“SCUSA MA TI CHIAMO FRECCIAROSSA”- L’OPERA SAPONE DELL’ESTATE 2009 – PARTE PRIMA DI DUE

Post per donne

Post scritto la sera dello svolgimento dei fatti

Post scritto ispirandosi ad Harmony

Post incurante di quel che sarà (anche perchè non ci scordiamo che incurante è il neim of gheim delle bionde)

I’m tired of using technology

I need you right in front of me

JT

Se c’è al mondo un momento particolare sbagliato per avere un appuntamento con un uomo che vi piace, beh, è il martedì mattina. Innanzitutto perché è mattina, e quindi una ha dormito poco e tende ad avere le samsonait special sotto agli occhi. E poi perché è martedì e, non si sa perché è per come, ma i parrucchieri hanno stabilito (ingiustissimamente) che di lunes non si lavora.

Ma perché, si chiederanno i miei lettori in coro, avevi un appuntamento di martedì mattina?

Ebbene, va fatta quindi una digressione. Molti ricorderanno Il Ciclista (al secolo Lo Scrittore) con il quale la qui presente Lafrangia Liscia aveva intessuto un’intensa corrispondenza epistolare via uebb. Insomma io e questo ci piacevamo parecchio ma lui, avendo una bici beige su cui pedalava da anni, mi diede il benservito facendomi una scenata di gelosia per la mia cena con GRGA.  Mi disse che non ci pensava più a vedermi, che si tirava indietro, che non se la sentiva e bla bla bla. Figuriamoci se io, una volta tanto che uno mi piace, demordo così. Aspetto, aspetto, aspetto. Calma zen e Cosmopolitan sono i neims dei miei gheims. Poi leggo uno dei suoi libri preferiti e gli mando la recempsione, privatamente. Lo lavoro ai fianchi. Aspetto. Cosmopolitan.

Poi due giorni fa, tadààà, la mia casella segna il numero 1 su “posta in arrivo”.

Era una scuola d’inglese che mi proponeva un corso.

Ma dopo un po’ l’1 appare di nuovo e stavolta non ce n’è per nessuno.

E’ lui.

Cardiopalma. Che dico. Cardiopalmeto.

Insomma mi dice che lui non ha smesso nemmeno un secondo di pensare a come sono  e forse non smetterà mai, però ha la bici.

Io a quel punto sfodero tutto il mio coté LafrangiaUmbrianPsycho e gli dico: so dove sei, posso venire da te. Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo e bla bla bla.

E lui mi dice: vediamoci martedì mattina a metà strada.

Perché, non l’ho detto, ma lui sta a millemila chilometri da me.

E così mi ritrovo a mettere la sveglia alle sei di mattina, ad agosto. Passo due notti insonni e assillo tutte le mie amiche: lanoise, AmicaGenioBresciana, MiglioreAmicaSecca, MiglioreAmicaUniversitaria e makeup. Pure un uomo: ScimmiaColVestito.

La prima ansia che mi viene è: e se non si presenta? Cioè, quanto può essere da Meg Raian aspettare uno in una stazione di una città che non conosci e poi questo non arriva?

Questa prima paura viene subito sostituita da un dubbio amletico e atroce, qualcosa che mi trita le viscere, che mi scorre lungo la schiena provocando un brivido ghiacciato di terrore…che mi metto?

Mi scervello: è mattina, è caldo, è in un posto che non conosco, non so lui com’è. Porco cane che casino.

Chiedo consiglio ad amici e conoscenti vari e mi si risponde con metti le tette al vento, metti tanto mascara, metti le mutande abbinate al reggiseno. Come se tutto questo non fosse piucchescontato.

Alla fine decido che sarò una studentessa universitaria glemur e solitaria: ginz feticcio, camicina a tre quarti blu notte aderente, cinta di cuoio, olstar rosa , borsa sportiva rosa. Per fare la ganza mi porto anche la sciarpetta di cotone bianca lilla e celeste che mi fa tanto LeDueSimone e mi copre l’immancabile Brufolo delle Grandi Occasioni che stavolta s’è manifestato sul collo.

