I LIBRI DEL 2011 – BON COURAGE! (post molto molto lungo)

Siccome è un’eternità che non scrivo niente, adesso scrivo uno di quei post difficili da buttare giù, lunghi, didascalici, non necessariamente interessanti.

Insomma, faccio l’elenco commentato dei libri che ho letto nel 2011.

Prima ero brava, recempsivo tutto, poi mi sono persa in scemenze e ho smesso.

Ma soprattutto prima leggevo meno, non avevo il chindol.

Ora, non pretendo che per tutti sia così (questo implica “non cominciate a commentare attaccando il solito pippone sul profumo della carta”), ma io da quandoattingo al formato digitale leggo molto ma molto di più. Possiedo il chindol da febbraio 2011 circa e, a dicembre dello stesso anno, ero a quota trentasette libri finiti. Dal primo gennaio 2012 sono a quota nove libri. Una piccola svolta di praticità, risparmio (io scambio tutto e non pago una fava, lapidatemi!sì!lo voglio) e euforia da tecnologia.

 

Ecco la lista, ho tentato di dare un ordine sensato ma alla fine non ci sono riuscita.

 

RAGIONEVOLI DUBBI – Gianrico Carofiglio

Innazitutto, questo si chiama Gianrico. Fa ridere solo me? In qualunque caso, il libro non è male, parla di questo caso giudiziario di un tizio ingabbiato per traffico (enorme) di stupefacenti che, nonostante quasi tutto sembri inchiodarlo in carcere, lontano da moglie (affascinante e molto bella, ovviamente) e figlioletta, racconta la sua versione dei fatti all’avvocato protagonista. Questi prende in carico il caso e, seppur tra mille tormenti, difende il presunto trafficante con una storia al limite della credibilità. Indovinate un po’ come va a finire? Ecco.

 

NON ESISTE SAGGEZZA- Gianrico Carofiglio

Una serie di raccontini scialbi, non si salva quasi niente a parte – con buona probabilità – il contratto dell’autore con la casa editrice.

 

L’ARTE DEL DUBBIO – Gianrico Carofiglio

Uno si aspetta una gialletto e si ritrova un manualetto. La prefazione dice che quest’opera è nata come manuale e s’è sviluppata come romanzo.

Ma nemmeno per sogno: è un banale manualetto per avvocati su come svolgere un interrogatorio.

Ora, io non sono un avvocato, ma dire che, ad esempio, una vittima di pedofilia non deve essere aggredita con toni bruschi o atteggiamenti ostili non mi sembra una trovata impensabile e geniale…beh, benvenuti ad acquacaldaland!

 

BAR SPORT – Stefano Benni

Probabilmente un manifesto generazionale di paese che io ho letto fuori tempo massimo. Seppur colmo di una serie di rimandi alla vita di paese degli anni ’80 e ’90 (e pertanto convincente), “bar Sport” è l’espressione pura di uno che deve fare il simpatico per forza. E quindi risulta abbastanza insopportabile. Gli spunti ci sono ma vengono puntualmente sprecati: è un libro breve ma poteva esserlo di più.

 

ACCABADORA – Michela Murgia

Un romanzo ambientato in Sardegna cupo, buio, lento ma affascinante. Parla di questa figura tipica dei paesini sardi di una volta che aiutava i malati in quello che oggi verrebbe definito “il fine-vita” (quella che noi sintetici continuiamo a chiamare “morte”). Sdrammatizzerei con una citazione: “Ma mentre parlo tu non mi ascolti/I casi sono due: o non mi ami piu’ o sei morta./ Propenderei per la seconda ipotesi/perche’ emani un fetore nauseabondo” per i soliti pochi ma buoni.

 

IL MONDO DEVE SAPERE – Michela Murgia

Ho scoperto dopo averlo letto che questo libro ha ispirato il film “Tutta la vita davanti” con la Ferilli e la Aragonese. Credo nasca da un blog e si sente, comunque è carino e inquietante.

L’autrice deve essere davvero brava, passa da un genere all’altro senza sbavature.

 

I SEGRETI DEL VATICANO – Corrado Augias

Sentirsi tornati al liceo, all’ora di greco a mezzogiorno del sabato: quel senso di morte che ti pervade in attesa della campanella.

