DIETRO A UN PORTONE C’è SEMPRE UN CONTATORE DEL GAS

Turn away, turn away, close your eyes
you can runaway.
It’s not enough.

 I see the lights through the rain, oh tonight
but they never change.
So what is love?

 

Quando la vita è una scatola piena di cioccolatini e tu ti abbuffi vuol dire che sì, sei una persona che si butta appieno nel fuoco dell’esistenza ma, sì, sei anche una persona con la cacarella.
Insomma, ci ho messo un po’ a riprendermi, sono diventata di un colore molto estivo: giallo sole.
Dell’abbronzatura nessuna traccia, del mare nessun profumo. Io dell’estate ho solo i capelli sfibrati.
Ma la mia esistenza ha preso una svolta. Ebbene, sono stata convocata da CapaMagna e CapaSgobbona, mi sono seduta e mi sono sentita dire quanto sono e brava, e veloce, e produttiva e…sì, mi rinnovano l’ingaggio di schiavitù. Non si sa a quanto e per quanto ma sì, resterò qui, nello Zoo di Testaccio.
E quindi, savasandir, mi serve una casa a Roma. La terza in un anno. Cioè.
Siccome anche AmicaUmbra e MarchigianaMontante erano alla ricerca di una fissa dimora, abbiamo deciso di mettere su un bisinis. Ovvero: io e AmicaUmbra, a spasso sull’Umbromobile, abbiamo trovato un appartamento centrale, grandicello ma vuoto. Abbiamo messo insieme le nostre indigenze e stabilito di ammobiliarlo. Era la cosa più conveniente e quindi via per tutta la capitale alla ricerca di una cucina wenghè e un tavolo faggio e una madia del Settecento. Che ve lo dico a fare. In qualunque caso, sappiatelo, la gente vi regala per due soldi un topolino e dei mobili fighi. Basta chiedere, davvero.
Tutto questo gran daffare mi toglie un sacco di energie e mi ricarica allo stesso tempo, ho più voglia di uscire, di vedere gente, di chiacchierare di ante e piastrelle.
Nzomma una sera preparo un incontro tra LaSirenotta (reduce da una bella scottata con Avvocatucci e le sue fioriture da cervo a Primavera) e ErCapitano. Costui è giovane, bello, simpatico, romano, alla mano, colto…insomma: un figo da paura che cammina a panza in fuori e culo in fuori. E Sirenotta ha tanto, ma tanto, bisogno di un po’ di sana gioventù. ErCapitano mi manda un messaggio “Ciao Cacona, ti aspetto in piazza con un amico e un limone”. Ecco, aveva davvero un limone. Io avevo altre due amiche. E il suo amico, per la cronaca, è BassoMaBono.
Quello che doveva essere un gelato in piazzetta si trasforma in una sangria sul lungotevere, una caipirosca [al pescionfruit, n.d.a.] con schiantino a Piazza Trilussa, un rum a Campo ‘de Fiori e poi, che fai, non prendi er moito mejo de Roma? Va detto che io odio il moito, ma quello era davvero buono. E dentro aveva una fragola e un lampone e una mora. Io mangio la frutta di BassoMaBono, mi giro e vedo Sirenotta che fa al Capitano “Capitano…la vuoi la mia mora? Ti do la mia mora…” Ecco, queste sono le cose per cui vale davvero la pena vivere.
Rientriamo alle tre e mezza, ubriachi marci. Io vado a letto e comincio a fare le bolle [cit.] come un CristalBol. Due ore dopo mi alzo, mi doccio, vomito  e vado al lavoro come niente fosse.
La Sirenotta ha una faccia da reduce del Vietnam ma, come sempre, ci distinguiamo in produttività e alitosi.
Arriva giovedì sera. E giovedì gnocchi. Invece no, giovedì Calormediorientale. Ebbene, era a Roma, dopo due anni abbondanti che non lo vedevo. Inutile negare che la cosa un po’ mi emozionava. Metto una camicia bianca, un semplice paio di ginz e dei sandaletti bassi blu. Mangiamo una pizza con un suo socio, lo molliamo in albergo e facciamo quattro passi. Parliamo, le sue donne, il suo lavoro, i miei impicci. Mi abbraccia.
E io quella sera più che mai mi sono resa conto che ci sono delle cose che, davvero, finchè non ti capitano, non sai cosa vogliano dire. Tra queste possiamo enumerare:
