L’ADDIO AL NUBILATO E’ UNO SOLO, NON SPRECATELO

Girls they just wanna have some fun 
Get fired up like smokin’ gun 
On the floor til the daylight comes 
Girls they just wanna have some fun
(Madonna – Girl gone  wild)

A distanza di tanto tempo è abbastanza complicato descrivere che megafigata sia stato il mio addio al nubilato, procederò quindi per scene (scopiazzando la tecnica e l’idea da un libro letto recentemente):

Scena di me impanicata facendo il bagaglio secondo le nebulosissime indicazioni di AmicaUmbra.
Scena di me che scendo con uno stile marinaretto e vedo la C3 turchese metallizzato di AmicaUmbra sotto casa con una scritta zebrata sulla fiancata e sul finestrino con tanto di frecce.
Scena di me a dumila.
Scena di me che penso che andremo alle terme sul lago di Garda e mi prendo male.
Scena di me esaltata per ogni cosa.
Scena di me che penso che andremo a Riccione.
Foto con la CocaCola con scritto “Vamp”.
Scena di me che capisco che non andremo sul Garda (me felice).
Scena di me all’arrivo della pensione sul mare a Cervia.
Scena di me in costume con la cellulite a vista.
Scena di me a dumila per l’arrivo di altre amiche.
Scena di me che faccio il bagno con le amiche.
Scena di noi che usciamo dal mare camminando contro i cavalloni coi capelli bagnati d’acqua salata, la pelle baciata dal sole, i costumi umidi appiccicati alle procaci forme. Nzomma, scena di noi che sembriamo le Amazzoni – Extreme Diet Edition.
Scena di Mun col suo costumino a bandiera americana e di me che continuo a toccacciare le tette di AGB perchè sono le più belle che io abbia visto dal vivo e vere.
Scena di noi impazzite che ci vestiamo e pettiniamo e ci proviamo tutto e ci trucchiamo tantissimo.
Scena di noi in pizzeria con le amiche che mi danno i regali più belli del mondo tra cui: un album con la selezione delle nostre foto più imbarazzanti e/o belle, foto delle marachelle, foto che nessuno vedrà mai; un contratto in cui si giura e si firma che quello che happens in Cervia stay in Cervia, regali da casalinga fescion.
Scene di noi che ci facciamo ciupiti di vodka alla menta e cerchiamo le 8 differenze col Listerin.
Scena di me che vado sui miei tacchi a spillo dal barista e dico “scusa mi allunghi il cocktail gentilmente…così è imbevibile” e vedo la tipa che fa al barista “senti il cocktail della signorina è imbevibile”.
Scena di donne in spiaggia che si confessano, dormono, spremono i peli incarniti, smessaggiano, spettegolano.
Scena di paura e delirio a Las Vegas (noi che scegliamo i nostri outfit).
Scena di un pulmino bianco che arriva a caricare questa macchinata di vulva allo stato puro che siamo noi dopo due ore di trucco parrucco e moooolto tacco.

tacchi

spilla Scena di tutte che tirano fuori un pacchettino: spilla fuxia  con scritto BIONDA SUPREMA (sul mio) e VORREI TANTO ESSERE BIONDA  (sulle loro).

Scena delle scene: l’arrivo del buchè. Semplicemente ineguagliabile. Merita un post apposito e molte richieste. 

Scena del pulmino di vulva che ci scarica giusto davanti davanti al Papeete Beach.
Scena dell’arrivo di Tatta che ci raggiunge al Papeete e di noi che entriamo come principesse in tubini e tacchi che Cheit Middelton in confronto è na buzzicona de TorMarancia in questo posto pieno de grezzi ma così grezzi ma così grezzi.
Scena di me che poso col mio buché in tutte le foto del mondo (sarò sicuramente nelle foto degli addii al celibato dei vostri amici, ma non lo saprete mai).