Ho scoperto un sacco di cose interessanti, per carità, ma non vedevo l’ora che finisse.

 

NON AVEVO CAPITO NIENTE – Diego de Silva

Davvero divertente: storia di un avvocato spiantato, succube psicologico della moglie psicologa. Tenta di salvare il rapporto coi figli (una stronza e uno gaio in via di scoperta)mentre gli capita di tutto e di più, comprese implicazioni con la camorra. Lo iumor è napoletano, nonostante un inizio lento poi parte e regge bene fino alla fine. Da leggere al mare.

 

MIA SUOCERA BEVE – Diego de Silva

Idem come sopra, sempre piacevole.

 

CERTI BAMBINI – Diego de Silva

Uno si aspetta la bella storiella da ridere e si ritrova con uno squarcio di Campania aberrante. Si incrociano storie di ragazzini sbandati e abbandonati a se stessi nelle miserie più infime della società (un esempio: la madre che fa prostituire in casa la figlioletta ritardata). Scene da voltastomaco, troppo troppo troppo forti.

 

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE- Mark Haddon

Una storia raccontata dal punto di vista di un ragazzino con una sindrome affine all’autismo: devo dire altro? Un’ansia assurda, un romanzo che smuove solo brutti sentimenti.

 

L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE – Massimo Gramellini

Una storia che si pretende poetica, senza riuscirci. Un percorso fiabesco che dovrebbe dare spunti di riflessione innovativi sull’amore, e non li dà. Gramellini voleva mettere su un Giulietta e Romeo ma gli è uscito un Harmony.

 

COSA TIENE ACCESE LE STELLE – Mario Calabresi

Un libro che, a volte banalmente, dà un messaggio positivo di speranza. Incoraggia le persone a credere nei propri sogni, una specie di laifcocc insomma. Gradevole ma non indispensabile.

 

LA FORTUNA NON ESISTE – Mario Calabresi

Cosa tiene accese le stelle BIS, in America. Idem con patate, molta speranza, belle storie.

 

LA BRISCOLA IN CINQUE- Marco Mavaldi

Nella provincia di Livorno viene ritrovato un cadavere..le indagini saranno praticamente svolte da un gruppo di vecchietti che si riunisce dopopranzo al bar e dal proprietario del bar stesso, tale Massimo.Esilaranti i dialoghi per un giallo che ha poco di intrigante.  L’ho letto tutto d’un fiato, tranne quando scoppiavo a ridere (cosa che è puntualmente successa sul treno, davanti ad altra gente che mi vedeva ridere guardando un’agenda di pelle fucsia, cosa che sembra il mio chindol)

 

IL GIOCO DELLE TRE CARTE-Marco Mavaldi

Mavaldi ripropone uno dei suoi poco avvincenti gialletti. Se il bello dei suoi libri fosse l’intreccio, non varrebbero nulla.

Invece la parte migliore è la descrizione della provincia toscana, dei vecchietti “ar barre” che sono un incrocio tra “un lungodegente e un carcerato”.

E’ probabile che l’autore non si sia inventato nessuno dei divertentissimi dialoghi e nemmeno uno dei geniali personaggi, ma gli va comunque riconosciuto il merito di aver messo per iscritto la geniale ironia del pettegolezzo di paese.

 

IL RE DEI GIOCHI- Marco Mavaldi

Anche in questo, come nei precedenti due libri, Mavaldi utilizza l’espediente del gialletto di provincia per riproporre teatrini da bar di paese toscanaccio che strappano sempre la risata.

Stavolta, in più, Mavaldi utilizza i pensieri dell’intellettuale “barrista” Massimo per raccontare le proprie opinioni (più che condivisibili) in fatto di chiesa, di libertà, di scelte di vita. Non si capisce bene perchè lo faccia, ho il sospetto che volesse allungare il brodo o che desiderasse a tutti i costi dirci come la pensa.  Ai fini dell’intreccio, comunque, ci azzecca poco e niente.

