SPACCO BOTTILIA IN GRANDE STILE – tra le pagine chiare e le pagine scure del commercio tra privati

“When I want a ridiculously extravagant pair of shoes,
I find a way to buy them.”
Carrie Bradshow – SATCH 

Ieri pomeriggio il cielo era plumbeo, l’aria carica di umidità e una temperatura ai limiti del paranormale lasciava presagire quello che poco dopo è diventato un acquazzone a gocce grosse. Stavo in ufficio e ripassavo mentalmente tutte le bestemmie che avrei proferito visto che non avevo l’ombrello, un solo pensiero mi rallegrava: la mia ultima mania.
Io ho manie perenni che scemano dopo 3 o massimo 30 giorni, la mia della settimana è l’app di e-commerce tra privati Shpock. Sarà che mi sono scambiata con una tizia di Pavia un abito di Zara per uno di Mint&Berry (nuovi, chiaramente, l’usato mi fa schifo), sarà che ci ho venduto una Liu-Jo orrenda che mi avevano regalato, non lo so, sarà quel che sarà, ma ora sono in fissa.
Pe falla corta e pe falla breve Shpock è un’applicazione del cellulare che funziona come un mercatino geolocalizzato: scatti la foto di una cosa che vuoi vendere, ci metti il prezzo e chi apre l’app nei tuoi dintorni vede il tuo oggetto in vendita. Si può contrattare in chat e ci sono un sacco di occasioni, è davvero molto intuitivo e molto gratis.
Nzomma vendo una borsa, un paio di scarpe e, per capire un po’ il livello del servizio, vedo se qualcuno mette in vendita anche marchi importanti: provo Furla, provo Michael Kors, provo Marni e infine provo Jimmy Choo.
Per chi non sapesse chi è Jimmy Choo, ecco due pratici consigli: fatti due domande sul significato della tua esistenza e poi guarda qui:

Trovandomi tra il meridiano e il parallelo della capitale della moda, chiaramente ci sono molte Choo in vendita, seleziono solo quelle del mio numero e chiedo alle venditrici se accettano scambi con qualche articolo della mia bacheca. Mi dicono pressoché tutte di no ma una si dice disponibile a contrattare, tra l’altro vende il modello che preferisco, uno iconico del marchio che, a listino, è prezzato quasi 700 euro. Vedo le foto della suola, le scarpe sono nuovissime ed evidentemente originali. Mi metto d’accordo con questa ragazza (che per comodità chiamerò Alina) per provare le scarpe, mi dà il suo indirizzo.
Alina vive in una cittadina dell’hinterland milanese di quelle che fanno rima con “pane e coltello”, uno di quei posti in cui hanno trovato una pentita di ndrangheta sciolta nell’acido, per dire.
Arrivo sotto la sua palazzina, 10 piani di klinker marrone, le mando un messaggio e klinkerscende a prendermi, mi dice che dobbiamo sbrigarci perché sta per andare ad una festa. E’ straniera, ha un accento dell’est, indossa una maglietta elasticizzata bianca e fuxia che le segna tutto, ha un bel viso e una bella pelle, dei pantaloni della tuta e sotto dei sandali bassi bianchi e oro, immancabile la borsa a tracolla tipo borsello. A che festa va conciata così? Mah.
Purtroppo mi sono fatta assalire dal pregiudizio e, quando Alina mi ha chiesto di seguirla in casa, ho un po’ temuto per la mia incolumità. Arriviamo all’ottavo piano, mi apre la porta sua madre, una donna gentile e malvestita come la figlia. La casa è anni 60-70, addobbata come una processione: i vasi coi fiori finti, le icone dietro al letto, la coperta patchwork con i volant. Tutto grida cattivo gusto e ciarpame, mi faccio due domande su come ci siano finite delle Jimmy Choo lì dentro, mi accomodo sul letto, e inizio a provarle: sono magnifiche e mi calzano a pennello.
Si consuma il seguente dialogo
F: mammamia che belle…
A: sì sono bellissime proprio, solo che io non posso portarle perché ho l’alluce valgo (come ti viene in mente di comprare delle scarpe con 9 cm di tacco a spillo se hai l’alluce valgo?)
F: ma le avevi comprate per il matrimonio?
A: no…no…così… (chi è che compra 700 euro di scarpe così, tanto per?)
F: belle veramente, per caso hai anche la scatola e la dust bag? (le scarpe di questo tipo hanno delle scatole grandi e dei sacchettini in raso o tela morbida per riporle con cura, n.d.a.)
A: eh no, io le scatole non le tengo mai…posso darti una scatola e un sacchetto di un altro paio… (non hai appena detto che non le tieni mai?) 
F: senti, ho deciso, le prendo…hai detto che per il prezzo facciamo TOT?
A: eh sì, va bene, meno di così non posso perché le ho pagate tanto…
F: sì sì , giusto, ma dove le hai comprate?
A: eh…(ridolini)...in un negozio…lontano lontano! lascia stare…

