WEDDING FOR BLONDIES – i 15 punti fondamentali per l’organizzazione di un matrimonio dì-vì-nò!

Oggi mancano esattamente quattro mesi al giorno delle nozze. Non me ne capacito molto, anzi, diciamo che nonostante sia quasi tutto organizzato, io ancora non realizzo.
Ho organizzato eventi per lungo tempo quindi non mi spaventa fare una lista di problemi pratici da risolvere in maniera geniale, economica ed elegante, anzi, mi sento motivatissima. Non mi viene l’ansia e trovo sempre un fornitore più economico della media, la sto prendendo bella sportiva e sciallata, tranzolli bellazio maranza.
Però questo è un blog di informazione scientifica per cui c’è un bisogno assoluto di un vademecum per sposine impreparate e spaventante che vogliono essere pheeghe pheeghe pheeghe in modo assurdo, al grido di “Cheit Middelton, se c’avevo i sordi tua facevo sonà David Guetta”.
Innanzitutto: avete già il diamante al dito? Questo è fondamentale, perché senza diamante non c’è matrimonio, è un diktat, non si discute. Se lui continua a blandirvi con frasi su quanto sia una roba superata, all’antica, non si usa più, piuttosto ti porto in vacanza, ti pare di spendere soldi per un gioiello, ma non mi hai detto che ti piacciono le robe di Accessoraiz, c’è solo una cosa da fare: ignoratelo. Il vostro mantra è “no anello, no party”. E badate bene che se accettate il matrimonio senza il brillocco, prima o poi sarete disposte ad accettare di tutto. Quindi no.
Se invece siete nella fase successiva, quella della progettazione dell’evento del secolo, tranquillizzatevi: la parte più difficile è fatta, avete trovato uno che vi piace e che vi sposa. Se ve pare poco, ammazzateve.

 Se sul vostro anulare campeggia ora un bel solitariello, ecco, continuate pure a leggere i dettami per l’organizzazione di un matrimonio bellissimo: il vostro!

1) Partiamo da principio: fate una lista delle cose che non vi vegono in mente.
E una dice: se non mi vengono in mente come faccio? Te lo dico io, copia qui: budget massimo NON sforabile, lista invitati,  partecipazioni, lista nozze, bomboniere, misanplàs e tablòmariage,  ristorante, luogo cerimonia, addobbi, automobile, testimoni e loro regali, hotel per invitati forestieri, musica musica musica, fedi. Il primo che mi dice che non ho scritto vestito/scarpe/trucco/parrucco è un povero scemotto del paese, perché noi a quello pensiamo costantemente, sempre, da sempre, per sempre.
Da questa prima lista sommaria si dipaneranno le più e più svariate trame complicate. Quindi farete, a parte, dei sottoschemi del tipo: bomboniere, con o senza confetti? confettata? sacchettino? biowashball?

