RECEMPSIONE: PASTORALE AMERICANA

Di Philip Roth.

Che due palle.

In primis voglio dire che il tomo è tutto sgualcito. Vale a dire che l’ho portato per treni, metro, a piedi, panchine, gabinetto, letto, scrivania, ufficio. Per due mesi. E io non ci metto mai due mesi a leggere un libro. E non è un buon segno.

Ma passiamo alla trama: inizia con una riunione scolastica tra vecchietti. Il vecchietto narratore è uno scrittore ebreo impotente e incontinente perchè operato alla prostata. E non si capisce perchè dovessimo venire a conoscenza di questo particolare. Insomma questo vecchietto scrittore viene incaricato di redigere la biografia del vero protagonista della storia: Levov Lo Svedese. Lo Svedese è un ebreo alto e biondo che pare svedese, che a scuola era un figo, che era campioncino in tutti gli sport, che eredita un redditizio guantificio, che sposa una reginetta di bellezza cattolica e che incarna la kalokagathia dell’uomo americano moderno anni Sessanta.

Insomma questo bravo-bello-ricco e questa intelligente reginetta di bellezza fanno una figlia, Merry. Hanno un allevamento di mucche. La figlia intartaglia (o tartaglia che dir si voglia). E quindi diventa insicura e odia la madre. E non funziona nessuna cura. Allora diventa una megacicciona americana contraria alla guerra del Vietnam e mette una bomba all’ufficio postale. Ammazza un cristiano che stava lì per caso. E poi latita per anni e anni. I genitori si esauriscono e quindi la madre va a farsi un lifting in Svizzera. E poi si fa costruire una casa da un architetto, tutta moderna. La madre si fa anche l’architetto che le sta progettando casa nuova. Intanto Lo Svedese riesce a incontrare la figlia che, nel frattempo, ha ammazzato altre tre persone e poi è diventata giaina, ovvero non mangia e non si lava e respira attraverso un velo per nuocere il meno possibile agli esserini che vivono nell’aere che circonda questo nostro ingiusto mondo.

Il tutto in 458 pagine. Di cui almeno 200 piùccheppesanti.

Dello scrittore ebreo di inizio storia non si saprà più niente. Il libro finisce con un paio di domande niente affatto interessanti o profonde. La critica alla perfetta società americana che in realtà è solo di plastica e bla bla bla bla è solo scontata e particolarmente noiosa.

Non solo, da questo libro non si impara nulla. Né un’informazione, né una riflessione, né un sorriso, né una lacrima. Niente, nada, nisba, no no no.

Sul retro di copertina c’è Baricco che dice che è il libro più bello degli ultimi dieci anni di letteratura americana, il Niuiorcher che esalta sto domandone finale e anche la data in cui ha vinto il Pulitzer Prize.

Mah. E’ proprio vero che de gustibus…

Nonostante ciò dentro ci ho scovato qualche frase davvero bella, qualche citazione che di certo non dimenticherò.

Ne condivido un paio:

"Ci volle un po’ di tempo perchè una ragazza con i piedi per terra come Dawn si abituasse a quella venerazione dei capelli; si sarebbe potuto credere, ascoltando le conversazioni delle altre ragazze, che le possibilità della vita fossero nei capelli: non in mano al tuo destino, ma in mano ai tuoi capelli."

"Scrivere ti tasforma in una persona che sbaglia sempre. La perversione che ti spinge a continuare è l’illusione che un giorno, forse, l’imbroccherai. Che cos’altro potrebbe farlo? Fra tutti i possibili fenomeni patologici, questo è uno che non ti rovina completamente la vita."

"La semplicità non è mai così semplice. Tuttavia, c’è voluto un certo tempo perchè cominciasse a farsi domande. E, se esiste qualcosa di peggio del farsi domande troppo presto nella vita, è farsele troppo tardi."

Insomma, non posso dire "non leggetelo" perchè non si consiglia mai di non leggere. Però, tipo, leggete altro.

18 thoughts on “RECEMPSIONE: PASTORALE AMERICANA

  1. Philip Roth ha un primato nel mio caso: e’ l’unico scrittore di cui ho gettato al cesso due libri su due. Di solito, quando un libro lo trovo insopportabile, ma l’autore e’ famoso, provo a dare una seconda chance. Lui e’ il caso perfetto che dimostra che le seconde chance non vanno date. Fidiamoci dell’istino sempre.

    Philip Roth e’ simpatico come un’emorroide il giorno del tuo compleanno, quando il menu’ e’ tutto a base di fagioli.

    Questa e’ la verita’.

    demonio pellegrino

  2. Dite basta ai libri noiosi.

    Non so perché mi ero ripromesso di riprovare a finire “L’opera al nero”. Ricordando che era una palla, per evitare di cadere nella tentazione di leggere altro, in vacanza ho portato solo quello.