Ora, esiste la remota possibilità che questa ragazza con le sopracciglia ad ala di gabbiano che sfoggia un look da campo nomadi e vive una casa anni ’70 la sera si trasformi in una novella Carrie Bradshow ma, parliamoci chiaro, appare quantomeno improbabile. Lo so bene che non bisogna avere pregiudizi e che ci sono persone che preferiscono condurre un’esistenza modesta per poi concedersi dei lussi ma, onestamente, il contrasto tra quella casa e quelle scarpe è veramente forte.
I suoi piedi, seppur nei sandaletti bassi, sembrano davvero più lunghi del mio minuto 36 e tutto quello che la circonda non trasmette per niente la passione per l’alta moda, soprattutto quell’orrendo borsello a tracolla.
E chi è che terrebbe dei gioielli così in una scarpiera a caso senza nemmeno metterli in una bustina di raso?
I dubbi sulla provenienza di questi sandali, va detto per dovere di inchiesta, sono davvero molti.
Ma cos’è la ricettazione quando in cambio ti danno le scarpe?

MIE
Cara signora probabilmente derubata, sappi che li terrò come li avresti tenuti tu e li amerò come se fossero figli miei. 

 

 

 

ARRIVARCI COL TEMPO – Milano Pride 2017

C’è stato un periodo della mia vita, quando ero più piccola e più di destra, in cui ritenevo il gay pride sacrosantissimo ma ripetevo “non puoi andare a parlare di diritti e di politica in tanga e glitter”.
Sapevo, dentro di me, che la rivendicazione era giusta e necessaria ma ero davvero molto ancorata alla forma, non avevo mai sentito la frase “dress for the job you want, not for the job you have” ma – innata maestra di stile – l’avevo fatta mia.
A distanza di anni e a distanza da teorie destrorse che col tempo si sono andate sgretolando, ho capito che il principio che mi animava fosse corretto ma espressione di una visione parziale.

IMG_20170626_150559
I diritti si rivendicano come ci pare, il Pride non è solo una protesta bensì la celebrazione del diritto di esistere e di farlo liberamente. Farlo in tanga, coi glitter, con la mia maglietta fuxia abbinata al rossetto o in giacca e cravatta è parte integrante del messaggio: lasciatemi essere come sono e non giudicatemi, sono solo una persona libera.
Nzomma, pe falla corta e pe falla breve, il tanga è esso stesso un diritto, soprattutto quando è il simbolo di una repressione subita e covata per anni, da cui ci si è finalmente liberati.

IMG_20170626_153810
Bisogna andarci, al Pride, soprattutto se i diritti li si è acquisiti per nascita, soprattutto “noi etero” che non abbiamo mai dovuto lottare per veder riconosciuto il nostro amore e la nostra voglia di mettere su famiglia, bisogna andarci per fare numero e per far capire che le battaglie di civiltà non sono appannaggio delle minoranze interessate, ma sono tali solo se investono tutti, bisogna andarci perché un diritto che non è di tutti si chiama “privilegio” e i privilegi sono per gli stronzi.
Bisogna andarci al Pride, soprattutto “noi famiglie tradizionali” a dire che nessuno deve restare in ombra e a dimostrare che estendere un diritto che noi abbiamo a qualcun’altro, non ci priva di nulla ma anzi ci arricchisce della serenità che vivere in un posto equo, giusto e sensato sa darti.
IMG_20170626_151022
Andare al Pride è sempre una buona idea: è d’estate e nel primo pomeriggio, quindi il sudore detox è assicurato, è pieno di bei maschioni in mutandine che si muovono sexisexisexi che non fa mai male alla vista e alle ovaie, a livello di beautylook è sicuramente un evento da cui trarre molta ispirazione, vedere le drag farsi un chilometro lanciato sotto il sole in calze a rete e tacco15 ci fa ridimensionare il mal di piedi degli sposalizi, vedere un omaccione con la barba nera e il rossetto verde che mi dice “cara ma è etero? madonna che bono!” indicando il Primate – poi – è impagabile.