Capelli sciolti più o meno allisciati, perle, trucco leggero che altrimenti sembro la maschera di Agamennone della Meibellin.

Vado a comprare il biglietto del treno, gli compro un libro che incarto a casa dopo aver scritto la dedica.

Rimetto la sveglia. Controllo la mail per buche e sole varie ed eventuali dell’ultimo secondo e mi metto a letto.

In tutto questo io non ho il suo numero di cellulare.

Sto a letto, cerco di dormire ma niente, non mi passa un attimo. Leggo ma, più che altro, fisso le parole sulla pagina.

Mi sveglio, come da prassi, ogni trenta secondi durante tutta la notte col terrore di non sentire la sveglia. Non mangio da 15 ore. Cioè.

Mi lavo, mi metto la crema all’Iris che mi piace tanto, mi vesto con quello che ho deciso. Manco mi specchio che se no, Dior-solo-lo-sa, mi vengono i dubbi sulla panza.

Prendo sto Frecciarossa e via. In ansissima. In attesa. Non mi appisolo manco un secondo.

Quello vicino a me pensa che sono una squilibrata che alle 7 di mattina si spara i SOAD a palla nelle orecchie. Come biasimarlo.

Quando sto per arrivare, tra i mille essemmesse delle amiche, arriva il suo “Per riconoscermi: io sono quello con un’anguria in mano”.

Comincio a dubitare delle mie capacità in fatto di comprensione degli uomini (“solo ora?” diranno i più “eh daie, è un momentaccio” risponderei io). Che ci vuole fare con st’anguria? Tramortirmici?

Giro un po’ per la stazione e, a un certo punto, mi si para davanti uno sorridente. Lo guardo, sorrido, è lui.

(continua, ma non vi dico quando)

34 thoughts on ““SCUSA MA TI CHIAMO FRECCIAROSSA”- L’OPERA SAPONE DELL’ESTATE 2009 – PARTE PRIMA DI DUE

  1. e cosa aveva in mano quando l’hai visto? (e ti giuro che mi sto trattenendo MOLTO).

    dp

    PS: molto ben scritto. Sei la nuova guia soncini dei tempi del foglio. Ma sei troppo giovane, forse, per apprezzare questo complimento.

  2. Non posso resistere, devo rispondere al demonio:
    AVEVA IN MANO UNA FAVA.

    Scusate, non è vero, ma la dovevo dire.
    E comunque, caro dp, nel porgerle i nostri sentiti ringraziamenti La informiamo che, coadiuvati da gugol, abbiamo scoperto chi fosse Guia Soncini (il cui nome non suonava nuovo, ma nzomma non si sapeva nulla a riguardo). Tenchiuverimacc.

  3. peccato per l’errorino. Aveva in mano LA SU fava, non una fava.

    Vabbe’. Comunque la Guia era brava solo ai tempi del Foglio. Poi ha svaccato e ora e’ insopportabile. Tra l’altro era una che diceva che i blogger erano segaioli e che non capiva perche’ la gente perdesse tempo a scrivere aggratis. E dopo un paio d’anni apri’ un blog per promuovere un libro. Che pagliaccia.

    dp

  4. Dormire in treno. Di solito ci riesco. Stavolta no.
    Motivo numero uno: Trenitalia. Trenitalia deve aver aderito a qualche setta internazionale che cospira contro il genere umano, utilizzando subdole tecniche di tortura medievale, come ad esempio i condizionatori che restano accesi anche a fine agosto, e anche nei treni del mattino presto prestissimo, che fuori ci sono ventidue gradi e dentro il treno -4.
    Motivo numero due: a tre ore di condizionatore assassino da qui, c’è qualcuno che mi aspetta.
    Anzi, a dirla tutta, io e lei siamo finiti dentro uno di quei problemi di matematica delle medie:

    “Due treni viaggiano ciascuno a 95 km/h. Il primo parte da Roma, il secondo da – ahem, città del Nord Italia – uno parte alle 7.30, l’altro alle 6.38. A che ora si scontreranno a Bologna? Quanti morti ci saranno dopo lo scontro? Il controllore, su che binario sarà al momento dello scontro?”

