LA DIFFERENZA TRA ME E TE [cit.]

Per quanto riguarda Sanremo mi sto sfogando su feisbuc, quindi non è che abbia grandi cose da scrivere qui. Però prendo spunto da uno dei siparietti messi su in quel grande puntatone lungo quattro ore di Che Tempo che Fa con tante canzoni (bruttarelle) su RaiUno. A un certo punto una coppia omosessuale italiana che si sposerà a Niuiorc ha raccontato tramite iscrizioni su fogli bianchi, in silenzio e con una dolce melodia di sottofondo, la propria storia d’amore e il proprio diritto al matrimonio negato in Italia.
Ora si fa un gran parlare di unioni civili, matrimoni ghei, adozione da parte di coppie ghei e quanto di simile che coinvolga il mondo omosessuale e la creazione della famiglia.

Se siete contrari per principio in ogni modo alle unioni omosessuali, a casa vostra si dice “devianza” o “frocidemmerda”, beh, andate a leggere il sito del Giornale o di Famiglia Cristiana,
qui non c’è trippa per i vostri gatti. 

E’ un bene che il dibattito in merito si sia (ri)aperto, anche se purtroppo credo che sarà breve e senza esito. In Italia il voto cattolico pesa ancora troppo e sotto elezione, con le dimissioni di Benny, si farà sentire compatto.
Non c’ho proprio voglia di stare a dire che l’orientamento sessuale è un fatto privato, che se mi trovassi infartata non credo mi cambierebbe molto sapere che l’infermiera che mi mette la flebo è lesbica, che -sì- anche tra gli animali l’omosessualità esiste e gné gné gné solite cose trite e ritrite ché, se non le avete ancora capite, è veramente il caso di sentire un neurologo (etero, ofcorz).
Quello che più mi intristisce, tra chi condivide con me che il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie omosessuali vadano assolutamente resi possibili, è la motivazione.
Occhei, è vero, c’è la necessità oggettiva di tutelare in concreto le coppie che vivono insieme (se schiatto perché casa mia di cui tu hai pagato il mutuo deve andare a quella stronza di cugina con cui non parlo dal 1993?), sicuramente anche a livello burocratico molti processi si snellirebbero (vai dal notaio, lascia una scrittura privata, paga il notaio, prega che nessuno la impugni quando schiatti, speriamo che il giudice poi non sia omofobo…), eh sì, sicuramente lo stato ci guadagnerebbe anche a livello economico, eh sì, e poi il mondo è pieno di bambini orfani e miserabili che pur di non lasciarli nelle favelas è sempre meglio darli a una coppia omosessuale.
Ma queste sono le motivazioni giuste per un cambiamento di questa portata?
Perché ragionando per assurdo e su questa linea, se domani fosse assolutamente necessario risparmiare sulle pensioni, che si fa una strage di sessantacinquenni?
Tra cinque mesi mi sposo con l’uomo che amo, progetto con lui bambine bionde, delego a lui la firma sul mio conto, lascio a lui le indicazioni sul “fine-vita” (o inizio-morte) che preferisco, progetto con lui come realizzare la nostra vita insieme, immagino con lui la mia carta di identità col doppio cognome. E lo faccio perché è giusto, perché questa è la famiglia: un legame di amore assolutamente personale, su cui nessuno ha il diritto di sindacare o esprimere opinione. Ho la possibilità di far coincidere quello che provo con un documento che lo renda ufficiale, che mi permetta di elenca tra le caratteristiche che massimamente mi descrivono che ho scelto il Primate, e quindi lui è un pezzo di me. E su questo ci conto così tanto che mi ci faccio mettere timbro e firma del comune, io certifico che per me è così e l’istituzione mi crede e avvalora quel che dico.
E sono convinta, nel profondo, che siano queste le motivazioni per cui vanno resi possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso e tanto più le adozioni: perché la famiglia è un sentire unico e una dimensione umana privata, è un insieme di legami inscindibili che creano la società, forma pezzi di tessuto granitico e di certo non dipende dagli orientamenti sessuali.
Che le coppie gay adottino è semplicemente giusto, non è meglio dell’orfanotrofio.
Che le coppie gay si sposino in comune col mazzo di fiori e l’abito della festa è giusto, è il diritto alla ricerca della felicità che lo stato ti deve proporre e garantire, non è necessario per regolare contenziosi di natura particolare.

