DUE RECEMPSIONI: CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO e L’AMORE DURA TRE ANNI

Attenscion plis: post tutto cuore-amore

Ultimamente sono un po’ reticente sulle recempsioni. Nel senso, mi pare di leggere sempre cose troppo personali e, di conseguenza, difficili da consigliare.

Poi è successo che l’altra notte, inaspettatamente, mi è entrato nei sogni uno dei personaggi che menzionati qui nel blog (chiamerollo, per brevità, Il Protagonista). Arrivava al mio paesello in treno con un neonato al seguito, suo figlio appena nato. Li sistemavo in camera di mia madre e Il Protagonista, nonostante fosse venuto qui solo ed esclusivamente per me, cominciava a trattarmi male. A dirmi che non sapeva cosa ci stesse a fare lì, che aveva un figlio, che su e giù. E io, strozzando giù domande come "ma quindi lei era incinta mentre ci vedevamo? e tu lo sapevi? e che mazzo fai qui da me?", facevo amicizia con quel frugoletto (che parola da Pollianna, madò). Insomma, tentavo invano di portarli a passeggio tra i vicoli medievali e a prendere il ghiacciolo in un bar che ha chiuso da almeno dieci anni. Il Protagonista continuava a fare lo stronzo e a minacciare, chissà perchè, di prendere un treno il prima possibile per tornarsene nelle sue lande.

Inutile dire che mi sono svegliata malissimo. Ma tipo, che ne so, come uno che s’è mbriagato di vicinet, come uno che ha portato le crocs ad un aperitivo esclusivo. Nzomma, peggio di quando sogno di andare a scuola in pantofole, per dire.

E che c’entra tutto questo con sti libri? Boh. Una connessione, però, ci dev’essere.

(Ah, sì, ho anche sognato Lui nel giardino di mia nonna, ma vabbè).

CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO – di David Grossman

E’ il mio primo Grossman e, per un po’, sarà anche l’unico. Passavo alla Borri per caso (la tessera Feltrinelli non mi tenta ancora abbastanza e poi io c’ho la calamita alla stazione Termini, credo comunque che abbiano licenziato lo Gnomo Libraio, n.d.a.) e ho visto una bella copertina. Il titolo mi ha colpito, la storia sul retro di copertina chettelodicoaffare.

C’è questo tizio, Yair, che vede questa tizia Myriam tipo ad un ricevimento. Non si parlano e non si conoscono ma lui trova l’indirizzo di lei e comincia a scriverle. Le propone una corrispondenza sincera e senza fini pratici. Parlarsi, scriversi, conoscersi. E basta. Nessun incontro è una delle condizioni. Lei accetta.

Il libro si divide in una prima parte con tutte le lettere di lui e una seconda parte con quelle di lei. Si delineano così i profili delle loro vite, delle loro abitudini, delle loro manie e debolezze: il figlio autistico di lei, l’incapacità di essere padre di lui. Le rispettive vite di coppia serene e abbastanza felici ma mai sincere fino in fondo. Due famiglie e, soprattutto, due individui. Perchè all’interno di quelle lettere fittissime e frequentissime, Yair e Myriam trovano il coraggio di essere agli occhi dell’altro, quello che non sono stati mai neanche per se stessi. Si svelano, si scoprono prima a sé e poi all’altro in maniera nuova e inaspettata.

A un certo punto (verso pagina 200) si penetra nella follia d’amore così tanto che, boh, quasi si perde il filo.

Ho sottolineato una marea di passaggi che adesso non posso riportare altrimenti mi tocca pagare i diritti.

Ho deciso senza mezzi termini di leggere immediatamente questo romanzo epistolare quando ho letto la prima riga:

"Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi."

(per una roba del genere, sfido qualunque donna a non cascarci)

"Tre, quattro frasi come questa e poi, di colpo, mi hai chiamato per nome. Hai chiamato per nome la materia prima che mi compone. A un tuo semplice tocco ha subito un rapido processo di mutazione, cambiando colore, temperatura, consistenza, modificando la struttura molecolare delle sue componenti nobili rispetto a quelle più vili. Cos’altro posso dire?"

