LA FIGLIA DI MAZZINGA

Ultimamente, sul posto della mia donazione di lavoro, c'è un sacco da fare. Abbiamo un sacco di scadenze, di consegne da ultimare, di bus navette da organizzare, di aerei e pulmini da concertare. Nzomma, ci facciamo un culo come un secchio. Ovviamente in proporzioni del tutto sproporzionate. Adesso, poi, ricomincia pure quella fase terribile che le mie superiori amano chiamare ricol, praticamente si mette in piedi un vero e proprio col senter di qualità che invece che scassare la minchia alla casalinga di Voghera e di Tiburtina, la scassa all'ambasciatore e al console e al direttore e all'amministratore.
Indipercui si sono aperte le assunzioni: dopo due progettini miserrimi a Romantica e Riccia, capaci studentesse di materie umanistiche che tentano invano di campare di ricerca e sbarcano il lunario presso lo zoo di Testaccio, si è proceduto all'assunzione di una terza ragazza secondo il metodo classico: la raccomandazione.
Non so chi è, mi dice Bisissima che è la prima a sapere la novella. Dicono che ce l'hanno imposta da livelli altissimi. Io la guardo con fare scrutante come a intimarle di sputare lo stagno pieno di rospi che porta in gola e poi alzo le sopracciglia strappate di fresco, classico mio atteggiamento indifferente che non tradisce affatto la mia pettegolaggine radicata nel profondo del cuore.
Aggiunge di sua sponte che la mandano da molto in alto, dalla faccia sconvolta deve fare di cognome Padreterno. Io, tra me e me e tra me e Sirenotta, mi chiedo come mai una spinta da Gesucristo debba venire a lavorare allo zoo di Testaccio. Rimango coi miei dubbi in tasca fino a ieri mattina, quand'è arrivata La Figlia di Mazzinga [cit.].
Sono io ad aprirle la porta. Ebbene, anche voi come me sarete vittime del pregiudizio sulle figlie di papà romane. Cioè, pensateci, le figlie di papà romane sono una categoria a parte, sono come tutte le figlie di papà del mondo ma, in più, so daa capitale. Le trovate stanziali nei soliti cinque locali, si vestono tutte negli stessi cinque negozi, hanno tutte la smart dei soliti cinque colori, vanno tutte nelle solite cinque palestre, fumano tutte le stesse cinque marche di sigarette. Le si distingue da pochi caratteri distintivi: la megabeg di Vuitton (e si devono vederei i loghi, chiaro), cinque-otto-undicimila braccialetti d'argento a catenella di Tiffany, le foto del cane di piccola taglia sul cellulare, i ginz a sigaretta, i capelli lunghi con o senza estenscion, uno stuolo di amiche dai nomi assonanti a Doda, Pupi, Cici, Mimi, Nuni, Pata, Lale, Trilla, Milli e tutto quello che vi viene in mente basta che sia un bisillabo.
Nzomma, dicevo, apro la porta alle nove e dieci. E noi entriamo alle nove. Ed è il suo primo giorno di lavoro.
Mi si para davanti l'ultima cosa che potessi immaginare. Esatto: cosa. La descrizione abbisogna di essere moooooolto dettagliata. Parto dai piedi: zeppe in sughero, nere, spuntate, col fiocchetto. In sughero, cioè. Calza a rete nera. Già voglio morire. Pantaloni neri a mezza caviglia, un incrocio malriuscito tra un pinocchietto e un capri. Ma cosa si vuole sperare quando si incrociano Bossi e la Binetti? Ecco, questo sono i suoi pantaloni. Una maglietta nera, una specie di lungoscaldacuore grigio e un giacchino nero. Fin qui niente di speciale, almeno nella parte superiore del corpo. Ok, porta appese al collo delle perle finte, ma ha pur sempre 21 anni, ancora non sa, non capisce.
Una cosa non ho ancora detto, ed è di vitale importanza: La Figlia di Mazzinga è una bora. Per i non romani: è una coatta, una truzza, una tamarra, na cafona, na burina, na mezza gabber. Eh sì, sì, ha delle velleità da pancabbestia. E' la Kat Von Dee de noantri, la nostra amata Figlia di Mazzinga. Di primo acchitto scorgo dei capelli con sfumatura alla nuca e frangia a metà fronte, dritterrima, tinti neri con mesc alle orecchie bianche. Uggesù, cavatemi gli occhi. Un pirzing in piena guancia, dove sul mio tenero visino di bimba bionda si staglia una dolcissima fossetta. Gli espansori a entrambe le orecchie di almeno due centimetri e mezzo (se non sapete cosa siano gli espansori siete davvero ma davvero dei vecchi che girano per blog), il pirzing alla base del collo (sì, lì!) e basta. Poi, per un attimo si toglie la giacca e dal golfino traspaiono due braccia completamente tatuate, dai polsi alle scapole. O madonna, vi prego ditemi che è venuta con una Harley, vi scongiuro. Invece no, è venuta con la sua bella Ciuno parcheggiata sulla rampa dei disabili. Quanta civiltà tutta in una sola bora.
Non vi dico del pirzing che ha in mezzo alle tette perchè altrimenti mi vi impressionate.
Occhei, su, l'ho pensato anche io di me stessa: sono una sciocca superficiale che si ferma alle apparenze.
E invece no, perchè io con La Figlia di Mazzinga ho pure provato a parlare. Ma non ci capiamo; beh, la buona volontà c'è da entrambe le parti, il problema è che parliamo lingue diverse. Io mi esprimo nel mio italiano stentato con cadenza umbra e un po' romana, lei invece padroneggia il Ciancichese. Praticamente comunica coi versi che fa ciancicando la gomma da masticare. Ne escono come tipo: "come va?" "aggghngg ggiggg". Cioè, mica è facile.
Vabbè, magari non è una che ama parlare, sarà una persona pratica. Come no. Ha qualche difficoltà a digitare la chiocciola sulla tastiera e si impanica di fronte al segno =. Vabbè, sarà emozionata. Come no. Sarà per questo che mentre Riccia le spiega come usare il sistema di gestione, lei spugnetta il telefonino. Sono tutti gesti che tradiscono senza ombra di dubbio l'emozione del primo giorno di lavoro. Ok, lei ecsel non l'ha mai usato. E manco Autluc. E manco Uord. Però sa subito digitare http://www.facebook.com e rimane basita di fronte alla connessione filtrata. Questa è chiaramente ansia da primo giorno. Allora Ossetta si mette lì con calma e cerca di comunicarle che i fail ecsel non sono manifestazioni di entità metafisiche, che le cellette non si colorano così a darci prova di un dio onnipotente. E lei, interessatissima, chiude gli occhi e dorme.
Non scherzo, mi venissero le doppiepunte sui peli del culo se scherzo.
Tu le parli e La Figlia di Mazzinga sta lì, immobile, come una Sfinx, occhi chiusi e mani alla tastiera. Un gatto di marmo.
Non ci volevo credere. E' troppo troppo troppo assurdo. Cioè, già non me la vedevo alle fiere a dire bellapettè a Bagnasco. Però pure dormire in ufficio il secondo giorno di lavoro…signori miei, questa è una fuoriclasse. Una così ti fa rivalutare come non mai Anacapita.

