RECEMPSIONE: TI PRENDO E TI PORTO VIA

Io quando lavoro viaggio un sacco. Non lavoro sempre ma, quando devo, dormo in posti in cui si vede -al massimo- solo rai uno e tevésenc, che fanno schifo. Dunque mentre sono in itinere investo sempre una piccola parte di capitale personale in VanitiFer e qualche libro, rigorosamente acquistati all’autogrill.

Il bello di comprare libri all’area di servizio è che oltre alle banalissime novità, si trovano un sacco di pezzi in sconto. Di certo non c’è una scelta molto vasta ma qualcosa si trova sempre, non fosse altro che per disperazione.

E insomma l’ultima volta ho comprato il mio primo Ammaniti: Ti prendo e ti porto via. Che poi è anche il primo libro che ho interamente letto nel 2009.

Innanzitutto dico che mi è piaciuto molto, sia chiaro.

Racconta – almeno inizialmente- due storie in parallelo: quella del ragazzino introverso Pietro e quella del pleiboi fallito Graziano che, nel corso delle 450 pagine, com’è facilmente immaginabile, si intrecciano in maniera intelligente e interessante.

Ma questa delle due storie, secondo me, è solo una chiave di lettura e – ammetto un po’ saccente – nemmeno la più interessante. L’aspetto davvero notevole di questo romanzo sono le digressioni: lunghe, particolareggiate, perfette. L’ambiente della provincia viene creato molto suggestivamente attraverso le descrizioni di queste schegge spazio-temporali completamente sciolte dalla trama principale. Le immagini proposte rendono così tanto l’idea del luogo, della psicologia del personaggio preso in considerazione in quel momento, che fanno della storia un tutt’uno omogeneo e sensato.

Che poi, se uno ci riflette un attimo, pensa pure che è assurdo spendere venti pagine di libro per raccontare l’episodio di due diciottenni in macchina in corsa sotto la pioggia terrorizzati da un posto di blocco della polizia. Tanto quanto sarebbe impensabile calarsi nei pensieri di Alima, la prostituta che appare per mezz’ora al fianco di un personaggio più che secondario ai fini della trama. Eppure il libro perderebbe di intensità e di credibilità senza.

E poi le descrizioni non mi hanno annoiata, anzi. Devo dire, in tutta franchezza, che io le descrizioni lunghe e particolareggiate le ODIO, senza scampo. A me Manzoni mi straccia le balle, ecco, l’ho detto. Io nel libro voglio partecipare, voglio immaginare, credere, aggiungere, sentirmi azzeccata e sveglia, cerco spunti ma anche conferme. E dunque se l’autore mi dice tutto tutto tutto mi annoio mortalmente. Invece Ammaniti ci azzecca e di brutto anche. Credo dipenda da un’originalità particolarmente notevole nella creazione di metafore e luoghi mentali. Una che ricordo in questo momento è "lo odiava così tanto che in quel momento gli avrebbe ficcato su per il culo un palo coperto di sabbia e peperoncino". Sicuramente idea inconsueta ma spettacolarmente calzante. Cacchio, chissà quanto fa male.

E poi ci sono battute che fanno ridere e scene che provocano il mal di stomaco dallo schifo.

E poi ho parlato un sacco di volte di "immagini" nel libro e questo mi dice molto, mi dice che per l’ennesima volta la trama mi ha presa, mi è entrata in testa, mi ha permesso di essere osservatrice partecipe dei fatti e di farmi Il Filmone (elemento determinante per il mio apprezzamento o meno di un’opera scritta).

E poi è un libro sia da donne che da uomini, unisex direi.

E poi l’edizione della BUR è manegevole e pratica, ha pure una bella copertina.

Adesso ho appena finito Il cavaliere inesistente di Calvino che non sono affatto in grado di recensire. Tra tre ore, sul treno paa capitale, comincerò Come diventare buoni, seguendo i consigli dei commentatori, magari quello è meno difficile da raccontare e mi fa sentire un po’ meno lessicalmente ignorante.

14 thoughts on “RECEMPSIONE: TI PRENDO E TI PORTO VIA

  1. Anch’io l’ho letto e devo dire che è il libro di ammaniti che ho apprezzato di più. Secondo me lui è molto bravo nell’uso della lingua: non ha un tono didascalico ma al contempo non è prolisso. Tuttavia i suoi personaggi spesso mi sembrano un po’troppo stereotipati…riassumibili in una frase. Non trovi? (Ma magari è vero anche per molte persone, uhm)
    ps.
    Calvino fantastico, tutta la trilogia degli antenati:)

  2. Boh, io non riesco a leggere i libri degli italiani. Sono patriottico e amo il mio paese, però quando si parla di libri e musica divento esterofilissimo.
    Riguardo le digressioni e le desrizioni:

    “Le cose importanti sono i dettagli. I dettagli rendono la storia incredibile” (cit.)