Finchè ci fermiamo alle necessità, finchè non puntiamo agli ideali con tutta la passione che questo richiede, saremo in eterno le rammendatrici di diritti strappati.

TRE FRECCETTE VERDI MESSE A TRIANGOLO

Temevo seriamente che mi sgamassero il blog al lavoro, ecco tutto.

Natale 2012 è stato parecchio bello, ho preso quattro chili, per dirne una. Ma ci sono state un sacco di notizie brutte, tipo che quel contratto di lavoro che era proprio sicuro perché se non lo facciamo a lei a chi vuole che lo facciamo? si è volatilizzato nel nulla e ogni volta che si parla di stipendi e simili compare un bellissimo e molto murakamiano elefante rosa nel mio ufficio che cura il famoso meid in itali de sta ceppa.
A Capodanno ho confermato la mia idea che Daniele-denti a casaccio-Silvestri scrive anche canzoncine carine ma dal vivo è na palla memorabile. Ah, e ho anche rafforzato la mia convizione che le piazze si vivono solo al centro e al sud, qui non si fa gruppo, sarà il freddo.

Comunque queste sono cose che non volevo scrivere, era giusto un introduzione al post vero e proprio che comincia immantinente:

Sono due giorni che penso fitta fitta solo a una cosa: riciclare centinaia e centinaia di copie del Trovocasa. Sapete quel giornale che vi arriva con l’abbonamento al Corriere di vostro suocero? Dai, su, quello con scritto: OFFERTA IMPERDIBILE, 8 METRI QUADRI IN SAN BABILA 18 MIARDATE DI EURO. Capito ora? Ecco, sto elaborando una serie di idee alternative per liberarmi di questa copiosa carta accumulata negli ultimi mesi.
10 idee per usare i vecchi e inutili Trovocasa:

1- foderare la gabbietta del mio criceto immaginario

2- foderare il fondo della voliera dei miei bengalini immaginari

3- raccogliere la merda stradale del mio cane immaginario

4- sembrare una burina improvvisando una nail art 

5- buttarmi nell’ecocompatibile e imparare a fare origami di giornale (tipo un cigno che sull’ala c’ha scritto “nuda proprietà, 83 enne”, proprio a uccellaccio del malaugurio)

6- armarmi di vetril e pulire i vetri di tutto il palazzo della Vegione Lombavdia (per chi non lo sapesse, trattasi di “eccellenza”)

7- armarmi di colla vinilica e lanciare il guanto di sfida a Giovanni Mucciaccia

8- accendere il mio camino immaginario

9- tentare (rigorosamente invano) di farmi un servizio da 12 di vasi , non se sa mai me venisse a cena na delegazione de piante

10- pulirmici il sedere non senza un certo disappunto dovuto agli angoli

E tutto questo perché stasera firmiamo il compromesso e, da domani, Primate ed io abbiamo un grosso grosso grosso debito da estinguere in vent’anni.
Indipercuilaquale e indirock, da adesso in poi inizia il grande circo della ristrutturazione.