17 thoughts on “LA FIGLIA DI MAZZINGA

  1. nella mia classe al liceo era celebre il parrucchiere:a un mio compagno venne l'alopecia per lo stress da esami a settembre e quando rientrò in classe il primo giorno di scuola con il cuoio capelluto pezzato, la prof di scienze, arrivata al suo nome sul registro, lo guardò e gli chiese: "Ma dove sei andato? Dal parrucchiere di Mazinga?"

  2. Gli espansori sono quelle cose ORRIBILI che allargano (o espandono!) i lobi vero? Dimmi di no. Va bene tutto ma gli espansori no.Paola

  3. a me i bracci (toscano) tatuati sulla donna fanno sesso. ma solo ed esclusivamente se i tatuaggi sono colorati e sono un unico tatuaggio per braccio. Meglio se con immagini giappo: tipo lo tsunami sul braccio destro e una carpa o una geisha sul lato sinistro.Anche il piercing non mi spiace. Anche perche' sono sicuro che se ce l'ha sul collo e tra le tette, piu' in basso dev'essere una selva metallica. E anche li' dipende, potrebbe essere interessante.Pero' gli epansori mi fanno davvero schifo. E quando veda una persona con sta roba mi viene da menarla forte. Ma proprio forte forte. Cioe' perdo il controllo, quasi.demonio pellegrino

  4. @tomada: se tu solo potessi sapere per chi lavoro io, prenderesti tua moglie ripiena di tomadino e la metteresti su un superrazzo per sparaflesciarla in un'altra galassia. Ovviamente l'inaugurazione del razzo sarebbe curata da me.@lanoise: questo ci fa capire che Mazzinga è un antieroe, è chiaro.@Paola: hai passato la prova di ggggioventù.@dp: senti, per farti passare tutte le fantasie: questa c'ha le tette all'indietro. E comunque le carpe sono belliffime. Ma io voto pescegatto tutta la vita.@pallina: secondo me c'ha pure quello…@Betz: ma ti chiami Betz? Benvenuta! Che bel commento. Ma, come direbbe Grissom, UUUUUUUUU ar IU, uh uh- uh uh!?

  5. Bionda, ma che avevi dubbi??? Io so' ggggiovanerrima!ps: allora pesce palla forevere.pps: come sono le tette all'indietro??Paola

  6. @Paola: le tette all'indietro sono tipo le dune del deserto. Na robba teribbbbbile.@LaProf: maccome? tu che sei sempre circondata di giovani virgulti! Ah!@Undicizzeri: este…che? Espansori! sei proprio Matusalemme…molto à la page ma sempre matusalemmico. Il nome del papino, ovvio, in pvt 🙂

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