HOUSE OF STOCARDS – IL FINALONE

Per chi se lo fosse perso, la premessa è un post su VermeDagliOcchidiGhiaccio in cui si parla di lui e di come una grossa parte – quella sana – dell’ufficio di QuellitipoGugol lo malsopportassero.
SpeedyGonzales ha provato a parlarci, a dirgli che forse bisogna evitare di trattare la gente come se puzzasse sempre di guano, ma Verme non ce l’ha fatta, il bagno di umiltà lo terrorizza e ha continuato convinto per la sua strada lastricata di ubris e magliette FruitOfTheLoom.
Allora io ho preso e mi sono seduta sul greto del fiume, ho atteso nemmeno troppo a lungo ed in lontananza ho visto arrivare il cameriere in livrea:

butcher

Ciao Verme, goditi il finesettimana più lungo della tua vita e a mai più rivederci.

 

SOTTO IL CIELO DI BERLINO è SUCCESSO UN CASINO

Ci sono dei post che vanno scritti di getto, altrimenti sfuggono. Ho fatto tante volte l’errore di lasciarli andare, nonostante lo spunto fosse brillante, per pigrizia, per l’idea che avrei dovuto sedimentare e migliorare i concetti ed era una cazzata.
Quindi se già la scrittura quella vera dev’essere un succo di istinto, figuriamoci che problema c’è se ci sono degli errori nelle cacate che scrivo io.
Nzomma sto scrivendo questo post su una splendida poltrona con pouff di camoscio grigio, col mio pigiamino di Oisho preso ai saldi due anni fa, in un cinque stelle del centro di Berlino.