2) Leggete e leggete e leggete letteratura e informazione di genere: blog, manuali, gogòl imeig, riviste, tutto. Non imparerete molto, il sapere è tutto qui, ma vi verranno un sacco di idee, vi sentirete confuse e frustrate dal costo allucinante di molte cose carine come i cuoricini segnaposto di lavagna. Ma non dimenticate mai due cose: a) essere imbronciate fa venire le rughe, b) non avete abbastanza soldi, quindi solo le idee geniali vi salveranno.
3) Liberatevi dalla convinzione di poter fare le cose fatte in casa, non è sempre così risparmioso ed efficace. Alcune cose sì, sicuramente possono venire bene. Molte altre vi faranno solo perdere del gran tempo con risultati deplorevoli e poi se volevate risparmià ve ordinavate na pizza a domicilio. Piuttosto dedicatevi alla ricerca strenua di fornitori online, chiedete preventivi e, se necessario (ma anche solo per puro piacere), flirtate con gli uffici commerciali come se quelle che state ordinando in sconto non fossero veramente bomboniere da matrimonio.
4) Andate almeno a una fiera degli sposi, non ci troverete niente e vedrete quanto fa schifo MA vi abbufferete di confetti aggratis, capirete quanti pochi soldi avete e vedrete cose che un astemio non può neanche immaginare [cit.] Tipo, potrete incontrare un signore dal chiaro accento calabrese che vi prende per un braccio e vi fa “ho una cosa che le piacerà sicuramente tantissimo”, vi avvicinerete col vostro tailleur nero con ballerine besg e vi ritroverete in mano un album in pelo di cavallino blu elettrico con dentro foto a forma di cuore. Ve lo giuro, diventassi mora se mento. Queste sono cose che solo a FieraMilano possono succedere, e sono cose belle.
5) Non pensate mai “sì vabbè ma chemmefrega” perché, se tutto va secondo i piani, questa è l’unica volta che vi sposate e non ci sarà un altro momento buono per rifare qualcosa.
6)Una volta fatto tutto questo o mentre lo fate, andate a cercare il vostro vestito. Delegate alla suocera la scelta del vestito di lui, tanto è la solita roba grigia o nera.
Ora, avete presente quel vestito che avete sempre sognato sin da bambine? Dimenticatelo. O mettetelo da parte. Perché, a parte che non esiste, da quando avete cominciato a sognarlo il vostro culo è cresciuto esponenzialmente. Fatevi un regalo: provate anche l’impossibile! Provate tutti i modelli,  tutte le stoffe, fate gira-la-moda e così capirete che solo spendendo più del previsto potrete avere un abito bianco che vi smagrisce.
7) Trucco e parrucco fatto in casa sono sempre una cattiva idea, escluso il caso in cui vostro papà sia un londinese di nome Aldo Coppola (e quindi avete il papà ricchione)
8) La musica è importante se siete delle vere partygirl, anche l’alcool lo è. Che non manchino.
9) I parenti di merda sono equamente distribuiti nel mondo e no, non potrete fare a meno di invitarli e no, non si comporteranno meglio del previsto. Il tablòmariasg sarà un dramma ma ricordate che la perfezione non è di questo mondo. E che voi siete al tavolo solo col vostro bello, quindi anche sticazzi.
10) La lista nozze è sempre una bella idea, sia essa lista viaggio, lista casalinghi, listasssordi, lista beneficenza. Toglie delle rotture di balle agli invitati e la gente che la prende come una cafonata ormai non esiste più (e se esiste si adegua).
11) Non abbiate paura di chiedere alle vostre testimoni/invitate di rispettare alcuni codici di abbigliamento. Senza rompere troppo l’anima, ovvio, però tipo “no bianco, no nero, no viola, no rosso” è accettabile e vi evita molte madonne dell’ultimo momento. Non confidate mai nel buongusto delle persone, sapranno stupirvi sempre.
12) Il miglior modo per avere una bella festa e stare bene è fare in modo che gli invitati si divertano e non abbiano preoccupazioni, stressatevi a morte ma aiutateli in tutto quello che serve: alloggi, parcheggi, numeri di emergenza. Pensate a tutte le informazioni in anticipo e vi sentirete rasserenate quel giorno. Mettete quindi in conto di triturarvi la minchia fino a ridurla in purea nei mesi precedenti, rassegnatevi e siate felici.
13) Durante tutto il periodo organizzativo non dimenticate mai mai mai di tenere in fresco una bottiglia di buon prosecco. Ogni occasione è buona per prendersi un bicchierino di coraggio liquido o fare un brindisi.
14) Ovviamente tentate di stare a dieta, un chilo in meno non fa mai male, ma non snaturatevi che poi vi esaurite e vi vengono le rughe. Ovvero: se siete delle rubizze contadinelle nulla vi renderà Guinet Paltrov, se siete delle scope secche nulla mai vi farà somigliare a Cristin Devis, fatevene semplicemente una ragione. Se i vostri parenti di primo grado amano gli ovini e la festa della birra, non pretendete di costringere tutti a una soirée in stile Ballo delle Debuttanti perché vi verrà fuori una sagra della porchetta vestita a festa e ci resterete solo tanto male. Non fingetevi una che non siete, probabilmente voi siete già meglio. Senza rinunciare a fotoscioppare un po’ la realtà, chemmazzo.
15) Tutti quel giorno vi diranno “tranquilla, e che sarà mai, non è successo niente, chi vuoi che se ne accorga?” e un sacco di altre panzane. Non ascoltateli, è normale che qualunque piccolo dettaglio vi metta l’ansia. Voi però dovete restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA Più FIGA.