Questi sono i miei scatti, fatti con un cellulare attempato ma con una bella cover e saturati a mille con un programmino gratis, non sono appassionata di fotografia (ebbene sì, esistiamo anche noi) ma sono appassionata di umanità e questa ne è una fetta veramente interessante.

IMG_20170626_144815IMG_20170626_150857IMG_20170626_150732IMG_20170626_150408IMG_20170626_144222IMG_20170626_145417IMG_20170626_145633IMG_20170626_150038IMG_20170626_150135IMG_20170626_143514
IMG_20170626_145218

L’ultimo avamposto della decenza online

Non devo certo spiegarlo ai blogger, come si rimorchia ollain.
Non devo certo parlare delle relazioni virtuali, quando Catfish è alla sesta stagione.
Non devo certo dirlo io, che i social hanno cambiato la percezione di sé e degli altri.
Non devo certo sottolineare che Tinder è la versione touchscreen del mercato delle vacche (quanto erano più oneste le serate cafone al latinoamericano?).
Non devo certo insegnarvi io che, però, controllare il profilo Feisbuc di uno che vi piaciucchia  può farvi accedere a uno stargate di mostruosità, tipo che condivide le bufale sulla magnitudo dei terremoti o le foto sella Senicar.
Non devo certo entrare nei dettagli su Grndr o Hornet, i maschi tendono ad essere degli allegri porci,  quello è per loro un contenitore adatto (e pieno de fregni, in effetti, n.d.a.).
Tante sono le cose che ormai non hanno più bisogno di analisi, né di demonizzazioni, i social sono parte integrante della nostra vista e come tale la influenzano e la pervadono in  mille aspetti. Tra questi, come non annoverare il lavoro? Infatti anche per quello c’è un social, ed è Linchedin.
Linchedin non si capisce bene a cosa serva di preciso, ma in generale è uno strumento per fare “netuorching”, cercare offerte di lavoro di aziende sedicenti “smart” e dove al massimo si va a ricercare un contatto con qualche compagnuccio delle elementari che ora ha la fabbrichètta, la casètta, la barchètta e che potrebbe offrirvi diecicappanettianno. Su Linchedin si mette il proprio cv in forma ben riassunta, qualche interesse politicamente correttissimo – diritti dell’infanzia, su tutti – e una foto civile, urbana e professionale.
Più in generale su Linchedin ci sono anche forum di discussione perfettamente inutili, condivisioni di articoli motivazioni, manager che promuovono i loro tuitt o fanno vedere che leggono IlSole, tanti tanti tanti aforismi sulle differenze tra un capo e un leader.
Quindi, in tutto questo parlare e condividere per dare aria al proprio cv, spuntano persone di ogni sorta che, attirate dai “brend” del mio cv, mi chiedono di connettersi alla mia rete, entrando dunque in possibile collegamento con tutti quelli che conosco io.
Salvo casi umani particolari, io tendo ad accettare tutti, non si sa mai e poi non c’è nulla di male. E così ho fatto anche stamattina, imbattendomi quindi in questo Engineer at Global Shipping Company.
Il tempo di accettare la sua richiesta, visto che QuelliTipoGugol hanno molti contatti con aziende di logistica, e mi ritrovo il seguente messaggino privato both in english and italian:
linkedin

Morto di figa livello: Linchedin.

