la campagna d’austria del generale Von frangetten

Non so se ve l’ho mai detto ma io, di lavoro, faccio l’accompagnatrice. Turistica. (Oltre a -varieventualmente- la traduttrice, l’interprete ansiosa, la babysitter, le ripetizioni, l’agente di viaggio addetta al buching, chiaro).

Insomma faccio un lavoro per cui tutti quelli che stanno in vacanza mi dicono "beata te che il tuo lavoro è stare in vacanza". Rimembro ancor le mie ultime ferie targate 2007, dunque.

Ma insomma mi chiamano per comunicarmi che avrei passato la notte di S.Silvestro a Vienna. Bene – mi dico- 4 volte in tre mesi a Vienna, quelli del confine mi fanno "batti cinque" quando passo.

In fondo i miei amici non organizzano niente di che, vanno al cenone del solito locale o fanno una cenetta in casa, lavorando "je gagne des sous" (dice l’ambulante francese che mi sòla la cauzione della tazza di the) e quindi accetto.

Sono una persona paziente, io. Davvero davvero.

E allora non mi incavolo quando il capo mi ordina di alzarmi alle 4.30 per partire alle 5. Non mi incavolo nemmeno quando mi accorgo che ha sbagliato un paio di documentidi viaggio e devo ricorreggerli da sola. Non mi pesa fare 950 km in un giorno e in pullman ascoltando i grandi successi anni ’60. Figuriamoci se me la prendo quando scopro che a Graz, a -10 sotto zero, la resepscionist mi dice che per me non c’è posto e devo andare nel Best Western a 300 metri (che, tradotto dal resepscionistese all’italiano vuol dire "circa un chilometro") a piedi e col borsone al traino. E che questo Best Western faccia pena, schifo e ribrezzo non mi importa proprio, tanto ho sonno e mi basta un letto. E il giorno dopo fare 250 km con una signora che mi vomita nel pullman, cosa vuoi che sia. Titubo un attimo quando la vedo sudare freddo e sento uno scolìo diarreico andarle giù per la gamba. Effettivamente mi fa un po’ impressione, un medico a bordo mi fa "la mia deontologia professionale mi obbliga a dirvi di chiamare un’ambulanza poichè la signora suda freddo e perde sali, potrebbe svenire, non conviene che continui il viaggio" e, al mio "ma insomma può continuare sino a Vienna?", lui se ne esce con "ma questa se caca sotto". Gli Umbri sono un grande popolo. Vedo la signora (strabica che un occhio frigge e l’altro assorbe l’unto) andare in bagno e poi, mentre aspetto fuori col suo giaccone in mano, sento "signorina Frangia mi passa la sciarpa per cortesia?", non capisco ma eseguo, il cliente ha sempre ragione. Scopro che la sciarpa adesso funge da TenaLady. Trattengo un ghigno di stupore. Morale della favola: s’è cacata nella sciarpa. E’ inverosimile. Insomma io non me la prendo per sta cosa, poraccia, può succedere. Non odio la mia collega per non aver comunicato all’albergo-nonostante innumerevoli sollecitazioni- che io sono vegetariana. Sorrido e digiuno con davanti st’insalata di cipolla e aceto. Il fatto che ci servano il cenone dell’ultimo dell’anno alle 19 e che alle 20.30 le portate siano belleccheffinite, in fondo, non mi importa. I clienti magari sono imbufaliti e si sfogano con la sottoscritta, ma che ci importa. L’anno funesto sta per finire. E che ce frega se la mattina dopo alle 9 vogliono essere guidati nel centro città? Non ce importa niente ché noi semo ganzi.  E poi scippano una che va in giro per una capitale europea col portafogli dentro allo zainetto sulle spalle. E io la porto al commissariato austriaco, io che parlo l’inglese poco meglio del cinese mandarino, per fare una denuncia in tedesco con un poliziotto anch’esso austriaco e che parla l’inglese fluente come il danese antico. Il tutto nelle mie uniche 2 ore libere in cui avrei gradito, chessò, fare una doccia? Lavarmi i capelli? Ecco, darmi un’attenzione igienica insomma. Ma povera signora, lei che è così ingenua e fiduciosa nel prossimo, le vogliamo forse dare la colpa del furto? No che non vogliamo, quindi passo due ore in commissariato e poi corro a vedere se la cacasotto è ancora viva. Vado in centro città a comprare i biglietti per il concertino viennese, fuori programma, ché i clienti devono essere accontentati anche nelle loro richieste speciali. Va benissimo, perchè io sono molto paziente e disponibile. Davvero davvero. Passo per la Kohlmarkt (o come si scrive) e, a quel punto, succede l’impensabile: il 2 gennaio 2009, nel pieno centro di Vienna, tra Chanel, Armani e Chopard, avverto un boato assordante. Mi giro e vedo alla carica una moltitudine di ometti scuretti cartellonemuniti che urlano IN-TI-FAH-DAH. Terrorizzata scopro che è una manifestazione di Palestinesi per il recente massacro a Gaza. Ma sono tanti, tanti, oserei dire tantissimi. E sono compatti, compatti, oserei dire compattissimi. E hanno le facce di molto incazzate. Faccio appena in tempo a buttare l’occhio intorno a me e corro a imbucarmi nella prima stazione della metropolitana che incontro, voglio solo tornare un po’ in albergo prima di cena. Insomma mi spavento, sinceramente, mi sono proprio impaurita: le facce rabbiose, le bandiere, le immagini cruente sui cartelloni. Mi rendo conto che la mia concezione del mondo è cambiata dopo il nainileven perchè sento l’ansia scorrere nelle vene quando sale un manifestante nel mio vagone. Penso che potrebbe essere un kamikaze e mi terrorizza averlo pensato. Io non sono mafidata, non sono schierata nella questione israelopalestinese e l’unico omo di lingua araba che ho conosciuto l’ho amato alla follia. Insomma dicevo che sono paziente. E che non mi arrabbio mai.

Però, vedere un piumino Geospirit al 40% dall’altra parte della via e non poter corrergli incontro perchè questi devono strillare, porca merda, mi sembra davvero troppo.

6 thoughts on “la campagna d’austria del generale Von frangetten

  1. Non so se ridere, piangere o vomitare per la storia della sciarpa. Tesora bionda, secondo me pure il Dalai Lama si sarebbe incazzato al posto tuo!

    BridgetJones

  2. Se ti può consolare, ti assicuro che il 3 gennaio, per l’inizio dei saldi a Roma, c’era molto più casino. Ho visto dei piumini Geospirit bestemmiare perché non riuscivano a raggiungere un corteo di palestinesi incazzati. Per dire.

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