Non il presepe, non gesubbambino ma lo zenzero [cit.]

Sto rosicando fortissimamente, ho bisogno del mio chindol per scrivere le mie recempsioni. Sta cosa mi manda fuori di testa.
Spendo e spando soldi comprando riviste e, udite udite, lo sapere che a Camerondiaz je piace fa la donna oggetto? Per dirne giusto una.
Ho anche comprato Internazionale che, correggetemi se sbaglio, è la rivista letta dai veri antipatici sapientini demmerda. Sembro Guastardo della Radica bionda, coi miei settimanali.
Oltretutto vado in giro coi mandarini e mi scordo di mangiarli in ufficio, così quando esco e vado in metropolitana e becco il Primate lo costringo a mangiarne qualche spicchio, anche se lui odia la frutta. Mi fa “ma perché vuoi che io lo mangi?” e io ho risposto che non voglio sembrare una di quelle pazze che girano con gli agrumi e allora lui, che è meraviglioso, s’è ingollato due spicchietti di un mandarino cattivo e tiepido.
Tra le cose successe ultimamente possiamo annoverare: ho fatto pace con MAS (forse non tutti sanno che non ci parlavo da 3 anni per un motivo che non ci ricordiamo), ho beccato in profumeria ad Agrate Brianza (sigh!) una del mio borgo natio selvaggio e la cosa mi ha semplicemente sconvolto, ho sgamato sul web un vlog di uno che mi piaceva da giovane e mi sono davvero posta delle serie domande su me medesima(non fossero bastati i ginz Fornarina color oro),  ho scelto i confetti per lo sponsale, mi sono comprata due paia di stivali molto belli, smesso la dieta e ripreso un chilo e mezzo.

Passiamo a un post a tema stagionale: le feste comandate.
Già agli albori di questo blog avevo espresso la mia opinione sul Natale (per chi non se la ricordasse, è qui) e ormai tutti sanno che io detesto gli addobbi; non mi resta dunque che fare degli auguri propiziatori.
Considerate che le sfighe che mando di solito arrivano, vediamo se funziona anche fuor di iattura.

Quindi, cari miei sparuti lettori, vi auguro che il nuovo anno vi porti quelle cose che non vi cambiano la vita ma ve la migliorano un casino. Per dire, non vi auguro di trovare una valigia con un milione di euro di cui nessuno reclama lo smarrimento, né di votare quel premier che poi si rivelerà buono  e giusto perché questa è utopia e, seppermetti, le utopie fanno tanto comunismo e il comunismo fa tanto Germania dell’est, che a sua volta fa tanto tuta acetata e calzini coi sandali, quindi no.
Io spero davvero nel profondo del mio cuore che troviate un blascino perfetto per il vostro incarnato e un contorno occhi che sgonfi davvero le borse, o una di quelle creme che davvero renda il vostro pene più lungo di mezzo centimetro. La meraviglia è nelle piccole cose, ma non è che più so piccole e più meravigliano eh. Spero che la profumeria dietro casa faccia svendite sui profumi di Scianel perché non tiene più la linea, che in palestra mettano sempre quella canzone supercafona che però vi piace tanto ma vi vergognate a tenere nell’emmeppitrè.
Se malauguratamente doveste essere disoccupati, spero almeno che l’insegnante del corso obbligatorio statale sia un bonazzo o abbia le bocce grosse.
Vi auguro le piccole gioie del quotidiano, insomma. E anche un Monclerino che non vi faccia sembrare dei ciccionazzi budrillozzi.

Detto questo, stiamo per assistere al mio ultimo Natale da nubile. Oddiomadonna.

Tiè, non dimenticatemi!

