CORE DE STA CITTA’

Insomma ho iniziato lo stasg. O, come molti dicono, lo steig. Insomma, ho cominciato. C’è questo ufficio con un sacco di computer, con una tipa coi capelli corti e un tipo ciccione. Lei non parla mai, lui è gentile e mio coetaneo. E poi c’è l’altra stagista, buona cara e superinsicura (del lavoro, almeno) e con una borsa di Prada che ogni volta svengo dall’invidia.

Il primo giorno, da vera signora, mi sono presentata in bermuda e camicetta celeste: divisa d’ordinanza da MocassaGirl. E non stavo manco male.Certo, in un mondo perfetto dal mio braccio non sarebbe sballonzolata una terribile PinkoBag gialla, ma una Kelly color cammello, in qualunque caso non ci stava male. MA – c’è sempre un ma – non avevo considerato l’ubicazione dell’ufficio in questione: in pieno centro. Quindi, manco a dirlo, alle due di pranzo c’è un viavai continuo di banchi di fleximenager da tutte le parti. Cioè. Immaginiamo ora questa giovane donna bionda, in preda a delirio premestruale con dieci giorni di ritardo (…) in calzoncini e maniche di camicia che passa, come nulla fosse, tra decine e decine di giovani uomini giaccacravattati. Mi sono cresciuti i peli di mezzo centimetro per lo sconquasso ormonale, lo ammetto. Ho notato poi che tutti questi addominali in carriera indossano occhiali a goccia neri o specchiati. L’unico che, il giorno seguente (quando indossavo un abitino di maglia grigia un po’ premaman ma abbastanza scollato), mi ha rivolto insistenti occhiate era uno con la camicia nera e la cravatta rossa. Ma porco cane, ma non lo vedi che sei un cafone? Cioè, come puoi pensare che una donna che veste in grigio perla consideri uno con la cravatta rossa che manco un barista dell’autogrill? Mioddio, quanto poco senso della realtà.

Comunque, poi c’è mammasantissima: un’ansia a forma di ometto alto e secco. Gentile, sì, tanto quanto schiavista scassapalle.

E poi mi chiede di chiamare TizioMegaImportante e ViceDirettoreDiSuperBanca e SegretarioDelMInistro e tutti altri così e io, diciamolo, vado un po’ in panico. Dico sette-otto parolacce in umbro e poi assumo un tono da ragazza gentile sperando che non si accorgano della mia totale mancanza di preparazione. Io speravo solo di fare caffè e fotocopie e di innamorarmi del ragazzo che smista la posta per poi lasciarlo per il grande dirigente che vede in me la donna che ha sempre voluto. Insomma, io volevo essere Una Bionda In Carriera e basta, cacchio. Pure col luc anni Ottanta, cacchio.

roma

Ma passiamo ai risvolti che questo stasg sta avendo sulla mia vita. Innanzitutto ho passato una settimana uscendo di casa alle 6.55 e tornando intorno alle 22.30-22.40. E già non mi pare poco. Poi ho speso ben 101 euro in detersivi per la casa. Per la mia nuova casa. Quella naa capitale.

Ebbene sì,mi trasferisco. Ma soprattutto smetto di fare la pendolare. Gaudio e giubilo in tutto il reame. Non sto qui a raccontare l’odissea della ricerca, posso solo dire che pago una cifretta decisamente notevole (ma conveniente per la zona) per avere una microscopica stanza in un piccolo appartamentino con due sardi (fratello e sorella) molto cortesi. E, indovinindovinello, a chi ho comunicato il mio cambio di domicilio? Al comune di residenza? Peeeem! Sbagliato. Ai parenti vicini e lontani? Peeeem! Sbagliato. A Lui? Peeeeem! Sbagliato. Sì, l’ho detto a GRGA.

– la vuoi una notizia bomba?

–  vai pure… mi sto tenendo… ti sei fidanzata?

– madò, professò, perchè sempre le cose tragiche?

– e vabbuò

– non direi, ANZI, lunedì mi trasferisco e DUNQUE dico addio al regionale

– e quindi diventi romana?

– sì

– sono molto felice

– per te o per me? vabbè, questa era da bionda

– per noi, questo è da provolone…e dove vai a vivere?

– *zona centrale carina*

– ok ok ci sono,carina come zona…

– più che altro ho trovato lì la stanza, è ben collegata…

– con coinquilina?