– andare a vivere via da casa (e non dite “e ma io a casa faccio tutto”, non vuol dire niente)
– rasarsi i capelli (una volta sono arrivata all’orecchio e poi ho smesso, per dire)
– andare in coma etilico (no comment)
– incontrare a distanza di molto tempo la più grande passione della tua vita.
In quel momento lo sai che la tua vita è un’altra, che senza lui vivi benissimo e viceversa, però il tempo si ferma un attimo, si cristallizza. Chissà com’è possibile che persone tanto unite e tanto intime arrivino ad essere così distanti.
Una cosa che forse non salta subito all’occhio quando si osserva CMO è la sua capacità di dire in modo semplice delle cose complicatissime da spiegare. Una su tutte “quando una cosa la butti fuori, esterna a te, ormai è fuori, non ti fa più niente, ma se sei costretto a mandarla giù, quella rimane giù e se scavi la trovi lì, come l’hai lasciata”.
E insomma passo la nottata completamente in bianco. Mi lavo la faccia, arrivo in ufficio in stile molto zaambè-ae-ae [cit. onestamente molto bella] con due ore di sonno all’attivo del giorno prima. Molto bene.
Ma fosse questo il problema, sarebbe un nonnulla. Mentre ero a passeggio con CMO, questi sentiva sete e quindi si fermava ad acquistare dell’acqua. Nel contempo io, in attesa davanti al baretto, tiravo fuori il cellulare e controllavo eventuali chiamate o essemmesse. Manco a dirlo, un messaggetto. Bancario? No. Grga? Nisba. Ebbene sì, Lui.
E tutti coloro i quali pensavano che con la proposta dell’Ichea avesse toccato il fondo, beh, cari miei, vi sbagliavate. Eccone le prove:
Hola, come va? Io sono ad O. (puglia) per due impianti con T. Energia e XXX (francesi). Te come stai tutto bene? Baci!
Facciamo un po’ di analisi sintattico-lessicale: “Hola” e già non ci siamo. Poi mi racconta del suo lavoro, ecchemenefrecammè? E, in ultimo, la perla del pronome personale oggetto al posto del soggetto. Uggesù.
Insomma, morale della cosa, non gli rispondo. Non per questo evito di domandarmi che cavolo abbia nella testa insieme al truciolato dell’Ichea.
E adesso sono in ufficio da sola, le colleghe sono all’estero e mi è appena passato a trovare Grga.
Forse quando Marchigiana Montante mi dice che c’è troppo passato nel mio presente, non ha tutti i torti.
La stessa Marchigiana Montante mi ha presa sabato e portata nelle Marche per la prima volta in vita mia. Sono sbucata al ristorante durante la cena della nostra ex-coinquilina, vestita da cameriera. Commozione, risate, taglieri di formaggi, ravioloni ai porcini, Madeira, crema catalana. E poi tutti a ballare in un posto fighissimo detto Passetto di Ancona, una specie di discoteca lungomare megagalattica con tanto di drink ufficiale delle discoteche al mare: il ginlemon annacquato. Io, in realtà, essendo in zona limitrofa, speravo di incontrare FabriFibra monamur. Nada, ma l’anconetano è pieno di fighi. Che parlano come pecorari, ma boni.
In qualunque caso: a ottobre c’è la mega festa di inaugurazione della Frangia’s Mansion. Siete invitati in molti (Tomada, ovviamente, deve venire in incognito, ormai non lo voglio conoscere), vi sarà permesso l’ingresso solo se in possesso di un accessorio Ichea il cui nome contenga allo stesso tempo una O sbarrata e tre K.

 

12 thoughts on “DIETRO A UN PORTONE C’è SEMPRE UN CONTATORE DEL GAS

  1. mica lo sapevo che CMO avesse cosi tanto potere nel tuo passato….ma passiamo alle cose serie. posso venire alla festa?Antonella pallina sloggata

  2. @povna: bella pettè! comunque tieni in considerazione che gli unici divieti della festa sono buttarsi dalla finestra e/o vomitare sui muri. Non necessariamente in quest'ordine.@pallina: DEVI venire alla festa. CMO è fuori dal tempo e dallo spazio.@LaProf: eddaidaidai vieni anche tu, tieni il registro delle presenze!

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...