A NATALE PUOI MA NON VUOI

Riassumendo:

il Primate mi ha fatto il regalo di compleanno della vita tipo che nessuno ha mai avuto né mai avrà un regalo così bello. Descrizione: cena nel ristorante preferito + dozzina di rose preferite + 100 ml del profumo preferito. Giorno dopo: sveglia a sorpresa di amici a sorpresa da tutta Italia + paste a sorpresa di cui una al Traminer + busta a sorpresa con dentro buoni a sorpresa per giornata di terme e massaggi a sorpresa per me medesima con le mie amiche medesime + rientro dalle terme con pelle giovanissima e sguardo distesissimo + cena a sorpresa con ulteriori amiche universitarie e non a sorpresa con un menù che mancotelosogni.
Quindi il giorno dopo mi si è rotto il Chindol, rotto l’emmeppitrè, rotti gli stivali diventati quindi scarpe che abbaiano, magneno, parlano, giunta una bolletta romana da millettrecento neuri. Karma Karmilion.
Tutti questi avvenimenti avvenuti meritavano di certo un approfondimento a dovere, una descrizione particolareggiata, ad esempio, di come ho sbavato su un materasso ad acqua vibrante, o di come ho sbavato dormendo nella buca per la testa del lettino dei massaggi. E poi comunque volevo scrivere le recempsioni di una decina dozzina di libri che avevo letto nel frattaim ma Chindol mi ha lasciata, maledetto.
Poi, damblé, oggi succede qualcosa che ha veramente del fastidioso: ho dovuto fare l’albero di natale in ufficio perché The President è patito di addobbi natalizi. E quindi non poteva farselo da solo? No, chiaramente. Conseguentemente sono scesa in cantina col portiere e Perfetto Coglione che mi aiutava coi pacchetti. Dopo aver chiarito la mia posizione netta a favore dell’aracnofobia il portinaio non ha fatto altro che dire che lì è pieno di scorpioni vivi.
Quindi giungo all’ingresso dell’ufficio Brum Brum con tutti i pacchetti di palle varie. Comincio a montare sto albero e mi sento una predica da LaNonRaccomandata (figlia di The President)su quanto è brutto non addobbare casa (non faccio l’albero dalle medie, n.d.a.). Poi riesco a montare sti rami, mi danno una mano a mettere la punta ché non ci arrivo. L’albero è bianco. Ma quant’è brutto? Tanto. Che senso ha? Nessuno.
Vabbè, pace, ci metto le lucine e mi faccio dare una mano, sembriamo tre scemi in ordine decrescente di altezza che girano intorno a un albero di plastica bianca nell’ingresso di un ufficio di desain.
Vabbè, lucette messe.
Apro le scatole delle palline, sono grosse come arance grosse. Solo che bianche. Palle bianche su albero bianco. Bello sì, parecchio natalizio anche. Vabbè, dice quello, le luci saranno colorate, no? Come no, colorate di bianco.
Praticamente una mega-ricotta a intermittenza.
Quindi arrivano dall’altra stanza quei due dicendo “è pronto l’albero???” e si avvicinano dicendo “aspè che metto meglio due palline”.
Così, lasciando intendere che potevo decorare meglio, rompono una pallina per uno.

 

Il matrimogno di Lanuasèt e Benza

Insomma alla fine sabato scorso Lanoisette, la mia magistra bloggorum, s’è sposata. Inutile negare l’emozione, non fosse stato per lei forse non avrei avuto un blog. Io l’avevo già vista pettinata e abbigliata, infatti ho avuto l’onore e l’onere di essere la meicapartist della giornata: ho preso pennelli, sfumini, mascara, blascini e tanti tanti tanti ombretti e sono corsa al suo castello incantato. Lì la bella mi aspettava seduta a gambe larghe, a zinne pressoché all’aria e continuava a dirmi “Frangia ora mi sto agitando, Frangia ora ammazzo mia madre” e cose del genere. In tutto ciò il povero Primate, vestito di tutto punto come un bel damerino, aspettava al caldo e all’afa. Roba che l’ho lasciato lì con una bella camicia inamidata bianca e l’ho ritrovato MissMagliettaBagnata.

Fatto sta che a un certo punto, viene officiata la cerimonia più alternativa del mondo, per maggiori dettagli leggete qui. Lanoisette arriva bella bella bella come non mai e con un incarnato solo perfetto, mi sono commossa e complimentata con me stessa in parti uguali. Tu vuoi prendere lui, tu vuoi baciare lei, voi volete il prosecco, bau bau e così arriviamo al buffet. Io, accompagnata dal mio bello, mi siedo con la Povna e Viv e mi scofano anche l’anima de li mejo. La cosa bella dei matrimoni moderni, a mio avviso, è in fingherfud: sono bocconcini piccoli piccoli, ma a milioni. Roba che ti pare di aver sbocconcellato e alla fine, sommando, ti sei scrofato l’equivalente di 7 polpi in insalata, 5 trecce di mozzarella di bufala e un piccolo orto di pomodori ciliegini, circa 8 etti di parmigiano fatto a muss, due-trecento gamberetti e una quarantina di grissini. Solo a questo punto ci si alza, ci si alliscia il vestito e si va a cena.

