LE 5 CANZONI PIù IMPROBABILI DEL MIO 2016

Prima di avere Spotifai Premium mi chiedevo chi mai potesse pagare per avere Spotifai Premium. La risposta era semplice: io.
Spotifai Premium è come Scai, una di quelle robe che finché non le hai ti sembrano inutili. Poi ne vieni in possesso e, se un giorno arriva qualcuno (leggi: la spendinreviù familiare, il cambio numero di carta di credito, una vecchia Postepei che non ricordavi di avere con su del credito che a una certa finisce) , dicevo, se arriva qualcosa o qualcuno che ti tronca gli abbonamenti ti sento brutto, povero e solo, la tua vita sembra noiosa e dover ascoltare trenta secondi di pubblicità ogni cinque canzoni ti appare un sopruso al tuo animo che altro non vorrebbe fare che abbandonarsi alla musica.
Nzomma, c’ho Spotifai Premium perché me lo ha regalato Vodafone e non appena scadrà, porcamignotta, so che inizierò a pagare per averlo. Oh, negli anni Ottanta sarei stata un’eroinomane (forse eh, non so se avrei potuto tollerare di avere una pelle di merda) e nei Dumilaetocca pago per avere contenuti a disposizione ovunque e in qualunque momento.
Ebbene, anche io pochi anni fa, in un impeto di poca lungimiranza, mi dicevo: ma chi cacchio vuoi che si metta a guardare le serie tv sul cellulare in metropolitana. La risposta era semplice: io.
Pipponi sulla dipendenza da tecnologia non accetti, tencs.
Morale della favola, Spotifai, da un par di mesi, mi propone una lista di brani che ho ascoltato molto nel 2016. Alcuni sono i miei classici di sempre, alcuni sono brani vergognosi in svariati dialetti sudamericani con due minimi comuni denominatori: testi volgari e saundtrec delle mie lezioni di zumba, altre sono canzonette su cui mi sono scimmiata per qualche giorno.
In generale, comunque, alcuni brani mi risultano particolamente inspiegabili poiché non sono affatto da me. Non si capisce proprio come mi siano capitate nelle orecchie e perché ce le abbia rimesse più e più volte.
Ecco dunque la classifica delle 5 canzoni più improbabili del mio 2016:

 5- Tearin’up My Heart – *NSync 
Probabilmente un rigurgito di scuola superiore, Fornarina, merendine Kinder Brioss sulle scale della scuola fascista, riga in mezzo, felpa Fruit of the Loom, lettore CD AntiShock et similia. Pressoché inspiegabile.

4- Odio le Favole – Ermal Meta
Evidentemente avevo intuito il potenziale del novello profeta sanremese. Peccato che la canzone di quest’anno mi facesse cagarone one one (letto “uan”, come il pupazzo Uan).
Quello che mi aveva colpito molto era la presa di posizione pro LGBT con un arcobaleno sugli occhi in diretta. Mica per la presa di posizione (dai, chi mazzo è che non sostiene la causa nel facchin’2017? Adinolfi non degno di essere considerato da nessuno) ma per l’idea di penalizzare il suo contorno occhi già martoriato.
ermalmeta
Poi c’è una frase che mi faceva sempre dire “quant’è vero!” che recitava: per stare bene penso a te, per stare male penso a te e me
Come ho potuto vivere le mie pene d’amore tardo adolescenziale senza questa massima? è un mistero misterioso.

3 – Who is afraid of gender? Immanuel Casto feat. Romina Falconi
La canzone è bruttarella ma mi deve piacere per principio. Ora, tra dire pubblicamente che mi piace ed ascoltarla , ce ne passa. Bah.
Il video però è una chicca, guardatelo.

2 – Si sboccia poveri – Gordon
Ma che è sta monnezza? bah. Se va bene bene, se va male bere. Che monnezza.

1 – Heaven – Bryan Adams


Ora. Bella è bella eh, niente da dire. Ma io ho due grossi problemi con sta canzone: il primo è che riascoltarla a pallettone nel 2016 è veramente inconcepibile, il secondo è che  l’ho associata indelebilmente a uno che ha fatto i provini di The Voice anni e anni fa e di cui, mio malgrado, ricordo nome/cognome/provenienza/aufit.

Nzomma, ce l’abbiamo tutti una pleilist di cui ci vergogniamo, sono sicura che qualcuno ha i FrenchAffair nascosti tra Battisti e Guccini o i Modà tra i Guns’n’Roses e De André.
No dai, non scherziamo, i Modà no.