    Uno di quei problemi lì.
    Insomma, di dormire non se ne parla, anche se stanotte, nella fase REM, sono riuscito solo a fare toccata e fuga, ché già quella insulsa canzoncina che ho messo come sveglia si è messa a suonare.
    Shakira con Alejandro Sanz, per inciso.
    Lo so, lo so, non ditelo nemmeno.
    Non dormo perché ho una nidiata di pensieri cinguettanti nel cervello. Il primo è quello che mi fa cercare di ricordare come sono finito qui, su questo treno.
    Dunque, vediamo.
    Era una cosa cominciata con un blog. Sì sì, un blog. Un blog in cui ero finito per caso, e che tempo un paio di post era già stato salvato tra i “preferiti” di Explorer. Una tipa che scriveva da Dio. Non nel senso che prendeva pc e modem e andava su da Dio a scrivere.

    – Ancora qui?
    – Scusa capo, giù non mi va l’ADSL
    – Sì ma non puoi entrare in un internet point? Stavo scrivendo il mio discorso per il Giudizio Universale
    – Ma scusa, mi ci vedi tu a entrare in un internet point? A cospargere di amuchina i tasti del pc? A scrivere il mio post tra Abdul che chiama la moglie a Tangeri e Paak Do Ik che chiede alla sorella di mandargli i soldi da Bejiing?!?
    – Va bene, va bene, ma basta che mentre scrivi non ti agiti, come fai di solito, mi devo concentrare
    – Se vuoi ti do una mano io a scriverlo
    – Che cosa?
    – Il discorso. Ci so fare io, con le battute ad effetto. Per esempio, come inizia?
    – Uhm, io avevo pensato a un: “Figli miei, …
    – Ecco, vedi, lo vedi che già sbagli? Figli miei? Cosa vuoi fare, mandarli subito in confusione? E i musulmani? I buddisti? Quelli ti ridono dietro se gli dici una cosa del genere. Senza contare gli atei. Quelli vogliono subito la prova del DNA.
    – Ah sì? E tu con che cosa inizieresti?
    – Io inizierei con… “Ragazzi, tranquilli: il più è fatto.”

    Se vi state chiedendo cosa ha preso questo qui, la risposta la sapete già. Un treno. Con il condizionatore a palla.