 

NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI- Fabio Geda

E’ la storia di un ragazzino che scappa dall’Afganistan e arriva in Italia passando per schiavitù, lavori forzati, viaggi di giorni stipato nei camion, fughe dalla polizia, fame, disperazione. All’inizio sembra far parte di quel filone (che io non apprezzo particolarmente) in stile Cacciatore di aquiloni/Mille splendidi soli ecc ecc. Invece è una storia vera raccontata con semplicità e, proprio per questo, toccante. Finale da lacrima.

 

BUONA APOCALISSE A TUTTI – Terry Pratchett e Neil Gaiman

La storia del bene e del male, incarnati da due angeli amici, che finisce sempre con una musicassetta (ho detto proprio “musicassetta”) che si trasforma in un disco dei Quin. Da non perdere.

 

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE – Italo Calvino

E’ un libro complesso e che va letto obbligatoriamente tutto di un fiato.

E d’altra parte, o si abbandona alla terza pagina, o si viene avviluppati in una sequenza di storie a scatola cinese.

Nelle mani dell’Autore, il lettore viene trascinato a forza da una scena all’altra senza poterne mai vedere la fine, una corsa da una sala all’altra del cinema senza arrivare ai titoli di coda.

Gli intrighi si infittiscono fino a soffocare ogni speranza di una possibile risoluzione che arriva, magistralmente, all’ultima riga dell’ultima pagina.

Spettacolare.

 

ACCIAIO – Silvia Avallone

Una cosa è certa: questo libro è stato davvero molto sopravvalutato.

A me non è dispiaciuto ma temo che sia solo ed esclusivamente perché descrive una realtà praticamente identica a quella della provincia in cui sono cresciuta (acciaieria, burini con la golf, ragazzine dalla copulatio facile e simili). Compratevelo in edizione economica e leggetelo al mare, dippiuninzò.

 

LA LINCE – Silvia Avallone

Un bel raccontino, in pieno stile Avallone. L’autrice è brava a descrivere la normalità e le sue tristezze. L’unico problema è che, con la Avallone, letto un libro: letti tutti.

 

ACQUA AGLI ELEFANTI – Sarah Gruen

La storia del romanzo è ambientata in un circo dei primi del ‘900, in principio è di una tristezza unica, poi migliora e appassiona.

Fondamentalmente si tratta di un grande romanzo d’amore e sporcizia, i personaggi hanno sempre qualche problema nel lavarsi o cambiarsi.

Pare che la scrittrice si sia documentata molto prima della stesura e si vede.

Insomma, nonostante a livello di stile e originalità questo tomo non sia niente di che, racconta di una bella storia che coinvolge e commuove.

La cosa più bella di questo libro è che nella trasposizione cinematografica c’è Pattinson in canottiera (muciomacio).

 

VIENI VIA CON ME – Roberto Saviano

Non è un libro scritto male. Nemmeno la trasmissione era brutta. Però ogni volta che sento o leggo Saviano ho quel senso di messa della domenica: per favore andiamo presto in pace.

Interessante il capitolo su Falcone, ripetitiva la solita morale patriottica. Un vero e proprio NI.

 

COSE DA SALVARE IN CASO D’INCENDIO – Haley Tanner

Superando l’inizio triste, umido e angoscioso della prima parte di libro, si arriva a un romanzo d’amore e amicizia davvero carino e coinvolgente. Un tributo a quel poraccio di Devid Copperfil che, esclusa la mia generazione, non si fila più nessuno. Una bella storia, qualche lacrimuccia e un eppiend che si lasciano leggere con piacere.

 

SETTANTA ACRILICO TRENTA LANA – Viola Grado

Questo romanzetto è la specie di delirio mezzo acido mezzo montato di tale Viola Grado che sarà anche emergente, ma ci andava bene anche sommersa.

La storia è inesistente e, quel poco che c’è, è raccapricciante (vogliamo parlare degli amplessi in acqua con un cinese handicappato?). Mi scappa di citare “se vi piace tanto la morte, perché non vi ammazzate?”. Bocciatura piena, nessun sei politico né sulla scrittura, né sull’intreccio né sulla lingua. Pagine perse e buttate.

 

I MITI DELL’AMORE – Luciano De Crescenzo

Quando si leggono questi manualetti di De Crescenzo si ha la perfetta consapevolezza che l’autore è un pozzo di scienza storica. 
Fa ridere e insegna, rispolvera intrecci vecchi di migliaia di anni e li rende più attuali di Biutiful. 
Insomma, niente che non mi aspettassi…per fortuna.

