LA GRANDE BELLEZZA, LA GRANDE NOSTALGIA

Ieri sono stata al cinema a vedere il nuovo film di Sorrentino, “La grande bellezza”. Toni Servillo d’ordinanza, uno splendido (come sempre) Verdone, un’agghiacciante Serena Grandi, la solita pallosa Isabella Ferrari e una Sabrina Ferilli credibile per la prima volta in vita sua.
Insomma: ci sono tutti gli ingredienti per piacere a un pubblico intellettuale e commerciale di sinistra.
Io, per dire, l’ho adorato.
Di cosa parla il film probabilmente lo sanno tutti, come il fatto che Sorrentino ha sempre una fotografia della madonna e un team di correttori del colore che fa spavento peggio di Cliomecap. Il film è ambientato a Roma, le immagini della città sono meravigliose, struggenti e poetiche in maniera sublime.
La narrazione è lenta e molto all’italiana, primi piani a pioggia con luci e ombre calcatissime.
Ma più di tutto per me è stata una riflessione di due ore sul senso della bellezza e dell’arte. Spesso mi sono interrogata su quello che significa l’arte per le persone, per la gente e per i singoli, capendo in fondo che queste riflessioni sui massimi sistemi non sono alla portata del mio intelletto e ritenendo che alla fine le mie conclusioni fossero molto banali. In qualunque caso ho almeno capito cosa penso sia l’arte per me, o almeno cosa mi piace delle espressioni artistiche e posso riassumere il concetto in due grandi filoni: cose che non saprei capace di immaginare e che quindi mi stupiscono molto (vedi gli intrecci di Palanhiuk) e cose in cui ritrovo una parte di me al meglio o al peggio con sfumature nette (ed ecco Sorrentino o Ammaniti).
Guardando a Roma, alla Roma ladrona e caciarona, con gli occhi del regista non ho potuto fare a meno di capire perché ultimamente sogno continuamente le strade di quella città che ho tanto criticato quando ci abitavo.
Perché, sì, è vero, Roma è davvero impossibile e troppo troppo caotica, è maleducata e invadente, puzza e appiccica, urla e schiamazza e scola d’olio agli angoli della bocca mentre mangia, suona mentre attraversi sulle strisce, spintona e commenta continuamente e tutto questo è semplicemente insopportabile. Non si può negare, soprattutto se non è la propria città natale.
Eppoi però, regina delle contraddizioni, apre scenari meravigliosi, si permette di non truccarsi perché di suo ha degli occhi splendidi e espressivi, ha le rughe di espressione di chi ha qualcosa da raccontare e ne ha viste tante, non si giustifica nemmeno tanto alla fine ti travolge. Ti avviluppa ma anche ti accoglie, ci resti un anno o due eppure non ti senti di passaggio. Diventa mamma Roma, anche se non lo capisci, poi lo senti.
E quindi alla fine io ci ho visto questo di me, in questo film e in questa città, tanti difetti e dei problemi davvero irrisolvibili, delle zone inspiegabilmente lasciate al degrado e molti germogli che non verranno mai coltivati, le merde di cane per strada,  i tossici che ancora ti chiedono cento lire in stazione, le borse contraffatte e i fregaturisti ma anche i tramonti più belli del mondo, una cucina appassionata e gustosa, delle tradizioni impossibili a morire, il cinismo e il sarcasmo, le risate sempre e la poesia popolare.
Praticamente tutte cose abbastanza difficili da spiegare a chi non ci ha vissuto e l’ha vista tre giorni da turista, tutte cose assolutamente incomprensibili per un milanese o chi per lui.
Roma, come dicono di Totti i suoi tifosi, non si discute, si ama.
Ho pensato per due anni che la città mi mancasse tanto per le persone, per gli amici, per il lavoro. Invece mi sbagliavo e l’ho capito solo ieri sera in una sala del Bicocca Village.
Il vuoto che mi capita di sentire non è altro che abitudine al bello quotidianamente disattesa. Sono cresciuta sulle cose del Gargano e tra le valli umbre e poi approdata a Roma, ho assorbito anni e anni di paesaggi e borghi e opere d’arte che ormai mi fanno da lenti a contatto. E c’è poco da fare e poco da dire quando i mezzi arrivano in orario (che poi, Pisapia mio, c’è da aprire una treccani…) perchè la bellezza, come il buonsenso, se non ce l’hai nessuno te la può dare.
Appena ho il coraggio ci torno, perchè nonostante una grande nostalgia quello che ti lascia Roma è soprattutto la sensazione di un cielo perennemente assolato.

