WEDDING FOR BLONDIES – i 15 punti fondamentali per l’organizzazione di un matrimonio dì-vì-nò!

Oggi mancano esattamente quattro mesi al giorno delle nozze. Non me ne capacito molto, anzi, diciamo che nonostante sia quasi tutto organizzato, io ancora non realizzo.
Ho organizzato eventi per lungo tempo quindi non mi spaventa fare una lista di problemi pratici da risolvere in maniera geniale, economica ed elegante, anzi, mi sento motivatissima. Non mi viene l’ansia e trovo sempre un fornitore più economico della media, la sto prendendo bella sportiva e sciallata, tranzolli bellazio maranza.
Però questo è un blog di informazione scientifica per cui c’è un bisogno assoluto di un vademecum per sposine impreparate e spaventante che vogliono essere pheeghe pheeghe pheeghe in modo assurdo, al grido di “Cheit Middelton, se c’avevo i sordi tua facevo sonà David Guetta”.
Innanzitutto: avete già il diamante al dito? Questo è fondamentale, perché senza diamante non c’è matrimonio, è un diktat, non si discute. Se lui continua a blandirvi con frasi su quanto sia una roba superata, all’antica, non si usa più, piuttosto ti porto in vacanza, ti pare di spendere soldi per un gioiello, ma non mi hai detto che ti piacciono le robe di Accessoraiz, c’è solo una cosa da fare: ignoratelo. Il vostro mantra è “no anello, no party”. E badate bene che se accettate il matrimonio senza il brillocco, prima o poi sarete disposte ad accettare di tutto. Quindi no.
Se invece siete nella fase successiva, quella della progettazione dell’evento del secolo, tranquillizzatevi: la parte più difficile è fatta, avete trovato uno che vi piace e che vi sposa. Se ve pare poco, ammazzateve.

 Se sul vostro anulare campeggia ora un bel solitariello, ecco, continuate pure a leggere i dettami per l’organizzazione di un matrimonio bellissimo: il vostro!

1) Partiamo da principio: fate una lista delle cose che non vi vegono in mente.
E una dice: se non mi vengono in mente come faccio? Te lo dico io, copia qui: budget massimo NON sforabile, lista invitati,  partecipazioni, lista nozze, bomboniere, misanplàs e tablòmariage,  ristorante, luogo cerimonia, addobbi, automobile, testimoni e loro regali, hotel per invitati forestieri, musica musica musica, fedi. Il primo che mi dice che non ho scritto vestito/scarpe/trucco/parrucco è un povero scemotto del paese, perché noi a quello pensiamo costantemente, sempre, da sempre, per sempre.
Da questa prima lista sommaria si dipaneranno le più e più svariate trame complicate. Quindi farete, a parte, dei sottoschemi del tipo: bomboniere, con o senza confetti? confettata? sacchettino? biowashball?