ORNITOLOGIA E MISTERI

Insomma a fine settembre io e Primate andiamo a fare la prova del ristorante. Sì, sì, il ristorante per il matrimonio, esattamente. Quindi, sì, stiamo scegliendo la data e i fiori e la musica e tutto quanto. E no, non abbiamo ancora abbastanza soldi. E, sì, ovviamente mi sono già messa a dieta (consiste nel mangiare passati di verdura e quindi dimagrire un po’ per le poche calorie e un po’ tramite cacarella).
Quindi, insomma, io un mio equilibrio sentimentale devo dire che l’ho trovato. Certi giorni ammazzerei il mio bello, ma se così non fosse probabilmente non me lo sposerei. Lascio a un secondo momento quelle riflessioni tipo: e quindi pensi di non accoppiarti mai più con uno che non sia lui? Sono decisioni di un certo calibro.
Fatto sta che, come questo blog dimostra, i rapporti maschio-femmina sono sempre più complicati. Sembra che più andiamo avanti con gli anni, cresciamo, facciamo esperienze e meno troviamo il verso di comportarci in un modo che funzioni reciprocamente. Sono cose che ti fanno rivalutare il “vuoi metterti con me? fai una croce su SI’ o NO”, almeno era chiaro e semplice e una prendeva una posizione e lì stava sino a che non ci si lasciava. Adesso è tutto un andirivieni di metti-foto-su-feisbuc, mi commenta, mi dice mi piace, ciattiamo ma non mi chiama, usciamo da due mesi ma non trombiamo, trombiamo da due mesi ma non usciamo, mi ha portata a cena con gli amici ma non mi ha baciato, ci scrivevamo email da un mese quindi ora siamo fidanzati in casa…in a few words: la gente stanno male.

E questo è un paragrafo.

L’altro invece è questo:

Mun è l’amica dell’università del Primate, avvocatessa già a ventisette anni ha passato la sua vita a studiare tantissimo e ascoltare musica grezza. Un metro e mezzo di donna con stupendi occhi celesti e  capelli castani tagliati sempre diversi, la riconoscereste per strada grazie alla sobrietà dei suoi abbinamenti come il turchese+pesca+beige per il lavoro e il giallofluo+fuxia+arancione per la vita di tutti i giorni. Un fisico compattino che si sta dotando di tette con una cura ormonale e un culo decisamente a mandolino abbinato a un carattere tosto e puntiglioso e permaloso ma affettuoso.
Insomma, una donna complicata ma con due belle cosce.
L’anno scorso è uscita da una biennale relazione con un uomo che lei definisce meraviglioso e bravissimo, ma comunque si sono mollati. Dopo un viaggio da sola a Nuova Iorch e un’americanissima strombazzée in ostello ha messo la testa a posto e s’è messa alla ricerca di un nuovo fidanzato. Come cercare una pianta di limoni in fiore al Polo Sud. Poi, non si sa come, ha avuto una liaison decisamente dangereuse con AggenteImmobbigliare. Ora, lui è di Roma Sud ma così tanto che si sente uno straniero rispetto a quelli della Garbatella. Lei è una che Milano c’è solo Milano, a Roma iniziano a lavorare alle 10, questi pantaloni sono una terronata, io vivo in centro e tutto il resto è hinterland. Non ho molto capito perché qualcuno ha pensato che potesse funzionare. Però sono stati cinque giorni di passione di quella che poi vai a calendula per almeno due settimane, a capisse.
Un po’ sfiduciata ma sempre tosta e gagliarda, Mun programma la propria estate: un uichend dai miei, uno dai nonni, uno con le amiche all’estero e…quasi quasi rivedo le mie amiche erasmus e vado a una festa in Germania. Quale migliore occasione per una bella inzuppatina estiva? E infatti arriva bella bella in Doiccland, zi mette qvalche vestitinen carinen und zi prepara a smignotecciare. Le amiche prontamente le presentano un tizio tedesco MA che vive parte dell’anno in Messico, vuoi che un po’ di calor latino non ce l’abbia? E infatti alla prima occasione le piazza le mai sul suddetto culo. E bravo ragazzo, chiamiamolo il Germano Irreale. Poi insomma pomiciano, pomiciano, pomiciano. Germano Irreale era arrivato alla festa insieme a un amico che chiameremo, a caso, il Ciccionazzo.
Ciccionazzo beve come una bestia e idem gli altri. Mun e Germano Irreale intanto paccano e paccano e via andare, come alle belle feste dei tempi che furono. La musica finisce, gli amici se ne vanno, buonanotte ai suonatori e Mun invita a casa Germano Irreale per concludere da trentenni una sonora pomiciata fra stranieri. All’orizzonte, però, si scorge Ciccionazzo ubriaco che si addentra nella boscaglia circostante il casale della festa. Germano Irreale, giustamente, corre a recuperare l’amico. Poi torna da Mun che lo stava aspettando pronta a una notte di passioni senza pensieri. E lui che fa? Lui in tutta tranquillità le dice che ha deciso di andare a ballare con il resto degli amici (tre, n.d.a.). Mun, sgomenta, torna a casa e fa lo spelling bestemmiato di tutto il calendario di Frate Indovino.
Ora, mi domando e dico, un uomo pomicia tutta la sera, dimostra in maniera manifesta la sua turgidità, ha davanti una bella donna italiana con gli occhioni blublublù  e che fa? Porta a spasso il Ciccionazzo, mi pare giusto.

