Ti voglio bene Teddi, cucciolone grande con la polo

F:- sì, dai, ma sta roba è una merda
T:- come sei critica
F- come sei sensibile!
T:- ma vai a cagare
(i dialoghi di un giorno qualsiasi, su un argomento qualsiasi)

Ci sono sensazioni che, a un certo punto della vita, in qualche maniera smettiamo di provare. Il senso di inadeguatezza per non sentirci abbastanza belle, perso magari dopo una lunga e tortuosa adolescenza. Il senso di ansia quando si passa ad avere uno stipendio fisso che ti fa avere un gruzzoletto sul conto. Ma anche il senso di onnipotenza dopo il primo esame all’università, quando il mondo sembra darci tutte le possibilità del mondo e si è convinti che quel 30eLode in linguistica ci apra le porte del futuro più luminoso possibile, quando la vita prende una piega e sai che difficilmente la stravolgerai.
Io sono (incredibilmente) sposata da quasi quattro anni e una sensazione l’ho persa: lo strazio per amore. Ci sono stata male, ma male di brutto, me lo ricordo bene, ma era un trilione fa. Ci ho messo anni a venirne fuori, ma ora onestamente è davvero acqua passata. E’ uguale, credo, ai mitici dolori del parto: tutte sanno che fanno un male della madonna, però poi ci ripassano o comunque ne conservano un ricordo spruzzato di rosa, celeste e fiocchettini.
E’ così per me, so che il mal d’amore ti spacca il cuore ma è qualcosa che proprio non mi concerne più, chiusa come sono nella mia bolla adamantina di serenità sentimentale.

Poi una settimana fa ho provato qualcosa che mi ha riportato a quella sensazione, un buco scuro e pauroso che ti allaga gli occhi di lacrime e ti toglie pure le parole per lamentarti.
E no, io e il Primate non siamo in crisi, e no, non basta nemmeno il capolavoro di Tiziano e la Cantantessa. No, non ho un amante di cui sono innamoratissima in segreto e no, non è morto nessuno.
Teddi, il mio capo da due anni, il mio primo rompicoglioni e supporter sul lavoro, ha mollato tutto in meno di cinque minuti. Sì, esatto, proprio come Jerry McGuire, dieci -nove-otto e vaffancuore con la scatola, la tazza, la foto del cane e il giubbottino di scorta che tieni in ufficio. Io ho assistito a tutto come se nulla fosse, con due grossi lacrimoni da bambina in faccia, stavo assistendo alla fine di un’epoca e ne avevo – tristemente – tutta la consapevolezza.
Io e Teddi abbiamo costruito sto rapporto alla Harvey e Donna* però grassi e per niente attratti sessualmente, ma zero proprio. Che è un po’ una delle cose migliori che ti possono capitare nella vita lavorativa: intesa, ironia, sincerità, supporto e tante tante tante bestemmie. Sinceramente non ci siamo sempre capiti, ma va anche bene così. Alla fine quando canti le stesse canzoni di Elio, ti finisci le citazioni di Anna Oxa e ti anticipi le parole, può anche andare bene qualche incomprensione. Mi ha manipolato varie volte, lo so, ma alla fine non mi ha piegato nei principi…e niente non è quando sei una donna un po’ insicura e davanti hai la montagna umana incrocio tra The Mentalist e Beautiful Mind con un egocentrismo che sembrano due e una vanità a perdita d’occhio.
Reggi botta, più di qualche volta bevi all’uscita dell’ufficio e tiri avanti con una certa placidità.
Io e Teddi, inoltre, senza dircelo mai siamo stati depositari del suo segreto che, per me, segreto non è mai stato. E questo in qualche modo ha reso lui meno infallibile ai miei occhi e me più incrollabile ai suoi.
Domani mattina andrò al mio cubicolo e alla destra Teddi non ci sarà. Che brutta roba.

Alla fine forse le pene di amore altro non sono che il fare i conti con l’impotenza unita all’affezione, quindi una sensazione che si può rivivere più e più volte anche quando il cuore batte per un marito che – diciamolo – è un figo.

Al suo posto troverò Soviet, che almeno mi è amica seppur non può darmi la promozione, Testadiminchia che un giorno e l’altro lo meno lui e quella faccetta da cazzo, SpeedyGonzales che secondo me non capisce che cacchio dice in inglese manco lei, LuisLittdeiPoveri con la sua pelle grigia e viscida e le sue opinioni pieghevoli, Tunnel con le sue gonne bellissime e la vitalità di un danacol scaduto e tutti gli altri animali che abitano lo Zoo del Digital,  anche se ormai è un appartamento a cui mi sono affezionata ma che sento di dover sgomberare.

 

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