2) Leggete e leggete e leggete letteratura e informazione di genere: blog, manuali, gogòl imeig, riviste, tutto. Non imparerete molto, il sapere è tutto qui, ma vi verranno un sacco di idee, vi sentirete confuse e frustrate dal costo allucinante di molte cose carine come i cuoricini segnaposto di lavagna. Ma non dimenticate mai due cose: a) essere imbronciate fa venire le rughe, b) non avete abbastanza soldi, quindi solo le idee geniali vi salveranno.
3) Liberatevi dalla convinzione di poter fare le cose fatte in casa, non è sempre così risparmioso ed efficace. Alcune cose sì, sicuramente possono venire bene. Molte altre vi faranno solo perdere del gran tempo con risultati deplorevoli e poi se volevate risparmià ve ordinavate na pizza a domicilio. Piuttosto dedicatevi alla ricerca strenua di fornitori online, chiedete preventivi e, se necessario (ma anche solo per puro piacere), flirtate con gli uffici commerciali come se quelle che state ordinando in sconto non fossero veramente bomboniere da matrimonio.
4) Andate almeno a una fiera degli sposi, non ci troverete niente e vedrete quanto fa schifo MA vi abbufferete di confetti aggratis, capirete quanti pochi soldi avete e vedrete cose che un astemio non può neanche immaginare [cit.] Tipo, potrete incontrare un signore dal chiaro accento calabrese che vi prende per un braccio e vi fa “ho una cosa che le piacerà sicuramente tantissimo”, vi avvicinerete col vostro tailleur nero con ballerine besg e vi ritroverete in mano un album in pelo di cavallino blu elettrico con dentro foto a forma di cuore. Ve lo giuro, diventassi mora se mento. Queste sono cose che solo a FieraMilano possono succedere, e sono cose belle.
5) Non pensate mai “sì vabbè ma chemmefrega” perché, se tutto va secondo i piani, questa è l’unica volta che vi sposate e non ci sarà un altro momento buono per rifare qualcosa.
6)Una volta fatto tutto questo o mentre lo fate, andate a cercare il vostro vestito. Delegate alla suocera la scelta del vestito di lui, tanto è la solita roba grigia o nera.
Ora, avete presente quel vestito che avete sempre sognato sin da bambine? Dimenticatelo. O mettetelo da parte. Perché, a parte che non esiste, da quando avete cominciato a sognarlo il vostro culo è cresciuto esponenzialmente. Fatevi un regalo: provate anche l’impossibile! Provate tutti i modelli,  tutte le stoffe, fate gira-la-moda e così capirete che solo spendendo più del previsto potrete avere un abito bianco che vi smagrisce.
7) Trucco e parrucco fatto in casa sono sempre una cattiva idea, escluso il caso in cui vostro papà sia un londinese di nome Aldo Coppola (e quindi avete il papà ricchione)
8) La musica è importante se siete delle vere partygirl, anche l’alcool lo è. Che non manchino.
9) I parenti di merda sono equamente distribuiti nel mondo e no, non potrete fare a meno di invitarli e no, non si comporteranno meglio del previsto. Il tablòmariasg sarà un dramma ma ricordate che la perfezione non è di questo mondo. E che voi siete al tavolo solo col vostro bello, quindi anche sticazzi.
10) La lista nozze è sempre una bella idea, sia essa lista viaggio, lista casalinghi, listasssordi, lista beneficenza. Toglie delle rotture di balle agli invitati e la gente che la prende come una cafonata ormai non esiste più (e se esiste si adegua).
11) Non abbiate paura di chiedere alle vostre testimoni/invitate di rispettare alcuni codici di abbigliamento. Senza rompere troppo l’anima, ovvio, però tipo “no bianco, no nero, no viola, no rosso” è accettabile e vi evita molte madonne dell’ultimo momento. Non confidate mai nel buongusto delle persone, sapranno stupirvi sempre.
12) Il miglior modo per avere una bella festa e stare bene è fare in modo che gli invitati si divertano e non abbiano preoccupazioni, stressatevi a morte ma aiutateli in tutto quello che serve: alloggi, parcheggi, numeri di emergenza. Pensate a tutte le informazioni in anticipo e vi sentirete rasserenate quel giorno. Mettete quindi in conto di triturarvi la minchia fino a ridurla in purea nei mesi precedenti, rassegnatevi e siate felici.
13) Durante tutto il periodo organizzativo non dimenticate mai mai mai di tenere in fresco una bottiglia di buon prosecco. Ogni occasione è buona per prendersi un bicchierino di coraggio liquido o fare un brindisi.
14) Ovviamente tentate di stare a dieta, un chilo in meno non fa mai male, ma non snaturatevi che poi vi esaurite e vi vengono le rughe. Ovvero: se siete delle rubizze contadinelle nulla vi renderà Guinet Paltrov, se siete delle scope secche nulla mai vi farà somigliare a Cristin Devis, fatevene semplicemente una ragione. Se i vostri parenti di primo grado amano gli ovini e la festa della birra, non pretendete di costringere tutti a una soirée in stile Ballo delle Debuttanti perché vi verrà fuori una sagra della porchetta vestita a festa e ci resterete solo tanto male. Non fingetevi una che non siete, probabilmente voi siete già meglio. Senza rinunciare a fotoscioppare un po’ la realtà, chemmazzo.
15) Tutti quel giorno vi diranno “tranquilla, e che sarà mai, non è successo niente, chi vuoi che se ne accorga?” e un sacco di altre panzane. Non ascoltateli, è normale che qualunque piccolo dettaglio vi metta l’ansia. Voi però dovete restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA Più FIGA.

In sul calar del sole reco in mano 7 recempsioni

L’estate sta finendo, qui a Milano già piove da un pezzo, se non piove fa afa grigia. Uno spasso. Ed è con questo spirito scoppiettantissimo che vado a recempsire le ultime letture.
Certo, avevo detto che avrei letto solo ed esclusivamente monnezza, invece di mezzo ci ho messo qualcosa che non sembrava monnezza e invece, alla fine…

