RECEMPSIONE: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

Se c’è una cosa positiva nel pendolarismo è che si legge di più, perlomeno io leggo di più. Perché non riesco a concentrarmi sulle dispense di marcheting (senza eccezioni di sorta), né a dormire a bocca aperta (tranne qualche rara eccezione) né a sentire tutti i giorni, a ripetizione, le canzoni dell’emmepitrè che non ho voglia di cambiare.

Il tomo in questione lo comprai il giorno in cui conobbi lo Gnomo Libraio, non sapevo nulla di questo librone rosso con la costa viola. Giusto che era di moda, che l’aveva letto il prof di economia e che era campione d’incassi. Mi dissi che valeva la pena fare un tentativo.

Si tratta di un giallo ambientato ai giorni nostri in Svezia, è la storia di un giornalista (Mikael) e di una strana ragazza (Lisbeth) intorno a un caso di dubbia economia internazionale (Vagner contro Wennerstrom) e assassini. O presunti tali. E’ un libro di genere  – definizione che detesto, opinione alla Zecchi – ma nel suo genere è bello. Scorre liscio e allo stesso tempo incuriosisce. Tra le pecche annovererei l’eccessiva dovizia di particolari nella descrizione della genealogia dei Vagner, la sveltezza ai limiti del frettoloso della scena in cui appare l’assassino e la fine strappicchiata alla bene e meglio.

Mi spiego meglio: io capisco che si tratti della complicatissima saga di una casata svedese ma non vedo il motivo di addentrarsi sul figlio del cugino del marito della zia della vicina di casa del nonno della sorellastra di uno qualsiasi dei personaggi. Cioè, io dopo un po’ perdo il filo.

La scena in cui si svela l’assassino, va detto, è molto emozionante. Ho dovuto leggere sino alle due di notte (con la solita simpatica sveglia puntata sulle sei) perchè avevo paura di dormire senza sapere come andasse a finire. Sono facilmente impressionabile, per carità, però è proprio da inquadratura cinematografica: saspenz veloce, azioni improvvise, colpi di scena giusti. Talmente fatta bene che avrei voluto durasse di più. (Sì, vabbè, poi perdeva d’efficacia bla bla bla…).

La fine, diciamolo, non va bene no, no, no. Si nota con enorme facilità che è stata modificata per creare gli altri due libroni che seguono. E’ proprio troncata, netta, ci manca solo la sigla del telefilm. Mi ha fatto pensare alle inquadrature finali di Centovetrine quando Ettore e Laura stanno lì lì per baciarsi e comincia la canzunciella di Gianni Morandi. E’ artificiosa in maniera fastidiosa.

Ultima nota dolente: il libro pesa proprio tanto. E’ composto di circa settecento pagine scritte con carattere grande e leggibile però è una mazzata. Mi impicciava nella borsa di scuola, occupava lo stesso posto del pranzo e a letto mi sfiancava il braccio. Lo dovrebbero fare in fascicoli.

Mi rendo conto di aver elencato solo quasi note negative, in realtà la storia non è male. E’ un libro di intrattenimento, non bisogna cercare dentro altro: scordarsi significati intrinsechi, morali, illuminazioni circa dio, l’anima e il mondo. Di sta roba nisba, nothing, rien, nada de nada. Chi non l’avesse letto lo può tranquillamente fare in spiaggia st’estate, tanto la borsa da mare è capiente.

15 thoughts on “RECEMPSIONE: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

  1. Per non parlare di quando descrive il sistema svedese della tutela degli incapaci. O le caratteristiche del nuovo portatile di Lisbeth.
    Sì, in effetti si perde in minchiate, però alla fine intrattiene bene.

  2. i tuoi accenni alla scomodità del libro mi ricordano quando andavo alle superiori con metropolitana + due autobus e durante il viaggio leggevo il signore degli anelli..la versione coi tre libri rilegati insieme..con la mappa..ecc
    pesava una tonnellata..ma che bello 🙂

  3. @consorte: esatto. Cioè, io poi ho un’invidia del Mac che mi tartassa e Larsson (pace all’anima sua) non mi aiuta.
    @a.i.: continuo a chiedermi da dove spunti…comunque credo di essere una delle pochissime persone al mondo a non aver letto Il signore degli anelli né visto il film né averne la benché minima curiosità. Oltre a non piacermi la cocacola.
    @makeup: esistono sì. Io potrei scrivere Uomini che ignorano le donne, volendo.

  4. non posso leggere il tuo post: tra poco inizia Centovetrine e voglio assolutamente sapere se Niccolò-il-bonazzo-biondo cercherà di trombarsi Serena-sua-sorella-illegittima in spregio di Riccardo-che assomiglia-tanto-al-mio-amico-Paconontitromboperchètistimo.
    ecco, sì, forse Paco è un uomo che odia le donne…

  5. Recensione meno fuorviante della mia per il pubblico generalista.

    P.S. Sulla coca-cola non sei sola.

    P.P.S. A proposito del sistema (soffocante!) di tutela che hanno in Svezia, a me piace molto la scena che descrive l’ultimo incontro di Lisbeth con l’avvocato suo tutore, parlamentare di Forza Svezia.

  6. P.P.P.S. Scusa il chatter da afterthought (balbuzie da ripensamento?), ma mi preme rimarcare che le edizioni in inglese, ceteris paribus, hanno sempre meno pagine. Come numero di caratteri, siamo intorno a -20% rispetto all’italiano.

  7. @juanriccio: caro, carissimo, carerrimo, sei già linkato non puoi farti ste markettone autolincandoti sui miei post, maledetto!
    E comunque ci credo che siano più brevi, però sono in inglese.

  8. Ah, ora che l’hai finito te lo posso chiedere: ma tu per 650 pagine Mikael Blomkvist non te lo sei immaginato con la faccia identica spiccicata precisa a quella di Filippo Facci?
    Io sì.

  9. @consorte: oddio dio dio dio! Non avevo coraggio di fare questa rivelazione a nessuno, ma giuro che è la stessa identica cosa che ho pensato! Uggesù…ricominciamo con la telepatia.

  10. Io ultimemente non leggo molto, anche perché per arrivare in facoltà ci metto cinque minuti a piedi.
    Però se i mezzi di trasporto sono così efficaci come sala di lettura prenderò l’autobus che da casa mi porta nell’hinterland bresciano e da lì all’università. E ritorno.

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