 

100 cose da fare nella vita – Giugno 2017 – parte 1

She’s just a girl, and she’s on fire
Hotter than a fantasy, longer like a highway
She’s living in a world, and it’s on fire
Feeling the catastrophe, but she knows she can fly away
Girl on Fire – Alicia Keys

In rete girano un sacco di queste liste, è una roba molto alla BuzzFeed e anche io che non sono immune alle mode, ho spesso pensato di fare un elenco tipo “cose da fare prima dei 30″…poi i 30 sono passati, non mi sono mai messa seriamente a raccogliere le idee e un sacco di obiettivi sono stati portati a termine (ho visto NewYork, visitato in lungo e largo la Birmania e l’Argentina,  comprato un vestito elegante e costosissimo- quello da sposa – , prenotato una vacanza da sola con mia mamma, fatto ricrescerei capelli, ridotto il seno, mandato a fanculo testualmente un capo, imparato l’inglese e molto altro).
Il primo anno che stavamo insieme, io e il Primate avevamo creato una splendida abitudine: su un quadernetto appuntavamo tutte le cose che avremmo voluto fare insieme nella vita, una sorta di diario dei sogni possibili e ogni volta che potevamo sbarrare una voce ci sentivamo pervasi da un senso di gioia e soddisfazione impagabili.
Poi, con la convivenza, questo rito si è estinto, ma sarebbe bello riportarlo alla vita, perché la nostra eternità dovrebbe potenzialmente durare un’altra cinquantina di anni è bene fare programmi.

100
Comincio con la mia lista che, ovviamente, in moltissimi punti comprende la presenza del Primate.
Ecco quindi la prima metà della lista di 100 cose che vorrei fare una volta durante la vita e prima di morire:

1- Ospitare una persona bisognosa in casa per almeno un mese

2- Rasarmi a zero con la macchinetta, da sola.

3- Visitare i continenti su cui non ho ancora messo piede (Oceania, Antartide)

4- Percorrere tutta la Transiberiana

5- Fare il pane fatto in casa ma fatto bene,  a mano.

6- Non fare shopping per 6 mesi consecutivi

7- Passare un periodo di iperfitness senza però prendere proteine o ammorbare gli altri       con lo sport (non faccio nulla di tutto questo, ma non faccio manco iperfitness al                 momento)

8- Correre una mezza maratona

9- Farmi dipingere col body painting

10- Prendere la patente

11- Andare a un concerto degli U2

12- Fare un viaggio di almeno 3 giorni da sola, per turismo e non per lavoro

13- Scappare da un bar senza pagare dopo aver fatto una copiosa colazione

14- Farmi ipnotizzare per togliermi la fobia degli aghi e dei ragni

15- Farmi fare un altro tatuaggio (ne ho 3, n.d.a.)

16- Sfilare su un red carpet

17- Mollare il lavoro del mazzo e buttarmi in qualcosa di molto appassionante

18- Vivere di nuovo almeno 6 mesi all’estero

19- Fare uno o più figli, possibilmente femmine e coi capelli rossi, oppure adottarne

20- Passare una settimana su un atollo tropicale magari in un resort di lusso (ma anche            in un resort di medio lusso potrebbe andare bene)

21- Partecipare al Burning Man 

22- Fare un’immersione marina

24- Andare in una spiaggia nudista, nuda.

25- Cantare in un locale di Karaoke in Giappone

26- Passare un intero mese senza truccarmi mai

27- Fare sei mesi mangiando solo cibo vegano

28- Passare un intero anno senza bere alcolici (ho fatto un anno senza cocktail ma senza          vino mi sa che è molto più dura)

29- Dire per un giorno intero (non festivo) tutto quello che penso quando mi viene in                 mente

30- Fare un lancio col paracadute indossando il rossetto rosso

31- Fare un viaggio intercontinentale in bisnesclas

32- Fare un servizio fotografico nuda (ci sono andata vicina ma non è la stessa cosa)

33-  Comprare una casa in Umbria, nel mio borgo natìo, piccola e arroccata, di quelle che         i locali non vogliono più e che gli Inglesi si ammazzano per avere

34- Fare una coperta a maglia, di quelle a quadrettoni anni Settanta-Ottanta

35- Vestirmi da Babbo Natale a Carnevale

36- Fare un viaggio in barca a vela, magari alle Eolie

37- Organizzare e partecipare a una tregiorni sul divano

38- Trascorrere un mese mettendo tutti i giorni i tacchi alti

39- Partecipare a una degustazione di champagne in Francia

40- Ballare swing in un club di Brooklyn a NewYork

41- Imparare qualcosa che non so per niente, da zero

42- Mangiare un muffin di marijuana ad Amsterdam

43- Smettere di sentirmi in colpa senza motivo

44- Andare a cena da Gordon Ramsey

45- Fare skydiving in un posto bello

46- Imparare a farmi il Cosmopolitan da sola (potrebbe essere la fine)