SURVIVOR – Chuck Palanhiuk
Molto figo, va detto. Non il suo migliore, comunque molto figo. E’ la storia complicata di un membro della chiesa Creedish, la classica setta americana in cui a un certo punto si ammazzano tutti. Tutta la storia gira intorno all’ossessione del sesso e della verginità e al suicidio. Tutti i libri di questo autore sono un po’ così: incentrati sulle manie e sulle psicosi di gente assurda, sarà per questo che mi piacciono tanto, perché ci sono bei colpi di scena e situazioni mai scontate. Inventiva ammirevole, anche se l’inizio è un po’ lento.
Adam dice che le culture che per renderti schiavo non ti castrano fisicamente, ti castrano il cervello. Rendono il sesso una cosa talmente ripugnante e diabolica e pericoloso che anche se sai quanto potrebbe essere bello avere dei rapporti sessuali, neanche ci provi.
VOTO: 7

IL MOMENTO E’ DELICATO – Niccolò Ammaniti
Ammaniti è sempre bravo ma sti raccontini sono proprio né carne né pesce. Ovviamente, come sempre, il finale in caciara è assicurato. Alcuni sono molto divertenti, altri sanno già visto-già sentito. Senza infamia e senza lode.
VOTO: 5

TONY PAGODA E I SUOI AMICI – Paolo Sorrentino
Ecco, a me quando uno come Sorrentino – che ha fatto i soldi – prova a fregarti così banalmente, mi girano fortissimo. Racconti lenti, a tratti mortalmente noiosi che, se all’inizio non convincono, alla fine rompono veramente i coglioni. Se sto libro l’ha scritto Sorrentino mi nonna è Hoara Borselli.
Nonostante tutto, salvo qualche citazione:
“E’ questione di tempo, ma si finirà per sostituire le scritte sulle borse direttamente coi cartellini appesi col prezzo da sopra. Ve lo dico io. Se pensate che la volgarità abbia posto dei limiti a se stessa allora la risposta è: no, non ha posto limiti.”

“Negli anni gli architetti, categoria di una pigrizia pari solo a quella dei camorristi disoccupati dalla Camorra, hanno stancamente consigliato alle signore ricche solo ed esclusivamente una soluzione a tutti i problemi della casa e della vita. Questa soluzione si chiama camino. E le ragioni addotte dall’architetto riguardo l’assoluta necessità del camino, sono sempre state monumentali e inattaccabili. Queste, sono le ragioni: il camino fa calore, il camino fa famiglia, il camino è bello, il camino fa casa elegante, ci puoi invitare gli amici e ci fai la brave, il camino ti fa meditabondo, guardi il fuoco e ti viene un’idea geniale per evadere le tasse, ti ci siedi di fronte, ti prendi il tepore sui piedi e ti leggi un bel libro. Nove su dieci, un libro sui camini.”
VOTO: 3

MIGNOTTOCRAZIA – Paolo Guzzanti
Riassunto: ciao sono Paolo Guzzanti, sicuramente mi conoscerete per aver dato alla luce quel gran figo di mio figlio Corrado, quell’imbecille senza pari di mia figlia Sabina e poi Arianna di Boris. Siccome ho inventato io il termine “mignottocrazia” scrivo un libro intero per ribadire questo concetto, ovvero che sono io che ho inventato il termine “mignottocrazia”, termine che non esisteva prima che io inventassi il suddetto lemma “mignottocrazia”.
Gentilmente, qualcuno mi cava gli occhi? Grazie.
VOTO: 2

REQUIEM PER UNA PORNOSTAR – Deaver Jeffery
E’ un giallo la cui protagonista indossa abiti raffiguranti dinosauri, Rune. Una serie di strane esplosioni  in cinema porno incuriosiscono Rune che decide di dare una svolta alla sua carriera girando un film sulla doppia vita della pornostar Shelly Love. Questa sua idea, però, non va a genio a un misterioso uomo col cappello che cerca di ammazzarla. Poi c’è un’altra esplosione e proprio Shelly Love rimane uccisa. Rune non si arrende e continua ad indagare. Fatto sta che il libro continua senza grosse trovate fino ad oltre la metà, poi ci sono sette miliardi di colpi di scena impensabili, sino al finale. Parte a mazzo e finisce a razzo.
VOTO: 6 e mezzo

CHE COSA TI ASPETTI DA ME – Lorenzo Licalzi
Confessioni di un vecchio fisico ricoverato in un ospizio in seguito all’ictus. Le sue impressioni, la sua vergogna, la sua verità e tanti ricordi. Questo libro mi è piaciuto moltissimo, è dolce, intenso e ironico, apre uno spaccato sulla vita e sui pensieri degli anziani che diverte e commuove. Dopo una vita strana ma dolorosa, il fisico Tommaso Perez si ritrova a sbavare mentre mangia, a non camminare, a non avere speranze nel futuro, si comporta da bisbetico allettato e  viene soprannominato “Mr Vaffanculo”. A un certo punto tutto cambia ma non voglio spoilerare. Ah, da notare: è scritto tutto in prima persona, se siete di quelli che non tollerano il protagonista narratore beh, non fa per voi.
E’ facile vedere Dio nella bellezza della natura o nella perfezione delle dinamiche cosmiche, ma allora lo si dovrebbe vedere anche nelle putride discariche di Calcutta, che sono le case di bambini che si cibano di spazzatura, o in certe camere d’albergo di Bangkok, e nella supplica che il bambino rivolge al pedofilo che lo violenta e che si esalta, si esalta per quella preghiera. Lo si dovrebbe vedere, certo, ma io non lo vedo.
VOTO: 8

