UNDICI, DODICI, CREDICI

– lafrangia mi sento le farfalle nello stomaco

– pure io, al pesto

Insomma martedì comincio a starnutire. Ma tanto. Quintali di mocciolo, ma vabbè, c’è stato il temporale e il cambio di temperatura e vabbè. Mercoledì vado in ufficio e prendo tre aspirine ma lo schermo del pc mi sembra immerso in una vasca d’acqua, lo vedo ingrandirsi, fluttuare. Ma vabbè. Il cervello mi sembra immerso in una vasca di muco, appicicoso, umidiccio e verdognolo. Ma vabbè. Torno a casa: trentasettetrè. Molto bene. Aspirina e tachipirina. La mattina dopo, peggio del peggio:

– Vampi, scusa ma non posso venire, ho la febbre…mi dispiace.

– Non ti preoccupare, riguardati e…lavora da casa. Fai venire Novella in ufficio e spiegale le cose per telefono.

Certo. Ovvio. Come no. Ho trentasettemmezzo di febbre alle sette di mattina e devo passare la mattinata a spiegare il lavoro alla nuova stagista. Molto bene.

– Ciao Novella, sono Frangia. Mi ha detto Vampiro che devo darti delle indicazioni sul databeis…

– Oddio ma non vieni?

– Novella no, ho la febbre e una voce da trans, non posso chiamare il Senato della Repubblica sembrando Renato CuloBacato, capisci? Ma tranquilla…

– Oddio Frangia e io come faccio?

(eh io come faccio da casa con la febbre, eh?)

– Tranquilla Novella, guarda accendi il piccì mio, ti do la passuord.

– Oddio…

– La passuord è liscia123.

– Oddio…

(…daje….) metto su il the caldo

– Allora, c’è un fail che si chiama databeis, lo vedi?

– Oddio…

– Novella, tesoro, calma. Cliccaci e aprilo. E’ un fail ecsel. Lo vedi? E’ un elenco di nomi e numeri di telefono, è semplice.

– Oddio…

(…aridaje…) bevo il the a lunghi sorsi, espiro, espiro….

– Novella clicca su modifica – trova- cartella di lavoro…

– Oddio non sono capace…

– Sì Novella che sei capace: devi spingere il tasto sul maus, sarai capace.

– Oddio…

– Novella, vedi le freccette sulla tastiera? spingi quella verso sinistra, verso la porta, non quella verso la finestra.

– Non mi va a sinistra!

– Novella, è impossibile, spingi il tasto.

– Ma non ci va, Frangia, non ci va!

– Novella, clicca sulla cella e poi spingi la freccetta a sinistra.

– Ah, ma devo cliccare prima? non me l’avevi detto…

Ma qui la Bionda non sono io? Cioè, tu non eri quella mora mediterranea coi capelli neri e mossi naturali? Io boh, mi vengono le crisi d’identità. Poretti noi.

In tutto questo BelloneMicroFallico che continuava a smessaggiare su "e andiamo a cena domani? e vengo a Roma? e dove andiamo a cena? e quanto sei affascinante?" Eccheccoioni pure tu, Bellò, me ce manchi solo tu oggi.

Insomma alla fine le email dell’ufficio le mando io da casa, ché tanto non era cosa con Novella impanicata e io febbricitante.

Giovedì idem con patate fino alle 17.30. Non fosse che non ho un crocifisso di fronte al tavolo da pranzo, mi sembrerebbe di essere lì. Esco a comprarmi i ghiaccioli al limone con cui mandar giù aspirine e tachipirine e mi sparo 120 puntate al giorno di GhilmorGherls.

Venerdì, nonostante la febbre decido che è più semplice andare in ufficio, mi stresso di meno e cambio un po’ aria. Tra l’altro in casa ci sono solo CoinquilinoInsurrezionalista e la ragazza che escono dalla camera esclusivamente per mangiare e farsi il caffè. Non è bello. Io in pigiama da nonnetta rosa che sta bene solo col mio naso che ormai è fucsia ignorante e questi pimpantissimi. Cioè. Un apartaid singol-accoppiati, praticamente.