Nzomma, anche al matrimogno di Lanoise abbiamo fatto così. E poi due primi, un bel secondo, vino-pausa-vino, poi tutti in giardino per la torta. Una fetta di torta poi un bel buffè di dolci, un sorbettino che sgrassa e poi foto con gli sposi…tutto molto bello. Lo so che non sto dicendo niente di nuovo, ma se vi fate un giro sui vari blog seri e costanti di questo circolo troverete sicuramente qualcosa scritto meglio  e ben dettagliato.

Io voglio portare la mia testimonianza, voglio parlare di quello che mi ha veramente colpita, di quel tocco che solo a questa cerimonia potevo trovare e mai più incontrerò: SuoCugginoSuoCuggino (per farla corta SCSC), il cugino di Lanoise. Voglio dire, se voi conosceste  la splendida donna che è la mamma di Lanoise, la sorella con lo sguardo dolce e intenso, il maric della sorec gentile e cordiale, il padre bell’uomo composto ma commosso, direste: avvedi che belli, poteva venire solo una figlia figa e intelligente. Poi, però, così damblé, in giardino, a tarda sera, al momento dei saluti, si sente echeggiare qualche parola: “i sandali di guzzi”. Sento la parola sandali e aguzzo l’orecchio. Sento la parola Guzzi e cerco di capire chi stia parlando di uno storico marchio di motociclette ad un matrimonio. Poi mi giro e vedo lui, nello splendore della sua bocconianezza: SCSC. Altino, magro, capelli incollati con del gel ma seguendo delle ascisse e delle ordinate orientate rispetto al meridiano di Ocsford, sguardo a pesce fracio e sorriso da caccia alla volpe, impeccabile nel suo completo blu. Lo sento blaterare con le sue R e le sue S e le sue C pronunciate come se fossero delle V delle C e delle Z. Resto in zona, già sento che il soggettpo mi regalerà grandi emozioni. Infatti alla fine della serata, tutti contenti ma stremati dal caldo e dal cibo, ci avviciniamo alla coppia di novelli sposi per salutarli e andarcene. Mi metto in fila con dietro il Primate, aspetto il mio turno. E vedo che qusta giacchetta blu davanti a me temporeggia, e temporeggia e temporeggia. Butto l’occhio e vedo Lanoise che fa sì-sì-sì con la testa come quei cagnolini con la capoccia attaccata alla molla. Alchè aguzzo l’orecchio e sento esattamente questo dialogo:

– quindi dove andate in viaggio di nozze?

– in Africa (testa che dondola)

– ma viaggiate in bisness o in economi? – ma che domanda è?-

– (sguardo allucinato) ma non lo so!

– ecco perchè se viaggiate in bisness, andate alla launge della Luftansa, non quella dell’AfricanSalcazzo

– (testa ciondolante)

– beh sì, sai, è meglio, è molto più curata

– (testa sempre più ciondolante, tra un po’ le si stacca)

– poi se per caso avete la bisness ma non la sinator – cazzè?- beh, dite che siete in viaggio di nozze, così comunque vi fanno usare la spa…

– (sguardo perso)

Io, ridendo come non mai, per un attimo mi preoccupo e cerco in tasca un defibrillatore, conosco la mia amica e vedo che la stiamo perdendo. Poi guardo meglio e leggo nel suo sguardo: 4 pantaloncini, 2 magliette per dormire, tre costumi da bagno, 1 vestitino elegante, una mutanda da ciclo, 4 completini maiali, antidiarroico, spray antizanzare…

Comunque la storia della spa nella laung dell’aeroporto mi ha colpito molto, non lo sapevo. Già mi vedo dire al Primate: amore c’ho la cervicale, vado un attimo a Orio al Serio a farmi fare un massaggio.

 

LAVORA CHE TI PASSA (Parte Prima)

No, non avevo chiuso il blog solo a qualcuno lasciando che altri leggessero i cavoli miei. No no no.