 

I LOVE SHOPPING A NEW YORK – Sophie Kinsella

Esiste forse un personaggio più imbecille e privo del benchè minimo carattere di Bechi Blumvud, quella cretina della protagonista di sti libri inutili e dannosi?

Menomale che ho letto l’ibuc perché al pensiero di un albero sprecato per stampare sta sonora cacata mi sarei sentita male. Di una bruttezza rara.

 

IL CONTRARIO DI UNO – Erri de Luca

Che l’autore sia una persona ammirevole, non c’è dubbio. Oltretutto l’autore è prolifico in modo imbarazzante (se non sospetto), pertanto un libro come questo poteva risparmiarcelo: che noia.

 

BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE – Alessandro D’Avenia

Dalla prima pagina si sente che questo è un libro scritto da un addetto agli adolescenti per adolescenti. Infatti se avessi avuto 12 anni mi sarebbe veramente piaciuto. Purtroppo ne ho dhgashfhkjdhfsjdhfotto.

 

FANGO – Niccolò Ammaniti

Ammaniti scrive sempre bene e, anche stavolta, non fa eccezione.

Le storie di moltissimi personaggi (la bella e scema tradita dal ragazzo per la brutta racchia, il fico di paese che fa il gigolò, un mabino appassionato di mortaretti, un ventenne sfattone perso, un malinconico musicista alcolista e altri ancora) si congiungono in una notte di capodanno col solito finale in caciara. Molto carino.

 

IO E TE – Niccolò Ammaniti

Più un racconto che un libro, sempre ben scritto. Ammaniti ha conosciuto momenti migliori.

 

IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE – Clara Sanchez

Non esiste libro più adatto a una lettura estiva. Ok, non ha spessore, ok parte a razzo e finisce come tutti sanno, però tiene incollati alle pagine con un fervore raro anche nei migliori gialli. Bello no, ma fico sì!

 

LA PANCIA DEGLI ITALIANI – Beppe Severgnini

Più che la pancia, la barba degli italiani. Noiosetto e scontatuccio.

 

GESU’ E I SALDI DI FINE STAGIONE – Bruno Ballardini

Il marcheting e la chiesa, praticamente marchétting. Interessante trattato di Ballardini, fruibile anche ai non addetti ai lavori, in cui si spiega perché il prodotto “chiesa” non venda più nonostante la religione vada un casino.  Una bella analisi senza polemiche.

 

LA COLLEGA TATUATA – Margherita Oggero

Un gialletto all’italiana (ovvero il giallo conta poco e niente mentre le descrizioni sono tutto) divertente, intelligente e con molto molto molto Puntemes. Questa storia del Puntemes mi ha fatto entrare subito in simpatia tutto il libro, sarà per il nome. Da leggere.

 

STORIA DELLA MIA GENTE – Edoardo Nesi

E questo me lo sono lasciato per ultimo perché lo voglio veramente insultare.

Da questo libro ho capito una cosa: io odio Nesi. Mi sta profondamente sulle ovaie, come direbbero le femministe. E’ di una banalità che mette in imbarazzo, scritto coi piedi, senza trama e senza messaggio.

In poche parole eccovi la trama:

Ciao, io sono un riccone figlio di ricconi che si sono costruiti la fortuna sul tessile in provincia di Prato, mentre tutti gli altri andavano a Forte dei Marmi io studiavo in America, perché sono ricco e molto intelligente, e entravo in contatto con scrittori famosi, sempre per il motivo di cui sopra. Poi sono tornato in Toscana, perché me lo posso permettere, ho portato avanti in maniera innovativa e geniale la professione dei miei, così mi sono arricchito ancora, ma ho delle velleità artistiche come scrivere libri che vincono premi come questo, sempre perché sono ricco e intelligente. Quelli che andavano a Forte dei Marmi mi facevano schifo ma adesso ci vado pure io a bere sulla spiaggia con la mia figlioletta, ma io non faccio schifo, io vado al Forte con tutto un altro spirito. Poi sono arrivati i cinesi che fanno schifo e lavorano male e non capiscono l’arte della stoffa mia e di quel riccone del padre di mia moglie, che peraltro è bellissima.  Tanto che ci sono vi dico che conosco quel poveraccio di Nuti che ora sbava, bellissima persona, io sono ricco e conosco i famosi, anche se sbavano.