culi
Scena di diciottenni strafatte che ballano in tanga, scena di palestrati coatti, scena di addii al nubilato molto meno fighi del mio. Scena di noi che diciamo “ma te rendi conto che quella ha trovato uno che se la sposa? non ce credo”
Scena di uomini che ci adocchiano e noi facciamo le sceme e poi li cazziamo.
Scena di dialogo: “quanto sei bona!” e io: “grazie, come sei spontaneo!” e lui “te metterei a pecora!”
Scena di me senza parole (ma con molti insulti)
Scena dei suoi amici che vengono a scusarsi.
Scena di lui che torna, io che gli faccio “ma che vuoi?” e lui: “volevo dirti che sei molto bella, hai un sorriso e degli occhi stupendi, scusa per prima”
Scena di me moralizzatrice soddisfatta.
Scena di noi che andiamo a cena e di AmicaUmbra che se rimedia anche l’impossibile per strada col suo abitino verde albero con tanto di uno che prende in pieno un palo mentre cammina.
Scena di un gruppo di fighi che ci dicono “voi sì che siete forti, mica come quelle zoccole là dentro”
Scena di me che penso “La regola del più FI* non si smentisce mai”
Scena di noi che ci scofaniamo l’impossibile in un ristorante bellissimo che alla fine ci offre delle caipirosche alla fragola. Per dire quanto siamo femmine.
Scena di me che compilo un CRUCIPERLA.
Scena di noi che spacchettiamo il kit da Dive: ciocca di capelli rosa, braccialetto brandizzato con il motto “incontrarti è stato etilico”, ciondoli e collane a forma di  rossetto e trucchi, carte con uomini nudi per giochino interattivo. Noi splendidamente abbinate grazie alla maestria di AmicaUmbra che a confronto Saatchi&Saatchi è un ubriacone che mena la moglie. 
Scena di noi che prendiamo un taxi con l’autista ovviamente pippato come Fabrizio Corona e che corriamo a mille all’ora alla Villa Papeete.
Scena di uno che cerca per ore e ore e ore di pomiciarsi Marchigiana Simpatica, unica donna al mondo che va al Papeete con le calze e i decolleté perché senza “fa cafone”. Da notare che al Papeete Beach era stata assalita da un quarantenne palestrato-tatuato-con lo slip che gli aveva infilato due dita nel bicchiere e succhiato il ghiaccio con fare da Brigitta Bulgari e strizzando l’occhio. Darei un piede per avere la foto della faccia di MarchigianaSimpatica in quel momento, col suo abito blu con le farfalle.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di numerosi e numerosi uomini che lo appizzano con un certo ardone a Tatta. Ma na cosa impressionante, come ci giravamo un attimo c’era uno che glielo appizzava con veemenza. E dire che è una gran bella ragazza, ma stava anche senza tacchi e mezza struccata… Tanto che a una certa mi giro e le faccio “Tatta tutto bene?” e mi sento rispondere: ” sì ma mi fa un po’ male il culo”.
Scena di uno sfigato mortale che passa chiedendo a tutte “ma tu sei fidanzata?” e sentendosi dire sì da chiunque. Chiunque tranne Mun che, in un accesso di sincerità coniugata al poco rimorchio serale, risponde un secco “no!” e si sente controbattere, da questo con faccia più che stupita, “allora goditi la vita!” . Io che mi cappotto con AmicaUmbra.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un nano sborone che tenta di rimorchiare insistendo come un dannato sia me che MAU. Probabilmente senza distinguerci. Continuando a ripete che c’ha la barca a Spezia e che ci porta in barca.
Scena di Mun che prende a gomitate una e noi terrorizzate dalla megarissa (che, diciamocelo, ce stava tutta!)
Scena di me che convinco uno a tenerci la borsa piena di scarpe di ricambio.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”

Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Le cantiamo tutte ma tutte ma tutte. Io impazzisco quando mettono a palla questa canzone coatta che amo pazzamente. Ballo ballo ballo da capogiro.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di questo che mi si mette a parlare mentre mi siedo su un muretto con una camicia bianca oscena, tutta tipo paggetto medievale per quanto era larga e rimbolsata nei calzoni. Che si vede che vuole tentare un approccio e, quando gli spiego che sto per sposarmi, mi attacca la pippa sul fatto che ha 38 anni e vorrebbe un figlio e la sua compagna si è allontanata per un periodo ma lui vuole una stabilità e forse si prende un anno sabbatico dal lavoro per capire i valori della vita. Dentro al Papeete.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di un altro che mi ferma tornando dal bagno e le prova tutte: vieni con me/parliamo un attimo/quanto sei carina/ noi dai non andare via/ dai almeno un bacio/ proprio perché ti sposi che ti frega… per finire con “mi sono lasciato da una storia importante, per me lei era quella giusta ma ora è così e io ci soffro, non me la sento di avere una storia nuova, la amo ancora ma non so se credo nell’amore”.  Dentro al Papeete.
Scena di noi che balliamo, io sono una forsennata.
Scena di me che grido con tutti questi sciamannati “SO-LO PAPE-TE! SO-LO PAPE-TE!”
Scena di noi che facciamo chiusura. I baristi se ne vanno, il sole sorge sulla Villa Papeete, le cubiste scendono dalle impalcature su cui erano appese a cavalcioni di palle da discoteca (“stasera Maruska e Priscilla ci stanno sulle palle!” cit.), la musica si spegne, i buttafuori raccattano i cadaveri. Rimaniamo giusto noi e le baldracche (cit.)
Scena di noi in albergo, saluti, abbracci, gioia e poi noi alle terme.

Glisso sui disastri del viaggio di rientro giusto per dire che erano anni che non sorridevo così tanto. E che non rimorchiavo così tanto.
Ho le migliori amiche di sempre, fossi in voi mi invidierei un bel po’ parecchio.
E’ stato un fine settimana perfetto, perfetto, perfettissimo. Non ridevo e non ballavo così tanto da tempo. Per dire, ho anche fatto la cacca.

* Regola del più FI: se non puoi essere più FIga, sii più FIne

EN RILO-OD! Stuzzicherie per le afose giornate augustine

Ciao mondo della blogosfera che non vai in vacanza manco il due di Agosto sennò che mondo globalizzato e iperconnesso saresti!
Sento proprio di dover raccontare dell’addio al nubilato, del mancato assassinio del sindaco del mio Borgo Natio e, mancaddillo, del mio sposalizio.
E lo farò, però siccome ieri hanno fatto il gomblotto e hanno condannato il Berlu, adesso sono troppo troppo troppo impegnata a raccattare tutti i pop corn disponibili al supermercato, discount, EuroSpin, Bennet, MinchiaWorld e macchinette della stazione per godermi lo spettacolo del PD all’opera.
Poichè sono brava e bella ma soprattutto bella e brava, regalo a voi tutti una perla che non può certo sfuggirvi nella torrida estate duemilaetredici. Berlusconi condannato, io che mi sposo…tutto lasciava presagire il ritorno delle indimenticate Supremes degli anni Duemila in Italia.

 

WEDDING FOR BLONDIES – i 15 punti fondamentali per l’organizzazione di un matrimonio dì-vì-nò!

Oggi mancano esattamente quattro mesi al giorno delle nozze. Non me ne capacito molto, anzi, diciamo che nonostante sia quasi tutto organizzato, io ancora non realizzo.
Ho organizzato eventi per lungo tempo quindi non mi spaventa fare una lista di problemi pratici da risolvere in maniera geniale, economica ed elegante, anzi, mi sento motivatissima. Non mi viene l’ansia e trovo sempre un fornitore più economico della media, la sto prendendo bella sportiva e sciallata, tranzolli bellazio maranza.
Però questo è un blog di informazione scientifica per cui c’è un bisogno assoluto di un vademecum per sposine impreparate e spaventante che vogliono essere pheeghe pheeghe pheeghe in modo assurdo, al grido di “Cheit Middelton, se c’avevo i sordi tua facevo sonà David Guetta”.
Innanzitutto: avete già il diamante al dito? Questo è fondamentale, perché senza diamante non c’è matrimonio, è un diktat, non si discute. Se lui continua a blandirvi con frasi su quanto sia una roba superata, all’antica, non si usa più, piuttosto ti porto in vacanza, ti pare di spendere soldi per un gioiello, ma non mi hai detto che ti piacciono le robe di Accessoraiz, c’è solo una cosa da fare: ignoratelo. Il vostro mantra è “no anello, no party”. E badate bene che se accettate il matrimonio senza il brillocco, prima o poi sarete disposte ad accettare di tutto. Quindi no.
Se invece siete nella fase successiva, quella della progettazione dell’evento del secolo, tranquillizzatevi: la parte più difficile è fatta, avete trovato uno che vi piace e che vi sposa. Se ve pare poco, ammazzateve.