Le 5 canzoni di un genere che non so definire ma che sono proprio di quel genere che mi piace tanto

A parte che è una vita che non scrivo una specie di classifica.
A parte che non leggo un libro di Hornby da troppo tempo.
E poi comunque io a ste definizioni moderne tipo “prog” non le capisco mai bene del tutto fino in fondo, già pe raccapezzamme co “indie” c’ho messo i miei tempi.
La musica è un argomento complesso da trattare.
E’ molto più personale del fatto, ad esempio, che ho il ciclo decisamente poco abbondante.
Ne ascoltavo di meglio da ragazzina, ero più aggiornata, mi sparavo emtivì di continuo e masterizzavo anche l’animadelimejo. Comunque sia se non ho il lettore emmepitrè mi sento abbastanza male. Poi però non c’ho mai voglia di cambiare i file dentro e arrivo ad ascoltare le stesse cose per mesi e mesi.
Quando mi capita (ma quando mi capita?) che mi chiedano quale sia la mia canzone preferita rispondo sempre, per pigrizia, Don’t speak dei No Doubt. In effetti è una canzone che mi piace tanto ma non credo che sia la mia preferita, diciamo che è una risposta preconfezionata che accontenta un po’ grandi e piccini, rocchettari e cafonari.
Ma poi, preferita de che? Preferita se sto al quarto gin lemon, me fanno male i piedi per i tacchi e sto con le amiche allora è L’amour toujours. Preferita se mi voglio tagliare le vene per lungo e largo e dietro le ginocchia come il poro Seneca,  probabilmente è Replay di Bersani.
Insomma, la musica è una roba complessa, cambia con l’età e coi periodi e coi ricordi che ci si associano.
E’ per questo che lentamente sono arrivata a comprendere quale sia il genere di canzone che mi piace tanto, quello che non citerei mai tra i miei preferitissimi ma quando passa nella riproduzione casuale del lettore non salto mai. Nzomma quella singassong che è sempre il momento buono per ascoltarla.

E quindi ecco le cinque canzoni tipiche del genere che piace tanto a me:

5. Jaqueline – Franz Ferdinand

4. Love Long Distance – The Gossip 

3. Bugiardo – Tre allegri ragazzi morti  

2. Lonely Boy – The Black Keys

E prima tra tutte una canzone che adoro, seguito della splendida Andate tutti affanculo ben più famosa, dalla melodia fricchettona e ondeggiante, ste schitarrate da scampagnata con la parrocchia, il coro da concerto mbriacone, e dal testo ricco in perle di saggezza.

1. Atto secondo – Zen Circus 

 

Le salamelle ve le girate da soli

Ma quanto è bello è poter dire “te l’avevo detto”?


La sinistra m’è sempre stata un po’ sulle balle per vari motivi tra cui si possono annoverare: le giacchette di pannolenci verde marcio, l’eschimo, il fatto che mio nonno paterno devolveva soldi al PC e non mi faceva il regalo di Natale. 

Nonostante ciò, in mancanza di un partito di destra sociale e laica, ho dovuto rivedere un po’ i miei parametri e votare SEL, sbandierando la giustificazione che “solo i piccoli uomini non cambiano mai idea”.
Il PD però non mi è mai sceso (vedi qui), in questa grande coalizione dallo spirito europeo ma anche nazionalista, laico ma anche cattolico, liberale ma con un occhio al comunismo, di sinistra ma anche renziano, di rinnovamento ma anche conservatore, io non ci ho mai creduto. Il mix&match per me non funziona nella moda, figurarsi coi valori morali e politici.
Ste magliette di Che Guevara, ste bandiere falce&martello sventolate dai sedicenni, sto rimando a Togliatti e Gramsci durante il concertone del primo maggio m’hanno veramente sempre lasciata perplessa e annoiata, anche quando sedici anni li avevo io. 
Però è comprensibile, è folklore, sono luoghi comuni, è il nazionalpopolare che si incarna nelle manifestazioni. Tutto giusto, infatti so cent’anni che ci stanno le feste dell’Unità e il lambruscaccio, e i panini dello zozzone, e Guccini in stereofonia, e il gruppo del paese che si esibisce e via andare. 
E su tutto questo il PD ci ha contato, sempre e comunque. Europei sì, ma la salamella fammela ben cotta. Si potrà dire che questi erano momenti di incontro tra el pueblo unito e i piani alti, Franceschì rollame sta canna. 
Insomma, io penso tutte queste cose ma li ho lo stesso sempre preferiti al Berlu nella convinzione – fino a una settimana fa incontrovertibile – che tutto è meglio del Berlu e peggio di lui non c’è nientennessuno. 
Poi, damblé, Napolitano. E più che Napolitano, non-Rodotà. 
Per la serie: se una cosa può andar male lo farà e sarà peggio. Applausi al nonno che avanza, salvatore della patria, anzianotti che giura e rinnega tutto e il contrario di tutto in meno di una settimana. 
Altro che Partito Disastro, ormai PD è la sigla di una bestemmia detta a voce alta in chiesa. 
E quindi, anche se non ci avrei mai sperato, eccomi a scrivere l’elenco delle 10 cose che il PD potrebbe fare per prendere meno di Futuro e Libertà alle prossime elezioni:

  1. vivere di solo antiberlusconismo 
  2. “perché Berlusconi ha le televisioni” e poi non fare la legge sul confilitto di interessi
  3. “perché Berlusconi ha le televisioni” e poi non regolamentare le reti televisive
  4. “perché Berlusconi va a mignotte” e poi Marrazzo
  5. “perché la Lega e le mazzette” e poi Penati
  6. “mai con Berlusconi” e poi cercare un governo di larghe intese con il PdL
  7. “perché il porcellum” e poi sempre quella
  8. “perché Grillo è un buffone” e poi la ricerca disperata dell’alleanza con Grillo
  9. “perché apriamo all’alleanza con il M5S” e poi Rodotà no perché è proposto dal M5S
  10. “perché le primarie sono uno strumento valido” e poi “Se c’era Renzi…”
  11. Una campagna incomprensibile e pure parecchio brutta
  12. Essere laici e allearsi giustamente con Vendola ma anche Rosy Bindi
  13. Opposizione questa sconosciuta
  14. L’IMU è cattiva ma votiamo l’IMU
  15. Franceschini, Fassina, Rutelli e altra gente che come apre bocca serve un antiemetico
  16. Mi è sembrato di sentire “D’Alema”
  17. Tutte le varie mosse del giaguaro
  18. Esiliare all’estero una brava come la Serracchiani
  19. Smettere di copiare le battute a Crozza e copiarle invece a Cirilli
  20. Sbeccarci la manicure
  21. Sbavarsi di olio mentre mangiano il pollo
  22. Finanziare il tour di Emma Marrone
  23. Votare a favore della secessione inneggiando a Garibaldi
  24. Lasciarci sempre l’asse del water tiepida
  25. Fare la polemica guanciale/pancetta mentre prepariamo l’amatriciana
  26. Attaccare la pippa su Dan Brown e i segreti del vaticano
  27. Non dirci che abbiamo i denti macchiati di rossetto
  28. Battersi contro tutti per vincere le primarie e poi dimettersi
  29. La morte di Berlusconi

 

WEDDING FOR BLONDIES – i 15 punti fondamentali per l’organizzazione di un matrimonio dì-vì-nò!

Oggi mancano esattamente quattro mesi al giorno delle nozze. Non me ne capacito molto, anzi, diciamo che nonostante sia quasi tutto organizzato, io ancora non realizzo.
Ho organizzato eventi per lungo tempo quindi non mi spaventa fare una lista di problemi pratici da risolvere in maniera geniale, economica ed elegante, anzi, mi sento motivatissima. Non mi viene l’ansia e trovo sempre un fornitore più economico della media, la sto prendendo bella sportiva e sciallata, tranzolli bellazio maranza.
Però questo è un blog di informazione scientifica per cui c’è un bisogno assoluto di un vademecum per sposine impreparate e spaventante che vogliono essere pheeghe pheeghe pheeghe in modo assurdo, al grido di “Cheit Middelton, se c’avevo i sordi tua facevo sonà David Guetta”.
Innanzitutto: avete già il diamante al dito? Questo è fondamentale, perché senza diamante non c’è matrimonio, è un diktat, non si discute. Se lui continua a blandirvi con frasi su quanto sia una roba superata, all’antica, non si usa più, piuttosto ti porto in vacanza, ti pare di spendere soldi per un gioiello, ma non mi hai detto che ti piacciono le robe di Accessoraiz, c’è solo una cosa da fare: ignoratelo. Il vostro mantra è “no anello, no party”. E badate bene che se accettate il matrimonio senza il brillocco, prima o poi sarete disposte ad accettare di tutto. Quindi no.
Se invece siete nella fase successiva, quella della progettazione dell’evento del secolo, tranquillizzatevi: la parte più difficile è fatta, avete trovato uno che vi piace e che vi sposa. Se ve pare poco, ammazzateve.

 Se sul vostro anulare campeggia ora un bel solitariello, ecco, continuate pure a leggere i dettami per l’organizzazione di un matrimonio bellissimo: il vostro!

1) Partiamo da principio: fate una lista delle cose che non vi vegono in mente.
E una dice: se non mi vengono in mente come faccio? Te lo dico io, copia qui: budget massimo NON sforabile, lista invitati,  partecipazioni, lista nozze, bomboniere, misanplàs e tablòmariage,  ristorante, luogo cerimonia, addobbi, automobile, testimoni e loro regali, hotel per invitati forestieri, musica musica musica, fedi. Il primo che mi dice che non ho scritto vestito/scarpe/trucco/parrucco è un povero scemotto del paese, perché noi a quello pensiamo costantemente, sempre, da sempre, per sempre.
Da questa prima lista sommaria si dipaneranno le più e più svariate trame complicate. Quindi farete, a parte, dei sottoschemi del tipo: bomboniere, con o senza confetti? confettata? sacchettino? biowashball?