E basta, giuro. Non dice nient’altro. E’davvero un libro di merda, ecco, l’ho detto. E se questo ha vinto un premio, non oso immaginare quelli che l’hanno perso.

 

Prego, fuoco alle polveri!

9 thoughts on “I LIBRI DEL 2011 – BON COURAGE! (post molto molto lungo)

  1. Mamma mia, quante cose. Provo ad andare per ordine (sparso).
    Cominciamo dai fondamentali: Malvaldi NON scrive dalla provincia di Livorno, ma di Pisa (e si sente, e la differenza è palpabile, non fosse altro perché viene ripetuto alla nausea). E, molto banalmente, secondo me è un piacione che ha venduto migliaia di copie in nome della ‘o’a ‘ola ‘on la ‘annuccia ‘orta ‘orta. Per me banale, e davvero mai, mai, mai più (infatti gli ultimi mi mancano).
    De Silvia: Certi bambini a me è piaciuto. Malinconico godibile (sempre meglio di Malvaldi) ma banale.
    Alla fine Carofiglio è secondo me nonostante tutto il più onesto (non pretende di essere altro da quello che è – forse perché l’autore ha un lavoro, impegno politico e ben chiara la divisione degli ambiti).
    Oggero gradevole (il primo; gli altri un po’ meno). Su Benni condivido (la sua misura è il brevissimo, più o meno pubblicistico con l’eccezoine doverosa della Compagnia dei celestini).
    Murgia per me è pollice verso (e non parliamo di Ave Mary). Idem Avallone (ma come si vede ho un problema con gli italiani scrittori – probabilmente sempre la questione dell’onestà).
    Nesi per me è un anche no (e tu confermi); Calabresi un anche basta (ma la Stampa resta il miglior quotidiano italiano). D’Avenia scrive come prega (da ciellino).
    Ammaniti vive di sistemi di riferimento (se questa – id est quella italiana – è letteratura, allora lui è un genio).
    Vieni via con me per me grandissimo (e secondo me senza la premessa patriottico-mazziniana non si coglie il senso azionista-liberal-socialista terzo-viistico del resto).
    E Calvino (per me, ovviamente) non si discute).
    In tutto questo (e con la doverosa eccezione di Saviano e Calvino, ma Calvino non si discute) la Kinsella sembra Jane Austen, e ho detto tutto.
    Mi pare gli altri di non averli letti, ma forse mi è sfuggito qualcosa.

    Infine, e più importante: Kindle forever (e chi lo equipara al tablet non sa di cosa sta parlando!)

  2. @lanoise: Haddon non è malvagio, ma a me ha messo l’ansia.
    @povna: porca miseria che commentone! pertanto…partiamo dai fondamentali: il tablet è na merda e il chindol è stupendo.
    Poi, giustissima la precisazione su Mavaldi ma io sono vittima della risata da acca aspirata, su questo mi sento di consigliarti questo link: http://www.youtube.com/watch?v=wCBqVe5zQ5s (come cacchio si mettono i video nei commenti???).
    Per il resto…de gustibus non disputandum est, l’importante è che si legga. A sto punto ti propongo anche uno scambio di ibuc di quelli da arresto, se ne convieni.

  3. A facc’ ro cazz! Perdona la volgarité ma quandounosentecertecose le deve dire.
    Bentornata Frangetta, il postone è come sempre splendido e carico di ironia.
    Quando finirò di leggere la Gazzetta dello sport di lunedì scorso attaccherò col libro della Kinsella che giace da mesi nel cesso di una mia amica.

  4. @plastardo: quanto sei maschio, tutto vulgher! Comunque mi avevi promesso che prima avresti finito l’oroscopo di Paolo Fox del 2006. Ogni promessa è un debito.
    @quartopianosenzascensore: se quella nella foto sei tu, io fossi in te mi preoccuperei: sei mora e concordi con me. C’è qualcosa che non va.
    @ventiseitre: bentornato! a me fa lo stesso effetto anche Gratteri, ora che ci penso.

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