Un infame non è mai libero (cit.)

Lui è Testadiminchia: vive a Milano, lavora a Milano, fa lo stronzo a Milano  e passa le giornate in una scrivania non distante dalla mia, sempre a Milano. 

Non è tanto perché hai la faccia lucida, ogni tanto capita anche a me e sarebbe facile da risolvere con una crema apposita.
Non è tanto perché bevi la birra con una cena a base di astice, il vino abbinato alle pietanze è una velleità italiana e alla fine sei solo un cafone, non sarebbe poi troppo grave.
Non è tanto perché fai battute sessiste in un’azienda in cui rischi concretamente il licenziamento per molto meno, siamo in Italia ed eradicare questa rozzezza è comunque un’utopia che non smetterò di rincorrere.
Non è nemmeno perché fai apprezzamenti fuoriluogo sull’insegnante di lingua che sarebbe normale fosse tua figlia, ma è troppo intelligente perché possa esserlo.
Non è nemmeno perché porti il maglione a V con la maglietta sotto e hai 40 anni suonati, è una cosa patetica ma è pur sempre e solo un maglione.
Non è perché non sei davvero bravo nel tuo lavoro ma sei solo più vecchio, e quindi con più esperienza, degli altri perché alla fine ognuno si gioca le carte che ha.
Non è perché porti sempre quelle scarpe che io ho imbarazzo a mettere anche in palestra con la scusa che sono comode perché, come dicono i The Pills “anche ‘r piggiama è comodo, ma mica ce esco”, le scarpe sono sacre ma non bisogna fermarsi alle apparenze.
Non è perché consideri il tuo lavoro sempre più importante di quello degli altri, trattandomi come se fossi la serva sciocca e dimostrando quanto non capisci le dinamiche del posto di lavoro che abbiamo in comune.
Non è nemmeno perché sei sempre in ritardo sulle scadenze quando si tratta di fare qualcosa ma non esiti un secondo a mettere ansia agli altri perché ogni cosa che chiedi deve essere eseguita prima di subito, sei probabilmente un insicuro e si vede.
Non è perché pretendi che ti sia data fiducia su ogni progetto che ti passa per la testa ma poi, quando tonfi, non mostri a nessuno i risultati della disfatta dimostrando disonestà intellettuale, alla fine cerchi solo di pararti il culo e mantenerti uno stipendio.
Non è perché fai lo sgambetto agli altri visto che non sai correre, anche se ti impegnassi non saresti mai un velocista e hai trovato un metodo – seppur discutibile – per mantenerti una RAL bella gonfia.
Non è nemmeno perché hai un senso dell’umorismo da NordItalia, di quelli che mi si macinano le palle ogni volta che fai una battuta, l’ironia è una cosa seria e non è certo roba per villani.
Non è perché crei rapporti apparentemente di amicizia che altro non sono che il gioco a valvassino e valvassore con dinamiche di sudditanza al limite della tangente, della gente non ti interessa nulla e vuoi solo una corte di cani fedeli che ridano a comando e facciano da materassino per quando dovesse capitarti di cadere col culo per terra.
Non è manco per quella volta che mi desti un pacca dicendo che il mio lavoro era impeccabile per poi darmi addosso davanti agli altri sbandierando il tuo “ovvio” disgusto per ciò che avevo fatto, solo per accordarti alla voce del padrone.
Non è perché non hai un’opinione che sia una e, come dice uno più scemo sia di me che di te, hai la lingua tarata sul fuso del culo più potente della stanza, c’è chi è nato per strisciare e tu sei uno di quelli.
Non è perché hai una risata fastidiosa a bocca aperta, anche io quando sento la mia voce nelle note vocali di wazzup resto sconvolta.
Non è perché hai cambiato casacca in meno di un secondo che nemmeno Antonio Razzi, quando Teddi è uscito in fretta e furia dallo Zoo, urlando “viva Teddi” e “viva ChickenSalad” con la stessa veemenza e convinzione anche se il giorno prima parlavi  con Teddi di ChickenSalad come fosse l’anticristo e tu FranciscoPrimero.
Non è perchè a 40 anni suonati fai lo splendido che non ha ceduto al matrimonio con un filo di sprezzante misoginia, sei semplicemente solo ed è un’amara verità.
Non è perché dimostrandoti per quello che sei  (un poveretto, un miserabile, un ingrato, un porco, un leccaculo e soprattutto un infame) hai creato più team building di qualunque altra iniziativa sia mai stata fatta, ora siamo tutti intorno a te e stiamo affilando i coltelli.
Non è perché hai trasformato un posto di lavoro che sentivo un po’ casa mia in una bacinella di veleno ed è pieno di lavandaie che lo fanno schizzare ovunque.

Non è per tutto questo, che pure non è poco.

E’ che, in poche parole, sei nammerda.

4 thoughts on “Un infame non è mai libero (cit.)

  1. Ok, anche te tu ti ritrovo in formissima 🙂

    Per quanto riguarda il tipo senza dubbio non ti legge, ma secondo me da ieri ha una intrattenibile diarrea a prova di imodium e di fermenti al latte di bufala campana. E non se lo sa spiegare, magari dà la colpa all’astice e alla birra che fermentano a valle del duodeno. Po’ ésse, sai?

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