berlino
Parte tutto dal fatto che si vede palesemente che al lavoro mi rompo i coglioni così SpidiGonzales, spinta da Soviet, ha acconsentito a mandarmi a un sammit internazionale a Berlino per QuelliTipoGugol. Detta così sembra molto una figata, in pratica sono due giorni in cui io e altri tipo me staremo a parlare del nulla in un inglese stentato, si lavorerà come forsennati nelle pause tra una riunione e l’altra e vedremo sfumarci in orribili pasti tra colleghi i soldi che avremmo voluto a fine mese come aumento nel bonifico dello stipendio (assenza di virgole voluta, nda).
Nzomma niente, siccome AirBerlin ha deciso di andare a zampe per aria, sono dovuta partire di lunedì pomeriggio per andare a una riunione di martedì mattina. Quindi al mattino lavoro da casa in pigiama e al pomeriggio arriva una bellissima auto privata con autista a portarmi in aeroporto perchè devo viaggiare con una compagnia lowcost (cosa che per me è la norma ma in ufficio  mi guardavano tutti come se stessi per partire per la campagna di Russia con le celeberrime scarpe di cartone).
Ed eccomi su questo pulmino Mercedes coi sedili in pelle nei miei ginz di Primark da 12.99. Iniziamo con una bella fila in tangenziale di 40 minuti, e vabbè tanto sono in anticipo.
Arrivo a Malpensa, faccio la mia bella fila, mangio la focaccia, compro 15 grammi di carote essiccate per due euro, attendo un’oretta e mezza l’inizio dell’imbarco.
Solita fila a imbuto, tra la mischia si stagliano forti e chiare le urla di due neonati sotto i sei mesi ma con dei polmoncini da futuri campioni di apnea. Vabbè, siamo tanti, figuriamoci se capitano vicino a me.
E, in pieno mood Trenitalia, le hostess annunciano overbooking che, per chi non fosse pratico, vuol dire che queste facce di merda hanno 100 posti sull’aereo ma vendono 130 biglietti così, alla pene di segugio. Simpatici come la scabbia chiedono se ci sono volontari per prendere il volo successivo. Indovina indovinello? Non ci sono.
Arrivo all’imbarco vero e proprio e mi sottraggono il bagaglio a mano dicendo “prenda l’indispensabile” lasciando presagire che la mia povera valigia chissà dove sarebbe finita. Ed eccomi quindi avviarmi all’aereo con un computer, una 24ore, la mia borsa, il cappotto, il barattolo di avena e succo d’arancia, le dispense di spagnolo e il materiale per la riunione di domani. Praticamente nel trolley c’erano rimaste giusto giusto le mutande e il deodorante.
Per salire usiamo il finger? no. Usiamo la navetta? no. Annamo a piedi in mezzo alle piste, tu guarda MeriPoppins se devo morì schiacciata da un aereo low cost.
L’aeromobile è a dir poco stracolmo e io, manco a dirlo, ho il posto al centro tra due sconosciuti, vamos. Lato finestrino un signore in giacca, tedesco, che si addormenta tempo due minuti. Lato corridoio una signora tedesca molto tipica: mezz’età, alta, capello corto, ginz, atletica.
Io ho dimenticato anche una rivista e non ho nulla da fare per le prossime due ore se non guardarmi intorno. Scampato il pericolo neonati mi pare che ormai il peggio sia passato…e invece la vita è bella perché fa schifo.
Dunque scopro che il passeggero della stessa mia fila ma dall’altro lato del corridoio è il marito della signora atletica accanto a me e che, nonostante lei stesse leggendo un romanzo di Roversi in tedesco, avevano programmi del tutto diversi per questo volo.
Infatti non appena si spengono le lucine di obbligo di cinture allacciate, la signora bella bella si sporge in avanti e tira su il sacchetto del duty free. Estrae una bottiglia di Barolo appena stappata e riattappata a mano e due bei bicchieri da osteria di vetro spesso, proprio quelli delle fraschette di Ariccia, uno per sé e uno per il suo bello. Versa due belle bicchierate di rosso e daje col vino.
Un bicchiere, poi un altro, poi un altro ancora. Cerco di chiudere gli occhi visto che l’odore del vino mi disturba, figuramose quanto mi sono disturbata quando con gesto tecnico la signora ha accavallato le gambe ed emesso quelle quattro o cinque sonore scoregge come se nulla fosse, leggendo il suo romanzo e sorseggiando il suo Barolo.
Vorrei avere metà della tua noscialanza, signora tedesca snella e puzzona e affrontare la vita con questa ebbra serenità.
Finalmente atterriamo, la signora e il marito sono palesemente ubriachi ma vedo la luce in fondo al tunnel.
Quindi riattraversiamo le piste a fette, rischiamo di farci stirare da un furgoncino e entriamo da una porta secondaria verso i nastri portavaligie. La porta secondaria era evidentemente un’uscita di sicurezza e infatti suona ininterrottamente un allarme a fischio per tutti i 15 minuti in cui attendo la valigia. Un piacere per l’Amplifon.
Esco e vedo la fila dei taxi, mi metto in coda e c’è un tizio col gilet giallo fluo che dirige gli avventori verso i taxi disponibili. Gli italiani sono miracolosamente tutti in fila indiana su questo marciapiede quando una coppia di tedeschi prende e sale sul taxi che si trova davanti. Non l’avesse mai fatto: al tizio col gilet viene la bava alla bocca e comincia a urlare delle robe che, alle mie orecchie profane, suonano come la dichiarazione di guerra alla Polonia. Corre come un forsennato verso quel taxi e comincia a lanciare giù le valigie dal portabagagli scatenando a sua volta l’ira del tassista e del marito della coppia.
Proprio allo scattare della rissa mi infilo in una macchina e do l’indirizzo dell’hotel a quel tamarro del tassista che controlla uozzapp mentre sfreccia a 170 nella periferia berlinese con un cd di Taylor Swift a palla nello stereo.
E anche oggi una cosa normale la faccio domani.

 

E siccome questo è un blog di informazione scientifica è bene che sappiate che ci sono teorie su Taylor Swift nazista 