Io non capisco, non capisco, non capisco e allora ballo la zarromusic:

*grazie a Mun, scopritrice di fiducia di talenti cafoni

Il matrimogno di Lanuasèt e Benza

Insomma alla fine sabato scorso Lanoisette, la mia magistra bloggorum, s’è sposata. Inutile negare l’emozione, non fosse stato per lei forse non avrei avuto un blog. Io l’avevo già vista pettinata e abbigliata, infatti ho avuto l’onore e l’onere di essere la meicapartist della giornata: ho preso pennelli, sfumini, mascara, blascini e tanti tanti tanti ombretti e sono corsa al suo castello incantato. Lì la bella mi aspettava seduta a gambe larghe, a zinne pressoché all’aria e continuava a dirmi “Frangia ora mi sto agitando, Frangia ora ammazzo mia madre” e cose del genere. In tutto ciò il povero Primate, vestito di tutto punto come un bel damerino, aspettava al caldo e all’afa. Roba che l’ho lasciato lì con una bella camicia inamidata bianca e l’ho ritrovato MissMagliettaBagnata.

Fatto sta che a un certo punto, viene officiata la cerimonia più alternativa del mondo, per maggiori dettagli leggete qui. Lanoisette arriva bella bella bella come non mai e con un incarnato solo perfetto, mi sono commossa e complimentata con me stessa in parti uguali. Tu vuoi prendere lui, tu vuoi baciare lei, voi volete il prosecco, bau bau e così arriviamo al buffet. Io, accompagnata dal mio bello, mi siedo con la Povna e Viv e mi scofano anche l’anima de li mejo. La cosa bella dei matrimoni moderni, a mio avviso, è in fingherfud: sono bocconcini piccoli piccoli, ma a milioni. Roba che ti pare di aver sbocconcellato e alla fine, sommando, ti sei scrofato l’equivalente di 7 polpi in insalata, 5 trecce di mozzarella di bufala e un piccolo orto di pomodori ciliegini, circa 8 etti di parmigiano fatto a muss, due-trecento gamberetti e una quarantina di grissini. Solo a questo punto ci si alza, ci si alliscia il vestito e si va a cena.

Nzomma, anche al matrimogno di Lanoise abbiamo fatto così. E poi due primi, un bel secondo, vino-pausa-vino, poi tutti in giardino per la torta. Una fetta di torta poi un bel buffè di dolci, un sorbettino che sgrassa e poi foto con gli sposi…tutto molto bello. Lo so che non sto dicendo niente di nuovo, ma se vi fate un giro sui vari blog seri e costanti di questo circolo troverete sicuramente qualcosa scritto meglio  e ben dettagliato.