 Se sul vostro anulare campeggia ora un bel solitariello, ecco, continuate pure a leggere i dettami per l’organizzazione di un matrimonio bellissimo: il vostro!

1) Partiamo da principio: fate una lista delle cose che non vi vegono in mente.
E una dice: se non mi vengono in mente come faccio? Te lo dico io, copia qui: budget massimo NON sforabile, lista invitati,  partecipazioni, lista nozze, bomboniere, misanplàs e tablòmariage,  ristorante, luogo cerimonia, addobbi, automobile, testimoni e loro regali, hotel per invitati forestieri, musica musica musica, fedi. Il primo che mi dice che non ho scritto vestito/scarpe/trucco/parrucco è un povero scemotto del paese, perché noi a quello pensiamo costantemente, sempre, da sempre, per sempre.
Da questa prima lista sommaria si dipaneranno le più e più svariate trame complicate. Quindi farete, a parte, dei sottoschemi del tipo: bomboniere, con o senza confetti? confettata? sacchettino? biowashball?

2) Leggete e leggete e leggete letteratura e informazione di genere: blog, manuali, gogòl imeig, riviste, tutto. Non imparerete molto, il sapere è tutto qui, ma vi verranno un sacco di idee, vi sentirete confuse e frustrate dal costo allucinante di molte cose carine come i cuoricini segnaposto di lavagna. Ma non dimenticate mai due cose: a) essere imbronciate fa venire le rughe, b) non avete abbastanza soldi, quindi solo le idee geniali vi salveranno.
3) Liberatevi dalla convinzione di poter fare le cose fatte in casa, non è sempre così risparmioso ed efficace. Alcune cose sì, sicuramente possono venire bene. Molte altre vi faranno solo perdere del gran tempo con risultati deplorevoli e poi se volevate risparmià ve ordinavate na pizza a domicilio. Piuttosto dedicatevi alla ricerca strenua di fornitori online, chiedete preventivi e, se necessario (ma anche solo per puro piacere), flirtate con gli uffici commerciali come se quelle che state ordinando in sconto non fossero veramente bomboniere da matrimonio.
4) Andate almeno a una fiera degli sposi, non ci troverete niente e vedrete quanto fa schifo MA vi abbufferete di confetti aggratis, capirete quanti pochi soldi avete e vedrete cose che un astemio non può neanche immaginare [cit.] Tipo, potrete incontrare un signore dal chiaro accento calabrese che vi prende per un braccio e vi fa “ho una cosa che le piacerà sicuramente tantissimo”, vi avvicinerete col vostro tailleur nero con ballerine besg e vi ritroverete in mano un album in pelo di cavallino blu elettrico con dentro foto a forma di cuore. Ve lo giuro, diventassi mora se mento. Queste sono cose che solo a FieraMilano possono succedere, e sono cose belle.
5) Non pensate mai “sì vabbè ma chemmefrega” perché, se tutto va secondo i piani, questa è l’unica volta che vi sposate e non ci sarà un altro momento buono per rifare qualcosa.
6)Una volta fatto tutto questo o mentre lo fate, andate a cercare il vostro vestito. Delegate alla suocera la scelta del vestito di lui, tanto è la solita roba grigia o nera.