2) Leggete e leggete e leggete letteratura e informazione di genere: blog, manuali, gogòl imeig, riviste, tutto. Non imparerete molto, il sapere è tutto qui, ma vi verranno un sacco di idee, vi sentirete confuse e frustrate dal costo allucinante di molte cose carine come i cuoricini segnaposto di lavagna. Ma non dimenticate mai due cose: a) essere imbronciate fa venire le rughe, b) non avete abbastanza soldi, quindi solo le idee geniali vi salveranno.
3) Liberatevi dalla convinzione di poter fare le cose fatte in casa, non è sempre così risparmioso ed efficace. Alcune cose sì, sicuramente possono venire bene. Molte altre vi faranno solo perdere del gran tempo con risultati deplorevoli e poi se volevate risparmià ve ordinavate na pizza a domicilio. Piuttosto dedicatevi alla ricerca strenua di fornitori online, chiedete preventivi e, se necessario (ma anche solo per puro piacere), flirtate con gli uffici commerciali come se quelle che state ordinando in sconto non fossero veramente bomboniere da matrimonio.
4) Andate almeno a una fiera degli sposi, non ci troverete niente e vedrete quanto fa schifo MA vi abbufferete di confetti aggratis, capirete quanti pochi soldi avete e vedrete cose che un astemio non può neanche immaginare [cit.] Tipo, potrete incontrare un signore dal chiaro accento calabrese che vi prende per un braccio e vi fa “ho una cosa che le piacerà sicuramente tantissimo”, vi avvicinerete col vostro tailleur nero con ballerine besg e vi ritroverete in mano un album in pelo di cavallino blu elettrico con dentro foto a forma di cuore. Ve lo giuro, diventassi mora se mento. Queste sono cose che solo a FieraMilano possono succedere, e sono cose belle.
5) Non pensate mai “sì vabbè ma chemmefrega” perché, se tutto va secondo i piani, questa è l’unica volta che vi sposate e non ci sarà un altro momento buono per rifare qualcosa.
6)Una volta fatto tutto questo o mentre lo fate, andate a cercare il vostro vestito. Delegate alla suocera la scelta del vestito di lui, tanto è la solita roba grigia o nera.
Ora, avete presente quel vestito che avete sempre sognato sin da bambine? Dimenticatelo. O mettetelo da parte. Perché, a parte che non esiste, da quando avete cominciato a sognarlo il vostro culo è cresciuto esponenzialmente. Fatevi un regalo: provate anche l’impossibile! Provate tutti i modelli,  tutte le stoffe, fate gira-la-moda e così capirete che solo spendendo più del previsto potrete avere un abito bianco che vi smagrisce.
7) Trucco e parrucco fatto in casa sono sempre una cattiva idea, escluso il caso in cui vostro papà sia un londinese di nome Aldo Coppola (e quindi avete il papà ricchione)
8) La musica è importante se siete delle vere partygirl, anche l’alcool lo è. Che non manchino.
9) I parenti di merda sono equamente distribuiti nel mondo e no, non potrete fare a meno di invitarli e no, non si comporteranno meglio del previsto. Il tablòmariasg sarà un dramma ma ricordate che la perfezione non è di questo mondo. E che voi siete al tavolo solo col vostro bello, quindi anche sticazzi.
10) La lista nozze è sempre una bella idea, sia essa lista viaggio, lista casalinghi, listasssordi, lista beneficenza. Toglie delle rotture di balle agli invitati e la gente che la prende come una cafonata ormai non esiste più (e se esiste si adegua).
11) Non abbiate paura di chiedere alle vostre testimoni/invitate di rispettare alcuni codici di abbigliamento. Senza rompere troppo l’anima, ovvio, però tipo “no bianco, no nero, no viola, no rosso” è accettabile e vi evita molte madonne dell’ultimo momento. Non confidate mai nel buongusto delle persone, sapranno stupirvi sempre.
12) Il miglior modo per avere una bella festa e stare bene è fare in modo che gli invitati si divertano e non abbiano preoccupazioni, stressatevi a morte ma aiutateli in tutto quello che serve: alloggi, parcheggi, numeri di emergenza. Pensate a tutte le informazioni in anticipo e vi sentirete rasserenate quel giorno. Mettete quindi in conto di triturarvi la minchia fino a ridurla in purea nei mesi precedenti, rassegnatevi e siate felici.
13) Durante tutto il periodo organizzativo non dimenticate mai mai mai di tenere in fresco una bottiglia di buon prosecco. Ogni occasione è buona per prendersi un bicchierino di coraggio liquido o fare un brindisi.
14) Ovviamente tentate di stare a dieta, un chilo in meno non fa mai male, ma non snaturatevi che poi vi esaurite e vi vengono le rughe. Ovvero: se siete delle rubizze contadinelle nulla vi renderà Guinet Paltrov, se siete delle scope secche nulla mai vi farà somigliare a Cristin Devis, fatevene semplicemente una ragione. Se i vostri parenti di primo grado amano gli ovini e la festa della birra, non pretendete di costringere tutti a una soirée in stile Ballo delle Debuttanti perché vi verrà fuori una sagra della porchetta vestita a festa e ci resterete solo tanto male. Non fingetevi una che non siete, probabilmente voi siete già meglio. Senza rinunciare a fotoscioppare un po’ la realtà, chemmazzo.
15) Tutti quel giorno vi diranno “tranquilla, e che sarà mai, non è successo niente, chi vuoi che se ne accorga?” e un sacco di altre panzane. Non ascoltateli, è normale che qualunque piccolo dettaglio vi metta l’ansia. Voi però dovete restare concentrate, attente, orientate al target, col cuore oltre l’ostacolo, con la mission tatuata nella mente, focalizzate sull’obiettivo: ESSERE LA Più FIGA.