  3. è uno dei pochi libri letti su consiglio (ne sono tre in tutta la mia vita), mi è piaciuto direi abbastanza. mi sembra poco verosimile la storia di lui che in un’estate se ne fa 90 o non so quante. una al giorno, manco califano, manco cassano, manco io 🙂 mi piace la frase finale, che poi dà il titolo al libro “tienti pronta, che quando torno, ti prendo e ti porto via” più o meno

    anonimo DOCG

  4. Una bella recensione. Affatto non da “bionda”, ma da LaFrangia (che però è come se lo fosse, mi pare di aver capito).
    Mi hai convinto: dopo i libri per gli esami universitari e “Sai tenere un segreto” della Kinsella, leggerò anke questo.

    Vincenzo
    PS: “qualche libro, rigorosamente acquistato all’autogrill”. Siamo in due, perlomeno.

  5. @Sikuriadas: è vero, i personaggi sono stereotipati. Ma Ammaniti li ha resi più “persona” di quanto si potesse credere, ne ha svelato le debolezze, ha scavato un po’ oltre le apparenze. Li ha, appunto, personalizzati.
    @consorte: pensalo come se fosse Ammanaity.
    @anonimo DOCG: non si svela la fine ai possibili lettori! Non sul mio blogg!
    @tomada: conto di finirlo in massimo una settimana, l’inizio è molto promettente. E comunque lo recensirò quasi di certo.
    @Vincenzo: l’autogrill è un riassunto del mondo, una filosofia di vita. Calcola che io faccio i punti e ho la tessera “Guide e Autisti”, anche del FiniGrill. Tiè, rosica.

  6. Ahaha allora ti strapperò tutti i capelli (biondi) per avere quella tua carta così vediamo se te la tiri ankora!
    Tutti, fino all’ultimo.
    Inizia pure a cambiare titolo al tuo blog; io ti consiglierei “Come se fosse calva”.

    Scherzo, alla prox!
    Vincenzo

  7. frangia, ci ho pensato troppo tardi, quando avevo già cliccato su “pubblica commento” 😦 però diciamo anche che è un libro in cui l’essenziale non è la frase finale, ma tutto il resto, così come il bello di un viaggio non è la meta, ma il viaggio in sé (me so’ apparato? 🙂 ). stammi sempre, ma sempre, ma sempre bene

    anonimo DOCG

  8. “La colpa, a casa sua, piombava giù dal cielo come un meteorite. Alle volte, spesso, ti cadeva addosso, alle volte, per culo, riuscivi a schivarla”.

    Questa era una delle frasi che avevo sottolineato…immagine efficace. Non c’è che dire: Ammaniti mi crea dei problemi di…coscienza. Lotto, da un lato, con l’immagine dell’Ammaniti poco spontaneo che pianifica i libri a tavolino e, dall’altra, con quella di uno che – se è così – comunque pianifica le cose da dio, al punto che il libro ti sembra di una spontaneità inverosimile. E comunque, sia chiaro, pagherei per avere un quarto del suo talento, spontaneo o ragionato che sia.

    Una curiosità, dirai, è che questo – che secondo me è il più “filmico” dei libri di Ammaniti – non sia mai diventato un film. Sono riusciti pure a ricavarlo da Branchie (che è un libro assurdo, impossibile da riportare sullo schermo. Infatti il film faceva cagare)

  9. @Vincenzo: NUOOOOO!
    @anonimo DOCG: io sto benone, però c’ho il problema che non esistono più le mezze stagioni e i valori non sono più quelli di una volta.
    @tcc: concordo su tutta la linea, Branchie escluse perchè non l’ho né letto né visto. Devo prendere “Come dio comanda”, me l’hanno molto caldamente consigliato. Ma, a parte tutto questo che è sempre molto bello, TU SOTTOLINEI I LIBRI? Io ogni volta cado in tentazione ma poi mi prende troppo male e lascio perdere, dimenticando ovviamente tutto.
    @enrico: davvero prof? mi stupisco di lei!

  10. Guarda, è un’abitudine che ho preso anni e anni fa, ma comunque strada facendo. All’incirca quando mi sono accorto, come te, che rosicavo quando non mi ricordavo le cose. Da allora il mio rapporto con i libri è diventato possessivo e orgasmico. E sfiora l’assurdo. Come quando compro un libro anche se ha appena finito di leggerlo il mio coinquilino. Non posso vivere pensando che poi mi piacerà e non sarà mio. Così come non posso vivere pensando che dovrò ricomprarlo senza leggerlo mai. O che dovrò comprarlo e rileggerlo per dargli quel senso di vissuto. Poi sono arrivati degli uomini vestiti di bianco e mi hanno messo una strana camicia che mi impedisce la lettura… Mah…

  11. @tcc: il senso di possesso lo capisco, non c’è cosa peggiore che pendere un libro in prestito e poi comprarlo e averlo in casa intonso. Non ha senso.
    Peggio ancora chi ti dice: me lo presti? e io: ma sai che alla feltrinelli fanno il 25 per cento di sconto?
    però alla sottolineatura non riesco ad arrendermi, preferisco dimenticare…

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