RITORNO AL FUTURO – LEZIONE DI SWING

Io e il Primate siamo una coppia abbastanza banale sulla carta, esattamente quei tipi che hanno una vita standard da città: lavorare 12 ore al giorno, un mutuo a 18 anni, una vacanza l’anno e qualche weekend, il Bimby, le cene di lavoro, le domeniche a pranzo coi parenti, i matrimoni ben vestiti, il parché grigino, i Rayban, la palestra la sera tardi o la mattina presto.
Così abbiamo deciso di inserire nella nostra rutìn qualcosa da fare in coppia oltre alla spesa a domicilio e ci siamo iscritti a un corso di swing.
Per tre volte.
Senza mai finirne uno.
Il primo anno era troppo lontano.
Il secondo anno ok ma ci siamo persi gli ultimi due mesi.
Il terzo anno mi sono rifatta le tette a metà anno e abbiamo dovuto smettere.
Nzomma siamo più avanti di un corso base e più indietro di un corso intermedio.
swing
Per chi non lo sapesse, a Milano lo swing è il nuovo latinoamericano: tutti lo ballano, tutti vanno alle serate, tutti si vestono a tema, tutti ne sono esperti, tutti seguono un filone che #isbetterthanyours. In questa nube di musichette e competizione si staglia la scuola che ci ha insegnato i passi base: un gommista di Pavia e una biologa di Milano che hanno davvero la calma del surfista [cit.] e sono molto simpatici.
Il problema è questa loro mancanza di competitività e questo loro essere instrinsecamente poco trendy, nfatti si sono ritrovati con degli allievi vecchi rincoglioniti. Ma non quei vecchi rincoglioniti ganzi con cui bere vino e ballare quadriglia, no, quei vecchi rincoglioniti che manderesti affanculo a nastro. Permalosi, un po’ stronzi e tanto brutti.
Per dire, ieri decidiamo di tornare a fare una lezione in questa scuola e ci si para davanti uno spettacolo indecente.
Una signora magra, giovane e carina, ben truccata, vestita un po’ elegantina in camicia e pantalone nero…e sotto delle scarpe da ballo coi brillantini che le creavano due porchettine da sera al posto dei piedi. No, veramente, signora, la prego di rivolgersi urgentemente a un chirurgo cardiovascolare perchè non è normale avere due pagnotte in lievitazione tra una stringa e l’altra di brillantini.
Con lei balla lui, il mago Silvan: una maglietta a v col colletto aperto in acrilico lucido nero da cui spunta una catena d’oro, i jeans neri flosci sul pacco e sul culo che fanno tanto Little Tony dei momenti d’oro, le Nike areate nere anch’esse (il nero credo gli faccia giovanile) ma soprattutto quella cofana de capelli cotonati color mogano. Silvan da tutti i corsi di ballo della scuola, dallo swing al Bachatango (giuro che esiste, se non ci fossi io ad aggiornarvi!).
Poi ci sono un altro paio di coppie abbastanza insignificanti, a parte le farfalle di pizzo sul culo dei jeans di lei e il fatto che dopo un anno non sanno fare manco il passo base.
E poi loro, i mitici, li amo.
La loro caratteristica principale è che fanno almeno 4 corsi di ballo con un’unica costante: stanno sempre incazzati.
Lui è un mix perfetto al 33%un cowboy, al 33% Leonardo Manera e per il restante 33% Michele Misseri. Manca un 1%, lo so, ma non è pervenuto…si vede proprio che a questo tipo manca qualcosa,  a intuito direi “la parola”.


Lei invece la descriverei come una di quelle credenze country stracariche di roba, una credenza della nonna piena di pizzi merletti pieni di polvere e vecchie stoviglie. Ma non una roba carina con dentro il dolcetto tanto buono che mangiavate da piccoli, no, la credenza della nonnaccia che odiate che vi dava le maledette caramelle al rabarbaro (mortacci de chi se l’è inventate).
credenza
Ieri sera si presentava così: scarpine da ballo beige ricamate a fiori (io conoscono seimila siti di scarpe da ballo e non ne avevo mai visto un paio ricamato a fiori colorati, già cominciamo bene),  le calze color carne 3mila denari effetto protesi primo prezzo passata dal servizio sanitario nazionale, poi dei pantaloni elasticizzati, sì, ma in velluto a coste color ciclamino con la zampa finale con l’elastico e due giri di merletto rosa. Non è in discussione il gusto, quello che mi domando è ma ndo mazzo la trova sta roba.
Ovviamente sopra a completare il tutto aveva una maglia rossa, fuxia e viola col davanti rigido color argento e dietro una scritta grossa tutta la schiena: 69.
ricciduriLe vorrei quasi bene se non avesse completato l’opera con dei boccoli in tungsteno, duri ma duri ma duri, tutti appiccicati che già fanno schifo di loro, immaginatevi se uno ha anche i capelli fini e con tutta la chioma riesce a comporre al massimo 6 boccoli in totale.