In sul calar del sole reco in mano 7 recempsioni

L’estate sta finendo, qui a Milano già piove da un pezzo, se non piove fa afa grigia. Uno spasso. Ed è con questo spirito scoppiettantissimo che vado a recempsire le ultime letture.
Certo, avevo detto che avrei letto solo ed esclusivamente monnezza, invece di mezzo ci ho messo qualcosa che non sembrava monnezza e invece, alla fine…

SURVIVOR – Chuck Palanhiuk
Molto figo, va detto. Non il suo migliore, comunque molto figo. E’ la storia complicata di un membro della chiesa Creedish, la classica setta americana in cui a un certo punto si ammazzano tutti. Tutta la storia gira intorno all’ossessione del sesso e della verginità e al suicidio. Tutti i libri di questo autore sono un po’ così: incentrati sulle manie e sulle psicosi di gente assurda, sarà per questo che mi piacciono tanto, perché ci sono bei colpi di scena e situazioni mai scontate. Inventiva ammirevole, anche se l’inizio è un po’ lento.
Adam dice che le culture che per renderti schiavo non ti castrano fisicamente, ti castrano il cervello. Rendono il sesso una cosa talmente ripugnante e diabolica e pericoloso che anche se sai quanto potrebbe essere bello avere dei rapporti sessuali, neanche ci provi.
VOTO: 7

IL MOMENTO E’ DELICATO – Niccolò Ammaniti
Ammaniti è sempre bravo ma sti raccontini sono proprio né carne né pesce. Ovviamente, come sempre, il finale in caciara è assicurato. Alcuni sono molto divertenti, altri sanno già visto-già sentito. Senza infamia e senza lode.
VOTO: 5

TONY PAGODA E I SUOI AMICI – Paolo Sorrentino
Ecco, a me quando uno come Sorrentino – che ha fatto i soldi – prova a fregarti così banalmente, mi girano fortissimo. Racconti lenti, a tratti mortalmente noiosi che, se all’inizio non convincono, alla fine rompono veramente i coglioni. Se sto libro l’ha scritto Sorrentino mi nonna è Hoara Borselli.
Nonostante tutto, salvo qualche citazione:
“E’ questione di tempo, ma si finirà per sostituire le scritte sulle borse direttamente coi cartellini appesi col prezzo da sopra. Ve lo dico io. Se pensate che la volgarità abbia posto dei limiti a se stessa allora la risposta è: no, non ha posto limiti.”

“Negli anni gli architetti, categoria di una pigrizia pari solo a quella dei camorristi disoccupati dalla Camorra, hanno stancamente consigliato alle signore ricche solo ed esclusivamente una soluzione a tutti i problemi della casa e della vita. Questa soluzione si chiama camino. E le ragioni addotte dall’architetto riguardo l’assoluta necessità del camino, sono sempre state monumentali e inattaccabili. Queste, sono le ragioni: il camino fa calore, il camino fa famiglia, il camino è bello, il camino fa casa elegante, ci puoi invitare gli amici e ci fai la brave, il camino ti fa meditabondo, guardi il fuoco e ti viene un’idea geniale per evadere le tasse, ti ci siedi di fronte, ti prendi il tepore sui piedi e ti leggi un bel libro. Nove su dieci, un libro sui camini.”
VOTO: 3

MIGNOTTOCRAZIA – Paolo Guzzanti
Riassunto: ciao sono Paolo Guzzanti, sicuramente mi conoscerete per aver dato alla luce quel gran figo di mio figlio Corrado, quell’imbecille senza pari di mia figlia Sabina e poi Arianna di Boris. Siccome ho inventato io il termine “mignottocrazia” scrivo un libro intero per ribadire questo concetto, ovvero che sono io che ho inventato il termine “mignottocrazia”, termine che non esisteva prima che io inventassi il suddetto lemma “mignottocrazia”.
Gentilmente, qualcuno mi cava gli occhi? Grazie.
VOTO: 2