Ora, avete presente quel vestito che avete sempre sognato sin da bambine? Dimenticatelo. O mettetelo da parte. Perché, a parte che non esiste, da quando avete cominciato a sognarlo il vostro culo è cresciuto esponenzialmente. Fatevi un regalo: provate anche l’impossibile! Provate tutti i modelli,  tutte le stoffe, fate gira-la-moda e così capirete che solo spendendo più del previsto potrete avere un abito bianco che vi smagrisce.
7) Trucco e parrucco fatto in casa sono sempre una cattiva idea, escluso il caso in cui vostro papà sia un londinese di nome Aldo Coppola (e quindi avete il papà ricchione)
8) La musica è importante se siete delle vere partygirl, anche l’alcool lo è. Che non manchino.
9) I parenti di merda sono equamente distribuiti nel mondo e no, non potrete fare a meno di invitarli e no, non si comporteranno meglio del previsto. Il tablòmariasg sarà un dramma ma ricordate che la perfezione non è di questo mondo. E che voi siete al tavolo solo col vostro bello, quindi anche sticazzi.
10) La lista nozze è sempre una bella idea, sia essa lista viaggio, lista casalinghi, listasssordi, lista beneficenza. Toglie delle rotture di balle agli invitati e la gente che la prende come una cafonata ormai non esiste più (e se esiste si adegua).
11) Non abbiate paura di chiedere alle vostre testimoni/invitate di rispettare alcuni codici di abbigliamento. Senza rompere troppo l’anima, ovvio, però tipo “no bianco, no nero, no viola, no rosso” è accettabile e vi evita molte madonne dell’ultimo momento. Non confidate mai nel buongusto delle persone, sapranno stupirvi sempre.
12) Il miglior modo per avere una bella festa e stare bene è fare in modo che gli invitati si divertano e non abbiano preoccupazioni, stressatevi a morte ma aiutateli in tutto quello che serve: alloggi, parcheggi, numeri di emergenza. Pensate a tutte le informazioni in anticipo e vi sentirete rasserenate quel giorno. Mettete quindi in conto di triturarvi la minchia fino a ridurla in purea nei mesi precedenti, rassegnatevi e siate felici.
13) Durante tutto il periodo organizzativo non dimenticate mai mai mai di tenere in fresco una bottiglia di buon prosecco. Ogni occasione è buona per prendersi un bicchierino di coraggio liquido o fare un brindisi.
14) Ovviamente tentate di stare a dieta, un chilo in meno non fa mai male, ma non snaturatevi che poi vi esaurite e vi vengono le rughe. Ovvero: se siete delle rubizze contadinelle nulla vi renderà Guinet Paltrov, se siete delle scope secche nulla mai vi farà somigliare a Cristin Devis, fatevene semplicemente una ragione. Se i vostri parenti di primo grado amano gli ovini e la festa della birra, non pretendete di costringere tutti a una soirée in stile Ballo delle Debuttanti perché vi verrà fuori una sagra della porchetta vestita a festa e ci resterete solo tanto male. Non fingetevi una che non siete, probabilmente voi siete già meglio. Senza rinunciare a fotoscioppare un po’ la realtà, chemmazzo.
15) Tutti quel giorno vi diranno “tranquilla, e che sarà mai, non è successo niente, chi vuoi che se ne accorga?” e un sacco di altre panzane. Non ascoltateli, è normale che qualunque piccolo dettaglio vi metta l’ansia. Voi però dovete restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA Più FIGA.

Non il presepe, non gesubbambino ma lo zenzero [cit.]