    Ho finito col leggere tutti i depliant turistici della Scozia, e la Yourcenar è finita sullo scaffale più alto della libreria.

  3. @a.i.: cioè, io lo farei leggere a Guantanamo.
    @dp: Roth è affascinante come un tir ma non altrettanto travolgente.
    @tomada: per le ferie ho già pronto qualcosa di davvero bello.
    Intanto Oceano Mare.

  4. io non leggere tua recensione perchè io dovere ancora leggere.

    un pat pat un po’ì consolatorio – ma dato con aria di supponente superiorità – sulla spalla di coloro che non apprezzano la yourcenar. 😛

  5. che sia una palla lo si evince dal titolo.
    So che potrebbe anche non interessare, ma io sto leggendo “Achille piè veloce” tuttodunfiato.
    Paola

  6. @diamante: considera che la mia recempsione lo fa anche apparire più divertente. Fai tu.
    @lanoisette: non mi metto nemmeno in competizione col tuo spirito di sopportazione di libri pesanti, tu sei magistra dentro, fuorie tutt’intorno a te.
    @Paola: vi prego! basta aggiungere titoli alla mia pila di libri dell’estate rispetto alla quale sono sempre troppo indietro! E poi sta minchia di Roth mi ha ingolfato tutti i programmi lettòrii.

  7. Uhm sì.. la parola chiave in tutto ciò risiede in una parola che hai usato tu in questa recempsione: Kalocagathia. Togli Kalo, però.

    Vincenzo
    PS: io lo leggerei soltanto per ripercorrere il pensiero di una che prima uccide senza scrupolo e poi si preokkupa persino dei batteri.
    Favolosamente trash!

  8. Vorrei averla letta prima evitavo di comprare (e leggere) questo romanzo.

    Se devo leggere una storia riassuntiva dell’America a questo punto consiglio Underworld di Don DeLillo molto più leggera e ben scritta

  9. @jakala: mah…sai, dopo sto mattonazzo – come dire – mi si sono passate tutte le fantasie sulla storia americana e mi sono sparata a raffica Oceano Mare di Baricco e Chesil Beach di McEwan. Un po’ di zucchero ci vuole sempre.

  10. Posso aggiungere?

    “Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male, male e poi male e, dopo, un attento esame, ancora male. Ecco come sappiamo essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite…beh. siete fortunati!”.

    “Uno dei prezzi che si pagano quando si viene scambiati per un dio è l’inesausta tendenza dei tuoi accoliti a sognare”

    “L’uomo smania sempre più di far qualcosa proprio quando non gli resta più niente da fare”

    “Non fa quello che gli ospedali gli dicono di fare o che i padri si aspettano che faccia o che le mogli vogliono fargli fare, fa quello che vuoel fare lui, fa come gli pare, in ogni momento della giornata dice alla gente chi è e cosa è, perciò in lui non c’è nulla di segreto, le sue opinioni, le sue frustrazioni, is uoi impulsi, neanche il suo appetito o il suo odio. Nella sfera della volontà è netto e intransigente: è sovrano. Non passa il tempo aa rimpiangere ciò che ha fatto o non ha fatto o a trovare giustificazioni per quanto può essere odioso. Il messaggio è semplice: prendetemi come sono, non avete scelta”.

  11. @Furioo: ci sono un paio di pagine molto belle sul senso della solitudine ma semplicemente non avevo voglia di copiarle.
    Complimenti, comunque.
    @jakala: secondo me qualcuno che ha letto prima “Pastorale Americana” è capace di trovare avvincente anche l’elenco del telefono.

  12. Ciao, ho raggiunto il tuo blog cercando “Pastorale Americana noioso”, per trovare qualche parere simile al mio. Sono a metà libro e sono d’accordo, a parte qualche breve passo interessante si salva ben poco. A mio avviso pare che l’autore in certi passaggi allunghi esageratamente il brodo rendendo i periodi lunghi e ridondanti. Poi ci ho trovato cose buttate così, senza un motivo, senza un messaggio. Boh, sto leggendo questo libro dopo aver finito un grande classico di Mann, ma devo dire che ho trovato quest’ultimo molto più avvincente.

    Ciao 🙂

    1. Ciao e benvenuto sul mio blog!
      Sono felice di non essere l’unica ad aver trovato questo tomo una mattonata sulla nuca.
      Sicuramente è un libro che ha qualcosa di particolare, visto che a distanza di anni lo ricordo abbastanza bene (cosa che non mi capita praticamente mai)…nonostante questo fu davvero una lettura pesante, ma pesante veramente.
      Alla prossima!

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