REQUIEM PER UNA PORNOSTAR – Deaver Jeffery
E’ un giallo la cui protagonista indossa abiti raffiguranti dinosauri, Rune. Una serie di strane esplosioni  in cinema porno incuriosiscono Rune che decide di dare una svolta alla sua carriera girando un film sulla doppia vita della pornostar Shelly Love. Questa sua idea, però, non va a genio a un misterioso uomo col cappello che cerca di ammazzarla. Poi c’è un’altra esplosione e proprio Shelly Love rimane uccisa. Rune non si arrende e continua ad indagare. Fatto sta che il libro continua senza grosse trovate fino ad oltre la metà, poi ci sono sette miliardi di colpi di scena impensabili, sino al finale. Parte a mazzo e finisce a razzo.
VOTO: 6 e mezzo

CHE COSA TI ASPETTI DA ME – Lorenzo Licalzi
Confessioni di un vecchio fisico ricoverato in un ospizio in seguito all’ictus. Le sue impressioni, la sua vergogna, la sua verità e tanti ricordi. Questo libro mi è piaciuto moltissimo, è dolce, intenso e ironico, apre uno spaccato sulla vita e sui pensieri degli anziani che diverte e commuove. Dopo una vita strana ma dolorosa, il fisico Tommaso Perez si ritrova a sbavare mentre mangia, a non camminare, a non avere speranze nel futuro, si comporta da bisbetico allettato e  viene soprannominato “Mr Vaffanculo”. A un certo punto tutto cambia ma non voglio spoilerare. Ah, da notare: è scritto tutto in prima persona, se siete di quelli che non tollerano il protagonista narratore beh, non fa per voi.
E’ facile vedere Dio nella bellezza della natura o nella perfezione delle dinamiche cosmiche, ma allora lo si dovrebbe vedere anche nelle putride discariche di Calcutta, che sono le case di bambini che si cibano di spazzatura, o in certe camere d’albergo di Bangkok, e nella supplica che il bambino rivolge al pedofilo che lo violenta e che si esalta, si esalta per quella preghiera. Lo si dovrebbe vedere, certo, ma io non lo vedo.
VOTO: 8

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO – Erika Leonard James
Te pare che me lo perdevo? Mammancopegnente. La trama è questa: ci sono due amiche, una bella e ricca e l’altra caruccia e precaria. La caruccia e precaria sostituisce la bella e ricca ad un’intervista per il giornale della scuola (Rory Gilmore de sta fava)e lì conosce Christian Grey, un uomo con gli occhi e la giacca grigia (io l’ho immaginato sempre con la faccia di Christian Bale). Lui ha 27 anni, 40 000 dipendenti, svariate mijardate di dollari e una nerchia notevolissima. Sì, perché -non si capisce come – ma a Grey piace la precariella e le dà la caccia a suon di auto in regalo, computer in regalo, shopping illimitato in regalo. Lei, manco a dirlo, ci sta. Arrivano al dunque, lui sfodera la nota spada de foco e lei dice “Grey, ottimo direi”. Quindi trombano ma lei è precaria, caruccia e vergine. Quindi, momento Memorie di una Gheisha, fa la macchia di imene sul lenzuolo.  Dopodichè lui le dà da firmare un accordo di riservatezza piuttosto lungo in cui c’è anche una clausola sul non cacarsi addosso reciprocamente. Di lì è tutto un “ciao, come va? trombiamo!” con delle descrizioni particolareggiate di sti quattro/cinque amplessi che poi, diggiamoggelo, non sono davvero niente di che. S’accoppiano nella vasca da bagno, s’accoppiano in una  stanza accanto a quella in cui stanno i genitori di lui e cose simili. E capirai che trasgressioni! Alla fine, ma proprio alla fine, esce fuori sta questione del sadomaso, lui vorrebbe corcarla di botte pretendendo che a lei piaccia. Ora, io non me ne intendo, fatto sta che tutto sto sadomaso doloroso da morire si riduce a quattro cinghiate sulle chiappe con tanto di spalmata di crema emolliente dopo. Eccapirai, che scandalo. Ai tempi di mio nonno era il padre di famiglia che diceva “me tolgo la cintura eh..” e i bambini finivano in silenzio il piatto di minestra.
Pare che questo romanzo abbia fatto impazzire le casalinghe disperate e depravate di mezzo mondo, che abbia risvegliato chissà cosa in chissà chi e via discorrendo. Io ho capito che è il classico libro che legge chi non legge: scritto male, inconsistente, con quattro sozzerie che in confronto Armoni era un pornazzone, sto famoso “accordo di riservatezza” (di 4 o 5 pagine) viene ripetuto più e più volte a voler allungare il brodo con l’acqua sciapa, i personaggi hanno lo spessore e l’introspezione di una figurina Panini tarocca, MA sopratutto: cominciano a copulare poco prima della metà, ma che è? Voglio leggere un porno soft, mica solo un soft. Manco a dirlo, il finale è leggermente troncato nel nulla: i due litigano, lei lo lascia per finta, lui lì per lì non la richiama. Fine. Ma che fine è? Quella che dice “comprati gli altri due”. Sì, come no, aspettami seduto amico libraio.
VOTO: cinquanta sfumature di marrone

Le mie prime 5 grandi convinzioni su Milano

Ormai è qualche mese che vivo qui, povera me. Vivo in una graziosa e verde periferia tra Monza e Milano, lavoro in centrissimo.