Io voglio portare la mia testimonianza, voglio parlare di quello che mi ha veramente colpita, di quel tocco che solo a questa cerimonia potevo trovare e mai più incontrerò: SuoCugginoSuoCuggino (per farla corta SCSC), il cugino di Lanoise. Voglio dire, se voi conosceste  la splendida donna che è la mamma di Lanoise, la sorella con lo sguardo dolce e intenso, il maric della sorec gentile e cordiale, il padre bell’uomo composto ma commosso, direste: avvedi che belli, poteva venire solo una figlia figa e intelligente. Poi, però, così damblé, in giardino, a tarda sera, al momento dei saluti, si sente echeggiare qualche parola: “i sandali di guzzi”. Sento la parola sandali e aguzzo l’orecchio. Sento la parola Guzzi e cerco di capire chi stia parlando di uno storico marchio di motociclette ad un matrimonio. Poi mi giro e vedo lui, nello splendore della sua bocconianezza: SCSC. Altino, magro, capelli incollati con del gel ma seguendo delle ascisse e delle ordinate orientate rispetto al meridiano di Ocsford, sguardo a pesce fracio e sorriso da caccia alla volpe, impeccabile nel suo completo blu. Lo sento blaterare con le sue R e le sue S e le sue C pronunciate come se fossero delle V delle C e delle Z. Resto in zona, già sento che il soggettpo mi regalerà grandi emozioni. Infatti alla fine della serata, tutti contenti ma stremati dal caldo e dal cibo, ci avviciniamo alla coppia di novelli sposi per salutarli e andarcene. Mi metto in fila con dietro il Primate, aspetto il mio turno. E vedo che qusta giacchetta blu davanti a me temporeggia, e temporeggia e temporeggia. Butto l’occhio e vedo Lanoise che fa sì-sì-sì con la testa come quei cagnolini con la capoccia attaccata alla molla. Alchè aguzzo l’orecchio e sento esattamente questo dialogo:

– quindi dove andate in viaggio di nozze?

– in Africa (testa che dondola)

– ma viaggiate in bisness o in economi? – ma che domanda è?-

– (sguardo allucinato) ma non lo so!

– ecco perchè se viaggiate in bisness, andate alla launge della Luftansa, non quella dell’AfricanSalcazzo

– (testa ciondolante)

– beh sì, sai, è meglio, è molto più curata

– (testa sempre più ciondolante, tra un po’ le si stacca)

– poi se per caso avete la bisness ma non la sinator – cazzè?- beh, dite che siete in viaggio di nozze, così comunque vi fanno usare la spa…

– (sguardo perso)

Io, ridendo come non mai, per un attimo mi preoccupo e cerco in tasca un defibrillatore, conosco la mia amica e vedo che la stiamo perdendo. Poi guardo meglio e leggo nel suo sguardo: 4 pantaloncini, 2 magliette per dormire, tre costumi da bagno, 1 vestitino elegante, una mutanda da ciclo, 4 completini maiali, antidiarroico, spray antizanzare…

Comunque la storia della spa nella laung dell’aeroporto mi ha colpito molto, non lo sapevo. Già mi vedo dire al Primate: amore c’ho la cervicale, vado un attimo a Orio al Serio a farmi fare un massaggio.

 

MI SPIACE COSì TANTO CHE LA LEGA ABBIA PERSO OVUNQUE CHE QUASI QUASI…

…domattina mi metto l’ailaner glitterato oro.

Volevo scrivere un bel post e raccontare il mio uichend a Tosilandia (che bella Verona), del Primate che dormiva in mutande ma con una palla che usciva di lato diventando così il supereroe Mutandello, del suo ombrello con la custodia in pelle che sembrava andasse in giro con uno sfollagente e anche del fatto che, tornando alla macchina, si sentiva in sottofondo Marco Carta Igienica che strillava da dentro l’arena.

Insomma, di cose da dire ce n’erano ma questi sono giorni veramente tristi per il nostro paese e, onestamente, un po’ di voglia di ridere m’è passata.

Quantomeno c’è da consolarsi con sto palo rettale per la Lega. Eddaje!

 

 

(e se pensate “ecco la solita italiana che invece di essere “pro qualcosa” è “contro qualcosa” be, sapete che c’è di nuovo? è Vero! ma io sono “contro qualcosa”, io sono CONTRO BORGHEZIO sempre e comunque, ciriciao!)