La lezione si è svolta tranquillamente, con questi che continuavano a sbagliare tutti i passi e Primate che sudava, nel frattempo al piano di sotto un remix latino di una canzone di Jhon Legend faceva scatenare tutti in un infuocato Bachatango di gruppo.

E anche oggi il mondo è bello perchè fa schifo.

Il problema è la forza di volontà

Ho in testa un sacco di argomenti per questo blog ma mi pesa sempre il culo e non ho mai la giusta spinta per sviscerarli.
Al momento vorrei creare delle rubriche tipo:
– le cinque cose che mi hanno rotto i coglioni questa settimana (il blog è gratis, lo psico costa)
– le cronache di quella del mio paese che ha svoltato vendendo integratori su Feisbuc
– interviste a gente che fa cose strane e che per puro caso conosco (ma vorrei filmarle e quindi dovrei imparare l’editing e poi si sentirebbe la mia voce)

Farò mai qualcosa di tutto ciò?
Chissà.

lumaca

House of Stocards

Immagino sia una cosa molto comune, l’avere argomenti a cui si è molto sensibili.
Alcuni sono uguali per tutti, altri soggetti alle proprie convinzioni politiche, etiche, morali.
Per quel che mi riguarda, la mia sensibilità gravita intorno a cinque o sei poli fissi: detesto qualunque opinione che puzzi anche solo vagamente di misoginia, omofobia, claireabuso di potere, razzismo, malsopportazione degli anziani, discriminazione dei portatori di handicap e classismo. L’antivaccinismo (rendiamoci conto di che lemma siamo stati costretti a inventarci) si sta prepotentemente facendo avanti.
Sto divagando, l’argomento che ho in testa mi fa innervosire e comparire in volto un sorriso beffardo allo stesso tempo.
Tornando al classismo, o allo snobismo, e applicandolo al mio posto di lavoro – lo Zoo del Digital – beh, posso affermare senza paura che da quando Teddi è andato via qui la scala dei valori è cambiata.
Perché un conto è appiccicare al muro un cartellone che recita “noi siamo coraggiosi, siamo uguali e diversi, la diversità è un valore, siamo creativi” e via andando, un conto è trasformare ste quattro americanate in un comportamento fortemente inclusivo e rispettoso in Italia, un posto in cui già non prendersi una pacca sul culo ogni mattina è un risultato apprezzabile.
Morale della favola: Teddi va, Speedy Gonzales arriva e, presa com’è dalla sua agenda folle, ci fa da revisore dei conti senza manco guardarci in faccia.
Ed è in ambienti così, quelli in cui si guardano solo gli schermi e mai le facce, che le ingiustizie trovano spazio, nei posti in cui non si parla si ascoltano spesso le frasi più sbagliate. In queste situazioni si scopre quanto potere e rispetto siano in relazione tra di loro, il primo temuto e agognato e il secondo ignorato.
Nfatti arriva lui, il VermeDagliOcchidiGhiaccio, giovane bello e rampante, le migliori università, i migliori viaggi, i migliori lavori fin da giovane, la miglior famiglia, le migliori case nelle migliori zone della città.
Viene da un’azienda concorrente e ha lavorato molto all’estero, siamo tutti curiosi di conoscerlo e di farci dare informazioni sull’altra metà del cielo digitale. Da subito mi sembra un ragazzino un po’ strafottente, ma ingenuamente ho scambiato questo atteggiamento per scanzonato decisionismo. E invece no.
Il mio ruolo ibrido in ufficio (faccio tutto e non faccio una mazza, non è una cosa semplice da descrivere) è stato immediatamente etichettato da lui come “quella che sa dove sta la cancelleria e prenota le sale riunioni”, io ho iniziato a sorridere sotto i baffetti.

