LAVORA CHE TI PASSA (Parte Prima)

No, non avevo chiuso il blog solo a qualcuno lasciando che altri leggessero i cavoli miei. No no no.

E’ successo che dovessi andare a celebrare la posa di un sasso in quel della Lombardia o, per dirla con altre parole, che dovessi andare a prendere freddo.

Quindi ho mollato il mio amato computerino del lavoro nelle grinfie di chiunque passasse per la mia scrivamia. Indipercuilaquale ho bloccato tutto di modo che nessuno potesse scoprire la vita segreta di una non tineger italiana. Anche le bionde hanno dei misteri e il mio era, molto banalmente, questo.

Tipo che se il termometro della mia figaggine misurasse gli arcani e scheletri armadiati che cela la mia esistenza, signori miei, sarei interessante come un libro di Rosanna Lambertucci.

Insomma, dicevo, ero in Lombardia. E’ molto interessante lavorare al freddo e al gelo in uno stanzone quelle 16 ore al giorno remunerate meno di un cinese che cuce palloni per una fabbrica indiana con sede in Taiuan.

A un certo punto mi sono chiesta seriamente quando sarebbe entrata l'acqua, il prossimo passo poteva essere solo il lavoro in apnea.

E poi,  quando a mezzanotte scendi per prendere dei toner da un camion parcheggiato dall’altra parte della città, a piedi coi tuoi stivaletti ghiacciati, ti accorgi che hai imboccato l’uscita sbagliata, poiché con dei pannelli t’hanno cambiato tutti i percorsi (sempre più difficile, signori!), e ti ritrovi damblé su un tappeto rosso insieme a strapponcine sorseggianti sciampagnini. Tu, la scatola dei toner, le strapponcine di Mediaset e il loro sciampagnino.

Mi scorre addosso la mia esistenza: ero giovane, bionda, giravo per concerti, scrivevo un bel blog. Ora sono castana, riccia e liscia, porto scatoloni su un tappeto rosso dove immagini di me di un tempo (imputtanite, per carità) sorseggiano uno sciampagnino che mi spetterebbe di diritto, mentre il mio blog ristagna.

All’una di notte dico ai miei capi che non sto in piedi e che voglio andare in albergo a buttarmi nell’acqua bollente, chissà mai che almeno un arto lo possa salvare. Potrei sempre fare il fenicottero, perlomeno è rosa.

Trovo ad aspettarmi il Primate, addormentato in macchina con una fetta di torta per me. Lo abbraccio, lo sveglio e mi metto a piangere: sono esausta. Menomale che c’è lui.

Insomma poi gli spiego che ho problemi col lavoro, che la situazione è brutta brutta brutta, che trovare lavoro a Milano non è poi così semplice e che quindi devo dare il massimo per tenermi il posto anche se, tanto quanto lo sciampagnino, mi spetterebbe di diritto.

E lui, come niente fosse, dapprima si mostra comprensivo e poi insiste perché di sabato io esca prima per andare a cena con lui.

Ma dico io, ho problemi, non ho tempo, sgobbo sull’ecsel settemila ore al giorno…e tu mi chiedi di prendermi del tempo libero? Mah.

Occhei, il sabato sarebbe stato l’anniversario del nostro primo bacio, occhei.

Comunque, alla fine ci discuto a morte e decidiamo, seppur col muso, di prenderci una susciata da Poporoya (provatelo, è fenomenale) che comunque rende la vita una fase degna d'essere vissuta.

Mi viene a prendere, andiamo al ristorante a ritirare il nostro pacchetto di pesce crudo a fette spesse e via a casa sua in quel della pianura padana.

Di certo avrei voluto indossare qualcosa di meglio delle Geocs e di una camicetta per il nostro primo anniversario.

Entro, gioco col nostro gatto figlio (merita vari post a parte)  e vado in cucina. Lui mi fa “Sali in camera che c’è una sorpresina, chiudi gli occhi sulle scale” (certo, così poi la sorpresina diventa la fattura del dentista).

Insomma, scena da film, lui con le mani sugli occhi e io che apro a tentoni la porta…. 

 

(fine prima parte, se ci siete battete un colpo che scrivo pure la seconda)

 

9 thoughts on “LAVORA CHE TI PASSA (Parte Prima)

  1. Ma bentornata!

    Siccome sono come vodafòn: tutto intorno a me, non ho pensato che potessi avere problemi tuoi, ho pensato: questa ex bionda mi ha schifato, m'ha cancellato dai suoi amisci. Ed invece eri in Lombardia ha soffrire freddo e padanesimo.

    Vai pure con la seconda parte e che sia bionda.

  2. @PLAS: ma ti pare che ti schifo così come la buccia di un pistacchio? Ma non sia mai, mi venissero le doppie punte se lo faccio.
    @lanoise: saspenz ragazza mia, saspenz!
    @Rizard: non sai che ansia sta presunta chiusura…e chi è capace a transumare altrove?

  3. @AGB: gradirei che la gente commentasse quando non è in preda ai fumi dell'acool. Capisco quanto sia difficile ma l'importante è provarci (con degli stivali di camoscio – d'oro).
    @MAU: il tuo cinismo e le bollette dell'acea sono i miei unici punti fermi. Ti lovvo.

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