E’ successo che dovessi andare a celebrare la posa di un sasso in quel della Lombardia o, per dirla con altre parole, che dovessi andare a prendere freddo.

Quindi ho mollato il mio amato computerino del lavoro nelle grinfie di chiunque passasse per la mia scrivamia. Indipercuilaquale ho bloccato tutto di modo che nessuno potesse scoprire la vita segreta di una non tineger italiana. Anche le bionde hanno dei misteri e il mio era, molto banalmente, questo.

Tipo che se il termometro della mia figaggine misurasse gli arcani e scheletri armadiati che cela la mia esistenza, signori miei, sarei interessante come un libro di Rosanna Lambertucci.

Insomma, dicevo, ero in Lombardia. E’ molto interessante lavorare al freddo e al gelo in uno stanzone quelle 16 ore al giorno remunerate meno di un cinese che cuce palloni per una fabbrica indiana con sede in Taiuan.

A un certo punto mi sono chiesta seriamente quando sarebbe entrata l'acqua, il prossimo passo poteva essere solo il lavoro in apnea.

E poi,  quando a mezzanotte scendi per prendere dei toner da un camion parcheggiato dall’altra parte della città, a piedi coi tuoi stivaletti ghiacciati, ti accorgi che hai imboccato l’uscita sbagliata, poiché con dei pannelli t’hanno cambiato tutti i percorsi (sempre più difficile, signori!), e ti ritrovi damblé su un tappeto rosso insieme a strapponcine sorseggianti sciampagnini. Tu, la scatola dei toner, le strapponcine di Mediaset e il loro sciampagnino.

Mi scorre addosso la mia esistenza: ero giovane, bionda, giravo per concerti, scrivevo un bel blog. Ora sono castana, riccia e liscia, porto scatoloni su un tappeto rosso dove immagini di me di un tempo (imputtanite, per carità) sorseggiano uno sciampagnino che mi spetterebbe di diritto, mentre il mio blog ristagna.

All’una di notte dico ai miei capi che non sto in piedi e che voglio andare in albergo a buttarmi nell’acqua bollente, chissà mai che almeno un arto lo possa salvare. Potrei sempre fare il fenicottero, perlomeno è rosa.

Trovo ad aspettarmi il Primate, addormentato in macchina con una fetta di torta per me. Lo abbraccio, lo sveglio e mi metto a piangere: sono esausta. Menomale che c’è lui.

Insomma poi gli spiego che ho problemi col lavoro, che la situazione è brutta brutta brutta, che trovare lavoro a Milano non è poi così semplice e che quindi devo dare il massimo per tenermi il posto anche se, tanto quanto lo sciampagnino, mi spetterebbe di diritto.

E lui, come niente fosse, dapprima si mostra comprensivo e poi insiste perché di sabato io esca prima per andare a cena con lui.

Ma dico io, ho problemi, non ho tempo, sgobbo sull’ecsel settemila ore al giorno…e tu mi chiedi di prendermi del tempo libero? Mah.

Occhei, il sabato sarebbe stato l’anniversario del nostro primo bacio, occhei.

Comunque, alla fine ci discuto a morte e decidiamo, seppur col muso, di prenderci una susciata da Poporoya (provatelo, è fenomenale) che comunque rende la vita una fase degna d'essere vissuta.

Mi viene a prendere, andiamo al ristorante a ritirare il nostro pacchetto di pesce crudo a fette spesse e via a casa sua in quel della pianura padana.

Di certo avrei voluto indossare qualcosa di meglio delle Geocs e di una camicetta per il nostro primo anniversario.

Entro, gioco col nostro gatto figlio (merita vari post a parte)  e vado in cucina. Lui mi fa “Sali in camera che c’è una sorpresina, chiudi gli occhi sulle scale” (certo, così poi la sorpresina diventa la fattura del dentista).

Insomma, scena da film, lui con le mani sugli occhi e io che apro a tentoni la porta…. 

 

(fine prima parte, se ci siete battete un colpo che scrivo pure la seconda)

 

IL PASQUALONE

Mi si perdoni la brevità ma sono molto impegnata a smadonnare.

 

Le festività religiose non mi hanno mai trasmesso davvero nulla.

