Guarda che io ti capisco

Caro Babbino,
mi hanno detto che non esistevi a 8 anni, facevo la terza elementare.
Ero riuscita a cambiare banco e non stavo più vicino a Ilaria.
Non dicevo nemmeno più pomodôro – côsa – rôsa. Adesso stavo seduta tra Alice e Marco S., un tipo stranissimo che chiamavamo murator e che si era cimentato nella costruzione di una piscina in cemento per il suo gatto di nome Sissina. (si segnala uno strano uso dei deittici)
Insomma eravamo rimasti solo in due a credere alla tua esistenza e la maestra Antonella ci disse che tu, in realtà, eri mamma e papà. Non capivo se te li fossi mangiati o cosa, per sicurezza ci rimasi malissimo.

A distanza di anni, molti anni, io ancora non credo alla maestra Antonella che, tra le altre cose, mi è sempre stata abbastanza antipatica e adesso si è pure fatta un lifting (che in Umbria pare una cosa molto all’avanguardia).
Però sono cresciuta e mi rendo conto che anche tu hai un’età, che non è facile andare in giro con quel sacco enorme, e poi tutto in una notte, con quelle renne e quella panza che ti ritrovi e i casini aerei per colpa di Alitalia. Per dirti, lo so che è un mondo difficile e che tu sto lavoro lo devi comunque fare e che lavori giusto una mesatina all’anno, però è una mesatina in cui sono pazzi amari.
Allora ho pensato una cosa: da me passa alla fine, quando hai il sacco vuoto, così invece di portarmi qualcosa in più che non mi serve, mi levi qualcosa che proprio non mi serve più.

Di seguito la lista:
– cinquechilicinque superflui (cellulite compresa, non fare il furbo con me)
– i baffi, i peli delle ascelle, dell’inguine e di tutte le zone in cui c’è di meglio da fare che la ceretta
– la polvere dalle mensole
– le bollette
– le doppiepunte
– i vicini del piano di sotto e di sopra
– i libri di algebra delle medie che non mi servono ma non ho il coraggio di buttare
– i dolori mestruali
– tutta sta pioggia ché non se ne può più
Tanto che ci sei magari porta anche giù il secchietto dell’umido, tanto stai di strada.
Si può fare? Che ne pensi? Non violiamo nessun regolamento dal nome “Babbo Natale ha sempre funzionato così e sempre così funzionerà in secula seculorum”?

Fammi sapere, ci sentiamo.

Frangia

One thought on “Guarda che io ti capisco

  1. 4 commenti: lanoisette ha detto…
    occhei, quando ha svuotato il sacco col figaccione sul mio pianerottolo, te lo mando! 😛

    3 dicembre 2008 21.25
    Frangia ha detto…
    @Lanoise: sapevo di poter contare sul tuo aiuto!

    3 dicembre 2008 21.52
    Guru ha detto…
    Bellissima l’idea del Babbo Natale che porta via invece di riempirmi di ciarpame…. nel mio caso ci vuole un’impresa di traslochi e un sicario professionista (dato che si tratta di levare di mezzo..).

    🙂

    8 dicembre 2008 1.17
    Frangia ha detto…
    @ guru: ah, lo sai…

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