14 thoughts on “LA GRANDE BELLEZZA, LA GRANDE NOSTALGIA

  1. “La Roma non si discute, si ama” è una frase che – pare – pronunciò Renato Rascel nel ’51, interrompendo un suo spettacolo al Sistina per dare notizia della retrocessione della squadra in B. Fu quindi coniata molto prima di Totti che, per quanto immenso, non è comunque la Roma.

  2. Veramente quest’anno non fa altro che piovere 😦 Però, che dire? Io la amo. Non so dire come sarebbe vivere altrove, perché non sono stata fuori tanto da mettere radici – neanche quelle piccole piccole – però la amo lo stesso.

  3. A me è infatti è dispiaciuto non poter cogliere appieno questo film, in quanto a Roma ci andai che ero molto piccolo, e vidi principalmente il letto di ospedale di mio nonno.

    P.S. Il rosa pare abbia funzionato. 🙂

  4. Sei la prima che sento con recensione negativa del film. Ma quello che mi piace è tutti quei borghi che dici di aver assorbito. Che mi pare la vera bellezza, essere così.

  5. @simcek: e che non lo sapevo io che mi cadevi sul capitano? Comunque sia, direi che “una parte per il tutto”, come La Roma per Roma.
    @ellegio: e fai di molto bene, goditela.
    @SirBabylon: Il rosa funzia sempre. Detto questo: tornaci prima possibile!
    @Gennara: “padre, te capisco e nun te capisco” [cit.] Gatta, mi sa che non ci siamo capite…io questo film l’ho adorato!

  6. Ho bazzicato Roma per cinque anni (3 di dottorato, 2 di Assegno di ricerca), due dei quali vivendoci e vivendola. Sottoscrivo tutto. Roma è quella cosa per cui scendi dal treno a piazza dei Cinquecento e hai la sensazione di sole. Roma è quella cosa per cui smadonni mentre la percorri, ma intanto ti commuovi.
    Milano in confronto è provinciale e piccola, piccola quanto mai saprà di essere (e io ho imparato ad amarla, eh).
    Roma, dalla quale me ne sono andata brutalmente, e non ci metto più piede da una quantità di anni che oramai sono quasi dieci. Eppure mi piacerebbe tornare nei luoghi dove ho lavorato e vissuto: Ostiense, Castro Pretorio, Nomentana, porta Pia, Monte Sacro, Trastevere, Magliana, Torre Argentina…
    Chissà, prima o poi… Mi hai fatto venire una grande nostalgia.

  7. @lanoise: Milano ha degli scorci molto belli e penso che imparerò a volerle bene. Quello che mi pare manchi qui è il carisma, è una città che può offrire molto ma che non ha un carattere ben definito…almeno questa per ora è la mia sensazione.
    @povna: sono proprio felice di averti trasmesso lo stesso sentimento che ho provato. Prima o poi troveremo il coraggio di andarci di nuovo e godercela a ogni sguardo e anche a ogni bucatino. Cacio e pepe nel cuore.

  8. Roma è quella cosa che vedi distendersi sotto i tuoi occhi, che occupa tutto lo spazio ai tuoi piedi e da una parte, a sinistra, finisce con la lama di luce del mare e a destra con i monti. Roma è quella che percorri con la metropolitana alle sette di mattina e alle cinque del pomeriggio, e che ti soprende sempre, come quella mattina in cui il PalaEur era ricoperto di neve.
    Roma è la zona del Monte di Pietà, e Palazzo Farnese, e la biblioteca e i libri. Roma è LungoTevere alle sette del mattino della domenica. Roma è la Sinagoga di sabato. Roma è il Pantheon con la luce che entra. Roma è Villa Giulia, il Sarcofago degli Sposi e Apollo che ti sorride. Roma è Roma.

  9. Oddio, sono capitato sul blog di una donna sposata!!!
    (da dov’è che si esce?)

    P.S. auguri. Vi auguro che la parola “insieme” abbia ogni giorno un significato nuovo.
    Non smettete mai di meritarvi l’un l’altro.

    P.S.2. E di sicuro Lui è un santo.

    1. D&R: più che donna sposata preferisco definirmi “non più single”! Grazie grazie grazie, ci vorrà fortuna e impegno ed effettivamente lui è abbastanza un santo, suda come un maiale e compra elettrodomestici inutili e cari ma, sì, è un santo. E io so bbona.

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