    Tornando a noi. Tornando a lei. Era una tipa che scriveva da Dio. Una tipa che più leggevi e più ti veniva voglia di avere con lei un rapporto del tipo che la potevi chiamare alle due di notte per fare due chiacchiere, come dice il vecchio Caulfield. Così le scrivo qualche commentino, così, per ridere. Lei risponde sempre, con puntualità, come fa con tutti i commenti, ma si intuisce che, boh, non so, sarà un’impressione, ma a me risponde in modo diverso. Sfumature. Avverbi. Virgole, al più. Infatti una sera mi ritrovo un PVT rosso in alto nella casella di splinder: Sei proprio ganzo, mi scrive.
    Così, davvero.
    Poi aggiunge: strano, per un friulano.
    Passa il controllore, adesso. Mi verrebbe da chiedergli, in modo molto gentile e garbato, se il tizio che ha tarato la temperatura non fosse per caso uno che vive coi pinguini in casa, ma mi trattengo. Più che altro perché ho la bocca così impastata dal sonno che dovrei riuscire a condensare il concetto in un massimo di tre-quattro sillabe.
    “Treno. Freddo”. Una cosa così.
    Poi penso a come, di preciso, sia successo che abbiamo iniziato a scriverci lettere lunghissime, io e lei. Chi dei due è stato il primo, tipo. Perché le lettere che ci scriviamo sono davvero lunghe. Ma non lunghe nel senso di: brodi lunghi. Sono come, ecco, come un pasto lungo. Due, tre antipasti, bis di primi, un secondo, contorni a go-go.
    Dolci: no, non tanti. Pochissimi a dire il vero. Forse è questa la parte davvero strana: niente miele, niente bacini bacini, per carità. Tanta sostanza, sì.
    Senza contare che, in ogni mail, c’è sempre almeno un cameriere che scivola sulla buccia di banana, o un parrucchino che vola via al tavolo vicino. L’angolo demenzialità è sempre lì. Sempre.
    Poi mentre guardo fuori dal finestrino l’alba diventare giorno pieno, penso a una cosa. Non che abbia mai smesso di pensarci, finora, ma adesso ci penso in modo più diretto: io ho una ragazza. Cazzo, io ho una ragazza. Ci sto pure da un sacco di tempo assieme, per di più. Che cazzo ci faccio qui? Perché sono salito su questo treno? Io non dovrei essere qui. Io non faccio queste cose, non le ho mai fatte, tantomeno per una persona mai vista e con cui non ci ho mai parlato insieme.
    Beh, per quanto opinabile, io lo so perché sono su questo treno. Sono qui perché ho messo sulla bilancia due cose: meglio fedele ma con rimpianti o quasi/infedele ma senza?
    Domanda semplice semplice. Ed eccomi qui.
    In realtà sono stato parecchio stronzo con lei. Ho chiuso la storia nel classico modo che poi, lo so già, avrà passato i successivi tre giorni a sputtanarmi con le sue amiche. Non mi sono mai fischiate le orecchie così tanto come in quel periodo.
    Il che ha sortito l’unico effetto possibile: a entrambi, è cresciuta la curiosità di conoscersi. Se ci fossimo visti subito, forse, tutto sarebbe scemato alla grande, e tempo un’ora i nostri dialoghi si sarebbero ridotti ai ragguagli sul meteo e agli accenni sulla vita lavorativa. Invece ora, manco a farlo apposta, abbiamo messo in forno una torta con mezzo chilo di lievito dentro.
    Uno sguardo al forno e dentro c’era una specie di blob pronto a uscire e travolgere il mondo intero.
    Motivo per cui: treno. Condizionatore.
    Io non ci ho messo tanto a decidere cosa mettermi. Pur sapendo – la conosco abbastanza per saperlo – che lei avrà passato tutta la giornata di ieri e squarci dell’altro ieri a prendere questa angosciosa decisione. In realtà io voglio andare là il più, come dire, il più me stesso possibile.
    Così mi son chiesto: come ti vestiresti se dovessi uscire in un posto con il tuo migliore amico? E così è stato. Camicia bianca, jeans leggeri color caki scuro, scarpe caki scuro, tracolla testa di moro.
    Beh: più o meno. Ho fatto lo sforzo di abbinare le scarpe ai pantaloni, quello sì.
    Però niente di eccessivo. Non voglio mica fare l’errore in cui cascano tutti, andare fino a Bologna e mandarci in realtà un mio delegato, il mio io in versione Tutto Perfetto. No no. Niente deleghe. Dal vestire al resto. Lei deve vedermi così come sono, se non è una bufala.
    Con questo non voglio dire che appena scenderò dal treno e la vedrò le rutterò in faccia e mi metterò a darmi rumorose grattate ascellari in stile Franchino di Fantozzi, ma il concetto è quello.
    Io. Non altri. Io. Con tutti i miei difetti. Dalla permalosità agli attacchi di logorrea all’imbarazzo che mi fa mangiare le parole. Tutto.
    Ovvio che non appena vedrà questa versione di me la sua reazione non potrà che essere di due tipi, senza via di mezzo:
    TIPO A) “Scusa, mi sono ricordata proprio ora che ho un impegno urgentissimo a Roma, mi devi tanto perdonare ma risentiamoci eh? Scriviamoci, mi raccomando. Sei tanto simpatico”
    TIPO B) ………………………………………………………………

    I puntini di sospensione indicano il silenzio. Del resto, mentre una ti sta baciando perché ha capito all’istante che sei l’uomo della sua vita e che con te scapperebbe ovunque non è che ci sia granché da dire.
    Le mando un messaggio, tanto per sdrammatizzare un po’: “Per riconoscermi: io sono quello con un’anguria in mano”.
    Naturalmente non ho nessuna anguria con me. È solo che mi hanno sempre fatto molto ridere quegli appuntamenti al buio, in cui i due non si sono mai visti e per riconoscersi, tipo, lui le dice che ha una rosa in mano, o che ha i pantaloni lillà, etc.
    Che poi, santo cielo: che cacchio ci fai a un appuntamento con i pantaloni lillà, tu?!