House_of_cards_frank_underwood
Poi mi si è ritrovato davanti nelle riunioni dei capireparto, seppur io non abbia sotto un reparto, ma non si è fermato manco un secondo a domandarsi perché.
Parla di figa, di calcio, di Gazzetta, di birra. Continuo a dargli una scianz e a ripetermi che lo fa per integrarsi coi maschietti (tutti over 30, n.d.a.) e per parlare di argomenti banali e comuni.
Poi Sorrisona, che lavora con lui, comincia ad essere triste. EnergiaPura, che lavora con lui, comincia ad avere le occhiaie e a litigare con la tipa perché torna troppo tardi la sera. Tunnel sta lì, incosciente ma con percezioni negative. RicciaDriven, con la moderazione che la contraddistingue, lo bolla come “una testa di cazzo”. E ‘nfatti.
Nel brusio generale sento stagliarsi frasi come “non dobbiamo mica andare due a due come i finocchi”, “questo fail lo fa anche un bambino handicappato” e via andare.
Quando poi VermeDagliOcchidiGhiaccio ha concluso una riunione dicendo che ci serve gente con lauree di più alto livello ho capito che Teddi aveva ragione a dirmi che dovevo lavorare sulle mie abilità politiche.
E quindi ho sentito crescere dentro di me Doug Stamper  , ho capito che era ora di sfruttare quell’innato senso di confidenza che riesco a costruire con un sacco di persone sul lavoro.
Non sono brava in ecsel, non sono un drago nei calcoli e mi annoiano le procedure tecniche, mi stufo presto di un sacco di cose tranne di una: le persone. Mi piacciono i dettagli e mi piace metterli insieme, è questo che porta gli altri ad aprirsi con me: mi ricordo i nomi dei loro figli e il regalo che pensavano di prendere alla loro zia per un compleanno, ricordo quanto zucchero mettono nel caffè e che il tonno nei tramezzini una volta gli ha fatto acidità e quindi non lo mangiano. Ricordo se fanno crossfit o attack, ricordo che hanno un scadenza domani. Ed è per questo che molti si sentono compresi o benvoluti e mi affidano i loro pensieri, le loro idee, le sensazioni…i loro dati.
A me fa piacere, talvolta mi annoia, in generale amo essere apprezzata e amo essere loro amica ma, più o meno involontariamente, ho raccolto un archivio di pensieri e dinamiche che non è difficile incrociare. Come in una ricostruzione da effetti speciali di CSI ho ricostuito una rete luminosa di contatti e pareri, di inclinazioni e opinioni.
E’ così che Gugol ha fatto i triliardi, no? con le informazioni. E col suo potere di canalizzarle. Così io, novella influenzer della vita reale, ho iniziato a farmi scivolare tra le labbra frasi e mugugni con Speedy Gonzales, tentando invano di non sembrare mafiosa, ho instillato il dubbio, messo la pulce all’orecchio, mi sono mantenuta super partes pendendo chiaramente da una parte: la parte del boia che vuole tagliare la testa di VermedagliOcchidiGhiaccio.
Vedi Verme, io non ce l’ho con te nello specifico, io ce l’ho con tutti quelli come te, i tronfi tromboni convinti che tutto il resto del mondo vorrebbe essere come loro, quelli che non si pongono mezza domanda prima di essere irrispettosi. Quelli che pensano che “se uno è povero è perché non è abbastanza bravo per non esserlo”. Non mi piaci e probabilmente io non piaccio a te, anche se effettivamente io so dove sta la cancelleria e te lo posso ripetere mille volte, visto che per te è un’informazione che non conta niente, ma il problema non è che non sai dove trovare un quaderno, il punto è che tu non capisci dove sono le leve per sopravvivere qui dentro.
doug
Però Verme, sai, ti devo pure ringraziare, perché quello che Teddi mi diceva amorevolmente, io l’ho appreso meglio da te, mi hai fatto capire che la politica la imparo meglio con le cattive.
I migliori esami li ho passati  sotto pressione, adesso vediamo quanto tempo serve prima che le risorse disumane mi mandino una mail con oggetto “confidenscial” e in allegato il tuo licenziamento.
Come dicono a Parigi “apprecchia il culo che arriva la ciccia” baby!