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO – Erika Leonard James
Te pare che me lo perdevo? Mammancopegnente. La trama è questa: ci sono due amiche, una bella e ricca e l’altra caruccia e precaria. La caruccia e precaria sostituisce la bella e ricca ad un’intervista per il giornale della scuola (Rory Gilmore de sta fava)e lì conosce Christian Grey, un uomo con gli occhi e la giacca grigia (io l’ho immaginato sempre con la faccia di Christian Bale). Lui ha 27 anni, 40 000 dipendenti, svariate mijardate di dollari e una nerchia notevolissima. Sì, perché -non si capisce come – ma a Grey piace la precariella e le dà la caccia a suon di auto in regalo, computer in regalo, shopping illimitato in regalo. Lei, manco a dirlo, ci sta. Arrivano al dunque, lui sfodera la nota spada de foco e lei dice “Grey, ottimo direi”. Quindi trombano ma lei è precaria, caruccia e vergine. Quindi, momento Memorie di una Gheisha, fa la macchia di imene sul lenzuolo.  Dopodichè lui le dà da firmare un accordo di riservatezza piuttosto lungo in cui c’è anche una clausola sul non cacarsi addosso reciprocamente. Di lì è tutto un “ciao, come va? trombiamo!” con delle descrizioni particolareggiate di sti quattro/cinque amplessi che poi, diggiamoggelo, non sono davvero niente di che. S’accoppiano nella vasca da bagno, s’accoppiano in una  stanza accanto a quella in cui stanno i genitori di lui e cose simili. E capirai che trasgressioni! Alla fine, ma proprio alla fine, esce fuori sta questione del sadomaso, lui vorrebbe corcarla di botte pretendendo che a lei piaccia. Ora, io non me ne intendo, fatto sta che tutto sto sadomaso doloroso da morire si riduce a quattro cinghiate sulle chiappe con tanto di spalmata di crema emolliente dopo. Eccapirai, che scandalo. Ai tempi di mio nonno era il padre di famiglia che diceva “me tolgo la cintura eh..” e i bambini finivano in silenzio il piatto di minestra.
Pare che questo romanzo abbia fatto impazzire le casalinghe disperate e depravate di mezzo mondo, che abbia risvegliato chissà cosa in chissà chi e via discorrendo. Io ho capito che è il classico libro che legge chi non legge: scritto male, inconsistente, con quattro sozzerie che in confronto Armoni era un pornazzone, sto famoso “accordo di riservatezza” (di 4 o 5 pagine) viene ripetuto più e più volte a voler allungare il brodo con l’acqua sciapa, i personaggi hanno lo spessore e l’introspezione di una figurina Panini tarocca, MA sopratutto: cominciano a copulare poco prima della metà, ma che è? Voglio leggere un porno soft, mica solo un soft. Manco a dirlo, il finale è leggermente troncato nel nulla: i due litigano, lei lo lascia per finta, lui lì per lì non la richiama. Fine. Ma che fine è? Quella che dice “comprati gli altri due”. Sì, come no, aspettami seduto amico libraio.
VOTO: cinquanta sfumature di marrone

Le mie prime 5 grandi convinzioni su Milano

Ormai è qualche mese che vivo qui, povera me. Vivo in una graziosa e verde periferia tra Monza e Milano, lavoro in centrissimo.

Probabilmente il signoreddior ha capito che se non mi avesse messo almeno quattro piante intorno, sarei definitivamente impazzita, quindi vivo in una casa con un giardino che sembrano cinque e lavoro attaccata a uno dei pochissimi angoli verdi di questo lago di cemento.

Milano non è neanche brutta però è tutta grigia. Occhei, il grigio è elegante…ma il verde mi sta che è una meraviglia.

Il centro di Milano è un buco e sta tutto intorno al duomo, non c’è un albero manco a morire, in compenso fioriscono butic meravigliose.

I milanesi più che simpatici sono gentili. E facceli pure stronzi, direi.

Gli autoctoni continuano a usare indefessamente la parola “terrone” e “terronata” come nulla fosse, continuano a dire “ma a Roma i negozi aprono alle 11.00” il tutto davanti al mio accento tutt’altro che ambiguo. Lo dicono come se io dovessi capire, perché quella è la verità rivelata.