47- Fare un giro in elicottero per vedere dall’alto una grande città, magari Rio de Janeiro

48- Trascorrere una settimana senza tecnologia, no internet e no telefono

49- Sentirmi almeno un giorno intero bellissima e molto soddisfatta di me

50-Intervistare uno di Anonymous (eh, tu, anonimus, se mi leggi, mandami una mail!)

(la seconda parte seguirà appena il lavoro mi darà tregua, è una roba complessa questa qui eh, bisogna concentrarsi)

 

 

 

Panza, cellulite, venuzze e compagnia briscola: prospettiva sull’estate 2017

Non sono come gli altri, sono sensibilissimo! 
Ti vedi brutta? Ti vedi grassa? 
Non ti preoccupare, ci vedi benissimo!
Bocciofili – Fedez feat Dargen D’Amico

The summer is crazy ma pure io ultimamente non scherzo, sarà il caldo micsato con la guaina contenitiva post operatoria, sarà dover fare la riverenza ai capi amerregani, non so.
guainaComunque un paio di settimane fa parlavo su Instagram (ebbene sì, si ciatta su pure lì) con un ex-molto-noto-blogger della prima ora che, a dieci anni di distanza, è ancora mio amico (qualcuno si ricorderà di Demonio Pellegrino, no?). E’ uno strano forte ma mi piace, penso che sia brillante e ha sempre una visione inaspettata sugli argomenti di cui discettiamo.
Nzomma partiamo da Fabri Fibra e poi inevitabilmente, come vecchi compagnucci di classe, facciamo un puntatone di Matricole&Meteore internet ediscion, informandoci a vicenda su che fine abbiano fatto tutti quella della nostra cricca ollain dell’epoca.
Quell’epoca era una decina di anni fa, i blog erano pochi e i blogger erano una comunità che – strignistrigni – girava sempre nelle stesse piazzette del web…nzomma ci splinderconoscevamo tutti e avevamo squadroni di antipatie e simpatie. Era prima di feisbuc, prima che qualcuno potesse pensare che coi blog ci si sarebbero fatti anche i soldi, prima della Ferragni, prima della Lucarelli e – venendo al punto – prima della bodypositivity.
Questo concetto che a molti non dirà niente è il figlio illegittimo di Instagram, è un rigurgito di rivendicazione della panza, delle smagliature, dei corpi prima di fotosciop, la rivoluzione in calzoncini nella repubblica delle immagini.
Nzomma i discorsi miei e dell’ex blogger di cui sopra saltano da un personaggio all’altro fino ad arrivare ad una tipa che, daje e daje, ha avuto la buona intuizione di riuscire a svoltare col suo blog e adesso ci campa. Massima stima tanto per lo spirito imprenditoriale quanto per la faccia da culo con cui si è riciclata.
Quella che era una giovane donna alta, bionda, col capello fluente, il fisico filiforme e migliaia di consigli da dispensare su come-dove-quando essere fighe in modo assurdo, su come preparare un bagaglio delle vacanze che possa assicurare autfit secsi per ogni occasione a Santorini, su come tenere un uomo ai tuoi piedi facendogli annusare qualcosa che sai già che non avrà mai, oggi è diventata una signora di 40 anni suonati.
Io l’ho seguita per un bel periodo, raccontava la sua vita luccicante come una Biasi bionda e con una carriera che andasse oltre le foto a chiappe di fuori, più cinica e più arguta. Poi me la sono persa per strada e l’ho ritrovata, dal nulla, su Instagram.
Lì, parbleu, lo sconcerto: quelle che erano gambe lunghe e magre con un culetto secco da francese spocchiosa sono diventati due jamon serrano stagionati male e con le vene varicose, l’amore che un tempo le strappava capelli setosi e dorati oggi si ritrova a frenarsi davanti a una ciospa informe di un rossiccio sbiadito con ricrescita su un caschetto ormai fuori forma. I look sofisticati hanno lasciato lo spazio a colorito spento e rossetti messi a pene di segugio che altro non fanno se non sottolineare un contorno occhi impietoso per l’età anagrafica, calzoncini di ginz che segnano e canotte che – con quelle braccia – di dignitoso hanno poco o nulla.