–  no, la stanza è singola, piccola ma da sola…

* segue parte di conversazione riguardante aria fritta, poi GRGA:*

– senti

– dimmi

– spero riusciremo a vedrerci presto e spesso adesso che sei roma

– aehm…se non mi dai le tue solite buche clamorose

–  e lo so lo so…io torno a roma però solo l’8 ma poi dovrebbe essere un periodo un po’ più sereno…

* altri discorsi trascurabili e poi di nuovo GRGA:*

– finalmente ci siamo beccati per qualcosa di più di mezzo secondo su skype, adesso sotto con l’incontro reale

12 thoughts on “CORE DE STA CITTA’

  1. due consigli non richiesti:

    1) a quelli che ti dicono “steig”, ridi in faccia. Di brutto proprio. Ridi loro in faccia e poi vattene via sibillando tra i denti “che ignoranza…”. Ti assicuro che le tue quotazioni saliranno a dismisura. E quandanche non salissero, sai la goduria nel lasciare questi cafoni convinti della loro ignoranza?

    2) divertiti a roma. Che i 25 anni non ritornano.

    demonio pellegrino (in versione amarcord)

  2. Da come li descrivi, le decine e decine di uomini giaccacravattati sembrano gli agenti Smith di Matrix. E bada che spesso sono anch’io uno di loro, se togli gli addominali e gli occhiali a goccia.

  3. demò, sei arrivato troppo presto. Sei avantissimo. “steig” è l’orrore degli orrori…manca solo che ci ficchino una cappa da qualche parte.
    Per il resto, vai di GRGA. I ragazzi friulani sanno essere un po’ spagnoli. Devo ancora trovare il filo che li lega (non tutti, ovvio), ma sicuro che c’è.
    Se vengo a Roma (e mi sa prima che tu passi per Città di Forte Vento), passo per un aperitivo con te. Per il resto, sai. Dobbiamo parlare. Io le sere ciatto a volontà. Tipo domani.

  4. Cioè stai dicendo che sei incinta??
    Comunque potrei essere anch’io uno di quegli uomini giaccacravattati se togli gli addominali, gli occhiali e ci aggiungi una laurea e un lavoro.

  5. @dp:quando mi fai sti discorsi mi sembri proprio Anzianotti. Comunque la questione dello steig è ridicola, davvero. E mi divertirò di certo, è pieno di fleximenager e locali e musei e tutto. C’è anche la mostra di Bulgari, per dire.
    @tomada: allora fai molta attenzione quando becchi una bionda con una borsa gialla.
    @makeup: ti aspetto quando vuoi con molto piacere, un prosecco (o un ettolitro di prosecco) non ce lo toglie nessuno. Ma GRGA è impegnato e profio, non dimentichiamolo.
    @pallina: iu chen scrim it.
    @consorte: tu sei un flexi in erba e io sono una non-neomamma consolidata.

  6. GRGA mi è sceso di diciottomila punti.
    cioè, ha aspettato per l’invito serio ( per “serio” intendo quello che potrebbe prevedere un dopocena) che tu sia sottomano comoda comoda e chi gli basti prendere l’autobus?

    mondiè, non ci sono più i fedifraghi di una volta.

  7. splinder mi si è mangiato il commentino che ti avevo fatto…cmq ti chiedevo chi è questo GRGA me lo sono perso 😦 e poi ti davo il benvenuto a Roma cara concittadina e collega di biondaggine!

  8. Io non potrei essere uno di quegli uomini con gli addominali, gli occhiali a goccia e un portamento da menager.
    Ma ho sia la camicia nera che la cravatta rossa. -_-”
    Vado a bruciarle, scusa. Perdono.

  9. @lanoise: perché, dici che ci prova? ah ah.
    @myricae: GRGA è quello di cui parlo in questo post: http://comesefossebionda.splinder.com/post/20186259/APERITIVO+FLEXIBILE e in un paio di quelli precedenti. Da tenere d’occhio, direbbe una rivista femminile di un nuovo prodotto destrinato a divenmtare il prodotto dell’anno successivo.
    @laDurli: devi anche sacrificare un paio di Crocs, altrimenti il rogo non basta. O Dior perdonala perché non sa quel che acquista.

  10. Sarà pure che non passavo da un po’ – secondo il primo teorema di Tcc il tempo passato sul blog è inversamente proporzionale alla quantità si sudore generato nell’atto dello schiacciare il tasto On del computer stesso – però qua trovo rivoluzioni. Non ultima la tua comparsa nella capitale. Be’, mi aggiungo alla lista dei potenziali compagni di caffé (e arruolo anche Tomada che ormai gira per aperitivi e inaugurazioni di locali…).

  11. @Tcc: desumo che ultimamente devi aver sudato parecchio.
    Accolgo con entusiasmo la tua proposta caffeinica e ti ricordo, come da manuale, che tenterò di sedurti con manovre raffinate (tipo il piedino) al tavolo del bar. E’ la prassi.

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