Milano mi sembrava culturalmente vivissima, vista da Roma, invece mammancopegnente: la stagione teatrale è pressoché una schifezza e quei due teatri che ho visto non avevano manco il riscaldamento.

Comunque, critiche a parte, ecco le mie prime cinque grandi verità sulla città della Smadunnina:

5- A Milano le ragazze sono tutte magre. Tutte: le milanesi doc e quelle di importazione, c’è una quantità di donne alte e magre che fa spavento. Generalmente hanno anche degli orribili piedi lunghi (i piedi sopra il 37 scarso non dovrebbero essere ammessi sulla faccia della terra).

Non so se riuscirò mai ad ambientarmi. Belle eh, intendiamoci, ma troooooppo lunghe!

4- A Milano gli uomini portano i legghinz.

Ora: fanno schifo sul 99 per cento della popolazione femminile, quelle poche che stanno bene dimostrano comunque un dubbio buongusto, cosa cacchio spinge un uomo – seppur omosessuale – a mettersi su una roba del genere? Tutti co ste zampe secche e ste camicette di ginz o a quadri, sti cappelli fintoboemièn- verogrezzèn, tutti a fare i Pete Doherty del Giambellino. Un grosso: vestiteve!

3- A Milano si mangia al napoletano/al toscano/all’umbro/al messicano.

Il massimo del tipico che si trova è la “Risotteria”. In realtà io sono convinta che il vero piatto tipico milanese sia il sushi. Buono così altrove non ce n’è (forse tranne che in Nippone). In alternativa il piatto tipico potrebbe essere il Giropizza. Per chi ha la fortuna di non sapere cosa sia, lo spiego io: si va in un posto e si spendono 12 euri fissi più cinque euri a bottiglia d’acqua. L’ambiente è una specie di capannone industriale che in qualunque altra parte del mondo ospiterebbe un’officina. Nelle lande lombarde, invece, ospita tavolate e tavolate mal tovagliate, i camerieri sono dei muli da soma con delle cinghie alla schiena, portano in grembo vassoi grossi come il tavolo de mi nonna con due maniglie ai lati, lì sopra campeggia sto metro tondo di una roba secca e asciutta condita solo ed esclusivamente male (tipo frutti di mare e pesto)  che si può mangiare fino a scoppiare. Praticamente un suicidio assistito.

2- I milanesi sono convinti che la loro città sia “lu centru de lu munnu”. Forti della definizione “capitale della moda”, si avvalgono del primo lemma applicandolo in senso assoluto: Milano capitale. In realtà, io che sono abituata alle distanze di Roma, vedo tutto piccolissimo. La metropolitana ha fermate ovunque, il bus si ferma ogni 300 metri…insomma, è tutto mini.

Loro, comunque, pensano di vivere in una metropoli europea, una roba diversa ma comparabile a Parigi. Tutto ciò mi è molto comodo: camminando al massimo dieci minuti in una qualsiasi direzione dal mio ufficio, arrivo a una profumeria.

1- I milanesi accorciano le parole in maniera strana. Nel mio dialetto si accorcia tutto, parliamo velocemente, sforbiciamo ad inizio parola, quanto al centro, quanto alla fine in modo che “dobbiamo andare a scuola” diventa “doemo nnàa scola” passando, senza colpo ferire, da 21 a 14 lettere e fonemi. I milanesi, invece, attenti all’immagine come sono, parlano il loro italiano con le vocali sbagliate e poi fanno alcune scuciture di stile che al mio orecchio suonano come un singolo dei Modà: inutile e dannoso. Insomma, parlando con un milanese sentirete dire: “mi hanno alzato lo stipe, ieri siamo stati al risto, in vacanza vado a Curma”. Ora prendo un pennello da fard e me lo pianto nel timpano.

Queste, comunque, sono convinzioni tutte mie derivanti dall’attenta osservazione del mondo circostante. Insomma, pura opinione opinabile.

La verità incontrovertibile, invece, è questa: i milanesi non esistono.

Non ho ancora conosciuto una persona che fosse una nata a Milano da genitori nati a Milano. Nella mia classe delle elementari ero l’unica umbra di genitori umbri ma di nonni forestieri, insomma la frase “sono umbro” aveva un significato profondo (e terribile, lo ammetto) fatto di polenta col cinghiale, verbi inventati, bestemmie perenni e tanto tanto tanto vino rosso.

La frase “sono milanese” invece significa “sono nato a Cinisello da mamma napoletana e papà pugliese perché mio zio abruzzese s’era trasferito a Rho visto che lavorava a Sesto San Giovanni, comunque sia mi nutro di aperitivi e voto Lega Nord”.