"A volte provochi in me dolori simili a quelli che si provano durante la crescita – nelle articolazioni dell’anima, però." (questa segnatevela da mettere in un bigliettino coi fiori giusti, funzia al cento per cento)

" Vieni, accucciati sotto la mia ala, non dire nulla ma ammetti in cuor tuo che è possibile immaginare il matrimonio anche così: due individui che si osservano, uno di fronte all’altro, in un rito prolungato, lentissimo – il rito dell’esecuzione di una persona amata."

"Ci sono dei geni a cui vengono date le tessere di un puzzle con l’immagine di un pappagallo e loro ne ricavano un pesce. Io ti ho consegnato un parassita e tu hai ricomposto un uomo. Usando gli stessi pezzi ma migliorandone il risultato."

Ce ne sono mille e mille altre, praticamente sembra un libro di storia evidenziato da un ragazzino di prima media: tutto giallo. Ma ne vale la pena.

L’AMORE DURA TRE ANNI – di Frédéric Beigbeder

Peccato averlo letto in italiano e non in francese. Divertentissimo, di quei libri che proprio scoppi a ridere sull’autobus in piedi e la gente intorno ti guarda come se fossi scemo. Molto breve, 140 pagine, si macina in tre ore e racconta la storia di sto riccone scapolone trentenne parigino alle prese col suo primo divorzio. Nonostante il finale, è disincantato, provocatorio e molto ironico.

Siccome ormai m’è presa bene con le citazioni, in questo caso dovrei citare la dedica di colui che m’ha regalato il tomino (non famo battute ovvie, per cortesia, che sono intollerante al latte) perchè è bella bella bella, una di quelle cose che non è che te le trovi scritte dietro le copertine tutti i giorni .

Inoltre, leggendo, mi è venuto in mente un discorsetto fattomi non troppo tempo fa che diceva pressappoco "ma sai, il punto è che adesso mi sembra che…ma poi, cioè, io non ci credo più all’amore, non dura, magari un anno…ma poi…capisci?" E a me venne da rispondere "io capisco molto bene che te ne devi da annà affambrodo" ma non dissi niente. Risi tra me e me delle debolezze nascoste sotto teorie sui grandi sistemi.

Veniamo alla parte veri fanni:

"L’eleganza è questo: mangiare quando si ha fame, bere quando si ha sete, scopare quando se ne ha voglia. Comunque, non aspetterò di morire d’inedia per vedere gli amici."

"L’amore dura il tempo che deve durare, per me è lo stesso. Ma per farlo durare, credo che occorra imparare ad annoiarsi. Bisogna trovare la persona con cui si ha voglia di annoiarsi. La passione eterna non esiste: cerchiamo almeno una noia piacevole."

E poi, la mia preferita, tra le tante sottolineate col pastello rosa:

"Certe ragazze hanno un tale sguardo bovino che vi fanno sentire un treno di campagna."

Leggeteli, leggeteli, leggeteli.

21 thoughts on “DUE RECEMPSIONI: CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO e L’AMORE DURA TRE ANNI

  1. grossmann è stato il primo autore a scorticarmi. davvero ti mette un coltello in mano.
    (alla morte del figlio nella guerra col libano nel 2006 disse "chi ha un figlio in guerra, la guerra l’ha già persa". sento di volergli profondamente bene.)

    [piacere]
    claudia

  2. quel Grossmann (il mio primo) mi aveva sconvolto. ti dico solo che me l’aveva regalato Paco, ecco.
    sfido chiunque a non ritrovarci dentro alemno un pezzo di una sua storia, di quelle finite male, ovvio.

    PS – ti devo dire che i sogni son desideri? no, non te lo dico che è meglio…
    PPS – sempre di Grossamn, leggiti anche Ci sono bambini a zigzag.