La Pasqua, poi, nello specifico, l'ho sempre considerata grandemente inutile. Devo ammettere però che l'Uovo Chinder e i cinquanta euri della nonna hanno sempre esercitato su di me un certo fascino.

Quest'anno il Primate ha pensato di regalarmi un uiched fuori in terra tosca, che carino. Dopodichè appena dopo l'arrivo ha pensato bene di bloccarsi a letto, schiena a pezzi, poverino. Abbiamo passato due giorni chiusi in un alberghetto del centro con la finestra vista muro a cercare di limitare i dolori e parlare con un dottore indoitaliano.

Morale della favola di Pasqua: quando esci a comprare le medicine al tuo fidanzato perfetto ma infermo, non cercare mai nel suo cellulare i messaggi della sua ex di cui non ti aveva informata, li troveresti.

MAMMA CHE NE PENSI DI UN ROMANTICO A MILANO? [cit.]

Il primo post del Duemilaeundici ragazzi! Eddaje.

Spero siate tutti ingrassati, come in Natale prevede. Che abbiate ricevuto regali molto fighi, come il Natale prevede e vi siate annoiati parecchio sbronzi al cenone, come Capodanno prevede.

Siete sfuggiti ai film natalizi a reti unificate? Avete resistito al richiamo delle vetrine in attesa dei saldi? Io sì. Per un semplice motivo: c’era da me Primate Abbigliato aka Uomo Perfetto e senza peli sulle chiappette rosa.

Ma veniamo alle questioni interessanti: no, non il fatto che devo bruciare le lenzuola, no, non il fatto che mi ha regalato un chindol (un chindol, ragazzi, un chindol! È veramente un figo il mio ragazzo!), no, non il fatto che mi ha portato i fiori, il vino e il tiramisù, no, non il fatto che ha dormito con delle braghette fiorate del mio pigiama estivo mantenendo una delicata virilità, no, non il fatto che è stato gentile e cortese con tutti i miei amici sbarcati a Roma per il Sansilvestro in mia compagnia né che ci siamo visti. No no no, niente di tutto ciò.

Le questioni interessanti sono le rispettive presentazioni parentali.

E qui va fatto un chiarimento: quando io vado dal Primate incontro i procreatori in entrata e in uscita, quando il Primate è qui per lunghi periodi (come stavolta) la mia genitrice ci invita a pranzo in maniera piuttosto continuativa.

Arrivo dal Primate con ore e ore di ritardo il famoso venerdì diciassette, quando degli imprevedibilissimi 3000 millimetri di neve decembrina hanno bloccato le Ferrovie dello Stato. In piena notte esco dalla stazione e c’è lui ad attendermi con due maglioni e una felpa, sono le 2.30 nella notte milanese, la Madunina viene invocata molte volte e in molti modi.

Lo trovo a questionare con la polizia che non lo fa accedere a prendermi il trollei.  Insomma andiamo da lui e io scrocchio un sonno di tipo 10 ore filate con filo di bava annesso. Mi sveglio e mi porta la colazione a letto. Lo amo e mi rimetto a dormire beata.

Morale della favola, emergo dalla sua stanza alle sette di sera di sabato. Stiamo per varcare l’uscio in direzione aperitivale quando una vocina alle spalle fa: “possiamo avervi a pranzo domani?”. Innanzitutto noterei la finezza dell’invito, in secondo luogo ci sarebbe da mostrare la faccia con gli occhi da cane bastonato del Primate Abbigliato che emettevano fumetti recanti la scritta “scusascusascusa” e in ultima istanza c’è da figurarsi la mia faccia sorridente che sputa un “volentieri, ma certo!”.

Il giorno dopo, domenica, alle tredici io e Primate scendiamo dalla sua mansarda, lui si mette a girare il risotto e io mi metto in imbarazzo mentre Mamma Primate spina il pesce. Papà Primate mette il vino nella neve.

Una botta di culo mi fa scoprire che Mamma Primate è vegetariana e nessuno mi costringerà a mangiare animali terrestri in cadavere cotto.