ALLA MANIERA DI FABIANO E SAZIO

Alla fine, come previsto, il programma di Saviano (e quello sbiadito di Fazio) ha fatto un successone. E, come tutte le cose estremamente inflazionate e modaiole, ha attirato la mia suscettibilissima attenzione.

Insomma, mo fanno tutti gli elenchi, non vedo perchè non dovrei farne uno (o più) anche io. Tra l'altro, caro il mio Fazietto de casa, io ho iniziato a fare classifiche dalla lettura di Alta Fedeltà in poi, quindi, come non mi sono inventata niente io, figuriamoci tu.

Lafrangia scrive l'elenco dei cambiamenti dell'ultimo anno:

Un anno fa:

– un anno fa ero bionda e ora sono sempre bionda ma gli altri mi percepiscono rossa (e non perchè puzzo)

– un anno fa avevo una stanza da letto più piccola, ora dormo "col morto"

– un anno fa ero più giovane

– un anno fa ero fidanzata

– un anno fa ero convinta che dopo un anno sarei stata più felice, quest'anno infatti sono più felice anche se sono meno fidanzata e meno giovane

– un anno fa guardavo Santoro che intervistava la Daddario (o era due anni fa?), quest'anno la Daddario s'è fatta un sacco di lampade e sembra mooooolto ringiovanita

– un anno fa avevo un biglietto per Lisbona, quest'anno ho un biglietto per Milano (l'anno prossimo avrò forse un biglietto per Bastia Umbra?)

– un anno fa non sapevo usare bene ecsel

– un anno fa avevo meno panza ma anche meno scarpe

– un anno fa ero convinta che l'acquajimmy sarebbe stato lo sport per me

– un anno fa sul cranio avevo un caschetto ora ho una scopa di saggina

– un anno fa non mi ero ancora presa le frustinate di Grga seduta nel suo ufficio mentre ordina una pizza ripiena al prosciutto alla legittima

– un anno fa compravo un corsetto per farmi prendere a frustinate da Grga e quest'anno quel corsetto riposa beato con l'etichetta nel casetto delle cose che aspettano il momento buono

– un anno fa non conoscevo a memoria "A mano a mano"

– un anno fa volevo andare via da Roma. E pure ora, solo che adesso mi dispiacerebbe.

– un anno fa non avrei mai immaginato che Elio sarebbe andato a Ics Factor ma sapevo già che, nell'eventualità, avrebbe stravinto

– un anno fa non vivevo con AmicaUmbra quindi non mangiavo galbanino

– un anno fa avevo un cellulare rosa, adesso ce l'ho nero ma lo sbaciucchio

– un anno fa avevo visto molti meno concerti fricchettoni e/o simili

– un anno fa avevo fatto 4 traslochi di meno (quindi avevo molti meno roba sperduta nel mondo-delle-cose-perse-durante-i-traslochi)

– un anno fa non sapevo che all'attuale nuovo fiammantissimo ominide di MAU fanno male le palle se la guarda troppo a lungo

– un anno fa vivevo con una quantità di sarde pari all'attuale quantita di marchigiane

– un anno fa quando le persone mi dicevano "che figo che è il tuo lavoro!" io concordavo

– un anno fa non avevo scroccato il biglietto per Fiorello né per Elio

– un anno fa non mi ero sbronzata marcia vestita anni Ottanta

– un anno fa non ero stata ai Musei Vaticani né a vedere un miusicol

– un anno fa leggevo di più ma avevo comunque letto di meno

– un anno fa possedevo molta meno mobilia scadente ma anche molta meno mobilia in generale

– un anno fa conoscevo molte meno persone degne di nota quali L'AgggenteImmobbigliare

– un anno fa credevo che questo blog avrebbe fatto una finaccia. E invece.

– un anno fa BelloneMicroFallico mi invitava continuamente a cena. Ah, no, questa non è una differenza. 

 

LE 5 CANZONI “CIAO SONO GIOVANE E FACCIO DENUNCIA SOCIALE DEL PAESE REALE” EDISCION

Innanzitutto vorrei dire una cosa: quando gli uomini parlano a tutti delle proprie pippette sono divertenti almeno quanto le donne che si lamentano delle mestruazioni urbi et orbi.

Dopo questa presa di posizione forte, netta, senza se e senza ma, proseguisciamo [cit.] alla classifica delle cinque canzoni che hanno fatto delle note uno strumento di denuncia sociale.

Mi è venuta in mente dopo che, domenica scorsa, mi sono trovata in casa un ragazzetto moro e riccio di cui ho scoperto il nome solo in seguito alla sua dipartita.

