RECEMPSIONE: IL PETALO CREMISI E IL BIANCO

Di Michel Faber.cremisi

Me l’ha consigliato GRGA. Quando gli chiesi "ma di cosa parla?", mi rispose che non era tanto di cosa ma come ne parla.

Insomma l’ho ordinato alla Borri, ho aspettato un paio di settimane e niente. Allora l’ho ordinato dalla libraia zoppa del mio paese e in tre giorni ce l’avevo. Sommo sgomento quando l’ho ritirato: pesa un colpo e mezzo, è enorme. E’ senza ombra di dubbio il libro di piacere più lungo che abbia mai letto per intero (escludo i plurimi tentativi falliti morti a pagina venti de I Fratelli Karamazov). Ha la copertina rossa, il retrocopertina bianco e il titolo scritto in giallone. Non l’avrei mai alzato da uno scaffale se l’avessi incrociato per caso. Me lo sono ritrovato tra le mani con in testa il giudizio positivo di GRGA e un sacco di voglia di farmene un’idea personale. Portarlo avanti e indietro in treno ha portato alla scomparsa degli angoli della copertina e all’insorgere di un gran mal di spalla destra mia.

La storia narra di una prostituta dell’Ottocento, Sugar, e di un uomo facoltoso (William Rackham) che la paga per essere la sua amante esclusiva. A questi due si affiancano in un turbine di andirivieni la moglie di lui (Agnes) gravemente incosciente del tumore che la sta facendo impazzire, la loro figlioletta ingenua e pura, tutta una serie di domestici poveri e incattiviti dalla condizione che li affligge.

Poi, però, nel corso della narrazione si delinea in maniera netta tutta una schiera di attori di secondo piano che assumono un disarmante spessore. Uno per tutti il fratello di William, Henry: deciso a prendere i voti combatte tutti i sensi di colpa possibili per la sua fatale attrazione verso la vedova Emmeline. La disperazione dell’indecisione, la ferocia della colpevolezza inespressa, il dolore della possibilità irrealizzata sono sentimenti che accomunano, prima o poi, ogni essere umano. E in Henry tutto ciò fuoriesce all’ennesima potenza.

Oppure Caroline, colei che apre la scena: una puttana della peggior specie, povera, brutta, ignorante. Quasi la si considera colpevole della propria brutalità sino a che non se ne svela la ragione che è semplice e banale: la vita sa rendere il migliore degli essere umani come l’ultima delle bestie da soma.

Sugar di certo è il personaggio più complesso anche perché è il più profondamente analizzato. Appare raffinata e tanto lontana dal proprio status sociale all’inizio quanto misera e debole alla fine. Illuminata e all’avanguardia all’inizio quanto impotente e limitata alla fine.

Quando i libri sono grossi è bene che siano belli.(Alice Sebold) si trova scritto sul retro, ed è vero. Altrimenti novecentottantuno pagine non si reggono. E io, personalmente, le ressi [cit.].

Insomma adesso non mi rimane nemmeno semplice parlare di un libro tanto lungo  e tanto dettagliato. Posso, però, come sempre, dire quello che non mi è piaciuto: il narratore è onniscente e il tempo della narrazione non coincide con quello della storia. Inoltre, sta minchia di narratore onniscente, (soprattutto all’inizio e alla fine) si rivolge al lettore. E va bene che ognuno vuole sentirsi parte in causa dell’arte che approccia, però la parte me la voglio assegnare da sola, voglio stare lì a guardare e non soppporto che sia lui a dirmi "adesso guarda qui, adesso girati di là". In più certe volte la fa un po’ lunga, tipo quando cita stralci del tutto superflui dei diari di gioventù della povera pazza Agnes. Andava bene anche un po’ meno, decisamente.

Splendide, invece, tutte le sensazioni tattili evocate. Più che gli odori e i colori qui si parla di calore, di freddo, di umidità, di viscosità. Spesso e volentieri l’associazione è fatta con scene di sesso (numerose e dettagliate) o di malattia.

Infine questo per me è stato il libro della prima volta, la prima volta che ho sottolineato. Ho faticato, lo ammetto, a violare le pagine con il matitone azzurro. E l’ho fatto principalmente per GRGA, voleva un mio giudizio a riguardo e ci tenevo che fosse fondato.