COSE CHE NON HO

Intanto voglio dire che il titolo di questo post vuole significarvi due grandi cose: adoravo quel disco dei Subsonica e mi ci sono sfonnata le recchie quindi non dimentico il passato in primis, sto sempre sul pezzo e vi anticipo insieme ai giornali più venduti (come Metro e Leggo) il nome del nuovo programma di Sazio e Fabiano sul trè in secundis.

Insomma, ci tengo a sottolineare ultimamente…sarà che sto invecchiando.
L’ho realizzato cinque minuti fa in doccia: sto inesorabillmente invecchiando.

A dimostrazione di ciò, addurrò delle prove.

  1.  Faccio un lavoro sicuro, in tempo di crisi, anche se manderei beatamente in Tanzania la metà di quelli per cui lo faccio, incurante di quanto mi sono ammazzata per prendermi quella stramaledetta laurea
  2.  In meno di un mese andrò a due matrimoni di cui uno di una mia cara amica bloggher (eh, ndovina ndovinello…)
  3.  Ho iniziato a risparmiare. E’ avvilente.
  4.  Scrivo un post alle undici e mezza di sera avendo l’ansia che domattina mi sentirò stanca e mi sento in colpa nei confronti di me stessa perchè mi condanno a dormire troppo poco per i miei standard da vecchia. (So benissimo che questo richiederebbe un TSO o anche TS Volontario ma, come ho detto, sto risparmiando, quindi l’ansia me la tengo)
  5.  Non dimentico più le chiavi di casa
  6.  Mi depilo meno frequentemente
  7. Ho scambiato delle mail con GRGA che mi ha mostrato le foto di suo figlio e io ho SOLO pensato “che tenerezza, sono tanto felice per voi”  e non ho fatto manco mezzo pensiero sconcio che fosse mezzo. (Oddio, è anche vero che ho trovato il primate della mia vita e tutto…comunque mi sembra un fatto degno di rilevanza in relazione alla mia maturità o senioritudine)
  8. Non voglio un cellulare nuovo perchè ho paura di non imparare a usarlo (esattamente come mi nonna)
  9. Un paio di volte (ma – giuro – giusto un paio) ho detto “sì, sono belle quelle scarpe, ma sono scomode”
  10. Accumulo cose. Tutti abbiamo da una a due nonne che nella loro credenza che puzza di antitarme ammuffito hanno una o più scatole di metallo dei biscotti. Mica a caso eh, biscotti “danesi” al burro. Sì, sì, quella scatola blu che, nella migliore delle ipotesi contiene ago e filo, nella peggiore, il nulla. Non si butta perchè “può sempre servire”. Insomma, anche io accumulo, solo che nei biuticheis: accumulo trucchi. Ormai non ho manco il tempo di comprarmeli da Sefora o in farmacia o dal maledetto Chico, li ordino ollain. Pennelli cabuchi come se piovesse, scimmerini, pigmenti e tutte un sacco di altre cagate che nomina Cliomeicap e che io in automatico compro (in barba al risparmio di cui sopra).
  11. Tutti, tutti, tutti ma proprio tutti quelli che non mi conoscono mi chiamano “signora”. Io ho sempre l’istinto molto umbro di rispondere “signora stopardepalle”, ma poi a Milano centro pare brutto.
  12. Lassbatnotliss l’altro giorno ho vomitato inspiegabilmente in metropolitana. E glissiamo sulla figura di merda che, già di per sé, mi pare meritevole. Il peggio del peggio è stato lo sguardo di mia suocera che aveva stampato in un occhio “SEI FORSE” e nell’altro “INCINTA?”. A quel punto, il mio genio interiore, con la maieutica del vomito, ha partorito delle frasi puzzolenti e sconnesse circa tutti i metodi anticoncezionali a cui ricorriamo io e suo figlio. Il tutto non era stato richiesto.

Anfen, grazie grazie grazie mille alla mitica noccioletta per il suo premio. Sdebiterommi con un lavorone da meicapartist nel giorno più bello della sua vita.