Sto rosicando fortissimamente, ho bisogno del mio chindol per scrivere le mie recempsioni. Sta cosa mi manda fuori di testa.
Spendo e spando soldi comprando riviste e, udite udite, lo sapere che a Camerondiaz je piace fa la donna oggetto? Per dirne giusto una.
Ho anche comprato Internazionale che, correggetemi se sbaglio, è la rivista letta dai veri antipatici sapientini demmerda. Sembro Guastardo della Radica bionda, coi miei settimanali.
Oltretutto vado in giro coi mandarini e mi scordo di mangiarli in ufficio, così quando esco e vado in metropolitana e becco il Primate lo costringo a mangiarne qualche spicchio, anche se lui odia la frutta. Mi fa “ma perché vuoi che io lo mangi?” e io ho risposto che non voglio sembrare una di quelle pazze che girano con gli agrumi e allora lui, che è meraviglioso, s’è ingollato due spicchietti di un mandarino cattivo e tiepido.
Tra le cose successe ultimamente possiamo annoverare: ho fatto pace con MAS (forse non tutti sanno che non ci parlavo da 3 anni per un motivo che non ci ricordiamo), ho beccato in profumeria ad Agrate Brianza (sigh!) una del mio borgo natio selvaggio e la cosa mi ha semplicemente sconvolto, ho sgamato sul web un vlog di uno che mi piaceva da giovane e mi sono davvero posta delle serie domande su me medesima(non fossero bastati i ginz Fornarina color oro),  ho scelto i confetti per lo sponsale, mi sono comprata due paia di stivali molto belli, smesso la dieta e ripreso un chilo e mezzo.

Passiamo a un post a tema stagionale: le feste comandate.
Già agli albori di questo blog avevo espresso la mia opinione sul Natale (per chi non se la ricordasse, è qui) e ormai tutti sanno che io detesto gli addobbi; non mi resta dunque che fare degli auguri propiziatori.
Considerate che le sfighe che mando di solito arrivano, vediamo se funziona anche fuor di iattura.

Quindi, cari miei sparuti lettori, vi auguro che il nuovo anno vi porti quelle cose che non vi cambiano la vita ma ve la migliorano un casino. Per dire, non vi auguro di trovare una valigia con un milione di euro di cui nessuno reclama lo smarrimento, né di votare quel premier che poi si rivelerà buono  e giusto perché questa è utopia e, seppermetti, le utopie fanno tanto comunismo e il comunismo fa tanto Germania dell’est, che a sua volta fa tanto tuta acetata e calzini coi sandali, quindi no.
Io spero davvero nel profondo del mio cuore che troviate un blascino perfetto per il vostro incarnato e un contorno occhi che sgonfi davvero le borse, o una di quelle creme che davvero renda il vostro pene più lungo di mezzo centimetro. La meraviglia è nelle piccole cose, ma non è che più so piccole e più meravigliano eh. Spero che la profumeria dietro casa faccia svendite sui profumi di Scianel perché non tiene più la linea, che in palestra mettano sempre quella canzone supercafona che però vi piace tanto ma vi vergognate a tenere nell’emmeppitrè.
Se malauguratamente doveste essere disoccupati, spero almeno che l’insegnante del corso obbligatorio statale sia un bonazzo o abbia le bocce grosse.
Vi auguro le piccole gioie del quotidiano, insomma. E anche un Monclerino che non vi faccia sembrare dei ciccionazzi budrillozzi.

Detto questo, stiamo per assistere al mio ultimo Natale da nubile. Oddiomadonna.

Tiè, non dimenticatemi!

A NATALE PUOI MA NON VUOI

Riassumendo:

il Primate mi ha fatto il regalo di compleanno della vita tipo che nessuno ha mai avuto né mai avrà un regalo così bello. Descrizione: cena nel ristorante preferito + dozzina di rose preferite + 100 ml del profumo preferito. Giorno dopo: sveglia a sorpresa di amici a sorpresa da tutta Italia + paste a sorpresa di cui una al Traminer + busta a sorpresa con dentro buoni a sorpresa per giornata di terme e massaggi a sorpresa per me medesima con le mie amiche medesime + rientro dalle terme con pelle giovanissima e sguardo distesissimo + cena a sorpresa con ulteriori amiche universitarie e non a sorpresa con un menù che mancotelosogni.
Quindi il giorno dopo mi si è rotto il Chindol, rotto l’emmeppitrè, rotti gli stivali diventati quindi scarpe che abbaiano, magneno, parlano, giunta una bolletta romana da millettrecento neuri. Karma Karmilion.
Tutti questi avvenimenti avvenuti meritavano di certo un approfondimento a dovere, una descrizione particolareggiata, ad esempio, di come ho sbavato su un materasso ad acqua vibrante, o di come ho sbavato dormendo nella buca per la testa del lettino dei massaggi. E poi comunque volevo scrivere le recempsioni di una decina dozzina di libri che avevo letto nel frattaim ma Chindol mi ha lasciata, maledetto.
Poi, damblé, oggi succede qualcosa che ha veramente del fastidioso: ho dovuto fare l’albero di natale in ufficio perché The President è patito di addobbi natalizi. E quindi non poteva farselo da solo? No, chiaramente. Conseguentemente sono scesa in cantina col portiere e Perfetto Coglione che mi aiutava coi pacchetti. Dopo aver chiarito la mia posizione netta a favore dell’aracnofobia il portinaio non ha fatto altro che dire che lì è pieno di scorpioni vivi.
Quindi giungo all’ingresso dell’ufficio Brum Brum con tutti i pacchetti di palle varie. Comincio a montare sto albero e mi sento una predica da LaNonRaccomandata (figlia di The President)su quanto è brutto non addobbare casa (non faccio l’albero dalle medie, n.d.a.). Poi riesco a montare sti rami, mi danno una mano a mettere la punta ché non ci arrivo. L’albero è bianco. Ma quant’è brutto? Tanto. Che senso ha? Nessuno.
Vabbè, pace, ci metto le lucine e mi faccio dare una mano, sembriamo tre scemi in ordine decrescente di altezza che girano intorno a un albero di plastica bianca nell’ingresso di un ufficio di desain.
Vabbè, lucette messe.
Apro le scatole delle palline, sono grosse come arance grosse. Solo che bianche. Palle bianche su albero bianco. Bello sì, parecchio natalizio anche. Vabbè, dice quello, le luci saranno colorate, no? Come no, colorate di bianco.
Praticamente una mega-ricotta a intermittenza.
Quindi arrivano dall’altra stanza quei due dicendo “è pronto l’albero???” e si avvicinano dicendo “aspè che metto meglio due palline”.
Così, lasciando intendere che potevo decorare meglio, rompono una pallina per uno.

 

Il matrimogno di Lanuasèt e Benza

Insomma alla fine sabato scorso Lanoisette, la mia magistra bloggorum, s’è sposata. Inutile negare l’emozione, non fosse stato per lei forse non avrei avuto un blog. Io l’avevo già vista pettinata e abbigliata, infatti ho avuto l’onore e l’onere di essere la meicapartist della giornata: ho preso pennelli, sfumini, mascara, blascini e tanti tanti tanti ombretti e sono corsa al suo castello incantato. Lì la bella mi aspettava seduta a gambe larghe, a zinne pressoché all’aria e continuava a dirmi “Frangia ora mi sto agitando, Frangia ora ammazzo mia madre” e cose del genere. In tutto ciò il povero Primate, vestito di tutto punto come un bel damerino, aspettava al caldo e all’afa. Roba che l’ho lasciato lì con una bella camicia inamidata bianca e l’ho ritrovato MissMagliettaBagnata.

Fatto sta che a un certo punto, viene officiata la cerimonia più alternativa del mondo, per maggiori dettagli leggete qui. Lanoisette arriva bella bella bella come non mai e con un incarnato solo perfetto, mi sono commossa e complimentata con me stessa in parti uguali. Tu vuoi prendere lui, tu vuoi baciare lei, voi volete il prosecco, bau bau e così arriviamo al buffet. Io, accompagnata dal mio bello, mi siedo con la Povna e Viv e mi scofano anche l’anima de li mejo. La cosa bella dei matrimoni moderni, a mio avviso, è in fingherfud: sono bocconcini piccoli piccoli, ma a milioni. Roba che ti pare di aver sbocconcellato e alla fine, sommando, ti sei scrofato l’equivalente di 7 polpi in insalata, 5 trecce di mozzarella di bufala e un piccolo orto di pomodori ciliegini, circa 8 etti di parmigiano fatto a muss, due-trecento gamberetti e una quarantina di grissini. Solo a questo punto ci si alza, ci si alliscia il vestito e si va a cena.