Ora, se essere fighe non è un dovere, conciarsi come Dior comanda magari invece sì. Non dico sempre, non dico in tiro ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma almeno in linea di massima, chemmazzo, dai.
Io la capisco eh, questa tipa,  sono la prima a vedere i segni del tempo su quello che prima era un corpo attraente senza sforzo. Lo vedo bene che a 25 anni su 12 cm di tacco ci facevo 14 ore di balli sfrenati e ora, con gli anni di cristo, anche le ballerine mi fanno gonfiare le caviglie dopo mezza giornata d’ufficio.
Però, bella de casa, tu devi dire grazie al fatto che le tue seguaci non si ricordano da dove vieni, perchè c’è poco da fare la figa quando sei figa e fare la bodyposiguru quando Chronos si fa sentire nella gola e anche nel naso ma soprattutto sul girocoscia. Eh no, questo no, questo passare da maneater a #sonofigaeposso, perdoname, non ci sta.
Personalmente non sono mai stata una bella da copertina, non fosse altro che sono un metro e mezzo, ma tra le studentesse con la media alta sicuramente ero una delle più notevoli. Poi gli anni passano, il metabolismo invecchia e ci si affida alla sempiterna regola d’oro del PiùFI*, le chiappe sono meno toniche e così anche il contorno occhi, ma ci si veste meglio, si ha uno stile definito e la cosmesi non è più con i correttori di Kiko da 3euro e 99, il profumo è Chanel anche di mattina e  dove non si arriva turgide, si giunge consapevoli.
Detto questo, non è che siccome a me m’è sceso il culo allora Rosie rosieHuntinghton-Whiteley è più cretina di me eh. Lei è sempre più bona, e c’è poco da fare la bodyposicazzi, bisogna imparare ad accettarsi non ad adagiarsi crogiolandosi nell’idea che alla fine noi con la panza siamo più ganze; fermo restando il diritto di vestirci come ci pare, bisogna tenere a mente un caro vecchio adagio indifferente allo scorrere degli anni “se te entra non vor dì che te lo poi mette”.
E per favore, che nessuno tiri fuori Ashley Graham che è na figa senza senso,una donna di una bellezza rara che porta una ashley44 o una 46 su un metro e ottanta di altezza… quella non è sicurezza in sé, quello è culo di nascere bona come il pane e capacità di saper combinare questo fattore unitamente ai carboidrati in una professione altamente remunerativa.

Il mio proposito per l’estate 2017 è quindi questo: cercare di non prendermi troppo male se il costume non mi sta come vorrei (anche perché è improbabile che domani mi svegli a forma della Rosie di cui sopra e tutto il resto mi fa schifo) e scegliere un bichini che mi stia bene e che mi valorizzi le costosissime tette nuove di pacca.
Infine un’analisi rotonda e completa sulla bodypositivity: è una cazzata col botto.
E’ l’ennesimo movimento wannabe-anti-modelle senza senso, non serve una corrente di pensiero a botte di hashtag per motivarci ad essere semplicemente consapevoli, perché poi sta tutto lì, nell’essere convinte davvero che siamo più di un paio di cosce e delle braccia sottili, che abbiamo in noi una forma di fascino e di bellezza da poter valorizzare, che abbiamo il dovere verso noi stesse di sentirci meglio nonostante quattro buchetti di cellulite tanto quanto abbiamo il dovere di concederci una pizza con la burrata a settimana, se ci piace. A parole siamo tutte capaci a ripeterlo, tutte abbiamoclio condiviso il post di ClioMakeUp credendoci fortissimo ma solo fino a quando non ci siamo ritrovate nel camerino di Calzedonia con le luci impietose, soppesando concretamente l’idea di inventare una scusa per non andare in piscina.
Non è semplice, nemmeno per le più toste, nemmeno per quelle il cui lavoro non richiede manco un aspetto curato, nemmeno per quelle che hanno 3 lauree appese alla parete del salotto di nonna, non è facile per nessuna perché con l’idea di volere e dovere essere belle ci siamo cresciute.
La libertà di non essere perfette ce la dobbiamo concedere, però poi vediamo di non sbracare che tra “non perfetta” e “mi nonna in cariola” c’è una bella differenza.
Cerchiamo seriamente di accettare quello che non possiamo cambiare tipo Osho, poi tutto il resto però cambiamolo.
E mettetevi l’antirughe. Sempre.