E poi è venerdì e c’è la festa alla villa delle fate che aspetto da tempo, un compleanno ganzissimo che frutterà pettegolezzi, risate, drinc vari ed eventuali. Insomma, un’occasioncina niente male. Quindi esco dall’ufficio contenta, seppur col mal di testa, passo in via del Corso a prendere un libro sulla tesi (questo è un capitolo che prima o poi affronterò, non si tema) e ripenso che qualche ora prima BancarioJones mi aveva scritto "so che sei molto impegnata, se nel uichend trovi tempo mi farebbe piacere una videociat". Non credo di voler commentare uno che ti dà appuntamento in videociat. Ma comunque, lo chiamo e gli faccio "passo vicino al tuo ufficio, ci facciamo un caffè?", sono in condizioni pessime di strucco e sparrucco e traspirazione a palla ma non mi interessa, non ho mire espansionistiche in questo campo e poi mi fa troppo male la testa per preoccuparmi dei capelli. Quindi scende incamiciato e andiamo a un baretto di Piazza Barberini (la prossima volta segnalo il nome perchè ne vale la pena) in cui mi servono una spremuta pessima e inacidita ma ci tornerò solo per il cameriere: cingalese in livrea. Adesso, lo so che passo per razzista, lo so. Ma io coi cingalesi c’ho un problema. Innanzitutto non capisco che dicono, poi non amo mai quello che vendono, e mi mettono a disagio. Questo poi è il massimo: età ovviamente indefinibile, sorriso filippino, mi chiama signò e poi fa battute che io non capisco. Secondo me mi faceva la supercazzola. Mah. BancarioJones risponde acidissimo e io rido. Il cingalese crede che rida alle sue battute e rincara la dose. Mejo me sento. Insomma prendo e torno a casa, punto la doccia e per scrupolo mi misuro la febbre: trentasettettrè. Emmobbastaveramenteperò. Addio alla festa, benvenuto al paracetamolo. Mi metto sui libri. BancarioJones mi scrive "effettivamente meglio della videociat", "ti sei sprecato", "rimettiti che una bionda malata non è una bella cosa", "mi stai dicendo che sono un cesso da malata?", "sei tu sei un cesso io so’ norvegese".

Passo la serata sui libri senza cavarne nulla. Mi serve assolutamente dello sciopping per guarire. Trovo una soluzione alla continuità della febbre con una borsa, una collana, un paio di orecchini e qualche braccialetto. Molto bene. Pronta per la battaglia.

E stasera arrivano a cena a casa gli amici di CoinquilinoInsurrezionalista ovvero CalciatoreBonazzo e LetteratoBonazzo. Parliamo, ridiamo, loro bevono grappa sarda e io sento freddo mentre tutti sudano. Ok, è sabato, ormai il uichend è sputtanato, viene a piovere, chissene, laverò i piatti con la febbre. Intanto BelloneMicroFallico continua a monitorare il mio quadro clinico in vista di una cena che si fa sempre più imminente. Perchè non capisce? Il fatto che mi sia scordata delle scarpe nella sua piacionemobil non dice nulla, mi ero mangiata un intero cocomero ubriaco, non fa testo. E non è una scusa. Cioè, se arrivo a scordarmi delle scarpe nuove, figuriamoci come posso stare, figuriamoci se puoi estorcermi un sì per una cena in quella situazione. E calcola che è il massimo che mi hai estorto, cioè.

In tutto ciò, che potrebbe sembrare davvero triste, io mi chiedo: quanto può essere trendy rischiare di avere la suina in un periodo di cotanto allarmismo? Cioè, sono sempre sulla cresta dell’onda, non ce n’è per nessuno.

13 thoughts on “UNDICI, DODICI, CREDICI

  1. grazie frangia la mia mattinata con sveglia feroce (0630)(…)(per lavorare) è decisamente migliorata dopo questo post!

    ScimmiaColVestito

  2. Sinceramente (avendo avuto il raffreddore) non credo sia molto trendy, ma l’importante è contagiare più gente possibile, mi raccomando.
    Vedi di starnutire in più caffè all’ufficio: devi divenirmi un untore biondo. Tutti devono starnutire! Tutti!

  3. @Scimmia: qui nel centro Italia le sei e mezza non esistono, chiedi la cittadinanza mai diar.
    @laDurli: ho già contagiato il mio coinquilino e la mia collega masterina…conquistermo il mondo a suon di smocciolate!
    @pallina: sì, sì, come no…la potenza di un gatto morto ma pur sempre la potenza.
    @consce: scegli il cosmopolitan ché l’alcool disinfetta.
    @Caroto: pensa ad una cosa: di che colore è la scatola della tachipirina? bianca e fucsia! ti sembra un caso?
    @lanoise: sì, ormai lavoro anche su commissione…
    @tomada: notevole, notevole. E al pesto.
    @PLAS: ammazzare non m’ammazza nessuno ma tramortire…eh…
    @Furioo e pallina: no vabbè, ma se volete vi lascio uno spazio commenti tutto per voi…

  4. in questo post manca qualcosa……i grisby comprati in quel negozietto che misteriosamente non va fallito!!!
    un bacio dalla tua Amicapendolo

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