arigatò para o casal

Circa 4 o 5 anni fa chiamò una collega di mia madre a casa di mia nonna. Sapeva che la mia ava possiede una casa più grande di quanto le serva, con tanto di stanza da letto inutilizzata. Le chiese se poteva ospitare una ragazza giapponese desiderosa di testare la vita rurale italiana e di imparare a cucinare. Lo so che l’idea di una nipponica che fa il cinghiale in umido è alquanto bizzarra, ma tant’è. (Ho scritto tant’è perchè pare che nei blog sia molto in voga). Insomma questa ragazza arrivò e stette con noi una settimana in cui fece milioni di foto, non capì un beneamato mazzo di ciò che dicevamo, pronunciò suoni in libertà inframezzati da ETHOOOO e poco altro. Però rimanemmo in contatto fino a scoprire che aveva mollato il lavoro e si era trasferita a sciacquare gli ideogrammi in Arno per un anno. Passò qualche giorno a casa nostra ad aprile, alla ricerca disperata di un fidanzato italiano. Che poi, dico io, bella mia: secondo te io che faccio da 25anni25? Me gratto la panza?

Beh, lo volete sapere com’è andata a finire?

Oggi sono stata al suo matrimonio.

Con un paulista.

A Scandicci.

E la sua testimone era di Seul.

Scusate se è poco.

Beh, c’erano il padre e la madre di lei che sono i giapponesi più giapponesi del Giappone. Tra l’altro il padre era la reincarnazione nipponica di Enrico Mentana. I-den-ti-co.mentana giappo (vedi immagine al lato). Ci mancava solo Oliver Atton, a dire il vero. Poi c’erano una serie di brasiliani che parlavano fiorentino ma con aji alla fine. Poi quella di Seul e quel gran pezzo d’uomo che è suo marito (italico). Due milanesi seduti vicini a me. Poi  un albanese con tanto di anellazzo d’oro quadrato che manco il lider degli Spandau Ballet ai tempi d’oro. Poi una napoletana col marito lucchese e bambinello. Degna di nota la di lui mise: completo nero e camicia bianca con cravatta scura ma – ripeto ma – cinta tarocca con logo D&G….savasandir… Coppie miste di rara bellezza, atmosfera rilassata. Io non avevo mai assistito a un matrimonio in municipio, immaginavo fosse più sbrigativo di quello in chiesa ma, ve lo giuro su Galliano, sarà durato al massimo 15 minutini scarsi. Per carità, io lo capisco quel povero assessore comunale scandiccese che avrà passato la notte a ripetere i 32 cognomi dello sposo e i nomi a origami della sposa e della testimone ma insomma, almeno le felicitazioni poteva augurarle. In italiano.

Le uniche vestite molto bene erano tre giapponesi che indossavano davvero italiano, ho intuito un Valentino nell’abito della seullese. Le italiane erano in prettapporté cinese. Lo sposo aveva un fiore all’occhiello 5 volte il buché della consorte. Io ho messo l’unica gonna che attualmente mi contiene e perle a badilate. E occhiali da sole da gran signora, ofcorz.

Abbiamo tirato il riso ma non il pesce crudo e poi siamo andati a pranzo. Un castelletto scandiccese patria di Slofud in cui ci siamo ingozzati di robe buonissime. Tipo un sacco di bruschettone piccanti con la verza, col patè di broccolo, con le melanzane, col radicchio…Insomma, per capirci: adesso manco quella gonna mi contiene più. Ma come di può resistere alla lasagna alla zucca? Non si può, esatto.

E io ho capito una serie di cose da questa giornata:

1.non serve fare 3 primi e 4 secondi perchè un pranzo di matrimonio sia riuscito, purché ci siano crostini di milioni di tipi

2. partendo dal dato di fatto che il Brasile è un grande paese nonché un paese grande e densamente popolato e io parlo pure portoghese, nei prossimi sei mesi potrei sposarmi

3. Scandicci e Novi sono due posti in cui si mangia bene e si ammazza anche meglio

4. devo mettermi a dieta ma voglio fare la dieta del crostino

5. quando si va a un pranzo di matrimonio in cui almeno uno degli sposi è giapponese e ci si siede vicino a due italiani sulla trentina è assolutamente inevitabile (e credo che sia anche cosa peccato) parlare di Olli e Bengi, Bia, Origami, Giuggizzu, Susci, secsisciop alla giapponese,  Sampei e quanto sia difficile mangiare con le bacchette, si commenterà anche che come mangiamo bene noi italiani non mangia bene nessuno

6. io sono e resterò una giovane donna romantica

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