  3. Il number cciù lo leggo sicuro, il uan no che non è nelle mie corde.
    Ma soprattutto: io sognavo SEMPRE di andare a scuola con le pantofole (e certe volte anche col pigiama) Che angoscia! Che per caso qualcono ti ha spiegato che significa?
    Paola

  4. @bitterishapple: ciao e benvenuta! molto piacere, sono la moglie di ventiseitre che, ho appurato, ha parenti nella tua città o qualcosa del genere.
    Una delle cose più impressionanti di Grossman è che parla con le sensazioni di una donna.
    @lanoise: mi sento di dire quattro cose:
    1- Donne che odiano Paco sarà un bestseller
    2- Ero troppo sicura che l’avessi letto! Non sai le volte che mi sei venuta in mente…
    3- Oddio, questo più che un sogno era un incubo…
    4- Ho già in casa A un cerbiatto somiglia il mio amore ma adesso aim lost in fantasaienz
    @dp: io l’avevo fatta la premessa. E comunque il secondo libro è perfetto per te.
    @Paola: il secondo è proprio ganzo. Leggero, niente di sconvolgente, ma molto carino. E comunque secondo me la storia delle pantofole vordì che ce dovemo arzà prima la mattina. Così parlò Lafrangiuska.

  5. Io questi libri non li ho letti anche se la prima frase di Grossman è molto bella e paracula.
    Bitterishapple è tutta intorno a noi, consorte. Probabilmente conosce tua madre e tu non lo sai. Comunque è figa.

  6. @consorte: ma Bitterishapple ha anche una Crismascard? Aspetto info in proposito.
    Eh, sì, la prima frase è paracula, come il raccontino di Ammaniti a Sanremo, sui pipistrelli.
    @lanoise: e in più tu sogni di andare a scuola da profia, mica da alunna della terza elementare.
    @Undicizzeri: ah guarda, per quanto riguarda me sono un flagello: inelegante al massimo. Mangerei, berrei e copulerei quasi sempre. Tipo: sto periodo mangio un casino.
    @elle: mattipare? mannò no no no! Sottolineo i libri con una matitao un pastello (preferibilmente rosa)

  7. Mi sa che Grossman avrebbe dovuto vedere un ortopedico da piccolo. Per i dolori della crescita, intendo.

    Poi posso farti un appunto? No? Ok: è inutile scrivere n.d.a. all’interno di parole di cui l’a. sei te medesima…

  8. E mi sa hce c’hai ragione. In tutti i modo oggi per sicurezza ho comprato un paio di patofole nuove, che non si sa mai.
    ps: quoto Tomada per l’ultimo post!
    Paola

  9. @pallina: eh, se, che io svelo così i protagonisti…see…
    @dp: sto leggendo Ubik di Dick, un po’ a rilento.
    @tomada: me l’hai già fatto sto appunto e io già rispondettiti che sul mio blog ci metto tutte le note dell’autore che mi pare, in fondo l’autore, appunto, sono io. E le note le scrivo io, quindi sono proprio n.d.a. alla massima potenza.
    @Paola: ti prego, tra una palatale e una gutturale, dimmi ce sono ciavattine col pelo rosa!
    @giuseppe: se me vede la madonna de lurd se gratta!

  10. Che tu sia per me un coltello è uno dei miei libri preferiti, adoro Grossman, tantissimo.

    Questo – Ho un tale bisogno di te in questo momento, Myriam. Vieni. Ti stenderai sul letto, accanto a me, ignorerai le voci e gli odori intorno a noi, e ti concentrerai solo su di me. Mi accoglierai dentro di te, mi accarezzerai in viso in silenzio, con pudore dirai: "Yair"…. Spalancherai una finestra. Essendo tu ad aprirla, il panorama cambierà. Sparirà la sala giochi qui sotto, spariranno i fili del bucato con gli asciugamani e le lenzuola lise. I bidoni dell’immondizia, i tubi, i ratti che corrono laggiù. Persino l’odore di lisoformio sparirà…. – l’hai sottolineato? 

    E per l’altro libro mi fido ciecamente della tua recempsione. Ma mi chiedo davvero dura tre anni? non sarà un pochino troppo?

  11. Cara biancax, come ci azzecchi.
    In realtà la mia citazione preferita di Grossman non l’ho scritta, mi pareva troppo eloquente, ma a sto punto…

    Ogni tua parola è caduta esattamente dove era attesa da anni.

    L’altro è sbarazzino, per riprendere fiato un attimo.

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...