* se non puoi essere più FIga sii più FIne

LA DIFFERENZA TRA ME E TE [cit.]

Volevo scrivere qualcosa di nuovo sulla giornata contro l’omofobia ma dubito che mi possa venire in mente qualcosa di nuovo rispetto a quanto feci nel 2013, quindi ecco qui.

Come se fosse Bionda

Per quanto riguarda Sanremo mi sto sfogando su feisbuc, quindi non è che abbia grandi cose da scrivere qui. Però prendo spunto da uno dei siparietti messi su in quel grande puntatone lungo quattro ore di Che Tempo che Fa con tante canzoni (bruttarelle) su RaiUno. A un certo punto una coppia omosessuale italiana che si sposerà a Niuiorc ha raccontato tramite iscrizioni su fogli bianchi, in silenzio e con una dolce melodia di sottofondo, la propria storia d’amore e il proprio diritto al matrimonio negato in Italia.
Ora si fa un gran parlare di unioni civili, matrimoni ghei, adozione da parte di coppie ghei e quanto di simile che coinvolga il mondo omosessuale e la creazione della famiglia.

Se siete contrari per principio in ogni modo alle unioni omosessuali, a casa vostra si dice “devianza” o “frocidemmerda”, beh, andate a leggere il sito del Giornale o di Famiglia Cristiana,

View original post 595 altre parole

7 COSE CHE FACCIO QUANDO SONO TRISTE

Per ogni stella che si stacca dal cielo
C’è un dolce sguardo che si scopre da un velo
E un altro giorno che ti viene in regalo
Tu chiudi gli occhi e non ci pensi più …
…piccola dolce selvaggia malinconia vattene via!
Pixi Dixi Fixi – Mimmo Locasciulli 

 

Ci sono dei giorni, tipo oggi, in cui mi assale il pessimismo cosmico. Una piccola nota negativa fa da detonatore per una bomba di nichilismo e pessimismo senza pari.
Per esempio venerdì sono andata a farmi la piega da un parrucchiere imbecille e, al posto di avere una chioma setosa, mi sono ritrovata con una scopa di saggina in testa con le doppie punte, se possibile, in evidenza.
Poi sabato sera a mezzanotte SpeedyGonzales, la mia capa, mi ha mandato una mail per cazziarmi…in parte aveva anche ragione, ma magari ne possiamo parlare in un momento che non sia sabato sera a mezzanotte.
Morale della favola, queste due piccole sciocchezze, hanno scatenato un senso di insofferenza per la vita che non provavo dall’adolescenza. Probabilmente perché dentro di me lo so che devo tagliarmi i capelli anche se non voglio e che devo cambiare lavoro anche se è troppa fatica.
Chiaramente questo pessimismo non trova soluzione in se stesso, figuramose, no, questo pessimismo genera mostri e riflessioni che vanno da Gegia a Steven Hawkins sul perché mi ostino a volere capelli lunghi, sono forse sintomo di insicurezza?, e perché sto facendo ora questo lavoro di cui non mi frega assolutamente nulla e che mi appiattisce le sinapsi finché l’unica cosa che ne esce è “l’iva sulla frutta è al 10%”, ecco sto sprecando la mia vita, forse dovrei davvero andare ad aprire un ostello in Patagonia e perché no il ristorante di bruschette in Birmania.
E la morale è così, ti rompe i coglioni quando tu vorresti solo galleggiare tra una mezza gioia e uno scoglionamento, fluttuare lieve senza impegno. Nfatti m’hanno detto che sono poco paranoica, sì.
Ma non si può sperare che la tristezza passi da sé, senza prendere in mano la situazione, lo dicevano anche i Litfiba dei tempi d’oro ” chi visse sperando morì non si può dire”, quindi evitiamo di ridurci come Piero Pelù a The Voce of Italy e sorridiamo che la vita ci sorride. Più o meno.
Quello che salva l’uomo, in situazioni di estrema precarietà emotiva, molti dicono sia la passione. Per qualcuno, per qualcosa.
E se quel qualcuno nel mio caso è il paziente  Primate, quel qualcosa sono i miei 5mila hobby: la cucina, il cucito, il ballo, la musica, il blog, i trucchi, le gif di Uomini&Donne, la tv spazzatura con particolare riguardo per i programmi con i ciccioni, camminare, leggere riviste e romanzi, lo stalking su Facebook.
Sorprendentemente, quando mi girano fortissimo le ovaie, non ho la benché minima voglia di fare nulla dell’elenco sopra descritto. Ma niente. Forse invero, lo stolcherare su Facebook sì, quello sì, ma quella più che una passione è un talento che emerge un po’ in ogni cosa che faccio.
Quindi ecco una lista di cose che mi fanno stare meglio quando non ce la faccio a farcela:

