' ovvio, non mi ama perchè non ci siamo mai incontrati. Fino ad ora. Per capirci, facciamo un esempio su tutti: Simone Cristicchi. Io lo amo, lo amo follemente, è l'uomo per me fatto apposta per me. E sono certa che anche lui mi amerebbe, se solo mi conoscesse. Lo dice anche LaSirenotta, figurarsi. Il fatto che lui ora sia accompagnato e prole-munito, non vuol dire assolutamente nulla. Noi siamo fatti l'uno per l'altra e l'altra per l'uno e quindi funzionerebbe tutto alla grande. Dobbiamo solo conoscerci, è l'unica spiegazione plausibile per il nostro non-ancora-sposalizio. Poi lui mi regalerebbe un mazzo di scarpe e una scatola di borse. Mi riempirebbe la cassetta della posta di Lindor e, giugnendo sotto casa mia con la sua vespetta d'epoca, mi declamerebbe una poesia anche un po' socialmente impegnata, brandendo una coppa di sciampagnino per me (che sarei imbarazzatissima di fronte al portiere del condominio e avrei bisogno di bere).

2 – E' GHEI
E' il caso di Amico Gaio Londinese, lov et de ferzait. Ok, mi conosce, gli piaccio, mi trova secsi, mi si farebbe e vorrebbe una bella famiglia, la pensiamo nello stesso modo, decodifichiamo il mondo nella stessa maniera, amiamo gli stessi film, gli stessi locali, gli stessi coctel, ma guarda lo stesso locale, le stesse patate, lo stesso brachetto. E nfatti è ghei. Ci piacciono tutte le stesse cose, ma proprio tutte tutte tutte. Appunto.

3 – E' VERO CHE CI CONOSCIAMO MA SE FOSSE QUI SAREI IO A NON VOLERLO
Ebbene donne, meditate. Vi conoscete, vi piacete, pare che ci sia chimica. Ma per qualche assurdo motivo lui non c'è. Pensandoci bene, scartando a priori l'ipotesi inaccettabile di non piacergli abbastanza, e prendendo atto della sua irragionevole assenza, ma voi lo vorreste davvero? La risposta è dentro di voi ed è NO. Quindi se non state insieme non è perchè lui s'è dato alla macchia bensì perchè, qualora ci fosse, a noi non interesserebbe più.

Non bisogna mai credere a tutto quello che si sente dire in giro: ha un'altra, non gli piaci, non ti vuole, gli hai rotto le balle. Cavolate, menzogna, fuffa. Tutte le risposte sono nelle tre macrocategorie di cui sopra. Gli uomini sono esseri semplici e come tali vanno classificati.
Provate a mostrare loro le tette e avrete la dimostrazione che quanto ho detto è vero: il primo vi salterà addosso (ma non Cristicchi, plis, Cristicchi èmmio!), il secondo vi chiederà dove avete preso quello splendido reggiseno in saten di raso, il terzo vi toccherà le tette ma a voi non piacerà.

LEZIONE DI SOSTEGNO

Ne parlo parecchio con LaSirenotta, ultimamente. Io e lei, va detto, abbiamo concezioni molto simili del rapporto di coppia e della relazione con l’altro sesso. Ci raccontiamo un sacco di cose personali e ci scambiamo i nostri fondatissimi pareri. Ci delucidiamo, quindi, in merito ai primi incontro con omeni di varia sorta e, dopo lunghe discettazioni, la conclusione è: l’appoggio è importante.

Per "appoggio" noi intendiamo proprio quello che sembra: uno lo deve appoggiare. Appizzare, appromare, puntare, come ve pare. Ma lo deve fare. Citando LaSirenotta direi "l’appoggio è fondamentale".

Insomma, a capisse, mica deve essere una cosa invadente e volgare. Mica sull’autobus come i maniaci. No no no. Quella è una violenza, una mancanza di rispetto.

L’appoggio va fatto in luoghi opportuni e con i modi appropriati. Ci vuole eleganza, discrezione. Con classe l’ominide si avvicina e ci fa capire de che stamo a parlà.

Non bisogna immaginare scene in cui questo pervertito in volgarotti ginz strappati arriva lì superarrazzato e tenta di creare un pertugio nel nostro cappotto, no. Immaginiamo invece questo bell’uomo in pantaloni grigi con la piega che, sussurrandoci un complimento o una battuta all’orecchio, ci fa sentire un po’ Mae West.

Appoggiarlo con maestria, per un uomo, equivale a un bel tubino nero per una donna: non è cafone ma provoca, è un incoraggiamento, una rassicurazione.

Ecco: uomini, se volete rafforzare la nostra autostima, appoggiatecelo. Vediamola in chiave psicologica e sociale: io sostengo il tuo appoggio, tu sostieni la mia selfconfidenz.

L’appoggio è simbolo di virilità e, se fatto a dovere, anche di savuarfer. Ci fa capire che gli piacciamo, che ci desidera ma ci rispetta così tanto da non provarci subito…aspetta il momento opportuno ma ci fa presente che per lui sarebbe opportuno anche seduta stante.

Appoggi leggendari furono quelli dell’Avvocatucci, subito alla prima cena, che ha conquistato senza se e senza ma la stima della mia cara collega.

L’appoggio dello Scrittore alla stazione, palese e spontaneo. L’inaspettatissimo appoggio di Bancario Jones sulle scale della metro, proprio lui, così riservato. Alla mia domanda "ma che me l’appoggi?" rispose "sì, mi va" come se gli avessi chiesto "n’antra po’ de parmiggiana amò?".

Insomma, donne, non fate le signoramiamachescandalo, daje. E’ così: diffidate di chi non l’appoggia. Chi non  l’appoggia in tua compagnia o è un ladro o è una spia.

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