Nzomma, anche al matrimogno di Lanoise abbiamo fatto così. E poi due primi, un bel secondo, vino-pausa-vino, poi tutti in giardino per la torta. Una fetta di torta poi un bel buffè di dolci, un sorbettino che sgrassa e poi foto con gli sposi…tutto molto bello. Lo so che non sto dicendo niente di nuovo, ma se vi fate un giro sui vari blog seri e costanti di questo circolo troverete sicuramente qualcosa scritto meglio  e ben dettagliato.

Io voglio portare la mia testimonianza, voglio parlare di quello che mi ha veramente colpita, di quel tocco che solo a questa cerimonia potevo trovare e mai più incontrerò: SuoCugginoSuoCuggino (per farla corta SCSC), il cugino di Lanoise. Voglio dire, se voi conosceste  la splendida donna che è la mamma di Lanoise, la sorella con lo sguardo dolce e intenso, il maric della sorec gentile e cordiale, il padre bell’uomo composto ma commosso, direste: avvedi che belli, poteva venire solo una figlia figa e intelligente. Poi, però, così damblé, in giardino, a tarda sera, al momento dei saluti, si sente echeggiare qualche parola: “i sandali di guzzi”. Sento la parola sandali e aguzzo l’orecchio. Sento la parola Guzzi e cerco di capire chi stia parlando di uno storico marchio di motociclette ad un matrimonio. Poi mi giro e vedo lui, nello splendore della sua bocconianezza: SCSC. Altino, magro, capelli incollati con del gel ma seguendo delle ascisse e delle ordinate orientate rispetto al meridiano di Ocsford, sguardo a pesce fracio e sorriso da caccia alla volpe, impeccabile nel suo completo blu. Lo sento blaterare con le sue R e le sue S e le sue C pronunciate come se fossero delle V delle C e delle Z. Resto in zona, già sento che il soggettpo mi regalerà grandi emozioni. Infatti alla fine della serata, tutti contenti ma stremati dal caldo e dal cibo, ci avviciniamo alla coppia di novelli sposi per salutarli e andarcene. Mi metto in fila con dietro il Primate, aspetto il mio turno. E vedo che qusta giacchetta blu davanti a me temporeggia, e temporeggia e temporeggia. Butto l’occhio e vedo Lanoise che fa sì-sì-sì con la testa come quei cagnolini con la capoccia attaccata alla molla. Alchè aguzzo l’orecchio e sento esattamente questo dialogo:

– quindi dove andate in viaggio di nozze?

– in Africa (testa che dondola)

– ma viaggiate in bisness o in economi? – ma che domanda è?-

– (sguardo allucinato) ma non lo so!

– ecco perchè se viaggiate in bisness, andate alla launge della Luftansa, non quella dell’AfricanSalcazzo

– (testa ciondolante)

– beh sì, sai, è meglio, è molto più curata

– (testa sempre più ciondolante, tra un po’ le si stacca)

– poi se per caso avete la bisness ma non la sinator – cazzè?- beh, dite che siete in viaggio di nozze, così comunque vi fanno usare la spa…

– (sguardo perso)

Io, ridendo come non mai, per un attimo mi preoccupo e cerco in tasca un defibrillatore, conosco la mia amica e vedo che la stiamo perdendo. Poi guardo meglio e leggo nel suo sguardo: 4 pantaloncini, 2 magliette per dormire, tre costumi da bagno, 1 vestitino elegante, una mutanda da ciclo, 4 completini maiali, antidiarroico, spray antizanzare…

Comunque la storia della spa nella laung dell’aeroporto mi ha colpito molto, non lo sapevo. Già mi vedo dire al Primate: amore c’ho la cervicale, vado un attimo a Orio al Serio a farmi fare un massaggio.