METTI UNa sera a cena – atto secondo e (dio voglia) epilogo

Per godere appieno del presente post bisogna obbligatoriamente avere in mente l’atto primo.

Insomma, poco dopo quella serata ci fu la mia festa di compleanno,il venticinquesimo. Una cena in una casa nel bosco, buon cibo e buon vino e una quindicina di amici misti, di provenienze completamente diverse. Da una parte le amiche storiche coi consorti, dall’altra le amiche di inglese, AmicaGenioBresciana, ragazzo soprannominato VeryFuck e il suo amico (Il Signore d’Altri Tempi) et cetera.

Uomo palloso (il protagonista dell’atto primo, n.d.a.) c’era cascato di mezzo, senza che io volessi, ma insomma ci stava. Io pensavo che sarebbe stato innocuo….ingenua.

Arriva sotto il diluvio di fine novembre in un bosco di castagne con mezzo metro di humus e fogliame a terra: gins finto giovane, stivaletto nero un po’ appuntito, camicia bianca, cravattina sottile nera e giacca da impiegato delle poste grigia. Che, per altro, gli fascia i maniglioni antipanico (antipatico). E poi ha questi capelli sale e pepe tutti compattini che mi sembrano un caschetto dei pleimobil. Non si può guardare.

Insomma io dopo un paio di ore ero ubriaca come una merda ubriaca, non capivo niente, ridevo e annuivo. Estremamente divertita. Adesso, dico io, siamo in Umbria, una cena casalinga, preparata da me e la mia amata mammina: è ovvio che ci siamo quintali di cibo. Perchè tu, uomo palloso, senti il bisogno di prendermi da una parte e metterti a raccontare a me, che barcollo, che se mangi tanto a cena poi dormi male ma non è che non hai gradito anzi è tutto buono ma è troppo perchè tu di solito mangi o il primo o il secondo? Ma seriamente pensi che me ne possa fregare qualcheccosa?

Allora lo piazzo vicino a un ragazzetto gentile e simpatico che fa il giornalista, almeno avranno qualcosa di cui discorrere, mi dico. Dopo un po’ vedo il giornalista che inizia a bere.

Poi passo la macchinetta fotografica al giornalista per scattare un po’ di foto e Uomo Palloso se ne appropria: mi ha fotografato tutte le finiture di casa che, a detta sua, erano molto belle. Grazie, mi servivano proprio come ricordo le immagini degli infissi di casa mia.

Insomma vedo che si avvicina, mi si abbraccica, ha qualche intenzione bellicosa ma io, seppur indolentemente disorientata, me ne accorgo e mi ritrovo in pieno pomicio con VeryFuck.

Scarto i regali, baci e abbracci e tutti a casa.

Vengo a scoprire che Uomo Palloso è -sì- Palloso ma è anche Pidocchio. Non ha messo i soldi del regalo. Cioè, ne vogliamo parlare?

Poi l’altra sera stavo con degli amici un po’ strani, prendiamo e entriamo in una discoteca per ragazzini alle 3. Chi ci trovo con il suo piumino grigio-anziano? Uomo Pidocchio.

E ieri, dulcis in fundo, vado  a una cena di compleanno di ragazzad’inglese2 e chi ci sta? Sì, sì, lui. E si pomicia con insegnanted’inglesezoccola. Amen, mi dico, addentando il secondo tramezzino alle cinque di mattina.

E, come sempre, sono un’ingenua. Si avvicina, all’improvviso dal nulla e senza nessuna confidenza di sorta, mi abbraccia, mi stampa un bacio in fronte e tenta un bacio che dribblo con una torsione del collo che manco una giraffa.

Morale della storia: portarsi sempre dietro VeryFuck per una pomiciata d’emergenza.