Probabilmente il signoreddior ha capito che se non mi avesse messo almeno quattro piante intorno, sarei definitivamente impazzita, quindi vivo in una casa con un giardino che sembrano cinque e lavoro attaccata a uno dei pochissimi angoli verdi di questo lago di cemento.

Milano non è neanche brutta però è tutta grigia. Occhei, il grigio è elegante…ma il verde mi sta che è una meraviglia.

Il centro di Milano è un buco e sta tutto intorno al duomo, non c’è un albero manco a morire, in compenso fioriscono butic meravigliose.

I milanesi più che simpatici sono gentili. E facceli pure stronzi, direi.

Gli autoctoni continuano a usare indefessamente la parola “terrone” e “terronata” come nulla fosse, continuano a dire “ma a Roma i negozi aprono alle 11.00” il tutto davanti al mio accento tutt’altro che ambiguo. Lo dicono come se io dovessi capire, perché quella è la verità rivelata.

Milano mi sembrava culturalmente vivissima, vista da Roma, invece mammancopegnente: la stagione teatrale è pressoché una schifezza e quei due teatri che ho visto non avevano manco il riscaldamento.

Comunque, critiche a parte, ecco le mie prime cinque grandi verità sulla città della Smadunnina:

5- A Milano le ragazze sono tutte magre. Tutte: le milanesi doc e quelle di importazione, c’è una quantità di donne alte e magre che fa spavento. Generalmente hanno anche degli orribili piedi lunghi (i piedi sopra il 37 scarso non dovrebbero essere ammessi sulla faccia della terra).

Non so se riuscirò mai ad ambientarmi. Belle eh, intendiamoci, ma troooooppo lunghe!

4- A Milano gli uomini portano i legghinz.

Ora: fanno schifo sul 99 per cento della popolazione femminile, quelle poche che stanno bene dimostrano comunque un dubbio buongusto, cosa cacchio spinge un uomo – seppur omosessuale – a mettersi su una roba del genere? Tutti co ste zampe secche e ste camicette di ginz o a quadri, sti cappelli fintoboemièn- verogrezzèn, tutti a fare i Pete Doherty del Giambellino. Un grosso: vestiteve!

3- A Milano si mangia al napoletano/al toscano/all’umbro/al messicano.

Il massimo del tipico che si trova è la “Risotteria”. In realtà io sono convinta che il vero piatto tipico milanese sia il sushi. Buono così altrove non ce n’è (forse tranne che in Nippone). In alternativa il piatto tipico potrebbe essere il Giropizza. Per chi ha la fortuna di non sapere cosa sia, lo spiego io: si va in un posto e si spendono 12 euri fissi più cinque euri a bottiglia d’acqua. L’ambiente è una specie di capannone industriale che in qualunque altra parte del mondo ospiterebbe un’officina. Nelle lande lombarde, invece, ospita tavolate e tavolate mal tovagliate, i camerieri sono dei muli da soma con delle cinghie alla schiena, portano in grembo vassoi grossi come il tavolo de mi nonna con due maniglie ai lati, lì sopra campeggia sto metro tondo di una roba secca e asciutta condita solo ed esclusivamente male (tipo frutti di mare e pesto)  che si può mangiare fino a scoppiare. Praticamente un suicidio assistito.

2- I milanesi sono convinti che la loro città sia “lu centru de lu munnu”. Forti della definizione “capitale della moda”, si avvalgono del primo lemma applicandolo in senso assoluto: Milano capitale. In realtà, io che sono abituata alle distanze di Roma, vedo tutto piccolissimo. La metropolitana ha fermate ovunque, il bus si ferma ogni 300 metri…insomma, è tutto mini.

Loro, comunque, pensano di vivere in una metropoli europea, una roba diversa ma comparabile a Parigi. Tutto ciò mi è molto comodo: camminando al massimo dieci minuti in una qualsiasi direzione dal mio ufficio, arrivo a una profumeria.

1- I milanesi accorciano le parole in maniera strana. Nel mio dialetto si accorcia tutto, parliamo velocemente, sforbiciamo ad inizio parola, quanto al centro, quanto alla fine in modo che “dobbiamo andare a scuola” diventa “doemo nnàa scola” passando, senza colpo ferire, da 21 a 14 lettere e fonemi. I milanesi, invece, attenti all’immagine come sono, parlano il loro italiano con le vocali sbagliate e poi fanno alcune scuciture di stile che al mio orecchio suonano come un singolo dei Modà: inutile e dannoso. Insomma, parlando con un milanese sentirete dire: “mi hanno alzato lo stipe, ieri siamo stati al risto, in vacanza vado a Curma”. Ora prendo un pennello da fard e me lo pianto nel timpano.