    Attenzione, però. Mi viene in mente una cosa, adesso che sono oramai alle porta della stazione: ma lei? Cioè, lei? Com’è? Io non l’ho mai vista. Istantaneamente mi si profilano davanti le diverse possibilità che potrei incontrare, lì al binario.

    1) Lei è totalmente diversa dalle foto. È un cesso di proporzioni cosmiche e ha usato le foto di sua cugina Concetta per ammaliarmi.
    2) Lei è totalmente diversa dalle foto. Capelli neri e occhi neri. In più si chiama Tullio. Fa il camionista e vorrebbe tanto mettere su famiglia con me.
    3) Lei è totalmente diversa dalle foto. In realtà è un pezzo di gnocca di quelli non qualificabili e ha messo quelle foto per non spaventarmi troppo.
    4) Lei è totalmente diversa dalle foto. Nel senso che le foto sono state scattate prima dell’operazione. Operazione con cui si è trasformata, per l’appunto, in Tullio.
    5) Lei è uguale alle foto ma è una stronza impareggiabile. Di quelle che prima ancora del “Ciao” ti dicono “Ehi, ciccio, sgancia i soldi del biglietto, che io mica mi sposto aggratis”
    6) Lei è uguale alle foto, ma non parla una parola di italiano. Le mail gliele scriveva Tullio.

    “Stazione di Bologna Centrale. Siamo in arrivo alla stazione di…

  5. “Stazione di Bologna Centrale. Siamo in arrivo alla stazione di Bologna Centrale.”
    Esco dal treno. Finalmente una temperatura che non mi fa diventare i capezzoli come due punte di iceberg.
    Lei arriverà al binario uno, vedo.
    Aspetto. Il suo treno arriva. Lo percorro tutto. Nessuna traccia di bionda lontanamente associabile alla sua immagine. Poi mi giro. La riconosco all’istante. Lei non proprio, direi. Anzi, mi sembra quasi di leggere da lontano il pensiero “Adesso faccio finta di niente e scappo”.
    Ma poi mi sorride e viene verso di me.
    Ridiamo.
    Ci abbracciamo.
    Forse era meglio se mi portavo l’anguria.

    @Frangia: per ora la posto qui, ma se vuoi puoi metterla tra i post. Sarebbe un’idea.

  6. @Furioo e Pallina: dopo anni di CentoVetrine ho imparato che bisogna sempre zummare su una faccia alla fine, e lasciare tutti lì col dubbio.
    E se decidessi di non raccontare mai il seguito? eh? eh?

    (muhahahah…risata diabolica)

    @utente anonimo numero nove dieci e undici: si ma a puntate è una vera tortura! tu mi vuoi vedere morta…

  7. attacchi di logorreaaaa???
    ma noooooo….daaaaiii…il tuo post era solo + lungo di quello della frangia in fondo….. 🙂

    a sostegno di conscerebrale cmq argomenterei che: non sta nè in cielo nè in terra……
    ma alla modica età di (quasi) 29 anni ho scoperto l’abbigliamento perfetto per il primo incontro….il pantalone lillà….via montenapoleone ne è certamente piena…. 😀

    giuseppe

  8. @consce: embè? sto silenzio stampa?
    @giuseppe: preferisci gli ermetismi? io no.
    E comunque, appoggiando consce, mi costringi a citare un mio grande maestro di vita, quando un giorno è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato. Per cui, vi chiedo, cari i miei cinici “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?”.

    A sto punto penso anche di poter chiudere il blog.

  9. FriulanoLogorroico mi presento..sono il presidente del ClubAmmiratoriFrangia..giast fiu uords: falla soffrire/deludila e ti prendo a selciate >_

  10. ero io e mi ha troncato il messaggio..finiva con una faccetta minacciosissima!

    frangia il tale è promettente..non posso dargli più di un seimenomeno perchè in fondo l’anguria poi non ce l’aveva..in ogni caso mi sembra il meno peggio del mazzo ^^

    a.i.