Alcuni dati fondamentali atti a comprendere la portata dell’evento:

Lochescion:soggiorno di casa Primate con decorazioni natalizie a profusione

Numero di partecipanti:4: io e i tre membri della famiglia Primate

Allestimento:tovaglia in tessuto giallo, piatti con un fiore rosa e verde, 2 bicchieri, posate d’acciaio

Menù:Risotto ai quattro formaggi, pesce al forno con olio e limone, fragole e cioccolatini portati dall’ospite (che sarei io), il tutto annaffiato da acqua naturale e vino bianco

Argomenti di conversazione:il mio lavoro, la mia città natale, le bellezze artistico-paesaggistiche della terra umbra, amici abitanti naa capitale

Durata:dalle 13.00 alle 14.00

Discorso di chiusura a cura di Mamma Primate consistente in “adesso vi lasciamo liberi che avrete da fare le vostre cose”. Stima imperitura da parte mia.

Primate arriva a Roma il 30 dicembre in occasione del Capodanno e delle ferie prolungate. Genitrice comincia a rompere sulla data in cui ci presenteremo a pranzo. Patteggio per l’Epifania. Prendiamo un treno e arriviamo nell’Alto Lazio. Mio zio ci viene a prendere con  una faccia tra lo sconvolto e l’addormentato e esordisce parlando della sbornia della sera prima. Andiamo a casa di mia nonna e mia zia non fa entrare Primate in casa perché non ha messo in ordine. Mia nonna fa un caffè e poi partiamo in macchina: io, Primate, zio e Nonna sorda.

Parte una musichina dalla radio del mezzo meccanico e, dopo 10 lunghissimi chilometri giungiamo a destinazione.

Alcuni dati fondamentali atti a comprendere la portata della catastrofe:

Lochescion:casa nel bosco, in un paese in cui finisce la strada

Numero di partecipanti:11: io, Primate, Genitrice, Zia, Zio, Nonna sorda, Cugino Boro, Fidanzato di Genitrice, Amica di Zia, ZioAcquisitoFascista più moglie e un gattino

Allestimento:tavolata con panche, tovaglia di carta a quadretti, ceramiche da osteria, calicetti tondi e brocche

Menù: melanzane, zucchine e peperoni gratinati, salame al tagliere, zucchine e melanzane grigliate all’aceto, fettuccine ai porcini, salsicce arrosto, patate arrosto, peperoni arrosto, tacchino allo spiedo, tiramisù, zuppa inglese, biscotti, vino bianco e rosso della casa, amaro della casa

Argomenti di conversazione: la sbornia della sera prima di tutti i miei parenti, il capodanno degli amici drogati di mio cugino, mio cugino a Riccione che ruba una bici uscito dal Cocoricò, Genitrice che porta i suoi alunni nella caserma dei Vigili del Fuoco e vede che tali Vigili sono dei bonazzi, il vicino bonazzo dell’amica di mia zia, il calendario del Duce portato dagli amici di famiglia e qualcosa che sto dimenticando per autodifesa

Durata: dalle 11.45 alle 17.00

Frasi celebri da ricordare:

“Non ci parli con tua suocera?” (Zia a Primate)

“Quanto sete carucci, speramo che co questo dura!” (Cugino a me davanti a Primate)

“Sto fijo magna e beve: ce piace!” (ZioAcquisitoFascista a proposito di Primate)

“Ve vorrei vedè a voi a ricordavve le cose dopo 47 anni de cene come quelle de ieri” (Zio a tavola)

“Quanto sei bella amore de Zia, ma sei proprio innamorata!Ma che te fa sto ragazzo? Te piace tanto eh?” (Zia a me seduta in braccio a Primate con tono usuale per una quattrenne)

“Ma quanto siete amorosi!” (Genitrice con tono melenso)

“Certo che nelle foto che m’ha fatto vedè mi moje sembravi un terrorista, invece dal vivo sei meno terrorista” (Zio a Primate)

“Ma tu ci capisci quando parliamo?” (Zia che parla a Primate come fosse un audioleso di madrelingua svedese)

“Certo che Primate in quanto a vino, ce dà du piste a tutti!” (Zia che pensa di complimentarsi con Primate)

“Ma com’è la cacca dei ricci?” (Genitrice a Primate che parla degli animali del suo giardino)

Discorso di chiusura a cura di Fidanzato di Genitrice, rivolto a Primate “Veni co me in cantina che te faccio fa el giro de la morte!”

Ai posteri l’ovvia sentenza.