10 thoughts on “METTI UNa sera a cena – atto secondo e (dio voglia) epilogo

  1. In effetti piuttosto triste il tipo..anche se all’inizio ho scambiato la sua sincerità per non-provolonaggine e quindi qualcosa di, tuttosommato, positivo…ma quando uno è squallido è squallido…

  2. @ventiseitre: le posto quando vuoi, sono uno spettacolo…me le invidia anche il catalogo dell’ichea.
    @tirabaralla: nascere come UP è davvero una disgrazia, poretto.
    @anonimoDOCG: candidatura presa in considerazione:)

  3. Capitolo 2:
    “Il dopofesta”.
    Ore 4.30 Uomo palloso che d’ora in poi chiameremo Aristide, torna a casa.
    Piove, porca miseria, e il telecomando del cancello d’ingresso non funziona, succede sempre così quando fa due gocce d’acqua. Per il povero Aristide vuol dire che bisogna uscire dal’auto, e aprire con la chiave. Il gauio è che si bagnerà tutto il giubino nuovo, e poi anche la tinta dei capelli rischia di colare, e domani è domenica, bisogna andare a messa. Mamma ha detto non può mancare, e lui lo sa che quando mamma dice così vuol dire che ci tiene…
    l’unica è aspettare che la pioggia rallenti un po’. Così aristide aspetta in macchina. Via la radio che a quest’ora mandano tutte cagate, meglio un Cd. L’alternativa è tra Il mio canto libero di Battisti e Ciao amore come sta di Riccardo Fogli. Aristide ci pensa su un po e poi decide. A quest’ora è meglio riccardo fogli. Passano le tracce una dopo l’altra siamo alla quinta, ma piove ancora…
    maledetta pioggia, qui per rientrare a casa bisogna rischiarsi la tinta, avanti: forza e coraggio.
    Aristide affronta la tempesa e mentre gira la chiave sulla toppa per sbaglio il dito va sul tasto del telecomando…. cazzo funziona!! che sfiga. Vabbè lasciamo stare.
    Zuppo fradico Aristide conquista finalmente il corridoio di casa. Via il maglione, i jeans e inforca il pigiamino rosa e grigio che zia carla gli ha regalato per natale… bello però, peccato la taglia, ci voleva un’XL, perchè la Large non lascia scampo all’oddome rilassato…
    però, a ben vedere, di profilo davanti allo specchio la pancia è pure diminuita. Quasi quasi l’inetto avrebbe voglia di fare due addominali, nonostante l’orario, comunque con la palestra due tre volte la settimana a maggio la prova costume sarà superata a pieni voti, non c’è dubbio.
    … spazzolino, filo interdentale, …Ah, finalmente le coperte.
    Aristide si lascia scappare una risata, fiero della sua fama: l’hanno bevuta tutti la storia di una pomiciatina con la slava…
    e’ stato un grande e pensare che sul momento aveva pure qualche dubbio se buttarla lì o no, aveva impiegato talmente poco tempo a riaccompagnarla a casa e quella non lo aveva nemmeno cecato di striscio che qualcuno avrebbe pure potuto dire: “ma quale pomiciata! non hai avuto nemmeno il tempo di dirgli come ti chiami”, invece la stronzata aveva retto tutta la sera, beh in fondo lui è un bel ragazzo e non resta difficile credere che possa rimorchiare così…
    eh, mentre arrivava il sonno l’inetto si perdeva nei suoi pensieri, e poi immaginava: una gita a Praga con la sua donna, il rientro in città e poi il racconto agli amici di orge sfrenate…,
    ora il sonno se n’era andato, ma stava succedendo qualcos’altro, gli ormoni s’erano messi in circolo cazzo…
    e non ne volevano sapere di fermarsi, e siccome erano le 5 passate e il rischio occhiaie per l’indomani saliva di minuto in minuto c’era solo una soluzione:
    CHI FA DA SE FA PER TRE, E FANCULO ALLA REPUBBLICA CECA!!!
    …velocissimo!!! come al solito, forse stavolta di più.
    Ora si, era davvero finito il sabato sera…

    CIAO BIONDA, C’AVEVO 5 MINUTI DI BUCO E ME SO DIVERTITO,..
    SPERO DI NON AVER ESAGERATO

  4. è ora però di sfatare la leggenda secondo cui praga sarebbe la capitale europea del turismo sessuale!!! qui non ci sono troie che la danno a pagamento!!!! la danno gratis…:-)

    anonimo DOCG

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