Queste, comunque, sono convinzioni tutte mie derivanti dall’attenta osservazione del mondo circostante. Insomma, pura opinione opinabile.

La verità incontrovertibile, invece, è questa: i milanesi non esistono.

Non ho ancora conosciuto una persona che fosse una nata a Milano da genitori nati a Milano. Nella mia classe delle elementari ero l’unica umbra di genitori umbri ma di nonni forestieri, insomma la frase “sono umbro” aveva un significato profondo (e terribile, lo ammetto) fatto di polenta col cinghiale, verbi inventati, bestemmie perenni e tanto tanto tanto vino rosso.

La frase “sono milanese” invece significa “sono nato a Cinisello da mamma napoletana e papà pugliese perché mio zio abruzzese s’era trasferito a Rho visto che lavorava a Sesto San Giovanni, comunque sia mi nutro di aperitivi e voto Lega Nord”.

ALLA MANIERA DI FABIANO E SAZIO

Alla fine, come previsto, il programma di Saviano (e quello sbiadito di Fazio) ha fatto un successone. E, come tutte le cose estremamente inflazionate e modaiole, ha attirato la mia suscettibilissima attenzione.

Insomma, mo fanno tutti gli elenchi, non vedo perchè non dovrei farne uno (o più) anche io. Tra l'altro, caro il mio Fazietto de casa, io ho iniziato a fare classifiche dalla lettura di Alta Fedeltà in poi, quindi, come non mi sono inventata niente io, figuriamoci tu.

Lafrangia scrive l'elenco dei cambiamenti dell'ultimo anno:

Un anno fa:

– un anno fa ero bionda e ora sono sempre bionda ma gli altri mi percepiscono rossa (e non perchè puzzo)

– un anno fa avevo una stanza da letto più piccola, ora dormo "col morto"

– un anno fa ero più giovane

– un anno fa ero fidanzata

– un anno fa ero convinta che dopo un anno sarei stata più felice, quest'anno infatti sono più felice anche se sono meno fidanzata e meno giovane

– un anno fa guardavo Santoro che intervistava la Daddario (o era due anni fa?), quest'anno la Daddario s'è fatta un sacco di lampade e sembra mooooolto ringiovanita

– un anno fa avevo un biglietto per Lisbona, quest'anno ho un biglietto per Milano (l'anno prossimo avrò forse un biglietto per Bastia Umbra?)

– un anno fa non sapevo usare bene ecsel

– un anno fa avevo meno panza ma anche meno scarpe

– un anno fa ero convinta che l'acquajimmy sarebbe stato lo sport per me

– un anno fa sul cranio avevo un caschetto ora ho una scopa di saggina

– un anno fa non mi ero ancora presa le frustinate di Grga seduta nel suo ufficio mentre ordina una pizza ripiena al prosciutto alla legittima

– un anno fa compravo un corsetto per farmi prendere a frustinate da Grga e quest'anno quel corsetto riposa beato con l'etichetta nel casetto delle cose che aspettano il momento buono

– un anno fa non conoscevo a memoria "A mano a mano"

– un anno fa volevo andare via da Roma. E pure ora, solo che adesso mi dispiacerebbe.

– un anno fa non avrei mai immaginato che Elio sarebbe andato a Ics Factor ma sapevo già che, nell'eventualità, avrebbe stravinto

– un anno fa non vivevo con AmicaUmbra quindi non mangiavo galbanino

– un anno fa avevo un cellulare rosa, adesso ce l'ho nero ma lo sbaciucchio

– un anno fa avevo visto molti meno concerti fricchettoni e/o simili

– un anno fa avevo fatto 4 traslochi di meno (quindi avevo molti meno roba sperduta nel mondo-delle-cose-perse-durante-i-traslochi)

– un anno fa non sapevo che all'attuale nuovo fiammantissimo ominide di MAU fanno male le palle se la guarda troppo a lungo

– un anno fa vivevo con una quantità di sarde pari all'attuale quantita di marchigiane

– un anno fa quando le persone mi dicevano "che figo che è il tuo lavoro!" io concordavo

– un anno fa non avevo scroccato il biglietto per Fiorello né per Elio

– un anno fa non mi ero sbronzata marcia vestita anni Ottanta

– un anno fa non ero stata ai Musei Vaticani né a vedere un miusicol

– un anno fa leggevo di più ma avevo comunque letto di meno

– un anno fa possedevo molta meno mobilia scadente ma anche molta meno mobilia in generale

– un anno fa conoscevo molte meno persone degne di nota quali L'AgggenteImmobbigliare

– un anno fa credevo che questo blog avrebbe fatto una finaccia. E invece.

– un anno fa BelloneMicroFallico mi invitava continuamente a cena. Ah, no, questa non è una differenza.