Notizie raccontano che sia “amico” di una mia coinquilina, venuto dalla Sicilia con furore a manifestare con la Fiom e ad alloggiare un paio di giorni a Maison Dourange.

Insomma, domenica sera mi preparo con tutti i piumaggi e i brillantini per andare a scecherarmi al 45Giri per il compleanno della Sirenotta, tutt’uno con Amica Umbra.

Avvicinandomi all’uscio, passo davanti alla cucina e faccio “Ciao ragazze (alle coinquiline) e ciao a te, chissà se ci rivedremo comunque buon viaggio!”. Semplice, educata, veloce.

Lui risponde con “Ciao, ma si ci rivedremo sicuramente perché RRoma è RRoma, cioè è uno dei miei progetti andare via da Palemmo, e RRoma è sempre stata una delle mie mete, la mia meta preferita. Anzi no, perché anche Londra, non so, non ho ancora deciso comunque a RRoma ci torno sicuramente. Ché io mi voglio trasferire….[più altre novemila parole che non ho sentito]”.

E io “Eh, ciao”.

Insomma il tizio senza nome non solo mi ha scassato le orecchie quando io avevo il fuoco della DenzinQuin su per le gambe, no. Ma anche quando gli ho detto “Molto lieta, Frangia” ha risposto “Sono un giovane comunista”. Adesso, cioè. Caro Giovane Comunista senza nome, fai silenzio. Sei in casa mia. Datti un nome, anche fittizio, che so Moiro, Ireno, Marino.

Ma comunque, sottolineando che l'espressione "paese reale" non vuol dire una minchia, che -a meno che uno non si intrippi grandemente come di moda nel decennio scorso- nessuno vede bianconigli, che io quelli come Burtone li metterei a fare pulitura delle fogne pubbliche con il loro spazzolino da denti ascoltando minimo minimo gli inediti di Sal Da Vinci, che questo blog ritiene Fini credibile come l'asino della Brambilla, che se qualcuno se n'è accorto il Lodo Alfano vive e lotta insieme noi, che metterei Vespa a vivere in un plastico e molte altre cose di tal fattura, ecco a voi 5 singhessong a tema:

 

5 – Caparezza Dalla parte del toro

4 – Tre allegri ragazzi morti Bella Italia

3 – Elio e le Storie Tese La terra dei cachi

2 – Franco BattiatoPovera Patria

1 – Rino Gaetano – Ti ti ti ti

In realtà, come sempre, me ne sono venute in mente altre centomila ma le mie classifiche di hornbiniana ispirazione constano di cinque-elementi-cinque e non si sgarra.

Le citerò lo stesso: Mal di stomaco di Fabri Fibra Monamur, Capo Fortuna sempre di Rino Gaetano (il 9 novembre ci sono i Ciao Rino a Roma, N.B.) un po’ tutta la discografia di Caparezza, Passerà la notte e Sempre allegri della (o dei) Bandabardò, Un numero degli Après la classe.

Nella speranza che anche qui arrivi un messia, un Gandhi, un Victor Colombani o, semplicemente, mi chiamino a lavorare a Lisbona.

Le 5 canzoni di “L’HO CAPITO ALLA PRIMA COMPILESCION”