LE HIT ESTIVE DELL’ESTATE 2017 – “IL SUPERCAFONE ME SPICCIA CASA” EDITION

Salgo e perdo i sensi, penso a quel che pensi, non vorrei fermarmi mai
Vivo i tuoi momenti, sento quel che senti, non potrei fermarmi mai
Oh, se mi cerchi
Oh, non fermarti mai
TU MI PORTI SU – Fish feat. Esa & Kelly Joyce 

Quand’è che l’estate ha smesso di significare qualcosa per me?
Forse da quando ho finito il liceo, da quando all’università agosto significava ritorno in Umbria, da quando a Roma significava passeggio casuale al Pigneto.
Forse da quando soffro il caldo, mi si gonfiano le gambe, da quando sto col Primate e per lui l’estate è sinonimo di studio e preparazione agli esami di settembre e ottobre.
Da quando lavoro in un posto che non fa chiusura aziendale e devi elemosinare due settimane come fossero oro, da quando al mare non ci vado da tre anni.
Forse da quando c’è la possibilità di dire “vabbè in vacanza a dicembre”. Forse da quando le serate di tacchi alti e musica fino alle cinque del mattino sono diventate un pallido ricordo lontano.
Forse da quando ho capito che a me, partire il venerdì per tornare la domenica destinazione Liguria, mi faceva veramente cagare. Forse perché la Liguria è un posto di merda popolato da stronzi [cit.]. Forse perché la Liguria non può clinicamente piacerti se adori l’Abbruzzo.
Forse perché andare in piscina con lo Scarabeo da sola mi piaceva un sacco, arrivavo lì e conoscevo tutti, stavo da sola ma non era un problema trovare compagnia ed è un po’ in contrario di adesso in cui bisogna avere un’agenda pure per prendersi un aperitivo (mi sono ritrovata a dire “incastriamo i calendar” più di una volta con la morte dentro).
Forse perché una volta le hit estive mi piacevano e adesso mi smaronano (Ghali e Tzn esclusi, n.d.a.).
Forse perché sto seriamente invecchiando e arrivo, come oggi, a Luglio che mi sento uno straccio e odio tutti e vorrei solo stare sul divano e dormire dormire dormire.
Forse perché dieci anni fa Genitrice, per me, in estate, era quella che mi vedeva passare in casa per sbaglio preparandomi del cibo e ora io non vedo l’ora di farmi le vacanze con lei.
Tante cose sono cambiate e, sarà che è estate, sarà il caldo, ma non penso che possa andare bene fare un vomito 11 mesi l’anno per stare bene due settimane lontano da casa (e tocca pure dì grazie perché c’è chi sta peggio, *Frate Indovino bestemmiato*).

Detto questo, questo è un blog a carattere analitico, scientifico, e io ho un dovere morale in qualità di bionda procace, quindi indossati i miei sandaletti col pelo solo trendy, presento di seguito le otto hit estive che hanno fatto sussultare anche quel gentleman der Piotta:

8 – NEL MALE E NEL BERE – Briga
“Che cosa vuoi che ti do?” seguita da una incalzantissima rima pena/schiena/falena/Venezuela…che cosa vuoi che aggiungO?

7 – EL PARTY – Jake La Furia feat. Alessio La Profunda Melodia
La premessa è che la lezione di Real Ball si conclude con una seria pesante di squat e la base è una canzone di Jake la Furia. E già non ce semo. Ma poi veramente devo respirare la stessa aria di uno che si fa chiamare “La profunda melodia”? Non mi pare giusto.

6- NON FARE LA SOTTONA – Gordon
Va detto che io, Gordon, lo trovo così brillante che è quasi secsi.

5 – RICCIONE – The Giornalisti
C’è qualcosa di più ridicolo di un PR con la barbetta che si atteggia a poeta pensatore? Tommy, caricami la caipiroska e stai nel tuo.
Particolare attenzione a “e intanto cerco in mare un’aquila reale”.

4 – CONO GELATO – Dark Polo Gang
Li amo, mi sembra di vedere il circolo ricreativo per i figli difettati della mafia Sinti, il tutto ambientato in una Bulgaria appena post sovietica.

3 – LA TOCCO PIANO – HighSnob
Nota di merito alla barra del fidget spinner e alla magliettina della Robe di Kappa da bambino povero.

2 – BENE MA NON BENISSIMO – Shade
C’è un barlume di ironia anche tra i cafoni, grazie.

1- CHE NE SANNO I 2000 – Gabry Ponte feat. Danti
Non si ruba in casa dei ladri, è proprio vero. Gabry Ponte is back and is here to stay, vado a stamparmi una maglietta con la faccia di Marvin e Prezioso.