1) Comprare cosmesi, possibilmente ollain. Adoro i trucchi e adoro le creme, le creme davvero le amo fortissimo, quindi ne compro,  poi ripenso che ne ho un milione, poi mi sento in colpa e fine.
2) Cercare le foto di Shaun, la pecora che non venne tosata per 6 o 7 anni, e pensarla che dice parolacce: shaun
Se la si guarda in faccia si capisce chiaramente che sta imprecando con accento napoletano.
3) – Mangiare, sì, mangiare. Io sono la classica persona che mangia se è triste, mangia se è felice e poi bestemmia perché ingrassa. Siamo così, dolcemente complicate [cit.]
4) Cantare 4 canzoni: Pixi Dixi Fixi di Mimmo Locasciulli, l’indimenticata Sandra dei 360° perchè dice “fornellino” e questa cosa mi fa morire, Chihuaha di Dj Bobo perché mi fa chiedere se anche lui campa di diritti annoiandosi come Hugh Grant in About a Boy  o se è finito malone come la protagonista di Gola Profonda, Ballo Ballo della Raffa perché onestamente non c’è tristezza che la Raffa non possa curare….ahhhh sensazione magica!
Tendenzialmente se sono scoglionata non ho voglia di cantare, ma le metto su e, dalla metà in poi sento la musica la musica che gira intorno, poi gira tutta la stanza e alla fine el ritmo de la noche mi pervade.
Va detto che alcune volte ascolto anche Despacito con Justin Bieber e A chi mi dice dei Blue perché sembra che cantino dei rumeni e anche questo mi risulta esilarante.
5)  Stolcherare il profilo di Lui, quell’essere con cui ho rischiato di passare i migliori anni della mia vita, e di Riccarda Strozzi Pollastri, la sua fidanzata e trovarci cose come questa:
strozzi
Incollarle subito a AmicaUmbra e riderne insieme (con non poco sollievo di chi l’ha scampata bella, da parte mia).Non capisco per quale motivo a ogni parola corrisponda un disegnino, io però vicino a “UNA donna” c’avrei messo il maialino perché, per la cronca a Riccardona nostra je piace pane e porchetta e se vede, manco poco.
6) Ricordare quando sono andata a fare una prova di Fitness con gli elettrodi con Teddi che aveva paura di morire fulminato. In pratica funziona così: indossi una tutina aderentissima e molto sottile nera e poi ti mettono un gilè umido (e un po’ puzzolente) a cui attaccano degli elettrodi, fai dei movimenti leggeri e gli elettrodi dovrebbero amplificare lo sforzo del muscolo con un impulso. Ma in tutto questo la cosa esilarante era Teddi la montagna umana, col suo QI alle stelle e il suo colesterolo alle stalle, in una tutina frufrù che prendeva ordini su come fare gli squat da uno che faceva fatica a coniugare i verbi al presente indicativo (no, non Di Maio, questo era palestrato, n.d.a.).
7) Guardare i seguenti video:

ma soprattutto:

In realtà sto periodo mi sento così giù di corda che, in qualunque ambito della mia esistenza tendo ad avere i complessi, macché complessi, io c’ho RockinMille, applico tutto il giocajouer qua sopra: tattatataatà comprare/tattatataatà stolcherare e via andando, ma una sola grande certezza mi risolleva: ho obbiettivamente delle tette da paura.