Non credo di averci fatto caso solo io, o almeno spero, ma ultimamente le canzonette che suona la radio sono estremamente ripetitive.
Non solo passano sempre le stesse, non solo sono tutte del medesimo genere (quasi sempre dimmerda) ma, e soprattutto, ripetono sempre la stessa cosa.
Ok, si dirà, il ritornello c’è sempre stato e sempre ci sarà. Volare oh-oh si ripete centoventimila volte anche nel brano originale. E’ vero, ci sto, lo ammetto.
Ma ormai, la ripetizione è sintomatica di un atteggiamento sociale: tutti strillano mille volte la stessa cosa tanto nessuno li sta a sentire. E’ una rivendicazione della propria opinione che si traduce, a livello musicale, in una rottura di coglioni senza pari.
E sia chiaro che non mi riferisco alla musica tunza da discoteca ripetitiva per principio et necessità (BlaBlaBla di GG D’Ag docet).
Dunque, veniamo alle 5 canzoni della “L’ho capito alla prima Compilescion”. 
5 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/I7HahVwYpwo&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Meet me halfway  dei Black Eyed Peas
Adesso, non starò qui a dire quanto nociva sia questa banda di burini vestiti a festa. Non mi soffermerò nemmeno sul tripudio di silicone che è Fergie, simpatica 40enne monella atteggiata a tineger pure se nun j’aregge. Non dirò che effettivamente il cinese ha senso in quel gruppo solo per strappare due braccia ai contraffattori di Prada delle periferie sciangaiane.
Dirò invece che io una volta questi li ho visti dal vivo e Fergie c’ha la panza. E li ho visti pogare mentre suonavano i SOAD.
4 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/e82VE8UtW8A&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Rude Boy – Rihanna
E pensare che era partita tanto bene coi suoi completi sessi e i capelli lunghi. Stilosa, bona per due, bella voce, fresca. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe diventata un baraccone di periferia? Tra le botte del fidanzato, il tatuaggio sul collo, i capelli alla Eduard Mani di Forbice…insomma, non ci siamo. Ma poi che bisogno c’è di dire Take it, take it/Baby, baby/Take it, take it/Love me, love me? Cioè, l’avevamo capito alla prima.
3 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BUKq7DLo6Ko&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Big Big World – Emilia
E qui si comincia male già dal titolo. Si continua con una canzone che ha fatto la storia della brutta musica internazionale. Per non parlare della cantante, vincitrice ufficiale del premio “Ragazza Sciapa degli anni Novanta”. Anzi “Ragazza Sciapa Sciapa anni Novanta”. (lo so che non è recente ma meritava)
2- </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/d5NTPDG7Js0&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Festa – Fabri Fibra
Si annuncia la it truzza dell’estate. Farà echeggiare tutti gli impianti stereo dei cafoni della provincia umbra. Una canzone che ha fatto del tuning una ragion d’essere. Peccato, perché Fibra, si sa, è uno dei miei UIMF preferiti di tutti i tempi, perché s’era dato un tono col programma di Emtivì. E’ un triste momento per la canzonetta estiva italiana.
1- </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/EVBsypHzF3U&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Telephone – Lady Gaga fit Beyoncé
Questa è senza dubbio la mia preferita. Merita a pieno titolo il primo posto perché ripete sempre la stessa manfrina “e non mi chiamare-e-e-e-e-e, e c’ho da fare-e-e-e-e”. Ma la parte che non posso fare a meno di preferire è senza ombra di dubbio l’inizio, l’intro (come si direbbe su una copertina di un ciddì). Cioè: è la sigla del meteo(al minuto 2:51). E’ lecito aspettarsi Giuliacci con la sua faccia da Anacleto che inizia a sragionare su anticicloni, Azzorre e compagnia bella. E invece no, è proprio l’inizio di una canzone molto molto molto brutta.  
Menzione speciale va a Biagio Antonacci che, come ogni primavera, sente il bisogno di invaderci la radio. Con questa sua canzonetta “</param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/E89AeZhkbH4&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>E se fosse per sempre” (cosa che tutti iniziano a temere) ci ripete lo stesso avverbio millemila volte. Superfluo, come la canzone, come il disco, come il cantante. Anzi no, Biagio Antonacci è servito a far emergere Cristicchi. In fondo in fondo c’è del buono in tutti.

 

IO C’ERO

"comunque, comunque, chi è che presenta il prossimo Festival?

Chi è? Chi è? Ehhh Chi sarà?

Paolo Bonolis? Pippo Baudo? Fazio? Fiorello? Quanti stramegamiliardi di miliardi

ci diranno che guadagneranno questi?!

Ma perchè non ci mettete, perchè non ci mettete una cicciona,

una cicciona a presentare Sanremo?! Con un cazzo di nano gay nero?!"

FABRIZIO TARDUCCI

A me delle polemiche non interessa, Sanremo è Sanremo e io lo guardo. Un mucchio de lucette, strassetti, confettini e fiorellini così, si vede solo una volta l’anno. Mi piace, oh, pare che è una vergogna. 

E onestamente i programmi del palinsesto della contro-cultura potevano pure proporre qualcosa di meglio di Bertolasuccio Sporcaccioncello Cattivone.

Non c’ho voglia di mettermi a dare voti, a dire che finalmente c’è un po’ di gente sotto los quarenta a canticchiare qualcosa che, probabilmente, sentiremo in radio.

Buone notizie dalla capitale del fiore all’italiana: non c’è AlBano, non ci sono gli Avion Travel, né Sal da Vinci, né la Tatangelo e manco Alessandro Safina.

Insomma, ieri i bigghi, gente un po’ più caruccia del solito: Irene Grandi, Noemi, Marco de Viterbe (uno di izz fattor), Valerio di Amici, Malika Ayane dopo che ha fatto a botte con qualcuno con in mano delle forbici e simili.

Insomma, un sacco di canzoni molto più carine del solito e molto orecchiabili. E, come tutti i cinque gatti che ieri erano sintonizzati su raiuno, anche io ho eletto il mio vincitore. Bello, bravo, controcorrente seppur nella mischia, insomma: un figo. Signore e signori: Simone Cristicchi.