Devo ammettere che adesso ne sono felice, soprattutto perché così posso citare qualche stralcio e, magari, invogliare qualcuno alla lettura. Procediamo:

"Agnes non crede nell’esistenza dei sogni. Nelle sua visione del mondo, certi fatti accadono quando siamo svegli, e altri quando dormiamo. E’ conscia che alcune persone – gli uomini, in particolare – guardano con sospetto a quello che succede quando gli occhi sono chiusi e le lenzuola sono ferme, ma lei non ha dubbi di questo genere. Ignorare gli eventi nottutrni come se si trattasse di cose irreali equivarrebbe ad attribuirsi il potere dell’invenzione, e lei sa istintivamente di non possedere alcun potere creativo. Creare dal nulla: solo Dio può farlo. Solo gli uomini nella loro mostruosa arroganza e spudorata blasfemia, possono dissentire! Solo loro possono rinnegare metà delle loro vite, dicendo che tutto ciò non esiste, è pura fantasmagoria!"

" A tutti gli altri ragazzi piaceva più di tutto sentire il suono della propria voce; lui preferiva quella di lei. Né era soltanto la musica di quella voce ad avvincerlo: era la meno stupida di tutte le ragazze che conosceva. Sì, certo, era ignorante dei soliti argomenti che le ragazze ignorano (più o meno ogni cosa che conti), ma lui capiva che aveva una mente insolita e originale….lei vedeva davvero un Mondo in un granello di sabbia, e un Cielo in un fiore di campo"

Insomma, ce ne sono molte altre, ma copiare per me è faticoso e per chi legge è inutile. Vale la pena di spenderci tempo, questo è quello che posso dire.

Se vi interessano le cose serie, poi, non avete che da cliccare.

Precisazione ad uso degli svogliati: una persona a cui avevo parlato dell’opera in corso di lettura mi ha fatto notare che non ho accennato minimamente alla famosa scena del pompino di pagina 142. E’ evidente che potrebbe essere di stimolo alla lettura. Di stimolo, appunto. Ma che trivialità.

13 thoughts on “RECEMPSIONE: IL PETALO CREMISI E IL BIANCO

  1. Credo effettivamente di non aver mai letto un libro contenente una scena di un pompino.
    Riguardo il narratore onniscente…a me piace. Cioè, magari non mi piace che mi si dica “adesso guarda qua”, però a volte è bello leggere cose tipo “i due non si sarebbero più rivisti” o “sarebbe morto da lì a due giorni”.

  2. uhm, a me il naratore onnisciente che si rivolge al lettore fa tanto Tristram Shandy… e comunque, ribadisco che se devo leggere tomi del genere mi dedico ad Anna Karenina e Guerra&Pace (i Karamazov mi mancano, ma ho dato con La montagna incantata e Delitto&castigo)

  3. l’ho comprato su consiglio di un mio amico,lo devo iniziare ancora perchè ne sto terminando un altro,al termine ti saprò dare anche la mia di opinione,però la tua recensione mi ha invogliato e non per il post scriptum,non vorrei si pensasse male ;-)!

    p.s si cmq prima o poi io gli do fuoco alla Borri,pensa che mi dissero che “tre camere a manhattan” era un libro introvabile,entrando alla feltrinelli a momenti inciampo in una colonna di “tre camere a mahhattan”!!!

  4. Tanto per essere originale, quoto 26-3. Però solo per quanto riguarda la parte del narratore onniscente. Putroppo mi sono capitati per le mani libri noiosissimi che descrivono pompini and so on.

  5. non sopporto i narratori onniscienti. alla prima frase del genere lancio il libro dalla finestra.

    ciao frangia, un abbraccio 🙂

    anonimo DOCG

  6. @consorte: tu sei un uomo e ti piacciono le cose comode, per quello ti piace l’onniscente. Oltre al fatto che, dopo le ripetute dichiarazioni a tomada, è evidente che ti piacciano i maschietti. Sposare un gay è davvero da GayIcon, ommioddio.
    @lanoise: ma guarda che è una bella storia, tra l’altro scritta bene. Però se fosse stata rilegata a fascicoli, come dire, tutto di guadagnato.
    @angus: io a leggere e vedere Histoire d’O ci ho provato. Ma che palle.
    @myricae: grande! Ma tu per caso l’hai letta tutta la mia avventura con la borri??? cioè, nonzosemmispiego.
    @tomada: forse dovresti dire a tua moglie di ventiseitre.
    @anonimoDOCG: bentorné mon scer! A parte lo stronzio del narratore capiscione, però, è tutto moltoppello.

  7. si si l’ho letta e soprattutto leggendo ho individuato “l’articolo”(leggasi individuo maschile dipendente della borri dal non proprio sano intelletto)e dire che di commessi strani è piena la borri,si salvano solo perchè la feltrinelli mi è troppo scomoda per le urganze letterarie,altrimenti non ci metterei proprio piede!

  8. a me non pare un adone,ma si sa gustibus non disputandum est,quindi!certo che lui ha dimostrato di non essere una volpe,ma una bionda(classe notoriamente superiore)quando gli ricapita,e poi la frangia;-)!anyway gli dovetti fare lo spelling dell’autore di un libro che cercava una liceale davanti a me,figurati!

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