  11. @dp: e questo è niente. Tipo.
    @Undicizzeri: ma sei proprio un tipo tosto tu (come Dacula – per pochi), sai anche mettere le fotine nei commenti.
    @a.i.: La informiamo che è appena stato eletto come “Incaricato Massimo alla Protezione di Miss Lafrangia Liscia, plenipotenziario”.
    E comunque “il meno peggio del mazzo”, dai…

  12. L’unico dato certo è che la Frangia sulle foto non sembra un cesso di proporzioni cosmiche, ma nemmeno un pezzo di gnocca di quelli non qualificabili.

    Ah, e che non assomiglia a Tullio.

  13. 1. chiudi qui il blog e sarai responsabile del suicidio di massa de gli adoratori della Frangia dovuto al non sapere come è andata a finire la soap!!!
    2. logorrea is the name of game 4 me 2…..
    3. il problema di noi cinici è che i nostri sogni hanno bisogno di basi parecchio + solide….
    4. credo che dopo quei commenti ingiuriosi sulle tue foto l’anguria gliel’avresti spaccata in testa….non diciamo poi che ne avresti fatto della succitata fava….

    giuseppe

  14. Bionderrima: ganzissimo direi. Perchè di scrittori da strapazzo che riciclano i loro esercizi di scrittura ce ne sono fin troppi. E lui non ricicla, neanche l’anguria.
    Paola

  15. Fra’: ti ha fregato. Cerca di scrivere meglio di te e ci riesce, ma il pathos rimane a te. E’ un esercizio di stile che forse aspetta anche divertito un po’ di commenti acidognoli da parte di schiere di ammiratori indecisi fra la gelosia alla Wertmuller e il perculamento elegante alla Nicoletti (ma Vaime se lo magna a colazione e sputa le ossicine infastidito).
    “Continua, ma non vi dico quando?”
    Fra’: ormai non puoi più scrivere nulla. Stacci.

    Enrico: diciamo che potevi essere più gentleman, ma che l’operazione è ben confezionata. Una sola domanda: lavori?

    (é retorica, ha un fumus diffamationis e non chiede risposta, ovviamente, la qual cosa è pericolosa visto che “Mavalà” ha appena querelato Ezio Mauro e l’Editoriale Repubblica per le dieci domande al premier, appunto retoriche. Son rischi che si corrono. Ci berrò su)

    Ciao ciao

    Undicizzeri

  16. @giuseppe: sei appena stato accontentato, chiuderò il blog solo dopo la terza citazione marzulliana.
    @Paola: non a caso è uno scrittore. E poi, si sa, certi uomini a parole sono proprio proprio bravi.
    @blower: benvenuto. In realtà adesso devi sapere che quando carichi la mia pagina di splinder il tuo pc comincia a emanare effluvi di formaggio del mecdonalz che, si sa, crea dipendenza.
    @Undicizzeri: lo so che scrive meglio di me, è uno scrttore. Cioè, voglio vederlo alle prese con una piastra e un paio di pinzette.
    A ognuno il suo.

  17. capolavoro, senza se e senza ma e non ho ancora letto il seguito:

    “Cardiopalma. Che dico. Cardiopalmeto.”

    questa è da oscar però…

    “Mi sveglio, come da prassi, ogni trenta secondi durante tutta la notte col terrore di non sentire la sveglia. Non mangio da 15 ore. Cioè.”

    Tutto ciò io non capisco… ma perché le donne devono farsi sti ottomila casini subconsci? Caaaaaaaaaaalma…

  18. @Mucchio: senti, tu che mi dici che noi donne siamo troppo agitate, scusami ma è un paradosso. Comprensibile ma paradosso.

    E comunque grazie, ero certa che almeno qualcuno avrebbe apprezzato il cardiopalmeto.

  19. ci abbiamo riso sopra mezz’ora io e mia sorella 😀

    Sull’altra cosa: quando mi faccio film e non combino nulla, sono nervosissimo. Ma se sono sicuro di andare a un appuntamento cambia tutto…

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